Genesi 14

Genesi 14
Craig Quam

Cap. 14

Abramo vince parecchi re e libera Lot.Melchisedek.

In questo capitolo vediamo le conseguenze delle scelte intraprese da Lot, il quale le ha effettuate seguendo la sua logica umana e senza mettere Dio al primo posto della sua vita.

E’ anche il racconto della prima guerra riportata nella Bibbia; in essa sono coinvolti Abramo e Lot. Gli invasori sono quattro re, due dei quali sono i re di Scinear e di Elam (ovvero Caldea e Persia); coloro che subiscono l’invasione sono i re di cinque città della pianura del Giordano, cioè Sodoma, Gomorra, Adma, Tseboim e Tsoar.

Vs. 1-4.  Avvenne al tempo di Amrafel re di Scinear, di Arioc re di Ellasar, di Chedorlaomer re di Elam e di Tideal re dei Goim, 2  che essi mossero guerra a Bera re di Sodoma, a Birsa re di Gomorra, a Sineab re di Adma, a Semeber re di Seboim e al re di Bela, cioè Soar. 3  Tutti questi ultimi si radunarono nella valle di Siddim, che è il Mar salato. 4  Per dodici anni erano stati soggetti a Chedorlaomer; e al tredicesimo anno si erano ribellati. 

La causa della guerra: alcuni re, tra i quali quello di Sodoma, si ribellano contro il re di Elam, al quale da lungo tempo pagano un tributo. 

I Sodomiti erano discendenti di Canaan, del quale Noè aveva profetizzato l’assoggettamento a Sem, avo di Elam; la profezia si realizzava. Ora i cinque re vogliono l’indipendenza, ma il sovrano oppressore impone la sua supremazia con la forza. 

I re invasori vincono su tutti i fronti, le città sono saccheggiate e i beni di Sodoma portati via: non hanno usato saggiamente le ricchezze date loro da Dio, hanno ecceduto nei peccati più deprecabili ed ora l’Eterno li priva di ciò che hanno usato male.

Vs. 5-12.  Nell’anno quattordicesimo, Chedorlaomer e i re che erano con lui vennero e sconfissero i Refei ad Asterot-Carnaim, gli Zuzei ad Am, gli Emei nella pianura di Chiriataim, 6  e i Chorei nella loro montagna di Seir fino a El-Paran, che è presso il deserto. 7  Poi tornarono indietro e vennero a En-Mispat, cioè Cades, e sconfissero gli Amalechiti su tutto il loro territorio, e così pure gli Amorei che abitavano ad Asason-Tamar. 8  Allora il re di Sodoma, il re di Gomorra, il re di Adma, il re di Seboim e il re di Bela, cioè Soar, uscirono e si schierarono in battaglia contro quelli, nella valle di Siddim: 9  contro Chedorlaomer re di Elam, Tideal re dei Goim, Amrafel re di Scinear e Arioc re di Ellasar: quattro re contro cinque. 10  La valle di Siddim era piena di pozzi di bitume; i re di Sodoma e di Gomorra si diedero alla fuga e vi caddero dentro; quelli che scamparono fuggirono al monte. 11  I vincitori presero tutte le ricchezze di Sodoma e di Gomorra, tutti i loro viveri e se ne andarono. 12  Andandosene presero anche Lot, figlio del fratello di Abramo, con i suoi beni: Lot abitava infatti a Sodoma. 

Quando i figli di Dio non cercano primariamente il Regno del Padre, ma le cose del mondo, vanno in rovina: questa è una certezza. Ognuno di noi è chiamato a servire a tempo pieno Dio, anche se lavoriamo, poiché nel nostro luogo di lavoro siamo i suoi missionari e dobbiamo evangelizzare; nessuno può pensare di essere autorizzato a mettere in disparte il Signore.

Lot viene fatto prigioniero e perde tutti i suoi averi, sui quali contava; infatti c’è solo una cosa certa in questa vita, ossia la vita eterna in Cristo Gesù, per chi è figlio di Dio; la Bibbia insegna che cielo e terra passeranno, ma la Parola di Dio rimane in eterno. Lot ha scelto di vivere tra i malvagi ed ora ne paga le conseguenze.

Vs. 13.  Ma uno degli scampati venne a informare Abramo, l’Ebreo, che abitava alle querce di Mamre, l’Amoreo, fratello di Escol e fratello di Aner, i quali avevano fatto alleanza con Abramo.

Notiamo come i non credenti chiamavano Abramo “l’ebreo”, mettendolo in relazione con il Dio altissimo. Probabilmente lo ritenevano un po’ strano, ma certamente era una persona stimata. “Ebreo” significa “figlio di Eber”, l’uomo che aveva mantenuta viva la vera fede in Dio in un periodo di apostasia totale.

Vs. 14.  Abramo, com’ebbe udito che suo fratello era stato fatto prigioniero, armò trecentodiciotto dei suoi più fidati servi, nati in casa sua, e inseguì i re fino a Dan. 

Qual è il nostro atteggiamento quando un nostro fratello cade nelle difficoltà, a causa del peccato? Abramo avrebbe potuto agire con arroganza e giudicare suo nipote per le scelte avventate, invece non esita a correre da lui. Infatti, non pensa a Lot come ad un nipote, bensì ad un fratello.

Anche noi dobbiamo armarci quando un fratello non viene più in chiesa oppure è caduto nel peccato e le nostre armi sono la preghiera e la Parola.

Abramo prende parte al conflitto per amore di Lot ed agisce tempestivamente. 

Vs. 15-17.  Divisa la sua schiera per assalirli di notte, egli con i suoi servi li sconfisse e li inseguì fino a Coba, che è a sinistra di Damasco. 16  Recuperò così tutti i beni e ricondusse pure Lot suo fratello, con i suoi beni, e anche le donne e il popolo. 17  Com’egli se ne tornava, dopo aver sconfitto Chedorlaomer e i re che erano con lui, il re di Sodoma gli andò incontro nella valle di Sciave, cioè la valle del re. 

Abramo non era un re, bensì un pastore e con sé aveva solamente 318 uomini, eppure ha sconfitto molte nazioni, poiché Dio era al suo fianco ed Egli è più grande di ogni re umano. Fu coraggioso e audace perché con i suoi uomini, pochi rispetto ad un esercito, attaccò un gruppo numeroso e vittorioso. Divise i suoi uomini, in modo da  attaccare il nemico da più parti contemporaneamente; lo fece di notte e di sorpresa e vinse sul nemico. Liberò gli amici, specialmente Lot, che chiama “fratello”, dimenticando i loro trascorsi. E’ evidente il perdono totale verso il nipote, simile a quello dimostrato da Dio nei confronti di coloro che credono in Gesù.

Due re incontrano Abramo ed egli deve fare una scelta: compromettersi col mondo (Sodoma) o onorare il Signore (Melchisedec).

La vita di questo uomo, infatti, è molto attuale per noi perché ogni giorno dobbiamo intraprendere delle scelte. Mentre siamo in battaglia, e quindi nella difficoltà, naturalmente ci ancoriamo a Dio, preghiamo intensamente e leggiamo la Parola; ma quando stiamo vincendo, allora l’orgoglio prevale e ci sentiamo imbattibili, abbassiamo le armi e ci rilassiamo.

Il re  di Sodoma gli va incontro:

Vs. 21-24.   Il re di Sodoma disse ad Abramo: «Dammi le persone; i beni prendili per te». 22  Ma Abramo rispose al re di Sodoma: «Ho alzato la mia mano al SIGNORE, il Dio altissimo, padrone dei cieli e della terra, 23  giurando che non avrei preso neppure un filo, né un laccio di sandalo, di tutto ciò che ti appartiene; perché tu non abbia a dire: "Io ho arricchito Abramo". 24  Nulla per me! Tranne quello che hanno mangiato i giovani e la parte che spetta agli uomini che sono venuti con me: Aner, Escol e Mamre; essi prendano la loro parte».

Tale re vuole fare un’alleanza e gli propone di prendersi tutte le ricchezze, in cambio delle persone ( o “anime”, nel testo originale) come sudditi. Infatti Abramo lo ha aiutato nella vittoria, anche se involontariamente, poiché egli intendeva solamente salvare suo nipote e riportarlo a Dio. Può scegliere di compromettersi, accettando l’offerta del re della città depravata, oppure quella di un altro sovrano, il re Melchisedec.

Notiamo come parla di Dio, chiamandolo “Signore”, “Dio altissimo”, “padrone dei cieli e della terra” ed impariamo a parlare di Lui con santo timore.

Vs. 18.  Melchisedec, re di Salem, fece portare del pane e del vino. Egli era sacerdote del Dio altissimo. 

“Salem” vuol dire “pace” ed equivale all’ebraico “Shalom”.

“Melchisedec” vuol dire “re di giustizia” ed è formato da “malec”=re e “chiedec”= giustizia. Egli porta pane e vino.

Melchisedec:

Vs. 19-20.  Egli benedisse Abramo, dicendo: «Benedetto sia Abramo dal Dio altissimo, padrone dei cieli e della terra! 20  Benedetto sia il Dio altissimo, che t’ha dato in mano i tuoi nemici!» E Abramo gli diede la decima di ogni cosa. 

Tale re è Gesù e ce lo dice Ebrei 7 ed è una cristofania, ossia un’apparizione di Cristo prima della sua incarnazione umana. Ne troviamo una anche in Daniele, quando salva Shadrak, Mishak e Abed-Nego dalla fornace ardente ed entra in essa con loro. Pensando a tali cose non dobbiamo temere in questi tempi di carestia, poiché Dio è potente e si prende cura dei suoi figli, come fa con gli uccelli e con i fiori.

Melchisedec dona il pane e il vino, il suo corpo e il sangue e benedice Abramo; conseguenza di tale dono è l’offerta della decima.

Circa la decima

E’ importante l’atteggiamento che i figli di Dio devono assumere circa il danaro.

Levitico 27:30-32.   Ogni decima della terra, sia delle raccolte del suolo, sia dei frutti degli alberi, appartiene al SIGNORE; è cosa consacrata al SIGNORE. 31  Se uno vuole riscattare una parte della sua decima, vi aggiungerà il quinto. 32  Ogni decima dell’armento o del gregge, il decimo capo di tutto ciò che passa sotto la verga del pastore, sarà consacrata al SIGNORE. 

 I pastori mettevano delle transenne perché le pecore fossero costrette ad entrare una alla volta e fosse facile  contarle.

Deuteronomio 14:22-29.   Avrete cura di prelevare la decima da tutto quello che produrrà la tua semenza, da quello che ti frutterà il campo ogni anno. 23  Mangerai, in presenza del SIGNORE tuo Dio, nel luogo che egli avrà scelto come dimora del suo nome, la decima del tuo frumento, del tuo mosto, del tuo olio e i primi parti dei tuoi armenti e delle tue greggi, affinché tu impari a temere sempre il SIGNORE, il tuo Dio. 24  Ma se il cammino è troppo lungo per te, e tu non puoi trasportare fin là quelle decime, essendo troppo lontano da te il luogo che il SIGNORE, il tuo Dio, avrà scelto per stabilirvi il suo nome, perché il SIGNORE, il tuo Dio, ti avrà benedetto, 25  allora le convertirai in denaro, terrai stretto in mano questo denaro, andrai al luogo che il SIGNORE, il tuo Dio, avrà scelto. 26  Impiegherai quel denaro per comperarti tutto quello che il tuo cuore desidera: buoi, pecore, vino, bevande alcoliche, o qualunque cosa possa piacerti di più; e lì mangerai in presenza del SIGNORE tuo Dio, e ti rallegrerai tu con la tua famiglia. 27  Non abbandonerai il Levita che abita nelle tue città, poiché non ha parte né eredità con te. 28  Alla fine di ogni triennio, metterai da parte tutte le decime delle tue entrate di quell’anno e le depositerai dentro le tue città; 29  il Levita, che non ha parte né eredità con te, lo straniero, l’orfano e la vedova che abitano nelle tue città verranno, mangeranno e si sazieranno, affinché il SIGNORE, il tuo Dio, ti benedica in ogni opera a cui porrai mano. 

Ogni tribù di Israele doveva  dare la decima per mantenere il tempio e sostenere i leviti, ossia i sacerdoti; essi non potevano possedere beni propri ed il loro compito era quello di offrire sacrifici a Dio e servire il popolo. Un’altra decima andava alle vedove e ai poveri; per essi un provvedimento vietava ai proprietari terrieri di passare due volte a raccogliere i frutti della terra, poiché la rimanenza del primo raccolto andava ai bisognosi (vedi la storia di Ruth). Nelle altre culture dell’epoca non c’erano leggi del genere.

Deuteronomio 6: 17-18.    Osserverete diligentemente i comandamenti del SIGNORE, il vostro Dio, le sue istruzioni e le sue leggi che vi ha date. 18  Farai ciò che è giusto e buono agli occhi del SIGNORE, affinché venga a te del bene ed entri in possesso del buon paese che il SIGNORE giurò ai tuoi padri di darti, 

La decima era obbligatoria.

Deuteronomio 7:12-13.    Se darete ascolto a queste prescrizioni, se le osserverete e le metterete in pratica, il SIGNORE, il vostro Dio, manterrà con voi il patto e la bontà che promise con giuramento ai vostri padri. 13  Egli ti amerà, e ti benedirà, ti moltiplicherà, benedirà il frutto del tuo seno e il frutto della tua terra: il tuo frumento, il tuo mosto e il tuo olio, i parti delle tue mucche e delle tue pecore, nel paese che giurò ai tuoi padri di darti. 

La benedizione di Dio si basava sull’obbedienza ai comandamenti, tra i quali era la decima.

Dare la decima è onorare Dio con le nostre finanze, anche se non esiste una legge che ci obbliga; essa si può espletare anche aiutando gli altri, ma certamente non ha lo scopo di ottenere i favori di Dio: Egli ci ha già dato il massimo possibile, ossia la propria vita, per redimerci dal peccato.

Dobbiamo donare con un cuore allegro:

2 Corinzi 9:6-7.   Ora dico questo: chi semina scarsamente mieterà altresì scarsamente; e chi semina abbondantemente mieterà altresì abbondantemente. 7  Dia ciascuno come ha deliberato in cuor suo; non di mala voglia, né per forza, perché Dio ama un donatore gioioso. 


 Qui non si parla solo del danaro, ma anche dell’amore, della compassione, della cura dei malati, per ringraziare Dio, che per noi ha fatto ogni cosa. Egli ci benedice materialmente affinché noi siamo un canale di benedizione per gli altri. 

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