Genesi 15
Cap. 15
Dio promette un figlio ad Abramo
Dopo questi fatti, la parola del SIGNORE fu rivolta in visione ad Abramo, dicendo: «Non temere, Abramo, io sono il tuo scudo, e la tua ricompensa sarà grandissima».
Abramo era solamente un capo famiglia, eppure con pochi uomini ha sconfitto quattro grandi re, grazie all’intervento divino. Generalmente, quando conquistiamo una vittoria, tendiamo poi a riposare, abbassando la guardia; allora, un grande attacco del nemico sopraggiunge ogni volta e, se non siamo avveduti, questa è la rovina.
Abramo ha vinto su quattro re e, umanamente parlando, aveva ora grandi motivi per temere una rappresaglia, tanto più che viveva nelle tende, non in una città fortificata. Ma il Signore, che è sempre fedele, va da Abramo e lo rassicura.
Dopo questi fatti. Dio fa un patto con Abramo “dopo questi fatti”, ossia dopo il suo coraggioso intervento per liberare Lot, non allo scopo di guadagnare dei beni materiali o ricevere dei benefici, ma per amore fraterno e disinteressato. Egli è stato generoso ed ora riceve generosità da Dio.
Dopo la vittoria sui re avrebbe potuto inorgoglirsi, allora Dio riporta la sua attenzione sugli aspetti spirituali, promettendogli delle benedizioni maggiori.
La parola del SIGNORE fu rivolta. Troviamo per la prima volta nella Bibbia la frase “la parola del SIGNORE fu rivolta”.
In visione. Dio appare “in visione” ad Abramo, fatto che fa pensare che egli fosse sveglio; perciò Dio gli fa vedere la Sua presenza, la Shekinah. Infatti, l’Eterno si rivela all’uomo tenendo conto del fatto che questi è influenzato dai propri sensi, quindi si mostra ai suoi occhi.
“Non temere” è una frase che viene usata 99 volte nella Bibbia e sta a sottolineare il fatto che un figlio di Dio non ha motivi per temere, perché il Padre è con noi ed è il nostro scudo. Questa parola è anche per noi oggi, perché Dio ci protegge. Pensiamo all’esperienza vissuta da Mosè quando era in fuga dagli egiziani, ed ha visto il mar Rosso aprirsi per permettergli di passare.
Abramo. Dio rassicura Abramo in vari modi:
Chiamandolo per nome, facendogli sentire che lo conosce personalmente e che sta chiamando proprio lui;
Gli dice di non aver paura di una possibile vendetta da parte dei nemici appena sconfitti, perché Egli avrà cura di lui. Dio è il suo scudo, una protezione sempre presente, pronto a coprirlo integralmente per dargli una copertura totale. Gli promette anche una ricompensa grandissima: come egli ha rifiutato i beni materiali offertigli dal re di Sodoma, così ora ne riceve di molto più grandi.
Io sono il tuo scudo, e la tua ricompensa sarà grandissima». Questa frase viene tradotta anche “io sarò la tua ricompensa”: non c’è nulla di più importante che essere conosciuto da Dio e conoscere Lui, di ricevere il grande privilegio di essere chiamati “figli di Dio”, di sapere che il Dio altissimo, creatore di ogni cosa è nostro Padre; egli è il nostro scudo, colui che bada sulla nostra vita, che è con noi ovunque andiamo. Un giorno saremo vicino a Lui e contempleremo la sua gloria, la sua bellezza, la sua luce che ci illuminerà di giorno e di notte.
Vs. 2-3. Abramo disse: «Dio, SIGNORE, che mi darai? Poiché io me ne vado senza figli e l’erede della mia casa è Eliezer di Damasco». 3 E Abramo soggiunse: «Tu non mi hai dato discendenza; ecco, uno schiavo nato in casa mia sarà mio erede».
Abramo esce dall’Egitto pieno di ricchezze, ma ora ha un grande cruccio: non ha un erede a cui lasciare ogni cosa ed allora si domanda che senso ha possedere tante cose. In questo modo gli sta anche ricordando le promesse che gli fece quando si trovava a Ur, ovvero quella di dargli una grande discendenza.
Qui è l’esempio del rapporto che ci lega all’Eterno in modo privilegiato: anche se non dobbiamo mai lamentarci “di” Dio, abbiamo però la libertà di portare a Lui i nostri problemi; Egli è sempre pronto ad ascoltare ed è l’unico che ce li può risolvere. Abramo non ha figli, mentre i suoi vicini ed i servi ne hanno; ormai è anche vecchio.
Ricordiamo che
Coloro che non hanno figli devono vedere in ciò il volere di Dio;
Spesso l’Eterno priva i suoi figli di privilegi e di beni materiali, che invece dona abbondantemente ad altri che non hanno alcun rapporto con Lui. Non dobbiamo, però, provare invidia per chi è fuori dalla grazia, poiché vive nel peccato e sta accumulando l’ira di Dio sul suo capo.
Abramo ha solo dei servi, i quali attualmente occupano il posto dei suoi figli e, pensa il patriarca, lo occuperanno anche in futuro. Attualmente il più fedele è Eliezer di Damasco, al quale ha affidato la cura della sua casa e dei suoi beni. Ha ricevuto da Dio la promessa di avere una discendenza, ma ora ha il dubbio che non fosse una progenie diretta, ma adottata, ad esempio tramite il suo servo. Notiamo che quando le promesse di Dio tardano a realizzarsi e non ci giungono nel tempo da noi desiderato, allora la poca fede e l’impazienza ci portano a credere che ci siano state negate.
Vs. 4. Allora la parola del SIGNORE gli fu rivolta, dicendo: «Questi non sarà tuo erede; ma colui che nascerà da te sarà tuo erede».
Eliezer era un fedele servo, un uomo che temeva Dio, ma non un parente; allora Dio gli ricorda quali promesse gli rivolse un tempo, ovvero una discendenza proveniente proprio dalla sua carne.
Vs. 5. Poi lo condusse fuori e gli disse: «Guarda il cielo e conta le stelle se le puoi contare». E soggiunse: «Tale sarà la tua discendenza».
Ogni credente nel mondo oggi è l’adempimento di questa promessa; infatti, ci sono credenti autentici in ogni parte del mondo, che per fede sono figli di Abramo.
Vs. 6. Egli credette al SIGNORE, che gli contò questo come giustizia.
Questo è un passo fondamentale per i credenti, poiché crediamo di essere salvati per fede.
Abramo viene accettato da Dio e considerato giusto per la sua fede nelle promesse ricevute. Ogni cristiano è giustificato per fede, senza le opere della legge. Abramo, infatti, fu giustificato senza essere circonciso. La fede che gli fu accreditata è quella che ha combattuto contro il dubbio ed ha vinto. Anche a noi oggi Dio dà il diritto di accedere a tutte le benedizioni del nuovo patto sulla base dell’accettazione delle promesse di grazia in Gesù, per mezzo di Lui. Tutti i credenti sono giustificati per fede come lo fu Abramo, la cui fede “fu messa in conto di giustizia”.
Paolo ci spiega l’importanza di credere; infatti, la Bibbia afferma che non possiamo piacere a Dio se non crediamo che Egli è e che è il rimuneratore per quelli che lo cercano.
Romani 4:1-5. Che diremo dunque che il nostro antenato Abraamo abbia ottenuto secondo la carne? 2 Poiché se Abraamo fosse stato giustificato per le opere, egli avrebbe di che vantarsi;
Se una persona potesse salvarsi con i propri mezzi (opere quali pellegrinaggi, preghiere, donazioni…), allora in cielo potrebbe vantarsi di essere stata sufficiente a se stessa; quindi, l’opera di Cristo sarebbe stata inutile. Tutte le religioni del mondo insegnano che l’uomo deve contribuire all’ottenimento della sua salvezza, ma la Parola di Dio dice tutt’altro: solo la Croce di Cristo porta al perdono e alla vita eterna. Essa è l’unica cosa che Dio accetta quale espiazione. Gesù è la porta che ci conduce al Padre.
ma non davanti a Dio; 3 infatti, che dice la Scrittura? «Abraamo credette a Dio e ciò gli fu messo in conto come giustizia».
Paolo cita il passo di Genesi 15.
4 Ora a chi opera, il salario non è messo in conto come grazia, ma come debito;
L’operaio che riceve un salario, non ottiene un dono, ma una ricompensa dovuta. Un regalo è qualcosa che si riceve immeritatamente, senza aver prodotto nulla in cambio; questa è una grazia.
5 mentre a chi non opera ma crede in colui che giustifica l’empio, la sua fede è messa in conto come giustizia
2 Corinzi 5:21. Colui che non ha conosciuto peccato, egli lo ha fatto diventare peccato per noi, affinché noi diventassimo giustizia di Dio in lui.
Ogni essere umano ha un conto aperto da saldare a Dio, ma quando crediamo nel Signore, tale debito ci viene estinto. Questo è l’unico modo che può darci la salvezza. Le opere sono la conseguenza della nostra vita cambiata, ma non il mezzo per essere giustificati.
Quindi, 400 anni prima della legge data a Mosè viene stabilito il nuovo patto.
Sacrificio degli animali e patto dell’Eterno con Abramo
Vs. 7-8. Il SIGNORE gli disse ancora: «Io sono il SIGNORE che ti ho fatto uscire da Ur dei Caldei per darti questo paese, perché tu lo possegga». 8 Abramo chiese: «Dio, SIGNORE, da che cosa posso conoscere che ne avrò il possesso?»
Dio ricorda ad Abramo tre cose:
Chi Egli è (Dio onnipotente, che può ogni cosa);
Ciò che ha fatto per lui (lo ha fatto uscire da Ur, una terra di idolatri);
Ciò che intende ancora fare per benedirlo (gli darà una nuova terra e una innumerevole discendenza).
Abramo chiede un segno di conferma circa il possesso della terra, al quale aggrapparsi nel momento della prova.
Dio risponde a questa richiesta con pazienza:
Vs. 9-11. Il SIGNORE gli rispose: «Prendimi una giovenca di tre anni, una capra di tre anni, un montone di tre anni, una tortora e un piccione». 10 Egli prese tutti questi animali, li divise nel mezzo e pose ciascuna metà di fronte all’altra; ma non divise gli uccelli. 11 Or degli uccelli rapaci calarono sulle bestie morte, ma Abramo li scacciò.
Nell’antichità questa era l’usanza per fare un contratto, che prevedeva il sacrificio di animali, la loro divisione in due parti ed il passaggio in mezzo ad essi dei due contraenti. In questo modo dichiaravano di accettare pienamente il contratto e che, se uno dei due non lo rispettava, era lecito che a lui accadesse quanto era successo agli animali.
Geremia parla di ciò che accadeva a coloro che non rispettavano il patto stretto con Dio:
Geremia 34: 18-20. Darò gli uomini che hanno trasgredito il mio patto e non hanno messo in pratica le parole del patto che avevano stabilito in mia presenza, passando in mezzo alle parti del vitello che avevano tagliato in due; 19 darò, dico, i capi di Giuda e i capi di Gerusalemme, gli eunuchi, i sacerdoti e tutto il popolo del paese che passarono in mezzo alle parti del vitello, 20 in mano dei loro nemici, e in mano di quelli che cercano la loro vita; i loro cadaveri serviranno di pasto agli uccelli del cielo e alle bestie della terra.
Quindi Dio fa un contratto in piena regola con Abramo.
Poi gli dona una profezia:
Vs. 12-14. Al tramonto del sole, un profondo sonno cadde su Abramo; ed ecco uno spavento, una oscurità profonda cadde su di lui. 13 Il SIGNORE disse ad Abramo: «Sappi per certo che i tuoi discendenti dimoreranno come stranieri in un paese che non sarà loro: saranno fatti schiavi e saranno oppressi per quattrocento anni; Accadrà in Egitto.
14 ma io giudicherò la nazione di cui saranno stati servi e, dopo questo, se ne partiranno con grandi ricchezze.
Dio giudicherà gli Egiziani mandando loro le piaghe. Infatti, è compito di Dio punire i nemici del suo popolo; lasciamo pertanto che sia Lui ad intervenire, come ritiene più opportuno.
Vs. 15. Quanto a te, te ne andrai in pace presso i tuoi padri e sarai sepolto dopo una prospera vecchiaia.
Abramo morirà serenamente, nella sua terra e in vecchiaia. Essa è una benedizione perché offre la possibilità di essere utili ed attivi, un esempio di amore per gli altri. Un uomo di Dio non è legato al mondo, ma rende la sua anima e torna al Padre, raggiungendo i cristiani che lo hanno preceduto. Se la via percorsa è stata retta, in base alla Parola, allora se ne va in pace. La discendenza spirituale di Abramo avrà una vita eterna in pace con Dio.
Vs. 16. Alla quarta generazione essi torneranno qua; perché l’iniquità degli Amorei non è giunta finora al colmo».
I suoi discendenti torneranno a Canaan.
Vs. 17-20. Or come il sole fu tramontato e venne la notte scura, ecco una fornace fumante e una fiamma di fuoco passare in mezzo agli animali divisi. 18 In quel giorno il SIGNORE fece un patto con Abramo, dicendo: «Io do alla tua discendenza questo paese, dal fiume d’Egitto al gran fiume, il fiume Eufrate; 19 i Chenei, i Chenizei, i Cadmonei, 20 gli Ittiti, i Ferezei, i Refei, 21 gli Amorei, i Cananei, i Ghirgasei e i Gebusei.
Notiamo un aspetto importante:
nei patti umani, entrambe le parti dovevano passare in mezzo agli animali uccisi e divisi a metà; in questo caso, però, solo Dio perfeziona il patto, prefigurazione di Gesù che compie ogni azione per darci la salvezza; anche in questo caso l’uomo non ha alcuna implicazione nel patto, ne usufruisce solamente. Perciò se siamo in Cristo possiamo essere certi che la nostra salvezza è certa, poiché Egli mantiene la sua parte del patto ed anche la nostra.