Esdra 2
Cap. 2
Elenco dei patriarchi con Zorobabel
Il cap. 2 ci riporta un elenco di nomi di persone che tornarono dalla schiavitù in Babilonia nella terra promessa, provenienti dalle 12 tribù, suddivise in base ad alcuni criteri.
Vs. 1-2. Questi sono gli uomini della provincia (cioè della Giudea) che tornarono dalla deportazione, quelli che Nabucodonosor, re di Babilonia, aveva condotti schiavi a Babilonia, e che tornarono a Gerusalemme e in Giuda, ognuno nella sua città. 2 Essi giunsero con Zorobabel, Iesua,(è il sommo sacerdote. Nei libri di Aggeo e Zaccaria compare come Josua. Era nipote di Seraia, un sacerdote che Nabucodonosor aveva ucciso a Ribla (2 Cronache 25: 18-21) Neemia, Seraia, Reelaia, Mardocheo (non è il cugino di Ester, che visse a Susa 60 anni dopo il primo ritorno dei Giudei), Bilsan, Mispar, Bigvai, Reum, Baana.
Sono le autorità civili e religiose.
Gente del popolo
Lista degli uomini del popolo d’Israele:
Dal vs. 3 al 21 vediamo elencate queste persone in base al nome della famiglia di appartenenza.
Vs. 3-21. figli di Paros, duemilacentosettantadue; 4 figli di Sefatia, trecentosettantadue; 5 figli di Ara, settecentosettantacinque; 6 figli di Pacat-Moab, discendenti di Iesua e di Ioab, duemilaottocentododici; 7 figli di Elam, milleduecentocinquantaquattro; 8 figli di Zattu, novecentoquarantacinque; 9 figli di Zaccai, settecentosessanta; 10 figli di Bani, seicentoquarantadue; 11 figli di Bebai, seicentoventitré; 12 figli di Azgad, milleduecentoventidue; 13 figli di Adonicam, seicentosessantasei; 14 figli di Bigvai, duemilacinquantasei; 15 figli di Adin, quattrocentocinquantaquattro; 16 figli di Ater, della famiglia di Ezechia, novantotto; 17 figli di Besai, trecentoventitré; 18 figli di Iorà, centododici; 19 figli di Casum, duecentoventitré; 20 figli di Ghibbar, novantacinque; 21 figli di Betlemme, centoventitré;
Dal vs. 22 al 35 in base alla città di provenienza.
Vs. 22-35. uomini di Netofa, cinquantasei; 23 uomini di Anatot, centoventotto; 24 uomini di Azmavet, quarantadue; 25 uomini di Chiriat-Arim, di Chefira e di Beerot, settecentoquarantatré; 26 uomini di Rama e di Gheba, seicentoventuno; 27 uomini di Micmas, centoventidue; 28 uomini di Betel e di Ai, duecentoventitré; 29 figli di Nebo, cinquantadue; 30 figli di Magbis, centocinquantasei; 31 figli di un altro Elam, milleduecentocinquantaquattro; 32 figli di Carim, trecentoventi; 33 figli di Lod, di Cadid e di Ono, settecentoventicinque; 34 figli di Gerico, trecentoquarantacinque; 35 figli di Senaa, tremilaseicentotrenta.
I sacerdoti
Dal 36 al 42 troviamo le famiglie dei sacerdoti, dei Leviti:
Vs. 36-42. Sacerdoti: figli di Iedaia, della casa di Iesua, novecentosettantatré; 37 figli d’Immer, millecinquantadue; 38 figli di Pasur, milleduecentoquarantasette; 39 figli di Carim, millediciassette.
I Leviti
40 Leviti: figli di Iesua e di Cadmiel, discendenti di Odavia, settantaquattro. 41 Cantori: figli di Asaf, centoventotto. 42 Figli dei portinai: figli di Sallum, figli di Ater, figli di Talmon, figli di Accub, figli di Catita, figli di Sobai, in tutto centotrentanove.
I Nethinei
Da 43 a 54 ci sono i nomi dei servi che servivano nel Tempio:
Vs. 43-54. Netinei: i figli di Sia, i figli di Casufa, i figli di Tabbaot, 44 i figli di Cheros, i figli di Siaa, i figli di Padon, 45 i figli di Lebana, i figli di Agaba, i figli di Accub, 46 i figli di Agab, i figli di Samlai, i figli di Anan, 47 i figli di Ghiddel, i figli di Gaar, i figli di Reaia, 48 i figli di Resin, i figli di Necoda, i figli di Gazzam, 49 i figli di Uzza, i figli di Pasea, i figli di Besai, 50 i figli di Asna, i figli di Meunim, i figli di Nefusim, 51 i figli di Bacbuc, i figli di Acufa, i figli di Carcur, 52 i figli di Baslut, i figli di Meida, i figli di Carsa, 53 i figli di Barcos, i figli di Sisera, i figli di Tamà, 54 i figli di Nesia, i figli di Catifa.
Ora c’è l’elenco dei servi di Salomone:
Vs. 55-58. Figli dei servitori di Salomone: i figli di Sotai, i figli di Soferet, i figli di Peruda, 56 i figli di Iaala, i figli di Darcon, i figli di Ghiddel, 57 i figli di Sefatia, i figli di Cattil, i figli di Pocheret-Asebaim, i figli d’Ami. 58 Tutti i Netinei e i figli dei servitori di Salomone ammontavano a trecentonovantadue.
Da 59 a 61 c’è l’elenco di coloro che non potevano provare la loro genealogia:
Vs. 59-60. Ed ecco quelli che tornarono da Tel-Mela, da Tel-Arsa, da Cherub-Addan, da Immer, e che non poterono indicare la loro casa patriarcale e la loro discendenza per provare che erano d’Israele: 60 i figli di Delaia, i figli di Tobia, i figli di Necoda, in tutto seicentocinquantadue. 61 Tra i figli dei sacerdoti: i figli di Cabaia, i figli di Accos, i figli di Barzillai, che aveva preso in moglie una delle figlie di Barzillai, il Galaadita, e fu chiamato con il loro nome.
Uomini esclusi dal sacerdozio
Vs. 61-63. Tra i figli dei sacerdoti: i figli di Cabaia, i figli di Accos, i figli di Barzillai, che aveva preso in moglie una delle figlie di Barzillai, il Galaadita, e fu chiamato con il loro nome. 62 Questi cercarono i loro titoli genealogici, ma non li trovarono; furono quindi esclusi, come impuri, dal sacerdozio. 63 E il governatore disse loro di non mangiare cose santissime finché non si presentasse un sacerdote con l’urim e il tummim.
L’urim e il tummim erano parti del pettorale del sommo sacerdote, due pietre usate per comprendere il volere di Dio.
Ecco i fatti: il popolo d’Israele viene portato per 70 anni a Babilonia, poi liberato e fa ritorno nella terra promessa. Questo elenco della genealogia era importante perché dava nuovamente diritto ad appropriarsi dei beni di famiglia. Inoltre, determinava l’appartenenza certa ad una famiglia del popolo di Israele e al popolo stesso.
Risultano esserci due uomini con il nome di Barzillai: uno è un Israelita, della tribù di Levi, che ha sposato la figlia di Barzillai il Galaadita. Quest’ultimo era un uomo che aveva aiutato Davide nella sua fuga da Absalom (v. 2 Samuele); egli ha dato a Davide e a tutto il suo seguito sia da mangiare che le provviste per vivere. Più tardi, alla morte di Absalom e alla restaurazione di Davide sul trono, quest’ultimo invita Barzillai a vivere nel palazzo reale, ma l’uomo rifiuta, essendo vecchio e preferendo vivere nella sua città. Davide allora benedisse Barzillai e tutta la sua famiglia.
Una delle figlie di Barzillai ha sposato un uomo della tribù di Levi.
Dopo tanti anni, al ritorno da Babilonia, i loro nomi, però, non risultano nell’elenco, perciò Zorobabel, il governatore, li esclude dai riti sacerdotali fino a quando non sarebbe stata provata la loro discendenza.
Qual è l’importanza di tutto ciò nella nostra vita?
La Bibbia riporta numerosi elenchi di nomi e ce n’è uno che deve riportare anche il nostro perché noi possiamo avere la vita eterna; molte persone frequentano una chiesa e si definiscono cristiani, ma non è scontato che il loro nome sia riportato nel libro della vita.
Luca 12: 51-53. Voi pensate che io sia venuto a portar pace sulla terra? No, vi dico, ma piuttosto divisione; 52 perché, da ora in avanti, se vi sono cinque persone in una casa, saranno divise tre contro due e due contro tre; 53 saranno divisi il padre contro il figlio e il figlio contro il padre; la madre contro la figlia, la figlia contro la madre; la suocera contro la nuora e la nuora contro la suocera».
Gesù non sta parlando di disaccordi familiari, ma di una realtà spirituale, che vede l’opposizione dei non credenti verso coloro che si convertono, anche se sono membri della stessa famiglia e legati dall’amore. Prima di essere nati di nuovo, infatti, siamo servi di Satana e nemici di Dio, portati in giro dal nemico a suo piacere. Tutti gli esseri umani sono creature di Dio e diventano suoi figli con la conversione; prima di tale momento sono nemici di Dio e figli delle tenebre.
Chi è figlio di Dio ha il suo nome inserito in una lista speciale, il libro della vita.
La storia di Esdra è una storia che parla della restaurazione: il popolo di Dio ha peccato, è stato in esilio, ma ora è tornato nella sua terra e Dio vuole fare una nuova opera, costruire un nuovo luogo di adorazione, un nuovo tempio; prima di fare ciò, però, deve separare il popolo vero e proprio da coloro che non vi appartengono con certezza.
Matteo 22: 1-14. 1 Gesù ricominciò a parlare loro in parabole, dicendo: 2 «Il regno dei cieli è simile a un re, il quale fece le nozze di suo figlio. 3 Mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze; ma questi non vollero venire. 4 Mandò una seconda volta altri servi, dicendo: "Dite agli invitati: Io ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e i miei animali ingrassati sono ammazzati; tutto è pronto; venite alle nozze". 5 Ma quelli, non curandosene, se ne andarono, chi al suo campo, chi al suo commercio; 6 altri poi, presero i suoi servi, li maltrattarono e li uccisero. 7 Allora il re si adirò, mandò le sue truppe a sterminare quegli omicidi e a bruciare la loro città.
Gesù sta raccontando una storia simbolica per farci comprendere una realtà spirituale; il re è Dio e il figlio che deve sposarsi è Gesù, coloro che respingono l’invito del re è il popolo di Israele, che non ha ascoltato la voce dei profeti (coloro che invitavano alle nozze del figlio del re). Israele non ha accettato di divenire la sposa del Messia, anzi ha ucciso i profeti mandati da Dio.
Allora Gesù promette di vendicare questi servi attraverso il fuoco, che arderà le loro città: infatti, nel 70 d.C. Gerusalemme è stata distrutta dai Romani.
8 Quindi disse ai suoi servi: "Le nozze sono pronte, ma gli invitati non ne erano degni. 9 Andate dunque ai crocicchi delle strade e chiamate alle nozze quanti troverete".
Ora sta parlando dei gentili, rappresentati da questi servi che vanno nel mondo ad invitare le persone al matrimonio del Signore, non come invitati, ma come sposa di Cristo.
10 E quei servi, usciti per le strade, radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni; e la sala delle nozze fu piena di commensali.
Tutti sono invitati alle nozze, anche i malvagi, le prostitute, i mafiosi o i drogati.
11 Ora il re entrò per vedere quelli che erano a tavola e notò là un uomo che non aveva l’abito di nozze. 12 E gli disse: "Amico, come sei entrato qui senza avere un abito di nozze?" E costui rimase con la bocca chiusa.
Nella tradizione ebraica, tutti gli invitati maschi ad un matrimonio dovevano indossare una veste particolare, il Kital, una tunica bianca che copriva le vesti di ogni giorno. Il re della storia vede un invitato privo di tale veste speciale, segno di una mancanza di rispetto.
13 Allora il re disse ai servitori: "Legatelo mani e piedi e gettatelo nelle tenebre di fuori. Lì sarà il pianto e lo stridor dei denti". 14 Poiché molti sono i chiamati, ma pochi gli eletti».
Dio vuole riconciliarsi con noi e, se noi accettiamo, allora saremo purificati e resi degni di partecipare alle nozze.
Quest’uomo che non indossa un vestito adatto sta dimostrando di voler agire a modo proprio, senza tenere in considerazione le richieste espresse dal re. Il Kital, infatti, rappresenta le vesti bianche di Apocalisse, che parlano della purezza che abbiamo ottenuta quando siamo stati lavati dal sangue di Gesù.
Apocalisse 3:5-6. Chi vince sarà dunque vestito di vesti bianche, e io non cancellerò il suo nome dal libro della vita, ma confesserò il suo nome davanti al Padre mio e davanti ai suoi angeli. 6 Chi ha orecchi ascolti ciò che lo Spirito dice alle chiese.
Apocalisse 7:13-14. Giovanni vede una grande moltitudine; una anziano pone a Giovanni una domanda:
Poi uno degli anziani mi rivolse la parola, dicendomi: «Chi sono queste persone vestite di bianco e da dove sono venute?» 14 Io gli risposi: «Signor mio, tu lo sai». Ed egli mi disse: «Sono quelli che vengono dalla grande tribolazione. Essi hanno lavato le loro vesti, e le hanno imbiancate nel sangue dell’Agnello.
Nel nuovo testamento il Kital rappresenta la purezza che otteniamo lavando le nostre vesti nel sangue di Gesù. Chi rifiuta di indossare questa veste è come colui che rifiuta la via tracciata da Dio come unica, e pensa di arrivare in cielo anche attraverso vie che non siano Cristo. Al contrario, il sangue di Gesù è l’unica via che Dio ha provveduto per noi. Già la festa di Pasqua prevedeva che il sangue di un agnello senza macchia fosse posto lungo lo stipite delle porte: l’angelo della morte avrebbe oltrepassato quella casa; se un ebreo avesse usato il sangue di un altro animale, l’effetto non sarebbe stato lo stesso perché l’agnello senza macchia rappresenta Gesù, l’innocente morto per i peccati degli uomini. Se ci lasciamo coprire dal sangue di Gesù, il giudizio di Dio non toccherà la nostra vita ed avremo la salvezza eterna.
Apocalisse 20: 11-15. Poi vidi un grande trono bianco e colui che vi sedeva sopra. La terra e il cielo fuggirono dalla sua presenza e non ci fu più posto per loro. 12 E vidi i morti, grandi e piccoli, in piedi davanti al trono. I libri furono aperti, e fu aperto anche un altro libro che è il libro della vita; e i morti furono giudicati dalle cose scritte nei libri, secondo le loro opere. 13 Il mare restituì i morti che erano in esso; la morte e il soggiorno dei morti restituirono i loro morti; ed essi furono giudicati, ciascuno secondo le sue opere. 14 Poi la morte e il soggiorno dei morti furono gettati nello stagno di fuoco. Questa è la morte seconda, cioè lo stagno di fuoco. 15 E se qualcuno non fu trovato scritto nel libro della vita, fu gettato nello stagno di fuoco.
Il re caccia via l’invitato privo del vestito giusto, come qui viene cacciato chiunque non sia rivestito con il sangue dell’agnello; è importantissimo che il nostro nome sia contenuto nel libro della vita.
La nostra vita retta non ci salverà e il profeta Geremia afferma che la nostra giustizia è qualcosa di sporco agli occhi di Dio. Secondo il nostro standard siamo persone buone, ma secondo quello di Dio siamo malvagi, bisognosi della salvezza; non esiste alcun uomo giusto, neanche uno. Come al tempo di Esdra, Dio anche oggi dice che, prima di iniziare un’opera restauratrice, bisogna separare chi è dentro alla famiglia di Dio da chi non lo è.
In Apocalisse 21 vediamo scendere la nuova Gerusalemme, il tempio eterno e Dio separa i suoi figli da coloro che lo hanno rifiutato.
Vs. 64-70. La comunità nel suo insieme contava quaranta-due-mila-tre-cento-sessanta persone, 65 senza contare i loro servi e le loro serve, che ammontavano a settemilatrecentotrentasette. Avevano anche duecento cantanti, maschi e femmine. 66 Avevano settecentotrentasei cavalli, duecentoquarantacinque muli, 67 quattrocentotrentacinque cammelli e seimilasettecentoventi asini.
La distanza tra Babilonia e Gerusalemme era di circa 1500 Km, il viaggio durava 4 mesi, ma Esdra non parla affatto della fatica intrapresa dagli esuli o delle difficoltà incontrate, mentre concentra tutto il suo racconto sul compito che dovevano svolgere: la ricostruzione del Tempio.
68 Alcuni dei capi famiglia, quando giunsero alla casa del SIGNORE che si trova a Gerusalemme, fecero offerte volontarie per la casa di Dio, per ricostruirla dove stava prima. 69 Diedero al tesoro dell’opera, secondo i loro mezzi, sessantunmila dracme d’oro, cinquemila mine d’argento e cento vesti sacerdotali. 70 I sacerdoti, i Leviti, la gente del popolo, i cantori, i portinai, i Netinei, si stabilirono nelle loro città; e tutti gli Israeliti, nelle rispettive città.
Gli esuli si insediano nelle città dei loro antenati.