Filippesi - Introduzione

Introduzione

Questa lettera fu scritta da Paolo nel 61 o 62 d. C., quando si trovava in carcere a Roma per la prima volta. In questo stesso periodo scrisse anche ai Colossesi e a Filemone.

La chiesa in Filippi.

La chiesa a Filippi fu fondata da Paolo durante il suo secondo viaggio missionario, cioè nel periodo dal 51 al 54 d. C., quando era accompagnato da Sila e Timoteo. Era una chiesa che portava molta gioia nel cuore del suo fondatore, a differenza di quella di Corinto che sovente lo disprezzava e gli procurava numerose preoccupazioni.

La nascita della chiesa di Filippi, che segna l’espandersi del Vangelo in Europa, avviene in modo straordinario ed è descritta in Atti 16:6-40. Mentre attraversavano la Frigia e la regione della Galazia, furono impediti dallo Spirito Santo di annunziare la parola in Asia. 7  Giunti ai confini della Misia, essi tentavano di andare in Bitinia, ma lo Spirito non lo permise loro. 8  Così, attraversata la Misia, discesero a Troas. 9  Durante la notte apparve a Paolo una visione. Gli stava davanti un uomo Macedone, che lo supplicava e diceva: "Passa in Macedonia e soccorrici". 10  Dopo che ebbe visto la visione, cercammo subito di passare in Macedonia, persuasi che il Signore ci aveva chiamati là per annunziare loro il vangelo. 

Per due volte Paolo e i suoi collaboratori tentano di entrare in Asia (con tale parola si intende l’attuale Turchia), eppure non vi sono riusciti in quanto impediti dallo Spirito Santo. Tale fatto ci fa pensare alcune cose: certamente il Signore desidera che tutto il mondo arrivi alla salvezza, eppure in questo caso impedisce l’evangelizzazione in un determinato luogo. Dio, infatti, ha i suoi tempi e porterà la Parola anche in quei luoghi, ma non in quel momento.

11  Perciò, salpando da Troas, ci dirigemmo a Samotracia, e il giorno seguente a Neapolis (è la città con il porto, mentre Filippi è nell’entroterra), 12 e di là a Filippi, che è la prima città di quella parte della Macedonia e una colonia romana; e restammo in quella città diversi giorni. Qui non viene detto come impiegarono il tempo, ma certamente avranno evangelizzato e pregato molto.

13  Il giorno di sabato andammo fuori città lungo il fiume, dove era il luogo ordinario della preghiera; e, postici a sedere, parlavamo alle donne che erano là radunate. 

Visto che Paolo non andò in una sinagoga, come era solito fare in tutte le città che visitava, possiamo dedurre che a Filippi non ve n’era una, e questo significa che non vi era il numero minimo di uomini giudei necessari per formarne una, ossia che non ve ne erano dieci. Perciò, la maggior parte degli uomini che Dio salvò in questo luogo non erano giudei. Paolo, allora, avvicinò un gruppo di donne che si riunivano regolarmente per pregare fuori dalla città, sulla riva di un fiume, nel luogo della preghiera, il posto privilegiato per vedere la nascita di una chiesa. Tutta l’opera di Dio, infatti, deve fondarsi sulla preghiera, sulla relazione col Padre. 

14  E una donna di nome Lidia, commerciante di porpora, della città di Tiatira, che adorava Dio, stava ad ascoltare. E il Signore aprì il suo cuore per dare ascolto alle cose dette da Paolo.

Paolo indirizzò alle donne il proprio messaggio ed una di esse, Lidia, aprì il proprio cuore al Signore. Era una donna benestante proveniente dall’Asia, che li invitò ad essere ospiti in casa sua.

 

Tutti i cristiani desiderano che i propri cari, i conoscenti e via via tutte le persone del mondo aprano il cuore a Dio, tuttavia qui viene detto che è il Signore il compitore di tale miracolo, poiché sua è l’opera salvifica. Il credente deve evangelizzare e pregare, ma poi è lo Spirito Santo che agisce nella vita delle persone. Lidia era certamente una donna affamata per la Parola di Dio, disposta a ricevere e l’Eterno le ha mandato Paolo in risposta alla sua necessità.

15  Dopo essere stata battezzata con la sua famiglia, ci pregò dicendo: "Se mi avete giudicata fedele al Signore, entrate e rimanete in casa mia". E ci costrinse ad accettare. 16  Ora, mentre andavamo al luogo della preghiera, ci venne incontro una giovane schiava che aveva uno spirito di divinazione e che, facendo l’indovina, procurava molto guadagno ai suoi padroni. 17  Costei, messasi a seguire Paolo e noi, gridava, dicendo: "Questi uomini sono servi del Dio Altissimo e vi annunziano la via della salvezza". 18  Ed essa fece questo per molti giorni; ma Paolo, infastidito, si voltò e disse allo spirito: "Io ti comando nel nome di Gesù Cristo di uscire da lei". E lo spirito uscì in quell’istante. Come accadde anche con Gesù, qui vediamo che i demoni riconoscono i servi di Dio ed il loro ruolo nel mondo.

19  Ora i padroni di lei, vedendo che la speranza del loro guadagno era svanita, presero Paolo e Sila e li trascinarono sulla piazza del mercato davanti ai magistrati; 20  e, presentatili ai pretori, dissero: "Questi uomini, che sono Giudei, turbano la nostra città, 21  e predicano usanze, che a noi che siamo Romani, non è lecito di accettare o di osservare". 22  Allora la folla insorse tutta insieme contro di loro; e i pretori, strappate loro le vesti, comandarono che fossero frustati. 23  E, dopo averli battuti con molti colpi, li gettarono in prigione, comandando al carceriere di tenerli al sicuro. 24  Questi, ricevuto un tale ordine, li gettò nella parte più interna della prigione e fissò i loro piedi ai ceppi. Il nemico odia i cristiani e si infuria quando viene predicata la Parola di Dio. Paolo ed il suo gruppo avevano unicamente parlato dell’amore di Cristo, morto per i peccati, e liberato una donna dalla schiavitù, creata in lei dai demoni. Come mai questo ha scatenato una reazione tanto violenta? Satana non vuole che venga predicato il Vangelo e ne ha paura.

Ecco la reazione di questi figli di Dio di fronte alle difficoltà:

25  Verso la mezzanotte Paolo e Sila pregavano e cantavano inni a Dio; Qui è la dimostrazione della loro fede, nella certezza che anche questa situazione era nel piano di Dio. e i prigionieri li udivano. Ovunque noi siamo, veniamo osservati dagli altri e dobbiamo essere un esempio, una forte testimonianza. Senza fede non possiamo piacere a Dio, poiché dobbiamo essere certi che Egli è, ed è il rimuneratore per coloro che lo cercano. Così Paolo e Sila, pur non conoscendo il piano di Dio, tuttavia erano certi che anche quella situazione avrebbe cooperato per il loro bene. 

26  Improvvisamente si fece un gran terremoto tanto che le fondamenta della prigione furono scosse: e in quell’istante tutte le porte si aprirono e le catene di tutti si sciolsero. 27  Il carceriere, destatosi e viste le porte della prigione spalancate, trasse fuori la spada e stava per uccidersi, pensando che i prigionieri fossero fuggiti. Un carceriere che permetteva la fuga dei carcerati, secondo la legge romana, veniva giustiziato al posto dei prigionieri stessi. Per questo motivo il suicidio era la via meno dolorosa.

 28  Ma Paolo gridò ad alta voce: "Non farti alcun male, perché noi siamo tutti qui". 29  E, chiesto un lume, egli corse dentro, e tutto tremante si gettò ai piedi di Paolo e Sila; 30  poi li condusse fuori e disse: "Signori, cosa devo fare per essere salvato?".

Il carceriere aveva udito le lodi a Dio. Inoltre, la situazione ora era ribaltata: pochi istanti prima era stato l’artefice delle battiture inflitte a Paolo e Sila, ed ora la sua vita era nelle loro mani. Infatti, avrebbero potuto fuggire, arrecandogli enormi problemi, e invece erano ancora tutti lì, nelle loro celle. Tale fatto ha certamente scioccato questo uomo e lo ha convinto dell’eccezionalità dei cristiani rispetto alla norma. Per questo ha compreso di voler conoscere anche lui l’unico vero Dio e chiede cosa deve fare. Tutto ciò è il frutto del passo di fede di Paolo e Sila. 

Ora inizia il risveglio a Filippi. 

31  Ed essi dissero: "Credi nel Signore Gesù Cristo, e sarai salvato tu e la casa tua". 32  Poi essi annunziarono la parola del Signore a lui e a tutti coloro che erano in casa sua. 33  Ed egli li prese in quella stessa ora della notte e lavò loro le piaghe. E lui e tutti i suoi furono subito battezzati. 

Il carceriere è totalmente cambiato: prima batteva i prigionieri e ora li guarisce.

34  Condottili quindi in casa sua, apparecchiò loro la tavola e si rallegrava con tutta la sua famiglia di aver creduto in Dio. 35  Fattosi giorno i pretori mandarono i littori a dire al carceriere: "Lascia liberi quegli uomini". 36  E il carceriere riferì a Paolo queste parole: "I pretori hanno mandato a dire che siate lasciati liberi; quindi uscite e andate in pace". 37  Ma Paolo disse loro: "Dopo averci pubblicamente battuti senza essere stati condannati in giudizio, noi che siamo cittadini romani, ci hanno gettati in prigione e ora ci fanno uscire di nascosto? No davvero! Vengano loro stessi a condurci fuori". 38  I littori riferirono queste parole ai pretori; ed essi, quando udirono che erano cittadini romani, ebbero paura. 39  Or essi vennero e li pregarono di scusarli e, condottili fuori, chiesero loro di lasciare la città. 40  Allora essi, usciti di prigione, entrarono in casa di Lidia e, visti i fratelli, li consolarono; poi partirono.

La chiesa di Filippi è nata, con Lidia, il carceriere e tutta la sua famiglia, e le donne. Essa è il frutto della fede dei credenti. Tenendo questo problema di fronte, se siamo nelle difficoltà, cerchiamo di avere fede nel Signore, lodiamolo, poiché da una triste situazione può nascere un’opera grandiosa.

La comunità di Filippi è la prima in Europa, amava molto Paolo e lo sosteneva nel suo lavoro per il Signore nelle altre città. La prima volta che inviò soldi fu quando Paolo si trovava a Tessalonica, per aiutarlo nel suo ministerio, ed anche quando si recò a Corinto. Filipp. 4:14-17. Tuttavia avete fatto bene a prendere parte alla mia afflizione. 15  Or sapete anche voi, Filippesi, che all’inizio della predicazione dell’evangelo, quando partii dalla Macedonia, nessuna chiesa mi fece parte di alcuna cosa, per quanto al dare e al ricevere, se non voi soli 16  poiché anche a Tessalonica mi avete mandato, non solo una volta ma due, di che provvedere al mio bisogno. 17  Non già che io ricerchi i doni, ricerco invece il frutto che abbondi a vostro favore. 

Inviarono anche un sostegno ai credenti in Gerusalemme, i quali si trovavano in bisogno economico: 2 Corinzi 8:1-4. 

 Ora, fratelli, vi facciamo conoscere la grazia di Dio, che è stata data alle chiese della Macedonia, 2  e cioè, che in mezzo a molte prove di afflizione, l’abbondanza della loro gioia e la loro estrema povertà hanno abbondato nelle ricchezze della loro liberalità. 3  Poiché io rendo testimonianza che essi hanno dato volentieri, secondo le loro possibilità e anche al di là dei loro mezzi, 4  pregandoci con molta insistenza di accettare il dono e di partecipare a questa sovvenzione per i santi. 

La chiesa cercò di sostenere Paolo anche moralmente quando seppe della sua incarcerazione a Roma, occasione in cui gli inviò un regalo tramite Epafròdito. Filipp. 4:18. Adesso ho ricevuto tutto ed abbondo, sono ricolmo, avendo ricevuto da Epafrodito ciò che mi è stato mandato da voi, che è un profumo di odor soave, un sacrificio accettevole, piacevole a Dio. 

A lui Paolo consegna tale lettera da Roma, nel 62 d.C. Filippesi 2:25-28.  Tuttavia ho ritenuto necessario di mandarvi Epafrodito, mio fratello, compagno d’opera e di lotta, vostro apostolo e ministro dei miei bisogni 26  poiché egli desiderava molto vedervi tutti, ed era angosciato perché avevate udito che era stato ammalato. 27  Difatti egli è stato malato e molto vicino alla morte, ma Dio ha avuto pietà di lui, e non solo di lui ma anche di me, perché non avessi tristezza su tristezza. 28  Ve l’ho mandato perciò con tanta premura perché, vedendolo, di nuovo vi possiate rallegrare ed io stesso sia meno contristato. 

Paolo si recò due volte a Filippi, durante il suo secondo e terzo viaggio (Atti 16:11; Atti 20:1-6).

II viaggio.

Atti 16:11. Perciò, salpando da Troas, ci dirigemmo a Samotracia, e il giorno seguente a Neapolis, Tale visita avvenne dopo una visione avvenuta a Troas. I primi convertiti furono Lidia e quelli che erano in casa sua. Forse Lidia era una gentile, timorata di Dio.

Un’altra conversione avvenne dopo la guarigione di una serva (Atti 16:16-34), che prevedeva il futuro.

Anche un carceriere si converte, di fronte alla liberazione di Paolo e Sila dalla prigione.

Queste due conversioni sottolineano l’apertura alla salvezza anche verso i gentili.

III viaggio.

Atti 20:1-6.  Dopo che fu cessato il tumulto, Paolo chiamò a sé i discepoli, li abbracciò e partì per andare in Macedonia. 2  E, dopo aver attraversato quelle regioni e aver dato loro molte esortazioni, si recò in Grecia. 3  Dopo aver trascorso colà tre mesi, poiché i Giudei avevano ordito un complotto mentre egli stava salpando per la Siria, decise di far ritorno passando per la Macedonia. 4  Or l’accompagnarono fino in Asia Sopatro di Berea, Aristarco e Secondo di Tessalonica, Gaio di Derbe e Timoteo, e Tichico e Trofimo, oriundi dell’Asia. 5  Costoro, partiti prima di noi, ci aspettarono a Troas. 6  Ma noi partimmo da Filippi dopo i giorni degli Azzimi e in cinque giorni li raggiungemmo a Troas, dove dimorammo sette giorni. 

La città di Filippi.

Filippi era un’importante città della Macedonia, la cui capitale era Tessalonica, e una colonia romana. Come tale godeva di alcuni privilegi, quali un governo autonomo, l’amministrazione sotto la legge romana e il diritto di cittadinanza. Quest’ultima era molto importante ed ambita dagli uomini, in quanto era la prerogativa di molti privilegi.

La storia della città risale a re Filippo II di Macedonia, circa nel 360 a.C., il quale le diede il nome, la restaurò, l’abbellì e la fortificò. Nel 167 a.C. divenne parte dell’Impero Romano, ma non acquistò importanza se non dopo la battaglia di Anzio del 31 a.C., in cui Ottaviano sconfisse Antonio e Cleopatra. A Filippi si stabilirono alcuni coloni italiani che avevano aiutato Antonio e che erano stati privati delle terre, date ai veterani di Ottaviano.

Vicino a Filippi si trovavano i Campi Filippici, conosciuti grazie alle celebri battaglie tra Giulio Cesare e Pompeo e a quelle tra Augusto e Antonio da una parte e Cassio e Bruto dall’altra.

Tra i benefici che derivavano dall’essere colonia romana vi era l’uso della legge, talvolta l’esonero dal pagamento dei tributi e il possesso della cittadinanza.

Le tendenze religiose prevalenti a Filippi denotavano l’intolleranza per la moralità e il monoteismo dei giudei, mentre prosperava l’opera degli indovini e la fedeltà all’impero romano.

In questa atmosfera corrotta nasce la chiesa cristiana di Filippi, composta prevalentemente da gentili riunitisi in casa di Lidia.

Filippi era una piccola Roma. Tanti soldati romani vi vivevano dopo la pensione, come pure tanti cittadini romani. Si parlava il latino e vigeva il culto per l’imperatore. I cittadini di Filippi erano molto fieri di essere cittadini romani.

Luogo di composizione.

La lettera ai Filippesi è stata scritta da Roma, nel 61 o 62 d. C., verso la fine della vita di Paolo, mentre egli era in carcere, in attesa di essere giudicato. Infatti, a quel tempo la predicazione del  Vangelo costituiva un reato compiuto contro la legge romana, in quanto implicava il fatto di dichiarare Cristo come Signore della propria vita; a quel tempo tale affermazione era considerata sacrilega, in quanto solo l’imperatore era ritenuto una divinità e degno di adorazione. Pertanto, mentre il nemico desiderava schiacciare l’opera di Dio, il Signore si serviva del suo servo più zelante, conducendolo proprio nel cuore dell’impero, affinché la Sua Parola si espandesse con potenza. Infatti al prigioniero vennero concessi gli arresti domiciliari, dei quali si servì per evangelizzare tutti coloro che incontrava. 

La lettera venne consegnata da Paolo a Epafrodito, un fratello che i Filippesi avevano inviato all’apostolo, quale aiuto e consegnatario di un sostegno in danaro.

Una cronologia sulla vita di Paolo.

  • Paolo incontrò Cristo intorno al 33-36 d. C. Per tre anni visse a Damasco e nel deserto attorno a tale città. Poi andò a Gerusalemme, ma a causa dell’opposizione da parte dei giudei si portò a Tarso, dov’era nato. Barnaba, che lo aveva aiutato a Gerusalemme, lo invitò ad Antiochia, dove restò un anno.

  • Primo viaggio, con Barnaba: 46-48 d. C. Il viaggio durò 3 anni.

  • Secondo viaggio, con Sila, dal 51 al 54. Il viaggio dura 3 – 4 anni.

  • Terzo viaggio, dal 54 al 58. Al termine di questo viaggio venne arrestato a Gerusalemme, e tenuto in carcere a Cesarea per 2 anni.

  • Nel 60 arrivò a Roma, dove rimase prigioniero per due anni.

Il rapporto tra la chiesa in Filippi e Paolo era molto stretto, infatti:

  • un credente che era a Roma viaggia a Filippi per informare la chiesa che Paolo è in prigione.

  • I credenti di Filippi raccolgono un’offerta per aiutare Paolo e la inviano per mezzo di Epafrodito.

  • Questi si ammala gravemente mentre è a Roma. Qualcuno da tale città va a Filippi per informare la chiesa circa tale malattia.

  • Qualcuno da Filippi va a Roma per trovare Paolo e Epafrodito, poiché la chiesa è preoccupata.

  • Paolo fa tornare il fratello a casa per tranquillizzarle gli altri. Gli affida una lettera per la chiesa.

E’ utile tenere presente tutto questo: Paolo sta scrivendo ad una chiesa dalla quale ha ricevuto amore e cura. Più di qualsiasi altra chiesa, quella di Filippi si era impegnata a provvedere ai bisogni di Paolo. Il rapporto tra loro e lui era molto stretto e positivo.

Il messaggio.

  • La lettera ha inizio con un grande elogio alla comunità, per il fatto che essa ha accolto con grande generosità il vangelo di Cristo, al punto da accettare anche di soffrire una persecuzione a causa di esso. Filippesi 1:29-30.   Poiché a voi è stata data la grazia per amore di Cristo, non solo di credere in lui, ma anche di soffrire per lui, 30  avendo lo stesso combattimento che avete visto in me, e ora udite essere in me.

  • Non tutto, però, funziona perfettamente, in quanto ci sono liti e discordie che rendono necessario l’invito alla concordia e all’unità. Filippesi 2:2-5.  2  rendete perfetta la mia gioia, avendo uno stesso modo di pensare, uno stesso amore, un solo accordo e una sola mente 3  non facendo nulla per rivalità o vanagloria, ma con umiltà, ciascuno di voi stimando gli altri più di se stesso. 4  Non cerchi ciascuno unicamente il proprio interesse, ma anche quello degli altri. 5  Abbiate in voi lo stesso sentimento che già è stato in Cristo Gesù,

     Più avanti esorterà Evodia e Sintiche, due donne della comunità, a capirsi tra loro. Filippesi 4:2-3. 2  Esorto Evodia ed esorto ugualmente Sintiche ad avere una sola mente nel Signore. 3  Prego anche te, vero compagno, sovvieni a queste donne, le quali hanno combattuto con me nell’evangelo, insieme con Clemente e gli altri miei compagni d’opera, i cui nomi sono nel libro della vita.

  • Mette in guardia i Filippesi dai falsi predicatori, i quali cercano di distruggere il lavoro compiuto da Paolo, intaccando la purezza del messaggio evangelico con la proposta della circoncisione e dell’osservanza della legge mosaica.

  • Incoraggia i cristiani ad aver gioia e fiducia, nonostante le avversità. Tale epistola è stata chiamata “l’epistola della gioia”, in quanto il suo tema chiave è proprio quello di vedere Cristo come nostra gioia e porre in lui la nostra fiducia.

Paolo.

L’autore di questa lettera, Paolo, prima della sua conversione aveva il nome di “Saulo”, in quanto ebreo. Era  uno zelante fariseo, un giudeo che odiava i seguaci di Cristo. 

Mentre percorreva la via per Damasco, fu salvato da Gesù e mandato a predicare il vangelo tra i gentili, ossia ai non giudei. Acquisì il nome di “Paolo”, in quanto molto più adatto al mondo in cui doveva predicare.

Paolo è stato divinamente preparato per il suo ministerio, sia nella sua educazione, nelle scuole che ha frequentato e grazie alle sue capacità.

La sua preparazione religiosa.

In questo momento noi incontriamo l’apostolo mentre scrive ad una chiesa formata da gentili convertiti a Cristo. Ciò è totalmente contrario a quella che un tempo era la sua mentalità.

Infatti, egli era un vero giudeo fra i giudei.

Filippesi 3:1-7.  Per il resto, fratelli miei, rallegratevi nel Signore; per me certo non è gravoso scrivervi le stesse cose, e per voi è una salvaguardia. 2  Guardatevi dai cani, guardatevi dai cattivi operai, guardatevi da quelli che si fanno mutilare. 3  I veri circoncisi infatti siamo noi che serviamo Dio nello Spirito e ci gloriamo in Cristo Gesù senza confidarci nella carne, 4  benché io avessi di che confidare anche nella carne; se qualcuno pensa di avere di che confidare, io ne ho molto di più: 5  sono stato circonciso l’ottavo giorno, sono della nazione d’Israele, della tribù di Beniamino, Ebreo di Ebrei quanto alla legge, fariseo, 6  quanto allo zelo, persecutore della chiesa; quanto alla giustizia che è nella legge, irreprensibile, 7  Ma le cose che mi erano guadagno, le ho ritenute una perdita per Cristo. 

Cristo ha scelto di salvare un giudeo per eccellenza!

Atti 22:1-5.  "Fratelli e padri, ascoltate ciò che ora vi dico a mia difesa". 2  Nell’udire che parlava loro in lingua ebraica, fecero ancor più silenzio. Poi disse: 3  "In verità io sono un Giudeo, nato in Tarso di Cilicia e allevato in questa città ai piedi di Gamaliele, educato nella rigorosa osservanza della legge dei padri, pieno di zelo di Dio, come oggi lo siete voi tutti; 4  io ho perseguitato fino alla morte questa Via, legando e mettendo in prigione uomini e donne, 5  come mi sono testimoni il sommo sacerdote e tutto il sinedrio, degli anziani, dai quali avendo anche ricevuto lettere per i fratelli, mi recavo a Damasco per condurre prigionieri a Gerusalemme anche quelli che erano là, perché fossero puniti. 

E’ stato educato da Gamaliele, il più famoso dottore dei giudei del tempo, per cui ebbe il migliore insegnamento possibile sulla religione giudaica. Nessuno conosceva le tradizioni e la Scrittura come lui, neppure gli altri apostoli. Perciò, quando è stato necessario difendere il vangelo contro gli attacchi dei giudei che cercavano di aggiungere le opere alla grazia per quanto riguarda la salvezza, fu compito di Paolo difendere la fede. Riprese anche Pietro davanti a tutti quando quest’ultimo cominciò a cedere sotto l’influenza dei giudei che erano stati ad Antiochia.(Galati 2).

In Colossesi 2 Paolo difende la fede contro i giudei cristiani, perché il loro insegnamento non era veramente da Dio.

La sua preparazione culturale.

Paolo era molto ben istruito nella cultura greca. Era nato a Tarso di Cilicia, ossia in una delle tre città più erudite e con più cultura greca del mondo, insieme ad Alessandria ed Atene. Più volte cita i poeti e i filosofi greci. Conosceva sicuramente il greco e l’aramaico (Atti 21:37-40).

Inoltre era cittadino romano, non per acquisizione ma per nascita. Tale fatto gli fu molto utile durante i suoi anni di ministerio.

Il suo vangelo.

Nessun uomo ha insegnato a Paolo il vangelo, poiché Cristo stesso gli ha rivelato tutto il Suo piano salvifico. La stessa cosa è accaduta agli altri apostoli e per questo motivo egli è considerato loro pari.

Quando Paolo è stato salvato, Dio gli ha donato molteplici doni spirituali, che egli ha utilizzato per il progresso del vangelo; tuttavia l’Eterno si è servito delle capacità e delle esperienze che l’apostolo possedeva fino da prima della conversione. Da ciò comprendiamo che quest’uomo era stato scelto fin dal grembo di sua madre e preparato al servizio che avrebbe svolto anni più tardi. E’ stato Dio a farlo nascere cittadino romano, a provvedere in modo che ricevesse l’educazione giudaica più profonda possibile, e ad operare in modo che avesse anche una cultura greca, poiché essa lo avrebbe reso idoneo a viaggiare in tutto l’impero romano.

E’ importante riconoscere che l’opera di Dio ha inizio prima della conversione di una persona e che tutto quello che abbiamo, tutto quello che siamo, è dovuto a Dio. Non possiamo vantarci di nessuna delle nostre capacità.

Quindi, ci sono doni spirituali che riceviamo quando siamo salvati, ma abbiamo anche delle capacità pratiche che dobbiamo utilizzare per la gloria di Dio e per il bene della chiesa.

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