Genesi 25

Genesi 25
Craig Quam

Cap. 25

Qui troviamo:

  • Gli ultimi tempi della vita di Abramo;

  • il suo matrimonio con Ketura;

  • la sua morte e la sepoltura;

  • viene concluso ogni racconto su Ismaele con l’elenco della sua discendenza e della sua morte;

  • si parla diffusamente di Isacco, della sua prosperità, della sua paternità;

  • Esaù e Giacobbe: due caratteri diversi;

  • Vendita della primogenitura da parte di Esaù.

La morte di Abramo.

Vs. 1-7. Poi Abraamo prese un’altra moglie, di nome Chetura. 

Isacco si è sposato da circa 30 anni e Abramo trova una nuova compagna.

2  Questa gli partorì Zimran, Iocsan, Medan, Madian, Isbac e Suac. 3  Iocsan generò Seba e Dedan. I figli di Dedan furono gli Assurim, i Letusim e i Leummim. 4  E i figli di Madian furono Efa, Efer, Anoc, Abida ed Eldaa. Tutti questi furono i figli di Chetura. 5  Abraamo diede tutto ciò che possedeva a Isacco; 6  ma ai figli delle sue concubine fece dei doni e, mentre era ancora in vita, li mandò lontano da suo figlio Isacco, verso levante, nella terra d’Oriente. 7  La durata della vita d’Abraamo fu di centossettantacinque anni. 

Tutta l’eredità di Abramo va a Isacco, l’erede secondo la promessa. Allontana da lui tutti coloro che avrebbero potuto avanzare delle pretese sui beni spettanti al figlio; tutte queste azioni vengono compiute mentre il patriarca è ancora in vita, per essere certo che tutto accada secondo il suo volere e quello di Dio.

Vs. 8.  Poi Abraamo spirò in prospera vecchiaia, attempato e sazio di giorni, e fu riunito al suo popolo. 

In quel momento, carnalmente parlando, Abramo apparteneva ad un popolo credente composto solamente da Sara, unico membro della sua famiglia che lo aveva preceduto nella morte. Quindi, qui si intende che arriva alla casa del Padre, in questo senso fu riunito al suo popolo, poiché incontra Noè, Seth, Sara, Abele, ecc. Egli, infatti, lasciò il suo popolo per diventare il padre di una grande moltitudine di cristiani.

Vs. 9-11.  Isacco e Ismaele, suoi figli, lo seppellirono nella grotta di Macpela nel campo di Efron, figlio di Soar, l’Ittita, di fronte a Mamre: 10  campo che Abraamo aveva comprato dai figli di Chet. Lì furono sepolti Abraamo e sua moglie Sara. 11  Dopo la morte d’Abraamo, Dio benedisse suo figlio Isacco; e Isacco abitò presso il pozzo di Lacai-Roi. 

Viene seppellito dai suoi figli maggiori e posto accanto a Sara.

Discendenti di Ismaele.

Vs. 12-18.  Or questi sono i discendenti d’Ismaele, figlio d’Abraamo, che Agar, l’Egiziana, serva di Sara, aveva partorito ad Abraamo. 13  Questi sono i nomi dei figli d’Ismaele, secondo le loro generazioni: Nebaiot, il primogenito d’Ismaele; poi Chedar, Adbeel, Mibsam, 14  Misma, Duma, Massa, (significano: ascolta, taci e sopporta, tre buoni insegnamenti)

15  Adad, Tema, Ietur, Nafis e Chedma. 16  Questi sono i figli d’Ismaele e questi i loro nomi, secondo i loro villaggi e i loro accampamenti. Furono i dodici capi dei loro popoli. 17  Gli anni della vita d’Ismaele furono centotrentasette; poi morì, e fu riunito al suo popolo. 18  I suoi figli abitarono da Avila fino a Sur, che è di fronte all’Egitto, andando verso l’Assiria. Egli si era stabilito di fronte a tutti i suoi fratelli. 

Ismaele ebbe 12 figli, capi di famiglie che nel tempo divennero nazioni numerose e importanti, che popolarono un vasto territorio tra l’Egitto e l’Assiria, una zona chiamata Arabia. Non vissero nelle tende perché la loro ricchezza crebbe ed essi costruirono dei villaggi. Dio aveva promesso ad Aggar e ad Abramo di prendersi cura di Ismaele e mantenne la promessa; egli fu benedetto, anche se estraneo al patto della promessa.

I discendenti di Isacco.

Vs. 19-22.  Questi sono i discendenti d’Isacco, figlio d’Abraamo. 20  Abraamo generò Isacco; Isacco aveva quarant’anni quando prese per moglie Rebecca, figlia di Betuel, l’Arameo di Paddan-Aram, e sorella di Labano, l’Arameo. 21  Isacco implorò il SIGNORE per sua moglie Rebecca, perché ella era sterile. Il SIGNORE l’esaudì e Rebecca, sua moglie, concepì. 22  I bambini si urtavano nel suo grembo ed ella disse: «Se così è, perché vivo?» E andò a consultare il SIGNORE. 

Isacco e Rebecca sono credenti, infatti consultano l’Eterno quando si trovano davanti ai problemi; e il Signore risponde sempre, in modo affermativo o negativo, oppure dicendoci di attendere perché i tempi non sono maturi.

Vs. 23.  Il SIGNORE le disse: 

Qui viene data una profezia a Rebecca circa il futuro dei due bambini:

«Due nazioni sono nel tuo grembo e due popoli separati usciranno dal tuo seno. Uno dei due popoli sarà più forte dell’altro, e il maggiore servirà il minore». 

Nel suo grembo vi erano due nazioni, due persone differenti per inclinazioni e personalità, che sarebbero entrate in rivalità tra loro. Le tensioni e le lotte che già si verificavano erano dovute al fatto che il maggiore avrebbe servito il minore; infatti Esaù perdette la primogenitura e, in seguito, gli Edomiti (discendenti suoi) sarebbero stati sottomessi dalla casa di Davide. Questo contrasto esiste anche tra il regno di Dio e quello di Satana e tra la nostra carnalità e la spiritualità.

Giacobbe, il secondogenito, era destinato a regnare su suo fratello e ad ereditare la primogenitura, anche se poi egli l’ha ottenuta con un mezzo illecito.

Nella cultura ebraica tale fatto non era contemplato, infatti

Deuteronomio 21:17. ma riconoscerà come primogenito il figlio dell’odiata, dandogli una parte doppia di tutto quello che possiede; poiché egli è la primizia del suo vigore e a lui appartiene il diritto di primogenitura. 

Al primogenito spettava un’eredità doppia e diveniva il capo famiglia.

Vs. 24-25.  Quando venne per lei il tempo di partorire, ecco che lei aveva due gemelli nel grembo. 25  Il primo che nacque era rosso e peloso come un mantello di pelo. Così fu chiamato Esaù. 

Esaù vuol dire: “peloso”; come carattere era un selvatico, un cacciatore.

Vs. 26.  Dopo nacque suo fratello, che con la mano teneva il calcagno di Esaù e fu chiamato Giacobbe. Isacco aveva sessant’anni quando Rebecca li partorì. 

Sono passati 30 anni dal matrimonio con Rebecca e dalla supplica per avere dei figli; Dio risponde al momento opportuno e solo dopo tanto tempo nascono i bambini.

Il nome Giacobbe ha due significati: 

  • colui che afferra il calcagno, che vuole scavalcare un altro, un usurpatore; questo aspetto è presente nel carattere di Giacobbe. Sarebbe interessante sapere come Dio avrebbe potuto adempiere alla propria promessa di dare la primogenitura a Giacobbe se lui e sua madre non avessero messo in atto il loro piano per imbrogliare Isacco.

  • “che Dio ti possa proteggere”. Infatti, Giacobbe amava Dio.

Esaù vende il suo diritto alla primogenitura.

Vs. 27.  I due bambini crebbero; Esaù divenne un esperto cacciatore, un uomo di campagna, e Giacobbe un uomo tranquillo che se ne stava nelle tende. 

Molte volte Giacobbe è stato identificato come un figlio troppo “mammone”, al contrario di suo fratello che era attivo, dedito alla caccia e ai lavori della campagna.

In realtà la parola “tam”significa, oltre a “tranquillo”, anche “pio, gentile, perfetto, giusto, completo, incontaminato”. Egli, quindi, amava Dio.

Esaù era un uomo legato alle gioie di questo mondo, uno sportivo, un cacciatore, amante degli svaghi, ai quali dedicava tutto il suo tempo. Amava vivere all’aria aperta, come Nimrod e Ismaele, era un gaudente, un soldato.

Giacobbe era un meditativo, un uomo discreto che amava vivere nell’ombra, lontano dagli sfarzi e dalle apparenze, tranquillo e onesto, pronto a fare del bene. Preferiva la pastorizia, svolta nelle vicinanze delle tende domestiche. Alcuni ritengono che frequentasse le tende di Melchisedec e di Eber, per conoscere sempre più approfonditamente la Parola di Dio.

Vs. 28.  Isacco amava Esaù, perché la cacciagione era di suo gusto. 

Questo non è certo il motivo più spirituale per amare un figlio.

Rebecca invece amava Giacobbe. 

Lei era una donna di preghiera e ama questo figlio perché spirituale.

Genesi 32:28. Quello disse: «Il tuo nome non sarà più Giacobbe, ma Israele, perché tu hai lottato con Dio e con gli uomini e hai vinto». 

Giacobbe lotta con l’angelo dell’Eterno e poi riceve il nome di “Israele”, che significa “principe con Dio”. Egli, infatti, era un uomo di preghiera, anche se molte volte, come tutti noi, ha cercato Dio solo nella distretta; Esaù non ha mai cercato, invocato o pregato Dio; solo il libro di Ebrei afferma che, una volta persa la primogenitura, egli cerca di riprenderla piangendo abbondantemente, ma la sua afflizione era carnale.

Anche Giacobbe era pieno di difetti, un peccatore come tutti gli uomini e al pari di suo fratello, ma la sua attitudine era quella di amare Dio. Al contrario Esaù, pur discendendo da una famiglia molto ricca, amava dedicarsi alla caccia e probabilmente provava piacere nel provocare la morte degli animali; non è questo il cuore che piace a Dio.

Egli amava il cibo, tanto è vero che il suo peccato di gola fu la causa della perdita della sua fortuna:

Vs. 29-34.  Or mentre Giacobbe faceva cuocere una minestra, Esaù sopraggiunse dai campi, tutto stanco. 30  Esaù disse a Giacobbe: «Dammi per favore da mangiare un po’ di questa minestra rossa, perché sono stanco». Perciò fu chiamato Edom. 31  Giacobbe gli rispose: «Vendimi prima di tutto la tua primogenitura». 32  Esaù disse: «Ecco, io sto morendo; a che mi serve la primogenitura?» 33  Giacobbe disse: «Prima, giuramelo». Esaù glielo giurò e vendette la sua primogenitura a Giacobbe. 34  Allora Giacobbe diede a Esaù del pane e della minestra di lenticchie. Egli mangiò e bevve; poi si alzò, e se ne andò. Fu in questo modo che Esaù disprezzò la primogenitura. 

Certamente  Esaù non stava realmente morendo di fame e la sua scelta è nata dall’ingordigia; disprezza allora la sua primogenitura, che era innanzi tutto un’eredità spirituale. Nella sua mente, quindi, la carnalità ha il sopravvento sulla spiritualità, sul valore di essere un giorno la guida spirituale dell’intera famiglia. E’ vero altresì che in quel momento stava anche gettando via la sua quota di eredità materiale, ma in ogni caso la sua porzione sarebbe stata comunque molto consistente.

Giacobbe é un uomo furbo: ottiene la doppia razione di beni materiali, ma soprattutto probabilmente egli ambiva a rivestire un ruolo di guida spirituale della casa; ama Dio e desidera essere il pastore della famiglia, al posto di un fratello che non provava gli stessi sentimenti. Esaù non cercava un rapporto con Dio, mentre era intento a soddisfare i desideri della sua carne.

Così oggi tutti gli uomini sono indifferenti di fronte al pensiero di Dio e dell’eternità, ma così facendo decretano il loro destino nello stagno di fuoco con Satana, lontano dalla presenta della gloria di Dio.

Romani 9: 10-13.   Ma c’è di più! Anche a Rebecca avvenne la medesima cosa quand’ebbe concepito figli da un solo uomo, da Isacco nostro padre; 11  poiché, prima che i gemelli fossero nati e che avessero fatto del bene o del male (affinché rimanesse fermo il proponimento di Dio, secondo elezione, 12  che dipende non da opere, ma da colui che chiama) le fu detto: «Il maggiore servirà il minore»; 13  com’è scritto: «Ho amato Giacobbe e ho odiato Esaù». 

Paolo sta spiegando ai Gentili il loro innesto nell’albero della salvezza.

Dio qui proclama di aver amato Giacobbe ed odiato Esaù prima ancora della loro nascita,  ossia prima che essi avessero compiuto delle opere, sia buone che malvagie. Come può affermare ciò un Dio d’amore? Umanamente parlando questo concetto non è comprensibile e risulta ingiusto. Ma siccome Egli è il creatore e conosce ogni nostra azione, anche quelle che compiremo in futuro, poteva preconoscere il carattere e le attitudini di Esaù. E’ l’Eterno e non vive all’interno del tempo; conosce il cuore di Esaù fin dall’inizio e le scelte che avrebbe compiuto.

L’autore di Ebrei descrive Esaù come un fornicatore ed un profano:

Ebrei 12: 16. che nessuno sia fornicatore, o profano, come Esaù che per una sola pietanza vendette la sua primogenitura. 

Esaù, quindi, praticava l’immoralità sessuale ed era l’ opposto di ciò che è sacro, non affine a Dio, anzi provava repulsione per Lui.

Lo spirito di Esaù è quello che spinge l’uomo a mettere al primo posto le cose carnali, perciò anche i cristiani devono fare attenzione a non somigliare a lui, perché è possibile credere in Dio, ma far prevalere la carne sullo Spirito.

Ebrei 12: 14-15.   Impegnatevi a cercare la pace con tutti e la santificazione senza la quale nessuno vedrà il Signore; 15  vigilando bene che nessuno resti privo della grazia di Dio; che nessuna radice velenosa venga fuori a darvi molestia e molti di voi ne siano contagiati;

L’autore di Ebrei sta parlando ai cristiani e li incita a cercare la pace tra i membri della chiesa, ricercando la santificazione e cacciando ogni radice di amarezza; queste cose, infatti, contaminano gli altri.

Esaù ha venduto la sua primogenitura, l’eredità spirituale, la vita eterna per un po’ di cibo, cioè per qualcosa che non ha valore, dando più importanza a tale cosa piuttosto che a Dio.

Il mondo ci spinge a ragionare come Esaù, facendoci desiderare le ultime novità del consumismo e la cura dell’aspetto fisico. Nessuno, al contrario, prende in seria considerazione l’assicurare il proprio futuro eterno, lasciandolo alla speranza di aver vissuto una vita abbastanza accettabile. La vera certezza è, invece, nella fede in Gesù, l’unica via per la salvezza. Anche Maria ha riconosciuto di essere una peccatrice, identificando Dio nel suo salvatore (magnificat).

Perciò è indispensabile mettere la propria vita nelle mani del Padre, confidare a Lui i nostri peccati e lasciarci lavare dal sangue di Cristo. Questo è il momento per afferrare la vita eterna, senza attendere un attimo di più, perché potrebbe essere troppo tardi.

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