Genesi 33-34

Genesi 33-34
Craig Quam

Cap. 33

In questo capitolo troviamo:

  • l’incontro tra Giacobbe ed Esaù;

  • il dialogo avvenuto tra i due;

  • l’insediamento di Giacobbe nella terra di Sichem.

Giacobbe si riconcilia con Esaù

Vs. 1-3. Giacobbe alzò gli occhi, guardò, ed ecco Esaù che veniva avendo con sé quattrocento uomini. Allora divise i figli tra Lea, Rachele e le due serve. 2  Mise davanti le serve e i loro figli, poi Lea e i suoi due figli, e infine Rachele e Giuseppe. 3  Egli stesso passò davanti a loro, e si inchinò fino a terra sette volte, finché si fu avvicinato a suo fratello. 

L’ultima volta che i due fratelli si erano visti, Esaù voleva uccidere Giacobbe, perciò quest’ultimo era certo che questa fosse ancora l’intenzione di suo fratello. In realtà tale fatto era presente solamente nella sua immaginazione e non corrispondeva alla realtà, anzi Esaù desiderava ardentemente riconciliarsi con lui. Infatti è importante sapere che quasi tutte le preoccupazioni che si annidano nella mente degli uomini si rivelano poi infondate. Ad esempio: anche nelle zone tranquille d’Italia, gli anziani hanno paura di essere derubati o scippati, anche se nel loro paese fatti analoghi non si sono mai verificati.

Allo stesso modo, Giacobbe teme Esaù, ma ha dimenticato le promesse di Dio, che vuole moltiplicare la sua discendenza e benedirlo in ogni modo. Anche i cristiani temono il futuro, visti i fatti malvagi che accadono, dimenticando che Gesù ci ha promesso di essere con noi fino alla fine del mondo: cosa può accaderci se il Signore ci è vicino? La situazione dell’Iran o della borsa sono fatti molto preoccupanti, ma Dio ha tutto sotto controllo ed ogni cosa avviene come deve avvenire, perché il piano di Dio deve andare avanti. Dio è in noi ed è più grande di colui che è nel mondo: questo dichiara la Parola di Dio.

Nell’incontro con Esaù, Giacobbe si mostra debole e timoroso:

  • mette davanti i suoi figli e le sue mogli, in ordine di importanza, lasciando per ultimi Rachele e Giuseppe, al sicuro;

  • Giacobbe si prostra 7 volte alla vista di suo fratello: tale usanza nel Medio Oriente veniva attuata all’avvicinarsi di un Re e Giacobbe riserva tale onore a suo fratello.

Notiamo il modo diverso di presentarsi dei due uomini:

  • Esaù è circondato da un esercito di 400 soldati, segno di potenza;

  • Giacobbe ha al seguito un gruppo di donne, bambini e armenti: è indifeso.

Ora vediamo come i suoi timori fossero infondati:

Vs. 4.  Ed Esaù gli corse incontro, l’abbracciò, gli si gettò al collo, lo baciò e piansero. 

Esaù non è arrabbiato, anzi al contrario è felice di incontrare Giacobbe e gli corre incontro pieno d’amore.

Proverbi 16:7. Quando il SIGNORE gradisce le vie di un uomo, riconcilia con lui anche i suoi nemici.

Se cerchiamo prima il Regno di Dio e la Sua giustizia, allora Egli provvederà per noi ogni cosa: questa è una promessa di Dio.

Ora vedremo che Esaù rifiuterà tutti i doni, perciò Giacobbe ancora una volta vedrà la mano di Dio nella sua vita: Egli ha tolto l’odio e l’amarezza nel cuore di Esaù in modo soprannaturale.

Esaù chiama “fratello” Giacobbe, questi si definisce un servo.

Vs. 5-16.  Poi Esaù, alzando gli occhi, vide le donne e i bambini, e disse: «Chi sono questi che hai con te?» Giacobbe rispose: «Sono i figli che Dio si è compiaciuto di dare al tuo servo». 

I figli sono doni di Dio, dati in virtù della Sua bontà e rivestono un grande valore.

6  Allora le serve si avvicinarono con i loro figli e si inchinarono. 7  Si avvicinarono anche Lea e i suoi figli e si inchinarono. Poi si avvicinarono Giuseppe e Rachele e s’inchinarono. 8  Allora Esaù disse: «Che ne vuoi fare di tutta quella schiera che ho incontrato?» Giacobbe rispose: «É per trovare grazia agli occhi del mio signore». 9  Ed Esaù: «Io ho molta roba, fratello mio; tieni per te ciò che è tuo». 

Esaù non necessita dei beni del fratello poiché è ricco, né sono un pretesto di riconciliazione, perché essa è già avvenuta.

10  Ma Giacobbe disse: «No, ti prego, se ho trovato grazia agli occhi tuoi, accetta il dono dalla mia mano, 

Il termine è “birkati” e deriva da “barak”, che significa “benedire”. Usando il termine “birkati” Giacobbe mostra il suo desiderio di condividere la benedizione con Esaù, nel tentativo di riparare alle sue azioni del passato.

perché io ho visto il tuo volto come uno vede il volto di Dio, e tu mi hai fatto buona accoglienza. 11  Ti prego, accetta il mio dono che ti è stato presentato, perché Dio è stato molto buono con me, e io ho di tutto». 

Giacobbe riconosce che quanto possiede è dono di Dio. La fede compie il miracolo di rendere le persone generose nel donare, non inclini all’avarizia.

E tanto insistette, che Esaù l’accettò. 12  Poi Esaù disse: «Partiamo, incamminiamoci, io andrò davanti a te». 13  Giacobbe rispose: «Il mio signore sa che i bambini sono in tenera età e che ho con me delle pecore e delle vacche che allattano; se si forzasse la loro andatura anche per un giorno solo, le bestie morirebbero. 14  Passi dunque il mio signore davanti al suo servo; e io me ne verrò pian piano, al passo del bestiame che mi precederà, e al passo dei bambini, finché arrivi presso al mio signore, a Seir». 15  Esaù disse: «Permetti almeno che io lasci con te un po’ della gente che ho con me». Ma Giacobbe rispose: «E perché questo? Basta che io trovi grazia agli occhi del mio signore». 16  Così Esaù, in quel giorno stesso, rifece il cammino verso Seir. 

In realtà Giacobbe sta mentendo perché non ha alcuna intenzione di andare a Seir, né mai vi andrà (almeno la Bibbia non lo racconta). In realtà egli vuole andare alla casa di suo padre, a Ebron, ma poi cambierà il suo itinerario.

Giacobbe si accampa di fronte alla città di Sichem

Vs. 17.  Giacobbe partì alla volta di Succot, costruì una casa per sé e fece delle capanne per il suo bestiame; per questo quel luogo fu chiamato Succot. 

“Succot” significa “ capanna” ed è anche il nome di una delle 7 feste ebraiche, la “Festa delle capanne”(Levitico 23), che simboleggia il millennio, ossia il regno di Gesù sulla terra per 1.000 anni.

Succot fu chiamato così a causa delle capanne che aveva costruito per il bestiame.

Vs. 18.  Poi Giacobbe, tornando da Paddan-Aram, arrivò sano e salvo alla città di Sichem, nel paese di Canaan, e piantò le tende di fronte alla città. 

Quando Giacobbe si trovava al ruscello di Jabbok, era a est del fiume Giordano, scendendo verso sud, ma qui a Sikkem ha già attraversato il Giordano ed è all’interno della terra di Canaan.

Vs. 19.  Per cento pezzi di denaro, comprò dai figli di Camor, padre di Sichem, la parte del campo dove aveva piantato le sue tende. 20  Eresse qui un altare e lo chiamò El-Eloè-Israel. 

El-Eloè-Israel significa “El è il Dio di Israele”: in questo modo riconosce che il Signore lo aveva guidato nel suo ritorno a casa.

Giacobbe compra un pezzo di terra a Sichem perché intende dimorarvi, infatti vi resterà per molti anni: quando incontrò Esaù, i suoi figli erano dei bambini piccoli, ma in cap. 34 vengono descritti come degli uomini. Questo non era il volere di Dio, che gli aveva detto di andare a Ebron, da Isacco. Sichem, infatti, indica il posto del corpo tra le spalle e il collo e vuole raffigurare un peso posto sopra le spalle di un uomo: Sichem è un paese pagano. Al contrario, Gesù ci ha detto di gettare su di Lui i nostri pesi e di ricevere il riposo.

Giacobbe prende la decisione di rimanere a Sichem e, in un certo senso, prende su di sé un peso: quando camminiamo in disobbedienza alla Parola di Dio ci accadrà sicuramente questo.

Dove doveva essere Giacobbe?

Genesi 31:3. Il SIGNORE disse a Giacobbe: «Torna al paese dei tuoi padri, dai tuoi parenti, e io sarò con te». 

Quando Dio promette qualcosa, certamente la manterrà, ma l’uomo deve fare la sua parte obbedendo ciecamente a quanto gli viene comandato, credendo alle Sue promesse.

Quindi Giacobbe doveva tornare alla casa di suo padre, non a Sichem, una paese perverso e malvagio. Ebron, invece, la città di suo padre, significa “alleanza” e biblicamente è molto importante; ad es. quando Giosuè conquistò la terra promessa, Ebron viene stabilita come “città di rifugio” (Giosuè 20:7) ed è una figura di Gesù, al quale possiamo correre per trovare rifugio, protezione e cura. 

Giosuè 20:7. Essi dunque consacrarono Chedes in Galilea nella regione montuosa di Neftali, Sichem nella regione montuosa di Efraim e Chiriat-Arba, cioè Ebron, nella regione montuosa di Giuda. 

La città di rifugio era il luogo al quale accorrevano gli omicidi e lì trovavano la salvezza; anche noi corriamo a Gesù perché siamo colpevoli e poi l’ira di Dio oltrepassa quanto abbiamo commesso.

In Giosuè 21:11 Ebron viene definita una città data ai leviti, cioè ai sacerdoti, a coloro che si sono consacrati al Signore.

Giosuè 21:11. Furono dunque date loro Chiriat-Arba, cioè Ebron (Arba era il padre di Anac) nella regione montuosa di Giuda, con la campagna circostante; 

Più avanti, Davide sarà incoronato Re d’Israele a Ebron e per molti anni sarà la capitale del suo regno.

A Ebron abitava Isacco, padre carnale e spirituale di Giacobbe, e lì dimorava il popolo di Dio; Giacobbe doveva lasciare lo zio pagano Labano e tornare tra il popolo di Dio, dive c’era un’alleanza con l’Eterno. Lì egli avrebbe avuto comunione con altri credenti ed i suoi figli sarebbero cresciuti con persone che vivono in comunione con Dio.

Anche i cristiani di oggi devono dimorare tra il popolo di Dio, perché la nostra tendenza umana è quella di peccare, di far prevalere la pigrizia e di non andare in chiesa, per dedicarci al riposo. Questa è la tendenza carnale, ma dobbiamo farle violenza e servire Dio con tutto il nostro Spirito. L’essere costantemente alla presenza di Dio è un esempio per i figli, per i parenti e per i fratelli della chiesa.

Ebrei 10:24-25.   Facciamo attenzione gli uni agli altri per stimolarci all’amore e alle buone opere, 25  non abbandonando la nostra comune adunanza come alcuni sono soliti fare, ma esortandoci a vicenda; tanto più che vedete avvicinarsi il giorno. 


Cap. 34

In questo capitolo troviamo:

  • la violenza subita da Dina, figlia di Giacobbe;

  • la richiesta di matrimonio da parte di Sichem, il violentatore;

  • la circoncisione di tutti i maschi di Sichem;

  • la vendetta di Simeone e Levi.

Dina rapita da Sichem

Giacobbe non obbedisce a Dio ed ora vedremo le gravi conseguenze che si sono abbattute sulla sua famiglia. Infatti, dopo che Giacobbe si fu stabilito nel paese, la minaccia dei Cananei divenne un problema concreto. La storia che segue è un groviglio di bene e di male. In ogni caso fa capire chiaramente al popolo di Israele che non bisogna neppure prendere in considerazione la possibilità di contrarre matrimonio con i pagani, e tale monito vale anche oggi per i cristiani. Mette, inoltre, in guardia anche dal solo stabilire un’amicizia con chi non crede in Dio.

Vs. 1-2.    Dina, la figlia che Lea aveva partorita a Giacobbe, uscì per vedere le ragazze del paese.

Dina è l’unica figlia femmina di Giacobbe e desidera avere delle amiche, perciò le va a cercare tra i giovani del luogo.

2  Sichem, figlio di Camor l’Ivveo, principe del paese, la vide, la rapì e si unì a lei violentandola. 

Dina viene violentata a causa della disobbedienza del padre, perché se fossero andati ad Ebron, sarebbe stata protetta dalla sua famiglia ed avrebbe avuto delle relazioni solo con i credenti.

Il fatto assurdo è che Giacobbe non mostra una grande indignazione per l’accaduto; infatti:

Vs. 3-5.  Poi egli rimase affezionato a Dina, figlia di Giacobbe; amò la giovane e parlò al cuore di lei. 4  E disse a Camor suo padre: «Dammi questa ragazza in moglie». 5  Or Giacobbe udì che quegli aveva disonorato sua figlia Dina; e siccome i suoi figli erano ai campi con il suo bestiame, Giacobbe tacque finché non furono tornati. 

Giacobbe non fa niente fino ritorno dei figli! Forse avrebbe agito diversamente se Dina fosse stata figlia di Rachele e non di Lea?

Vs. 6-7.  Intanto Camor, padre di Sichem, si recò da Giacobbe per parlargli. 7  I figli di Giacobbe, com’ebbero udito il fatto, tornarono dai campi; questi uomini furono addolorati e fortemente adirati perché costui aveva commesso un’infamia in Israele, unendosi alla figlia di Giacobbe: cosa che non era da farsi. 

I figli si infuriano perché Sichem aveva compiuto un’azione ignobile.

Questa è la prima volta che il popolo viene chiamato con questo nome.

Vs. 8-10.  Camor parlò loro, dicendo: «Mio figlio Sichem si è innamorato di vostra figlia; vi prego, dategliela per moglie 9  e imparentatevi con noi; dateci le vostre figlie e prendete per voi le figlie nostre. 10  Abiterete con noi e il paese sarà a vostra disposizione; fissate qui la vostra dimora, trafficate e acquistatevi delle proprietà». 

Il padre di Sichem non si scusa con Giacobbe, non mostra vergogna, ma propone un’alleanza; evidentemente la città era altamente immorale e la violenza era tollerata, anzi ritenuta normale.

In ogni modo Camor, con parole persuasive, offre ad Israele il possesso del paese, opera che compirà Dio, non i Cananei.

Non sappiamo cosa rispose Giacobbe, ma conosciamo l’agire astuto dei suoi figli:

Vs. 11-19.  Allora Sichem disse al padre e ai fratelli di Dina: «Possa io trovare grazia agli occhi vostri e vi darò quello che mi direte. 12  Imponetemi pure una gran dote e molti doni; io ve li darò come mi direte, ma datemi la ragazza in moglie». 13  I figli di Giacobbe 

A rifiutare sono i figli, non Giacobbe.

risposero a Sichem e a suo padre Camor, ma parlarono loro con astuzia, perché quegli aveva disonorato Dina, loro sorella. 14  Dissero loro: «Questo non possiamo farlo; non possiamo dare nostra sorella a uno che non è circonciso; perché ciò sarebbe per noi un disonore. 15  Acconsentiremo alla vostra richiesta soltanto a questa condizione: se sarete come siamo noi, circoncidendo ogni maschio tra di voi. 16  Allora vi daremo le nostre figlie e noi ci prenderemo le figlie vostre, abiteremo con voi e diventeremo un solo popolo. 17  Ma se non volete ascoltarci e non volete farvi circoncidere, noi prenderemo la nostra figlia e ce ne andremo». 18  Le loro parole piacquero a Camor, e a Sichem, figlio di Camor. 19  Il giovane non indugiò a fare la cosa, perché amava la figlia di Giacobbe; egli era l’uomo più onorato in tutta la casa di suo padre. 

I Sichemiti massacrati da Simeone e Levi

Poi Camor parla con tutti gli uomini di Sichem e tutti si fanno circoncidere.

Vs. 20-24.  Camor e suo figlio Sichem giunsero alla porta della loro città dicendo: 21  «Questa è gente pacifica in mezzo a noi. Rimanga pure nel paese e vi traffichi, perché esso è abbastanza ampio per loro. Noi prenderemo le loro figlie per mogli e daremo loro le nostre. 22  Ma questa gente acconsentirà ad abitare con noi per formare un solo popolo, a questa condizione: che ogni nostro maschio sia circonciso, come sono circoncisi loro. 23  I loro armenti, le loro ricchezze e tutto il loro bestiame non saranno forse nostri? Acconsentiamo alla loro richiesta ed essi abiteranno con noi». 24  Tutti quelli che erano venuti alla porta della città diedero ascolto a Camor e a suo figlio Sichem; ogni maschio si fece circoncidere: ognuno di quelli che erano venuti alla porta della città. 

I figli di Giacobbe non avevano realmente l’intenzione di far sposare la loro sorella ad un uomo violento, né di fare alleanza o affari con questo popolo.

Vs. 25-29.  Ma il terzo giorno, mentre quelli erano sofferenti, due dei figli di Giacobbe, Simeone e Levi, fratelli di Dina, presero ciascuno la propria spada, assalirono la città che si riteneva sicura, e uccisero tutti i maschi. 26  Passarono a fil di spada anche Camor e suo figlio Sichem, presero Dina dalla casa di Sichem, e uscirono. 27  I figli di Giacobbe si gettarono sugli uccisi e saccheggiarono la città, perché la loro sorella era stata disonorata; 28  presero le loro greggi, i loro armenti, i loro asini, quanto era nella città e nei campi. 29  Portarono via come bottino tutte le loro ricchezze, tutti i loro bambini, le loro mogli e tutto quello che si trovava nelle case. 

Giacobbe dovrebbe partecipare calorosamente alla vendetta attuata dai suoi figli, a causa della terribile offesa subita, invece:

Vs. 30.  Allora Giacobbe disse a Simeone e a Levi: «Voi mi causate grande angoscia, mettendomi in cattiva luce davanti agli abitanti del paese, ai Cananei e ai Ferezei. Io non ho che pochi uomini; essi si raduneranno contro di me, mi piomberanno addosso e sarò distrutto io con la mia casa». 

Ha dimenticato le promesse di Dio, pensa all’aspetto materiale e la sua mente è annebbiata da queste cose.

Vs. 31.  Ed essi risposero: «Nostra sorella dovrebbe forse essere trattata come una prostituta?

I figli devono riprendere loro padre e scuoterlo affinché si ravveda.

A causa di questo loro agire Simeone e Levi non riceveranno la benedizione da Giacobbe, quando questi sarà in punto di morte.

Più tardi al popolo di Israele sarà ordinato di uccidere completamente i Cananei e di distruggerli (Deut. 20:16-18.) e sarà, altresì, vietato alcun contatto con loro.

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