Filippesi 1
Cap. 1
Vs. 1-2. Paolo e Timoteo, servi di Gesù Cristo, a tutti i santi in Cristo Gesù che sono a Filippi, con i vescovi e i diaconi: 2 grazia a voi e pace da Dio nostro Padre e dal Signore Gesù Cristo.
e Timoteo: Paolo include Timoteo nel saluto iniziale, però è ovvio che l’autore della lettera è solo Paolo. Tuttavia Timoteo aveva un cuore simile al suo, era totalmente concorde con il contenuto della lettera ed aveva a cuore la chiesa di Filippi.
Paolo aveva al suo fianco dei segretari per la composizione delle lettere (forse Timoteo era uno di questi) e comunque aveva tanti collaboratori, dei quali si serviva per promuovere l’opera di Dio. Tanti brani ci fanno capire che egli non era solo e che la sua opera è stata il frutto di una collaborazione. Infatti il Signore si serve di una moltitudine di operai che vogliono darsi da fare senza cercare gloria o riconoscimento, bensì unicamente il progresso dell’opera di Dio. E’ facile notare che Paolo sia stato molto usato da Dio, ma è anche importante comprendere che insieme a lui c’erano tanti altri uomini pronti ad essere mandati ovunque serviva, per promuovere il regno di Dio. Quando ci sono tanti servi, Dio compie molto.
Nella maggior parte delle lettere, Paolo inizia i saluti definendosi “apostolo chiamato da Dio” e “servo di Gesù Cristo”, anche se la traduzione corretta per “dulos” è schiavo, più che servo. Nella cultura ebraica, nell’anno del giubileo gli schiavi venivano liberati; tuttavia, se desideravano rimanere al servizio del padrone, ricevevano un anello da apporre all’orecchio e restavano schiavi per tutta la vita. Il termine “dulos” indica proprio lo schiavo che dedica tutta la sua vita al servizio del proprio padrone.
Per Paolo, quindi, l’onore più grande era quello di essere servitore di Cristo, non tanto quello di essere a capo di una chiesa.
Nelle altre lettere si definisce anche “apostolo”, al fine di far capire a coloro che non lo conoscevano di essere un apostolo di Dio, al pari degli altri, e, quindi, di avere una certa autorità.
Nella sua forma ebraica, ‘ebed Yahweh, l’espressione viene usata per Mosè e per i profeti.
Per Mosè:
Esodo 14:31. Israele vide la grande potenza che l’Eterno aveva mostrato contro gli Egiziani, e il popolo temette l’Eterno e credette nell’Eterno e in Mosè suo servo.
Numeri 12:7. Ma non così con il mio servo Mosè, che è fedele in tutta la mia casa.
Salmi 105:26. Allora egli mandò Mosé, suo servo, e Aaronne che aveva eletto.
Per i profeti:
Geremia 25:4. L’Eterno vi ha pure mandato tutti i suoi servi, i profeti con urgenza ed insistenza, ma voi non avete ascoltato né prestato l’orecchio per ascoltare.
Daniele 9:6-10. 6 Non abbiamo ascoltato i profeti, tuoi servi, che hanno parlato nel tuo nome ai nostri re, ai nostri capi, ai nostri padri e a tutto il popolo del paese. 7 O Signore, a te appartiene la giustizia, ma a noi la confusione della faccia come avviene oggi stesso agli uomini di Giuda, agli abitanti di Gerusalemme e a tutto Israele, a quelli vicini e a quelli lontani, in tutti i paesi in cui li hai dispersi, a motivo delle infedeltà che hanno commesso contro di te. 8 O Signore, a noi la confusione della faccia, ai nostri re, ai nostri capi e ai nostri padri, perché abbiamo peccato contro di te. 9 Al Signore nostro DIO appartengono la misericordia e il perdono, perché ci siamo ribellati contro di lui, 10 e non abbiamo ascoltato la voce dell’Eterno, il nostro DIO, per camminare nelle sue leggi, che ci aveva posto davanti per mezzo dei suoi servi, i profeti.
Amos 3:7. Poiché il Signore, l’Eterno, non fa nulla, senza rivelare il suo segreto ai suoi servi, i profeti.
In questi contesti, il termine “servo” denota l’autorità data loro da Dio quali messaggeri accreditati dal Signore. L’essere servitore, quindi, evidenzia il fatto di essere uno strumento nelle mani di Dio, il quale si compiace di utilizzarlo.
Probabilmente Paolo non adopera il termine “apostolo” in questa lettera indirizzata ai Filippesi, in quanto con loro vi era un profondo legame affettivo ed anche perché tali fratelli non mettevano in alcun dubbio la sua autorità di messaggero di Cristo.
Inoltre, in questa epistola non sono presenti delle riprensioni, come ad esempio nel caso dei Corinzi, e per questo non sente la necessità di sottolineare la propria autorità di apostolo, e preferisce definirsi solo “schiavo” di Cristo, Sua proprietà.
Se un servo è anche colui che pensa al bene degli altri, Gesù ne è l’esempio per eccellenza, dal momento che ha rinunciato per noi alla sua realtà spirituale e poi alla sua vita. Matteo 20:25-28 fa capire come la vera maturità spirituale sta nell’essere servi. Questo è il vero modo di essere grandi nel regno di Dio. Quando il Signore ci offre i doni spirituali, lo fa per il bene di tutti e perché vengano messi al servizio della comunità.
Ringraziamo Dio per Paolo, per Timoteo, per Tichico, per Sila, per Luca e per quanti altri non conosciamo, ieri come oggi, poiché avevano un vero cuore di servo e hanno dato la loro vita, anno dopo anno, per diffondere il vangelo. Tramite loro la Parola è giunta fino a noi.
A tutti i santi in Cristo Gesù è un’espressione che indica l’intera comunità cristiana. E’ un termine che nel Nuovo Testamento si trova solo al plurale e si riferisce sempre a tutti i cristiani. Paolo, quindi, nomina la pluralità prima dei ministri, poichè essi sono al servizio della chiesa, ossia per la cura e l’edificazione di essa; al contrario, la chiesa non è nata per dare gloria ai ministri. “Hagios”, cioè santo, significa separato, nel senso che il cristiano è separato dal male e consacrato al servizio di Dio, separato dal mondo e riservato per un servizio molto speciale. “Santo” vuol dire “riservato per Dio”. Nel Vecchio Testamento, Israele era il popolo santo, proprio in questi due sensi.
“Siate santi” è l’esortazione data ai figli di Dio, cioè a coloro che sono in Cristo, chiamati ad essere il suo popolo. La nostra santità può essere solo in Cristo, cioè nell’unione con la sua morte e resurrezione. In lui saremo giustificati anche dal Tribunale Celeste, il quale ci dichiarerà innocenti, grazie al sangue di Gesù. Solo dimorando IN LUI possiamo essere santi, poiché la natura umana è totalmente antitetica alla santità.
Essere in Cristo è una responsabilità enorme, oltre che un privilegio, perché chi è realmente in Cristo non rimane nel peccato (oppure: chi rimane nel peccato non è realmente in Cristo).
Il dovere dei vescovi (episcopoi) è indicato in Atti 20:28. Badate dunque a voi stessi e a tutto il gregge in mezzo al quale lo Spirito Santo vi ha costituiti vescovi, per pascere la chiesa di Dio, che egli ha acquistata col proprio sangue.
I vescovi in Atti 20:17 sono chiamati “gli anziani della chiesa”, i quali hanno il compito di nutrire e proteggere i fedeli. I vescovi vengono chiamati anche “anziani o pastori” ed hanno il compito di aver cura della chiesa locale. Oggi nel mondo cristiano esistono vari tipi di chiese, le quali si servono di molteplici modalità organizzative. Tuttavia dobbiamo ricordare che Cristo è il capo della chiesa, la quale non è libera di decidere quale tipo di governo adottare. Gesù, infatti, ci ha dato delle chiare istruzioni per guidarci circa il portare avanti la chiesa. Ha stabilito che la chiesa locale debba essere dotata di due uffici: quello dei diaconi e quello degli anziani. Entrambi devono possedere delle qualifiche, stabilite da Dio, per poter essere riconosciuti idonei per quegli uffici.
I diaconi hanno il ruolo di servire, fatto molto importante e di grande responsabilità.
1 Timoteo 3:13. Coloro infatti che hanno svolto bene il servizio si acquistano una buona reputazione e grande franchezza nella fede in Cristo Gesù.
I diaconi non hanno autorità nella chiesa, ma devono servire, anche in senso pratico.
Il nome diaconoi deriva da coloro che, nel mondo laico, erano responsabili di alcuni compiti sociali nella comunità, come ad es. la distribuzione del cibo. Il diacono aveva anche mansioni amministrative.
I vescovi sono gli anziani o pastori. I tre termini sono sinonimi. Come i diaconi, anche i vescovi devono servire la chiesa, però il loro compito è maggiormente spirituale. Infatti, hanno la responsabilità di guidare la chiesa, di sorvegliarla, proteggerla, di insegnare e vegliare sull’insegnamento. Ricevono da Dio stesso l’autorità di guidare la comunità.
Vedi: Atti 20:28, 1 Pt 5:1-4, Tito 1:7, 1 Timoteo 3:2, Ebrei 13:17.
“Grazia e pace” è un saluto di gioia, che sottolinea l’amore di Dio per tutto il mondo ed il desiderio di pace interiore per ogni uomo, nata da un intimo rapporto con Dio. Se Cristo è il Signore della nostra vita, allora abbiamo pace con Dio. Per questo motivo, anche quando un figliolo di Dio vive un periodo di tribolazioni, riesce ugualmente a trovare sollievo nella pace di Dio e nella certezza della vita eterna.
La grazia è la bontà di Dio riversata sull’uomo, non meritata, che trae origine in Dio stesso.
Per descrivere la grazia di Dio, i Teologi nei secoli hanno scelto due termini: la grazia naturale e quella particolare.
La grazia naturale è quella che Dio dimostra verso tutta la creazione: la vita stessa, il cibo e tutte le benedizioni materiali sono frutto della grazia di Dio. Inoltre, all’uomo ha dato la capacità di pensare, di ragionare, di apprezzare, di creare, di esprimersi e di comunicare. Quindi, tutto quello che siamo e che abbiamo di buono sono espressione della grazia di Dio, che non abbiamo meritato.
La grazia particolare è la salvezza, che comporta la redenzione, il perdono, la giustificazione, l’adozione e la santificazione. Al contrario della grazia naturale, quella particolare non giunge a tutti. Per grazia abbiamo il perdono dei peccati e la vita eterna.
Non c’è pace senza grazia, poichè essa nasce dalla consapevolezza di essere oggetto dell’amore divino.
Inoltre: la grazia e la pace provengono da Dio e sono un Suo dono agli uomini mediante Gesù. Egli è il mediatore, il canale attraverso il quale passano la grazia e tutte le benedizioni che Dio elargisce.
Dio nostro padre. Ogni persona, ogni peccatore, può avere per padre il Santo Creatore di tutte le cose!
Tanti pensano che Dio sia lontano e irraggiungibile e che pertanto non si possa avere un vero rapporto con Lui. Per questo motivo cercano il suo aiuto tramite dei mediatori, pensando di non potersi rivolgere a Lui direttamente. Inoltre, cercano il Suo aiuto, non Dio stesso; non lo amano realmente e non cercano un rapporto con lui.
Altri ritengono che Dio sia il padre di tutti e che lo sia a prescindere dai peccati umani e dalla ribellione. Quando tali persone pregano il Signore, non pensano lontanamente ai propri peccati, come se essi non avessero importanza e che Dio non ci desse peso. Lo considerano un padre sempre disponibile, al quale chiedere ogni favore, molto alla buona e non lo rispettano. Non vi è il ricercare un rapporto padre-figlio e, anzi, Dio potrebbe essere sostituito dalla bacchetta magica.
In realtà è veramente possibile avere Dio come Padre, però non per tutti, ma solo di quelli che accettano Cristo, pongono in Lui la propria fede e nascono di nuovo. Ogni persona, infatti, inizia la propria vita come figlio dell’ira di Dio. Efesini 2:1-3.
Satana è il padre dei non salvati. Giovanni 8:44.
Solo chi nasce di nuovo viene adottato come figlio e, in quanto tale, viene accolto, amato, rimproverato, istruito e curato dal Padre.
Il Signore Gesù Cristo.
L’appellativo “Signore” è la traduzione greca di “Kurios”, termine che viene usato per tradurre due parole ebraiche, ossia Yaweh e Adonai. Nel N.T. viene usato sia per indicare Dio che Gesù, affermandone la piena divinità. Egli è l’unico eterno Dio.
Nel N.T. viene usato il termine Kurios quale appellativo di Dio Padre:
Matteo 1:20, Matteo 11:25, Luca 4:18.
Tuttavia, lo stesso termine viene attribuito anche a Cristo. Non solo, ma nel N.T. vengono citati dei brani dell’A.T. ove si parla di Yaweh, attribuendoli a Gesù:
es: Romani 10:13 (Gioele 2:32), Ebrei 1:10-12 (Salmi 102:25-27), 1 Pt 2:3-4 (Salmi 38:8).
La parola “Gesù” viene dall’ebraico “Yeshua”, che vuol dire “Gesù salva”. Egli, infatti è il salvatore del mondo. Per capire veramente cosa significa che Gesù è il salvatore, è necessario comprendere di essere una creatura perduta e che ci sarà un giudizio. La maggior parte degli uomini sarà punito in quanto non ha accettato il Messia nella propria vita e sarà respinto eternamente dalla presenza di Dio. E’ impossibile che gli uomini si salvino attraverso le proprie qualità e pertanto tutti sarebbero giustamente condannati, se non esistesse quest’ancora di salvezza che è Gesù. Nessun altro è il salvatore. Nessun uomo può accedere a Dio se non tramite Cristo.
“Cristo” traduce la parola ebraica “messia”, che vuol dire “unto”. Egli è colui che è stato annunciato da tutti i profeti. E’ profeta, sacerdote e re.
Vs. 3-5. Rendo grazie al mio Dio (=do gloria a Dio) ogni volta che mi ricordo di voi, 4 pregando sempre con gioia per voi tutti in ogni mia orazione, 5 per la vostra collaborazione nell’evangelo dal primo giorno fino ad ora,
La chiesa in Filippi era molto fervente, sincera nel servire il Signore. Per questo Paolo li ricorda sempre con gioia. (Ai Corinzi non può dire le medesime cose, anzi deve riprenderli molte volte a causa dei peccati che caratterizzavano quella comunità. Per questo nei loro confronti il ruolo dell’apostolo è quello di colui che riprende, servendosi della propria autorità).
Eppure a Filippi Paolo è stato maltrattato, frustato e imprigionato, tuttavia il ricordo di questi fratelli lo riempie di gioia.
Paolo prega con gioia, condotto dallo Spirito Santo. La preghiera è il filo che unisce l’apostolo ai fratelli di tutte le chiese, sebbene sia in carcere; inoltre, è anche il modo che gli uomini possono utilizzare per entrare in comunicazione con Dio. Gesù ci ha mostrato l’importanza della preghiera e ci ha insegnato a pregare. Se seguiamo la sua vita, vediamo che spesso egli si separava dalla folla, si appartava e desiderava comunicare con Dio. Egli, infatti, è colui che conosce l’andamento di tutta la storia e che, meglio di chiunque altro, può indirizzarci nella retta via.
Generalmente noi preghiamo e ringraziamo Dio per le benedizioni che elargisce su noi, ossia per la salvezza, per la salute e per la cura che dimostra per i suoi figli. Paolo ringrazia Dio, invece, per il fatto che questi fratelli sono convertiti ed avranno la vita eterna. La salvezza di tali credenti, infatti, per lui è motivo di gioia! Perché a volte noi perdiamo la gioia? Forse perché la cerchiamo nel posto sbagliato e focalizziamo l’attenzione sui problemi, piuttosto che sulle benedizioni che Dio ci dà. Anche noi proviamo gioia per la conversione delle altre persone? E per quelle che sono salvate già da tempo? Paolo aveva ben chiaro il concetto dell’eternità e per questo riusciva a comprendere fino in fondo l’importanza della conversione delle persone.
Nelle nostre preghiere dobbiamo lasciare dello spazio per il ringraziamento.
I Filippesi pregavano molto e sostenevano Paolo anche economicamente in quanto missionario. Tale generosità è sempre stata presente nei loro cuori, fin dal primo momento. Per questo motivo li considera come collaboratori della sua opera.
Filippesi 4:15-21. Or sapete anche voi, Filippesi, che all’inizio della predicazione dell’evangelo, quando partii dalla Macedonia, nessuna chiesa mi fece parte di alcuna cosa, per quanto al dare e al ricevere, se non voi soli 16 poiché anche a Tessalonica mi avete mandato, non solo una volta ma due, di che provvedere al mio bisogno. 17 Non già che io ricerchi i doni, ricerco invece il frutto che abbondi a vostro favore. 18 Adesso ho ricevuto tutto ed abbondo, sono ricolmo, avendo ricevuto da Epafrodito ciò che mi è stato mandato da voi, che è un profumo di odor soave, un sacrificio accettevole, piacevole a Dio.19 Ora il mio Dio supplirà ad ogni vostro bisogno secondo le sue ricchezze in gloria, in Cristo Gesù. 20 Ora al mio Dio e Padre nostro sia la gloria nei secoli dei secoli. Amen. 21 Salutate tutti i santi in Cristo Gesù.
I Filippesi hanno inviato a Paolo delle offerte, fin dalla sua partenza da Filippi. Per questo, il frutto del suo ministerio è stato un risultato ottenuto anche grazie a loro.
Vs. 6. essendo convinto di questo, che colui che ha cominciato un’opera buona in voi, la porterà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù.
Paolo incoraggia i fratelli circa l’opera che Gesù sta compiendo in loro, la quale verrà ultimata senza dubbio alcuno, poiché Dio è fedele. Tale concetto è molto importante per coloro che hanno riposta la propria fede in Cristo, in vista della vita eterna. Il nemico, infatti, è pronto ad accusarci ed a scoraggiarci ad ogni difficoltà, tuttavia la nostra certezza è fondata sulla roccia, che è Cristo Gesù. Se potessimo contare unicamente sulle nostre forze e sulla nostra carnalità, certamente saremmo sconfitti in partenza, poiché esse rappresentano la nostra debolezza. Al contrario, la nostra forza è in Cristo e nell’opera che Egli ha compiuto in noi. In questo è la differenza tra l’essere compunto dallo Spirito Santo e condannato da Satana: mentre il primo vuole farci comprendere l’entità del nostro peccare, al fine di portarci al ravvedimento e alla comunione con Dio, il nemico evidenzia nella nostra coscienza i comportamenti errati al fine di scoraggiarci ed indurci ad abbandonare “il buon combattimento”, allontanandoci da Dio. Questa è la condanna di Satana, che non desidera per noi la comunione con Dio. Cristo, però, ci ha insegnato il perdono, dicendo a Pietro di perdonare 70 volte 7, e facendoci comprendere che allo stesso modo anche Dio è sempre pronto a perdonare noi. Questo concetto non deve indurci a peccare, certi della misericordia di Dio, bensì a comprendere che presso il Padre c’è il nostro avvocato, Gesù Cristo il giusto, il quale intercede per noi.
Efesini 1:7-14. in cui abbiamo la redenzione per mezzo del suo sangue, il perdono dei peccati secondo le ricchezze della sua grazia, 8 che egli ha fatto abbondare verso di noi con ogni sapienza e intelligenza, 9 facendoci conoscere il mistero della sua volontà secondo il suo beneplacito che egli aveva determinato in se stesso, 10 per raccogliere nella dispensazione del compimento dei tempi sotto un sol capo, in Cristo, tutte le cose, tanto quelle che sono nei cieli come quelle che sono sulla terra. 11 In lui siamo anche stati scelti per un’eredità, essendo predestinati secondo il proponimento di colui che opera tutte le cose secondo il consiglio della sua volontà, 12 affinché fossimo a lode della sua gloria, noi che prima abbiamo sperato in Cristo. 13 In lui anche voi, dopo aver udita la parola della verità, l’evangelo della vostra salvezza, e aver creduto, siete stati sigillati con lo Spirito Santo della promessa; 14 il quale è la garanzia della nostra eredità, in vista della piena redenzione dell’acquistata proprietà a lode della sua gloria.
In Cristo abbiamo un’eredità eterna e lo Spirito Santo che è in noi è la caparra versata da Dio sulla nostra vita, la garanzia che egli tornerà per prenderci. Il Signore, infatti, non compie le opere a metà, bensì onora fino in fondo e con fedeltà le proprie promesse; ogni sua affermazione è “si e amen”, cioè certa e sicura, perché ogni figlio di Dio è una pietra vivente nel Suo tempio.
La parola “sigillo” equivale al sigillo regale posto dal re, il quale chiudeva ermeticamente ogni sua missiva, che non poteva essere aperta da nessuno, tranne che dal destinatario, pena la morte. Tale sigillo era garanzia di autenticità. Se apparteniamo a Gesù siamo intoccabili, e nessuno può interrompere il piano che Dio ha attuato nella nostra vita.
Nel vecchio testamento era stato profetizzato questo patto.
Geremia 31:33-34. "Ma questo è il patto che stabilirò con la casa d’Israele dopo quei giorni" dice l’Eterno: "Metterò la mia legge nella loro mente e la scriverò sul loro cuore, un tempo la legge di Dio era scritta nella pietra, ma il Signore dice che un giorno sarà scritta nel cuore dell’uomo e nella vita di ciascuno.
e io sarò il loro Dio ed essi saranno il mio popolo. 34 Non insegneranno più ciascuno il proprio vicino né ciascuno il proprio fratello, dicendo: Conoscete l’Eterno! perché tutti mi conosceranno, dal più piccolo al più grande", dice l’Eterno. "Poiché io perdonerò la loro iniquità e non mi ricorderò più del loro peccato".
Attraverso il profeta Geremia, Dio afferma di stabilire un nuovo patto con la casa di Israele e con i gentili che hanno creduto in Cristo.
Ezechiele 36:24-28. Vi prenderò dalle nazioni, vi radunerò da tutti i paesi e vi ricondurrò nel vostro paese. 25 Spanderò quindi su di voi acqua pura e sarete puri nel nuovo testamento è scritto che saremo lavati con l’acqua pura della Parola; vi purificherò da tutte le vostre impurità e da tutti i vostri idoli. 26 Vi darò un cuore nuovo e metterò dentro di voi uno spirito nuovo; toglierò dalla vostra carne il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne. 27 Metterò dentro di voi il mio Spirito e vi farò camminare nei miei statuti, e voi osserverete e metterete in pratica i miei decreti. 28 Abiterete nel paese che io diedi ai vostri padri; voi sarete il mio popolo e io sarò il vostro DIO.
Nel nuovo patto che abbiamo in Cristo Gesù, Dio mette in noi il Suo Spirito, che è la garanzia dell’eredità della vita eterna. Quindi Dio afferma “vi farò camminare”, volendo sottolineare il fatto che il nostro vivere sulla retta via è una Sua opera. Molte volte l’uomo fa progetti per avvicinarsi di più al Signore, divenire più santo e piacere maggiormente a Dio; tuttavia ogni sforzo umano non può portare a nulla, poiché solo in Cristo Gesù abbiamo la redenzione e la santità.
Giuda 24-25. Or a colui che può salvaguardarvi da ogni caduta e farvi comparire davanti alla sua gloria irreprensibili e con grande gioia, 25 all’unico Dio sapiente, il nostro Salvatore, sia gloria, grandezza dominio e potestà, da ora e per tutte le età. Amen.
Dio può salvaguardarci da ogni caduta e farci giungere irreprensibili davanti a Lui. Siamo nelle mani di Dio e nessuno può strapparci da tale posizione. Chi ci separerà dall’amore di Dio? Niente e nessuno (da Romani 8:35) poiché siamo più che vincitori in Cristo.
Qui è la differenza tra il Vecchio e il Nuovo patto:
prima era l’obbedienza umana che ci portava la benedizione di Dio, mentre ora, grazie al sangue di Gesù, Dio è l’autore di ogni cosa: è lui che ci fa camminare rettamente, che mette in noi la Sua volontà e che ci fa apparire irreprensibili ai Suoi occhi.
Paolo proclama tale certezza in quanto conosceva personalmente Gesù Cristo. In un’altra lettera afferma: “Io so in chi ho creduto”, asserendo di conoscere Cristo talmente bene, da aver scelto di affidare a Lui la sua intera vita.
Vs. 7-8. Ed è giusto che io senta questo di voi tutti, perché vi ho nel cuore, voi che tanto nelle mie catene come nella difesa e conferma dell’evangelo, siete tutti partecipi con me della grazia. 8 Dio infatti mi è testimone, come io vi ami tutti con affetto sviscerato in Gesù Cristo.
Paolo afferma che per lui è naturale gioire per loro perché li ama profondamente, con tutto il suo essere, con passione, come propri figli. Essi sono partecipi con lui sia nella sofferenza delle catene che nella difesa e nella conferma del Vangelo. Inoltre, partecipano alla grazia della salvezza e si dimostrano sempre pronti a soccorrerlo. Coloro che soffrono con i santi saranno consolati con loro; coloro che parteciperanno alle loro sofferenze otterranno anche la ricompensa con loro. I cristiani di Filippi erano sempre pronti a farsi avanti per l’avanzamento del Vangelo e per aiutare lo stesso Paolo, pertanto egli li amava.
9-10. E per questo prego che il vostro amore abbondi sempre di più in conoscenza e in ogni discernimento, 10 affinché discerniate le cose eccellenti e possiate essere puri e senza macchia per il giorno di Cristo
Paolo li esorta a crescere nell’amore, nella conoscenza e nel discernimento, in attesa del giorno di Cristo, quando li avrebbe incontrati nuovamente.
L’amore è l’aspetto fondamentale, poiché tutti i doni dello spirito passeranno, ma esso continuerà a sussistere per sempre. Anche in una chiesa l’amore è la caratteristica principale.
Conoscenza. Significa comprendere mentalmente le realtà spirituali. La conoscenza di Dio è resa possibile dalla Sua rivelazione di sé ed è ricevuta per fede. Una profonda conoscenza di Dio e delle sue vie permette una maggiore armonia all’interno della comunità e darà ai Filippesi una comprensione più chiara dei loro reciproci rapporti tra fratelli in fede.
La conoscenza e il discernimento erano qualità necessarie in una comunità in cui era anche presente la disunione e la critica (Vedi 4:1), fatto che bisognava correggere. Perciò Paolo, prima di ammonire tali fedeli, prega per essi con amore.
Il risultato della preghiera sarà che i suoi amici abbiano la capacità di discernere tra il bene e il male, e poi mettere in pratica nella loro vita cristiana le questioni veramente importanti della loro vita comunitaria di credenti Queste cose presuppongono l’armonia e lo spirito fraterno, che sostituiscono i dissidi e i litigi.
Conoscenza e discernimento. Solitamente, quando pensiamo all’amore, lo classifichiamo come un sentimento, il quale ha poco a che fare con la conoscenza. Anzi, normalmente si pensa che chi è innamorato non ragiona più. Invece Paolo qui prega affinché l’amore di questi credenti possa abbondare in conoscenza e in ogni discernimento. Quindi, amare veramente è strettamente legato al conoscere veramente. Per amare Dio dobbiamo conoscerlo maggiormente e solo così è possibile obbedire ai suoi comandamenti. Gesù dichiara:
Giov. 14:15. "Se mi amate, osservate i miei comandamenti,
Giovanni 14:21. Chi ha i miei comandamenti e li osserva, è uno che mi ama, e chi mi ama sarà amato dal Padre mio; e io lo amerò e mi manifesterò a lui".
Giovanni 15:10. Se osservate i miei comandamenti, dimorerete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e dimoro nel suo amore.
Vs. 11. ripieni di frutti di giustizia che si hanno per mezzo di Gesù Cristo, alla gloria e lode di Dio.
Paolo si trova in carcere e soffre in tale situazione. Eppure non chiede preghiere per sé, per uscire, per un cibo migliore, per condizioni più favorevoli, anzi rivolge il suo cuore a loro, perché vivano i frutti della giustizia. Solamente per mezzo di Cristo possiamo ottenere tali risultati, in Lui, grazie al suo sacrificio.
Le nostre opere, i nostri sforzi o le nostre preghiere non portano frutti di giustizia, i quali si hanno solo tramite Cristo, unicamente in Lui. Separati da Cristo non abbiamo nulla, perché egli è la vite e noi i tralci che da essa ricevono la vita. Per questo motivo dobbiamo avere fiducia nel fatto che Egli compirà interamente l’opera in noi, operando nella nostra vita, al fine di portarci al traguardo eterno dell’abbondanza, della gioia e della pace in Dio.
Come anche nel libro di Efesini, in Filippesi Paolo usa frequentemente i termini “in Cristo”, “nel Signore”, “in Cristo Gesù”, utilizzati in questa epistola 132 volte. Infatti, l’unico tesoro posseduto dai credenti è Cristo, oltre al quale non esiste nulla di prezioso.
I frutti di giustizia.
Matteo 7:15-20. Riconosceremo gli uomini dai loro frutti.
Guardatevi dai falsi profeti, i quali vengono a voi in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci 16 Voi li riconoscerete dai loro frutti. Si raccoglie uva dalle spine o fichi dai rovi? 17 Così, ogni albero buono produce frutti buoni; ma l’albero cattivo produce frutti cattivi. 18 Un albero buono non può dare frutti cattivi, né un albero cattivo dare frutti buoni. 19 Ogni albero che non dà buon frutto è tagliato, e gettato nel fuoco. 20 Voi dunque li riconoscerete dai loro frutti.
Non giudichiamo gli uomini dalle manifestazioni (miracoli, carismi…), bensì dai frutti.
Galati 5:22-24. Ma il frutto dello Spirito è: amore gioia, pace, pazienza, gentilezza, bontà, fede, mansuetudine, autocontrollo. 23 Contro tali cose non vi è legge. 24 Ora quelli che sono di Cristo hanno crocifisso la carne con le sue passioni e le sue concupiscenze.
I frutti dello Spirito sono il segno autentico dell’essere figli di Dio, soprattutto l’amore. Essi sono donati da Cristo quando permettiamo a Lui di vivere in noi ed allo Spirito di condurre la nostra vita.
Giovanni 15:5-8. 5 Io sono la vite, voi siete i tralci; chi dimora in me e io in lui, porta molto frutto, poiché senza di me non potete far nulla. 6 Se uno non dimora in me è gettato via come il tralcio e si secca; poi questi tralci si raccolgono, si gettano nel fuoco e sono bruciati. 7 Se dimorate in me e le mie parole dimorano in voi, domandate quel che volete e vi sarà fatto, 8 In questo è glorificato il Padre mio, che portiate molto frutto, e così sarete miei discepoli,
Dio desidera che portiamo molto frutto, i frutti dello Spirito, alla Sua gloria. Tale opera viene compiuta totalmente da Cristo, senza le nostre deludenti forze. I frutti dello Spirito hanno come conseguenza molti altri frutti: la conversione delle anime, la crescita della chiesa, il suo diffondersi…perché la pace che è nel cristiano attira anche altre anime.
Fino a questo momento Paolo ha incoraggiato i Filippesi per l’opera che Dio stava svolgendo nella loro vita e che certamente avrebbe portato a termine. E’ grato a Dio per questi fratelli.
Ora non rivolge più il suo sguardo a loro ma all’opera che Dio sta portando avanti attraverso di lui nel carcere. Non vedendo Paolo da 4 anni, i Filippesi inviano da lui Epafrodito con una lettera, in quanto preoccupati per la sua situazione di carcerato. Lo amano profondamente e collaborano con lui alla diffusione del Vangelo, soprattutto attraverso le offerte. Paolo cerca di rassicurarli, affermando il controllo di Dio sulla sua vita. Afferma che la Sua opera prosegue, e ciò per lui è importante, anzi primario rispetto alla sua vita stessa.
Vs. 12. Ora, fratelli, voglio che sappiate che le cose che mi sono accadute sono risultate ad un più grande avanzamento dell’evangelo,
Paolo ritiene positivo il fatto di essere in carcere, in quanto gli permette di diffondere il Vangelo anche in quella circostanza. Un principio che vediamo espresso in questo brano è che Dio trasforma il male in bene. In Romani 8:28 affermerà che tutte le cose cooperano al bene per coloro che amano Dio e sono chiamati secondo i suoi proponimenti: è un concetto valido anche per noi oggi, grazie al quale possiamo affermare che ogni circostanza della nostra vita, anche la più sfavorevole, verrà utilizzata dal Signore per il bene. L’arresto di Paolo e i maltrattamenti da lui subiti hanno contribuito all’avanzamento del regno, in quanto gli hanno permesso di predicare anche a Roma ed incoraggiare con il suo esempio i fratelli di ogni chiesa.
L’apostolo vuole far comprendere ai Filippesi che ogni cosa è sotto il controllo di Dio, anche la sua carcerazione, perché il Signore stesso desidera per lui tale situazione, per l’avanzamento della Sua Parola. Dio ha delle modalità per raggiungere i propri obiettivi che non sono le nostre. Un esempio in tal senso è la storia di Giuseppe e, ancor di più, la crocifissione di Gesù. In quest’ultimo caso, i discepoli furono dispersi e dal punto di vista umano tutto era perduto. Invece, Dio trasformò quella situazione nella vittoria più grande possibile.
Paolo sente una profonda pace dentro si sé in quanto l’unico suo desiderio è quello di fare la volontà di Dio e vedere l’avanzamento del Vangelo. Per raggiungere tale scopo è disposto anche a soffrire; riconosce nella sua vicenda l’agire della mano di Dio e per questo motivo non è affatto scoraggiato. Ritiene sia di primaria importanza la diffusione del Vangelo, costi quel che costi, anche a prezzo della sua libertà.
Giacomo 1-3. Giacomo scrive alle 12 tribù, fuggite a causa della persecuzione. Anche questo fatto è stato un mezzo efficace utilizzato da Dio per portare il Vangelo in ogni parte del mondo; infatti, prima di tali avvenimenti, la chiesa era statica, non si muoveva, la Parola non veniva predicata e non si diffondeva. In seguito, invece, la chiesa si è moltiplicata.
Giacomo, servo di Dio e del Signore Gesù Cristo, alle dodici tribù che sono disperse nel mondo: salute. 2 Considerate una grande gioia, fratelli miei, quando vi trovate di fronte a prove di vario genere, 3 sapendo che la prova della vostra fede produce costanza.
In Atti 21 Paolo sta predicando a Gerusalemme e una grande folla si raduna attorno a lui, accusandolo e aggredendolo fisicamente. Un soldato romano, allora, lo salva dalle mani degli ebrei. Quindi è arrestato, trattenuto a Gerusalemme, poi inviato per mare a Roma. Quando vi giunge, viene trattato come un criminale e arrestato in attesa dell’incontro con Cesare.
Tutti questi fatti gli erano stati profetizzati già prima che accadessero, ma egli non si è lasciato scoraggiare; ora, ecco il risultato della sua dedizione al Vangelo.
Vs. 13. tanto che è noto a tutto il pretorio (era costituito da 12.000 uomini e rappresentava l’esercito di Cesare, il quale aveva lo scopo di difenderlo) e a tutti gli altri che io sono in catene per Cristo;
Il termine “praitorion” indica la residenza del governatore di una provincia (la residenza di Pilato, procuratore romano a Gerusalemme, il palazzo di Erode a Cesarea), il palazzo dell’imperatore sul colle Palatino a Roma, oppure le guardie pretoriane.
In questo caso si riferisce proprio al governo centrale. Nel cap. 4:22, nel salutare, Paolo afferma che i fratelli di Filippi vengono ricordati anche da coloro che fanno parte della casa di Cesare, i quali sono frutto delle sue sofferenze e delle catene a Roma.
Nel libro di Atti, quando Paolo incontra Gesù per la prima volta, lungo la via per Damasco, gli viene detto da Cristo che egli avrebbe compiuto tre cose:
portare la parola ai gentili,
ai figli di Israele
ai re.
Fino a questo momento della sua vita ha predicato ai gentili e ai giudei; ora è giunto il momento di andare da Nerone, il re. Essendo molto difficile condurre i politici in chiesa, Cristo ha portato a loro la Parola tramite Paolo.
Il pretorio era costituito da soldati, posti per la protezione del re Nerone e per la sorveglianza dei prigionieri. Essi a turno restavano per 4 ore incatenati ai detenuti, giorno e notte, ogni giorno. Pertanto, molti soldati si sono succeduti accanto a Paolo e ognuno di essi ha ascoltato il Vangelo. La Bibbia non ci dice se essi si siano convertiti o meno, ma certamente asserisce che hanno ascoltato il messaggio. Questo è il compito del cristiano, ossia di diffondere la Parola, non tramite la nostra intelligenza, bensì grazie allo Spirito Santo.
1 Corinzi 1:17-24. Cristo infatti non mi ha mandato a battezzare, ma ad evangelizzare, non però con sapienza di parola, affinché la croce di Cristo non sia resa vana. 18 Infatti il messaggio della croce è follia per quelli che periscono, ma per noi che siamo salvati è potenza di Dio. 19 Sta scritto infatti: "Io farò perire la sapienza dei savi e annullerò l’intelligenza degli intelligenti". 20 Dov’è il savio? Dov’è lo scriba? Dov’è il disputatore di questa età? Non ha forse Dio resa stolta la sapienza di questo mondo? 21 Infatti, poiché nella sapienza di Dio il mondo non ha conosciuto Dio per mezzo della propria sapienza, è piaciuto a Dio di salvare quelli che credono mediante la follia della predicazione 22 poiché i Giudei chiedono un segno e i Greci cercano sapienza, 23 ma noi predichiamo Cristo crocifisso, che è scandalo per i Giudei e follia per i Greci; 24 ma a quelli che sono chiamati, sia Giudei che Greci, noi predichiamo Cristo, potenza di Dio e sapienza di Dio;
Il messaggio della croce di Cristo per molti è una pietra di inciampo, per altri è follia. Molti non comprendono che sia sufficiente affidarci a Cristo per ottenere la salvezza e ritengono che l’uomo debba aggiungere qualcosa di proprio. Ma questo è il messaggio del Vangelo: bisogna accettare Cristo quale personale salvatore ed affidarci totalmente a Lui.
Quindi: Paolo è giunto fino alla corte del re a Roma, fatto che probabilmente non gli sarebbe mai stato possibile in altre circostanze della vita. A tutti parla del Vangelo ed incoraggia anche i cristiani che si trovano in carcere o comunque nella città.
Vs. 14. e la maggior parte dei fratelli nel Signore, incoraggiati dalle mie catene, hanno preso maggiore ardire nel proclamare la parola di Dio senza paura.
Un altro aspetto positivo derivante dalle catene di Paolo, quindi, è il fatto che i fratelli hanno tratto coraggio da questa situazione. A quel tempo, infatti, predicare il Vangelo poteva voler dire essere incarcerato, anche per tutta la vita, oppure essere condannato a morte. La situazione di Paolo, pertanto, era un esempio di fedeltà a Cristo, a qualunque costo. Egli era strettamente legato a Gesù e solo di lui si interessava. Non desiderava parlare ai Filippesi delle proprie difficoltà, perché con le sofferenze si avvicinava a Dio. Chi si avvicina al Padre ne acquisisce il cuore e predica con franchezza nel suo testimoniare. Inoltre, vedendosi usato dal Signore, moltiplica la propria fede e compie ulteriori passi. I credenti, infatti, avevano visto che nonostante Paolo fosse in prigione a causa del vangelo, Dio aveva operato sovranamente per promuovere la Parola tramite questo servo, anche se in catene. Pertanto, vedere la potenza di Dio li incoraggiava ad andare avanti.
Il Dio di Paolo è anche il nostro e se ha potuto usare le catene per il progresso del vangelo, può anche servirsi dei nostri problemi per portare a termine il medesimo scopo.
Oggi i cristiani non corrono i pericoli di allora e, nel peggiore dei casi, possono essere derisi e considerati strani. Anche noi, come Paolo, viviamo a contatto con persone non cristiane, alle quali, secondo il volere di Dio, dobbiamo predicare il Vangelo.
Vs. 15-17. Alcuni invero predicano Cristo anche per invidia e contesa, ma vi sono anche altri che lo predicano di buon animo. 16 Quelli certo annunziano Cristo per contesa, non puramente, pensando di aggiungere afflizione alle mie catene, 17 ma questi lo fanno per amore, sapendo che sono stabilito alla difesa dell’evangelo.
E’ difficile pensare che qualcuno possa predicare il Vangelo per gelosia, eppure alcuni per invidia hanno ritenuto di sostituire Paolo nel suo ruolo evangelico ed acquisirne il successo, dal momento che egli si trovava in carcere a Roma. Probabilmente gioivano nel pensarlo in tale situazione e desideravano veder scemare l’affetto che i credenti provavano per lui.
La motivazione che deve spingere l’uomo nel servire il Signore non può essere l’assumere ruoli di primo piano, divenire popolari, ricevere le lodi umane: l’unico scopo deve essere la gloria di Gesù. Eppure anche oggi molti predicano per scopi sbagliati, ad es. per avidità (v. dottrina della prosperità).
Al contrario, altri credenti, pensando alle sofferenze di Paolo, si sentivano spinti ancora di più a predicare e svolgevano tale compito con rinnovato fervore.
Vs. 18. Che importa? Comunque sia, o per pretesto o sinceramente, Cristo è annunziato; e di questo mi rallegro, anzi me ne rallegrerò anche per l’avvenire.
Nel vs. 15 Paolo afferma che alcuni fratelli predicano “per invidia e contesa”, forse perché, ritenendolo fuori gioco, desideravano innalzare se stessi e veder aumentare il prestigio della propria persona. Tuttavia Paolo afferma che, sebbene la motivazione di fondo non sia quella più corretta, anche il lavoro di questi predicatori contribuisce all’avanzamento del Vangelo. Non importa, quindi, chi riceve sulla terra un giovamento nel prestigio personale, l’importante è che Cristo sia predicato e diffuso, affinché le anime umane vengano a Gesù. Quando Paolo ha incontrato Cristo, la sua vita è cambiata e da quel momento la sua mente ha camminato parallelamente a quella del Signore, assumendone totalmente la volontà.
Predicare Cristo è una gioia per tutti quelli che desiderano che il Suo regno sia stabilito sulla terra, poichè tale fatto porta giovamento ad una moltitudine di persone.
1 Corinzi 3:3-9. Infatti, poiché fra voi vi è invidia, dispute e divisioni, non siete voi carnali e non camminate secondo l’uomo? 4 Quando uno dice: "Io sono di Paolo", e un altro: "Io sono di Apollo", non siete voi carnali? 5 Chi è dunque Paolo e chi è Apollo, se non ministri per mezzo dei quali voi avete creduto, e ciò secondo che il Signore ha dato a ciascuno? 6 Io ho piantato, Apollo ha annaffiato, ma Dio ha fatto crescere. 7 Ora né chi pianta né chi annaffia è cosa alcuna, ma è Dio che fa crescere. 8 Così colui che pianta e colui che annaffia sono una medesima cosa, ma ciascuno riceverà il proprio premio a secondo la sua fatica. 9 Noi siamo infatti collaboratori di Dio; voi siete il campo di Dio, l’edificio di Dio.
Noi siamo solamente collaboratori di Dio: Egli ci ha affidato un compito, tuttavia l’esito di tale incarico non dipende da noi, bensì dall’opera di Dio.
Molte persone accettano il Signore grazie alla predicazione di alcuni, che svolgono tale compito spinti da desideri di gloria. Anche attraverso di essi, infatti, prosegue l’opera di Dio e i nuovi credenti verranno poi guidati nella chiesa a loro più consona.
Vs. 19-21. So infatti che questo riuscirà a mia salvezza, mediante la vostra preghiera e l’aiuto dello Spirito di Gesù Cristo, secondo la mia fervida attesa e speranza, che non sarò svergognato in cosa alcuna, ma che con ogni franchezza, ora come sempre, Cristo sarà magnificato nel mio corpo, o per vita o per morte. 21 Per me infatti il vivere è Cristo, e il morire guadagno.
Paolo afferma di essere sereno in quanto può contare su due tipi di aiuto: le preghiere dei fedeli e l’assistenza dello Spirito Santo.
Egli, infatti, chiede costantemente ai fedeli di pregare per lui:
Romani 15:30. Or vi esorto, fratelli, per il Signor nostro Gesù Cristo e per l’amore dello Spirito, a combattere con me presso Dio per me nelle vostre preghiere,
2 Corinzi 1:11. mentre voi stessi vi unite a noi per aiutarci in preghiera, affinché siano rese grazie per noi da parte di molti, per il beneficio che ci sarà accordato tramite la preghiera di molte persone.
Colossesi 4:3. Pregando nel medesimo tempo anche per noi, affinché Dio apra anche a noi la porta della parola, per annunziare il mistero di Cristo, a motivo del quale sono anche prigioniero,
Sottolinea anche la sua dipendenza dall’opera dello Spirito santo, che abitò in pienezza in Cristo.
Atti 16:7. Giunti ai confini della Misia, essi tentavano di andare in Bitinia, ma lo Spirito non lo permise loro.
Paolo è prigioniero, eppure è fiducioso, tranquillo e sereno. Tra breve tempo dovrà presentarsi davanti ad un tribunale e, invece di essere nervoso e preoccupato, si sente sereno, certo di non venire svergognato. Infatti, tante volte era stato lapidato, frustato o incarcerato, tuttavia egli era sereno in quanto certo di essere al centro della volontà di Dio.
1 Pietro 2:12-21. Comportatevi bene fra i gentili affinché, là dove vi accusano di essere dei malfattori, a motivo delle buone opere che osservano in voi, possano glorificare Dio nel giorno della visitazione.
Ogni nostro comportamento buono o gentile porta dei frutti in coloro che ne sono oggetto, poiché Cristo li visiterà ed essi glorificheranno il Suo nome. Se mettiamo al primo posto l’avanzamento del regno di Dio, analogamente a Paolo, possiamo comprendere l’importanza della predicazione, indipendentemente dalle intenzioni del predicatore. Tutti gli uomini gemono ed hanno bisogno di Gesù, pertanto la diffusione della Parola può cambiare una vita e salvare un’anima.
Questa è stata la molla che ha portato avanti l’agire di Paolo, la medesima che ha fatto muovere Gesù, fino al punto di donare la propria vita.
13 Sottomettetevi dunque per amore del Signore ad ogni autorità costituita: sia al re come al sovrano,
Il fatto di sottomettersi alle leggi dello stato fa sì che nessuno abbia nulla da ridire circa il nostro operare.
14 sia ai governatori, come mandati da lui per punire i malfattori e per lodare quelli che fanno il bene, 15 perché questa è la volontà di Dio, che, facendo il bene, turiate la bocca all’ignoranza degli uomini stolti. 16 Comportatevi come uomini liberi, non facendo uso della libertà come di un pretesto per coprire la malvagità, ma come servi di Dio. 17 Onorate tutti, amate la fratellanza, temete Dio, rendete onore al re. 18 Servi, siate con ogni timore sottomessi ai vostri padroni, non solo ai buoni e giusti, ma anche agli ingiusti, 19 perché è cosa lodevole se uno, per motivo di coscienza davanti a Dio, sopporta afflizioni soffrendo ingiustamente. 20 Che gloria sarebbe infatti se sopportate pazientemente delle battiture, quando siete colpevoli? Ma se sopportate pazientemente delle battiture quando agite bene, questa è cosa gradita a Dio. 21 A questo infatti siete stati chiamati, perché Cristo ha sofferto per noi, lasciandoci un esempio, affinché seguitate le sue orme.
Vs. 22-24. Ma non so se il vivere nella carne sia per me un lavoro fruttuoso, né posso dire che cosa dovrei scegliere, 23 perché sono stretto da due lati: avendo il desiderio di partire a da questa tenda e di essere con Cristo, il che mi sarebbe di gran lunga migliore, 24 ma il rimanere nella carne è più necessario per voi.
Paolo, che ha fatto una vera esperienza con il Signore, ritiene che per lui la morte sarebbe un guadagno, in quanto lo riunirebbe a Cristo. Nell’attimo in cui ha incontrato Gesù lungo la via per Damasco, l’apostolo è realmente morto a se stesso e la sua vita è radicalmente cambiata. Paradossalmente egli è morto anche agli occhi dei giudei, i quali da alleato lo hanno visto come nemico. Egli è cambiato, è passato dalla parte di coloro che perseguitava, e quindi doveva essere eliminato.
Come Cristo prima della sua morte, anche Paolo era stanco di portare il peso di una vita di persecuzione e sofferenza, e perciò desiderava partire da questa terra e riunirsi a Cristo. Tuttavia, comprendeva che il proprio compito non era ancora giunto al termine, perciò, per il bene dei fedeli, accettava di vivere ancora sulla terra per continuare il suo ministerio.
Vs. 25-26. Questo so sicuramente, che rimarrò e dimorerò presso di voi tutti per il vostro avanzamento e per la gioia della vostra fede, 26 affinché il vostro vanto per me abbondi in Cristo Gesù, per la mia presenza di nuovo tra voi.
Paolo esprime la volontà di raggiungere di nuovo i Filippesi, tuttavia la storia dichiara che non porterà mai a termine tale desiderio, in quanto proprio a Roma sarà ucciso.
Afferma di sentirsi dilaniato da due sentimenti contrastanti, ossia quello di morire, al fine di raggiungere il Signore e vivere totalmente alla Sua presenza, e quello di continuare a vivere, al fine di essere ancora utile ai fratelli. Cristo, infatti, desidera riunirsi alla chiesa, la sua sposa, e ci ha promesso di preparare il luogo in cui dimoreremo nella piena comunione per l’eternità. Ha dichiarato di essere un Dio geloso, che brama di gelosia per ognuno di noi e desidera solo il momento di venirci a prendere. Efesini 1 afferma che noi abbiamo la caparra nello Spirito Santo, ossia la garanzia che Cristo tornerà a prenderci per portare a termine il piano che ha cominciato in noi. Allora vivremo sempre in comunione con Lui, nella pienezza della gloria, che oggi non possiamo neanche immaginare. Paolo in 2 Corinzi afferma che ciò che ha visto in cielo non è neanche lecito raccontare, perché non esistono parole umane che ne descrivano la bellezza.
Anche noi dovremmo chiederci se abbiamo questo conflitto in noi e quali siano le motivazioni che spingono avanti la nostra vita. In Ebrei 11, parlando degli uomini di Dio del passato, afferma che essi riconoscevano di considerarsi dei pellegrini su questa terra, ritenendo che la propria casa fosse il cielo, assieme al Signore. Egli è l’unica cosa per cui vivere e la vita stessa.
Vs. 27. Soltanto, comportatevi in modo degno dell’evangelo di Cristo, affinché, sia che venga e vi veda, o che sia assente, oda nei vostri riguardi che state fermi in uno stesso spirito, combattendo parla del combattimento spirituale contro il demonio, corpo a corpo, in cui una sola delle due parti sopravviverà: l’obiettivo di Satana è quello di uccidere i cristiani, ma noi sappiamo che Cristo ha già la vittoria. Il combattimento avviene mediante la preghiera ed è personale, ma anche a favore degli altri insieme con un medesimo animo(o spirito, mente e cuore) per la fede dell’evangelo,
Paolo esorta la chiesa all’unità, in un medesimo spirito, amore, animo, per l’avanzamento dell’evangelo. Le divisioni danneggiano l’opera di Dio e per questo vanno evitate. E’ importante avere una mentalità di squadra, non di individui, per combattere insieme contro il nemico. Ognuno ha il suo compito, il quale si completa con quello degli altri.
1 Corinzi 12:12-27. Come infatti il corpo è uno, ma ha molte membra, e tutte le membra di quell’unico corpo, pur essendo molte, formano un solo corpo, così è anche Cristo. Siamo tanti ma, in quanto membri, siamo tutti uniti poiché membra del corpo di Cristo. Ogni fratello fa parte di noi, è un tutt’uno con noi. 13 Ora noi tutti siamo stati battezzati in uno Spirito nel medesimo corpo, sia Giudei che Greci, sia schiavi che liberi, e siamo stati tutti abbeverati in un medesimo Spirito. La chiesa a Corinto era formata da persone di varie nazionalità: romani, greci, ebrei, gentili, schiavi e liberi, uomini e donne, e Paolo ricorda che tutti abbiamo bevuto dallo stesso spirito, per cui non possiamo essere razzisti. I cristiani sono diversi, provengono da nazioni ed esperienze diverse, eppure siamo tutti uno in Cristo. 14 Infatti anche il corpo non è un sol membro, ma molte. 15 Se il piede dicesse: "Perché non sono mano io non sono parte del corpo", non per questo non sarebbe parte del corpo. 16 E se l’orecchio dicesse: "Perché non sono occhio, io non sono parte del corpo", non per questo non sarebbe parte del corpo. 17 Se tutto il corpo fosse occhio, dove sarebbe l’udito? Se tutto fosse udito, dove sarebbe l’odorato? Anche se non ci piace una parte del corpo e non la riconosciamo come tale, essa ugualmente è membro del corpo di Cristo. Ognuno ha un compito nella chiesa, perciò deve agire e collaborare per assolvere la chiamata avuta da Dio. 18 Ma ora Dio ha posto ciascun membro nel corpo, come ha voluto. Dio è sovrano sul suo corpo, per cui pone i cristiani come membri là dove desidera. 19 Ma se tutte le membra fossero un solo membro, dove sarebbe il corpo? 20 Ci sono invece molte membra, ma vi è un solo corpo. 21 E l’occhio non può dire alla mano: "Io non ho bisogno di te"; né parimenti il capo può dire ai piedi: "Io non ho bisogno di voi". 22 Anzi, le membra del corpo che sembrano essere le più deboli, sono molto più necessarie delle altre; 23 e quelle che stimiamo essere le meno onorevoli del corpo, le circondiamo di maggior onore; e le nostre parti indecorose sono circondate di maggior decoro; A noi umani sembra che alcuni compiti siano maggiori, o comunque li stimiamo di più, ma agli occhi di Dio le cose non stanno così. 24 ma le nostre parti decorose non ne hanno bisogno. Perciò Dio ha composto il corpo, dando maggiore onore alla parte che ne mancava, 25 affinché non vi fosse divisione nel corpo, ma le membra avessero tutte una medesima cura le une per le altre. Dio ha composto il corpo, portando ogni membro là dove si trova. 26 E se un membro soffre, tutte le membra soffrono; mentre se un membro è onorato, tutte le membra gioiscono insieme. 27 Or voi siete il corpo di Cristo e sue membra, ciascuno per parte sua. Quindi, se una chiesa di un’altra denominazione soffre, anche noi dobbiamo soffrire, poiché siamo membra dell’assemblea di Dio. Questo concetto vale anche per i membri della chiesa. Analogamente, se una persona viene onorata, tale fatto porta gioia anche a noi, poiché siamo membri della stessa squadra.
Vs. 28-30. senza lasciarvi spaventare in alcuna cosa dagli avversari; questo è per loro una prova di perdizione, ma di salvezza per voi, e ciò da parte di Dio. 29 Poiché a voi è stata data la grazia per amore di Cristo, non solo di credere in lui, ma anche di soffrire per lui, 30 avendo lo stesso combattimento che avete visto in me, e ora udite essere in me.
L’apostolo incoraggia i fedeli a non lasciarsi spaventare dalle avversità e dagli attacchi dei nemici, poiché queste verranno certamente e cercheranno di distruggere il campo del Signore. Il nemico vuole la spaccatura della chiesa e pertanto i credenti devono rimanere uniti, al fine di essere più forti nelle avversità. Coloro che soffrono per l’evangelo non devono scoraggiarsi, poiché Dio è con loro e li sostiene; infatti, Paolo era in carcere, eppure l’opera di Dio progrediva grandemente.
Romani 8:28-39. Or noi sappiamo che tutte le cose cooperano al bene per coloro che amano Dio, i quali sono chiamati secondo il suo proponimento. 29 Poiché quelli che egli ha preconosciuti, li ha anche predestinati ad essere conformi all’immagine del suo Figlio affinché egli sia il primogenito fra molti fratelli. 30 E quelli che ha predestinati, li ha pure chiamati, quelli che ha chiamati, li ha pure giustificati e quelli che ha giustificati, li ha pure glorificati. 31 Che diremo dunque circa queste cose? Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? 32 Certamente colui che non ha risparmiato il suo proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi, come non ci donerà anche tutte le cose con lui? 33 Chi accuserà gli eletti di Dio? Dio è colui che li giustifica. 34 Chi è colui che li condannerà? Cristo è colui che è morto, e inoltre è anche risuscitato; egli è alla destra di Dio, ed anche intercede per noi, 35 Chi ci separerà dall’amore di Cristo? Sarà l’afflizione, o la distretta, o la persecuzione, o la fame, o la nudità, o il pericolo, o la spada? 36 Come sta scritto: "Per amor tuo siamo tutto il giorno messi a morte; siamo stati reputati come pecore da macello". 37 Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori in virtù di colui che ci ha amati. 38 Infatti io sono persuaso che né morte né vita né angeli né principati né potenze né cose presenti né cose future, 39 né altezze né profondità, né alcun’altra creatura potrà separarci dall’amore di Dio che è in Cristo Gesù, nostro Signore.
Forse nella chiesa di Filippi erano sorte delle rivalità circa i doni spirituali, e allora Paolo desidera correggere tale comportamento, ricordando che lo Spirito è colui che elargisce i doni per grazia. Pertanto non è opportuno essere gelosi degli altri, con i quali, al contrario, bisogna legare saldamente al fine di contrastare il nemico.