Filippesi 2

Filippesi 2:1-13
Craig Quam
Filippesi 2:12-18
Craig Quam
Filippesi 2:19-30
Craig Quam

Cap. 2

Paolo inizia il capitolo ponendo ai credenti alcune domande, allo scopo di indurli a riflettere. Tale metodo è usato frequentemente dall’apostolo. In questo caso esorta i credenti ad adottare un comportamento degno e giusto per una persona che ha ricevuto la grazia di Dio.

Al vs. 1 vengono elencate alcune benedizioni che abbiamo ricevuto grazie a Cristo, in base alle quali dal vs. 2 al 4 veniamo esortati ad assumere un comportamento che possa essere gradito a Dio. Innanzi tutto, Paolo insiste sulla necessità di essere umili e di avere un unico modo di pensare, seguendo l’esempio di Gesù.

Vs. 1.  Se dunque vi è qualche consolazione in Cristo, qualche conforto d’amore, qualche comunione di Spirito, qualche tenerezza e compassione, 

Paolo afferma che se questi credenti hanno compreso l’amore che ha spinto Cristo a divenire uomo, se provano gioia e conforto in Lui, allora rendano felice Paolo, loro padre spirituale, comportandosi con amore reciproco, eliminando tutte le divisioni e le contese. Questo è anche il sentimento di Cristo, il quale afferma che ogni azione compiuta verso i suoi fratelli è fatta a lui. Analogamente, rivolgendosi a Saulo, persecutore della chiesa, Gesù gli chiede perché perseguita Lui, in quanto le azioni malvagie rivolte ai credenti sono anche indirizzate al Signore. Anche il dolore provocato ad un fratello è diretto al Signore, per il quale siamo come le pupille del proprio occhio. Per Dio è molto importante l’unità della Chiesa (=Koinonia), ad opera dell’amore. E’ anche il punto di attacco preferito da Satana, e per questo va salvaguardato con gelosia. L’opera che Cristo ha compiuto per ogni uomo, riesce ad unire anche le persone più diverse per età, cultura, nazionalità, le quali si scoprono affini per la fede in Gesù e membri di un’unica famiglia.

L’amore e l’unione sono quelle caratteristiche che vengono notate dalle persone del mondo, le quali non riconoscono certamente  i cristiani dai miracoli che compiono, o da eventuali segni o prodigi, bensì dall’amore che nutrono gli uni per gli altri.

Paolo, prima di parlare delle nostre responsabilità, ricorda alcuni dei meravigliosi benefici che abbiamo avuto in Cristo. Infatti, Dio agisce sempre per primo e solo in un secondo momento chiese all’uomo la giusta risposta. Tutte le altre religioni umane, invece, vedono l’uomo agire per primo, nel tentativo di piacere al loro dio tramite sacrifici o altre iniziative; in cambio, tale divinità può rispondere in modo positivo o negativo, oppure non rispondere affatto. La Bibbia è l’unico libro che ci mostra un Dio di grazia, il quale provvede per l’uomo, lo ricolma di benedizioni e solo successivamente chiede in cambio un comportamento corretto. Il vs. 1 ci dice che Dio ci consola nelle sofferenze, ci conforta col suo amore, è in comunione con noi tramite lo Spirito, agisce per amore verso di noi. Tutte queste premesse portano ad una conclusione logica: perciò bisogna camminare in unità e in accordo.

Vs. 2.  rendete perfetta la mia gioia, avendo uno stesso modo di pensare, uno stesso amore, un solo accordo e una sola mente 

Paolo chiede che la concordia dei Filippesi si verifichi a tre livelli: a livello di pensiero, a livello di cuore e volontà, a livello di sentimento.

Il Signore conosce le nostre diversità personali, tuttavia ci chiede un accordo circa gli obiettivi da raggiungere spiritualmente, secondo la volontà di Dio. Nessuna divisione deve albergare tra noi, anzi ognuno deve abbandonare la superbia e stimare gli altri più di se stesso.

Il Signore desidera che in noi ci sia una gioia perfetta:

Giovanni 15:7-12. Se dimorate in me e le mie parole dimorano in voi, domandate quel che volete e vi sarà fatto, 8  In questo è glorificato il Padre mio, che portiate molto frutto, e così sarete miei discepoli, 9 Come il Padre ha amato me, così io ho amato voi; dimorate nel mio amore. 10  Se osservate i miei comandamenti, dimorerete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e dimoro nel suo amore. 11  Vi ho detto queste cose, affinché la mia gioia dimori in voi e la vostra gioia sia piena. 12  Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io ho amato voi, 

Dio desidera per noi una vita piena e perfetta. La gioia perfetta per Paolo consisteva nel vedere un medesimo modo di pensare all’interno della chiesa in Filippi ed un identico modo di intendere il regno di Dio. L’avanzamento della chiesa, la crescita spirituale personale, l’amore fraterno sono i valori portanti secondo Paolo.

Un medesimo pensare. Qualsiasi vera unità che onora Dio ha come base un medesimo pensiero, ossia credere le stesse cose, avere i medesimi traguardi, seguire identiche dottrine.

Al contrario, l’ecumenismo oggi cerca di unire chiunque si definisca cristiano, senza tener conto delle differenze di pensiero o di interpretazione della Bibbia. Una dottrina vale l’altra, anche se si contraddicono, poiché l’importante è avere tanto amore.

Invece le Scritture fanno capire chiaramente il contrario, ovvero l’importanza di avere un medesimo pensiero ed interpretare correttamente la Parola. Chiaramente dobbiamo ascoltare il volere di Dio, non il parere degli uomini.

Circa l’essere concordi: Filipp. 3:15-16, Filipp. 4:2, 1 Pt 3:8, 1 Cor. 1:10.

Un medesimo amore. La vera unità chiede di amare Dio e gli altri. Quando la Bibbia parla dell’amore, non si tratta principalmente di un sentimento, ma di un impegno. Dio ama e quell’amore si vede nelle Sue azioni. Gesù dichiara che chi Lo ama obbedisce ai suoi comandamenti. In 1 Giovanni leggiamo che non dobbiamo amare a parole e con la lingua, ma con i fatti e in verità.

Quindi: amiamoci gli uni gli altri.

Un solo animo. Significa che stiamo camminando nella stessa direzione e desideriamo la stessa cosa, ovvero la gloria di Dio. Questa è possibile solamente quando c’è una base di verità biblica, amore per Dio e per gli altri. Allora è importante avere una dottrina sana, vero amore, e non perseguire i propri interessi, altrimenti stiamo camminando in una direzione personale e non comune.

Un unico sentimento. Significa “pensare le stesse cose”. Dio vuole che i credenti siano veramente uniti nella verità per compiere grandi opere.

Vedi anche: 2 Corinzi 3:11, Romani 15:5.

Ovviamente, la nostra tendenza naturale non è questa poiché ogni uomo è tendenzialmente egoista, pensa a se stesso e ai propri interessi. L’idea di impegnarci per un bene comune, di avere un medesimo pensiero ed un unico sentimento non è naturale. Tuttavia, grazie a Dio non siamo più quello che eravamo prima di essere salvati ed abbiamo un nuovo cuore. Siamo in Cristo e perciò Dio ci chiama a vivere a seconda della nuova natura che Egli ci ha dato.

Come possiamo incrementare l’unità della chiesa?

Vs. 3  non facendo nulla per rivalità o vanagloria, ma con umiltà, ciascuno di voi stimando gli altri più di se stesso. 

Non esiste nemico maggiore per l’amore che l’orgoglio umano e le passioni personali. Invece cerchiamo di agire con amore, non cercare la propria gloria, né voler essere più importante degli altri:  la motivazione che spinge le azioni deve essere l’amore per i fratelli e per Gesù. Infatti, il Padre celeste, che vede ogni cosa in segreto, benedice apertamente gli umili. Al contrario, il sentimento di vanagloria è tipico di Satana, il quale innalzò se stesso e fin dall’inizio cercò di prendere il posto di Dio. Con tale sentimento tenta di contagiare l’uomo, di stimolare la sua autostima e di renderlo come egli è. Tuttavia, se ricordiamo di essere servi di Cristo, dobbiamo seguire la via da Lui segnata ed agire da servitori degli altri. Diaconi, pastori e servitori in genere, all’interno della chiesa sono dei servi, coloro che lavorano per il diffondersi della Parola, servendo Dio e i fratelli. L’esempio lo ha dato Cristo stesso, il quale ha lavato i piedi agli apostoli, al fine di indicare con chiarezza l’atteggiamento corretto da adottare. Al contrario, nel mondo è usuale farsi strada con prepotenza, cercando di schiacciare gli altri  e promuovere la propria ascesa.

Nel mondo antico l’umiltà era considerata qualcosa di spregevole e fraintesa, in quanto ritenuta come un abietto atteggiamento di deferenza davanti agli uomini. Grazie a Cristo, tuttavia, essa successivamente venne ritenuta una virtù. Anche la vita degli appartenenti alla comunità di Qumran rappresenta un esempio di predilezione per l’umiltà, vista una virtù, al punto da farne la base dell’unità della vita monastica.

Vs. 4. Non cerchi ciascuno unicamente il proprio interesse, ma anche quello degli altri. 

Paolo esorta anche a considerare i meriti degli altri ed i loro interessi, al fine di non schiacciare il prossimo pur di raggiungere i propri obiettivi preposti.

A questo punto Paolo, per rafforzare il suo dire, compone un bellissimo inno in onore di Cristo, presentato come esempio e modello.

Vs.5-6. Abbiate in voi lo stesso sentimento che già è stato in Cristo Gesù dobbiamo imparare ad essere così al fine di raggiungere coloro che non conoscono la parola di Dio, avendo la stessa mente di Cristo, 6  il quale, essendo in forma di Dio, non considerò qualcosa a cui aggrapparsi tenacemente l’essere uguale a Dio, 

Il vs. 6 ha dato adito ad errate interpretazioni. Recita, infatti, “essendo in forma di Dio” ed ha fatto ipotizzare il fatto che Cristo non fosse proprio Dio, ma una creatura simile a Lui 

(v. Testimoni di Geova). Tuttavia va analizzato l’originale:  il quale, essendo (il termine greco indica qualcosa di immutabile) in forma (morfe significa immutabile; schema significa che può cambiare. Riferito all’uomo, morfe è il fatto di essere esseri umani, cosa che non cambierà mai, mentre schema è il nostro apparire, ossia il nostro essere bambini, poi adulti, poi anziani. Nel caso di Cristo, in questo versetto è stata usata la parola morfe, al fine di indicare un Dio immutabile, che resterà sempre Dio).

Cristo è Dio.

Giovanni 1:1. Nel principio era la Parola e la Parola era presso Dio, e la Parola era Dio. 

Tutta la Bibbia afferma che Dio Padre, il figlio e lo Spirito Santo sono Dio.

Giovanni 1:12. ma a tutti coloro che lo hanno ricevuto, egli ha dato l’autorità di diventare figli di Dio, a quelli cioè che credono nel suo nome, 

Ebrei 1:8-9. del Figlio invece dice: "O Dio, il tuo trono è per i secoli dei secoli, lo scettro del tuo regno è scettro di giustizia. 9  Hai amato la giustizia e odiato l’iniquità; perciò Dio, il tuo Dio, ti ha unto con olio di letizia al di sopra dei tuoi compagni".

Cristo è pienamente Dio, ma non  si è aggrappato alla sua gloria, anzi ha accettato di spogliarsene per divenire come noi, suoi servi, per servirci, non per essere onorato. Siamo chiamati a seguirne l’esempio.

Vs. 7.  ma svuotò se stesso, prendendo la forma di servo, divenendo simile agli uomini; 

Volontariamente Gesù decide si spogliarsi della propria divinità e diviene uomo, come noi, acquisendo anche i nostri sentimenti. Tutto questo l’ha fatto per noi, la sua sposa, per renderci degni agli occhi di Dio. Sebbene la differenza esistente tra l’essere Dio e l’essere uomo sia abissale, pari alla grandezza dell’universo, Cristo vi ha rinunciato per il nostro bene: la nostra salvezza.

Isaia 6:1-3.  Isaia ha la visione del trono di Dio:

Nell’anno della morte del re Uzziah, io vidi il Signore assiso sopra un trono alto ed elevato, e i lembi del suo manto riempivano il tempio. 2  Sopra di lui stavano dei serafini; ognuno di essi aveva sei ali: con due si copriva la faccia, con due si copriva i piedi e con due volava. 3  L’uno gridava all’altro e diceva: "Santo, santo, santo è l’Eterno degli eserciti. Tutta la terra è piena della sua gloria". 

Giovanni 12:41. dice che colui del quale abbiamo letto in Isaia è Cristo. Egli era presente assieme al Padre ed ha creato la terra. Quando Adamo ha mangiato il frutto vietato, Dio ha detto che “è divenuto come noi” in quanto alla conoscenza, parlando assieme a Gesù.

Matteo 27:27-31.  Allora i soldati del governatore, avendo condotto Gesù nel pretorio, radunarono attorno a lui tutta la coorte. 28  E, spogliatolo, gli misero addosso un manto scarlatto. 29  E, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero una canna nella mano destra; e, inginocchiandosi davanti a lui, lo schernivano dicendo: "Salve, o re dei Giudei!". 30  Poi, sputandogli  addosso, presero la canna e con quella lo percotevano sul capo. 31  E dopo averlo schernito, lo spogliarono di quel manto e lo rivestirono delle sue vesti; poi lo condussero via per crocifiggerlo.

Per noi Gesù si è spogliato della propria gloria, descritta in Isaia, eppure egli ha scelto di venire sulla terra e di essere condotto in questa sala del trono, dove è stato giudicato. La sua corona, un tempo regale, ora è fatta di spine. Tutto questo è stato fatto per noi.

Lo scopo dell’agire di Cristo è quello di poter morire, in quanto creatura, e salvare tutti gli uomini, mentre in quanto Dio non avrebbe potuto affrontare la morte. Salvando gli uomini, invece, sconfigge Satana e torna allo stato iniziale, quando il rapporto con Adamo e Eva era continuo. Si abbassa, si umilia, al fine di farci comprendere il carattere di Dio e il Suo cuore.

Vs. 8.  e, trovato nell’esteriore simile ad un uomo (viene ribadito il concetto che Cristo si fece uomo in tutto e per tutto), abbassò se stesso, divenendo ubbidiente fino alla morte e alla morte di croce. 

Per i Romani tale punizione era qualcosa di molto forte, al punto che lo scrittore Cicerone la giudica “orripilante e crudelissima”, ed era destinata ai criminali peggiori. Per i giudei, invece, rientrava nella categoria di Deuteronomio 21:23 e significava che la vittima era considerata esclusa dalla comunità di Israele e bandita dal patto di Dio. Per i giudei tale pensiero si dimostrò la pietra di intoppo alla croce (1 Corinzi 1:23 ma noi predichiamo Cristo crocifisso, che è scandalo per i Giudei e follia per i Greci;).

Cristo si è umiliato, è stato obbediente a Dio ed ora viene innalzato dal Padre:

Vs. 9.  Perciò anche Dio lo ha sovranamente innalzato e gli ha dato un nome che è al di sopra di ogni nome, 

L’obbedienza del figlio è coronata dall’esaltazione, con la quale Dio lo resuscita e lo eleva in una posizione di onore. La resurrezione e la glorificazione, quindi, sono la risposta del Padre per l’obbedienza che condusse il figlio alla croce.

Cristo è stato innalzato quando è stato resuscitato dai morti. Prima di lui nessuno aveva ancora ricevuto un corpo glorioso, bensì quello mortale, e perciò doveva morire nuovamente. Cristo, invece, ha ricevuto un corpo glorificato, come primizia della nostra resurrezione ed anteprima di quello che ogni credente avrà alla resurrezione dei morti. Perciò la sua elevazione ha portato beneficio anche a noi.

Essendo stato ritenuto giusto, tutti coloro che ripongono in lui la propria vita, in Lui saranno giustificati, poiché Egli ha pagato per intero il prezzo della condanna dei peccati.

Il nome di Cristo è importantissimo perché dato da Dio stesso. In altri casi il Signore si è comportato in modo analogo: Abramo, Sara, Isacco, Giacobbe, Giovanni battista.

Matteo 1:21. Ed ella partorirà un figlio e tu gli porrai nome Gesù, perché egli salverà il suo popolo dai loro peccati". Gesù significa “Dio salva”.

I cristiani devono compiere ogni cosa nel nome di Gesù, perché è il nome di Dio stesso ed

è quello per il quale ogni cosa ci sarà data. Se anticamente il nome di Dio dimorava nel tempio e nel tabernacolo, ora dimora in noi, perché tempio dello Spirito Santo. Il nuovo patto contempla la nuova arca, ossia il sangue di Cristo. Vi è una netta similitudine, infatti, tra l’antico tempio e l’attuale chiesa di Cristo,  luogo di dimora dell’arca dell’alleanza.

Il nome di Gesù è l’unico che ci salva. Atti 4.12.    12  E in nessun altro vi è la salvezza, poiché non c’è alcun altro nome sotto il cielo che sia dato agli uomini, per mezzo del quale dobbiamo essere salvati".

Questo è il risultato dell’elevazione di Cristo:

Vs. 10-11. affinché nel nome di Gesù si pieghi ogni ginocchio delle creature (o cose) celesti, terrestri e sotterranee, 11  e ogni lingua confessi che Gesù Cristo è il Signore, alla gloria di Dio Padre. 

Tutti i concetti qui espressi sono talmente grandi per la mente umana, che non sempre riusciamo a comprenderne ogni parte. Davide nel Salmo 139 afferma che la grandezza, la maestà e l’onnipotenza di Dio sono troppo immensi per la nostra capacità intellettiva, al punto da divenire incomprensibili. Ad es. il concetto di infinito per noi è inafferrabile, poiché la mente umana tende a porre dei limiti che delimitino le cose; il cielo è infinito, quindi non ha fine. Anche l’amore infinito di Dio per noi è incomprensibile, come lo è il fatto che Egli abbia scelto di divenire uomo, pur essendo nettamente superiore ad esso.

Cristo si è umiliato perciò Dio lo ha innalzato ed ogni creatura riconoscerà la sua signoria su tutto il creato. Dio è umile, Satana è orgoglioso.

Se oggi ci umiliamo davanti a Cristo e riconosciamo la sua sovranità sulla nostra vita, riceveremo la vita eterna. In ogni caso un giorno ci prostreremo davanti a Lui, assieme ad ogni altra creatura, ma sarà troppo tardi; è molto meglio farlo oggi, che siamo ancora in tempo per scegliere. Spesso il mondo si esalta per il risultato di una partita di calcio, ma raramente lo fa per il Signore, l’unico che ha dato la sua vita per ognuno di noi. Tuttavia, un giorno in cielo ogni persona si prostrerà davanti al Re dei Re, un’enorme moltitudine gioirà per Cristo, il Salvatore e farà festa assieme a Lui. In quel momento saremo trasformati in una nuova creatura, simili al Signore, lontani dalla nostra realtà limitata attuale e dalla fragilità del nostro corpo carnale.

Perché Cristo si è comportato così?

Nel vs 4 viene detto che egli non pensava ai propri desideri, ma al bene degli altri. Comprendendo la necessità del suo intervento, ha deciso di allontanarsi dal Regno di Dio e pagare il prezzo necessario.

Nel vs. 11 viene specificato il secondo motivo, ossia la volontà di dare la gloria a Dio Padre. E’ venuto sulla terra, è divenuto come noi, ma conosceva il Padre e l’amore che Egli nutre per gli uomini. Il suo comportamento era diverso da quello degli altri uomini in quanto simile a quello di Dio; infatti, Egli ha detto agli apostoli che vedere lui è come vedere il Padre.

Per accettare di morire per noi, Cristo ha compiuto 7 azioni:

1. non considerò qualcosa a cui aggrapparsi tenacemente l’essere uguale a Dio, ovvero non ha tenuto alla sua posizione in cielo in modo egoistico. In questo modo Paolo afferma che Cristo è uguale al Padre, perché nella trinità il Padre, il figlio e lo Spirito Santo sono un’uguale entità divina. Cristo ha scelto di venire nel mondo volontariamente, senza guardare ai propri interessi, bensì ai nostri. Se anche noi avessimo la stessa mentalità di Cristo, certamente avremo molti meno problemi con

 i fratelli, perché desidereremmo maggiormente i loro interessi, più che i nostri.  Per noi tale sentire è estremamente difficile, e per questo abbiamo bisogno di avere molta comunione con Cristo, al fine di assimilarne la personalità, la pace e il perdono. L’atteggiamento opposto è dettato da Satana. Ezechiele  28 descrive Satana, un angelo importante in cielo, uno dei più belli, ma ribelle ed orgoglioso. Molto profonda è la differenza tra lui e Gesù, il quale si è spogliato della propria realtà precedente per salvarci.

2. svuota se stesso, 

3. prende la forma di un servo

4. diviene simile agli uomini

5. abbassa se stesso

6. obbedisce a Dio

7. muore in croce.

Dietro l’inno stanno numerosi richiami e riferimenti alla figura del “servo di Jahweh” del Vecchio testamento:

Filippesi 2:8 e Isaia 53:8-12:

Filippesi 2:8.  e, trovato nell’esteriore simile ad un uomo, abbassò se stesso, divenendo ubbidiente fino alla morte e alla morte di croce. 

Isaia 53:8-12. Fu portato via dall’oppressione e dal giudizio; e della sua generazione chi rifletté che era strappato dalla terra dei viventi e colpito per le trasgressioni del mio popolo? 9  Gli avevano assegnato la sepoltura con gli empi, ma alla sua morte fu posto col ricco, perché non aveva commesso alcuna violenza e non c’era stato alcun inganno nella sua bocca, 10  Ma piacque all’Eterno di percuoterlo, di farlo soffrire. Offrendo la sua vita in sacrificio per il peccato, egli vedrà una progenie, prolungherà i suoi giorni, e la volontà dell’Eterno prospererà nelle sue mani. 11  Egli vedrà il frutto del travaglio della sua anima e ne sarà soddisfatto; per la sua conoscenza, il giusto, il mio servo renderà giusti molti, perché si caricherà delle loro iniquità. 12  Perciò gli darò la sua parte fra i grandi, ed egli dividerà il bottino con i potenti, perché ha versato la sua vita fino a morire ed è stato annoverato fra i malfattori; egli ha portato il peccato di molti e ha interceduto per i trasgressori. 

Filippesi 2.9 e Isaia 53:12.

Filippesi 2.9. Perciò anche Dio lo ha sovranamente innalzato e gli ha dato un nome che è al di sopra di ogni nome.

Isaia 53:12. Perciò gli darò la sua parte fra i grandi, ed egli dividerà il bottino con i potenti, perché ha versato la sua vita fino a morire ed è stato annoverato fra i malfattori; egli ha portato il peccato di molti e ha interceduto per i trasgressori. 

Filippesi 2.9 e Isaia 52:13.

Isaia 52:13.  Ecco, il mio servo prospererà e sarà innalzato, elevato e grandemente esaltato. 

Dunque:

il quale (= Cristo), essendo in forma di Dio,: cioè di natura divina; secondo il greco significa: esistendo nella “morfè” di Dio, cioè possedendo quella gloria e quella somma di attributi che manifestano al di fuori l’essenza e la natura di Dio.

non considerò qualcosa a cui aggrapparsi tenacemente l’essere uguale a Dio,: 

non considerò lo stato di uguaglianza con Dio e la somma di tali attributi come un “arpagmòn”, cioè una preda da non mollare o da afferrare avidamente; quindi, non considerò il diritto di assumere una natura umana gloriosa e dotata di tutti gli attributi e le prerogative tipiche di Dio, che all’esterno avessero manifestato la sua natura divina, come una preda e un tesoro geloso avidamente da esigere. 

7. ma svuotò se stesso,: letteralmente significa “si svuotò di se stesso”, “ekènosen”, rinunciò alla gloria divina, che gli sarebbe spettata di diritto e che possedeva nella sua preesistenza.

prendendo la forma di servo, divenendo simile agli uomini: assunse un’umanità identica alla nostra e soggetta ai nostri limiti e alle nostre debolezze, fuorchè il peccato.


8  e, trovato nell’esteriore simile ad un uomo,  

abbassò se stesso, divenendo ubbidiente fino alla morte: si sottolinea l’obbedienza di Cristo al Padre, che fece della sua morte in croce un’oblazione volontaria e quindi un gesto di salvezza per tutti.

e alla morte di croce: sottolinea che l’abbassamento di Cristo ha raggiunto il limite massimo.

9  Perciò: a causa di questo abbassarsi Cristo fu innalzato. Infatti, c’è un nesso profondo tra umiliazione e innalzamento, al punto che l’umiltà è la condizione necessaria perché Dio possa intervenire e agire con gloria. Esempio: Luca 1:48. perché egli ha avuto riguardo alla bassezza della sua serva, poiché ecco d’ora in poi tutte le generazioni mi proclameranno beata, 

anche Dio lo ha sovranamente innalzato: Dio interviene, innalza e glorifica. L’uomo non può glorificare se stesso e neanche Cristo, in quanto uomo. Il compito dell’uomo è quello di vivere umilmente e in obbedienza davanti a Dio, lasciando al Signore il compito di glorificarlo.

e gli ha dato un nome: per gli ebrei il nome significa la dignità, la sostanza, la consistenza di una persona. Dio gli ha dato “il” nome, ossia la dignità suprema. “Gli ha dato” in greco significa “gli ha fatto dono”, “charìsato”, ossia è stato benevolo e gratuitamente gli ha donato. Analogamente, gratuito e frutto di dono è stata anche l’obbedienza di Cristo sulla croce verso Dio.

che è al di sopra di ogni nome: nessun’altra creatura è così gloriosa come il Cristo glorificato dal Padre. 

affinché nel nome di Gesù si pieghi ogni ginocchio delle creature (o cose) celesti, terrestri e sotterranee, 11  e ogni lingua confessi: Cristo viene proclamato Re e posto sul trono. Tutto il cosmo, l’umanità, gli esseri celesti e spirituali proclamano il primato e la supremazia di Cristo. Queste espressioni  richiamano da vicino Isaia 45:23, ove si proclama la signoria e la regalità di Jawheh. Applicati a Cristo, tali vocaboli ne sottolineano la dignità divina ed il suo titolo di “Signore”, al pari del Padre.

che Gesù Cristo è il Signore: proclama la Signoria di Cristo, “kyrios”, Signore di ogni cosa. 

alla gloria di Dio Padre: ogni cosa è finalizzata alla gloria di Dio.


Fin qui Paolo ha esortato i Filippesi a cambiare la propria vita, se in essa vi è realmente la presenza di Dio. Certamente la salvezza non viene dalle opere, ma solamente dal sacrificio di Cristo, perché nulla possiamo aggiungere a questa azione accettata da Dio per la nostra redenzione. Tuttavia, se abbiamo sperimentato la grazia del Signore, se veramente lo abbiamo incontrato nel nostro cammino, allora la nostra vita deve cambiare e mostrare i segni di tale incontro. Anche se siamo salvati e nati di nuovo, esiste ancora una trasformazione da compiere in noi, ad opera dello Spirito Santo, al fine di essere conformi all’immagine di Cristo.

Se fino ad ora Paolo ha mostrato Cristo come esempio, ora afferma di seguirne le orme:

Vs. 12. Perciò, miei cari, come mi avete sempre ubbidito non solo quando ero presente, ma molto più ora che sono assente, compite la vostra salvezza  qui Paolo non dice che la salvezza si ha per le opere, ma incita i credenti a collaborate con lo Spirito Santo nell’opera che sta compiendo in noi verso la salvezza, traendo da noi stessi quanto più possibile, afferrando tutto ciò che Dio ha in serbo per noi. Abbiamo una grande ricchezza in noi in Cristo, pertanto non dobbiamo vivere da mendicanti, ma sfruttare tutto ciò che tale ricchezza può darci con timore e tremore, 

Nel momento in cui conosciamo il Signore, la nostra salvezza non può ridursi a qualcosa di apparente, a una facciata, e poi assumere atteggiamenti antitetici quando siamo lontani dalla chiesa. Quindi, Paolo esorta i credenti ad essere santi e consacrati, obbedienti al Signore al pari di Cristo, anche quando egli, fondatore della chiesa, è assente, poiché la vita di un cristiano deve essere sempre coerente. La scelta compiuta da Cristo è stata molto difficile, al punto che egli ha chiesto al Padre di allontanare da lui tale prova così dura, se fosse stato possibile. Anche la vita del cristiano è costellata di prove, e per questo motivo Paolo chiede ai Filippesi di essere obbedienti alla Parola e maturi nella fede anche se egli non è presente e non  vede il loro comportamento. Il cammino col Signore è personale, a tu per tu, e non include la presenza di una moltitudine o comunque di un sorvegliante.

Dalla nostra conversione in poi, lo Spirito Santo porta avanti in noi un lavoro di perfezionamento, in vista della glorificazione eterna.

Efesini 4:20-24.  Voi però non è così che avete conosciuto Cristo, 21  se pure gli avete dato ascolto e siete stati ammaestrati in lui secondo la verità che è in Gesù 22  per spogliarvi, per quanto riguarda la condotta di prima, dell’uomo vecchio che si corrompe per mezzo delle concupiscenze della seduzione, 23  per essere rinnovati nello spirito della vostra mente, 24  e per essere rivestiti dell’uomo nuovo, creato secondo Dio nella giustizia e santità della verità. 

Paolo parla di “rivestirci dell’uomo nuovo” e dichiara chiaramente che ogni giorno è possibile scegliere tra il camminare secondo la carne, rivestendosi dell’uomo vecchio, oppure di quello nuovo, nato dallo Spirito: mentre noi operiamo una scelta, lo Spirito Santo ci guida al fine di portarci alla salvezza. Colui che ha cominciato tale opera è Dio, il quale da sempre ha voluto un rapporto eterno con l’uomo.

Vs. 13.  poiché Dio è colui che opera in voi il volere e l’operare, per il suo beneplacito. 

Dio ha promesso nel libro di Geremia 31:33:  "Ma questo è il patto che stabilirò con la casa d’Israele dopo quei giorni" dice l’Eterno: "Metterò la mia legge nella loro mente e la scriverò sul loro cuore, e io sarò il loro Dio ed essi saranno il mio popolo.  Stabilisce un nuovo patto con gli israeliti, nel tempo in cui essi avrebbero visto il Messia. Dio ha messo la Sua legge nei nostri cuori e, grazie a Lui, desideriamo compiere la Sua volontà, in quanto il Suo volere diviene il nostro.

La salvezza non viene dall’operare dell’uomo, poiché l’autore di ogni cosa è Dio. A lui va l’onore e la gloria. L’uomo collabora in questa trasformazione, ma il volere  è dato da Dio, così come il suo agire verso la salvezza.

Ezechiele 36:26. Vi darò un cuore nuovo e metterò dentro di voi uno spirito nuovo; toglierò dalla vostra carne il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne. 

L’uomo per sua natura non vuole Dio, non vuole obbedirGli, né sottomettersi, né dare a Lui tutta la gloria. Se agiamo diversamente dalla nostra natura, il merito è unicamente nell’opera che il Padre sta compiendo in noi.

Dio, quindi, ci dà la volontà di essere diversi dalla nostra natura, ma anche le capacità per esserlo.

Tre sono gli elementi grazie ai quali possiamo attingere tutta la grande ricchezza che abbiamo in Cristo:

La Parola: 1 Tessalonicesi 2:13. Anche per questo non cessiamo di render grazie a Dio perché, avendo ricevuto da noi la parola di Dio, l’avete accolta non come parola di uomini, ma come è veramente, quale parola di Dio, che opera efficacemente in voi che credete. La Parola di Dio, essendo divina, opera in modo efficace in coloro che le si accostano, se essi credono in Cristo e nel fatto che Dio ci ha fornito della capacità di agire. 

1 Pietro 2:2 come bambini appena nati, desiderate ardentemente il puro latte della parola, affinché per suo mezzo cresciate, 

La Bibbia opera efficacemente in noi e ci fa crescere come cristiani.

La preghiera: 1 Corinzi 14:4. Chi parla in altra lingua edifica se stesso, ma chi profetizza edifica la chiesa. Il dono delle lingue edifica il credente e per questo deve essere usato ogni giorno ed in ogni circostanza (in macchina, al lavoro…), poiché il tesoro che Dio ci ha dato deve essere utilizzato in ogni momento possibile.

Giuda 20.  Ma voi, carissimi, edificando voi stessi sulla vostra santissima fede, pregando nello Spirito Santo, Chi prega e legge la Parola diviene un credente sempre più forte.

La difficoltà: 2 Corinzi 1:8-9. Perché non vogliamo, fratelli, che ignoriate la nostra afflizione che ci capitò in Asia, come siamo stati eccessivamente gravati al di là delle nostre forze, tanto da giungere a disperare della vita stessa. 9  Anzi avevamo già in noi stessi la sentenza di morte, affinché non ci confidassimo in noi stessi, ma in Dio che risuscita i morti, Le enormi difficoltà vissute da Paolo hanno avuto per finalità il fatto di spingerlo ad affidare la propria vita nelle mani del Padre, di quel Dio che può ogni cosa.

Vs. 14. Fate ogni cosa senza mormorare e senza dispute, 

Le motivazioni del nostro cuore circa le azioni che svolgiamo devono essere analoghe al cuore di Cristo; così anche i nostri atteggiamenti devono essere corretti, non per la nostra gloria, ma per Dio. Paolo afferma tali cose in quanto conosce le tendenze umane, soprattutto la nostra inclinazione al lamento e alla scontentezza. Dobbiamo agire senza recriminare, poiché gli ordini di Dio vengono impartiti affinché vengano eseguiti, non messi in discussione. Infatti, ogni responsabilità ricevuta è un segno di stima, di fiducia e, inoltre, è qualcosa che viene compiuto per Cristo: per questi motivi va portata a termine con gioia ed entusiasmo, alla gloria di Dio.

Tuttavia, bisogna notare che il lamentarsi è stato un peccato che ha macchiato la purezza del popolo di Dio fin dal tempo antico.

Esodo 16:7. e al mattino vedrete la gloria dell’Eterno, poiché egli ha udito le vostre mormorazioni contro l’Eterno; ma noi che cosa siamo perché mormoriate contro di noi?”.

Numeri 11:1. Or il popolo si lamentò e questo dispiacque agli orecchi dell’Eterno; come l’Eterno li udì, la sua ira si accese, e il fuoco dell’Eterno divampò fra di loro, e divorò l’estremità dell’accampamento. 

Non solo si lamentarono contro Mosè, ma, cosa ancor più seria, si ribellarono contro Dio stesso.

Nel caso dei Filippesi, comunque, il parallelo non è strettamente pertinente, in quanto essi volsero le proprie dispute l’uno verso l’altro, non contro Dio.

Vs. 15.  affinché siate irreprensibili e integri( ovvero persone di parola), figli di Dio senza biasimo in mezzo ad una generazione ingiusta e perversa, fra la quale risplendete come luminari nel mondo, tenendo alta la parola della vita, 

I bambini sono generalmente entusiasti nel compiere egli incarichi a loro assegnati, e vogliono mostrare agli adulti le loro capacità: analogamente dovrebbero essere i credenti nei confronti di Dio, svolgendo i compiti ricevuti con gioia. I non credenti devono vedere in noi questo atteggiamento, in mezzo ad una generazione “ingiusta e perversa”.

Paolo afferma che i credenti sono dei “luminari”, ossia la luce (v. Genesi 1) che illumina il cielo di giorno e di notte, basata sulla santità e sulla giustizia di Dio. La luce illumina le tenebre, mostra ciò che il buio nasconde, illumina la via, al fine di indicare la giusta direzione. Esteticamente, ciò che nasce al buio, ad esempio in una grotta (es. funghi) non è bello da vedere, mentre ciò che trae vita alla luce è colorato e accattivante; analogamente, una splendente giornata di sole fa apparire ai nostri occhi il creato in tutta la sua bellezza.

Ecco le parole di Cristo in Matteo 5:14-16.   Voi siete la luce del mondo; una città posta sopra un monte non può essere nascosta. 15  Similmente, non si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candeliere, perché faccia luce a tutti coloro che sono in casa. 16  Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, affinché vedano le vostre buone opere e glorifichino il Padre vostro che è nei cieli". 

Anche se apparentemente i non credenti dimostrano di non apprezzare la luce, certamente dentro di loro hanno fame di ciò che vedono nella vita di chi ha Cristo in sé; ciò che li tiene lontani da Dio è l’orgoglio umano, lo stesso che li spinge a deridere i cristiani.

Cosa ci serve per vivere senza mormorii e dispute? La fede e l’umiltà sufficiente per capire che Dio è colui che ci permette la vita ed ogni altra cosa. I risultati di tale vita sono l’essere:

  • irreprensibili e integri,

  • figli di Dio senza biasimo,

  • risplendenti come astri nel mondo,

  • coloro che tengono alta la Parola della vita.

Con la mia vita devo onorare la Parola di Dio e dichiarare che essa è verace. Satana attacca la chiesa con ogni mezzo perché essa è la testimonianza vivente della sua sconfitta, ovvero del fatto che egli non ha potere su tutto il mondo. Il cristiano è un uomo libero, che cammina in mezzo agli schiavi, incatenati alle tenebre.

 

Vs. 16-18.  affinché nel giorno di Cristo abbia di che gloriarmi, per non aver corso invano né invano faticato. 17  Ma anche se sono versato in sacrificio e servizio della vostra fede, ne gioisco e ne godo con tutti voi. 18  Similmente gioitene anche voi e rallegratevi con me.

In tutte le lettere di Paolo è presente la sua gioia, indirizzata verso due cose: coloro che vengono a Cristo e coloro che crescono in Cristo. Questo era il suo desiderio per i credenti a Filippi (e per tutti i cristiani in genere): che al termine della sua vita, guardando la terra dal cielo, possa comprendere come la sua esistenza abbia avuto un significato e che il suo agire non sia stato vano. Infatti, la gloria di Dio e la salvezza dell’anima umana sono cose che dureranno in eterno.

Sfidiamo noi stessi chiedendoci se siamo una luce, se serviamo Dio con l’animo giusto o lamentandoci, e cerchiamo di capire cosa conti realmente per noi, se un nostro regno o il regno di Dio. Tutti noi un giorno dovremo guardare la nostra vita e allora capiremo se abbiamo combattuto “il buon combattimento”, per la gloria di Dio, al fine di sentirci dire:”Ben fatto, servo fedele”. 

Vs. 12-18. Perciò, miei cari, come mi avete sempre ubbidito non solo quando ero presente, ma molto più ora che sono assente, compite la vostra salvezza (= collaborate con lo Spirito Santo nell’opera che sta compiendo in noi verso la salvezza) con timore e tremore, 13  poiché Dio è colui che opera in voi il volere e l’operare, per il suo beneplacito (per il suo disegno benevole-versione Luzzi). 14  Fate ogni cosa senza mormorare e senza dispute, 15  affinché siate irreprensibili e integri, figli di Dio senza biasimo in mezzo ad una generazione ingiusta e perversa, fra la quale risplendete come luminari nel mondo, tenendo alta la parola della vita, 16  affinché nel giorno di Cristo abbia di che gloriarmi, per non aver corso invano né invano faticato. 17  Ma anche se sono versato in sacrificio e servizio della vostra fede, ne gioisco e ne godo con tutti voi. 18  Similmente gioitene anche voi e rallegratevi con me. 

Questi versetti mostrano 5 segni identificanti l’avvenuta salvezza nel cristiano:

  • che la vita dell’individuo è cambiata, altrimenti non siamo nati di nuovo e non abbiamo la vita eterna. La salvezza si ottiene attraverso la fede in Cristo, tuttavia Giacomo afferma di dimostrare la fede nelle opere, le quali devono necessariamente essere lo specchio di una vita cambiata. La Bibbia narra la storia di alcune persone, le quali, pur avendo incontrato il Signore e gustato la Sua grazia, tuttavia non si sono convertite (es. i 10 lebbrosi sanati, le persone che seguivano Cristo e che poi erano tra la folla che ne voleva la crocifissione).

  • Che abbiamo timore e tremore di Dio, non dettato dalla paura verso un padrone malvagio. Nei Vangeli, infatti, è stato delineato in Cristo il carattere di Dio, il quale si è mostrato a noi nel suo essere amorevole e pronto al perdono (es. verso la donna adultera). Il timore che proviamo deve nascere dalla paura di perdere il Signore nella nostra vita e tutti i privilegi che l’essere vicino a Lui comportano. Se ci troviamo presso Dio, godiamo della Sua protezione e della Sua cura nella nostra vita. Questo è il sentimento dell’umile, il quale riconosce la propria debolezza e, di conseguenza, la necessità di dipendere dal Padre. Al contrario, l’orgoglioso ritiene di essere autosufficiente e, quindi, di potersi permettere l’allontanamento. Di fronte ai fatti che si verificano nel mondo (terremoti, epidemie…), dobbiamo guardare verso l’alto, poiché Cristo ci ha detto che essi sono solamente i segni che annunciano il Suo ritorno imminente. Pertanto, questo è proprio il momento di stringerci fortemente a Lui, poiché la fine è vicina. Un altro timore che dobbiamo provare è quello di portare scandalo al nome di Cristo, di offendere, attraverso il nostro comportamento, colui che ci ha tanto amato. Ovviamente, dal momento che la nostra natura è peccaminosa, non possiamo certo pretendere di non sbagliare più; tuttavia non possiamo fare del peccato il nostro stile di vita abituale, in quanto lo Spirito di Dio modifica il nostro volere. Il passo successivo è l’operare, ossia il mettere in pratica i desideri che lo Spirito innesta nel nostro cuore. L’opera è solamente di Dio, mentre il nostro compito è unicamente quello di lasciarci condurre.

Giovanni 6:26-29.  Gesù rispose loro e disse: "In verità, in verità vi dico che voi mi cercate non perché avete visto segni, ma perché avete mangiato dei pani e siete stati saziati. 27  Adoperatevi non per il cibo che perisce, ma per il cibo che dura in vita eterna, che il Figlio dell’uomo vi darà, perché su di lui il Padre, cioè Dio, ha posto il suo sigillo". 28 Gli chiesero allora: "Che cosa dobbiamo fare per compiere le opere di Dio?". 29  Gesù rispose e disse loro: "Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato". 

L’unico compito che dobbiamo assolvere è quello di credere in Cristo, alla Sua Parola e ringraziarlo per l’opera che Egli ha iniziato nella nostra vita, essendo l’unico autore della nostra salvezza. In Galati, Paolo afferma che Dio lo aveva separato dal mondo già nel grembo di sua madre: anche se per una parte della sua vita egli è stato un persecutore dei cristiani, tuttavia il Signore era già all’opera e lo stava forgiando affinché diventasse un Suo servo fedele. Analogamente, se crediamo in Lui, Dio farà un’opera anche nella nostra vita e la porterà a termine.

  • la pace e la gioia interiore che hanno i cristiani: i figli di Dio sono tranquilli, per cui non hanno bisogno di mormorare e discutere. I figli di Israele si lamentavano sempre di Mosè e, di conseguenza, dell’operato di Dio; per questo motivo il Signore non ha permesso loro di entrare nella terra promessa. Quando i rappresentanti delle 12 tribù sono andati in avanscoperta nel paese promesso da Dio ai figli di Israele, 10 di loro ne hanno colto solo gli aspetti negativi, e in questo senso hanno cercato di influenzare i fratelli, mentre 2 (Joshua e Caleb) hanno osservato i fatti attraverso gli occhi della fede, ed hanno pensato che, grazie all’aiuto di Dio, tutto sarebbe stato possibile. Chi possiede questa attitudine, vive serenamente anche i momenti difficili, in quanto si affida nelle mani di Dio.

  • La vita di un figlio di Dio è irreprensibile agli occhi degli altri e vive una vita in modo integro. Agli occhi di Dio appare senza macchia, in quanto il sangue di Cristo purifica da ogni peccato. In questo modo possiamo brillare come le stelle del cielo.

  • Tenere alta la parola della vita significa mettere la Parola di Dio al primo posto nella nostra vita, ossia studiarla quotidianamente. 

1Pietro 2:2-3 : come bambini appena nati, desiderate il puro latte spirituale, perché con esso cresciate per la salvezza,3  se davvero avete gustato che il Signore è buono. Chi vuole crescere come credente deve studiare la Parola di Dio, perché solo in questo modo essa penetrerà all’interno dell’animo umano. Frutto di questo lavoro è la crescita individuale, lenta ma costante, in quanto la Bibbia è il pane quotidiano del cristiano.

1 Giovanni 1:1. Quel che era dal principio, quel che abbiamo udito, quel che abbiamo visto con i nostri occhi, quel che abbiamo contemplato e che le nostre mani hanno toccato della Parola della vita 

Cristo è la parola della vita, per cui chi legge la Bibbia conosce il Signore e tiene Cristo innalzato nella propria vita. Egli è la Parola, è divenuto carne e ha dimorato in mezzo a noi. Per questo il Signore deve occupare il primo posto nella nostra vita.

Ora Paolo parla di due fratelli, Timoteo e Epafrodito, servi fedeli di Cristo ed esempio per i cristiani di tutti i tempi.

Anche altre volte vengono citati nella Bibbia dei fedeli, ricordati o per le loro buone opere, oppure, al contrario, per il servizio malvagio che hanno svolto. Ad esempio, Dema viene citato per aver abbandonato l’opera di Dio e seguito i desideri della carne (2 Timoteo 4:10).

Al contrario, Cristo afferma che in ogni tempo e luogo le persone ricorderanno la donna che lo ha cosparso di incenso, proprio grazie al gesto d’amore che ella ha compiuto.

Timoteo e Epafrodito vengono ricordati quali esempi da seguire, ed anche oggi, dopo molti secoli, sono nominati nelle chiese dai cristiani di tutto il mondo.

In numerose parti del N.T possiamo leggere delle notizie di Timoteo.

Vs. 19-20. Ora spero nel Signore Gesù di mandarvi presto Timoteo, affinché anch’io sia incoraggiato nel conoscere le vostre condizioni, 20  perché non ho alcuno d’animo uguale al suo e che abbia sinceramente cura delle vostre cose. 

Paolo è a Roma, in carcere. Durante la sua vita ha viaggiato moltissimo, conoscendo migliaia di credenti e convertendo una moltitudine di persone. Ha lavorato per Cristo assieme a molti fratelli, eppure, al termine della propria vita, afferma che solo Timoteo è un uomo che ha la sua stessa anima e analoga visione. Più volte egli è stato il rappresentante personale di Paolo presso le chiese:

1 Corinzi 4:17. Per questa ragione vi ho mandato Timoteo, che è mio figlio diletto e fedele nel Signore, che vi ricorderà quali sono le mie vie in Cristo e come insegno dappertutto in ogni chiesa.

1 Corinzi 16:10. Ora, se viene Timoteo, fate in modo che rimanga con voi senza timore, perché si adopera nell’opera del Signore, come faccio io stesso. 

1 Tessalonicesi 3:2. e mandammo Timoteo, nostro fratello e ministro di Dio, e nostro compagno d’opera nell’evangelo di Cristo, per confermarvi e confortarvi nella vostra fede, 

Timoteo si interesserà sinceramente dei Filippesi e avrà a cuore la loro comunità. Figlio spirituale di Paolo, ha assorbito lo spirito dell’apostolo ed ogni suo atteggiamento pastorale. Egli non ricercava gli interessi personali, bensì la crescita spirituale dei credenti ed il progredire della chiesa di Cristo. Aveva dato buona prova di sé servendo la causa del Vangelo ed agendo con il cuore. Egli trascurava se stesso e le proprie esigenze per impegnarsi nell’evangelizzazione. Era un servo del Signore.

Altre persone, contrariamente a quanto compiuto da Timoteo o da Epafrodito, agivano per il proprio interesse:

vs. 21. Tutti infatti cercano i loro propri interessi e non le cose di Cristo Gesù. 

E’ veramente raro trovare un uomo come Timoteo, desideroso di lavorare per il benessere degli altri ed offrirsi per un viaggio sfibrante, pur di porre fine alle liti in corso tra i fedeli in Filippi. Trattasi di un problema delicato, che richiede tatto, saggezza e pazienza. Il compito affidato a Timoteo era certamente poco invidiabile, specialmente per un uomo giovane (1 Timoteo 4:12. Nessuno disprezzi la tua giovinezza, ma divieni esempio ai fedeli nella parola, nella condotta, nell’amore, nello Spirito, nella fede e nella castità.), debole fisicamente (1 Timoteo 5:23. Non bere più soltanto acqua, ma fa’ uso di un po’ di vino a causa del tuo stomaco e per le tue frequenti infermità.) e riservato di carattere (1 Corinzi 16:10. Ora, se viene Timoteo, fate in modo che rimanga con voi senza timore, perché si adopera nell’opera del Signore, come faccio io stesso.)

Vs. 22  Ma voi conoscete la sua prova come ha servito con me nell’evangelo, come un figlio serve al padre. 

I Filippesi conoscevano Timoteo fin dai tempi della predicazione da parte di Paolo e ne avevano provata la rettitudine e il carattere integro. A lui l’apostolo affiderà tutte le chiese, al termine della propria vita. 

Vs. 23-24.  Spero dunque di mandarvelo non appena avrò sistemato completamente le mie cose. 24  Ora ho fiducia nel Signore che io pure verrò presto. 

Ora Paolo elogia Epafrodito e lo raccomanda alla chiesa in Filippi. Egli è membro di tale chiesa, incaricato dai fratelli di portare a Paolo un aiuto economico e di assisterlo. A Roma si è ammalato gravemente e Paolo ha preferito inviarlo nuovamente a casa, al fine di tranquillizzare i fratelli. A lui affida questa lettera. L’apostolo lo descrive come un suo “compagno di lotta e di lavoro”, ossia una persona che si dedica totalmente all’opera di Cristo. Lavorare e lottare con Paolo significava impegnarsi grandemente, dedicandosi alla causa del Vangelo, anziché alle proprie cose. Nel momento della malattia dimostra preoccupazione per i fratelli che lo sapevano in pericolo, quindi un grande cuore per essi, più che per se stesso. Credo sia utile notare quanto Paolo stimasse Epafrodito, sottolineando il fatto che egli aveva letteralmente rischiato la propria vita pur di supplire ai servizi del ministerio.

Vs. 25.  Tuttavia ho ritenuto necessario di mandarvi Epafrodito, mio fratello, compagno d’opera e di lotta, vostro apostolo e ministro dei miei bisogni 

A Epafrodito Paolo assegna tre titoli, corrispondenti tre livelli di consacrazione:

fratello indica una parentela spirituale ed una medesima figliolanza con Dio. Inoltre sottolinea l’amore che lega gli uni gli altri i membri di una stessa famiglia, sia pure spirituale, e una vicinanza affettiva.

Compagno d’opera indica una persona che lavora fianco a fianco con un’altra per il Signore. Era un uomo in grado di cooperare con gli altri e sottomettersi alle altre persone.

Di lotta, ossia nella lotta per il Signore, un soldato per Dio. Un soldato è coraggioso, addestrato per combattere, in grado di dare la vita.

2 Timoteo 2:1-4. Tu dunque, figlio mio, fortificati nella grazia che è in Cristo Gesù; 2  e le cose che hai udite da me in presenza di molti testimoni, affidale a uomini fedeli, che siano capaci di insegnarle anche ad altri. 3  Tu dunque sopporta sofferenze, come un buon soldato di Gesù Cristo. 4  Nessuno che presta servizio come soldato s’immischia nelle faccende della vita, se vuol piacere a colui che lo ha arruolato. 

Un soldato è colui che è in grado di soffrire, che dona molto più del superfluo, al fine di piacere a Dio. Egli non s’immischia nelle cose che non riguardano il suo Re, ossia le cose di questo mondo. Un soldato è un uomo addestrato, al fine di compiere bene il proprio lavoro, obbediente, pronto al sacrificio della vita.

vostro apostolo e ministro dei miei bisogni:

Epafrodito era venuto da Paolo quale rappresentante della chiesa, della quale era “messaggero”, ossia “apostolo”, per portargli in dono del danaro. Egli è ministro dei bisogni di Paolo, nel senso che li vedeva e si muoveva per risolverli.

Vs. 26-30.  poiché egli desiderava molto vedervi tutti, ed era angosciato perché avevate udito che era stato ammalato. 27  Difatti egli è stato malato e molto vicino alla morte, ma Dio ha avuto pietà di lui, e non solo di lui ma anche di me, perché non avessi tristezza su tristezza. 28  Ve l’ho mandato perciò con tanta premura perché, vedendolo, di nuovo vi possiate rallegrare ed io stesso sia meno contristato. 29  Accoglietelo dunque nel Signore con grande gioia e abbiate stima di persone come lui, 30  perché per l’opera di Cristo egli è stato molto vicino alla morte, avendo esposto a rischio la propria vita, per supplire ai servizi che voi non potevate prestarmi. 

Alcune correnti di pensiero asseriscono che la malattia sia frutto del peccato, imputabile o alla persona ammalata o a un suo antenato. Pur essendo vero che talvolta il peccare ha come conseguenza la malattia (es. i rapporti occasionali possono far contrarre l’aids), tuttavia è certo che le infermità non sono una punizione divina per il male commesso. In caso contrario, infatti, tutti gli uomini sarebbero malati.

Il corpo umano è mortale, quindi soggetto alla malattia e alla morte. Il fatto veramente importante è che l’anima del cristiano sia in salvo, al sicuro presso Dio.

Quanto a Epafrodito, egli è un uomo che seppe mettere in gioco la vita per il servizio di Cristo, nell’interesse dell’apostolo e per conto della comunità di Filippi, la quale non poteva dare aiuto in altro modo, essendo distante migliaia di chilometri. Sicuramente ricercava poco le comodità e la sicurezza personale, pur di assumersi le proprie responsabilità.

1 Giovanni 3:16. Da questo abbiamo conosciuto l’amore: egli ha dato la sua vita per noi anche noi dobbiamo dare la nostra vita per i fratelli. 

La malattia di Epafrodito mette in grande apprensione i Filippesi, i quali sperano di riaverlo al più presto tra loro. Ma perchè Paolo non l’ha guarito, dal momento che aveva ricevuto tale dono ed era in grado perfino di resuscitare i morti? (Atti 20:10). Probabilmente perchè tale potere non aveva sempre un effetto positivo essendo un dono e, quindi, dato dal Signore a suo piacere. Tuttavia vediamo che Dio stesso guarisce Epafrodito e lo restituisce alla sua gente.

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