Filippesi 3

Filippesi 3:1-11
Craig Quam
Filippesi 3:12-21
Craig Quam

Cap. 3

Vs. 1. Per il resto, fratelli miei, rallegratevi nel Signore; per me certo non è gravoso scrivervi le stesse cose, e per voi è una salvaguardia. 

“Rallegrarsi nel Signore” vuol dire stringersi a Lui nelle difficoltà, certi del fatto che Egli abbia sotto controllo ogni cosa. Se la nostra vita è fondata su Gesù Cristo, possiamo affrontare qualsiasi problema, affidandoci a Lui, riposando e rifugiandoci in Lui. Molto spesso la vita quotidiana ci mette alla prova, e nelle difficoltà è molto difficile gioire; tuttavia la Parola di Dio ci avverte che le avversità si susseguiranno, ma altresì ci conforta affermando che ogni cosa è posta sotto il controllo di Dio. Proprio nelle persecuzioni la chiesa trova una maggiore crescita e la presenza del Signore si fa tangibile, con prodigi e segni.

La meta cui dobbiamo aspirare è la vita eterna, il luogo che Cristo è andato a prepararci, in cui troveremo un tesoro preparato per noi, costituito dalle azioni che abbiamo compiute. Esse non ci daranno la vita eterna, ma certamente produrranno un frutto e saranno vagliate dal fuoco: esso le brucerà, oppure mostrerà che sono d’argento o d’oro.

Luca 10:20. Tuttavia non vi rallegrate del fatto che gli spiriti vi sono sottoposti, ma rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli". 

Romani 12:12. allegri nella speranza, costanti nell’afflizione, perseveranti nella preghiera; 

Sappiamo che Cristo ha preparato per noi una vita eterna nel cielo e questo ci dà gioia.

Paolo dice ai Filippesi di dover ripetere loro alcuni concetti, forse già esposti in un’altra lettera, che non è pervenuta fino a noi oggi. Questo capita perché l’essere umano tende a dimenticare le cose di Dio, e per questo motivo deve studiare continuamente la Bibbia e imprimere nella propria mente gli insegnamenti dati  dal Signore. 

Altro scopo della ripetizione delle verità di Dio è il pericolo, antico e anche attuale, che nelle chiese possano penetrare dottrine distorte, le quali portano confusione, soprattutto nei fratelli giovani nella fede. 

Vs. 2.  Guardatevi dai cani, guardatevi dai cattivi operai, guardatevi da quelli che si fanno mutilare (= pratica della circoncisione)

Paolo dice di fare attenzione a coloro che non operano per Cristo, ma guardare unicamente a Lui e alla Parola. Infatti, esistono cattivi operai, lupi e falsi profeti, che si insinuano nelle chiese per distruggere l’opera di Dio e portare i fedeli nella via errata. 

Al tempo di Paolo chiamare “cane” una persona era qualcosa di molto negativo, perché con tale termine si intendeva un essere malvagio e aggressivo. In Apocalisse è scritto che “i cani non entreranno nella santa città” proprio a causa della loro malvagità, mentre per gli ebrei tale animale era il più impuro, al punto da identificare i gentili con un “cane”.

Paolo avverte i cristiani di guardarsi da coloro che predicano la falsa dottrina della circoncisione, al fine di ottenere la salvezza, affermando che tale credenza è falsa e ingannevole. La vera circoncisione viene dal credere in Cristo e nel servirlo; al contrario, gli ebrei ponevano fede nelle proprie azioni, quali veicoli per ottenere la salvezza: seguire la legge di Mosè, essere circonciso, pagare la decima, fare sacrifici, ecc. Tuttavia questo è un inganno di Satana, in quanto la salvezza si ha solo per grazia e per il sangue dell’Agnello.

Paolo non ha mai parlato senza rispetto del rito giudaico della circoncisione, ma ciò che lo faceva infuriare era l’insistenza dei giudaizzanti sul fatto che il rito dovesse essere imposto ai cristiani gentili per renderli “cristiani a tutti gli effetti”. Atti 15:1. Or alcuni, discesi dalla Giudea, insegnavano ai fratelli, dicendo: "Se non siete circoncisi secondo il rito di Mosé, non potete essere salvati". Contro tale falsa dottrina egli scrisse ai Galati in tono molto incisivo, affermando la salvezza per grazia, ad opera del sacrificio di Cristo sulla croce.

Romani 4:7-12.  "Beati coloro le cui iniquità sono perdonate e i cui peccati sono coperti. 8  Beato l’uomo a cui il Signore non imputerà il peccato". 9  Ora dunque questa beatitudine vale solo per i circoncisi, o anche per gli incirconcisi? Perché noi diciamo che la fede fu imputata ad Abrahamo come giustizia. 10  In che modo dunque gli fu imputata? Mentre egli era circonciso o incirconciso? Non mentre era circonciso, ma quando era incirconciso. 11  Poi ricevette il segno della circoncisione, come sigillo della giustizia della fede che aveva avuto mentre era ancora incirconciso, affinché fosse il padre di tutti quelli che credono anche se incirconcisi, affinché anche a loro sia imputata la giustizia, 12  e fosse il padre dei veri circoncisi, di quelli cioè che non solo sono circoncisi ma che seguono anche le orme della fede del nostro padre Abrahamo, che egli ebbe mentre era incirconciso.

Abramo è padre degli incirconcisi, in quanto egli ricevette le promesse di Dio prima della circoncisione; successivamente fu circonciso, al fine di essere padre anche dei giudei.

Colossesi 2:11. nel quale siete anche stati circoncisi di una circoncisione, fatta senza mano d’uomo, ma della circoncisione di Cristo, mediante lo spogliamento del corpo dei peccati della carne: 

La nostra circoncisione riguarda il cuore, in quanto siamo stati spogliati dei desideri carnali. Ora camminiamo nello Spirito, non più nella carne.

Dopo aver duramente criticato questi falsi insegnanti, Paolo spiega ai credenti che in realtà i veri circoncisi sono coloro che credono in Cristo Gesù e che la vera circoncisione non si verifica nella carne, bensì nel cuore. Essa consiste in un’opera che compie Dio, spiritualmente, nel momento in cui una persona crede veramente nel Signore.

Vs. 3-4.  I veri circoncisi infatti siamo noi che serviamo Dio nello Spirito e ci gloriamo in Cristo Gesù senza confidarci nella carne, 4 benché io avessi di che confidare anche nella carne; se qualcuno pensa di avere di che confidare, io ne ho molto di più:

La tendenza a fidarsi della carne è innata nella persona religiosa, la quale ritiene di potersi presentare davanti a Dio grazie ai propri sforzi, ottenendo per  essi la Sua approvazione. Da qui nascono i riti di culto, i quali dovrebbero essere in grado di conferire alla persona la benedizione divina che essa desidera. Tuttavia questo non è il vero Vangelo.

Anche altrove si parla della vera circoncisione, ad es. in Colossesi 2:10-13.

E voi siete ripieni in lui, che è il capo d’ogni principato, e podestà.11  nel quale siete anche stati circoncisi di una circoncisione, fatta senza mano d’uomo, ma della circoncisione di Cristo, mediante lo spogliamento del corpo dei peccati della carne: 12  essendo stati sepolti con lui nel battesimo, in lui siete anche stati insieme risuscitati, mediante la fede nella potenza di Dio che lo ha risuscitato dai morti. 13  E con lui Dio ha vivificato voi, che eravate morti nei peccati e nell’incirconcisione della carne, perdonandovi tutti i peccati. 

Anche il V.T. parla della circoncisione spirituale:

Deut. 10:16. Circonciderete perciò il prepuzio del vostro cuore e non indurite più il vostro collo; 

Deut. 30:6. L’Eterno, il tuo DIO, circonciderà il tuo cuore e il cuore dei tuoi discendenti, affinché tu ami l’Eterno, il tuo DIO, con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, e così tu viva. 

Leggendo questi versetti potremmo pensare che non hanno nulla a che fare con noi poiché è estremamente difficile che dei giudei vengano a dirci di seguire la legge di Mosè. Tuttavia il principio è ancora molto valido dal momento che anche oggi ci sono persone che si presentano come cristiani ed insegnano dottrine in cui si pone la fede nella carne. Per esempio, quando una religione afferma che la salvezza avviene attraverso la fede unita a riti religiosi e sacramenti, essa è il frutto di un falso insegnamento.

Ora Paolo elenca tutti i suoi requisiti, derivanti dalla sua nazionalità ebraica:

Vs. 5-7.    sono stato circonciso l’ottavo giorno come ogni altro primogenito, sono della nazione d’Israele, della tribù di Beniamino figlio prediletto di Giacobbe, come Giuseppe. La tribù di Beniamino, inoltre, insieme a quella di Giuda rimase fedele all’adorazione del Tempio, quando il regno fu diviso. Gerusalemme si trovava in Beniamino., Ebreo di Ebrei la parola “ebreo” compare la prima volta con Abramo, definito “l’ebreo”. L’origine del nome sembra sia in “Eber”, antenato di Abramo, il cui nome significa “attraversamento di un fiume”, cosa che fece Abramo quando partì da Ur dei Caldei. Essere ebreo non significa appartenere ad una razza, ma ad una religione, grazie alla quale viene accettato il Dio d’Israele quale Dio della propria vita, divenendone figlio. Al tempo di Paolo vi erano degli ebrei di nazionalità, i quali non credevano in Dio, ed affermavano di non essere ebrei, ma di tendenza ellenistica, essendo cresciuti seguendo la cultura greca. Tanti addirittura parlavano solo il greco e non conoscevano l’ebraico, altri avevano un genitore greco e l’altro ebraico. Invece, Paolo era ebreo e figlio di ebrei, conosceva l’ebraico ed era cresciuto secondo le usanze del suo popolo., quanto alla legge, fariseo i farisei erano i più fanatici e fiscali, irreprensibili circa l’adempimento della legge di Dio. Stranamente Paolo non si vanta del fatto di essere anche cittadino romano, 6  quanto allo zelo, persecutore della chiesa Paolo era molto zelante e tale qualità è stata portata dal Signore a proprio favore. Tutto ciò che egli ha compiuto prima della conversione derivava dalla sua volontà umana; poi Dio gli ha cambiato il carattere e convertito il cuore, mantenendo tutte le caratteristiche che egli possedeva prima, ma modificandole per i propri scopi. E’ stato frustato varie volte, lapidato quasi fino alla morte, è naufragato, tuttavia non ha recesso di un passo pur di servire Dio; quanto alla giustizia che è nella legge, irreprensibile. 7  Ma le cose che mi erano guadagno, le ho ritenute una perdita per Cristo. 

Paolo elenca tutte quelle qualifiche che lo caratterizzano come ebreo, affermando, tuttavia, che esse non hanno alcuna importanza per Cristo. Egli fu un grande peccatore, un persecutore dei credenti, un omicida, ed afferma che certamente Dio lo ha salvato perché fosse un esempio vivente della misericordia divina.

Vs. 8.  Anzi, ritengo anche tutte queste cose essere una perdita di fronte all’eccellenza della conoscenza di Cristo Gesù mio Signore, per il quale ho perso tutte queste cose e le ritengo come tanta spazzatura (=sterco) per guadagnare Cristo, 

L’unica certezza in possesso degli esseri umani è il fatto di aver conosciuto Cristo ed averlo quale personale salvatore. Coloro i quali hanno questa certezza, sono coscienti del fatto di essere stati perdonati e di avere la vita eterna, ma solo grazie a ciò che ha fatto Cristo. Tutti gli sforzi umani sono dei rifiuti per Dio, senza valore e inutili, perché conta solo l’operare di Gesù. Chi mette da parte la religiosità guadagna Cristo nella propria vita, essendo trovato “in lui”.

Paolo è una persona particolare, unica, scelta da Dio per il suo carattere deciso.

Altri personaggi vengono scelti tra i disadattati. Ad es. la scelta degli apostoli narrata da Luca, avvenuta dopo una notte di preghiera: Pietro, colui che lo avrebbe tradito, un ignorante, al pari di Giacomo e Giovanni, che diverranno suoi collaboratori, Matteo, un pubblicano e traditore dei fratelli israeliti, e tutti gli altri, gente semplice, priva di attributi speciali. Da questo possiamo capire che tutti possono servire nell’opera di Dio, perché non è importante quello che siamo, bensì il nostro saperci arrendere a Dio, mettersi nelle sue mani e permettergli si usarci a Suo piacere.

In tutto ciò si comprende come Paolo sia stato un caso raro, ossia una persona totalmente diversa dagli apostoli, dotta e appartenente alla buona società; eppure egli si è spogliato di tutti i suoi attributi per seguire la via indicata da Dio e divenire servo degli altri.

Per questo motivo il vangelo viene accettato facilmente dalle persone umili, in quanto esse non hanno grandi difficoltà a lasciar demolire da Dio il nulla della loro vita. Un personaggio come Paolo, invece, deve distruggere tutto il proprio essere, cambiare il modo di pensare e tutto se stesso. Eppure egli l’ha fatto. Tutte le sue conoscenze bibliche sono state un valido tesoro, in quanto gli hanno permesso di conoscere Cristo, annunciato in ogni punto del Vecchio Testamento. Esso era come l’ombra, la quale riproduce l’oggetto, sia pure in modo poco chiaro. L’oggetto dotato di luce è il Nuovo testamento, che rende comprendibile ciò che prima era confuso. Ad esempio le profezie su Gesù, come il Salmo 22: 1  <<Al maestro del coro. Sul motivo: "La cerva dell’aurora". Salmo di Davide>> Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? Perché sei così lontano e non vieni a liberarmi, dando ascolto alle parole del mio gemito? 2  O DIO mio, io grido di giorno, ma tu non rispondi, e anche di notte non sto in silenzio…..  13  essi aprono la loro gola contro di me come un leone rapace e ruggente. 14  Sono versato come acqua, e tutte le mie ossa sono slogate il mio cuore è come cera che si scioglie in mezzo alle mie viscere. ….17  posso contare tutte le mie ossa; essi mi guardano e mi osservano. 18  Spartiscono fra loro le mie vesti e tirano a sorte la mia tunica. 

Davide non ha mai vissuto tali afflizioni, pertanto le parole riportate sono chiaramente una profezia su Gesù. Fino a quando tali cose non si sono verificate, il loro significato è rimasto oscuro, quali ombre di cose future. Quindi, la Bibbia è il libro che riporta la Parola di Dio nella sua interezza, in quanto ogni punto si è realizzato con estrema precisione.

Circa le persone scelte da Dio quali suoi servitori:

1 Corinzi 1:23-31.   ma noi predichiamo Cristo crocifisso, che è scandalo per i Giudei e follia per i Greci; 24  ma a quelli che sono chiamati, sia Giudei che Greci, noi predichiamo Cristo, potenza di Dio e sapienza di Dio; 25  poiché la follia di Dio è più savia degli uomini e la debolezza di Dio più forte degli uomini. 26  Riguardate infatti la vostra vocazione, fratelli, poiché non ci sono tra di voi molti savi secondo la carne, non molti potenti, non molti nobili, 27  ma Dio ha scelto le cose stolte del mondo per svergognare le savie; e Dio ha scelto le cose deboli del mondo per svergognare le forti; 28  e Dio ha scelto le cose ignobili del mondo e le cose spregevoli e le cose che non sono per ridurre al niente quelle che sono, 29  affinché nessuna carne si glori alla sua presenza. 30  Ora grazie a lui voi siete in Cristo Gesù, il quale da Dio è stato fatto per noi sapienza, giustizia, santificazione e redenzione, 31  affinché, come sta scritto: "Chi si gloria, si glori nel Signore".

Dio sceglie i più umili, coloro che si trovano nelle difficoltà, perché è scritto che “colui al quale è stato molto perdonato, ama molto”: chi non ha più nulla da perdere è il servo ideale, in quanto disposto a rinascere assieme a Cristo; al contrario, chi ha una vita ben strutturata e serena, stenta a seguire Gesù, se ciò comporta lasciare la casa, la famiglia, il lavoro e le persone che conosce: tutti questi sono impedimenti, che limitano il seguire il Signore. Tuttavia, come nel caso di Paolo, non esiste cosa alcuna per la quale gloriarsi davanti a Cristo; l’unica cosa che conta è l’amore con il quale ci ha onorato e la bontà che ha rivolto a noi.

I cristiani sono santi, ossia “separati dal mondo” da Dio e ciò avviane perché Gesù è santo e noi siamo custoditi nei luoghi celesti “in” Lui. Dio ci vede tramite la santità di suo figlio, che ci copre, e attraverso il suo sacrificio, che ci dà la salvezza. Pertanto, l’opera è totalmente di Dio, mentre il nostro compito è unicamente quello di accettarla.

Vs. 9.  e per essere trovato in lui (= dentro Gesù, il quale ci ricopre), avendo non già la mia giustizia che deriva dalla legge, ma quella che deriva dalla fede di Cristo: giustizia che proviene da Dio mediante la fede, 

Anche per noi oggi il segreto sta nell’abbandonare tutte quelle azioni umane che ci sembrava potessero essere gradite a Dio, ed andare verso Gesù Cristo, protesi verso di Lui. Ogni persona ha dei difetti, ma se protendiamo verso Cristo, camminiamo verso di lui e verso la salvezza. Teniamo gli occhi fissi su Gesù ed avremo davanti l’esempio perfetto.

La salvezza viene da Cristo, non dalle nostre opere “perché nessuno si glori”, afferma Efesini.

2 Corinzi 5:20-21. spiega in profondità cosa è accaduto quando abbiamo accettato il Signore:

Noi dunque facciamo da ambasciatori per Cristo, come se Dio esortasse per mezzo nostro, e noi vi esortiamo per amore di Cristo: Siate riconciliati con Dio. 21  Poiché egli ha fatto essere peccato per noi colui che non ha conosciuto peccato, affinché noi potessimo diventare giustizia di Dio in lui. 

Quando abbiamo accettato Cristo come nostro personale salvatore si è verificato un cambio, in quanto Egli ha preso su di sé i nostri peccati e, così, ci ha resi giusti davanti a Dio. 

Romani 10:4-13. Giustizia della legge e giustizia della fede.  

perché il fine della legge è Cristo, per la giustificazione di ognuno che crede. 5  Mosé infatti descrive così la giustizia che proviene dalla legge: "L’uomo che fa quelle cose, vivrà per esse". 6  Ma la giustizia che proviene dalla fede dice così: "Non dire in cuor tuo: Chi salirà in Cielo?". Questo significa farne discendere Cristo. 7  Ovvero: "Chi scenderà nell’abisso?". Questo significa far risalire Cristo dai morti. 8  Ma che dice essa? "La parola è presso di te, nella tua bocca e nel tuo cuore". Questa è la parola della fede, che noi predichiamo; 9  poiché se confessi con la tua bocca il Signore Gesù, e credi nel tuo cuore che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvato. 10  Col cuore infatti si crede per ottenere giustizia e con la bocca si fa confessione, per ottenere salvezza,. 11  perché la Scrittura dice: "Chiunque crede in lui non sarà svergognato". 12  Poiché non c’è distinzione fra il Giudeo e il Greco, perché uno stesso è il Signore di tutti, ricco verso tutti quelli che lo invocano. 13  Infatti: "Chiunque avrà invocato il nome del Signore sarà salvato". 

Lo spirito del Signore è dentro il cristiano, gli insegna la Parola e gli dice ciò che la sua bocca deve pronunciare. E’ colui che ci riprende e ci fa camminare rettamente.

Cristo dev’essere confessato pubblicamente con le parole e con il battesimo.

Vs. 10.  per conoscere lui, Cristo la potenza della sua risurrezione e la comunione delle sue sofferenze, essendo reso conforme alla sua morte, 

Cosa significa “conoscere Gesù”? Nel greco il termine “conoscere” indica qualcosa di intimo  e profondo; equivale al significato ebraico di “Abramo conobbe Sara”. Quando Paolo scrive tale frase, era convertito ormai da moltissimi anni e da tempo immemorabile seguiva la via di Cristo. Eppure, ciò che egli esprime è il proprio desiderio di conoscere Gesù sempre più a fondo e tuffarsi nella sua profondità, perché ritiene che la via che porta al Salvatore sia infinita. Egli era innamorato di Gesù, consumato dal desiderio di fare la sua volontà e per amor suo aveva predicato la Parola in tutto il mondo. Cristo, infatti, è il dono che Dio ha inviato per noi, la sua primizia, il suo unico figlio, affinché tramite lui potessimo ottenere in dono la vita eterna e il perdono dei peccati.

1 Pietro 4:13-14. Le sofferenze di Cristo.

Ma, nella misura in cui partecipate alle sofferenze di Cristo, rallegratevi perché anche nella manifestazione della sua gloria possiate rallegrarvi ed esultare. 14  Se siete vituperati per il nome di Cristo, beati voi, poiché lo Spirito di gloria e lo Spirito di Dio riposa su di voi; da parte loro egli è bestemmiato, ma da parte vostra egli è glorificato. 

Chi è vituperato a causa del nome di Gesù, deve considerarsi beato, perché ciò avviene per il Signore. Paolo ha vissuto una stretta affinità con Cristo, in quanto, dalla sua conversione in poi, molte volte ha sofferto per il suo Signore.

Essere IN CRISTO significa conoscerlo personalmente ed essere da lui reso giusto. Il cristiano sperimenta la potenza della resurrezione, incredibile manifestazione della potenza di Dio. In quel momento Cristo vinse la morte, il peccato e Satana, e anche noi, che per nostra natura siamo morti nel peccato, grazie alla resurrezione di Cristo riceviamo la vita in eterno. Per fede oggi siamo già seduti in cielo assieme a Cristo.

Nella vita quotidiana il cristiano è spesso vittima di sofferenze e di derisioni da parte di coloro che non credono in Dio. Paolo, che ha vissuto in un tempo di vera persecuzione,  è felice di partecipare alla sofferenza di Cristo per essere simile a Lui il più possibile.

Ancora: il cristiano deve mettere a morte la propria vita carnale giorno dopo giorno e soprattutto il peccato. La morte non è una cosa né bella né piacevole; quella di Cristo fu terribile, però egli l’accettò poiché i suoi occhi erano fissi sulla gioia che ne sarebbe seguita. Similmente, morire al peccato è difficile, poiché esso fa parte di noi, tuttavia un aiuto ci viene dall’alzare gli occhi al cielo per guardare la gloria che sta davanti a noi. Il risultato sarà la vita eterna con Cristo.

Alla fine dei tempi ci sarà la resurrezione dei morti, quando i corpi dei cristiani saranno trasformati e riuniti alle loro anime, che con la morte sono andate con Cristo.

Vs. 11. se in qualche modo possa giungere alla risurrezione dai morti. 

Apocalisse afferma che ci sarà la resurrezione dei giusti, quindi il regno milleniare, poi l’ultima ribellione, la seconda resurrezione e il giudizio finale. Pertanto Paolo sta affermando che desidera avere una giustizia tale da ottenere la resurrezione dei giusti, ossia la prima.

Vs.12.  Non che io abbia già ottenuto il premio, o sia già arrivato al compimento (=alla perfezione), ma proseguo per poter afferrare (=conquistare) il premio, poiché anch’io sono stato afferrato (=conquistato) da Gesù Cristo. 

Paolo parla della tensione esistente tra ciò che ha conseguito nel presente e ciò che aspira per il futuro. Egli è stato un credente eccezionale, scelto da Cristo come apostolo. Gesù stesso gli è apparso molte volte, ispirando tutti gli insegnamenti di Paolo. Questi aveva più zelo di tutti gli altri perciò, se ci fosse stato un uomo in grado di arrivare alla perfezione, questo sarebbe stato lui. Invece, egli dichiara di non aver ottenuto il traguardo finale, per cui prosegue nel cammino, sempre per quella via, senza abbandonarla e senza fermarsi. L’unico scopo della sua vita è quello di afferrare Cristo.

Il segreto della vita di Paolo è il suo essere stato totalmente proprietà di Cristo, al quale ha dato tutto se stesso, consacrandosi completamente. Questa è la chiave di lettura di tutta la sua vita e delle sue lettere. 

Paolo era un grande uomo di Dio, ma non riteneva di essere giunto al capolinea della propria opera: tanta era la strada da percorrere prima di arrivare al traguardo della sua vita. Se questo era il sentimento di Paolo, tanto più dovrebbe essere il nostro.

Se il Signore si serve di noi per compiere qualcosa di buono, non dobbiamo gonfiarci e elogiare noi stessi, bensì comprendere che ogni cosa viene compiuta per opera di Dio.

Giobbe 17:9. Tuttavia il giusto rimane saldamente attaccato alla sua via, e chi ha le mani pure si fortifica sempre di più. 

Giobbe è stato un uomo che ha attraversato numerose difficoltà, eppure è rimasto saldamente ancorato a Dio, per seguire la giusta via. Analogamente è accaduto a Paolo, il quale era unicamente interessato a Cristo e solo a Lui rimaneva ancorato.

1 Timoteo 6:12.  Combatti il buon combattimento della fede, afferra la vita eterna, alla quale sei stato chiamato e per cui hai fatto la buona confessione di fede davanti a molti testimoni. 

Paolo afferma di voler afferrare la vita eterna, la quale è stata già donata da Cristo.

Salmo 138: 8. L’Eterno compirà l’opera sua in me; o Eterno la tua benignità dura per sempre; non abbandonare le opere delle tue mani. 

Anche qui viene affermato che l’opera è sempre compiuta da Dio, mentre l’uomo ha il compito di accettarla. Paradossalmente  ciò viene affermato in una parte della Bibbia che generalmente esalta il legalismo e lo sforzo umano.

Ebrei 13:21.  vi perfezioni in ogni buona opera, per fare la sua volontà, operando in voi ciò che è gradito davanti a lui per mezzo di Gesù Cristo, al quale sia la gloria nei secoli dei secoli. Amen. 

Dio ha fatto qualcosa, e allo stesso modo anche noi dobbiamo agire, anche se in realtà è Dio stesso ad operare dentro di noi.

Vs. 13-14.  Fratelli, non ritengo di avere già ottenuto il premio, ma faccio una cosa: dimenticando le cose che stanno dietro e protendendomi verso le cose che stanno davanti, 14  proseguo il corso verso la méta, verso il premio della suprema vocazione di Dio in Cristo Gesù.

Paolo non guardava mai indietro, ripensando all’opera compiuta; al contrario, egli fissava Gesù Cristo, comprendendo che solo Lui poteva essere l’autore di tutte le straordinarie meraviglie realizzate. Era un uomo umile, non orgoglioso, e per questo motivo veniva usato da Dio. L’obiettivo finale per il cristiano è la resurrezione dei giusti, data da Gesù come premio. 

Gli uomini importanti che hanno avuto una vita integra davanti a Dio hanno avuto la capacità di guardare avanti.

Es. Abramo ha creduto alle promesse di Dio, nonostante la veneranda età, e quando gli è stato chiesto di sacrificare Isacco, si è mostrato pronto a farlo;

Mosè, pur avendo una famiglia ed una vita nuova, ha accettato di tornare in Egitto in soccorso degli Ebrei perché credeva alla ricompensa data da Dio;

Geremia ha vissuto numerose sofferenze e difficoltà, eppure ha avuto la forza di guardare all’obiettivo finale in Dio.

Questa determinazione è la stessa che troviamo in Paolo: nonostante i fatti accaduti, che tu sia o meno un uomo di successo (Mosè, Abramo o Giuseppe), bisogna guardare avanti, verso la meta e il premio finale.

2 Corinzi 4:17. Infatti la nostra leggera afflizione, che è solo per un momento, produce per noi uno smisurato, eccellente peso eterno di gloria; 

Proprio Paolo, che ha vissuto moltissime vicissitudini, è in grado di affermare che l’afflizione umana sulla terra è leggera e che dura solo un momento, mentre come contraltare vi è la gloria eterna, immensa, non misurabile ed eccellente in qualità. Questa 

era l’ottica di Paolo, la quale l’ha accompagnato lungo tutta la vita.

Ecclesiaste 7:21-22. Inoltre non fare attenzione a tutte le parole che si dicono, per non sentirti maledire dal tuo servo 22  perché anche il tuo cuore sa che tu stesso hai molte volte maledetto altri. 

Non diamo peso alle cose che gli altri dicono di noi, poiché anche noi possiamo aver commesso gli stessi errori. Guardiamo avanti e perdoniamo perché ciò che dobbiamo fare e protendere verso il premio.

Filippesi 4:8-9. Quanto al rimanente, fratelli, tutte le cose che sono veraci, tutte le cose che sono oneste, tutte le cose che sono giuste, tutte le cose che sono pure, tutte le cose che sono amabili, tutte le cose che sono di buona fama, se vi è qualche virtù e se vi è qualche lode, pensate a queste cose. 9  Quelle cose che avete imparato, ricevuto e udito da me e veduto in me, fatele, e il Dio della pace sarà con voi. 

Meditiamo sulle cose buone, oneste e amabili, alleniamo la nostra mente verso le cose positive: questo è un agire fondamentale perché possiamo tendere verso il regno di Dio. Siamo protesi verso le cose di Dio, così come un atleta  si impegna totalmente verso il traguardo: per noi esso è il regno di Dio.

Ebrei 12:1-2.   Anche noi dunque, essendo circondati da un così gran numero di testimoni, deposto ogni peso e il peccato che ci sta sempre attorno allettandoci, corriamo con perseveranza la gara che ci è posta davanti, 2  tenendo gli occhi su Gesù, autore e compitore della nostra fede, il quale, per la gioia che gli era posta davanti, soffrì la croce disprezzando il vituperio e si è posto a sedere alla destra del trono di Dio. 

In questa grande gara dobbiamo tenere gli occhi fissi su Gesù, mentre in cielo le schiere celesti tifano per noi.

Vs.15.  Quanti siamo perfetti, abbiamo dunque questi pensieri; e se voi pensate altrimenti in qualche cosa, Dio vi rivelerà anche questo. 

La Bibbia, sia per quanto riguarda la salvezza che la perfezione, si esprime con tre tempi diversi:

“siamo stati salvati”, che riguarda il nostro essere spirituale,

“siamo salvati”, che si riferisce al rinnovamento della mente,

“saremo salvati”, inerente alla resurrezione del nostro corpo.

Noi siamo sulla via della salvezza, lungo la quale nulla di negativo può accaderci in quanto siamo con Cristo.

Circa la perfezione. La Bibbia afferma che siamo stati creati perfetti, ma anche che siamo perfetti e lo saremo anche in futuro. Questo è il processo di perfezionamento, che avviene nella chiesa attraverso i ministeri.

In questo versetto, quindi, Paolo non sta innalzando se stesso, bensì sta affermando che l’essere umano è stato creato perfetto da Dio. Anche Gesù nella preghiera sacerdotale, in Giovanni 17:23: Io sono in loro e tu in me, affinché siano perfetti nell’unità, e affinché il mondo conosca che tu mi hai mandato e li hai amati, come hai amato me.

afferma che nell’unità è possibile essere perfetti anche qui sulla terra.

Paolo per fede asserisce che siamo stati resi perfetti e che, quindi, lo siamo; pertanto dobbiamo avere questi pensieri, ossia sapere cosa ci aspetta e camminare in quella direzione, certi di ottenere il premio della gloria. 

Molte volte l’apostolo lega la perfezione all’amore; in Colossesi asserisce che l’amore è il vincolo della perfezione, ossia che è in grado di rendere perfetto l’uomo nella vita cristiana.

Per dimostrare che la perfezione è sia un dato di fatto che un processo, perfino Cristo è passato attraverso questo divenire, essendo stato reso perfetto dalle sofferenze; egli ha accettato di soffrire per amore dell’uomo, in quanto questo sentimento è il vincolo che ci unisce a Lui e ci rende perfetti.

Vs. 16.  Ma al punto in cui siamo arrivati, camminiamo secondo la stessa regola di condotta in pieno accordo. 

Paolo insiste qui nell’essere uniti, stretti assieme dal vincolo dell’amore. In Apocalisse, Cristo rimprovera alla chiesa di Efeso, dopo un elenco di elogi, di aver dimenticato il primo amore; li esorta, poi, al ravvedimento.

Vs. 17.  Siate miei imitatori, fratelli, e considerate coloro che camminano così, secondo l’esempio che avete in noi. 

In questi versetti Paolo mette in evidenza il fatto che la chiesa è composta da persone molto diverse, e per tale motivo chiede di essere imitato, in quanto maturo nella fede, come pure lo devono essere coloro che si comportano con maturità e rettitudine. Anche nelle chiese attuali può avvenire questo, sebbene Cristo sia il modello per antonomasia; infatti, ci sono fratelli che hanno raggiunto un tale grado di maturità, da poter essere la guida spirituale per molti altri. Paolo non era un uomo che si limitava ad insegnare con le sole parole, anzi, al contrario, la sua stessa vita era un esempio. 

Egli, che un tempo era stato un fervente religioso, una volta conosciuto Cristo è divenuto un coerente cristiano, ossia ha vissuto ogni giorno le cose che predicava. 

Vs. 18-19. Poiché molti, dei quali vi ho spesse volte parlato, e anche al presente ve lo dico piangendo (Paolo è un passionale), camminano da nemici della croce di Cristo, 19  la cui fine è la perdizione, il cui dio è il ventre e la cui gloria è a loro vergogna; essi hanno la mente rivolta alle cose della terra.

Al contrario, esistono persone che predicano una cosa e ne vivono un’altra: essi non devono essere imitati e Cristo ci dice di diffidare: Matteo 23: 1-39.   Allora Gesù parlò alle folle e ai suoi discepoli, 2  dicendo: "Gli scribi, e i farisei siedono sulla cattedra di Mosè. 3  Osservate dunque e fate tutte le cose che vi dicono di osservare; ma non fate come essi fanno, poiché dicono ma non fanno. 4  Legano infatti pesi pesanti e difficili da portare, e li mettono sulle spalle degli uomini; ma essi non li vogliono smuovere neppure con un dito. 5  Fanno tutte le loro opere per essere ammirati dagli uomini; allargano le loro filatterie (erano delle scatole nere che venivano legate sulla fronte per essere visti da tutti), e allungano le frange dei loro vestiti, 6  Amano i posti d’onore nei conviti e i primi posti nelle sinagoghe, 7  e anche i saluti nelle piazze, e di sentirsi chiamare dagli uomini rabbi, rabbi. 8  Ma voi non fatevi chiamare maestro, perché uno solo è il vostro maestro: Il Cristo, e voi siete tutti fratelli. 9  E non chiamate alcuno sulla terra vostro padre, perché uno solo è vostro Padre, colui che è nei cieli. 10  Né fatevi chiamare guida, perché uno solo è la vostra guida: Il Cristo. 11  E il maggiore di voi sia vostro servo, 12  Or chiunque si innalzerà sarà abbassato; e chiunque si abbasserà sarà innalzato, 13 Ma guai a voi, scribi e farisei ipocriti! Perché chiudete il regno dei cieli davanti agli uomini; poiché né entrate voi né lasciate entrare coloro che stanno per entrarvi. 14  Guai a voi, scribi e farisei ipocriti! Perché divorate le case delle vedove e per pretesto fate lunghe preghiere; per questo subirete una condanna più severa. 15  Guai a voi, scribi e farisei ipocriti! Perché scorrete il mare e la terra, per fare un proselito e, quando lo è diventato, ne fate un figlio della Geenna il doppio di voi. 16  Guai a voi, guide cieche, che dite: "se uno ha giurato per il tempio, non è nulla; ma se ha giurato per l’oro del tempio è obbligato". 17  Stolti e ciechi! Perché, cosa è più grande, l’oro o il tempio che santifica l’oro? 18  "E: se uno ha giurato per l’altare, non è nulla; ma se ha giurato per l’offerta che vi è sopra è obbligato". 19  Stolti e ciechi! Poiché, cosa è più grande, l’offerta o l’altare che santifica l’offerta? 20  Chi dunque giura per l’altare, giura per esso e per quanto vi è sopra. 21  Chi giura per il tempio, giura per esso e per colui che l’abita. 22  E chi giura per il cielo, giura per il trono di Dio e per colui che vi è assiso. 23  Guai a voi, scribi e farisei ipocriti! Perché calcolate la decima della menta dell’aneto e del comino, e trascurate le cose più importanti della legge: il giudizio, la misericordia e la fede, queste cose bisogna praticare senza trascurare le altre. 24  Guide cieche, che colate il moscerino e inghiottite il cammello. 25  Guai a voi, scribi e farisei ipocriti! Perché pulite l’esterno della coppa e del piatto, mentre l’interno è pieno di rapina e d’intemperanza. 26  Fariseo cieco! Pulisci prima l’interno della coppa e del piatto, affinché anche l’esterno sia pulito. 27  Guai a voi, scribi e farisei ipocriti! Perché rassomigliate a sepolcri imbiancati, i quali di fuori appaiono belli, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni putredine. 28  Così anche voi di fuori apparite giusti davanti agli uomini, ma dentro siete pieni d’ipocrisia e d’iniquità. 29  Guai a voi, scribi e farisei ipocriti! Perché edificate i sepolcri dei profeti e ornate i monumenti dei giusti 30  e dite: "Se noi fossimo vissuti al tempo dei nostri padri, non ci saremmo associati a loro nell’uccisione dei profeti. 31  Così dicendo, voi testimoniate contro voi stessi, che siete figli di coloro che uccisero i profeti. 32  Voi superate la misura dei vostri padri! 33  Serpenti, razza di vipere! Come sfuggirete al giudizio della Geenna? 34  Perciò, ecco io vi mando dei profeti, dei savi e degli scribi; di loro ne ucciderete e crocifiggerete alcuni, altri ne flagellerete nelle vostre sinagoghe e li perseguiterete di città in città, 35  affinché ricada su di voi tutto il sangue giusto sparso sulla terra, dal sangue del giusto Abele, fino al sangue di Zaccaria, figlio di Barachia che uccideste fra il tempio e l’altare. 36  In verità vi dico che tutte queste cose ricadranno su questa generazione. 37  Gerusalemme, Gerusalemme, che uccidi i profeti e lapidi coloro che ti sono mandati! Quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli come la gallina raccoglie i suoi pulcini sotto le ali, e voi non avete voluto! 38  Ecco, la vostra casa vi è lasciata deserta. 39  Poiché io vi dico, che da ora in avanti non mi vedrete più, finché non direte: "Benedetto colui che viene nel nome del Signore!"". 

Certamente comprendiamo come Gesù fosse un uomo che non temeva di offendere nessuno, e a tutti diceva chiaramente in faccia la verità. Tale comportamento non era dettato dal desiderio di veder soffrire le persone, bensì dall’amore per ognuno di essi, il quale lo induceva a dire il vero al fine di metterli in guardia dalla certa rovina della loro anima.

Giovanni 10:1   "In verità, in verità io vi dico: Chi non entra per la porta nell’ovile delle pecore, ma vi sale da un’altra parte, quello è un ladro e un brigante; 2  ma chi entra per la porta è il pastore delle pecore. 3  A lui apre il portinaio; le pecore ascoltano la sua voce, ed egli chiama le sue pecore per nome e le conduce fuori. 

A noi il Signore ci ha chiamato per nome, per salvarci e portarci nel suo ovile. 4.E, quando ha fatto uscire le sue pecore, va davanti a loro; e le pecore lo seguono, perché conoscono la sua voce. Seguiamo Gesù Cristo, il nostro maestro. 5  Non seguiranno però alcun estraneo ma fuggiranno lontano da lui, perché non conoscono la voce degli estranei". 6  Gesù disse loro questa similitudine ma essi non capirono di che cosa stesse loro parlando. 7  Perciò Gesù disse loro di nuovo: "In verità, in verità vi dico: io sono la porta delle pecore. Cristo è la porta che conduce a Dio, nessun’altra. 8  Tutti quelli che sono venuti prima di me sono stati ladri e briganti, ma le pecore non li hanno ascoltati. 9  Io sono la porta; se uno entra per mezzo di me sarà salvato; entrerà, uscirà e troverà pascolo. 10  Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; ma io sono venuto affinché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza. Gesù vuole dare una vita abbondante e libera ad ogni uomo. Egli è la porta che conduce alla salvezza.

Esistono persone che si convertono, crescono nella fede, e poi cambiano, al punto di divenire nemici della croce di Cristo. Il Signore afferma che, quando il terreno viene seminato, la semente cade sopra molteplici tipi di terreno, producendo frutti diversi, oppure non portandone affatto. Tutto dipende dalla volontà o meno dell’uomo a porre Cristo quale Signore della propria vita.

Matteo 6:24-34.  Nessuno può servire a due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro; oppure sarà fedele all’uno e disprezzerà l’altro; voi non potete servire a Dio e a mammona. 25  Perciò io vi dico: Non siate con ansietà solleciti per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di che vi vestirete. La vita non vale più del cibo e il corpo più del vestito? 26  Osservate gli uccelli del cielo: essi non seminano non mietono e non raccolgono in granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete voi molto più di loro? 27  E chi di voi, con la sua sollecitudine, può aggiungere alla sua statura un solo cubito? 28  Perché siete in ansietà intorno al vestire? Considerate come crescono i gigli della campagna: essi non faticano e non filano; 29  eppure io vi dico, che Salomone stesso, con tutta la sua gloria, non fu vestito come uno di loro. 30  Ora se Dio riveste in questa maniera l’erba dei campi, che oggi è e domani è gettata nel forno, quanto più vestirà voi o uomini di poca fede? 31  Non siate dunque in ansietà, dicendo: "Che mangeremo, o che berremo, o di che ci vestiremo? 32  Poiché sono i gentili quelli che cercano tutte queste cose, il Padre vostro celeste, infatti, sa che avete bisogno di tutte queste cose. 33  Ma cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno sopraggiunte. 34  Non siate dunque in ansietà del domani, perché il domani si prenderà cura per conto suo. Basta a ciascun giorno il suo affanno". 

Gesù ci dà una prima spiegazione: l’ansia per le cose terrene e il programmare la propria vita sono caratteristiche umane; tuttavia, se le ansietà ci fanno perdere di vista le priorità, allora esse diventano qualcosa che inquina il nostro cuore e ci portano sulla via sbagliata. L’apostolo Paolo è un esempio di cristiano che non ha mai perso di vista l’obiettivo finale, nonostante le vicissitudini della vita.

Un altro aspetto è l’amore eccessivo per il danaro:

1 Timoteo 6:3-10.  Se uno insegna una dottrina diversa e non si attiene alle sane parole, quelle del Signor nostro Gesù Cristo e alla dottrina che è secondo pietà, 4  è gonfio e non conosce nulla, ma ha un interesse morboso in questioni e dispute di parole, da cui nascono invidia, litigi, maldicenze, cattivi sospetti, 5  vane dispute di uomini corrotti nella mente e privi della verità che stimano la pietà essere fonte di guadagno, da costoro separati. 6  Ora la pietà è un mezzo di grande guadagno, quando uno è contento del proprio stato. 7  Non abbiamo infatti portato nulla nel mondo, ed è chiaro che non possiamo portarne via nulla, 8  ma quando abbiamo di che mangiare e di che coprirci, saremo di questo contenti. 9  Ma coloro che vogliono arricchirsi cadono nella tentazione, nel laccio e in molte passioni insensate e nocive, che fanno sprofondare gli uomini nella rovina e nella distruzione. 10  L’avidità del denaro infatti è la radice di tutti i mali e, per averlo grandemente desiderato, alcuni hanno deviato dalla fede e si sono procurati molti dolori. 

Coloro che desiderano arricchirsi, non si accontentano del proprio stato e divengono nemici di Cristo. La loro fine è la perdizione, in quanto la loro mente è lontana dalla Parola di Dio, ma vicina alle cose terrene.

Le persone indicate nel vs. 19: la cui fine è la perdizione trascorreranno l’eternità nell’inferno, il cui dio è il ventre insegnavano a non mangiare determinati cibi, come era usanza ebraica, tramandando un’eresia che minimizza l’opera di Cristo ed esalta l’importanza delle opere. Al contrario, la Bibbia afferma che coloro che pongono l’enfasi su queste ultime sono scadute dalla grazia di Dio. Non adoravano il Dio creatore, ma le regole; Gesù guariva la gente in qualunque momento, anche di sabato, ma i farisei lo hanno accusato. Per questo motivo saranno perduti e la cui gloria è a loro vergogna; essi hanno la mente rivolta alle cose della terra. 

Colossesi 2:16-18. Nessuno dunque vi giudichi per cibi o bevande, o rispetto a feste, a noviluni o ai sabati; 17  queste cose sono ombra di quelle che devono venire; ma il corpo è di Cristo. Tutti i rituali e le feste del passato erano ombre di Cristo, con la venuta del quale sono scadute. 18  Nessuno vi derubi del premio con un pretesto di umiltà e di culto degli angeli, fondandosi su cose che non ha visto, essendo temerariamente gonfio a motivo della sua mente carnale Coloro che pensano di poter eccedere alla salvezza attraverso le opere, appaiono molto religiosi, mentre invece sono carnali, orgogliosi e gonfi di ciò che hanno fatto. 

Vs. 20. La nostra cittadinanza infatti è nei cieli, da dove aspettiamo pure il Salvatore, il Signor Gesù Cristo, 

La nostra mente dev’essere finalizzata al destino eterno, che sarà con Dio. Grazie al processo di perfezionamento che il Padre sta compiendo in noi, Cristo afferma che per fede noi siamo già seduti nei luoghi celesti. Infatti, la Bibbia fa una distinzione tra “i figli di Dio” e “i figli degli uomini”: i primi hanno una cittadinanza celeste, i secondi una cittadinanza terrena.

I credenti vivono nel mondo, ma non vi appartengono, poiché la loro cittadinanza è nei cieli. La terra è un luogo pieno di dolore e peccato, già sottoposta al giudizio. Per questo motivo è meraviglioso sapere che non vi apparteniamo.

Da questa condizione di forestieri, i cristiani attendono il ritorno di Cristo, nel senso che non si limitano a sapere che tale fatto si realizzerà, ma attivamente non vedono l’ora che ciò accada.

Vs. 21.  il quale trasformerà il nostro umile corpo, affinché sia reso conforme al suo corpo glorioso, secondo la sua potenza che lo mette in grado di sottoporre a sé tutte le cose. 

Gesù è colui che compie l’opera della nostra trasformazione, rendendoci conformi al suo corpo glorioso, grazie alla sua potenza.

Paolo afferma che la nostra cittadinanza è nei cieli. Il termine “cittadinanza” è “polìteuma”, che indicava una comunità di cittadini di uno stato, residenti all’estero, in una città straniera, ma che conservavano tutti i diritti e le prerogative della patria, primo fra tutti il diritto di farvi ritorno. Intanto, però, essi vivevano all’estero con le leggi e con gli usi propri della loro patri d’origine.

Dunque, i cristiani sono quelle persone che vivono da stranieri sulla terra, essendo cittadini del regno di Dio; essi vivono secondo le leggi del loro luogo di origine e con il diritto di ritornarvi al tempo stabilito da Dio Padre.

Apocalisse 1:17-18.   Quando lo vidi, caddi ai suoi piedi come morto. Ma egli mise la sua mano destra su di me, dicendomi: "Non temere! Io sono il primo e l’ultimo, 18  e il vivente; io fui morto, ma ecco sono vivente per i secoli dei secoli amen; e ho le chiavi della morte e dell’Ades. 

Cristo ha sottoposto a sé tutte le cose, grazie alla sua immensa potenza.

Filippi era una colonia romana, ma pochi avevano la cittadinanza romana, che era una cosa molto preziosa a quei tempi. I soldati romani non erano necessariamente cittadini romani, anche se nascevano nella città, e tale privilegio dovevano guadagnarlo, servendo fedelmente Cesare per 21 anni.

In questo caso Paolo ricorda  che la loro cittadinanza è in un luogo molto più prestigioso di Roma: infatti, oggi tale città imperiale non esiste più, ed anche il suo immenso territorio è sparito. In questo modo è opportuno comprendere come le cose legate alla terra possono anche dissolversi, in quanto non sono dei beni eterni. Tali sono solamente quelli donatici da Dio. Per tali cose dobbiamo rallegrarci nel Signore, guardare verso il cielo ed attendere la redenzione. Se investiamo nell’opera di Dio, possiamo essere certi che nessuno al mondo potrà mai toccarli, mentre se investiamo nelle cose umane, possiamo ritenere con sicurezza che tali cose sono effimere e, probabilmente, verranno meno. Gesù ha detto che “dov’è il nostro tesoro, lì è il nostro cuore”.

Riassumendo, esistono alcuni aspetti che devono divenire dei capisaldi per i cristiani:

  • l’amore e l’ammirazione di Paolo per Cristo (consacrazione, dipendenza),

  • la sua determinazione ad essere come Cristo, comprendendo la sua posizione come figlio di Dio,

  • la resurrezione dei giusti, che non porta il cristiano al giudizio. Un giorno ci uniremo completamente a Cristo e lo conosceremo pienamente.

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