Ebrei 9
Cap. 9
I sacrifici del santuario, per la loro imperfezione, devono venir sempre ripetuti; quello di Cristo è unico, perché perfetto ed efficace.
Vs. 1-5. Certo anche il primo patto aveva norme per il culto e un santuario terreno. 2 Infatti fu preparato un primo tabernacolo, nel quale si trovavano il candeliere, la tavola e i pani della presentazione. Questo si chiamava il luogo santo. 3 Dietro la seconda cortina (velo) c’era il tabernacolo, detto il luogo santissimo.
Conteneva un incensiere d’oro, l’arca del patto tutta ricoperta d’oro, nella quale c’erano un vaso d’oro contenente la manna, la verga di Aaronne che era fiorita e le tavole del patto. 5 E sopra l’arca c’erano i cherubini della gloria che coprivano con le ali il propiziatorio. Di queste cose non possiamo parlare ora dettagliatamente.
Il libro agli Ebrei ci spiega il significato dei vari elementi presenti nel Tempio, voluti da Dio poiché avevano un senso molto profondo. Il Vecchio Testamento, infatti, è strettamente connesso con il Nuovo. Nello specifico, il libro di Ebrei spiega quanto riportato in Esodo.
Il tabernacolo era diviso in Luogo Santo e Luogo Santissimo.
Vediamo nel dettaglio il candelabro, la tavola e i pani della presentazione, che si trovavano nel Luogo Santo, che dava all’esterno. Tale luogo conteneva anche l’altare dell’incenso. Entrambe le parti del tabernacolo erano senza finestre, ma solo la prima aveva bisogno che vi fosse il candelabro per ricevere la luce, perché la seconda era illuminata dalla gloria di Dio.
Sembra che nel Tempio di Salomone vi fossero 10 candelabri.
I sacerdoti potevano accedere al Luogo Santo, mentre in quello santissimo entrava solo il Sommo Sacerdote.
Dio dà a Mosè l’istruzione per costruire questi elementi per il tabernacolo, costituito da una tenda rettangolare. Conteneva il Luogo Santo, ove solo il sacerdote aveva accesso, e in fondo il luogo Santissimo, ove entrava una volta all’anno il Sommo Sacerdote.
IL CANDELABRO (Menorah).
Non era proprio un candelabro, infatti le candele furono inventate nel Medioevo; in realtà era una lampada alimentata ad olio e dotata di sette bracci: uno era centrale, poi ve n’erano tre per parte. L’olio ha un significato spirituale.
Il suo nome ebraico è Menorah, che significa “colui che dà luce”.
Esodo 25:31 «Farai anche un candelabro d’oro puro; il candelabro, il suo piede e il suo tronco saranno lavorati al martello; i suoi calici, i suoi pomi e i suoi fiori saranno tutti di un pezzo col candelabro.
Esodo 25:39 Per fare il candelabro con tutti questi suoi utensili si impiegherà un talento d’oro puro.
Per realizzare un oggetto in metallo è necessario fondere lo stesso e poi versarlo in uno stampo; in questo caso, però, da un unico pezzo e con l’uso del martello verrà creata la Menorah.
Non c’è certezza sulla quantità d’oro corrispondente ad un talento. E’ certo che il talento babilonese pesava 30 kg e che quello del Nuovo Testamento era di 60 kg; la Menorah, quindi doveva essere molto grande e pesantissima. Gli esperti artigiani di oggi affermano che è impossibile realizzare una tale opera usando solamente il martello, ma gli uomini di quel tempo furono unti da Dio. Così realizzarono i 7 bracci, tutte le decorazioni, composte da foglie, fiori in oro battuto e un frutto, dal quale usciva il fuoco; vi erano poi delle coppe contenenti l’olio extra vergine di oliva, che aumentavano l’ampiezza della fiamma.
Come ogni altro elemento, anche questo ci parla di Gesù.
Il fatto di essere forgiato a colpi di martello ci racconta le sue lividure. Isaia profetizza circa il Messia e afferma:
Isaia 53:3-5 Disprezzato e abbandonato dagli uomini, uomo di dolore, familiare con la sofferenza, pari a colui davanti al quale ciascuno si nasconde la faccia, era spregiato, e noi non ne facemmo stima alcuna. 4 Tuttavia erano le nostre malattie che egli portava, erano i nostri dolori quelli di cui si era caricato; ma noi lo ritenevamo colpito, percosso da Dio e umiliato! 5 Egli è stato trafitto a causa delle nostre trasgressioni, stroncato a causa delle nostre iniquità; il castigo, per cui abbiamo pace, è caduto su di lui e grazie alle sue ferite noi siamo stati guariti.
Gesù è divenuto uomo ed è stato colpito per essere autore di salvezza, per essere perfezionato attraverso la sofferenza. In questo modo ci ha dato la salvezza.
Esodo 25:32 Dai lati gli usciranno sei bracci: tre bracci del candelabro da un lato e tre bracci del candelabro dall’altro.
In tutto i bracci sono 7.
Giovanni ha una visione del trono di Dio in cielo.
Apocalisse 4:5 Dal trono uscivano lampi, voci e tuoni. Davanti al trono c’erano sette lampade accese, che sono i sette spiriti di Dio.
La Menorah era una figura dello Spirito Santo e di Gesù stesso, che ci ha dato l’accesso allo Spirito Santo grazie alle sue battiture.
Lo Spirito di Dio è uno, ma qui ne hanno nominati 7. Sembra una contraddizione, ma in Isaia 11 vi è la risposta:
Isaia 11:1-2 1 Poi un ramo uscirà dal tronco d’Isai,
Era il padre di Davide.
e un rampollo spunterà dalle sue radici. 2 Lo Spirito del SIGNORE riposerà su di lui: Spirito di saggezza e d’intelligenza, Spirito di consiglio e di forza, Spirito di conoscenza e di timore del SIGNORE.
Vengono elencate sette caratteristiche, che corrispondono ai doni che Cristo dà alla sua Chiesa: di sapienza, di conoscenza, di timore di Dio…
Questi sette rami raffigurano l’opera dello Spirito Santo nella vita dei credenti, donatoci dal sacrificio di Cristo.
Esodo 25:33 Sul primo braccio saranno tre calici in forma di mandorla, con un pomo e un fiore; e sul secondo braccio, tre calici a forma di mandorla, con un pomo e un fiore. Lo stesso per i sei bracci uscenti dal candelabro.
I bracci, molto intricati, dovevano essere realizzati con legno di mandorlo.
Cosa raffigura il mandorlo nella Bibbia? Leggiamo Numeri 17.
Alla fine del cap. 16 si racconta di una ribellione del popolo contro Mosè e Aronne, non riconosciuti più come guide. Mosè si rivolge a Dio in preghiera, il quale gli indica come comportarsi, assicurando che Egli avrebbe mostrato la persona alla quale aveva assegnato la guida del popolo.
Numeri 17:1-7 Poi il SIGNORE disse a Mosè: (17-17) «Parla ai figli d’Israele e fatti dare delle verghe, una per ogni casa patriarcale; una verga per ogni capo di casa patriarcale, cioè dodici verghe. Scriverai il nome di ognuno sulla sua verga; (17-18) e scriverai il nome di Aaronne sulla verga di Levi, poiché ci sarà una verga per il capo di ogni casa patriarcale.
12 rami tagliati da un albero riportano il nome delle tribù d’Israele.
(17-19) Metterai quelle verghe nella tenda di convegno, davanti alla testimonianza, dove io mi ritrovo con voi. (17-20) E avverrà che l’uomo che io avrò scelto sarà quello la cui verga fiorirà; così farò cessare davanti a me i mormorii che i figli d’Israele fanno contro di voi». (17-21) Mosè parlò ai figli d’Israele, e tutti i loro capi gli diedero una verga, una per ogni capo, secondo le loro case patriarcali: cioè, dodici verghe; e la verga di Aaronne era in mezzo alle loro verghe. (17-22) Mosè mise quelle verghe davanti al SIGNORE nella tenda della testimonianza.
Questi rami morti vengono piantati sulla terra, in attesa che uno di loro miracolosamente fiorisca.
(17-23) L’indomani, quando Mosè entrò nella tenda della testimonianza, ecco che la verga di Aaronne, per la casa di Levi, era fiorita, aveva prodotto delle gemme, fatto sbocciare dei fiori e maturato delle mandorle.
In una notte l’albero di Aronne fiorisce e crea addirittura delle mandorle. Biblicamente ciò rappresenta la resurrezione, ossia la vita che scaturisce da qualcosa di morto. Questo ramo di mandorlo verrà posto all’interno dell’Arca dell’Alleanza, assieme alle tavole della Legge e la conca d’oro piena di manna.
La luce e la potenza dello Spirito Santo ci vengono donati dal fatto che Cristo è stato battuto, ucciso e risorto dalla morte.
L’olio:
Levitico 24:1-4 Il SIGNORE disse ancora a Mosè: «Ordina ai figli d’Israele di portarti dell’olio di oliva puro, vergine, per il candelabro, per tenere le lampade sempre accese. Aaronne lo preparerà nella tenda di convegno, fuori della cortina che sta davanti alla testimonianza, perché le lampade ardano sempre, dalla sera alla mattina, davanti al SIGNORE. É una legge perenne, di generazione in generazione. Egli le disporrà sul candelabro d’oro puro, perché ardano sempre davanti al SIGNORE.
La Menorah doveva bruciare continuamente e questo era l’incarico della famiglia di Aronne.
Oggi la Menorah è andata dispersa, ma l’olio dello Spirito brucia nei credenti.
Giovanni 14:16 e io pregherò il Padre, ed Egli vi darà un altro consolatore, perché stia con voi per sempre,
Lo Spirito di Dio è sempre con noi, continuamente. E’ una fiamma che non deve mai spegnersi nella nostra vita; è anche un nostro compito mantenerla in vita.
La tenda era buia, ma illuminata dalla Menorah; allo stesso modo, in un mondo tenebroso noi possiamo avere la luce di Cristo, lo Spirito Santo.
Giovanni 16:7-14 Eppure, io vi dico la verità: è utile per voi che io me ne vada; perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore; ma se me ne vado, io ve lo manderò.
E’ Gesù che dona lo Spirito Santo.
8 Quando sarà venuto, convincerà il mondo quanto al peccato, alla giustizia e al giudizio. 9 Quanto al peccato, perché non credono in me; 10 quanto alla giustizia, perché vado al Padre e non mi vedrete più; 11 quanto al giudizio, perché il principe di questo mondo è stato giudicato. 12 Ho ancora molte cose da dirvi; ma non sono per ora alla vostra portata; 13 quando però sarà venuto lui, lo Spirito della verità, egli vi guiderà in tutta la verità, perché non parlerà di suo, ma dirà tutto quello che avrà udito, e vi annuncerà le cose a venire. 14 Egli mi glorificherà perché prenderà del mio e ve lo annuncerà.
Come nel Tempio la Menorah guidava Aronne nell’oscurità, così lo Spirito Santo è la nostra guida in questo mondo tenebroso; solo grazie alla sua guida possiamo servire Dio adeguatamente.
LA TAVOLA DELLA PRESENTAZIONE DEL PANE
Esodo 25: 23-28 «Farai anche una tavola di legno d’acacia; la sua lunghezza sarà di due cubiti; la sua larghezza di un cubito e la sua altezza di un cubito e mezzo. 24 La rivestirai d’oro puro e le farai una ghirlanda d’oro che le giri intorno. 25 Le farai una cornice alta quattro dita; e a questa cornice farai tutt’intorno una ghirlanda d’oro. 26 Le farai pure quattro anelli d’oro e metterai gli anelli ai quattro angoli, ai quattro piedi della tavola. 27 Gli anelli saranno vicinissimi alla cornice per farvi passare le stanghe destinate a portare la tavola. 28 Farai le stanghe di legno d’acacia, le rivestirai d’oro e serviranno a portare la tavola.
Gli elementi che servono per costruire la tavola sono gli stessi richiesti per l’Arca.
Elenco degli elementi:
legno di acacia,
oro.
L’oro nella Bibbia rappresenta la divinità e la perfezione. Al contrario, il legno rappresenta l’umanità.
Il tavolo, quindi, è composto di legno, rappresentante l’umanità di Cristo, e d’oro, la Sua divinità: anche questo elemento ci parla di Dio.
L’acacia che cresce in quella terra è caratterizzata da un legno molto duro; dalla sua resina si estrae una sostanza medicinale e delle spezie, che servono per dare sapore ai cibi. Per prendere la resina, questo albero dev’essere forato e tale operazione deve essere compiuta all’imbrunire, perché l’intenso calore del sole secca la resina. Al mattino, poi, si raccoglie quanto è uscito. Quindi: da una ferita inferta alla sera fuoriesce una medicina che guarisce. Anche l’agnello veniva sacrificato al tramonto. Allo stesso modo Gesù nella sua umanità è stato ferito e da tale fatto è nata la nostra guarigione.
Il tavolo, però, è fatto anche di oro, che ci parla della divinità di Cristo, della Sua perfezione.
Il tavolo ha caratteristiche comuni all’arca dell’alleanza:
sono fatti di due elementi, legno di acacia e oro;
sono alti un cubito e mezzo, anche se il tavolo è più piccolo in lunghezza e in larghezza;
hanno un bordo d’oro intorno alto 5-6 cm (l’arca lo ha nel coperchio, o propiziatorio, la tavola attorno);
hanno anelli e stanghe per trasportarli; infatti non dovevano essere toccati dall’uomo. Ciò ci fa capire che il sacerdozio dei Leviti non è paragonabile all’eccellenza di Cristo: ciò che è umano non deve toccare ciò che è divino;
Il tavolo era largo 2 cubiti per 1 cubito e ciò significa che Dio e l’uomo, che per natura sono separati, grazie al sacrificio di Cristo da 2 diventano 1. Il tavolo del pane della presenza di Dio è simbolo dell’unione tra l’uomo e l’Eterno.
Il bordo che circonda sia l’Arca che il tavolo ci parla della sicurezza che abbiamo in Cristo: un giorno riceveremo la corona della giustizia, che ci tiene uniti a Dio.
Il tavolo della presentazione rappresenta la nostra comunione con Cristo:
1 Corinzi 10:16-21 Il calice della benedizione, che noi benediciamo, non è forse la comunione con il sangue di Cristo? Il pane che noi rompiamo, non è forse la comunione con il corpo di Cristo? 17 Siccome vi è un unico pane, noi, che siamo molti, siamo un corpo unico, perché partecipiamo tutti a quell’unico pane. 18 Guardate l’Israele secondo la carne: quelli che mangiano i sacrifici non hanno forse comunione con l’altare? 19 Che cosa sto dicendo? Che la carne sacrificata agli idoli sia qualcosa? Che un idolo sia qualcosa? 20 Tutt’altro; io dico che le carni che i pagani sacrificano, le sacrificano ai demòni e non a Dio; or io non voglio che abbiate comunione con i demòni. 21 Voi non potete bere il calice del Signore e il calice dei demòni; voi non potete partecipare alla mensa del Signore e alla mensa dei demòni.
La parola “mensa” in greco significa “tavola” e la comunione con Cristo qui viene descritta come “la tavola del Signore”.
Esodo 25:30 Metterai sulla tavola il pane della presentazione, che starà sempre davanti a me.
Come l’olio doveva bruciare sempre, anche il pane doveva stare sempre davanti a Dio.
In Levitico 24 c’è la ricetta per confezionare questo pane:
Levitico 24:5-9 «Prenderai pure del fior di farina e ne farai cuocere dodici focacce;
In Ebraico si dice “challa”, che deriva dal verbo “challal”, che significa “forare”: “pane forato”. Il pane forato si riferisce alla sofferenza di Gesù.
I 12 pani ricordano le tribù di Israele, ossia il popolo di Dio, anche la Chiesa, che spiritualmente per fede è discendenza di Abramo.
ogni focaccia sarà di due decimi di efa. 6 Le metterai in due file, sei per fila, sulla tavola d’oro puro davanti al SIGNORE. 7 Metterai dell’incenso puro sopra ogni fila, e sarà sul pane come un ricordo, come un sacrificio consumato dal fuoco per il SIGNORE. 8 Ogni sabato si disporranno i pani davanti al SIGNORE, sempre; essi saranno forniti dai figli d’Israele; è un patto perenne. 9 I pani apparterranno ad Aaronne e ai suoi figli ed essi li mangeranno in luogo santo; poiché saranno per loro cosa santissima tra i sacrifici consumati dal fuoco per il SIGNORE. É una legge perenne».
Il pane rappresenta Gesù, il pane disceso dal cielo.
Giovanni 6:32-35 Gesù disse loro: «In verità, in verità vi dico che non Mosè vi ha dato il pane che viene dal cielo, ma il Padre mio vi dà il vero pane che viene dal cielo. 33 Poiché il pane di Dio è quello che scende dal cielo, e dà vita al mondo». 34 Essi quindi gli dissero: «Signore, dacci sempre di codesto pane». 35 Gesù disse loro: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà più fame e chi crede in me non avrà mai più sete.
Giovanni 6:51-54 Io sono il pane vivente, che è disceso dal cielo; se uno mangia di questo pane vivrà in eterno; e il pane che io darò è la mia carne, che darò per la vita del mondo». 52 I Giudei dunque discutevano tra di loro, dicendo: «Come può costui darci da mangiare la sua carne?» 53 Perciò Gesù disse loro: «In verità, in verità vi dico che se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete vita in voi. 54 Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno.
Chi non diviene uno con Cristo non può avere la vita eterna.
Il pane rappresenta noi:
1 Corinzi 10:16-17 Il calice della benedizione, che noi benediciamo, non è forse la comunione con il sangue di Cristo? Il pane che noi rompiamo, non è forse la comunione con il corpo di Cristo? 17 Siccome vi è un unico pane, noi, che siamo molti, siamo un corpo unico, perché partecipiamo tutti a quell’unico pane.
In Cristo anche i credenti, che siamo diversi l’uno dall’altro e proveniamo da molti luoghi, diventano un solo corpo.
Secondo il comando di Dio, i Leviti dovevano mangiare il pane, che era stato posto sulla tavola, solo l’ottavo giorno.
Zaccaria parla del ritorno di Cristo alla fine della grande tribolazione, poi inizierà il
millennio, che è il settimo giorno.
Zaccaria 12:10-11 «Spanderò sulla casa di Davide e sugli abitanti di Gerusalemme lo spirito di grazia e di supplicazione; essi guarderanno a me, a colui che essi hanno trafitto, e ne faranno cordoglio come si fa cordoglio per un figlio unico, e lo piangeranno amaramente come si piange amaramente un primogenito. 11 In quel giorno ci sarà un gran lutto in Gerusalemme, pari al lutto di Adadrimmon nella valle di Meghiddo.
Anche Paolo in Romani afferma che per un periodo Israele è stato tolto dalla grazia ed i Gentili sono stati innestati; dopo un periodo di cecità, gli occhi di Israele si apriranno, vedranno Cristo e comprenderanno che Egli è il Messia. Profeticamente allora i figli di Levi mangeranno il corpo di Cristo il settimo giorno. Anche nelle simbologie del Vecchio Testamento ci sono messaggi che riguardano tempi futuri anche rispetto a noi.
Entriamo ora nel Luogo Santissimo.
Vs. 3-5. Dietro la seconda cortina
Il primo velo era costituito dalla tenda esteriore del luogo santo; vi era poi un altro velo che separava il luogo santo da quello santissimo.
c’era il tabernacolo, detto il luogo santissimo.
Qui entrava solo il Sommo Sacerdote. Il velo era la separazione che raffigurava simbolicamente la barriera esistente tra il Dio santo e l’uomo peccatore: attraverso il vecchio patto l’uomo non poteva accedere alla presenza di Dio.
Conteneva un incensiere d’oro,
Conteneva i carboni ardenti e l’incenso ed era posto sopra l’altare dell’incenso.
l’arca del patto tutta ricoperta d’oro, nella quale c’erano un vaso d’oro contenente la manna, la verga di Aaronne che era fiorita e le tavole del patto. 5 E sopra l’arca c’erano i cherubini della gloria che coprivano con le ali il propiziatorio. Di queste cose non possiamo parlare ora dettagliatamente.
L’ALTARE DELL’INCENSO
Il turibolo veniva usato nel Luogo Santissimo, ma preparato nel Luogo Santo. Conteneva dei profumi, destinati solamente alle funzioni nel Tempio.
Nel Tabernacolo vi erano due altari:
uno di bronzo, posto prima del Luogo Santo, che serviva per eseguire i sacrifici. L’animale veniva ucciso, il suo sangue raccolto in bacinelle, poi la bestia veniva fatta a pezzi e bruciata sopra all’altare di bronzo. Rappresenta il calvario di Cristo, il suo sacrificio per noi.
L’altare dell’incenso era qualcosa di molto diverso:
Esodo 30: 1-9 1 «Farai pure un altare per bruciarvi sopra il profumo; lo farai di legno d’acacia. 2 La sua lunghezza sarà di un cubito; la sua larghezza, di un cubito; sarà quadrato e avrà un’altezza di due cubiti;
circa 50 x 50cm e alto 1 m.
i suoi corni saranno tutti d’un pezzo con esso. 3 Rivestirai d’oro puro il disopra, i suoi lati tutt’intorno, i suoi corni; gli farai una ghirlanda d’oro intorno. 4 Gli farai due anelli d’oro sotto la ghirlanda, ai suoi due lati; li metterai ai suoi due lati, per passarvi le stanghe che serviranno a portarlo. 5 Farai le stanghe di legno d’acacia e le rivestirai d’oro. 6 Collocherai l’altare davanti al velo
era posto prima dell’entrata del Luogo santissimo.
che è davanti all’arca della testimonianza, di fronte al propiziatorio che è sopra la Testimonianza, dove io mi incontrerò con te.
Aaronne vi brucerà sopra dell’incenso aromatico; lo brucerà ogni mattina, quando riordinerà le lampade. 8 Quando Aaronne accenderà le lampade sull’imbrunire, lo farà bruciare; sarà il profumo quotidiano davanti al SIGNORE, di generazione in generazione. 9 Non offrirete su di esso incenso profano, né olocausto, né oblazione e non vi farete libazioni. (offerta di vino)
Queste offerte venivano fatte sull’altare di bronzo, posto fuori del luogo santissimo; sull’altare dell’incenso veniva bruciato solo questo materiale.
E’ fatto di legno e d’oro, simboli dell’umanità e della divinità, quindi anche lui parla del Signore Gesù.
Sull’altare era posta una corona, simbolo della salvezza certa che abbiamo in Gesù, gli anelli e le stanghe ci ricordano che il sacerdozio di Aronne non era degno di toccare la perfezione di Cristo; ci dicono anche che siamo pellegrini sulla terra, poiché la nostra vera patria e il cielo. Inoltre, il popolo di Dio è formato da una mescolanza di persone provenienti da tutte le nazioni della terra, governato da un re perfetto, Gesù.
Vs. 9. Non offrirete su di esso incenso profano,
Una volta i figli di Aronne offrirono un incenso profano a Dio.
Levitico 10:1-2 Nadab e Abiu figli d’Aaronne, presero ciascuno il suo turibolo, vi misero dentro del fuoco, vi posero sopra dell’incenso, e offrirono davanti al SIGNORE del fuoco estraneo, diverso da ciò che egli aveva loro ordinato. 2 Allora un fuoco uscì dalla presenza del SIGNORE e li divorò; così morirono davanti al SIGNORE.
L’incenso giungeva nel luogo santissimo solamente una volta all’anno, il giorno dell’espiazione e solo attraverso il sommo sacerdote.
Levitico 16:12-13 Poi prenderà un turibolo pieno di carboni accesi, tolti dall’altare davanti al SIGNORE, e due manciate di incenso aromatico polverizzato; e porterà ogni cosa di là dalla cortina.
Sopra l’altare del sacrificio veniva ucciso l’animale, poi i carboni ardenti venivano portati sopra all’altare dell’incenso, che vi bruciava sopra. Allo stesso modo, anche i carboni posti nel turibolo venivano presi dall’altare del sacrificio. Infatti, solo dopo essere passati per il calvario, e quindi essere convertiti, si possono offrire doni a Dio.
Incenso aromatico polverizzato.
La ricetta per realizzare questo incenso si trova in Esodo e parla di un incenso pestato fino a diventare finissimo: questo è simbolo del fatto che Cristo è stato pestato, per poi essere un profumo davanti a Dio. L’incenso rappresenta l’intercessione.
13 Metterà l’incenso sul fuoco davanti al SIGNORE, affinché la nuvola dell’incenso copra il propiziatorio che è sulla testimonianza e non morirà.
A questo punto del capitolo vediamo che Aronne ha già compiuto tutto il rito di espiazione dei peccati, passati all’animale attraverso l’imposizione delle mani. Nonostante tutto ciò, doveva farsi precedere dal turibolo, affinché il fumo lo rendesse poco visibile a Dio, perché, in quanto uomo, era a Lui lontano e non poteva guardare apertamente la gloria del Signore. Egli è santo, perciò possiamo accedere a Lui attraverso un sacrificio.
Salmo 141:2 La mia preghiera sia in tua presenza come l’incenso, l’elevazione delle mie mani come il sacrificio della sera.
La preghiera viene presentata come un’intercessione e paragonata all’incenso.
In Numeri abbiamo l’unico esempio in cui il turibolo è stato portato fuori dal tabernacolo.
Core e i suoi figli si ribellano contro l’autorità di Mosè ed Aronne e vengono giudicati da Dio, facendoli inghiottire dalla terra. Il popolo, però, non impara la lezione e non comprende che il Signore non ama coloro che parlano alle spalle dei Suoi figli, anzi danno la colpa dell’accaduto proprio a Mosè ed Aronne.
Numeri 16:41-50 (17-6) Il giorno seguente, tutta la comunità dei figli d’Israele mormorò contro Mosè e Aaronne e disse: «Voi avete fatto morire il popolo del SIGNORE». 42 (17-7) E avvenne che, mentre la comunità si radunava contro Mosè e Aaronne, i figli d’Israele si volsero verso la tenda di convegno; ed ecco che la nuvola la ricoprì e apparve la gloria del SIGNORE. 43 (17-8) Mosè e Aaronne vennero davanti alla tenda di convegno. 44 (17-9) Il SIGNORE disse a Mosè: 45 (17-10) «Allontanatevi da questa comunità e io li consumerò in un attimo».
Dio vuole distruggere tutte le persone ribelli. Ecco la reazione di Mosè:
Ed essi si prostrarono con la faccia a terra.
Mosè supplica Dio e si prostra a terra.
46 (17-11) Mosè disse ad Aaronne: «Prendi il turibolo, riempilo di fuoco preso dall’altare, mettici sopra dell’incenso e portalo presto in mezzo alla comunità e fa’ l’espiazione per loro; poiché l’ira del SIGNORE è scoppiata, il flagello è già cominciato». 47 (17-12) Aaronne prese il turibolo, come Mosè aveva detto, corse in mezzo all’assemblea, ed ecco che il flagello era già cominciato fra il popolo. Aaronne mise l’incenso nel turibolo e fece l’espiazione per il popolo. 48 (17-13) Si fermò tra i morti e i vivi e il flagello cessò. 49 (17-14) I morti a causa del flagello furono quattordicimilasettecento, oltre a quelli che morirono per il fatto di Core. 50 (17-15) Aaronne tornò da Mosè all’ingresso della tenda di convegno e il flagello era cessato.
Noi tutti per natura siamo figli d’ira, perciò siamo simili al popolo di Israele, degni di meritare l’ira di Dio; tuttavia Cristo si è frapposto tra essa e noi e ci ha dato la grazia. Così l’ira di Dio si è fermata ed ha colpito Gesù.
Il tabernacolo e il tempio erano modelli di quelli che un giorno troveremo in cielo.
Apocalisse 8:3-4 E venne un altro angelo con un incensiere d’oro; si fermò presso l’altare e gli furono dati molti profumi affinché li offrisse con le preghiere di tutti i santi sull’altare d’oro posto davanti al trono. 4 E dalla mano dell’angelo il fumo degli aromi salì davanti a Dio insieme alle preghiere dei santi.
Ebrei 7:25 Perciò egli può salvare perfettamente quelli che per mezzo di lui si avvicinano a Dio, dal momento che vive sempre per intercedere per loro.
Anche in questo momento Gesù sta offrendo un’intercessione per te e per me, quale profumo soave.
L’ARCA
Fatta di legno e d’oro, anche lei ci parla dell’umanità e della divinità di Cristo. Era lunga 2 cubiti e mezzo e larga 1 cubito e mezzo.
La misura del tavolo, 2 X 1, rappresentava la divisione tra Dio e l’uomo , uniti in Cristo, pane della presenza.
La misura dell’arca, 2 ½ x 2 ½ , rappresentano il mistero ancora non chiarito circa Cristo, che comprenderemo appieno in cielo.
Vs. 4-5. l’arca del patto tutta ricoperta d’oro, nella quale c’erano un vaso d’oro contenente la manna, la verga di Aaronne che era fiorita e le tavole del patto. 5 E sopra l’arca c’erano i cherubini della gloria che coprivano con le ali il propiziatorio. Di queste cose non possiamo parlare ora dettagliatamente.
Un vaso d’oro contenente la manna.E’ la divinità di Cristo.
Esodo 16:33 E Mosè disse ad Aaronne: «Prendi un vaso, mettici dentro un omer di manna, e deponilo davanti al SIGNORE, perché sia conservato per i vostri discendenti».
Qui viene descritto come un vaso qualunque, mentre Ebrei ci dice che era formato di oro puro. Al tempo del V.T., infatti, la divinità di Cristo era nascosta al popolo Ebraico (l’oro simboleggia la divinità).
Contiene un omer di manna: Esodo 16:16. Ecco quello che il SIGNORE ha comandato: "Ognuno ne raccolga quanto gli basta per il suo nutrimento: un omer a testa, secondo il numero delle persone che vivono con voi; ognuno ne prenda per quelli che sono nella sua tenda"».
Un omer era la quantità di cibo in grado di sfamare un uomo. Questa era l’immagine che faceva capire che il divino avrebbe avuto sembianze umane.
La legge di Dio rappresenta la Sua giustizia,
la manna rappresenta la grazia, che piove dal cielo, senza bisogno dell’intervento umano.
Giovanni 6: 48-51 Io sono il pane della vita. 49 I vostri padri mangiarono la manna nel deserto e morirono. 50 Questo è il pane che discende dal cielo, affinché chi ne mangia non muoia. 51 Io sono il pane vivente, che è disceso dal cielo; se uno mangia di questo pane vivrà in eterno; e il pane che io darò è la mia carne, che darò per la vita del mondo».
La verga di Aaronne era un ramo tagliato, morto, che per miracolo era fiorito ed aveva prodotto anche delle mandorle e raffigura la resurrezione di Cristo.
Le tavole del patto. Mosè sale sul monte Sinai e riceve da Dio le tavole della legge.
Esodo 32:15-19 Allora Mosè si voltò e scese dal monte con le due tavole della testimonianza nelle mani: tavole scritte da una parte e dall’altra. 16 Le tavole erano opera di Dio e la scrittura era scrittura di Dio incisa sulle tavole. 17 Or Giosuè, udendo il clamore del popolo che gridava, disse a Mosè: «Si ode un fragore di battaglia nell’accampamento». 18 Mosè rispose: «Questo non è grido di vittoria, né grido di vinti; il clamore che io odo è di gente che canta». 19 Quando fu vicino all’accampamento, vide il vitello e le danze; e l’ira di Mosè s’infiammò ed egli gettò dalle mani le tavole e le spezzò ai piedi del monte.
Dio ha dato la legge, chiedendo un’obbedienza totale, ma il popolo l’ha già infranta ancora prima di riceverla; l’essere umano è incapace di obbedire alla Legge. L’uomo aveva bisogno di veder stipulato un altro patto, nel quale Dio ricopriva entrambe le parti ed era l’unico garante del patto stesso.
Vengono redatte delle nuove tavole dei comandamenti:
Deuteronomio 10:1-4 In quel tempo, il SIGNORE mi disse: «Taglia due tavole di pietra come le prime e sali da me sul monte; fatti anche un’arca di legno. 2 Io scriverò su quelle tavole le parole che erano sulle prime che hai spezzate, e tu le metterai nell’arca». 3 Io feci allora un’arca di legno d’acacia, e tagliai due tavole di pietra come le prime; poi salii sul monte, tenendo le due tavole in mano. 4 Il SIGNORE scrisse su quelle due tavole ciò che era stato scritto la prima volta, cioè i dieci comandamenti che il SIGNORE aveva pronunziato per voi sul monte, parlando dal fuoco, il giorno dell’assemblea. E il SIGNORE me le diede.
L’arca è fatta di legno, non anche d’oro. Tale materiale verrà utilizzato più avanti. Questa prima arca aveva solo l’aspetto umano: la legge di Dio verrà posta dentro un uomo, che riuscirà ad adempierla in ogni punto alla perfezione, pur essendo umano.
Nel Salmo 40 c’è una profezia sul Messia, come ci viene detto nella lettera agli Ebrei.
Salmo 40:7-9 Allora ho detto: «Ecco, io vengo! Sta scritto di me nel rotolo del libro. 8 Dio mio, desidero fare la tua volontà, la tua legge è dentro il mio cuore». 9 Ho proclamato la tua giustizia nella grande assemblea; ecco, io non tengo chiuse le mie labbra; o SIGNORE, tu lo sai.
Abbiamo l’arca, con al suo interno la Parola di Dio, il salmo profetico riguardo al Messia e in Giovanni 1 la manifestazione perfetta di queste profezie.
Giovanni 1:14 E la Parola è diventata carne e ha abitato per un tempo fra di noi, piena di grazia e di verità; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre.
IL PROPIZIATORIO
Vs. 5 E sopra l’arca c’erano i cherubini della gloria che coprivano con le ali il propiziatorio. Di queste cose non possiamo parlare ora dettagliatamente.
Il propiziatorio era il coperchio dell’arca; i due pezzi erano distinti.
Romani 3:22-25 vale a dire la giustizia di Dio mediante la fede in Gesù Cristo, per tutti coloro che credono-infatti non c’è distinzione: 23 tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio- 24 ma sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, mediante la redenzione che è in Cristo Gesù. 25 Dio lo ha prestabilito come sacrificio propiziatorio mediante la fede nel suo sangue, per dimostrare la sua giustizia, avendo usato tolleranza verso i peccati commessi in passato,
Il propiziatorio era un simbolo di Gesù.
Ogni elemento del Tempio è stato costruito da Mosè in base alle indicazioni date da Dio, modelli di Gesù. L’altare di bronzo, infatti, simboleggiava il calvario, perché in quel luogo veniva scannato l’agnello e versato il suo sangue, mentre il propiziatorio ci parla dell’entrata di Gesù nel cielo per presentare il sangue da Lui stesso versato come segno, davanti alla presenza di Dio, che il prezzo è stato pagato.
Esodo 25:17-20 Farai anche un propiziatorio d’oro puro;
Anche Dio descrive il propiziatorio come un pezzo a se stante, indipendente dall’arca.
la sua lunghezza sarà di due cubiti e mezzo e la sua larghezza di un cubito e mezzo. 18 Farai due cherubini d’oro; li farai lavorati al martello, alle due estremità del propiziatorio; 19 fa’ un cherubino per una delle estremità e un cherubino per l’altra; farete in modo che questi cherubini escano dal propiziatorio alle due estremità. 20 I cherubini avranno le ali spiegate in alto, in modo da coprire il propiziatorio con le loro ali; avranno la faccia rivolta l’uno verso l’altro; le facce dei cherubini saranno rivolte verso il propiziatorio.
I due cherubini sono posti sopra il propiziatorio, le loro ali lo coprono e le teste guardano verso il coperchio stesso, dove veniva applicato il sangue.
Gli elementi visti fino a questo momento (arca, tavolo della presentazione del pane e l’altare dell’incenso) erano composti di legno d’acacia (simbolo dell’umanità) e d’oro (simbolo della divinità). Solamente il candelabro (Menorah) e il propiziatorio sono d’oro puro.
La Menorah raffigura la resurrezione di Cristo, grazie alla quale riceviamo lo spirito santo, che è divino; anche il propiziatorio non ha elementi di legno poiché si trova nel luogo santissimo, che rappresenta il cielo, dove c’è il trono di Dio. Così il propiziatorio rappresenta il ministero di Gesù in cielo, ove Egli si è già spogliato della sua umanità: per questo motivo è d’oro.
L’arca dell’alleanza raffigura l’umanità di Cristo; Egli è stato l’unico essere umano a saper adempiere ai canoni della Legge di Mosè, mentre ogni altro uomo ha fallito in questo tentativo.
Il Propiziatorio rispetta le stesse dimensioni dell’arca ( 2 cubiti e mezzo per 1 e mezzo) e significa che non c’è salvezza al di fuori di Gesù. Infatti il propiziatorio, luogo della misericordia, raffigura l’intercessione di Gesù per noi; esso è grande come l’Arca, conforme alla Parola di Dio.
Non ne conosciamo lo spessore:
Salmi 103:11-12. Come i cieli sono alti al di sopra della terra, così è grande la sua bontà verso quelli che lo temono. 12 Come è lontano l’oriente dall’occidente, così ha egli allontanato da noi le nostre colpe.
Lo spessore rappresenta la misericordia di Dio, che non si può misurare.
I cherubini sono posti sopra il propiziatorio.
Genesi 3:24. Così egli scacciò l’uomo e pose a oriente del giardino d’Eden i cherubini, che vibravano da ogni parte una spada fiammeggiante, per custodire la via dell’albero della vita.
A volte Dio manda i Cherubini per giudicare gli uomini.
Ezechiele 10:1-2 Io guardai, ed ecco, sulla distesa sopra il capo dei cherubini, c’era come una pietra di zaffiro; si vedeva come una specie di trono che stava sopra di loro. 2 Il SIGNORE parlò all’uomo vestito di lino, e disse: «Va’ fra le ruote sotto i cherubini, riémpiti le mani di carboni ardenti tolti in mezzo ai cherubini, e spargili sulla città». Ed egli vi andò in mia presenza.
Ezechiele, contemporaneo di Daniele, è un profeta.
Anche qui il cherubino è uno strumento di giustizia.
Apocalisse 8:5 Poi l’angelo prese l’incensiere, lo riempì del fuoco dell’altare e lo gettò sulla terra. Immediatamente ci furono tuoni, voci, lampi e un terremoto.
Siamo durante la grande tribolazione ed anche qui l’angelo è uno strumento di giudizio.
Quindi: i cherubini rappresentano il giudizio di Dio.
2 Re 19:15 Ezechia pregò davanti al SIGNORE dicendo: «SIGNORE, Dio d’Israele, che siedi sopra i cherubini, tu solo sei il Dio di tutti i regni della terra; tu hai fatto il cielo e la terra.
Salmo 80:1 Porgi orecchio, o Pastore d’Israele, che guidi Giuseppe come un gregge; o tu che siedi sopra i cherubini, fa’ risplendere la tua gloria!
Salmo 99:1 Il SIGNORE regna: tremino i popoli. Egli siede sui cherubini: la terra è scossa.
Isaia 37:16. «SIGNORE degli eserciti, Dio d’Israele, che siedi sopra i cherubini! Tu solo sei il Dio di tutti i regni della terra; tu hai fatto il cielo e la terra.
Il propiziatorio è luogo di giudizio, di misericordia ed è anche il trono di Dio.
Apocalisse 4:2-5. Subito fui rapito dallo Spirito. Ed ecco, un trono era posto nel cielo e sul trono c’era uno seduto. 3 Colui che stava seduto era simile nell’aspetto alla pietra di diaspro e di sardonico; e intorno al trono c’era un arcobaleno che, a vederlo, era simile allo smeraldo. 4 Attorno al trono c’erano ventiquattro troni su cui stavano seduti ventiquattro anziani vestiti di vesti bianche e con corone d’oro sul capo. 5 Dal trono uscivano lampi, voci e tuoni. Davanti al trono c’erano sette lampade accese, che sono i sette spiriti di Dio.
Il tabernacolo era un modello di quanto viene descritto qui:
la Menorah era una lampada a 7 bracci, in cielo ci saranno i sette spiriti di Dio.
Il propiziatorio simboleggia il trono di Dio, la Sua dimora.
Aronne è stato istruito circa come avvicinarsi al propiziatorio:
Levitico 16:1-4. Il SIGNORE parlò a Mosè dopo la morte dei due figli d’Aaronne, i quali morirono quando si presentarono davanti al SIGNORE. 2 Il SIGNORE disse a Mosè: «Parla ad Aaronne, tuo fratello, e digli di non entrare in qualsiasi tempo nel santuario, di là dalla cortina, davanti al propiziatorio che è sull’arca, affinché non muoia; poiché io apparirò nella nuvola sul propiziatorio.
Il Luogo Santo era illuminato dalla Menorah, mentre quello Santissimo era buio, ma la gloria di Dio (la shekinah) lo illuminava. Apocalisse 21 e 22 afferma che in cielo non ci sarà il sole a dare luce all’ambiente, poiché tale compito sarà affidato alla gloria di Dio. Mentre la nuova Gerusalemme sarà molto grande, Aronne vedeva un’ anticipazione di tale manifestazione gloriosa in uno spazio piccolo, quale era il luogo santissimo nel Tempio.
Aaronne entrerà nel santuario in questo modo: prenderà un toro per un sacrificio per il peccato e un montone per un olocausto. 4 Indosserà la tunica sacra di lino, indosserà sotto la tunica i calzoni di lino; si metterà la cintura di lino, e si coprirà il capo con il turbante di lino. Questi sono i paramenti sacri;
Ciò sta a significare che noi non entreremo in cielo se prima non ci spoglieremo del vecchio uomo.
Efesini 4:22-24. avete imparato per quanto concerne la vostra condotta di prima a spogliarvi del vecchio uomo che si corrompe seguendo le passioni ingannatrici; 23 a essere invece rinnovati nello spirito della vostra mente 24 e a rivestire l’uomo nuovo che è creato a immagine di Dio nella giustizia e nella santità che procedono dalla verità.
Lo spogliarsi di Aronne era simbolo della morte del vecchio uomo: per avere la salvezza dobbiamo mettere a morte il vecchio uomo e rivestirci del nuovo, creato secondo la giustizia e santità di Dio. Coloro che hanno le vesti imbiancate dal sangue dell’Agnello hanno un abito nuovo, indispensabile per entrare nel regno dei Cieli.
Apocalisse 7:13-14. Poi uno degli anziani mi rivolse la parola, dicendomi: «Chi sono queste persone vestite di bianco e da dove sono venute?» 14 Io gli risposi: «Signor mio, tu lo sai». Ed egli mi disse: «Sono quelli che vengono dalla grande tribolazione. Essi hanno lavato le loro vesti, e le hanno imbiancate nel sangue dell’Agnello.
Così Aronne si spoglia dei suoi abiti usuali per indossare il vestito sacro, indispensabile per incontrare Dio.
Però, prima di indossare le vesti sacre deve lavare il corpo nell’acqua.
Levitico 16:4. egli li indosserà dopo essersi lavato il corpo nell’acqua.
Questo passaggio raffigura il perdono che abbiamo ottenuto in Cristo.
Efesini 5:25-26. Mariti, amate le vostre mogli, come anche Cristo ha amato la chiesa e ha dato sé stesso per lei, 26 per santificarla dopo averla purificata lavandola con l’acqua della parola,
Così Aronne doveva santificarsi lavandosi con l’acqua, poi indossare la veste sacra, quindi entrare nel luogo santissimo.
Levitico 16:14. Poi prenderà del sangue del toro, aspergerà col dito il propiziatorio
L’animale veniva ucciso sull’altare di bronzo e il suo sangue posto in un contenitore; Aronne doveva creare una nuvola di fumo con il turibolo, per annebbiare il luogo santissimo, quindi entrare portando il contenitore con il sangue e spruzzarlo sopra il propiziatorio: Gesù è morto sul calvario (altare di bronzo), ma poi è entrato nel Luogo Santissimo reale, il cielo, spargendo il suo sangue davanti al trono di Dio. Questo per l’Eterno è il segno che è stato pagato il prezzo per i nostri peccati.
verso oriente,
A est Dio ha messo il cherubino per impedire ad Adamo di mangiare all’albero della vita, dopo aver peccato. L’albero della vita è simbolo di Cristo, al quale non abbiamo accesso se ci allontaniamo da Dio.
Ezechiele era contemporaneo di Daniele. Al tabernacolo ha fatto seguito la costruzione del Tempio di Salomone; le profezie di Ezechiele affermano che la gloria di Dio lascerà il luogo santissimo e il popolo eletto: questo è il giudizio di Dio.
Ezechiele 10: 18-19. La gloria del SIGNORE partì dalla soglia della casa e si fermò sui cherubini. 19 I cherubini spiegarono le loro ali e s’innalzarono su dalla terra; io li vidi partire, con le ruote accanto a loro. Si fermarono all’ingresso della porta orientale della casa del SIGNORE; e la gloria del Dio d’Israele stava sopra di loro, su in alto.
Ezechiele 44: 1-3. Poi egli mi ricondusse verso la porta esterna del santuario, che guarda a oriente. Essa era chiusa. 2 Il SIGNORE mi disse: «Questa porta sarà chiusa; essa non si aprirà e nessuno entrerà per essa, poiché per essa è entrato il SIGNORE, Dio d’Israele; perciò rimarrà chiusa.
Quanto al principe, siccome è principe, potrà sedervi per mangiare il pane davanti al SIGNORE; egli entrerà per la via del vestibolo della porta e uscirà per la medesima via».
La porta viene chiusa perché vi è passato il Dio d’Israele. Non esiste, però, alcun passo nel Vecchio Testamento che racconti di tale passaggio; eppure ancora oggi la porta a est del Tempio è chiusa. Ezechiele è il profeta del giudizio sul popolo d’Israele ed afferma che, a causa della loro disobbedienza, la presenza dell’Eterno si è allontanata dal Tempio, nello specifico dal propiziatorio, percorrendo la porta ad est. La chiusura della porta non avverrà durante la vita del profeta, ma molto tempo dopo.
Luca 19:28-30. Dette queste cose, Gesù andava avanti, salendo a Gerusalemme. 29 Come fu vicino a Betfage e a Betania, presso il monte detto degli Ulivi, mandò due discepoli, dicendo: 30 «Andate nella borgata di fronte, nella quale, entrando, troverete un puledro legato, su cui non è mai salito nessuno; slegatelo e conducetelo qui da me.
Il monte degli Ulivi si trovava davanti alla porta est di Gerusalemme.
Gesù, quindi, sta cavalcando da est verso il centro di Gerusalemme.
Luca 19:37-43. Quando fu vicino alla città, alla discesa del monte degli Ulivi, tutta la folla dei discepoli, con gioia, cominciò a lodare Dio a gran voce per tutte le opere potenti che avevano viste, 38 dicendo: «Benedetto il Re che viene nel nome del Signore; pace in cielo e gloria nei luoghi altissimi!» 39 Alcuni farisei, tra la folla, gli dissero: «Maestro, sgrida i tuoi discepoli!» 40 Ma egli rispose: «Vi dico che se costoro tacciono, le pietre grideranno». 41 Quando fu vicino, vedendo la città, pianse su di essa, dicendo: 42 «Oh se tu sapessi, almeno oggi, ciò che occorre per la tua pace! Ma ora è nascosto ai tuoi occhi. 43 Poiché verranno su di te dei giorni nei quali i tuoi nemici ti faranno attorno delle trincee, ti accerchieranno e ti stringeranno da ogni parte;
Gesù sta profetizzando la distruzione di Gerusalemme da parte di Tito.
Ezechiele ha profetizzato l’entrata di Dio dalla porta est e ciò è avvenuto quando Gesù, in groppa al puledro, è entrato nella città di Gerusalemme. Poi la porta verrà chiusa. Ezechiele ha profetizzato ciò 600 anni prima di Cristo e nel 1530 l’Impero ottomano ha invaso Gerusalemme ed hanno murato la porta dell’est, detta “dorata” e “della misericordia”.
Atti 1:9-12. Dette queste cose, mentre essi guardavano, fu elevato; e una nuvola, accogliendolo, lo sottrasse ai loro sguardi. 10 E come essi avevano gli occhi fissi al cielo, mentre egli se ne andava, due uomini in vesti bianche si presentarono a loro e dissero: 11 «Uomini di Galilea, perché state a guardare verso il cielo? Questo Gesù, che vi è stato tolto, ed è stato elevato in cielo, ritornerà nella medesima maniera in cui lo avete visto andare in cielo». 12 Allora essi tornarono a Gerusalemme dal monte chiamato dell’Uliveto,
Gesù ascende al cielo dalla porta dell’est e due angeli profetizzano che Egli ritornerà allo stesso modo.
Zaccaria 14: 1-5. Ecco, viene il giorno del SIGNORE in cui le tue spoglie saranno spartite in mezzo a te. 2 Io radunerò tutte le nazioni per far guerra a Gerusalemme, la città sarà presa, le case saranno saccheggiate, le donne violentate; metà della città sarà deportata, ma il resto del popolo non sarà sterminato dalla città. 3 Poi il SIGNORE si farà avanti e combatterà contro quelle nazioni, come egli combatté tante volte nel giorno della battaglia. 4 In quel giorno i suoi piedi si poseranno sul monte degli Ulivi, che sta di fronte a Gerusalemme, a oriente, e il monte degli Ulivi si spaccherà a metà, da oriente a occidente, tanto da formare una grande valle; metà del monte si ritirerà verso settentrione e l’altra metà verso il meridione. 5 Voi fuggirete per la valle dei miei monti, poiché la valle dei monti si estenderà fino ad Asal; fuggirete come fuggiste per il terremoto ai giorni di Uzzia, re di Giuda; il SIGNORE, il mio Dio, verrà e tutti i suoi santi con lui.
Ezechiele ha predetto la chiusura della porta ad est 600 anni prima che ciò accadesse, (ancora non è attraversabile), ed i musulmani vi hanno anche costruito davanti un cimitero, proprio perché non venga riaperta. Zaccaria, però, ci dice che lo stesso Gesù aprirà quella porta, creando anche una spaccatura nel monte degli Ulivi da nord a sud, che riaprirà anche la chiusura della porta ad est.
Quindi: perché Aronne doveva spargere il sangue verso est? Perché la gloria di Dio nel Vecchio patto è uscita da quella direzione, ma allo stesso modo vi farà ritorno nel Nuovo patto.
e farà sette aspersioni del sangue col dito, davanti al propiziatorio.
Sette è il simbolo della completezza, della perfezione. Gesù ha compiuto il sacrificio totale e sulla croce ha esclamato: “E’ compiuto”.
Inoltre, il numero 7 rappresenta il perdono totale, cioè 7 per 70 (ricordiamo che furono 490 gli anni di esilio vissuti dal popolo di Israele in Babilonia, per espiare il peccato di non aver rispettato l’anno sabatico).
Qui è anche un messaggio per noi credenti: a Dio sarebbe stato sufficiente vedere il sangue sparso una sola volta (così è stato per Gesù), ma noi umani abbiamo bisogno di ricordare che il perdono è stato totale. Infatti, è difficile credere che Dio sia veramente così buono e che possa perdonarci ancora.
Il propiziatorio copriva l’arca, era come un intermediario tra Dio, che si siede tra i cherubini, e le tre cose contenute: la manna, la verga e le tavole della legge. La manna raffigura il pane quotidiano e Cristo, nostro sostentamento, la verga rappresenta lo Spirito Santo e la legge è il giudizio di Dio.
Il propiziatorio è sopra la legge e Dio, seduto sul suo trono, guardando verso il basso non vede la condanna umana, ma il propiziatorio, ossia il sangue dell’agnello che copre i peccati.
1 Samuele 6:19. I Filistei hanno rubato l’arca dell’alleanza, vengono allora maledetti dal Signore, che li colpisce con delle piaghe. Essi, quindi, mettono l’arca in un carro e la spingono verso Israele.
Vs. 19-20. Il SIGNORE colpì gli abitanti di Bet-Semes, perché avevano guardato dentro l’arca del SIGNORE;
Il carro con l’arca si ferma e alcuni curiosi ne aprono il coperchio; per questo motivo verranno colpiti da Dio.
colpì settanta uomini fra i cinquantamila del popolo. Il popolo fece cordoglio, perché il SIGNORE l’aveva colpito con un grande flagello. 20 Quelli di Bet-Semes dissero: «Chi può resistere in presenza del SIGNORE, di questo Dio santo? E dove andrà l’arca, partendo da noi?»
Nessun uomo può resistere all’ira di Dio perché la legge ci condanna.
Colossesi 2: 14-15. egli ha cancellato il documento a noi ostile, i cui comandamenti ci condannavano, e l’ha tolto di mezzo, inchiodandolo sulla croce; 15 ha spogliato i principati e le potenze, ne ha fatto un pubblico spettacolo, trionfando su di loro per mezzo della croce.
La legge di Dio era contro di noi, ci era nemica, ci condannava e nessuno di noi poteva scampare al giudizio, ma Gesù, grazie al suo sacrificio, è come il coperchio del propiziatorio: quando Dio guarda verso di noi vede il sangue dell’agnello.
In Esodo 25: 22 Dio dice a Mosè che lo avrebbe incontrato solamente presso il propiziatorio, perché nessun uomo può incontrare Dio se non è in Cristo Gesù.
Perciò:
Ebrei 4: 16. Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia, per ottenere misericordia e trovar grazia ed essere soccorsi al momento opportuno.
Questo non è un luogo di giudizio per i cristiani, ma di grazia. In questo momento Gesù è alla destra di Dio ed intercede per noi.
Tutti gli utensili presenti nel Tempio erano ombre che parlavano agli esseri umani dell’opera perfetta che Gesù un giorno avrebbe compiuto.
Vs. 6. Questa dunque è la disposizione dei locali. I sacerdoti entrano bensì continuamente nel primo tabernacolo per compiervi gli atti del culto;
Ogni giorno i Leviti compivano dei riti nel Luogo Santo: uccidevano animali sull’altare di bronzo e versavano il loro sangue.
Vs. 7-9. ma nel secondo, non entra che il sommo sacerdote una sola volta all’anno, non senza sangue, che egli offre per sé stesso e per i peccati del popolo. 8 Lo Spirito Santo voleva con questo significare che la via al santuario ( Luogo Santissimo) non era ancora manifestata finché restava ancora in piedi il primo tabernacolo. 9 Questo è una figura per il tempo presente. I doni e i sacrifici offerti secondo quel sistema non possono, quanto alla coscienza, rendere perfetto colui che offre il culto,
Solamente il Sommo Sacerdote entrava nel Luogo Santissimo e una volta all’anno.
Mentre il Luogo Santo era illuminato dalla Menorah, il Luogo Santissimo prendeva luce dalla gloria di Dio. Tale luogo era totalmente sconosciuto ai sacerdoti comuni e ancora di più alla gente, che non poteva neppure avvicinarsi al Luogo Santo.
Questo e quello Santissimo erano separati da un velo molto spesso.
L’altare di bronzo raffigura il calvario, mentre il Luogo Santissimo rappresenta il cielo. Qui c’era la santa presenza di Dio, la Sua perfezione. L’amore del Padre chiama a sé tutti gli uomini, ma la Sua santità afferma che essi non sono degni di avvicinarsi troppo a Lui e che hanno bisogno di un tramite.
Il Sommo Sacerdote doveva svolgere tutta la funzione con la massima precisione, seguendo alla lettera le indicazioni date da Dio, altrimenti avrebbe perso la vita.
Ogni volta doveva usare il sangue: non senza sangue.
La parola “Sangue” viene usata 12 volte nel cap. 9, che contiene due parole-chiave:
sangue
una volta per sempre, ripetuto 4 volte.
Quindi: un velo separava l’uomo dalla santa presenza di Dio e nel cap. 10 viene spiegato che esso rappresentava l’aspetto umano di Cristo. L’opera di quest’ultimo, tuttavia, ha spazzato via ogni separazione.
Vs. 10. perché si tratta solo di cibi, di bevande e di varie abluzioni, insomma, di regole carnali imposte fino al tempo di una loro riforma.
Il ritorno del Messia porterà la perfezione.
Quelli offerti da Aronne erano elementi esterni, rituali, che non avevano effetto nel cuore dell’uomo; da qui la necessità di ripetere il rito una volta all’anno.
Vs. 11. Ma venuto Cristo, sommo sacerdote dei futuri beni, egli, attraverso un tabernacolo più grande e più perfetto, non fatto da mano d’uomo, cioè, non di questa creazione,
Anche in cielo troveremo il propiziatorio, che è il trono di Dio, davanti al quale è stato sparso il sangue di Gesù.
Vs. 12. è entrato una volta per sempre nel luogo santissimo, non con sangue di capri e di vitelli, ma con il proprio sangue. Così ci ha acquistato una redenzione eterna.
L’azione di Cristo è perfetta, compiuta una volta per sempre.
Vs. 13-14. Infatti, se il sangue di capri, di tori e la cenere di una giovenca sparsa su quelli che sono contaminati, li santificano, in modo da procurar la purezza della carne, 14 quanto più il sangue di Cristo, che mediante lo Spirito eterno offrì sé stesso puro di ogni colpa a Dio, purificherà la nostra coscienza dalle opere morte per servire il Dio vivente!
L’autore sta parlando di un rituale del Vecchio Testamento, ossia quello di venir purificato con la cenere di una giovenca mescolata all’acqua consacrata, qualora una persona fosse venuta in contatto con un morto. Tale fatto, quindi, rendeva impuri e indegni di entrare nel Tempio. Tanto più il sangue di Cristo rende pura la coscienza umana.
Tutti i rituali umani hanno solamente accantonato i peccati, non cancellati, finché il sangue di Cristo li ha neutralizzati. Le azioni che gli umani compiono per piacere a Dio sono opere morte perché inutili; Dio guarda solamente il sangue di Gesù: solo esso ha cancellato i peccati per sempre.
Tre ragioni vengono presentate per sottolineare l’unicità ed il significato del sangue di Cristo:
Egli offrì se stesso in virtù della Sua eterna natura divina;
offrì se stesso volontariamente, consapevolmente;
offrì se stesso privo di colpa alcuna.
Vs. 15. Per questo Egli è mediatore di un nuovo patto. La sua morte è avvenuta per redimere dalle trasgressioni commesse sotto il primo patto, affinché i chiamati ricevano l’eterna eredità promessa.
Cristo è morto per i santi del Vecchio patto, come per noi oggi. “I chiamati”, infatti, è un termine che include tutto il popolo di Dio, sia sotto il Vecchio che sotto il Nuovo Patto.
Vs. 16-18. Infatti, dove c’è un testamento, bisogna che sia accertata la morte del testatore. 17 Un testamento, infatti, è valido quando è avvenuta la morte, poiché rimane senza effetto finché il testatore vive. 18 Per questo neanche il primo patto fu inaugurato senza sangue.
Anche il primo patto ha visto l’uso del sangue, quello delle vittime sacrificate dai sacerdoti.
Vs. 19-20. Infatti, quando tutti i comandamenti furono secondo la legge proclamati da Mosè a tutto il popolo, egli prese il sangue dei vitelli e dei capri con acqua, lana scarlatta e issopo, asperse il libro stesso e tutto il popolo, 20 e disse: «Questo è il sangue del patto che Dio ha ordinato per voi».
Esodo 24.
Quando Mosè ha proclamato tutte le benedizioni e le maledizioni che sarebbero toccate loro, ha anche preso il sangue di un toro ed ha asperso il libro, il tabernacolo e la gente: qualcuno è morto per sigillare il patto.
Vs. 21-22. Asperse di sangue anche il tabernacolo e tutti gli arredi del culto. 22 Secondo la legge, quasi ogni cosa è purificata con sangue; e, senza spargimento di sangue, non c’è perdono.
Al tempo del Vecchio Testamento ogni cosa veniva purificata spargendo del sangue e tale fatto è lontano dal nostro sentire attuale. Lo scopo di tale azione era far capire che il perdono si ottiene attraverso il sacrificio di qualcuno.
Vs. 23. Era dunque necessario che i simboli delle realtà celesti fossero purificati con questi mezzi.
Gli oggetti purificati erano simboli.
Ma le cose celesti stesse dovevano essere purificate con sacrifici più eccellenti di questi.
In cielo è stato portato il sangue di Cristo, non quello degli animali. Adamo è venuto meno e Gesù ha adempiuto pienamente alla legge. Noi, che siamo imperfetti, otteniamo la salvezza mentre Gesù, che è perfetto e che ha pagato per i peccati di tutti.
Vs. 24. Infatti Cristo non è entrato in un luogo santissimo fatto da mano d’uomo, figura del vero; ma nel cielo stesso, per comparire ora alla presenza di Dio per noi;
Cristo è comparso davanti al trono di Dio per me e per te, personalmente.
Il Luogo Santissimo del Vecchio Patto viene paragonato con quello celeste del Nuovo Patto; il Sommo Sacerdote nel giorno dell’espiazione entrava nel Luogo Santissimo, così come Cristo è entrato nel Luogo Santissimo Celeste quando è morto per noi. In questo modo ha permesso all’uomo di accedere alla presenza di Dio tramite Lui, il nostro intercessore perpetuo.
Vs. 25-26. non per offrire sé stesso più volte, come il sommo sacerdote, che entra ogni anno nel luogo santissimo con sangue non suo. 26 In questo caso, egli avrebbe dovuto soffrire più volte dalla creazione del mondo;
Se il sacrificio di Cristo avesse la stessa valenza di quello Levitico, allora Egli dovrebbe essere crocifisso di nuovo ogni volta che gli uomini peccano.
ma ora, una volta sola, alla fine dei secoli, è stato manifestato per annullare il peccato con il suo sacrificio.
Cristo ha annullato il peccato nella nostra vita; esso non ha più potere in noi.
Vs. 27-28. Come è stabilito che gli uomini muoiano una volta sola, dopo di che viene il giudizio, 28 così anche Cristo, dopo essere stato offerto una volta sola per portare i peccati di molti, apparirà una seconda volta, senza peccato, a coloro che lo aspettano per la loro salvezza.