Filippesi 4
Cap. 4.
Pur vivendo una situazione di prigionia, Paolo in questa lettera esprime tutta la gioia che sente in Gesù, essendo contento in ogni situazione che deve vivere, pur di vedere l’espansione del Vangelo.
Vs. 1. Perciò, fratelli miei cari e desideratissimi, gioia e corona mia, state fermi in questa maniera nel Signore, o carissimi.
Comincia il capitolo con la parola “perciò”, la quale introduce una conseguenza rispetto al pensiero precedentemente esposto, ossia il fatto di vedere in lui un esempio da seguire. Infatti, dalla conversione in poi, la sua vita è stata integra e completamente diversa da quella di un tempo. La Parola di Dio deve portare un cambiamento nella vita del credente, se egli l’ha veramente accettata.
Anche in questo versetto parla con calore dei suoi amici di Filippi, usando un linguaggio pieno di termini affettuosi, simile solamente a quello utilizzato nella lettera ai Tessalonicesi. Amava moltissimo i fratelli di Filippi, al punto da considerarli come un premio, una corona, il gruppo per il quale aveva pianto e pregato. Con il termine “desideratissimi” certamente vuole sottolineare ancora una volta il desiderio di rivederli presto.
“Allegrezza e corona” sono termini affettuosi. “Corona”, “stephanos”, era anche comunemente usato per indicare una ghirlanda festiva, indossata come segno di contentezza, oppure la corona assegnata al vincitore di una gara sportiva. Se qui va considerato il suo significato metaforico, vorrebbe indicare il fatto che i Filippesi sono identificati con il suo premio ed il sigillo del suo apostolato, e la dimostrazione che la sua fatica per il Signore non era stata vana. Perciò i Filippesi vengono incoraggiati a rimanere saldamente uniti al Signore, nonostante gli attacchi esterni e l’invasione di false dottrine nella loro vita di chiesa.
Matteo 6:19. "Non vi fate tesori sulla terra, dove la tignola e la ruggine guastano, e dove i ladri sfondano e rubano, anzi fatevi tesori in cielo, dove né tignola né ruggine consumano, e dove i ladri non sfondano e non rubano.
Gesù afferma di ammucchiare dei tesori in cielo, costituiti dalle anime dei salvati, perché il cuore delle persone si trova là dov’è il loro tesoro. Questo accade esattamente in Paolo, il quale aveva dedicato interamente il proprio cuore a Cristo, e tutto ciò che faceva, lo realizzava per Lui, investendo tutta la sua vita per l’avanzamento del Regno.
Toccare una vita tramite la Parola di Dio significa influire sull’esistenza di molte persone, analogamente ai cerchi concentrici che si formano nell’acqua quando cade un sasso. Infatti, una vita trasformata porta la pace nell’intera famiglia e rappresenta un esempio per i figli e per il coniuge.
Vs. 2. Esorto Evodia ed esorto ugualmente Sintiche ad avere una sola mente nel Signore.
Paolo esorta due sorelle della chiesa a superare il loro disaccordo, trovare concordia nel Signore e riconciliarsi con amore, poiché ciò pone il bene della chiesa al di sopra degli interessi personali; rispecchia il sentimento che fu di Cristo, il quale desidera che venga assorbito anche dai cristiani.
Essere concordi nel Signore significa avere un medesimo sentimento ed uno stesso pensiero, in quanto siamo accordati con il pensare di Cristo. Se non siamo d’accordo con gli altri dobbiamo leggere la Parola per comprendere cosa sia gradito a Dio. Egli, inoltre, ci chiede di imparare l’uno dall’altro, insegnando ed esortando il fratello, ma anche ammonendolo, al momento necessario. (Romani 15:14, Coloss. 3:16).
Paolo esorta Evodia e poi esorta Sintiche, ossia individualmente sia l’una che l’altra. Qui vediamo un principio molto importante: quando non siamo concordi con qualcuno, non importa chi sia più colpevole o chi abbia ragione: entrambi sono esortati a prendere l’iniziativa per essere concordi. Non dobbiamo mai pensare che debba essere l’altra persona a fare il primo passo, anzi dobbiamo essere noi a prendere l’iniziativa, soprattutto nel matrimonio. Perché non facciamo sempre così? A causa del nostro orgoglio, che ci fa desiderare che sia l’altra persona a farsi avanti per prima.
Efesini 4:2-3. con ogni umiltà e mansuetudine, con pazienza, sopportandovi gli uni gli altri nell’amore, 3 studiandovi di conservare l’unità dello Spirito nel vincolo della pace.
Lo Spirito Santo crea l’unità nel corpo di Cristo, la quale va preservata dai fedeli attraverso la pace. Essendo la natura umana tendente al disaccordo, è necessario l’intervento dello Spirito Santo, il quale unge la chiesa e la indirizza lungo la retta via.
Tutti i membri della chiesa sono unici, diversi l’uno dall’altro, pertanto devono trovare un accordo nel Signore, mettendo da parte le opinioni personali. In Gesù è possibile trovare un’armonia poiché la sua mente è una. Pertanto, se siamo sottomessi a Cristo, riusciamo a trovare un accordo in quanto siamo posti sotto la Sua volontà. Analogamente accade nel matrimonio, dove i due sposi devono chiedere a Gesù quale sia la Sua volontà in ogni circostanza.
In Filipp. 2:5 e segg Paolo afferma che bisogna acquisire la stessa mentalità di Cristo, ossia quella del servo, di colui che ha rinunciato alla sua divinità e che ha lavato i piedi ai discepoli, affinché imparassero quale fosse la corretta modalità di porsi.
Vs. 3. Prego anche te, vero compagno, sovvieni a queste donne, le quali hanno combattuto con me nell’evangelo, insieme con Clemente e gli altri miei compagni d’opera, i cui nomi sono nel libro della vita.
Paolo esorta un fratello della chiesa, affinché aiuti queste due donne nella riconciliazione. Non si sa chi sia questo compagno, tuttavia vediamo che Paolo lo chiama per essere un mediatore. Questo è un ruolo importante per ogni membro di una qualunque chiesa: quando gli incendi cominciano a bruciare, è necessario che qualcuno vada a spegnerli, perché Gesù ha detto: “Beati coloro che fanno la pace”. Anche quando le voci sono veritiere, l’amore deve coprire i peccati e salvaguardare il corpo di Cristo.
Clemente è il nome di un cristiano filippese, molto comune a quel tempo e perciò non identificabile. Anche il nome di molti altri collaboratori non è riconducibile con esattezza alla persona menzionata da Paolo nelle molteplici citazioni, ma sappiamo che essi sono nel “libro della vita”, in cui sono segnati i nomi di tutti i figli di Dio. Per questo dobbiamo rallegrarci. Nel mondo possono accadere cose belle o brutte, ma ciò che è veramente importante è avere il proprio nome nel libro della vita in cielo. Questo è un meraviglioso motivo per rallegrarci nel Signore, poiché solo tramite Lui questo fatto può accadere.
Vs. 4. Rallegratevi del continuo nel Signore lo ripeto ancora: Rallegratevi.
Non siamo sempre in grado di rallegrarci in ogni momento della nostra vita, poiché l’unico che può garantirci la gioia è Cristo. Egli non ci dice di far finta che i problemi non esistano, bensì ci chiede di trovare gioia in tutto ciò che riguarda Dio.
Nel Signore abbiamo l’allegria, la gioia di una vita trasformata; un esempio è costituito da Paolo e Sila, i quali, pur essendo in carcere, cantavano inni di gioia al Signore. Le loro sofferenze in quel momento erano molto grandi, essendo stati frustati con corde composte da 7 fili, intrecciate con vetri taglienti, ed essendo stati posti in un carcere maleodorante, buio, umido, e con le ferite aperte sulla schiena. Eppure essi cantavano a Dio, avendo scoperto in Lui la loro gioia e il fondamento della loro esistenza.
Vs. 5. La vostra mansuetudine sia nota a tutti gli uomini; Qui Paolo parla dei rapporti che intercorrono tra i cristiani e le persone fuori della chiesa ed afferma che queste ultime devono notare la mansuetudine nei credenti, e l’attitudine al perdono. Tutto ciò che è gentile, appare bello agli occhi umani, poiché riflette l’animo di Cristo, il quale era mansueto, gentile, amorevole. Le persone mansuete brillano per l’amore che hanno dentro. “Mansuetudine” vuol dire anche controllare le proprie passioni, ad esempio il tenere a freno la rabbia quando qualcuno ci tratta male. In altre parole, non dovremmo avere alcun eccesso nella nostra vita. Volta dopo volta, nella Bibbia Dio ci chiama a vivere in modo che il nostro comportamento sia notato da tutti e possa portare gloria a Dio.
il Signore è vicino.
L’appello alla benevolenza è sottolineato dall’avvertimento che il Signore è vicino, in comunione con i fedeli. Questo fatto ci aiuta a vivere in umiltà, in attesa del Suo ritorno, che può avvenire in qualunque momento. Chi comprende l’entità della grazia di Dio non può far altro che mettere da parte l’orgoglio umano.
Questa è una verità fondamentale da ricordare: Gesù sta per tornare per prendere i suoi e per giudicare il mondo. Ad ogni credente verrà chiesto il resoconto di quanto ha fatto con i talenti che Dio gli ha dato; ogni non credente sarà giudicato e gettato nello stagno di fuoco. Quindi, anche i credenti dovranno presentarsi davanti al tribunale di Cristo, non per la salvezza, che è già stata comprata, ma per il giudizio dei credenti. La nostra ricompensa eterna dipenderà dal nostro comportamento in questa terra dopo la salvezza. Per questo motivo dobbiamo vivere in modo gradevole a Dio.
Vs. 6. Non siate in ansietà per cosa alcuna,
I credenti non dovrebbero avere ansietà, anche se è molto difficile vivendo su questa terra, poiché mettere ogni cosa nelle mani di Gesù Cristo è il corretto atteggiamento da adottare. Di fronte ai problemi, alle difficoltà, alle ingiustizie e ad ogni sorta di situazione difficile, la Parola ci dice di non angustiarci di nulla, poiché non esiste situazione che non sia sotto il controllo di Dio. Egli ci chiede di pregare e di guardare a lui. Non permettiamo ad alcuna cosa di rubarci la gioia nel Signore.
ma in ogni cosa le vostre richieste siano rese note a Dio mediante preghiera e supplica, con ringraziamento.
E’ altresì fondamentale domandare a Dio in preghiera se la scelta che stiamo ipotizzando sia o meno secondo la Sua volontà, poi attendere la risposta ed infine agire. Ogni aspetto della nostra vita dev’essere messo davanti a Dio, al fine di dimostrare la nostra umiltà nei suoi confronti e la nostra totale dipendenza. Il Padre celeste conosce in anticipo i nostri desideri e i bisogni di ciascuno, eppure desidera che glieli domandiamo in preghiera, poiché in questo modo ci rivolgiamo a Lui, compiamo un atto di fede e dimostriamo di essere dipendenti da Lui. Dio gioisce del fatto di essere cercato e di essere stimato dai suoi figli. In ogni caso, possiamo avere pace nei nostri cuori, in quanto sappiamo che nostro Padre ha sotto controllo ogni cosa.
Un altro aspetto importante nel nostro rapporto verso Dio è il ringraziamento per tutte le benedizioni ricevute, poiché anche questo è un atto di fede.
Daniele 6:10-11. Quando Daniele seppe che il documento era stato firmato, entrò in casa sua. Quindi nella sua camera superiore, con le sue finestre aperte verso Gerusalemme, tre volte al giorno si inginocchiava, pregava e rendeva grazie al suo Dio, come era solito fare prima. 11 Allora quegli uomini accorsero tumultuosamente e trovarono Daniele che stava pregando e supplicando il suo Dio. Daniele pregava, supplicava e ringraziava: questa era una sua usanza consueta.
Vs. 7. E la pace di Dio, che sopravanza ogni intelligenza, custodirà (=formare come un muro protettivo) i vostri cuori e le vostre menti in Cristo Gesù.
Se siamo obbedienti al Signore, nei nostri cuori ci sarà quella pace che va oltre ogni intelligenza umana. Anche l’idea della morte, ad esempio, è attenuata dalla certezza di andare nel Regno di Dio, nel luogo preparato da Cristo per i suoi fratelli. Gesù ci ha detto che sarà un luogo molto più bello della terra, nel quale non esiste né dolore né sofferenza alcuna; pertanto non dobbiamo temere la morte.
In tutti questi versetti è stato sottolineato il fatto che in Gesù abbiamo ogni cosa, poiché egli è il segreto dell’esistenza umana, colui che ci dà la vita in abbondanza, e noi siamo completi in Lui.
Ora Paolo parla della nostra realtà spirituale, affermando che in ogni momento siamo in lotta contro il nemico, il quale cerca di attaccarci per farci del male. Il campo di battaglia principale è la nostra mente, tant’è vero che la Bibbia parla molto dei nostri pensieri.
Romani 12:1-2. Vi esorto dunque, fratelli, per le compassioni di Dio, a presentare i vostri corpi, il che è il vostro ragionevole servizio, quale sacrificio vivente, santo e accettevole a Dio. 2 E non vi conformate a questo mondo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente, affinché conosciate per esperienza qual sia la buona, accettevole e perfetta volontà di Dio.
2 Corinzi 10:4-5. perché le armi della nostra guerra non sono carnali, ma potenti in Dio a distruggere le fortezze, 5 affinché distruggiamo le argomentazioni ed ogni altezza che si eleva contro la conoscenza di Dio e rendiamo sottomesso ogni pensiero all’ubbidienza di Cristo,
Dio ci insegna come proteggerci dall’attacco contro i nostri pensieri sbagliati e in più avere Dio con noi. Egli ci dona anche la pace intellettiva.
Vs. 8. Quanto al rimanente, fratelli, tutte le cose che sono veraci, tutte le cose che sono oneste, tutte le cose che sono giuste, tutte le cose che sono pure, tutte le cose che sono amabili, tutte le cose che sono di buona fama, se vi è qualche virtù e se vi è qualche lode, pensate a queste cose.
Paolo sta terminando la lettera ai Filippesi e pertanto desidera lasciare loro un messaggio finale. Allora li stimola a fissare la propria mente nelle cose giuste, oneste, pure, amabili, di buona reputazione, ricche di virtù, che possono essere lodate. Questo dovrebbe essere il timone che guida l’uomo attraverso la vita cristiana. Su che cosa meditiamo giornalmente? Sul successo, su altri valori terreni, oppure su Gesù? Egli è colui che ci guida verso una speranza concreta, basata sulle promesse di Dio, che sono “si e amen”: egli non è un uomo e non ci mentirà mai, e non ha mai deluso gli uomini in tutto il corso della storia umana. Cristo ci ha insegnato a eliminare dalla nostra mente i pensieri negativi e violenti, in quanto il nostro corpo agisce in base ai pensieri: una mente basata sul Signore preserva l’intero uomo dalle cadute spirituali.
Questo di Paolo è un imperativo, ossia un comandamento di Dio, non un suggerimento. Come ogni buon padre terreno dà un ordine al proprio figlio per il suo bene, così Dio ci ordina di pensare alle cose vere, giuste, …Il senso del verbo usato non significa di dedicare a tali cose qualche fuggevole pensiero, ma di meditare su di esse diligentemente e di considerarle attentamente.
Salmo 19:7-10. La legge dell’Eterno è perfetta, essa ristora l’anima; la testimonianza dell’Eterno è verace e rende savio il semplice. 8 I precetti dell’Eterno sono giusti e rallegrano il cuore, il comandamento dell’Eterno è puro e illumina gli occhi. 9 Il timore dell’Eterno è puro, rimane in eterno; i giudizi dell’Eterno sono verità, tutti quanti sono giusti; 10 essi sono più desiderabili dell’oro, sì, più di molto oro finissimo; sono più dolci del miele, di quello che stilla dai favi.
Meditiamo sulla Parola: essa è vera e pura e ci stilla pensieri positivi.
Questo è un versetto sul quale meditare, così come molti altri della Bibbia. Tale libro ha un duplice scopo: quello di far capire all’uomo la storia dell’umanità all’interno del progetto di Dio, passata, presente e futura e quello di permettere al credente di vivere meglio su questa terra. La Parola, pertanto, è ricchissima di esortazioni pratiche. Giacomo scriveva, sotto l’ispirazione dello Spirito Santo, di non essere solamente uditori della Parola, ma anche “facitori”, ossia persone che la mettono in pratica. Essa è una lampada lungo il nostro sentiero e dona all’uomo numerose benedizioni.
Le cose veraci.
Le cose veraci sono tutte quelle vere, legate a Dio, alla Sua esistenza e a Gesù. Il suo contrario è la menzogna. La Bibbia ci mette in guardia dalle bugie.
Levitico 19:11. Non ruberete, non mentirete e non ingannerete l’un l’altro.
Il Signore comanda di non rubare, né mentire a danno dell’altro. Oggi molte menzogne vengono tollerate, considerandole “a fin di bene”, ma in effetti esse servono solo per coprire un misfatto ed hanno come padre Satana.
Giovanni 8:43-44. Perché non comprendete il mio parlare? Perché non potete ascoltare la mia parola. 44.Voi siete dal diavolo, che è vostro padre, e volete fare i desideri del padre vostro; egli fu omicida fin dal principio e non è rimasto fermo nella verità, perché in lui non c’è verità. Quando dice il falso, parla del suo perché è bugiardo e padre della menzogna.
La Bibbia ci insegna a dire la verità in ogni circostanza, contro i compromessi e le falsità del mondo.
Efesini 4:25-26. Perciò, messa da parte la menzogna ciascuno dica la verità al suo prossimo perché siamo membra gli uni degli altri. 26. Adiratevi e non peccate; il sole non tramonti sul vostro cruccio;
Esiste una grande benedizione quando la menzogna viene estromessa dalla vita del cristiano.
Isaia 58:9-11. Allora chiamerai e l’Eterno ti risponderà, griderai ed egli dirà: Eccomi! Se tu togli di mezzo a te il giogo, il puntare il dito e il parlare iniquo. 10 Se provvedi ai bisogni dell’affamato e sazi l’anima afflitta, allora la tua luce sorgerà nelle tenebre e la tua oscurità sarà come il mezzogiorno. 11 L’Eterno ti guiderà del continuo sazierà la tua anima nei luoghi aridi e darà vigore alle tue ossa, tu sarai come un giardino annaffiato e come una sorgente d’acqua le cui acque non vengono meno.
Le cose oneste.
Una persona sincera è onesta. Il contrario di tale virtù è la disonestà, il rubare. Il mondo oggi è pieno di persone che rubano, ma anche il cristiano deve fare attenzione ad essere onesto, da ogni punto di vista. Principalmente bisogna rispettare le leggi dello stato, anche quando non siamo d’accordo, e lavorare onestamente.
Efesini 4:28 Chi rubava non rubi più, ma piuttosto si affatichi facendo qualche buona opera con le proprie mani, affinché abbia qualcosa da dare a chi è nel bisogno.
Le cose pure.
La purezza ha a che fare con tutto ciò che è santo, con lo Spirito e con i suoi frutti. I cristiani puri vivono all’interno della vita di Gesù, e camminano nelle sue orme, non a fianco ad esse. La Bibbia ci esorta a vivere nella purezza totale: pur essendo vero che siamo stati salvati dal sangue di Cristo, è altresì corretto pensare al fatto che , dal momento in cui siamo stati salvati, abbiamo intrapreso un cammino di santità. Il contrario di purezza è contaminazione e la Bibbia ci mette in guardia contro ciò che in questo mondo ci contamina.
Galati 5:16-25. Or io dico: Camminate secondo lo Spirito e non adempirete i desideri della carne, 17 la carne infatti ha desideri contrari allo Spirito e lo Spirito ha desideri contrari alla carne; e queste cose sono opposte l’una all’altra, cosicché voi non fate quel che vorreste. 18 Ma se siete condotti dallo Spirito, voi non siete sotto la legge. 19 Ora le opere della carne sono manifeste e sono: adulterio, fornicazione impurità, dissolutezza, 20 idolatria, magia, inimicizie, contese, gelosie, ire, risse, divisioni, sette, 21 invidie, omicidi, ubriachezze, ghiottonerie e cose simili a queste, circa le quali vi prevengo, come vi ho già detto prima, che coloro che fanno tali cose non erediteranno il regno di Dio, 22 Ma il frutto dello Spirito è: amore, gioia, pace, pazienza, gentilezza, bontà, fede, mansuetudine, autocontrollo. 23 Contro tali cose non vi è legge. 24 Ora quelli che sono di Cristo hanno crocifisso la carne con le sue passioni e le sue concupiscenze. 25 Se viviamo per lo Spirito, camminiamo altresì per lo Spirito,
La carne è scaduta dalla grazia di Dio quando ha scelto di vivere nel peccato, tuttavia può essere sottomessa alla volontà di Dio. Vi sono aspetti positivi, i frutti dello Spirito, che arricchiscono spiritualmente una persona, donandole pensieri nobili e facendo vedere come essa sia stata realmente trasformata da Dio. La chiesa viene chiamata a coltivare i frutti dello Spirito, in quanto essi sono di primaria importanza rispetto a tutti gli altri doni. Frequentemente i cristiani si rendono conto di essere manchevoli rispetto ai doni spirituali, tuttavia il segreto sta proprio nel mettersi nelle mani di Dio e comprendere come solo Lui può guidare la nostra vita in modo corretto, giorno dopo giorno. L’uomo che mette in discussione se stesso, vede le proprie mancanze e chiede a Dio di rimuovere da sé tutti quegli aspetti negativi che contristano lo Spirito Santo. Al contrario, colui che si esalta sulle proprie forze, lascia che l’orgoglio prenda il sopravvento, si allontana da Dio e permette allo Spirito di rimuovere la propria guida su quella persona.
Pertanto, è importante non lasciarsi contaminare dalle cose di questo mondo, anche se esse esercitano un grande potere attrattivo, al fine di non dare spazio al potere di Satana nella nostra vita.
Giovanni mette in guardia la chiesa riguardo a tali cose:
1 Giovanni 3:14-17. Padri, vi ho scritto perché avete conosciuto colui che è dal principio. Giovani, vi ho scritto perché siete forti e la parola di Dio dimora in voi, e perché avete vinto il maligno. 15 Non amate il mondo, né le cose che sono nel mondo. Se uno ama il mondo, l’amore del Padre non è in lui. 16 perché tutto ciò che è nel mondo, la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e l’orgoglio della vita, non viene dal Padre, ma dal mondo. 17 E il mondo passa con la sua concupiscenza; ma chi fa la volontà di Dio rimane in eterno.
Le cose amabili.
L’opera di Dio è certamente la cosa più amabile, poiché è composta da tutti quei figli che il Signore ha scelto quali dimora dello Spirito Santo.
1 Giovanni 4:7. Carissimi, amiamoci gli uni gli altri poiché l’amore è da Dio e chiunque ama è nato da Dio e conosce Dio.
L’amore è il sentimento che lega i cristiani fra loro e con Cristo, ed è il principale insegnamento di Cristo.
Nella chiesa vi sono le virtù che Dio ha voluto donare ai suoi figli ed il ringraziamento degli stessi per i doni ricevuti e per l’amore con il quale il Padre li circonda ogni attimo della loro esistenza. Ogni credente è la testimonianza vivente dell’esistenza di Dio, anche se il mondo cerca in tutti i modi di cancellarlo e rinnegarlo. Per questo motivo a Lui vengono innalzati inni di lode, per ringraziarlo, lodarlo e riconoscerlo quale Signore della vita di ognuno.
Il versetto si chiude con l’invito a riflettere su queste cose poiché sono positive, arricchenti spiritualmente e ricche di speranza. Nel mondo, invece, esistono moltissime situazioni negative: guerre, persone torturate, fosse comuni, e se pensiamo a tali cose vediamo che nel mondo non c’è più speranza. La moda ci offre esempi negativi e ricchi di violenza, che le persone assorbono e fanno propria. Ciò accade in quanto l’uomo comune è ingannato e medita sulle cose che non sono pure, bugiarde e ricche di odio: tutto ciò porta dei frutti negativi. Solamente chi ha Gesù vede la vera certezza per il futuro, in quanto egli è onesto, giusto, puro, amabile, di buona reputazione, di virtù, e per questo dev’essere lodato. Quando meditiamo sulle promesse di Dio, siamo pervasi da gioia e pace, poiché Dio è un Dio di pace, e noi possiamo averla in Cristo. La musica di lode ci riempie di gioia e ci induce a lodare il Signore. La meditazione giornaliera della Parola ci avvicina al Padre, ci nutre con amore e ci arricchisce spiritualmente. Colui che si nutre di spazzatura inquina il proprio corpo, mentre chi si ciba della Parola di Dio cresce spiritualmente, e momento dopo momento si avvicina di più alla conoscenza di Dio.
A volte siamo attirati dalle situazioni che vivevamo prima della conversione, al punto di esserne tentati o addirittura di ricaderci; tuttavia è evidente che non è possibile vivere nei compromessi, ed è necessario compiere una scelta radicale tra le cose di Dio e quelle del mondo. Anche il frequentare i fratelli nella fede è un aspetto arricchente, nonostante i difetti di ognuno, in quanto le nostre mancanze non devono essere il centro della nostra attenzione, bensì Cristo Gesù, l’unico agnello senza macchia: questa è la medicina migliore per la nostra vita spirituale. Tale concetto non vuol dire che sia necessario essere ciechi ed accettare qualsiasi cosa da ognuno, in quanto l’amore riprende; ciò significa semplicemente guardare gli altri con gli occhi di Gesù, da un’angolazione totalmente diversa.
Vs. 9. Quelle cose che avete imparato, ricevuto e udito da me e veduto in me, fatele, e il Dio della pace sarà con voi.
Alla chiesa in Filippi, perseguitata come tutte le altre chiese del mondo a quei tempi, Paolo consiglia di seguire il suo esempio. Infatti, per amore di Cristo egli aveva subito moltissime vicissitudini (naufragio, battiture, lapidazioni, incarcerazioni, calunnie…), eppure ha sempre serbato la fede ed ha amato Cristo ancora di più, non fermando il progredire della Sua opera. Egli, pertanto, desidera incoraggiare i fratelli ponendo se stesso come esempio di perseveranza e focalizzando i loro occhi solo sulle cose che riguardano Dio.
Sta terminando la lettera ai Filippesi, uno scritto molto ricco e positivo, non contenendo i severi rimproveri rinvenuti in altre circostanze. Ha sottolineato il potere che ha la mente sulla nostra spiritualità, incoraggiando i fratelli a focalizzare i pensieri sulle cose positive e su Gesù Cristo. Se pensiamo all’opera che ha compiuto il nostro Salvatore, non avremo tempo di cercare i difetti negli altri, i quali, al contrario, sono ricchi di doni positivi. L’opera del diavolo è proprio quella di voler inquinare la nostra mente, affinché i pensieri siano negativi, pronti a cogliere ogni minimo cavillo nel comportamento degli altri.
Se portiamo ogni problema al Signore in preghiera, la pace di Dio sarà con noi; analogamente, se facciamo tutto ciò che è contenuto nella Parola, il Dio della pace sarà con noi.
Nell’epistola ai Filippesi, Paolo tratta frequentemente l’argomento del modo di pensare dei credenti:
Filipp. 1:27: dice ai Filippesi di avere una sola mente,
Filipp. 2:5: li esorta ad avere la mente di Cristo,
Filipp. 3:20: dice di porre la mente nelle cose “di lassù”, quelle celesti.
Ora insegna ai cristiani a rapportarsi circa le cose materiali.
Vs. 10. Or mi sono grandemente rallegrato nel Signore, perché finalmente le vostre cure per me si sono ravvivate; in realtà già ci pensavate, ma ve ne mancava l’opportunità.
Paolo dà gloria a Dio per la maturità che i Filippesi dimostrano circa il danaro, in quanto, grazie alla loro generosità, rendono evidente il loro amore per il Signore. Cristo, infatti, afferma che non è possibile amare in ugual misura Dio e la ricchezza, in quanto sono antitetici.
Paolo si trova in prigione, ovvero in una situazione difficile e le cure dei Filippesi per lui sono molto utili. Si comprende come tale fatto fosse accaduto già altre volte.
Vs. 11-12. Non lo dico perché sia nel bisogno, poiché ho imparato ad essere contento nello stato in cui mi trovo. 12 So essere abbassato, come anche vivere nell’abbondanza; in tutto e per tutto ho imparato ad essere sazio e ad aver fame, ad abbondare e a soffrire penuria.
L’apostolo dichiara di essere contento di trovarsi nello stato in cui vive, sia esso agiato che pieno di restrizioni, in quanto la sua gioia è riposta in Gesù, il Signore. Ha imparato il segreto della pace profonda basata sul distacco dalle circostanze esteriori. In qualsiasi condizione di vita si trovi, egli scopre in essa la volontà di Dio, e ciò lo rincuora. Dichiara di essere distaccato dalle ansietà della vita, in quanto concentrato nelle cose veramente importanti, quelle invisibili ed eterne. In questo modo incita anche noi a provare il medesimo stato d’animo, affermando che esso deriva dal mettere Cristo al primo posto.
Vs. 13. Io posso ogni cosa in Cristo che mi fortifica.
Paolo sta parlando della sofferenza e dell’assenza delle cose materiali; in tale contesto afferma di poter sopportare qualsiasi difficoltà in Cristo, il quale è la forza della sua vita e lo porta avanti. Il suo esistere, quindi, non deriva dall’autosufficienza, ossia dall’affrontare le circostanze grazie ad una disciplina personale, bensì dall’opera di Cristo, il quale agisce nella sua vita in prima persona.
Vs. 14. Tuttavia avete fatto bene a prendere parte alla mia afflizione.
Esprime nuovamente la sua riconoscenza circa la premurosità con cui la chiesa lo ha assistito nell’opera mediante i suoi doni, lodandone la prontezza e la generosità.
Vs. 15-17. Or sapete anche voi, Filippesi, che all’inizio della predicazione dell’evangelo, quando partii dalla Macedonia, nessuna chiesa mi fece parte di alcuna cosa, per quanto al dare e al ricevere, se non voi soli 16 poiché anche a Tessalonica mi avete mandato, non solo una volta ma due, di che provvedere al mio bisogno. 17 Non già che io ricerchi i doni, ricerco invece il frutto che abbondi a vostro favore.
L’apostolo allude alla prima predicazione della Parola a Filippi, narrata in Atti 16. In 2 Corinzi 11:9 si parla del dono portato più avanti a Paolo, quando era a Corinto, dai “fratelli venuti dalla Macedonia” (Inoltre, quando ero tra di voi e mi trovavo nel bisogno, non sono stato di aggravio ad alcuno, perché supplirono al mio bisogno i fratelli che vennero dalla Macedonia, e in ogni cosa mi sono guardato dall’esservi di aggravio, e anche per l’avvenire me ne guarderò.);
in 2 Corinzi 11:8 e 12:13 viene sottolineato l’aiuto da parte di altre chiese, oltre a quella di Filippi.
Io ho spogliato altre chiese, ricevendo uno stipendio da loro per servire voi. (2 Corinzi 11:8)
In che cosa infatti siete stati da meno delle altre chiese, se non in questo, che io non vi sono stato d’aggravio? Perdonatemi questo torto. (2 Corinzi 12:13)
Paolo rifiutò, invece, di accettare doni dalla chiesa di Corinto (1 Corinzi 9:15-27; 2 Corinzi 11:9).
15 Ma io non ho fatto alcun uso di queste cose né ve ne scrivo, affinché si faccia così con me, perché è meglio per me morire, piuttosto che qualcuno renda vano il mio vanto. 16 Infatti, se io predico l’evangelo, non ho nulla da gloriarmi, poiché è una necessità che mi è imposta; e guai a me se non predico l’evangelo! 17 Se perciò lo faccio volontariamente, ne ho ricompensa; ma se lo faccio contro voglia, rimane sempre un incarico che mi è stato affidato. 18 Qual è dunque il mio premio? Questo: che predicando l’evangelo, io posso offrire l’evangelo di Cristo gratuitamente, per non abusare del mio diritto nell’evangelo. 19 Infatti, pur essendo libero da tutti, mi sono fatto servo di tutti, per guadagnarne il maggior numero. 20 Mi sono così fatto Giudeo con i Giudei, per guadagnare i Giudei; mi sono fatto come uno che è sotto la legge con coloro che sono sotto la legge, per guadagnare quelli che sono sotto la legge; 21 tra quanti sono senza legge, mi sono fatto come se fossi senza la legge (benché non sia senza la legge di Dio, anzi sotto la legge di Cristo), per guadagnare quanti sono senza la legge. 22 Mi sono fatto debole con i deboli, per guadagnare i deboli; mi sono fatto tutto a tutti, per poterne salvare in qualche modo alcuni. 23 Or io faccio questo per l’evangelo, affinché ne sia partecipe anch’io. 24 Non sapete voi che quelli che corrono nello stadio, corrono bensì tutti, ma uno solo ne conquista il premio? Correte in modo da conquistarlo. 25 Ora, chiunque compete nelle gare si auto-controlla in ogni cosa; e quei tali fanno ciò per ricevere una corona corruttibile, ma noi dobbiamo farlo per riceverne una incorruttibile. 26 Io dunque corro, ma non in modo incerto; così combatto, ma non come battendo l’aria; 27 anzi disciplino il mio corpo e lo riduco in servitù perché, dopo aver predicato agli altri, non sia io stesso riprovato.(1 Corinzi 9:15-27)
Inoltre, quando ero tra di voi e mi trovavo nel bisogno, non sono stato di aggravio ad alcuno, perché supplirono al mio bisogno i fratelli che vennero dalla Macedonia, e in ogni cosa mi sono guardato dall’esservi di aggravio, e anche per l’avvenire me ne guarderò. (2 Corinzi 11:9 )
Per il ministerio dell’apostolo a Tessalonica, si veda Atti 17:1-9.
1 Or dopo essere passati per Anfipoli e per Apollonia, giunsero a Tessalonica, dove c’era la sinagoga dei Giudei. 2 E Paolo, secondo il suo solito, entrò da loro e per tre sabati presentò loro argomenti tratti dalle Scritture, 3 dichiarando e dimostrando loro, che era necessario che il Cristo soffrisse e risuscitasse dai morti, e dicendo: "Questo Gesù che vi annunzio è il Cristo". 4 Alcuni di loro credettero e si unirono a Paolo e Sila, come pure un gran numero di Greci pii e non poche donne ragguardevoli. 5 Ma i Giudei che non avevano creduto, mossi da invidia, presero con loro certi uomini malvagi tra la gente di piazza e, radunata una plebaglia, misero in subbuglio la città, avendo poi assalita la casa di Giasone, cercavano Paolo e Sila per condurli davanti al popolo. 6 Ma, non avendoli trovati, trascinarono Giasone e alcuni dei fratelli davanti ai capi della città, gridando: "Quelli che hanno messo sottosopra il mondo sono venuti anche qua, 7 e Giasone li ha accolti; tutti costoro agiscono contro gli statuti di Cesare, dicendo che c’è un altro re, cioè Gesù". 8 Così misero in agitazione il popolo e i capi della città, che udivano queste cose. 9 Ma essi, ricevuta una cauzione da Giasone e dagli altri, li lasciarono andare.
In sintesi, Paolo afferma di non desiderare i denari altrui, in quanto egli è sereno in ogni circostanza; in sostanza egli asserisce che il cristiano maturo è colui che dona, in quanto simile al suo Creatore, che è un Dio prodigo. Ci ha amato così tanto da donare il proprio figlio, la sua primizia, il tesoro più caro al suo cuore. Così i credenti devono riflettere la generosità del Padre.
Vs. 18. Adesso ho ricevuto tutto ed abbondo, sono ricolmo, avendo ricevuto da Epafrodito ciò che mi è stato mandato da voi, che è un profumo di odor soave, un sacrificio accettevole, piacevole a Dio.
Paolo afferma di essere ricolmo di doni e di essere soddisfatto in tutte le proprie necessità materiali. Il linguaggio usato per descrivere il dono è “profumo di odor soave”, preso da Genesi 8:21, Esodo 29:18, Levitico 1:9-13 e Ezechiele 20:41: ci ricorda che ogni servizio sincero promuove la causa di Cristo, rafforza la mano dei servi di Dio ed è un atto di adorazione del quale Dio si compiace.
E l’Eterno sentì un odore soave; così l’Eterno disse in cuor suo: "Io non maledirò più la terra a motivo dell’uomo, perché i disegni del cuore dell’uomo sono malvagi fin dalla sua fanciullezza; e non colpirò più ogni cosa vivente, come ho fatto. (Genesi 8:21)
Farai quindi fumare tutto il montone sull’altare: è un olocausto all’Eterno; è un profumo gradevole, un sacrificio fatto mediante il fuoco all’Eterno. (Esodo 29:18)
9 ma laveranno con acqua gli intestini e le gambe, e il sacerdote farà fumare ogni cosa sull’altare, come un olocausto, un sacrificio fatto col fuoco di odore soave all’Eterno. 10 Se la sua offerta è un olocausto del gregge: pecore o capre, offra un maschio senza difetto. 11 Lo scannerà dal lato nord dell’altare, davanti all’Eterno; e i sacerdoti, figli di Aaronne, ne spargeranno il sangue tutt’intorno all’altare. 12 Poi lo taglierà a pezzi con la sua testa e il suo grasso, e il sacerdote li disporrà sulla legna posta sul fuoco che è sull’altare; 13 ma laverà gli intestini e le gambe con acqua, e il sacerdote presenterà ogni cosa e la farà fumare sull’altare. Questo è un olocausto, un sacrificio fatto col fuoco di odore soave all’Eterno. (Levitico 1:9-13)
Io mi compiacerò di voi come di un profumo di odore soave, quando vi avrò fatti uscire di mezzo ai popoli e vi avrò radunati dai paesi nei quali siete stati dispersi; e sarò santificato in voi agli occhi, delle nazioni. (Ezechiele 20:41)
Vs. 19-20. Ora il mio Dio supplirà ad ogni vostro bisogno secondo le sue ricchezze in gloria, in Cristo Gesù. 20 Ora al mio Dio e Padre nostro sia la gloria nei secoli dei secoli. Amen.
Paolo rassicura i fratelli che Dio non mancherà di venire loro incontro circa i bisogni, come essi non hanno mancato di sovvenire ai suoi, cercando in primo luogo il regno di Dio. Per il Signore le cose materiali non hanno valore, mentre ne hanno grandemente le nostre anime, le quali costituivano il premio che avrebbe conseguito con la croce. La chiesa è il premio che Cristo ha ottenuto con la morte.
Vs. 21-23. Salutate tutti i santi in Cristo Gesù. 22 I fratelli che sono con me vi salutano, tutti i santi vi salutano, e soprattutto quelli della casa di Cesare. 23 La grazia del Signor nostro Gesù Cristo sia con tutti voi. Amen.
Cosa posso fare per mettere in pratica ciò che abbiamo appreso da questo studio:
(Fil. 2:5): ogni giorno possiamo rendere la giornata al Signore, chiedere di modificare i pensieri secondo il Suo pensare. Uno dei modi in cui veniamo attaccati dal nemico è proprio attraverso il pensiero.
(Romani 12:2): meditando quotidianamente sulla Parola, lasciamo che essa trasformi il nostro modo di ragionare;
(Fil. 3:13-15): dimorando mentalmente sulle cose passate, su ferite, amarezze, torti ricevuti, facciamo il gioco del nemico e ci allontaniamo dalla mentalità di Dio. Inquiniamo, così, la nostra spiritualità.
(Fil. 4:6-7): dedichiamoci alla preghiera, poiché in questo modo Cristo trasforma il nostro modo di pensare.
Vegliamo sulla nostra mente (Fil. 4:8): meditiamo sulle cose positive ed avremo la pace di Dio.