Genesi 26

Genesi 26:1-20
Craig Quam
Genesi 26:21-30
Craig Quam

Cap. 26

Isacco nel paese dei Filistei

In questo capitolo troviamo:

  • Isacco in difficoltà a causa di una carestia;

  • la sua discesa in Egitto;

  • rinnega la moglie, come già fece suo padre, e viene rimproverato da Abimelec;

  • la prosperità di Isacco;

  • i conflitti con i Filistei;

  • la benedizione da parte di Dio;

  • la costruzione di un altare; 

  • l’alleanza con i Filistei;

  • lo sgradito matrimonio di suo figlio Esaù.

Isacco aveva vissuto fin dall’infanzia nella fiducia di vedere la sua discendenza ereditare la terra di Canaan; ora c’è una carestia, perciò viene messa alla prova la sua fede: che senso ha ereditare una terra che non offre del cibo a chi la possiede? Isacco però resta fedele e Dio lo guida attraverso la prova; non va in Egitto, ma a Gherar.

Vs. 1-6.  Nel paese ci fu una carestia, oltre la prima che c’era già stata ai tempi d’Abraamo, e Isacco andò da Abimelec, re dei Filistei, a Gherar. 2  Il SIGNORE gli apparve e gli disse: «Non scendere in Egitto; abita nel paese che io ti dirò. 3  Soggiorna in questo paese e io sarò con te e ti benedirò, perché io darò a te e alla tua discendenza tutti questi paesi e manterrò il giuramento che feci ad Abraamo tuo padre. 4  Moltiplicherò la tua discendenza come le stelle del cielo e darò alla tua discendenza tutti questi paesi; tutte le nazioni della terra saranno benedette nella tua discendenza, 5  perché Abraamo ubbidì alla mia voce e osservò quello che gli avevo ordinato: i miei comandamenti, i miei statuti e le mie leggi». 6  Così Isacco rimase a Gherar. 

Isacco sta per vivere delle circostanze identiche a quelle già sperimentate da suo padre: quando Abramo uscì da Ur, infatti, visse una carestia e umanamente scelse di andare in Egitto, poiché tale terra garantiva più facilmente la sopravvivenza. Nei capitoli precedenti abbiamo visto il frutto della disobbedienza di Abramo.

Ora è la volta di Isacco, che si trova di fronte alla stessa tentazione, ma per fortuna non si distacca dal comandamento di Dio e rimane in Gherar, una parte della terra promessa.

Nel prossimo versetto, invece, vedremo come purtroppo non sarà altrettanto fedele nell’affrontare un’altra prova e peccherà, proprio come era accaduto ad Abramo.

Vs. 7-11. Quando la gente del luogo gli faceva delle domande intorno a sua moglie, egli rispondeva: «É mia sorella», perché aveva paura di dire: «É mia moglie». «Non vorrei», egli pensava, «che la gente del luogo mi uccida, a causa di Rebecca». Infatti lei era di bell’aspetto. 8  Mentre era là da molto tempo, avvenne che Abimelec, re dei Filistei, si affacciò alla finestra e vide che Isacco scherzava con Rebecca sua moglie. 9  Allora Abimelec chiamò Isacco e gli disse: «Certo, costei è tua moglie; come mai dunque hai detto: "É mia sorella"?» Isacco rispose: «Perché dicevo: "Non vorrei essere messo a morte a causa di lei"». 10  E Abimelec: «Che ci hai fatto? Poco ci mancava che qualcuno del popolo si unisse a tua moglie, e tu ci avresti attirato addosso una grande colpa». 11  E Abimelec diede quest’ordine a tutto il popolo: «Chiunque toccherà quest’uomo o sua moglie sia messo a morte». 

Isacco imbroglia e racconta delle bugie, ma anche in questo caso il Signore lo coprirà con la sua misericordia. Ciò è accaduto perché anche Rebecca, come Sara, doveva contribuire alla costituzione della discendenza del Messia.

Ricordiamo che la menzogna ha la vita corta e che la verità viene sempre scoperta. Un peccato ne fa sempre nascere un altro, perciò è meglio evitare di peccare fin dall’inizio.

Tuttavia Dio protegge sempre i suoi figli e chi fa loro del male lo fa a proprio rischio e pericolo. 

Dio benedice Isacco:

Vs. 12.  Isacco seminò in quel paese, e in quell’anno raccolse il centuplo; il SIGNORE lo benedisse. 

Isacco non era perfetto, però aveva fede in Dio, perciò viene benedetto. Allo stesso modo il Signore desidera benedire ogni suo figlio sempre di più, e poi ancora e ancora di più, fino al giorno in cui con voce di arcangelo ci chiamerà tutti nel momento del rapimento, per portarci con Lui nella casa celeste; qui ci saranno le benedizioni ultime, le maggiori, perché verremo trasformati e conformati a Dio e lo vedremo come Egli è, in tutta la Sua gloria.

Dio è buono verso Isacco, lo benedice e lo fa prosperare: i campi producono il centuplo, le mandrie aumentano di numero e così anche i servi. I paesani sono invidiosi.

Vs. 13-15.  Quest’uomo divenne grande, andò crescendo sempre più, finché diventò ricchissimo: 14  fu padrone di greggi di pecore, di mandrie di buoi e di numerosa servitù. I Filistei lo invidiavano. 15  Perciò turarono e riempirono di terra tutti i pozzi che i servi di suo padre avevano scavati, al tempo d’Abraamo suo padre, 

Abramo aveva scavato dei pozzi nel momento in cui entrò nella terra promessa, al fine di avere l’acqua per sé e per il bestiame, perché nelle zone desertiche l’acqua è la vita. Ora vediamo come i Filistei, a causa dell’invidia, quindi del peccato, otturano i pozzi, privando anche se stessi di una risorsa indispensabile, accecati da Satana. Egli agisce così anche oggi, cercando di impedire al popolo di Dio di assimilare l’acqua della Parola, portando discordie e contese, peccato, compromesso, oppure insinuando nella mente che l’acqua non sia pura o che non sia importante per vivere.

Vs. 16-20.  e Abimelec disse ad Isacco: «Vattene via da noi, perché tu sei molto più potente di noi». 

Isacco viene cacciato via, perché le sue ricchezze offuscavano quelle del re; invece avrebbero dovuto far sì che rimanesse presso di loro, al fine di beneficiare anch’essi della sua stessa benedizione.

17  Isacco allora partì di là, s’accampò nella valle di Gherar e vi si stabilì. 18  Isacco scavò di nuovo i pozzi d’acqua, che erano stati scavati al tempo di suo padre Abraamo, e che i Filistei avevano turato dopo la morte d’Abraamo; e li chiamò con gli stessi nomi con cui li aveva chiamati suo padre. 

E’ perseverante, continua a coltivare la terra ed a scavare pozzi d’acqua.

19  I servi d’Isacco scavarono nella valle e vi trovarono un pozzo d’acqua viva. 20  Ma i pastori di Gherar litigarono con i pastori d’Isacco, dicendo: «L’acqua è nostra». Così egli chiamò il pozzo Esec, perché quelli avevano litigato con lui. 

Nella Parola di Dio “l’acqua viva” rappresenta lo Spirito Santo.

Giovanni 7:37-39.   Nell’ultimo giorno, il giorno più solenne della festa, Gesù stando in piedi esclamò: «Se qualcuno ha sete, venga a me e beva. 38  Chi crede in me, come ha detto la Scrittura, fiumi d’acqua viva sgorgheranno dal suo seno». 39  Disse questo dello Spirito, che dovevano ricevere quelli che avrebbero creduto in lui; lo Spirito, infatti, non era ancora stato dato, perché Gesù non era ancora glorificato. 

La storia narrata in Genesi è certamente vera, però contiene degli insegnamenti spirituali: l’acqua viva non è stagnante, ma fresca, corrente, limpida, incontaminata e rinfrescante; è un vero torrente sotterraneo, non dell’acqua filtrata dalla terra. Isacco, figlio del padre della fede, fin da bambino aveva udito la Parola di Dio, cioè aveva bevuto dell’acqua viva; poi, con il tempo, con la morte stessa di suo padre, aveva perso un po’ della bellezza di queste cose ed i pozzi erano stati chiusi. Ora li aveva scavati di nuovo, perciò tutti potevano gustare quest’acqua in prima persona, non solamente sentirne parlare come di un ricordo lontano. Così è per lo Spirito Santo: non basta sentirne parlare, bisogna sperimentarlo personalmente. Egli ci riempie e ci dà i suoi doni, perché siamo testimoni di Cristo. Questa esperienza deve rinnovarsi di giorno in giorno, per non vivere del ricordo della volta in cui abbiamo ricevuto lo Spirito al principio; il riempimento deve essere continuo, come una fonte traboccante.

Quindi Isacco cerca l’acqua e scava un pozzo: se vogliamo i doni dello Spirito dobbiamo avere sete di Dio e ricercarli.

In Luca Gesù parla del battesimo dello Spirito Santo:

Luca 11: 5-13.   Poi disse loro: «Se uno di voi ha un amico e va da lui a mezzanotte e gli dice: "Amico, prestami tre pani, 6  perché un amico mi è arrivato in casa da un viaggio e non ho nulla da mettergli davanti"; 7  e se quello dal di dentro gli risponde: "Non darmi fastidio; la porta è già chiusa, e i miei bambini sono con me a letto, io non posso alzarmi per darteli", 8  io vi dico che se anche non si alzasse a darglieli perché gli è amico, tuttavia, per la sua importunità, si alzerà e gli darà tutti i pani che gli occorrono. 9  Io altresì vi dico: chiedete con perseveranza, e vi sarà dato; cercate senza stancarvi, e troverete; bussate ripetutamente, e vi sarà aperto. 10  Perché chiunque chiede riceve, chi cerca trova, e sarà aperto a chi bussa. 11  E chi è quel padre fra di voi che, se il figlio gli chiede un pane, gli dia una pietra? O se gli chiede un pesce, gli dia invece un serpente? 12  Oppure se gli chiede un uovo, gli dia uno scorpione? 13  Se voi, dunque, che siete malvagi, sapete dare buoni doni ai vostri figli, quanto più il Padre celeste donerà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono!» 

I doni dello Spirito devono essere chiesti con insistenza, con bramosia.

Chiedete , cercate  e bussate sono tre verbi espressi in forma continuativa: bisogna perseverare perché chi non ha passione per Cristo non ritiene che i doni siano importanti, perciò non li riceve. Bisogna avere fame, allora avremo dei doni freschi.

Il battesimo dello Spirito Santo è un regalo, qualcosa che si ricevere senza avere meriti alcuni, ma solo in base al credere in Cristo Gesù. Dio è nostro Padre, è buono e desidera regalarci tutto ciò che esiste di migliore, e tra tali cose vi sono i doni dello Spirito.

Quindi:

  1. Dobbiamo bramare i doni dello Spirito,

  2. essere certi del fatto che Dio vuole darceli,

  3. chiederli.

Gesù è colui che battezza, perciò rivolgiamoci a Lui con fede ed otterremo tutto ciò che è bene per noi.

Il fatto di ricevere i doni dello Spirito Santo non ci mette al riparo dagli attacchi di Satana; allo stesso modo Isacco scava dei pozzi, trova l’acqua viva, ma poi entra in contrasto con i vicini.

Vs. 21.  Poi i servi scavarono un altro pozzo e quelli litigarono anche per questo. E Isacco lo chiamò Sitna. 

I combattimento contro Satana cesseranno solamente quando saremo in paradiso col Signore; fino ad allora non ci sarà tregua, anche se siamo immersi nell’acqua viva. Egli cerca continuamente di portarci via le benedizioni spirituali, soprattutto vuole evitare che ci dedichiamo alla preghiera. La sorgente dell’acqua, infatti, è Gesù e Satana cerca di interrompere la comunione con Lui, fonte di vita; inoltre, cerca di farci dubitare della bontà di Dio e dell’autenticità dei doni che Egli ci ha elargito.

I pozzi scavati si chiamavano:

Esek, cioè “contesa” e Sitna, ossia “inimicizia”: tutto ciò che è carnale è motivo di contesa e discussioni futili. Anche l’uomo più pacifico viene preso di mira e diviene oggetto di discordia (pensiamo a Gesù, tenuto sott’occhio e criticato dai Farisei, lui che era il principe della pace).

Vs. 22.  Allora egli partì di là e scavò un altro pozzo, per il quale quelli non litigarono. Ed egli lo chiamò Recobot, perché disse: «Ora il SIGNORE ci ha dato spazio libero e noi prospereremo nel paese». 

“Recobot” vuol dire “spazioso” e ricorda la caratteristica tipica del cielo, un luogo ampio e tranquillo, ove tutti i figli avranno una dimora.

Isacco si stabilisce in un luogo tranquillo, dimostrando di avere un’indole pacifica; preferisce la pace ai litigi e desidera vivere serenamente. Qui mantiene il suo legame con Dio.

Vs. 23-24.  Poi di là Isacco salì a Beer-Seba. 24  Il SIGNORE gli apparve quella stessa notte e gli disse: «Io sono il Dio d’Abraamo tuo padre; non temere, perché io sono con te e ti benedirò e moltiplicherò la tua discendenza per amore del mio servo Abraamo». 

Anche Abramo era stato a Beer-Seba, quando ha donato le 7 agnelle: Gesù è il sacrificio perfetto ed ha tolto i peccati dal mondo. 

Questo luogo era importante: c’è stato Abramo ed ora vi si reca anche Isacco; qui Dio appare a Isacco per la seconda volta e qui Isacco realizza un altare per il Signore per la prima volta.

Vs. 25. In quel luogo egli costruì un altare, 

Abramo aveva edificato 4 altari per Dio: il primo era a Scekem, il secondo a Betel, il terzo a Ebron e il quarto sul monte Moria, ove l’offerta era Isacco; forse per questo motivo quest’uomo non ha la tendenza ad edificare degli altari, vista l’esperienza passata. Inoltre, l’altare nel V.T. rappresentava il luogo dell’uccisione, dove gli agnelli venivano scannati: non era certamente un luogo allegro e per Isacco era stato fonte di grande paura. Ora è pronto a costruirne uno, perché depone la sua vita nelle mani dell’Eterno e si consacra.

invocò il nome del SIGNORE 

E’ la prima volta che Isacco invoca il nome dell’Eterno. In passato lo aveva supplicato per avere un figlio, ma ora apertamente identifica se stesso con l’appartenenza a Dio.

e vi piantò la sua tenda. 

Decide di vivere stabilmente presso la croce di Gesù.

In Esodo 25 Dio sta istruendo Mosè circa la realizzazione del tabernacolo e dei suoi ornamenti; il Propiziatorio era il coperchio dell’arca di Dio ed aveva due cherubini, con le ali aperte l’uno verso l’altro. Quando il Sommo Sacerdote entrava nel luogo santissimo spargeva del sangue sul propiziatorio

Esodo 25: 21-22.       Metterai il propiziatorio in alto, sopra l’arca; e nell’arca metterai la testimonianza che ti darò. 

La testimonianza era il patto tra l’uomo e Dio, contenuta nell’arca e chiusa sotto il coperchio.

22  Lì io mi incontrerò con te; dal propiziatorio, fra i due cherubini che sono sull’arca della testimonianza, ti comunicherò tutti gli ordini che avrò da darti per i figli d’Israele. 

Dio incontra l’uomo solamente presso il propiziatorio, nel luogo della misericordia. Gesù è il nostro propiziatorio, ossia colui che ha cancellato i nostri peccati con misericordia. Solo presso la croce troveremo accoglimento per le nostre preghiere, quando ci umiliamo e riconosciamo ciò che Gesù ha fatto per noi.

Isacco, infatti, decide di dimorare presso il Signore.

E i servi d’Isacco vi scavarono un pozzo. 

La vita di Isacco presso l’altare di Dio è permanente; tale scelta ha un frutto:

Vs. 26-27.  Abimelec partì da Gherar e andò da lui con Auzat, suo amico, e con Picol, capo del suo esercito. 27  Isacco disse loro: «Perché venite da me, visto che mi odiate e mi avete mandato via dal vostro paese?» 

Isacco si consacra totalmente al Signore ed il cuore dei suoi nemici viene cambiato da Dio. 

Vs. 28.  Quelli risposero: «Noi abbiamo chiaramente visto che il SIGNORE è con te; e abbiamo detto: "Si faccia ora un giuramento tra di noi", cioè fra te e noi, e facciamo un’alleanza con te. 

Anche i pagani riconoscono la presenza di Dio nella sua vita. Forse il re insiste per allearsi con lui poiché vede crescere la sua potenza e teme che possa un giorno vendicarsi dei torti subiti.

Infatti aggiunge:

Vs. 29-30.  Giura che non ci farai alcun male, così come noi non ti abbiamo toccato, e non ti abbiamo fatto altro che del bene e t’abbiamo lasciato andare in pace. Tu sei ora benedetto dal SIGNORE». 30  E Isacco fece loro un banchetto, ed essi mangiarono e bevvero. 

Isacco dimostra di essere generoso, al punto da perdonare ogni ingiustizia subita.

Vs. 31-33.  La mattina seguente si alzarono di buon’ora e si prestarono giuramento reciprocamente. Poi Isacco li congedò e quelli si separarono da lui in pace. 32  Quello stesso giorno, i servi d’Isacco gli vennero a dare notizia del pozzo che avevano scavato, dicendogli: «Abbiamo trovato dell’acqua». 33  Ed egli lo chiamò Siba. Per questo la città porta il nome di Beer-Seba fino ad oggi. 

Dio è compiaciuto dell’agire di Isacco e lo premia con il ritrovamento dell’acqua nei pozzi scavati dai servi.

Beer-seba vuol dire “pozzo del giuramento”.

Vs. 34-35.  Or Esaù, all’età di quarant’anni, prese in moglie Giudit, figlia di Beeri, l’Ittita, e Basmat, figlia di Elon, l’Ittita. 35  Esse furono causa di profonda amarezza per Isacco e per Rebecca. 

Esaù sposa due donne contemporaneamente, perciò è chiamato “fornicatore”:

Ebrei 12:16.   che nessuno sia fornicatore, o profano, come Esaù che per una sola pietanza vendette la sua primogenitura. 

Le due mogli erano cananee, quindi pagane, perciò è detto anche “profano”. Con questa azione ha dimostrato di non desiderare la benedizione di Dio, di non temerlo e di non tenere in giusta considerazione le sue promesse.

Isacco e Rebecca erano affranti, certamente ricordando quanta cura aveva dimostrato Abramo nella scelta della moglie per suo figlio, una donna che doveva essere cristiana, appartenente alla sua stessa casa.

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