Genesi 12
Cap. 12
Ora la Bibbia parla di Abramo, il padre della fede, un uomo da analizzare quale modello per la nostra vita. Egli è nato prima di Mosè, quindi prima della legge, perciò Dio con lui ha stabilito il patto della grazia, non quello della legge, secondo il quale non si viene giudicati per le opere compiute, ma per la fede dimostrata in Dio. La legge ha preceduto il patto della grazia, ma non nel caso di Abramo, che è stato giustificato per fede. Egli è il padre di tutti coloro che hanno fede. Anche i credenti di oggi non ripongono la certezza della vita eterna su ciò che hanno compiuto sulla terra, ma nell’opera portata a termine da Gesù.
Dio chiede ad Abramo di avere fede, ed egli realizzerà delle meraviglie nella sua vita.
Galati 3:1-9. O Galati insensati, chi vi ha ammaliati, voi, davanti ai cui occhi Gesù Cristo è stato rappresentato crocifisso? 2 Questo soltanto desidero sapere da voi: avete ricevuto lo Spirito per mezzo delle opere della legge o mediante la predicazione della fede? 3 Siete così insensati? Dopo aver cominciato con lo Spirito, volete ora raggiungere la perfezione con la carne? 4 Avete sofferto tante cose invano? Se pure è proprio invano. 5 Colui dunque che vi somministra lo Spirito e opera miracoli tra di voi, lo fa per mezzo delle opere della legge o con la predicazione della fede? 6 Così anche Abraamo credette a Dio e ciò gli fu messo in conto come giustizia. 7 Riconoscete dunque che quanti hanno fede sono figli d’Abraamo. 8 La Scrittura, prevedendo che Dio avrebbe giustificato gli stranieri per fede, preannunziò ad Abraamo questa buona notizia: «In te saranno benedette tutte le nazioni». 9 In tal modo, coloro che hanno la fede sono benedetti con il credente Abraamo.
Paolo scrive ai Galati con riprensione affinché essi non diano ascolto a coloro che insegnano le pratiche antiche al fine di avere la salvezza, quali la circoncisione. Ma l’apostolo ribadisce che essa si ottiene grazie alla fede nell’opera compiuta da Gesù e non più nelle prescrizioni della legge.
Abramo per fede lascia la sua terra e s’incammina verso un luogo che non conosce, ma che Dio gli indicherà. Da qual momento si chiamano “figli di Abramo” tutti coloro che camminano per fede, non chi è tale per discendenza; molti ebrei di oggi, infatti, non sono neppure credenti in Dio.
Al contrario, la chiesa è formata da credenti di tutte le nazioni, i quali sono benedetti grazie alla fede di Abramo, in adempimento alla promessa a lui fatta.
La chiamata di Abramo
Vs. 1-3. Ora l’Eterno disse ad Abramo: "Vattene dal tuo paese, dal tuo parentado e dalla casa di tuo padre, nel paese che io ti mostrerò. 2 Io farò di te una grande nazione e ti benedirò e renderò grande il tuo nome e tu sarai una benedizione. 3 E benedirò quelli che ti benediranno e maledirò chi ti maledirà; e in te saranno benedette tutte le famiglie della terra.
Dio dice ad Abramo di andare via dalla sua terra poiché voleva portare a termine due obiettivi: mettere alla prova la sua fede e la sua obbedienza, e riservarlo a sé, in vista del piano che aveva per lui e delle benedizioni a lui riservate.
Atti 7:2. Egli disse: "Fratelli e padri, ascoltate. Il Dio della gloria apparve ad Abrahamo, nostro padre, mentre egli era in Mesopotamia, prima che abitasse in Carran e gli disse: "Esci dal tuo paese e dal tuo parentado, e va’ nel paese che io ti mostrerò".
Stefano racconta come Dio apparve ad Abramo in tutta la sua gloria, facendogli comprendere l’importanza del suo mandato.
Qui è il passo parallelo:
Genesi 12:1. Ora l’Eterno disse (=ordinò) ad Abramo: "Vattene dal tuo paese, dal tuo parentado e dalla casa di tuo padre, nel paese che io ti mostrerò.
Carran e Haran sono lo stesso luogo, scritto in ebraico e in greco.
Abramo si trova a Ur dei Caldei in Mesopotamia e riceve da Dio l’ordine di andare via da quel luogo. Egli obbedisce, ma parzialmente, poiché porta con sé suo nipote Lot e suo padre. Impariamo dagli errori di Abramo: non è buono seguire parzialmente gli ordini di Dio, ma dobbiamo fidarci di Lui totalmente.
Egli si comporta egregiamente quando parte senza avere la minima garanzia da Dio circa la destinazione e la vita che lo attende.
E’ molto meno avveduto quando porta con sé i suoi parenti, che gli saranno di intralcio: probabilmente si fermerà ad Haran perché la salute di suo padre era cagionevole; egli, infatti, morirà in quel luogo. Anche suo nipote gli creerà dei problemi, ed infatti più tardi si separeranno.
Atti 7:3-7. E gli disse: "Esci dal tuo paese e dal tuo parentado e va’ nel paese che io ti mostrerò". 4 Allora egli uscì dal paese dei Caldei e abitò in Carran; di là, dopo che suo padre morì, Dio lo fece venire in questo paese, nel quale ora voi abitate.
Abramo si fida di Dio. Per ogni cristiano è importante abitare dove Dio lo ha condotto, non dove egli desidera, poiché le decisioni dell’Eterno sono sempre mirate per il nostro bene. Il nostro riposo deve essere in Canaan, la terra promessa, e in nessun altro luogo possiamo sentirci appagati. Abramo obbedisce prontamente, dimostrando di amare Dio più della sua terra, dei parenti e degli amici. Il suo paese era abitato da idolatri, fatto che per la sua famiglia rappresentava una continua tentazione negativa; per questo viene allontanato dal Signore. Siamo chiamati ad amare Cristo più di ogni altra persona della terra, e dobbiamo metterlo al primo posto nella nostra vita. Ogni volta che qualcosa o qualche persona entrano in antitesi con la sua Parola, solo Cristo deve avere il primato. Anche il peccato deve essere allontanato radicalmente, poiché anche un piccolo compromesso può rovinare il lavoro che Dio sta compiendo in noi. Dobbiamo estirpare tutti gli idoli che spadroneggiano nella nostra vita e fuggire ogni tentazione, essere pronti a rinunciare anche alle cose più care, se mettono in pericolo la nostra integrità. I valori del mondo non devono condizionarci, poiché esso è solamente un luogo di passaggio, al quale non dobbiamo affezionarci.
Abramo si fida ciecamente di Dio e cammina per fede verso una meta sconosciuta.
Dio fa delle promesse specifiche, grandi e preziose:
Abramo sarà capostipite di un popolo, anche se egli non aveva figli e sua moglie era sterile (v. Genesi 11:30). Questa è una promessa basata su una grande fede, senza riscontri possibili per l’uomo.
Abramo viene benedetto in quanto obbediente. Allo stesso modo accade che ogni cristiano obbediente eredita tale benedizione.
Andando via dalla sua terra, Abramo perde la propria importanza e diviene un uomo qualunque agli occhi di chi lo incontra, poiché non è più conosciuto. Dio gli promette che il suo nome non sarebbe morto con lui, ma che sarebbe divenuto grande nella storia.
La sua vita sarebbe stata una fonte di benedizione per tutti coloro che erano intorno a lui, ed anche per i posteri, per noi che ancora oggi leggiamo la sua storia.
Dio stabilisce un patto con Abramo, offrendogli protezione e favore, a scapito di coloro che saranno contro di lui.
Da Abramo discenderà il Messia, colui che porterà benedizioni su tutta la terra.
Ai cristiani di oggi Dio chiede di lasciare le usanze peccaminose del mondo e le tradizioni della nostra famiglia, soprattutto quelle religiose, per seguire le Sue vie, in relazione viva con Lui. Desidera che ci affidiamo a Lui, certi che la via che ci ha tracciato sia la migliore per noi.
Vs. 2-3. Io farò di te una grande nazione e ti benedirò e renderò grande il tuo nome e tu sarai una benedizione. 3 E benedirò quelli che ti benediranno e maledirò chi ti maledirà; e in te saranno benedette tutte le famiglie della terra.
Abramo ha 75 anni, Sara è sterile, eppure Dio gli promette di divenire il capostipite di una nazione ed Abramo gli crede. Con Dio tutto è possibile.
Non promette ad Abramo di avere un bambino, fatto che già sarebbe stato di per sé un miracolo, vista la sua situazione, ma aggiunge che tutte le famiglie della terra sarebbero state benedette in lui. Dio ha adempiuto le sue promesse, visto che noi oggi siamo benedetti per la fede in Gesù.
Vs. 4-6. Allora Abramo partì come l’Eterno gli aveva detto, e Lot andò con lui. Abramo aveva settantacinque anni quando partì da Haran. 5 E Abramo prese Sarai sua moglie e Lot, figlio di suo fratello, e tutti i beni che avevano accumulato e le persone che avevano acquistate in Haran, e partirono per andarsene nel paese di Canaan. Così essi giunsero nel paese di Canaan. 6 Abramo attraversò il paese fino alla località di Sichem, fino alla quercia di Moreh.
Abramo parte poiché Dio glielo ha ordinato. E’ un uomo anziano, che secondo la mentalità umana avrebbe dovuto riposare, invece segue il volere di Dio e, anche se in vecchiaia, comincia una nuova vita. Obbedisce prontamente, senza chiedere consiglio a nessuno, unicamente per la fede in Dio.
Non parte da solo, ma assieme a sua moglie e al nipote Lot. Certamente anche loro erano convinti della chiamata fatta da Dio e decisi nell’andare avanti nel cammino. Insieme si stanno dirigendo verso la terra promessa, compiendo quel cammino che anche oggi i cristiani stanno intraprendendo. Anche per noi oggi è buono percorrere la strada assieme.
Portano via con sé ogni cosa, anche i servi. Qui vengono definiti “persone”, in altre traduzioni “anime”, per ricordare ai padroni che gli schiavi sono persone, preziosi agli occhi di Dio e che vanno trattati con rispetto.
Giungono alla terra di Canaan, quella che Dio aveva preparato per loro. Anche per noi è importante capire che bisogna perseverare nella fede, poiché alla fine arriveremo al luogo che Cristo ha designato.
Vs. 6-9. A quel tempo si trovavano nel paese i Cananei. 7 Allora l’Eterno apparve ad Abramo e disse: "Io darò questo paese alla tua discendenza". Allora Abramo vi costruì un altare all’Eterno che gli era apparso. 8 Di là si spostò verso la montagna a est di Bethel, e piantò le sue tende, avendo Bethel a ovest e Ai a est; e là costruì un altare all’Eterno e invocò il nome dell’Eterno. 9 Poi Abramo si mise in viaggio, continuando a spostarsi verso Neghev.( è il deserto a sud di Israele)
Abramo arriva inosservato, tanto che gli abitanti non si interessano a lui. Non mostra soddisfazione per la nuova terra, della quale si dice che non era sua, bensì dei Cananei. Non ha una dimora stabile, anzi vive nelle tende e si sposta frequentemente: i cristiani sono persone di passaggio sulla terra e la loro dimora è nei cieli. Il tempio di Dio è dentro di noi, non in un luogo specifico, perciò anche Abramo costruisce vari altari al Dio vivente, senza uso di statue. Anche la tenda è una simbologia del cammino di fede, non fatto di certezze, ma posto ove è il Signore.
Bethel vuol dire “casa di Dio”,
Ai, invece, “rovina”;
perciò Abramo pianta la sua tenda tra la città della rovina e la casa di Dio, lasciandosi alle spalle la prima e dirigendosi verso la seconda.
L’unica stabilità è nella preghiera e nella Parola, ed anche per Abramo fu importante la costante fiducia in Dio e la Sua presenza rassicurante nella sua vita. Tiene vivo il rapporto col Signore, lo serve e gli costruisce un altare, per rendere noto a tutti che egli segue il Dio vivente. Ovunque si trova tiene vive le tradizioni ed onora Dio. In questo è un esempio per la sua famiglia e per le persone che erano con lui.
Ebrei 11:8-10. Per fede Abraamo, quando fu chiamato, ubbidì, per andarsene in un luogo che egli doveva ricevere in eredità; e partì senza sapere dove andava. 9 Per fede soggiornò nella terra promessa come in terra straniera, abitando in tende, come Isacco e Giacobbe, eredi con lui della stessa promessa, 10 perché aspettava la città che ha le vere fondamenta e il cui architetto e costruttore è Dio.
Il cristiano è in cammino verso il luogo celeste a lui destinato, perciò è pellegrino su questa terra; la fiducia va solamente al costruttore della città celeste.
Allora: Abramo costruisce dei luoghi di preghiera per cercare la faccia di Dio. Allo stesso modo anche il cristiano di oggi deve dedicare tempo quotidianamente allo studio della Parola e alla preghiera, ricordando le modalità antiche di dispensazione della manna: ogni giorno doveva essere raccolta e consumata finchè era fresca, perché già il giorno successivo era deteriorata. Solo il sabato poteva essere raccolta per due giorni. Allo stesso modo dobbiamo leggere ogni giorno la Parola e cercare un contatto quotidiano con Dio, poiché non è possibile vivere di ciò che abbiamo letto o udito qualche giorno fa. Ogni giorno dobbiamo ricevere la linfa vitale dal Signore ed essere innestati in Lui come i tralci nella vite.
Ora, purtroppo, vediamo una caduta nella vita di Abramo poiché, a causa della carestia, si allontana dal Neghev e, invece di entrare nella terra promessa, sceglie di “scendere” in Egitto, ove vi era abbondanza di cibo.
Vs. 10. Ora venne nel paese una carestia e Abramo scese in Egitto per dimorarvi, perché nel paese vi era una grande carestia.
Dio aveva promesso ad Abramo benedizione e protezione; non gli aveva detto di andare in Egitto, ma Abramo sceglie di propria iniziativa, senza pregare. Poteva credere alle promesse di Dio e guardare verso l’alto, oppure fare una scelta in base alle facoltà umane e “scendere” in basso.
In Genesi 13 risalirà dall’Egitto e tornerà nella strada che Dio ha tracciato per lui; andare in Egitto, infatti, nella Bibbia significa sempre scendere a compromessi e cadere nel peccato.
Oggi, siamo nel 2009, in Italia c’è la carestia e molte persone stanno perdendo il proprio posto di lavoro; tuttavia ai cristiani Dio chiede di guardare ai fiori dei campi e agli uccelli dei cieli: come Egli si prende cura di loro, ancora di più farà per ogni suo figlio, poiché è un buon Padre. Abramo dimentica tale aspetto e per alcuni versetti non si parlerà più della costruzione degli altari, né dell’invocare il nome dell’Eterno; infatti Dio non gli parlerà.
Abramo scende in Egitto ed ora accetterà una serie di compromessi, pronunciando anche delle menzogne.
Vs. 11-13. Ora avvenne che, come stava per entrare in Egitto, disse a Sarai sua moglie: "Ecco, io so che tu sei una donna di bell’aspetto; 12 così avverrà che, quando gli Egiziani ti vedranno, diranno: "Costei è sua moglie"; e uccideranno me, ma lasceranno te in vita. 13 Ti prego, dì che sei mia sorella, perché io sia trattato bene a motivo di te, e la mia vita sia salva per amor tuo".
Ha fatto una scelta senza chiedere il consenso di Dio ed ora inizia a tramare, per togliersi dai guai. E’ vero che Sara era realmente in parte sua sorella, però tale affermazione in questo caso aveva lo scopo di ingannare. La sua motivazione, inoltre, è egoistica: egli, che dovrebbe curare spiritualmente sua moglie, chiede a sua moglie di mentire per avere un vantaggio personale.
Vs. 14-15. Quando infatti Abramo giunse in Egitto, gli Egiziani videro che la donna era molto bella. 15 La videro anche gli ufficiali del Faraone e la lodarono davanti al Faraone e la donna fu portata in casa del Faraone.
Abramo, padre della fede, commette un’azione molto vergognosa chiedendo a sua moglie di lasciarsi apprezzare da altri uomini e farsi portare alla casa del faraone.
Dio, però, rimane fedele nelle sue promesse.
Vs. 16-17. Ed egli trattò bene Abramo a motivo di lei. Così Abramo ebbe pecore, buoi, asini, servi, serve, asine e cammelli. 17 Ma l’Eterno colpì Faraone e la sua casa con grandi calamità, a motivo di Sarai, moglie di Abramo.
Come avvenne nel caso di Giona, anche qui Dio colpisce gli Egiziani a causa di un suo figlio che cammina in disobbedienza. Libera la donna dal peccato, nel quale era caduta a causa della stoltezza dei piani umani.
Vs. 18-19. Allora il Faraone chiamò Abramo e disse: "Che cosa mi hai fatto? Perché non mi hai detto che era tua moglie? Perché hai detto: 19 "E’ mia sorella"? Così io la presi per essere mia moglie. Ora dunque eccoti tua moglie; prendila e vattene!".
Non sappiamo come abbia fatto il Faraone a capire quale fosse la causa dei suoi guai, tuttavia è triste vedere come un pagano abbia ripreso un credente, mostrandogli la scorrettezza del suo comportamento. Tanto più che i timori di Abramo erano privi di fondamento, avendo ricevuto da Dio ampie garanzie di benedizione per sé, per la sua famiglia e per tutte le generazioni a venire.
Abramo raccoglierà le conseguenze del suo gesto quando suo figlio Isacco commetterà lo stesso peccato con il Re Abimelek (dice a Rebecca di confessare di essere sorella, non moglie).
Ecco un altro peccato clamoroso di Abramo, conseguenza del suo recarsi in Egitto:
Genesi 16:1. Or Sarai, moglie di Abramo, non gli aveva dato figli. Aveva una serva egiziana di nome Agar.
Abramo e Sara prendono in Egitto una serva Aggar, con la quale poi egli avrà un figlio, Ismaele, padre dei popoli musulmani.
Vs. 20. Poi il Faraone diede alla sua gente ordini riguardo ad Abramo, ed essi fecero partire lui, sua moglie e tutto quello che aveva.
Quindi si preoccupa di assicurare al forestiero l’incolumità, ritenendolo particolarmente protetto dal cielo e non volendo attirare su di sé altre piaghe. Forse se il faraone non lo avesse mandato via, Abramo sarebbe stato tentato di rimanere in Egitto, dimenticando la terra promessa, per cui Dio si serve dei nemici per ricordare a questo figlio lo scopo del viaggio.
Questa liberazione di Abramo è simile a quella che avverrà 430 anni più tardi, quando il popolo ebraico andrà in Egitto al seguito di una carestia e ne verrà liberato con delle calamità per il popolo egiziano.
Ecco la ripresa di Abramo, che esce dal peccato e torna a Dio:
Cap. 13 Vs. 1-2. Abramo dunque risalì dall’Egitto verso il Neghev con sua moglie e con tutto quel che possedeva. E Lot era con lui. 2 Abramo era molto ricco di bestiame, di argento e di oro.
Abramo finalmente decide di ritornare sui suoi passi e di cercare di nuovo la faccia di Dio.
Vs. 3. Dal Neghev egli continuò il suo viaggio fino a Bethel, al luogo dove da principio era stata la sua tenda, fra Bethel e Ai, 4 al luogo dell’altare che aveva fatto inizialmente; e là Abramo invocò il nome dell’Eterno.
Come possiamo tornare all’antico rapporto con Dio? Tornando “al promo amore”, ovvero al punto di rottura, al luogo dell’altare, a Dio.