Esdra 3
Cap. 3
Questo libro prende il nome dal profeta Esdra, ma in realtà egli è presente nel libro solamente dal cap. 7;
i primi 6 capitoli parlano del primo gruppo di esuli che fanno ritorno in Israele guidati da Zorobabel e Giosuè;
ad essi farà seguito un secondo gruppo, condotto da Esdra,
poi ne arriverà un terzo guidato da Neemia.
Il popolo di Israele, infatti, è stato in esilio per 70 anni, per sdebitarsi degli anni sabatici che non hanno osservato per 490 anni. Ora stanno facendo ritorno, al seguito di Zorobabel e di Giosuè e grazie ad un decreto di Ciro.
In cap. 3 cominciano a costruire il Tempio.
Ricostruzione dell’altare e ripresa dei sacrifici
Vs. 1. Giunto il settimo mese, dopo che i figli d’Israele si furono stabiliti nelle loro città, il popolo si adunò come un sol uomo a Gerusalemme.
Il libro di Esdra parla della restaurazione di un popolo che era lontano da Dio, ma che a Lui fa ritorno, ristabilendo anche un’adorazione in spirito e in verità. Essi sono come un sol uomo, come in
Atti 2:1. Quando il giorno della Pentecoste giunse, tutti erano insieme nello stesso luogo.
Quando i credenti sono uniti come fossero un sol corpo, allora scende lo Spirito Santo nell’unità del cuore e della visione, nel sentimento unanime.
Nel cap. 3 di Esdra troviamo il popolo di Israele radunato come un solo uomo.
Vs. 2-4. Allora Iesua, figlio di Iosadac, con i suoi fratelli sacerdoti,
Jesua era l’autorità religiosa e discendeva da Aronne.
e Zorobabel, figlio di Sealtiel,
Zorobabel era l’autorità civile e discendeva da Davide.
con i suoi fratelli, si misero a costruire l’altare del Dio d’Israele, per offrirvi sopra olocausti, come è scritto nella legge di Mosè, uomo di Dio. 3 Ristabilirono l’altare sulle sue basi, sebbene temessero i popoli delle terre vicine, e offrirono sopra di esso olocausti al SIGNORE: gli olocausti del mattino e della sera. 4 Celebrarono la festa delle Capanne, secondo quanto è scritto, e offrirono olocausti giorno per giorno, nel numero prescritto per ciascun giorno.
Tornano all’altare per dare vita ad un risveglio spirituale di comunione con Dio.
L’altare del Vecchio Testamento rappresenta il sacrificio e nel Nuovo ci parla della croce di Gesù, che ha dato la sua vita per saldare i nostri peccati. Per vedere un risveglio nella nostra vita e nella nazione in cui viviamo dobbiamo tornare alla croce di Gesù perché in quel luogo sgorga ogni fonte di vita, la linfa di Dio; lì troviamo misericordia e grazia quando veniamo meno davanti al Padre; perciò l’autore di Ebrei cap. 10 ci dice di andare con franchezza davanti al trono della grazia.
L’altare che stanno costruendo al tempo di Esdra si trova nello stesso luogo in cui molti anni prima Abramo portò Isacco; biblicamente è molto importante perché su quella pietra Abramo ha deposto tutta la sua vita nelle mani di Dio nel momento in cui ha legato suo figlio. Questo atteggiamento è quello che Dio chiede a noi; Paolo in Romani 12 ci dice di essere dei sacrifici viventi.
Gli Israeliti tornano all’altare dopo molti anni ed offrono dei sacrifici.
Vs. 5-6. Poi offrirono l’olocausto continuo, gli olocausti dei noviluni e di tutte le solennità sacre del SIGNORE, e quelli di chi faceva qualche offerta volontaria al SIGNORE. 6 Dal primo giorno del settimo mese cominciarono a offrire olocausti al SIGNORE; ma le fondamenta del tempio del SIGNORE non erano ancora state poste.
L’altare non era dentro il Tempio, ma posto in un luogo esterno, così come Gesù è stato sacrificato fuori delle mura di Gerusalemme.
Quindi, l’altare era stato costruito, ma non il Tempio.
Vs. 7-11. Diedero del denaro agli scalpellini e ai falegnami, dei viveri, delle bevande e dell’olio ai Sidoni e ai Tiri perché portassero per mare sino a Iafo del legno di cedro del Libano, secondo la concessione che Ciro, re di Persia, aveva loro fatta.
Il legno doveva provenire dal Libano, portato via mare fino a Iafo, poi via terra fino a Gerusalemme. Il Libano era famoso per il legname e per gli ottimi falegnami.
Gettate le fondamenta del Tempio
8 Il secondo anno dopo il loro arrivo alla casa di Dio, a Gerusalemme,
Dal loro ritorno a Gerusalemme passano due anni ed ora stanno cominciando a realizzare il Tempio di Dio.
il secondo mese, Zorobabel, figlio di Sealtiel, Iesua, figlio di Iosadac, con gli altri loro fratelli, sacerdoti e Leviti, e tutti quelli che erano tornati dall’esilio a Gerusalemme, si misero all’opera; incaricarono i Leviti dai vent’anni in su di dirigere i lavori della casa del SIGNORE. 9 Iesua, con i suoi figli e i suoi fratelli, Cadmiel con i suoi figli, figli di Giuda, si presentarono come un sol uomo per dirigere quelli che lavoravano alla casa di Dio; lo stesso fecero i figli di Chenadad con i loro figli e con i loro fratelli, i Leviti. 10 Quando i costruttori posero le fondamenta del tempio del SIGNORE, vi si fecero assistere i sacerdoti vestiti dei loro paramenti, con delle trombe, e i Leviti, figli di Asaf, con dei cembali, per lodare il SIGNORE, secondo le direttive date da Davide, re d’Israele. 11 Essi cantavano rispondendosi a vicenda, celebrando e lodando il SIGNORE: «Perché egli è buono, perché la sua bontà verso Israele dura in eterno». E tutto il popolo, gridando di gioia, lodava il SIGNORE, perché si erano poste le fondamenta della casa del SIGNORE.
Nasce il Tempio di Dio fin dalle fondamenta, secondo l’ordine di Ciro, ma ancora più importante, secondo il volere di Dio.
Vs. 12-13. Molti sacerdoti, Leviti e capi famiglia anziani, che avevano visto la prima casa, piangevano ad alta voce mentre si ponevano le fondamenta della nuova casa. Molti altri invece alzavano le loro voci, gridando per la gioia, 13 al punto che non si poteva distinguere il rumore delle grida di gioia da quello del pianto del popolo; perché il popolo gridava forte, e il rumore si udiva da lontano.
Coloro che piangevano erano gli anziani, cioè coloro che avevano visto realizzato il primo Tempio, quello di Salomone, che agli occhi umani era molto maestoso e lussuoso. Ai suoi confronti, quello attuale era insignificante.
1° tempio - quello di Salomone;
2° tempio - quello costruito al rientro dei 70 anni di esilio, detto “di Erode” perché tale re lo ampliò, allargando i cortili esterni e apportandovi delle migliorie; è lo stesso Tempio che esisteva ai tempi di Gesù.
I giovani, invece, esultavano perché non avevano mai visto un Tempio, né avevano partecipato ad alcun rito religioso, avendo vissuto in esilio per tutta la vita.
Aggeo è un profeta contemporaneo di Esdra, con Neemia e Zaccaria.
La storia che andiamo a leggere ora accade circa al cap. 4 di Esdra:
Aggeo 2:1-9. Il giorno ventuno del settimo mese, la parola del SIGNORE fu rivelata per mezzo del profeta Aggeo, in questi termini: 2 «Parla ora a Zorobabel, figlio di Sealtiel, governatore di Giuda, a Giosuè, figlio di Iosadac, sommo sacerdote, e al resto del popolo, e di’ loro: 3 "Chi c’è ancora tra di voi che abbia visto questa casa nel suo primo splendore? E come la vedete adesso? Così com’è non è forse come un nulla ai vostri occhi?
Al ritorno dall’esilio gli Israeliti costruiscono l’altare e cominciano a sacrificare a Dio degli animali; non costruiscono, però, il Tempio; gettano le fondamenta, ma poi si fermano per due anni, perciò Dio manda Aggeo per scuoterli. Qui Aggeo sta parlando con gli stessi anziani di Esdra cap. 3, persone che ricordavano l’antico edificio maestoso e che sono delusi nel vedere il nuovo. Ai loro occhi occhi l’attuale pare una cosa da nulla, inutile per Dio e ne sono dispiaciuti. Dobbiamo, però, fare attenzione a giudicare l’opera di Dio con gli occhi umani.
Il Tempio di Salomone risplendeva per la sua architettura e per l’oro che lo decorava, non per la spiritualità che emanava.
4 Ma ora, sii forte, Zorobabel", dice il SIGNORE, "sii forte, Giosuè, figlio di Iosadac, sommo sacerdote; sii forte, popolo tutto del paese", dice il SIGNORE! "Mettetevi al lavoro! perché io sono con voi," dice il SIGNORE degli eserciti, 5 "secondo il patto che feci con voi quando usciste dall’Egitto. Il mio spirito è in mezzo a voi, non temete!"
Dio ha un piano per tutto il suo popolo ed ha stabilito un patto all’uscita dall’Egitto, che ricorda e che intende rispettare, nonostante la disobbedienza dei suoi figli. Ha permesso l’esilio quale castigo, ma non li ha mai abbandonati e la sua opera non è venuta meno.
6 Così infatti parla il SIGNORE degli eserciti: "Ancora una volta, fra poco, io farò tremare i cieli e la terra, il mare e l’asciutto; 7 farò tremare tutte le nazioni,
La parola che viene tradotta con “nazioni” è un sinonimo di quella usata per definire i “gentili”, i non ebrei
le cose più preziose di tutte le nazioni affluiranno e io riempirò di gloria questa casa", dice il SIGNORE degli eserciti. 8 "Mio è l’argento e mio è l’oro", dice il SIGNORE degli eserciti. 9 "La gloria di questa casa sarà più grande di quella della casa precedente", dice il SIGNORE degli eserciti. "In questo luogo io darò la pace", dice il SIGNORE degli eserciti».
Dio ha un grande progetto anche su questo Tempio, possiede tutti i tesori del mondo e non ha bisogno che noi gliene doniamo.
Luca 2:21-32. Quando furono compiuti gli otto giorni dopo i quali egli doveva essere circonciso, gli fu messo il nome di Gesù, che gli era stato dato dall’angelo prima che egli fosse concepito. 22 Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione secondo la legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore, 23 come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà consacrato al Signore»; 24 e per offrire il sacrificio di cui parla la legge del Signore, di un paio di tortore o di due giovani colombi.
Maria va al Tempio dopo il parto ad offrire un sacrificio per i propri peccati (non è senza peccato). In Levitico 12:6 c’è la prescrizione delle offerte da portare al tempio.
Maria e Giuseppe portano Gesù proprio presso questo altare.
25 Vi era in Gerusalemme un uomo di nome Simeone; quest’uomo era giusto e timorato di Dio, e aspettava la consolazione d’Israele; lo Spirito Santo era sopra di lui; 26 e gli era stato rivelato dallo Spirito Santo che non sarebbe morto prima di aver visto il Cristo del Signore. 27 Egli, mosso dallo Spirito, andò nel tempio; e, come i genitori vi portavano il bambino Gesù per adempiere a suo riguardo le prescrizioni della legge, 28 lo prese in braccio, e benedisse Dio, dicendo: 29 «Ora, o mio Signore, tu lasci andare in pace il tuo servo, secondo la tua parola; 30 perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, 31 che hai preparata dinanzi a tutti i popoli 32 per essere luce da illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele».
Maria e Giuseppe portano Gesù all’altare, posto nello stesso luogo in cui Abramo condusse Isacco quale sacrificio.
Simeone, profeta, pronuncia le stesse parole di Aggeo.
Se oggi ci siamo raffreddati, torniamo all’altare e saremo restaurati.