Ebrei 4
Cap. 4
Nel capitolo 4 c’è la continuazione dello stesso discorso.
Vs. 1. Stiamo dunque attenti: la promessa di entrare nel suo riposo è ancora valida e nessuno di voi deve pensare di esserne escluso.
Non tutti entreranno nel riposo di Dio. La porta della salvezza è sempre aperta, però saranno tanti ad esserne esclusi a causa della loro incredulità. In questo brano Dio avverte coloro che stavano ascoltando di far di tutto per entrare nella salvezza. Nello stesso modo in cui tanti Ebrei, sotto la guida di Mosè, non entrarono nella terra promessa perché non avevano avuto vera fede, così chi ascolta il Vangelo oggi può comunque essere escluso dalla salvezza, se non ha vera fede nel cuore.
Il riposo nel quale entrarono gli Ebrei fedeli era una figura incompleta di quello che avremo in Dio; chi non l’otterrà sarà mancante a causa della sua stoltezza, perciò si troverà in ritardo davanti al trono di Dio.
Vs. 2-3. Poiché a noi come a loro è stata annunziata una buona notizia; a loro però la parola della predicazione non giovò a nulla non essendo stata assimilata per fede da quelli che l’avevano ascoltata.
I destinatari della lettera conoscevano bene questa promessa, perché la lieta novella della salvezza ( o del riposo) era stata a loro predicata, come pure ai loro antenati nel deserto; tuttavia il messaggio che udirono da Mosè non fu compreso come proveniente da Dio perché il popolo eletto non lo ascoltò con fede.
3 Noi che abbiamo creduto, infatti, entriamo in quel riposo, come Dio ha detto: «Così giurai nella mia ira: "Non entreranno nel mio riposo!"» E così disse, benché le sue opere fossero terminate fin dalla creazione del mondo.
Chi è salvato lo è per fede, e così entra nel vero riposo.
Poi l'autore usa l’esempio del sabato, un’ altra tipologia del vero riposo.
Vs. 4-5. Infatti, in qualche luogo (Genesi 2:2; Esodo 20:11; Esodo 31:17), a proposito del settimo giorno, è detto così: «Dio si riposò il settimo giorno da tutte le sue opere»; 5 e di nuovo nel medesimo passo: «Non entreranno nel mio riposo!»
I prossimi versetti dimostrano che il vero riposo non era la terra promessa, ma qualcosa di molto più grande. Al tempo di Davide il popolo d'Israele abitava già nella terra promessa, ma doveva ancora entrare nel vero riposo, quello della salvezza. In questo passo incontriamo di nuovo la parola “oggi”, che dimostra il cuore di Dio, il quale vuole che gli uomini siano salvati.
Vs. 6-8. Poiché risulta che alcuni devono entrarci, e quelli ai quali la buona notizia fu prima annunziata non vi entrarono a motivo della loro disubbidienza, 7 Dio stabilisce di nuovo un giorno-oggi-dicendo per mezzo di Davide, dopo tanto tempo, come si è detto prima: «Oggi, se udite la sua voce, non indurite i vostri cuori!» 8 Infatti, se Giosuè avesse dato loro il riposo, Dio non parlerebbe ancora d’un altro giorno.
Il riposo della terra promessa non era il vero riposo, ma un simbolo della salvezza in Gesù Cristo.
Vs. 9-10. Rimane dunque un riposo sabatico per il popolo di Dio;
E’ significativo il cambio del termine da “katapausis” (riposo) a “sabbatismos” (riposo sabatico); forse è un termine coniato dall’autore per sottolineare il decadimento dell’osservanza del sabato fra gli ebrei cristiani, i quali vedevano in questa usanza una legge antica, legata al vecchio patto.
10 infatti chi entra nel riposo di Dio si riposa anche lui dalle opere proprie, come Dio si riposò dalle sue.
Chi entra nel vero riposo depone le proprie opere, perché crede nell'opera di Gesù Cristo per la propria salvezza. Quello che mi colpisce è il cuore di Dio, che continua ad esortare gli uomini ad entrare nel vero riposo, ovvero nella salvezza.
Vs. 11. Sforziamoci dunque di entrare in quel riposo, affinché nessuno cada seguendo lo stesso esempio di disubbidienza.
Diamoci da fare, siamo zelanti, non lasciamoci sviare dal peccato. Esortiamoci a vicenda a continuare a guardare a Cristo.
Non seguiamo l'esempio della disubbidienza dei Giudei. Notiamo che si tratta di un altro modo di parlare della loro mancanza di vera fede, perché essa porta all'ubbidienza, mentre la disubbidienza è un frutto dell'incredulità.
Il brano si conclude ricordandoci con forza il giudizio finale. Tenerlo ben presente ci aiuta a non cadere nella menzogna che ci vorrebbe far credere che possiamo peccare di nascosto.
Vs. 12-13. Infatti la parola di Dio
I padri antichi comunemente comprendevano l’espressione “la parola di Dio” riferendola ad una persona, il “logos” di Giovanni 1: 1-14 oppure il testo di Apocalisse 19:13, dove si dice “il suo nome è la Parola di Dio”. In questo caso, però, con “Parola” si intende proprio il messaggio che Dio ci invia.
è vivente ed efficace, più affilata di qualunque spada a doppio taglio, e penetrante fino a dividere l’anima dallo spirito, le giunture dalle midolla; essa giudica i sentimenti e i pensieri del cuore.
La Bibbia è l’unico libro capace di scavare nell’animo umano, in quanto Parola di Dio, vivente e penetrante.
13 E non v’è nessuna creatura che possa nascondersi davanti a lui; ma tutte le cose sono nude e scoperte davanti agli occhi di Colui al quale dobbiamo render conto.
Saremo giudicati per ogni parola, ogni pensiero e ogni azione. Nulla è nascosto davanti a Dio, tutte le cose sono nude e scoperte agli occhi di Colui al quale dobbiamo rendere conto.
Viviamo ricordandoci sempre del giudizio finale, della salvezza in Gesù Cristo e della grazia di Dio!
Le cose sono nude e scoperte: il vocabolo “trachelizo” dà l’immagine di un lottatore che prende per il collo l’avversario, la vita del quale è nelle sue mani;
veniva usata anche per indicare la vittima sacrificale, afferrata per il collo prima di venir sgozzata.
La prima immagine mostra il peccatore colpevole che, per vergogna, cerca di nascondere il volto quando la sua colpa è ben visibile davanti a Dio; la seconda ci dice che nessuno può mai nascondersi dallo sguardo indagatore di Dio.
Circa il riposo.
In Genesi 2:2 si parla del riposo dopo la creazione, quando Dio si riposò dalle fatiche dovute al compimento dell’opera. Tale riposo non significò inattività, infatti Egli ancora oggi sostiene la creazione mediante il Suo governo ed i Suoi interventi. Inoltre, il Padre e il Figlio cooperano nella redenzione umana e nella restaurazione del rapporto dell’uomo con Dio. Tale riposo è una prefigurazione di quello che avremo nell’eternità. Cristo già gode tale riposo ed un giorno anche noi vi entreremo.
Deuteronomio e Giosuè parlano del riposo in Canaan, figura del riposo che deriva dalla consacrazione, dall’atto nel quale la mente, la volontà e il cuore umano si arrendono a Dio per sconfiggere il peccato. Giosuè diede agli Israeliti il riposo dai nemici, ma coloro che erano nel deserto non entrarono nella terra promessa a causa della loro incredulità.
Il riposo sabatico: sabato è il giorno del riposo e dell’allegrezza, il riposo spirituale dell’anima che dobbiamo avere già ora, in attesa di quello eterno con Dio.
Ora viene fatto il confronto tra il sacerdozio di Cristo e quello di Aronne.
In precedenza il Signore è stato paragonato con i Profeti, ottimi servi di Dio, ma nulla in confronto a Gesù, che è il migliore;
poi è stata dimostrata la sua eccellenza in raffronto agli angeli e a Mosè: egli rappresentava la Legge, ci ha portato a Cristo, ma solo il Salvatore ci dona il riposo.
Ora viene dimostrata la superiorità di Cristo rispetto ad Aronne e al sacerdozio dei Leviti attraverso 10 punti.
E’ necessario tener presente che questa lettera è stata scritta agli Ebrei pochi anni dopo la morte di Gesù, prima della distruzione del tempio da parte dei Romani nel 70 d.C., in un tempo in cui i sacerdoti svolgevano ancora le loro funzioni e facevano i sacrifici a Dio. I destinatari di tale lettera sono i credenti Ebrei, tentati di tornare alla vecchia religione, fatta di rituali, di adorazione nel Tempio, di ornamenti sacri, di altare, di Patriarchi; i cristiani, invece, non avevano neppure un luogo per riunirsi. L’autore di Ebrei, al contrario, vuole dimostrare che la nostra ricchezza è nettamente superiore.
Cristo superiore ai sommi sacerdoti dell’antico patto
Vs. 14. Avendo dunque un grande sommo sacerdote che è passato attraverso i cieli, Gesù, il Figlio di Dio, stiamo fermi nella fede che professiamo.
Aronne fu il primo sacerdote – Gesù è il Sommo Sacerdote.
Nella tradizione ebraica potevano divenire Sommi Sacerdoti solamente i discendenti diretti di Aronne ed erano altamente stimati. Gesù è il grande Sommo Sacerdote.
Per accedere al Luogo Santissimo, i Sommi Sacerdoti attraversavano il velo. Il tempio e il tabernacolo rappresentavano un modello di quello che ci sarà nella nuova Gerusalemme. Gesù attraversa il cielo.
Aronne era figlio di Levi, uno dei figli di Giacobbe, che vendette suo fratello Giuseppe come schiavo. Gesù è figlio di Dio (carnalmente era discendente della tribù di Giuda).
Vs. 15. Infatti non abbiamo un sommo sacerdote che non possa simpatizzare con noi nelle nostre debolezze, poiché egli è stato tentato come noi in ogni cosa, senza commettere peccato.
Ebrei 5:3. ed è a motivo di questa che egli è obbligato a offrire dei sacrifici per i peccati, tanto per sé stesso quanto per il popolo.
Sta parlando del Sommo Sacerdote, un uomo peccatore che aveva il compito di andare alla presenza di Dio con sacrifici per chiedere perdono per i peccati suoi e del popolo. Aronne era un debole, come ognuno di noi.
Gesù è senza peccato.
Vs. 16. Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia, per ottenere misericordia e trovar grazia ed essere soccorsi al momento opportuno.
Il popolo di Israele non poteva avvicinarsi al trono della grazia, fatto che era consentito solamente ai Sommi Sacerdoti, e solo una volta all’anno. Nessun uomo comune poteva avvicinarsi a Dio per esprimere una richiesta o un bisogno, ma doveva rivolgersi al Sacerdote ed attendere quella volta all’anno in cui egli andasse nel Luogo Santissimo.
Grazie al sacrificio di Cristo noi possiamo andare alla presenza di Dio in qualunque momento, ogni volta che ne abbiamo bisogno. Giacomo afferma che tante volte noi non abbiamo perché non chiediamo, cioè non mettiamo in preghiera i nostri bisogni.