Ebrei 7
Cap. 7
Questo capitolo parla di Melchisedec, superiore ad Abramo ed al sacerdozio di Aronne.
Alcuni studiosi ritengono sia una persona reale umana, vissuta al tempo di Abramo, una figura di Gesù, un segno profetico;
altri affermano che sia una cristofania, ossia una preincarnazione di Cristo nel Vecchio Testamento.
Ebrei 5: 8-11. Benché fosse Figlio, imparò l’ubbidienza dalle cose che soffrì; 9 e, reso perfetto, divenne per tutti quelli che gli ubbidiscono, autore di salvezza eterna, 10 essendo da Dio proclamato sommo sacerdote secondo l’ordine di Melchisedec. 11 Su questo argomento avremmo molte cose da dire, ma è difficile spiegarle a voi perché siete diventati lenti a comprendere.
Ora l’autore riprende questo discorso, lasciato in sospeso due capitoli fa e ci spiega chi è Melchisedec e per quale motivo il suo sacerdozio sia superiore a quello di Aronne.
Il sacerdozio di Melchisedec, tipo del sacerdozio eterno di Cristo.
Vs. 1-2. Questo Melchisedec, re di Salem, era sacerdote del Dio altissimo. Egli andò incontro ad Abraamo, mentre questi ritornava dopo aver sconfitto dei re, e lo benedisse. 2 E Abraamo diede a lui la decima di ogni cosa. Egli è anzitutto, traducendo il suo nome, Re di giustizia; e poi anche re di Salem, vale a dire Re di pace.
Il suo nome è la congiunzione tra la parola “Melec”, che significa “re” e “Sadec”, ovvero “giustizia”. Coloro che credono che fosse una persona fisica affermano che egli fosse re di Gerusalemme e che tale città anticamente si chiamasse Salem: non ci sono, però, prove storiche in tal senso.
Melchisedec fu molto onorato dagli Ebrei, ma il suo nome è menzionato solo due volte nell’Antico Testamento: in Genesi 14: 18-20 e in Salmo 110:4; questo secondo caso dimostra che al tempo del salmista, il sacerdozio di Melchisedec già era conosciuto.
Di lui sono menzionati due titoli: “re di Salem” e “Sacerdote del Dio altissimo”. Egli impartisce benedizioni, dimostrando di averne diritto, così come i Sommi Sacerdoti benedicevano il popolo di Israele.
In Genesi 14 Melchisedec appare ad Abramo, il padre di tutti i credenti. Il patriarca aveva sconfitto i re di Sodoma e Gomorra ed incontra questo personaggio misterioso:
Genesi 14: 17-20. Com’egli se ne tornava, dopo aver sconfitto Chedorlaomer e i re che erano con lui, il re di Sodoma gli andò incontro nella valle di Sciave, cioè la valle del re. 18 Melchisedec, re di Salem,
re di giustizia, re di pace.
fece portare del pane e del vino. Egli era sacerdote del Dio altissimo. 19 Egli benedisse Abramo, dicendo: «Benedetto sia Abramo dal Dio altissimo, padrone dei cieli e della terra! 20 Benedetto sia il Dio altissimo, che t’ha dato in mano i tuoi nemici!» E Abramo gli diede la decima di ogni cosa.
Abramo riceve il pane e il vino e dona la decima di ogni suo avere in segno di sottomissione. E’ strano che a questa persona tanto importante, la cui rilevanza è ben nota ad Abramo, siano dedicati solo pochi versetti.
Il pane e il vino rappresentano il sacrificio di Gesù, ossia il suo corpo ed il suo sangue, sacrificati per la salvezza di tutti gli uomini; di conseguenza questo è un indizio che ci porta a comprendere chi sia questo personaggio.
Nel Salmo 110 Davide si riferisce ad un suo discendente chiamandolo “Signore”, pur essendo il re di tutto il popolo di Israele, quindi la massima autorità. Infatti stava parlando del Figlio di Dio, il Salvatore del mondo.
Salmo 110: 1-4. 1 Salmo di Davide. Il SIGNORE ha detto al mio Signore: «Siedi alla mia destra finché io abbia fatto dei tuoi nemici lo sgabello dei tuoi piedi». 2 Il SIGNORE stenderà da Sion lo scettro del tuo potere. Domina in mezzo ai tuoi nemici! 3 Il tuo popolo si offre volenteroso quando raduni il tuo esercito. Parata di santità, dal seno dell’alba la tua gioventù viene a te come rugiada. 4 Il SIGNORE ha giurato e non si pentirà: «Tu sei Sacerdote in eterno, secondo l’ordine di Melchisedec».
Questo è un salmo messianico e parla di Gesù in riferimento a Milchisedec.
Vs. 3. É senza padre, senza madre, senza genealogia, senza inizio di giorni né fin di vita, simile quindi al Figlio di Dio. Questo Melchisedec rimane sacerdote in eterno.
Coloro che affermano che Melchisedec era una reale persona umana, ritengono che l’espressione “É senza padre, senza madre, senza genealogia” significa solamente che Genesi non registra una discendenza per quest’uomo.
Eppure per i Leviti era importantissima la genealogia, tant’è vero che in Neemia 2 alcune persone vengono escluse dalla lista riguardante l’appartenenza al popolo di Israele perché non risultavano nei registri genealogici. Come mai non hanno registrato quella di un uomo tanto illustre?
L’altra posizione evidenzia che in greco l’espressione “senza padre” significa che non ha un padre umano.
Senza inizio di giorni né fin di vita,. Non è nato e non è mai morto; non si può dire di un essere umano.
Simile quindi al Figlio di Dio.
1° posizione: non è Gesù, ma uno simile a Lui.
2° posizione: altre volte la Bibbia parlando di Gesù si esprime in questo modo. Esempio nella storia di Shadrak, Meshak e Abed Nego: Daniele 3: 23-25. E questi tre uomini, Sadrac, Mesac e Abed-Nego, caddero legati in mezzo alla fornace ardente. 24 Allora il re Nabucodonosor fu spaventato e andò in gran fretta a dire ai suoi consiglieri: «Non erano tre, gli uomini che abbiamo legati e gettati in mezzo al fuoco ardente?» Quelli risposero e dissero al re: «Certo, o re!» 25 «Eppure», disse ancora il re, «io vedo quattro uomini, sciolti, che camminano in mezzo al fuoco, senza avere sofferto nessun danno; e l’aspetto del quarto è simile a quello di un figlio degli dèi.
Daniele 7: 13-14. Io guardavo, nelle visioni notturne, ed ecco venire sulle nuvole del cielo uno simile a un figlio d’uomo; egli giunse fino al vegliardo e fu fatto avvicinare a lui; 14 gli furono dati dominio, gloria e regno, perché le genti di ogni popolo, nazione e lingua lo servissero. Il suo dominio è un dominio eterno che non passerà, e il suo regno è un regno che non sarà distrutto.
Apocalisse 1: 13-17. e, in mezzo ai sette candelabri, uno simile a un figlio d’uomo, vestito con una veste lunga fino ai piedi e cinto di una cintura d’oro all’altezza del petto. 14 Il suo capo e i suoi capelli erano bianchi come lana candida, come neve; i suoi occhi erano come fiamma di fuoco; 15 i suoi piedi erano simili a bronzo incandescente, arroventato in una fornace, e la sua voce era come il fragore di grandi acque. 16 Nella sua mano destra teneva sette stelle; dalla sua bocca usciva una spada a due tagli, affilata, e il suo volto era come il sole quando risplende in tutta la sua forza. 17 Quando lo vidi, caddi ai suoi piedi come morto. Ma egli pose la sua mano destra su di me, dicendo: «Non temere, io sono il primo e l’ultimo,
Nei Vangeli Gesù definisce se stesso 90 volte “figlio dell’uomo”.
Rimane sacerdote in eterno. Nessun uomo è sacerdote in eterno perché la sua vita ha una fine; solo Gesù riveste queste caratteristiche.
Vs. 4. Pertanto considerate quanto sia grande costui (dal greco “autos” che significa “questo” o “quello” e può riferirsi o meno ad un uomo. La parola specifica per “uomo” è “antropos”.)
al quale Abraamo, il patriarca, diede la decima del bottino!
In questo caso Abramo, grande patriarca e amico di Dio, fondatore della nazione ebraica e padre di tutti i credenti, diede la decima a Melchisedec.
Vs. 5-7. Ora, tra i figli di Levi, quelli che ricevono il sacerdozio hanno per legge l’ordine di prelevare le decime dal popolo, cioè dai loro fratelli,
Il popolo di Israele dava la decima per il mantenimento del Tempio e dei Leviti stessi, i quali non avevano alcun possedimento proprio. Questa era la procedura usuale: i leviti prendevano le decime ed i sacerdoti la decima delle decime.
benché questi siano discendenti di Abraamo. 6 Melchisedec, invece, che non è della loro stirpe, prese la decima da Abraamo e benedisse colui che aveva le promesse! 7 Ora, senza contraddizione, è l’inferiore che è benedetto dal superiore.
Melchisedec è superiore ad Abramo.
Vs. 8-10. Inoltre, qui, quelli che riscuotono le decime sono uomini mortali; là invece le riscuote uno di cui si attesta che vive. 9 In un certo senso,
“In un certo senso” vuol dire che l’affermazione che concerne Levi non deve essere presa letteralmente, ma in senso allegorico. Infatti, quando Abramo diede la decima a Melchisedec, Levi non era ancora nato. Isacco, Giacobbe e i 12 patriarchi erano nel DNA di Abramo perciò in un certo senso Levi stesso diede la decima a Melchisedec quando gliela diede suo padre, anche se non era ancora nato.
nella persona d’Abraamo, Levi stesso, che riceve le decime, ha pagato la decima; 10 perché egli era ancora nei lombi di suo padre, quando Melchisedec incontrò Abraamo.
Vs. 11. Se dunque la perfezione fosse stata possibile per mezzo del sacerdozio levitico (perché su quello è basata la legge data al popolo), che bisogno c’era ancora che sorgesse un altro sacerdote secondo l’ordine di Melchisedec e non scelto secondo l’ordine di Aaronne?
“L’ordine” è un gruppo esclusivo, del quale fanno parte solamente alcune persone. Ad esempio, i Leviti facevano parte dell’ordine sacerdotale per diritto di nascita.
Vs. 12-13. Poiché, cambiato il sacerdozio, avviene necessariamente anche un cambiamento di legge. 13 Infatti, queste parole sono dette a proposito di uno che appartiene a un’altra tribù, della quale nessuno fu mai assegnato al servizio dell’altare;
Colui di cui parla l’autore non proviene dalla tribù di Levi; infatti poi dice che viene da Giuda.
Vs. 14. è noto infatti che il nostro Signore è nato dalla tribù di Giuda, per la quale Mosè non disse nulla riguardo al sacerdozio.
Solo la tribù di Levi poteva donare dei sacrifici a Dio; infatti quando Saul ha compiuto questa azione, senza attendere Samuele, allora il verdetto di Dio è caduto su di lui. Ha perso il regno, dato a Davide, della tribù di Giuda.
L’ufficio di re apparteneva a Giuda, grazie a Davide, mentre quello del sacerdozio era per i Leviti, attraverso Aronne: i ruoli non potevano essere cambiati.
Gesù, invece, è sia re che sacerdote.
Vs. 15-17. E la cosa è ancor più evidente quando sorge, a somiglianza di Melchisedec, un altro sacerdote 16 che diventa tale non per disposizione di una legge dalle prescrizioni carnali, ma in virtù della potenza di una vita indistruttibile; 17 perché gli è resa questa testimonianza: «Tu sei sacerdote in eterno secondo l’ordine di Melchisedec».
La potenza del sacerdozio di Melchisedec è nel fatto che Cristo è sacerdote in eterno; non ha un predecessore, né un successore: solo Gesù appartiene a questo ordine. Il sacerdozio di Cristo non si fonda su una discendenza umana, ma gli viene dal fatto di essere Dio onnipotente.
La superiorità del sacerdozio di Cristo ha tre aspetti:
Egli conduce gli uomini alla presenza di Dio;
il suo sacerdozio sarà eterno, mai revocabile;
il suo sacerdozio è immutabile, perfetto.
Vs. 18. Così, qui vi è l’abrogazione del comandamento precedente a motivo della sua debolezza e inutilità
La legge non è stata abolita (v. Romani), ma lo è stata per coloro che sono salvati per la grazia di Dio (Galati afferma che coloro che sono salvati per grazia non sono più sotto la legge).
Vs. 19-21. la legge non ha portato nulla alla perfezione;
la legge è giusta e santa perché mostra all’uomo i suoi falli, ma non ha il potere di cambiare la situazione; è come uno specchio, che mostra lo sporco nel nostro corpo, ma non può guarirci.
ma vi è altresì l’introduzione di una migliore speranza, mediante la quale ci accostiamo a Dio. 20 Questo non è avvenuto senza giuramento. Quelli sono stati fatti sacerdoti senza giuramento, 21 ma egli lo è con giuramento, da parte di colui che gli ha detto: «Il Signore ha giurato e non si pentirà: "Tu sei sacerdote in eterno"».
Il sacerdozio di Cristo è più grande perché Dio stesso nel Salmo 110 ha giurato sull’eternità del sacerdozio di Gesù. I figli di Levi erano sacerdoti grazie al comandamento ricevuto nel Vecchio Patto e per l’eredità umana; il loro compito, poi, era temporaneo e debole. Quindi, il Nuovo Patto è migliore del precedente perché basato sulla grandezza della figura di Cristo.
Vs. 22-24. Ne consegue che Gesù è divenuto garante di un patto migliore del primo. 23 Inoltre, quelli sono stati fatti sacerdoti in gran numero, perché la morte impediva loro di durare; 24 egli invece, poiché rimane in eterno, ha un sacerdozio che non si trasmette.
Gesù è l’unico sacerdote nell’ordine di Melchisedec, quindi le due persone coincidono.
Vs. 25. Perciò egli può salvare perfettamente quelli che per mezzo di lui si avvicinano a Dio, dal momento che vive sempre per intercedere per loro.
Gesù, Figlio di Dio, in questo momento sta pregando per noi nel luogo santissimo, alla presenza di Dio. Apocalisse rivela che Satana giorno e notte ci sta accusando presso il Padre, ma Gesù intercede per noi e ci difende da ogni accusa. Siamo protetti dal suo sangue. Gesù vive per intercedere per noi e lo farà in eterno, portando a termine ogni progetto che ha ideato nella nostra vita.
Vs. 26-27. Infatti a noi era necessario un sommo sacerdote come quello, santo, innocente, immacolato, separato dai peccatori ed elevato al di sopra dei cieli; 27 il quale non ha ogni giorno bisogno di offrire sacrifici, come gli altri sommi sacerdoti, prima per i propri peccati e poi per quelli del popolo; poiché egli ha fatto questo una volta per sempre quando ha offerto sé stesso.
Il sacrificio di Cristo è stato compiuto una volta per sempre ed è perfetto, adatto ai nostri bisogni.
Vs. 28. La legge infatti costituisce sommi sacerdoti uomini soggetti a debolezza; ma la parola del giuramento fatto dopo la legge, costituisce il Figlio, che è stato reso perfetto in eterno.