Genesi 2
Capitolo 2.
Il settimo giorno
Riposare in Dio.
Vs. 1-3. Così furono terminati i cieli e la terra e tutto il loro esercito. Vs. 2. Pertanto il settimo giorno, DIO terminò l’opera che aveva fatto, e nel settimo giorno si riposò da tutta l’opera che aveva fatto. Vs. 3. E DIO benedisse il settimo giorno e lo santificò, perché in esso DIO si riposò da tutta l’opera che aveva creato e fatto.
In questi primi versetti si parla del riposo di Dio dopo la creazione e del nostro riposare in Lui.
Dio ha creato l’universo in 5 giorni ed ha detto che ciò che aveva compiuto era buono; il sesto giorno ha creato l’uomo ed ha affermato che esso era qualcosa di molto buono, eccellente. Ora siamo al settimo giorno e l’Eterno si riposa.
La legge del sabato viene stabilita in Esodo, ma già qui, nel vs. 2, ve n’è un’anticipazione. La parola “sabato” in ebraico si dice “shabat” e nel vs. 2 dice: “e nel settimo giorno si riposò (shabat) da tutta l’opera che aveva fatto”. Dio non era stanco, ma ha creato il sabato per noi uomini, che ci stanchiamo; inoltre voleva indirizzarci verso il sabato perfetto, ossia Gesù, nel quale dobbiamo riposare.
Il sabato nel VT e nel NT
Il giorno di sabato era molto importante per gli Ebrei ed era collegato con alcuni aspetti:
con la creazione (Esodo 20)
Viene stabilito in Esodo 20:8-11. Ricòrdati del giorno del riposo per santificarlo. 9 Lavora sei giorni e fa’ tutto il tuo lavoro, 10 ma il settimo è giorno di riposo, consacrato al SIGNORE Dio tuo; non fare in esso nessun lavoro ordinario, né tu, né tuo figlio, né tua figlia, né il tuo servo, né la tua serva, né il tuo bestiame, né lo straniero che abita nella tua città; 11 poiché in sei giorni il SIGNORE fece i cieli, la terra, il mare e tutto ciò che è in essi, e si riposò il settimo giorno; perciò il SIGNORE ha benedetto il giorno del riposo e lo ha santificato.
Dio benedice il giorno di sabato poiché è il modello di qualcosa che doveva venire e nel quale vi è la salvezza: Gesù. L’Eterno non voleva insegnarci che realmente un giorno sia più prezioso di un altro, ma certamente che solo in Gesù vi è il riposo e benedizione.
Dio ha creato ogni cosa in sei giorni, ma nel settimo dobbiamo adorare il Creatore, non il creato.
Tale giorno è collegato con la creazione ed è stato santificato, ossia riservato, messo da parte per qualcosa di speciale.
In Esodo. 23:12 troviamo uno scopo pratico per il sabato poiché noi uomini ci stanchiamo ed abbiamo bisogno di riposarci:
Per sei giorni farai il tuo lavoro; ma il settimo giorno ti riposerai, perché il tuo bue e il tuo asino possano riposarsi e il figlio della tua serva e lo straniero possano riprendere fiato.
La cultura ebraica è l’unica che dispone un giorno di riposo per gli schiavi e per gli animali, che presso i pagani lavoravano ininterrottamente per tutta la loro vita.
E’ importante che ogni essere umano prenda un giorno alla settimana per riposarsi, poiché questa è un’esigenza fisica.
Ai tempi di Gesù i Farisei interpretavano il senso del sabato in modo legalistico ed affermavano che anche l’azione di raccogliere il cibo era un lavoro, perciò un’offesa a Dio. Accusavano Gesù di compiere i miracoli in tale giorno, ma il Signore disse loro che il sabato era stato creato per essere utile all’uomo, non certo per costituire un legaccio per esso. Tale giorno deve essere una benedizione, un’occasione per riposare e per vivere con la famiglia, senza pensare al lavoro.
Esodo 31:13. «Quanto a te, parla ai figli d’Israele e di’ loro: "Badate bene di osservare i miei sabati, perché il sabato è un segno tra me e voi per tutte le vostre generazioni, affinché conosciate che io sono il SIGNORE che vi santifica. 14 Osserverete dunque il sabato perché è un giorno santo per voi.
E’ un segno profetico per Israele.
Esodo 31:17. Esso è un segno perenne tra me e i figli d’Israele; poiché in sei giorni il SIGNORE fece i cieli e la terra, e il settimo giorno cessò di lavorare e si riposò"».
Il sabato era un segno tra Dio ed il popolo di Israele e non v’è versetto biblico che afferma che anche i gentili sono tenuti a tale rispetto. E’ un messaggio per Israele per annunziargli l’avvento del Messia.
E’ in relazione con Gesù, che ci libera dal peccato.
Esodo 31:15-16. Si lavorerà sei giorni; ma il settimo giorno è un sabato di solenne riposo, sacro al SIGNORE; chiunque farà qualche lavoro nel giorno del sabato dovrà essere messo a morte. 16 I figli d’Israele quindi dovranno osservare il sabato, lo celebreranno di generazione in generazione, come un patto perenne.
Dio è molto severo qui con i figli di Israele perché il sabato raffigura l’opera di Cristo e l’Eterno qui sta affermando che fuori di suo Figlio c’è la morte.
Il popolo di Israele ha disobbedito a Dio non rispettando il sabato e, a causa di ciò, ha vissuto l’esilio per 70 anni. Prima di tale fatto, Dio aveva mandato il profeta Geremia per profetizzare contro di loro ed annunciare il castigo imminente, se non sopravveniva il ravvedimento.
Geremia 17:27. Ma, se non mi date ascolto e non santificate il giorno del sabato e non vi astenete dal portare carichi e dall’introdurne per le porte di Gerusalemme in giorno di sabato, io accenderò un fuoco alle porte della città, ed esso divorerà i palazzi di Gerusalemme, e non si estinguerà"».
Il popolo non ha rispettato il sabato, né la legge che prevedeva il riposo della terra ogni 7 anni. Oggi coltiviamo la terra ogni anno, la sfruttiamo e perciò dobbiamo concimarla chimicamente con prodotti nocivi all’uomo.
Israele non ha ascoltato l’avvertimento ed ora arriva il castigo:
Geremia 25:11. Tutto questo paese sarà ridotto in una solitudine e in una desolazione, e queste nazioni serviranno il re di Babilonia per settant’anni.
E’ la profezia riguardante i 70 anni di esilio.
Perché gli anni di esilio furono 70? Perché per 490 anni Israele ha disobbedito all’ordine di non coltivare ogni 7 anni, perciò Dio si è ripreso il tempo che gli era dovuto. Conviene obbedire al Signore quando è il tempo debito, altrimenti Egli ci castigherà.
Fuori del sabato c’è la maledizione e nel nuovo patto c’è salvezza solamente nel nome di Gesù, l’unica via, la benedizione e la vita.
con la liberazione dall’Egitto.
Deuteronomio 5:12-15. Osserva il giorno del riposo per santificarlo, come il SIGNORE, il tuo Dio, ti ha comandato. 13 Lavora sei giorni, e fa’ tutto il tuo lavoro, 14 ma il settimo è giorno di riposo, consacrato al SIGNORE Dio tuo; non fare in esso nessun lavoro ordinario, né tu, né tuo figlio, né tua figlia, né il tuo servo, né la tua serva, né il tuo bue, né il tuo asino, né il tuo bestiame, né lo straniero che abita nella tua città, affinché il tuo servo e la tua serva si riposino come te. 15 Ricòrdati che sei stato schiavo nel paese d’Egitto e che il SIGNORE, il tuo Dio, ti ha fatto uscire di là con mano potente e con braccio steso; perciò il SIGNORE, il tuo Dio, ti ordina di osservare il giorno del riposo.
Dobbiamo ancora rispettare il sabato?
Con il nuovo patto non esiste più un giorno superiore agli altri e possiamo celebrare il culto quando vogliamo. Allo stesso modo non dobbiamo imporre agli altri credenti le nostre idee a questo riguardo.
Nella chiesa di Colosse c’era confusione, poiché alcuni cercavano di imporre le antiche tradizioni ebraiche circa il sabato o il cibarsi solo di alcuni alimenti, quasi fosse un comando di Dio. Paolo, allora, scrive per chiarire alcuni punti:
Colossesi 2:16-17. Nessuno dunque vi giudichi quanto al mangiare o al bere, o rispetto a feste, a noviluni, a sabati, 17 che sono l’ombra di cose che dovevano avvenire; ma il corpo è di Cristo.
Tutte le cose del VT sono prefigurazioni, simboli dati all’uomo per puntare verso il Messia. Ma ora Egli è giunto, perciò non servono più.
La chiesa primitiva celebrava il culto di domenica, per ricordare la resurrezione di Cristo, anche se ogni giorno va bene agli occhi di Dio.
Atti 20:7. Il primo giorno della settimana, mentre eravamo riuniti per spezzare il pane, Paolo, dovendo partire il giorno seguente, parlava ai discepoli, e prolungò il discorso fino a mezzanotte.
Nelle sinagoghe, però, gli ebrei si riunivano sempre di sabato.
1 Corinzi 16:1-2. Quanto poi alla colletta per i santi (cristiani viventi), come ho ordinato alle chiese di Galazia, così fate anche voi. 2 Ogni primo giorno della settimana ciascuno di voi, a casa, metta da parte quello che potrà secondo la prosperità concessagli, affinché, quando verrò, non ci siano più collette da fare.
Apoc. 1:10. Fui rapito dallo Spirito nel giorno del Signore, quello in cui Gesù è risorto.
Lo scopo della legge
Allora, se la legge non deve più essere rispettata, quale scopo ha avuto?
Galati 3:19-25. Perché dunque la legge? Essa fu aggiunta a causa delle trasgressioni, finché venisse la progenie (Gesù) alla quale era stata fatta la promessa; e fu promulgata per mezzo di angeli, per mano di un mediatore. 20 Ora, un mediatore non è mediatore di uno solo; Dio invece è uno solo. 21 La legge è dunque contraria alle promesse di Dio? No di certo; perché se fosse stata data una legge capace di produrre la vita, allora sì, la giustizia sarebbe venuta dalla legge;
La legge non può darci la salvezza, ma ci fa capire fino a che punto siamo dei trasgressori.
22 ma la Scrittura ha rinchiuso ogni cosa sotto peccato, affinché i beni promessi sulla base della fede in Gesù Cristo fossero dati ai credenti. 23 Ma prima che venisse la fede eravamo tenuti rinchiusi sotto la custodia della legge, in attesa della fede che doveva essere rivelata. 24 Così la legge è stata come un precettore per condurci a Cristo, affinché noi fossimo giustificati per fede. 25 Ma ora che la fede è venuta, non siamo più sotto precettore;
Il precettore è colui che prepara il bambino e lo guida verso la maturità, età in cui cammina autonomamente. La legge è stato il precettore per gli uomini. Nel momento in cui conosciamo Gesù non abbiamo più bisogno della legge.
Romani 3: 19-20. Or noi sappiamo che tutto quel che la legge dice, lo dice a quelli che sono sotto la legge, affinché sia chiusa ogni bocca e tutto il mondo sia riconosciuto colpevole di fronte a Dio; 20 perché mediante le opere della legge nessuno sarà giustificato davanti a lui; infatti la legge dà soltanto la conoscenza del peccato.
Paolo spiega lo scopo della legge nella nostra vita. Essa ci mostra che siamo peccatori e che siamo bisognosi di avere un Salvatore.
Romani 7:7. Che cosa diremo dunque? La legge è peccato? No di certo! Anzi, io non avrei conosciuto il peccato se non per mezzo della legge; poiché non avrei conosciuto la concupiscenza, se la legge non avesse detto: «Non concupire».
La legge ci mostra il peccato in noi.
Ebrei 4:1. Stiamo dunque attenti: la promessa di entrare nel suo riposo è ancora valida e nessuno di voi deve pensare di esserne escluso.
Il sabato per noi non è un giorno della settimana, ma la persona di Gesù.
Ebrei 3:15-19. mentre ci viene detto: «Oggi, se udite la sua voce, non indurite i vostri cuori, come nel giorno della ribellione». 16 Infatti, chi furono quelli che dopo averlo udito si ribellarono? Non furono forse tutti quelli che erano usciti dall’Egitto, sotto la guida di Mosè?
Dio libera il popolo dall’Egitto e desidera che, dopo un tragitto di 40 giorni, giunga nella terra promessa e la occupi, facendola propria. Esso doveva godere di beni per i quali non aveva lavorato e che non aveva meritato: era una prefigurazione della salvezza, che si ottiene per grazia e non per meriti.
Ma il popolo non crede alle promesse di Dio, tranne Giosuè e Caleb, perciò l’Eterno li fa vagare nel deserto per 40 anni, finché gli adulti di quella generazione non furono tutti morti.
Qui Paolo afferma che l’incredulità fu la causa del loro vagare per 40 anni, altrimenti sarebbero entrati molto tempo prima nelle benedizioni che Dio aveva preparato per loro.
17 Chi furono quelli di cui Dio si disgustò per quarant’anni? Non furono quelli che peccarono, i cui cadaveri caddero nel deserto? 18 A chi giurò che non sarebbero entrati nel suo riposo, se non a quelli che furono disubbidienti? 19 Infatti vediamo che non vi poterono entrare a causa della loro incredulità.
Ebrei 4:9-10. Rimane dunque un riposo sabatico per il popolo di Dio; 10 infatti chi entra nel riposo di Dio si riposa anche lui dalle opere proprie, come Dio si riposò dalle sue.
Oggi il popolo di Dio si riposa in Gesù, comprendendo per fede quanto Cristo abbia fatto per ognuno di noi. Non dobbiamo più compiere alcuna azione per essere amati da Dio, poiché Egli ci ama in ogni momento in egual misura. Siamo in Cristo e in Lui siamo perfetti agli occhi di Dio.
Vs. 4-5. Queste sono le origini dei cieli e della terra quando furono creati, nel giorno che l’Eterno DIO fece la terra e i cieli. 5 Non vi era ancora sulla terra alcun arbusto della campagna e nessuna erba della campagna era ancora spuntata, perché l’Eterno DIO non aveva fatto piovere sulla terra e non vi era l’uomo che coltivasse il suolo.
Qui abbiamo ancora un resoconto della creazione. L’atmosfera era diversa da quella attuale, priva di pioggia e caratterizzata da un vapore che irrigava le piante. Dopo il diluvio essa è cambiata, divenendo come noi la conosciamo.
Per la prima volta a Dio viene attribuito il nome di Yahvè, che significa l’Eterno. Nel primo capitolo viene chiamato Elohim, ossia Dio potente, mentre ora il suo nome è Yahvè Elohim, ovvero Dio potente e perfetto, il Dio che porta a termine la sua opera. Yahvè è colui che porta a termine ciò che aveva promesso, è il nome grande e ineffabile di Dio, che denota che egli esiste di per sé; è anche colui che porta all’esistenza le cose.
Vs. 6-7. Ma dalla terra saliva un vapore che irrigava tutta la superficie del suolo. 7 Allora l’Eterno Dio formò l’uomo dalla polvere della terra, gli soffiò nelle narici un alito di vita, e l’uomo divenne un essere vivente.
Viene raccontata la creazione dell’uomo, composto di terra; veniamo da essa, ma Dio ha soffiato in noi la vita.
L’origine umana è umile, eppure siamo straordinari. Dalla terra Dio plasmò il suo capolavoro, dalla comune polvere della terra (non dall’oro o dai diamanti). Anche il nostro cibo deriva dalla terra ed a lei torneremo.
Ma allora, siamo solo terra? Il nostro corpo contiene i suoi componenti ed il valore economico di essi è esiguo. Se consideriamo l’uomo solamente da questo punto di vista, allora possiamo dire che non abbiamo valore, eppure agli occhi di Dio siamo preziosissimi e la nostra vita ha un valore inestimabile. L’Eterno condanna severamente qualsiasi uomo che toglie la vita ad un altro uomo.
Un uomo che pesa 70 Kg è costituito per il 70% da acqua, ha 43 kg di ossigeno, 7 kg di idrogeno, 1,6 kg di carbone, 1 kg di calcio, 1,2 kg di vari materiali e 2 mg di oro, per un valore di circa 10€. La scienza moderna ha scoperto che tali componenti, nelle medesime proporzioni, costituiscono anche il suolo terrestre.
Ma allora, siamo solo polvere o terra? Questo è il nostro valore? Guardiamo il nostro corpo in tutta la sua magnificenza e nella sua perfezione e comprenderemo che siamo infinitamente più di questo. L’evoluzione ci dice che siamo solo terra, un incidente cosmico, perciò alla vita umana viene attribuito un valore relativo; con tale concezione vengono giustificate le selezioni umane (stermini) e gli omicidi.
Osserviamo la nostra mano, ad esempio, e meravigliamoci del suo prodigioso movimento. Non esiste alcun robot, sia pure supertecnologico, in grado di fare altrettanto. Le nostre giunture producono un gel che le lubrifica, mentre nessun mezzo creato dall’uomo è in grado di fare questo. Siamo un impianto chimico molto sofisticato, che produce energia elettrica, zuccheri e tessuto. Noi siamo l’unica entità in grado di produrre il nostro carburante (cibo coltivato), di ingerirlo e di trasformarlo nelle sostanza che ci sono necessarie. Ci auto ripariamo (coagulazione), lottiamo contro le malattie (globuli bianchi del sistema immunitario), regoliamo la nostra temperatura (sudore e pelle d’oca). Il nostro cervello è un super computer, che esegue miliardi di comparazioni ogni giorno. Gli scienziati suppongono che in ogni cervello ci sono molti più collegamenti elettrici che in tutti i computer del mondo messi assieme. L’occhio umano è costituito da un sistema video perfetto, che nessun televisore ha ancora eguagliato. Noi nasciamo con un sistema audio già completamente sviluppato, ed ogni suo componente è già perfetto fin dalla nascita. Il nostro cuore fa parte di un sistema di pompaggio del sangue che è complesso e perfetto.
Noi diamo per scontate tutte queste cose, ma esse sono delle meraviglie di Dio.
Tutto questo a caso? No, noi siamo frutto dell’opera di Dio, che ha soffiato in noi la vita. Ciò ci rende diversi dalla terra.
Vs. 8-14. Poi l’Eterno DIO piantò un giardino in Eden, ad oriente, e vi pose l’uomo che aveva formato. 9 E l’Eterno DIO fece spuntare dal suolo ogni sorta di alberi piacevoli a vedersi e i cui frutti erano buoni da mangiare; in mezzo al giardino vi erano anche l’albero della vita e l’albero della conoscenza del bene e del male. 10 Un fiume usciva da Eden per irrigare il giardino e di là si divideva per divenire quattro corsi d’acqua. 11 Il nome del primo è Pishon; è quello che circonda tutto il paese di Havilah, dov’è l’oro; 12 e l’oro di quel paese è buono; là si trovano pure il bdellio e la pietra d’ònice. 13 Il nome del secondo fiume è Ghihon, ed è quello che circonda tutto il paese di Cush. 14 Il nome del terzo fiume che è il Tigri, ed è quello che scorre a est dell’Assiria. E il quarto fiume è l’Eufrate.
Dio avrebbe voluto che l’uomo fosse felice, per cui aveva preparato ogni cosa affinché lo fosse: la parte legata ai sensi godeva della bellezza e dei doni del paradiso, quella spirituale del legame di alleanza con Dio.
Descrizione del giardino dell’Eden
Viene descritto il giardino dell’Eden, ossia la dimora destinata all’uomo, il suo dominio, il suo palazzo principesco. Essa viene descritta secondo gli aspetti esteriori, lasciando ai lettori il compito di comprenderne il significato profondo. Infatti, lo scrittore non insiste sulla felicità mentale e spirituale di Adamo accanto a Dio, ma parla essenzialmente di quella fisica.
La residenza di Adamo era un giardino, non un palazzo d’oro, ornato dalle bellezze della natura e non dall’arte umana. Eppure oggi gli uomini sono così fieri dei loro edifici, mentre Adamo, senza peccato, non ne aveva affatto bisogno. Le case e i vestiti, infatti, apparvero con il peccato. Il tetto di Adamo era il cielo, con le sue splendide decorazioni, il pavimento era la terra; la sua stanza era l’ombra degli alberi.
Dio fu l’architetto di questo paradiso, che lo arricchì di piante e di frutti per il piacere e per la sua felicità dell’uomo, la creatura da Lui tanto amata. Tutta la terra era un vero paradiso, mentre ora è il risultato della caduta umana nel peccato.
La posizione del giardino era particolare. Si trovava a Eden, che significa delizia e piacere. Il luogo è indicato con riferimenti e confini sufficienti per essere individuato facilmente al tempo di Mosè. Ovunque si trovasse, certamente era dotato di tutte le comodità che l’uomo potesse desiderare, ben più di qualunque altra casa o giardino del mondo, pur non avendo alcun comfort.
Nel paradiso terrestre vi erano gli alberi più belli del mondo per altezza e ampiezza, forme e colori, foglie e fiori. Inoltre producevano frutti nutrienti e squisiti. Come un padre amorevole, Dio ha fornito all’uomo tutto ciò che poteva soddisfare i suoi bisogni e il suo piacere visivo. Comunque per Adamo il vero piacere era costituito dal benessere spirituale dovuto alla sua innocenza e al contatto con Dio. Egli vuole che i propri figli abbiano prosperità in abbondanza: se Dio ci dà un “Eden”, non manchiamo di servirlo con gioia e cuore allegro per l’abbondanza delle cose buone che ci dona.
Nel giardino c’erano due alberi, unici in tutta la terra. Uno era l’albero della vita, sigillo della promessa divina che assicurava ad Adamo vita e felicità, se avesse perseverato nell’obbedienza e nell’innocenza.
Per noi Cristo è l’albero della vita ( Apocalisse 2:7 Chi ha orecchi, ascolti ciò che lo Spirito dice alle chiese: a chi vince io darò da mangiare dell’albero della vita, che è in mezzo al paradiso di Dio".) (Apocalisse 22:2 E in mezzo alla piazza della città e da una parte e dall’altra del fiume si trovava l’albero della vita, che fa dodici frutti e che porta il suo frutto ogni mese; e le foglie dell’albero sono per la guarigione delle nazioni.)
Per noi Cristo è il pane della vita (Giovanni 6:48-53 Io sono il pane della vita. 49 I vostri padri mangiarono la manna nel deserto e morirono. 50 Questo è il pane che discende dal cielo affinché uno ne mangi e non muoia, 51 Io sono il pane vivente che è disceso dal Cielo; se uno mangia di questo pane vivrà in eterno; or il pane che darò è la mia carne, che darò per la vita del mondo". 52 Allora i Giudei si misero a discutere tra di loro, dicendo: "Come può costui darci da mangiare la sua carne?". 53 Perciò Gesù disse loro: "In verità, in verità vi dico che se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete la vita in voi.).
C’era anche l’albero della conoscenza del bene e del male, mangiando il quale Adamo avrebbe conosciuto il bene e il male. Il bene era non mangiare dell’albero. Infatti, quando Adamo trasgredì quest’ordine, comprese il significato del bene che aveva perduto e ne soffrì sperimentando il dolore.
Per mezzo di questi due alberi Dio pose davanti ad Adamo la vita e la morte, la benedizione e la maledizione.
Vs. 15. L’Eterno DIO prese dunque l’uomo e lo pose nel giardino dell’Eden perché lo lavorasse e lo custodisse.
L’uomo viene posto nel giardino
L’uomo viene posto nel giardino dell’Eden ed a lui viene dato il compito di prendersene cura. Comprendiamo, quindi, come il fatto di vivere nel paradiso non significa restare nell’ozio; Adamo lavorava, ma con piacere e senza fatica, godendo della presenza di Dio.
Tutto ciò di cui godeva era un dono gratuito di Dio, che si interessa del benessere dell’uomo, essendo l’unico in grado di renderlo felice. Dio sa appagare sia il nostro corpo che il nostro spirito.
E’ confortante sapere che Dio è colui che ci mette nelle condizioni in cui siamo. Lasciandoci guidare dalla sua mano senza recalcitrare, potremmo avere la sorpresa di trovare un paradiso là dove non l’avremmo mai sospettato.
Dio non vuole che Adamo ozi nel giardino, ma che lo curi e lo lavori perché nessuno di noi è nel mondo per oziare, ma per tenere occupati sia il nostro corpo che la nostra anima. La terra va lavorata e non solo occupata perché dobbiamo essere utili a Dio e agli altri, e adoperarci per la nostra salvezza.
Comprendiamo come l’agricoltura sia un’occupazione degna di rispetto perché antica ed in voga già nel giardino dell’Eden.
Patto tra Dio e uomo.
Dio, creatore e benefattore dell’uomo, è anche Colui che lo governa e che stabilisce le leggi. L’uomo può vivere felice nel giardino, ma si trova sotto la custodia di Dio; infatti, non possiamo vivere testardamente secondo le nostre idee. Anche se l’uomo governa tutte le creature, deve sapere di essere sotto il governo di Dio.
Vs. 16-17. E l’Eterno DIO comandò l’uomo dicendo: "Mangia pure liberamente di ogni albero del giardino; 17 ma dell’albero della conoscenza del bene e del male non ne mangiare, perché nel giorno che tu ne mangerai, per certo morrai".
Dio ha creato Satana, pur sapendo che si sarebbe ribellato e di conseguenza ha creato il male. In questo modo ha dato all’uomo la possibilità di scegliere tra la comunione con Dio o l’alleanza con il male. L’uomo è dotato del libero arbitrio essendo stato creato ad immagine di Dio. Adamo si trova di fronte all’alternativa tra il fidarsi di Dio, che lo aveva posto in un giardino meraviglioso e gli aveva donato tutto ciò di cui aveva bisogno, oppure di non credere alle sue parole e nutrirsi con il frutto proibito.
Di fatto l’uomo ha aperto le porte al peccato, perciò nella sua vita sono entrate la morte, la malattia e la violenza.
Dio ci chiede di amarlo spontaneamente e di credere alla Sua parola. Solo chi fonderà la sua vita su di essa e su Gesù sarà salvato; gli altri saranno condannati per l’eternità.
Dio esercita autorità sull’uomo e gli ha dato delle leggi da rispettare per fede. Mentre gli animali agiscono secondo l’istinto, all’uomo è stata data la capacità di agire razionalmente, ricevendo ordini dal creatore, il quale è anche legislatore e maestro. Fino a quando Adamo è rimasto sotto l’autorità di Dio, non permettendo alla sua volontà di contrastare quella del Padre, è stato felice.
Dio stabilisce un patto con Adamo, orinandogli in modo preciso di non mangiare dell’albero della conoscenza. Adamo viveva felice nel giardino e poteva mangiare i frutti di tutti gli alberi; inoltre, era immortale: l’albero della vita cresceva al centro del giardino e Adamo poteva mangiarne i frutti. Dopo il peccato tale albero diviene per lui proibito. Al contrario, se avesse vissuto in perfetta e perenne obbedienza, avrebbe avuto la certezza di poter vivere nel giardino per sempre, assieme ai suoi discendenti.
Dio proibisce ad Adamo di mangiare i frutti dell’albero della conoscenza; in un certo senso lo mette alla prova, perché la sua permanenza nel giardino dipende dalla conformità del suo comportamento al volere di Dio. Disobbedire a Dio significa morire e soffrire. Adamo è intimidito da questa minaccia e per un certo tempo obbedisce a Dio.
La minaccia viene presentata come immediata conseguenza del peccato: il giorno stesso in cui ne mangerai, morirai. Quindi, la protezione dell’immortalità si allontana dall’uomo e la condanna arriva tempestivamente.
Vs. 18. Poi l’Eterno DIO disse: "Non è bene che l’uomo sia solo; io gli farò un aiuto conveniente a lui".
Dio vuole che l’uomo viva nel modo migliore e per questo ritiene che non sia positiva la sua solitudine. Anche se Adamo era circondato dagli angeli (esseri superiori) e dagli animali (esseri inferiori), in realtà non aveva nessuno della sua specie con cui comunicare. Per questo era solo. Dio risponde al suo bisogno di socialità perché tanto Adamo quanto tutti gli uomini nati dopo di lui hanno bisogno di rapporti umani
La donna non viene creata allo scopo di incrementare la specie umana: se questo fosse stato il piano di Dio, avrebbe creato una moltitudine di uomini in una volta, così come miriadi di angeli riempiono il cielo. Dio decide che gli esseri umani sarebbero nati da due sole creature, nel corso delle generazioni.
La compagnia che Dio crea per Adamo è simile a lui, della sua stessa natura e condizione; è un aiuto al suo fianco, una creatura che abiti con lui; un aiuto a suo favore, qualcuno da guardare con piacere. L’uomo ha bisogno degli altri e da loro dipende: nessuno può dire di bastare a se stesso. Solo Dio conosce a fondo i nostri bisogni e sa provvedere. Solo in lui troviamo aiuto e soccorso.
Nel matrimonio l’aiuto reciproco e il vicendevole sostegno vanno ricercati costantemente. La vita sociale all’interno della famiglia è un buon rimedio contro la solitudine.
Vs. 19-20. E l’Eterno DIO formò dalla terra tutti gli animali dei campi e tutti gli uccelli dei cieli e li condusse dall’uomo per vedere come li avrebbe chiamati; e in qualunque modo l’uomo avesse chiamato ogni essere vivente, quello doveva essere il suo nome. 20 E l’uomo diede dei nomi a tutto il bestiame, agli uccelli del cielo e ad ogni animale dei campi; ma per l’uomo non si trovò alcun aiuto conveniente per lui.
L’uomo domina tutte le creature, le quali lo riconoscono come loro padrone e guida. Se l’uomo fosse rimasto fedele a Dio sarebbe ancora il dominatore della natura e tutte le creature sarebbero accorse al suo richiamo.
Tutti gli animali hanno vicino un essere simile a loro, mentre Adamo è solo. Allora Dio crea la donna, perché prima sia compagna dell’uomo e poi progenitrice.
Perché Dio ha creato l’uomo e la donna? Per stabilire una sposa per se stesso, ossia la chiesa. Attraversiamo tutta la storia umana e arriviamo in
Apocalisse 21:1-2. Poi vidi un nuovo cielo e una nuova terra, poiché il primo cielo e la prima terra erano scomparsi, e il mare non c’era più. 2 E vidi la santa città, la nuova Gerusalemme, scender giù dal cielo da presso Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo.
Rispetto a Genesi, ora gli elementi della creazione sono mutati solo per due aspetti:
i nuovi cieli e la nuova terra
la chiesa, sposa di Cristo
Anche Dio non desidera essere solo e vuole una sposa che lo ami liberamente, per questo ci ha creati. Agli occhi umani ogni nostra piccola comunità è insignificante, ma per Dio siamo l’unico motivo che ha dato origine alla creazione.
Attraverso il primo Adamo il peccato è entrato nel mondo, ma attraverso Gesù, il secondo Adamo, avremo la salvezza.
Vs. 21-22. Allora l’Eterno DIO fece cadere un profondo sonno sull’uomo, che si addormentò; e prese una delle sue costole, e rinchiuse la carne al suo posto. 22 Poi l’Eterno DIO con la costola che aveva tolta all’uomo ne formò una donna e la condusse all’uomo.
Dio crea la donna dal fianco (non letteralmente dalla costola).
Una tradizione ebraica, non biblica ma interessante, afferma che Dio non ha creato la donna dalla testa dell’uomo, affinché lo domini, non dal piede, affinché ne sia schiacciata, ma dalla parte più vicina al cuore. E’ un suo simile. In Galati si dice che nell’eternità non esisteranno più gli uomini e le donne, ma saremo uno in Cristo.
Adamo cade in un sonno profondo e nasce la sua sposa; Cristo è morto e dal suo sonno è nata la sua sposa, la chiesa.
Giovanni 19:32-34. I soldati dunque vennero e spezzarono le gambe al primo, e poi anche all’altro che era crocifisso con lui; 33 ma giunti a Gesù, lo videro già morto, e non gli spezzarono le gambe, 34 ma uno dei soldati gli forò il costato con una lancia, e subito ne uscì sangue e acqua.
Attraverso il sangue di Gesù siamo stati lavati e purificati. Anche noi siamo usciti dal fianco di Gesù.
Qui è la nostra alta chiamata, quella di essere la sposa di Dio Onnipotente. Siamo dunque vigili come le vergini avvedute e non perdiamoci dietro alle cose del mondo, pensando che il ritorno dello sposo tardi a venire. Siamo separati dal mondo e non uguali a tutti gli altri. Ricordiamoci che siamo stati comprati a caro prezzo, perciò non dobbiamo comprometterci, permettendo alle cose lascive di entrare nelle nostre vite. Purtroppo ci sono chiese che non sono più fedeli alla Parola e si compromettono per piacere alle persone. Al contrario, siamo pronti per il ritorno dello sposo, tenendo in mano lampade piene di olio, che è lo Spirito Santo.
Nella vita umana gli sposi sono una sola creatura, così come la chiesa è un tutt’uno con Gesù:
Efesini 5:22-30. Mogli, siate sottomesse ai vostri mariti, come al Signore; 23 il marito infatti è capo della moglie, come anche Cristo è capo della chiesa, lui, che è il Salvatore del corpo. 24 Ora come la chiesa è sottomessa a Cristo, così anche le mogli devono essere sottomesse ai loro mariti in ogni cosa. 25 Mariti, amate le vostre mogli, come anche Cristo ha amato la chiesa e ha dato sé stesso per lei, 26 per santificarla dopo averla purificata lavandola con l’acqua della parola, 27 per farla comparire davanti a sé, gloriosa, senza macchia, senza ruga o altri simili difetti, ma santa e irreprensibile. 28 Allo stesso modo anche i mariti devono amare le loro mogli, come la loro propria persona. Chi ama sua moglie ama sé stesso. 29 Infatti nessuno odia la propria persona, anzi la nutre e la cura teneramente, come anche Cristo fa per la chiesa, 30 poiché siamo membra del suo corpo.
Anche Adamo riconosce in Eva una parte di sé:
Vs. 23-24. E l’uomo disse: "Questa finalmente è ossa delle mie ossa e carne della mia carne. Lei sarà chiamata donna perché è stata tratta dall’uomo". Vs. 24. Perciò l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e saranno una sola carne.
Noi siamo una sola cosa con Gesù e siamo chiamati ad essere una sposa separata, in attesa del ritorno di nostro marito.
Vs. 25. E l’uomo e sua moglie erano ambedue nudi e non ne avevano vergogna.