Ebrei 3
Cap. 3
Dopo aver spiegato di nuovo come Cristo sia superiore ai profeti e agli angeli a motivo della grandezza della Sua persona e della sua opera redentrice, e dopo averci esortati a fissare i nostri pensieri su di Lui, ora Dio guida l'autore ad esortarci: dobbiamo aggrapparci fermamente alla salvezza.
Paolo, nel cap. 2, ai vs. 17 e 18 ha dichiarato che uno dei motivi per i quali Gesù si è incarnato è quello di poterci comprendere pienamente, sia nelle gioie che nelle difficoltà; ha provato la fame, la sete, il sonno, il dolore, la tentazione. Egli è il nostro Sommo Sacerdote ed è Colui che può capirci pienamente perché ha vissuto ogni aspetto dell’ esperienza umana, tranne il peccato.
Perciò, conoscendo ciò che ha fatto e chi Egli è:
Vs. 1. Perciò, fratelli santi, che siete partecipi della celeste vocazione, considerate Gesù, l’apostolo e il sommo sacerdote della fede che professiamo,
Teniamo gli occhi fissi su Gesù, che è migliore di tutti; contempliamolo con stupore ed estasi.
Ora lo paragona a Mosè, fedele servo di Dio, che ha assolto ogni compito secondo le possibilità umane. Tuttavia Gesù è perfetto, perciò superiore ad ogni uomo. Gli angeli, i profeti, Mosè e gli altri uomini di Dio hanno servito il Padre, ma Gesù è l’Onnipotente.
Fratelli santi: Paolo si rivolge ai credenti. Usa un’espressione tratta dall’Antico Testamento, ben familiare ai Giudei. Tutti i discendenti di Abramo erano fratelli ed in Esodo 19:6 sono definiti “una nazione santa”. “Santificazione” significa “separazione” dal resto dell’umanità, ma ora acquista anche il significato di separazione dal peccato.
Gli Israeliti dichiaravano di essere un popolo scelto da Dio, poiché tale richiamo era arrivato loro tramite Mosè; ora, però, ci viene da Cristo, superiore a Mosè. Ancora: la precedente fu una chiamata terrena e temporanea, la nuova ci conduce verso un regno eterno.
celeste vocazione: abbiamo un’alta chiamata in Cristo Gesù.
L’apostolo: significa: “Colui che è stato mandato” e sottintende la Sua esistenza da sempre. Un tempo, infatti, Gesù viveva in cielo e tramite Maria si è incarnato ed è venuto sulla terra. Qui ha proclamato il Vangelo, il messaggio che sostituisce la Legge.
Vs. 2. il quale è fedele a colui che lo ha costituito, come anche lo fu Mosè, in tutta la casa di Dio.
Paolo non disprezza Mosè, anzi ne sottolinea la fedeltà nello svolgere il compito che Dio gli ha affidato, però aggiunge che Gesù è superiore a lui.
Continua, infatti, dicendo:
Vs. 3. Gesù, anzi, è stato ritenuto degno di una gloria tanto più grande di quella di Mosè quanto chi costruisce una casa ha maggior onore della casa stessa.
Mosè è stato un grande personaggio, ma è stato superato da Gesù, che è la perfezione.
Vs. 4-6. Certo ogni casa è costruita da qualcuno, ma chi ha costruito tutte le cose è Dio. 5 Mosè fu fedele in tutta la casa di Dio come servitore per rendere testimonianza di ciò che doveva essere annunziato,
Mosè fu un servitore. Viene usato il termine “therapon” (servitore) e non “oiketes” (domestico” o “doulos” (servo); tale vocabolo indica una relazione intima tra Dio e Mosè.
Comunque: Mosè ebbe un incarico d’onore,
lo portò a termine con fedeltà,
eppure fu un servitore perché il suo incarico non fu eterno.
Al contrario, esso fu transitorio ed Egli rese testimonianza a quelle cose che sarebbero venute dopo di Lui, attraverso Cristo. Egli indicò la rivelazione più alta che doveva venire dopo di lui.
6 ma Cristo lo è come Figlio, sopra la sua casa; e la sua casa siamo noi se manteniamo ferma sino alla fine la nostra franchezza e la speranza di cui ci vantiamo.
Noi siamo il tempio di Dio: Cristo ci chiama e ci sta posizionando come pietre nella casa che Egli sta costruendo (1 Pietro: siamo pietre viventi).
Se: Noi siamo chiamati a tenere ferma la nostra fede: questa è la condizione che Dio ci pone poiché è Sua la casa.
Vs. 7. Perciò, come dice lo Spirito Santo: «Oggi, se udite la sua voce,
Viene citato il Salmo 95: 7-11, scritto da Davide migliaia di anni fa, ma che ha applicazione anche per noi oggi: ascoltiamo la Parola di Dio adesso.
Nei capitoli 3 e 4 di Ebrei prestiamo attenzione a una parola importante che ricorre in essi: “oggi”. Incontriamo questo termine ben cinque volte. Questa è un'esortazione a prendere sul serio ciò che Dio ci comanda e a vivere oggi alla luce di questa verità, anziché rimandare ad un altro giorno. Oggi è il giorno della salvezza. Oggi è il giorno di rispondere alla parola di Dio, non dobbiamo rimandare. Chi rinvia acquisirà un cuore indurito e, inoltre, non si sa se mai avrà un'altra possibilità di credere in Cristo.
Questo è il messaggio in 2 Corinzi 6:1-2. Ora, essendo suoi collaboratori, vi esortiamo a non ricevere invano la grazia di Dio, 2 perché egli dice: "Io ti ho esaudito nel tempo accettevole e ti ho soccorso nel giorno della salvezza". Ecco ora il tempo accettevole, ecco ora il giorno della salvezza.”
Teniamo bene in mente l'urgenza di questo messaggio di Ebrei.
Se Dio ci parla è estremamente importante che gli rispondiamo oggi, senza rimandare. Già il fatto che Egli ci abbia offerto la salvezza è una grazia immensa; se riteniamo che altre cose siano più importanti rispetto ad essa, commettiamo una grande offesa verso Dio.
Quando Egli ti parla, non indurire il tuo cuore, non rimandare la tua risposta. Anziché indurirti, umiliati.
Quando Dio ti parla rispondi subito con un cuore umile perché si rivolge a te attraverso Gesù, che è più grande dei profeti, degli angeli e di Mosè. A Lui dobbiamo obbedire prontamente con un cuore aperto. Nella Scrittura il cuore in genere equivale alla mente ed è visto come sede dell’intelligenza e dell’affetto.
Vs. 8-12. non indurite i vostri cuori come nel giorno della ribellione, come nel giorno della tentazione nel deserto, 9 dove i vostri padri mi tentarono mettendomi alla prova, pur avendo visto le mie opere per quarant’anni! 10 Perciò mi disgustai di quella generazione, e dissi: "Sono sempre traviati di cuore; non hanno conosciuto le mie vie";
Avere la vera salvezza equivale a conoscere Dio, il che è descritto qui come conoscere le sue vie.
Conoscere le vie del Signore vuol dire avere una conoscenza intima di Dio, non essere religiosi, ma conoscere Dio, il suo modo di pensare, di agire e di fare.
Chi è salvato conosce Dio e avrà la vita eterna con Lui in cielo. Chi è soltanto religioso non conosce Dio. Tanti Ebrei, al tempo di Gesù, erano molto religiosi, ma non conoscevano Dio con il cuore. Coloro che Lo conoscono veramente saranno curati da Lui eternamente.
11 così giurai nella mia ira: "Non entreranno nel mio riposo!"»
Si tratta di un riposo in cui alcuni entrano e altri no. I Giudei che morirono nel deserto, quando vi errarono per quarant'anni, non entrarono nel riposo di Dio.
È estremamente importante che comprendiamo che cos'è il riposo di Dio. Per i Giudei significava fondamentalmente entrare nella terra promessa. Era la terra che Dio aveva preparato per loro, come posto per adorarlo, e in cui sarebbero stati al sicuro contro ogni nemico. Troviamo un esempio di questo significato in Giosuè 21, in cui, per gli Ebrei, entrare nella terra promessa voleva dire entrare in un riposo terreno, che Dio aveva dato come simbolo del riposo spirituale.
Giosuè 21:43-45. Così l’Eterno diede a Israele tutto il paese che aveva giurato di dare ai loro padri, e i figli d’Israele ne presero possesso e vi abitarono. 44 L’Eterno diede loro riposo tutt’intorno, come aveva giurato ai loro padri; nessuno di tutti i loro nemici poté loro resistere; l’Eterno diede tutti i loro nemici nelle loro mani. 45 Non cadde a terra una sola di tutte le buone parole che l’Eterno aveva detto alla casa d’Israele; si avverarono tutte quante.”
Nell'Antico Testamento, anche la terra promessa era un simbolo del vero riposo, ossia quello della salvezza in Gesù Cristo. Quando uno riceve la salvezza, il perdono dei suoi peccati e la nuova vita in Gesù Cristo, entra nel vero riposo. Infatti, nel Nuovo Testamento, vari brani menzionano il vero riposo; tale espressione è un altro modo di descrivere la salvezza.
Matteo 11:28-30. Venite a me, voi tutti che siete travagliati e aggravati, ed io vi darò riposo. 29 Prendete su di voi il mio giogo e imparate da me, perché io sono mansueto ed umile di cuore; e voi troverete riposo per le vostre anime. 30 Perché il mio giogo è dolce e il mio peso è leggero!".”
La salvezza provvede il riposo per l'anima, il vero riposo, il riposo che dà pace al cuore. La vita è piena di lotte, di difficoltà e anche di persecuzioni. Quando Gesù Cristo ritornerà sulla terra darà riposo a tutti coloro che avranno amato la sua apparizione.
2 Tessalonicesi 1 : 6-10. poiché è cosa giusta, da parte di Dio rendere afflizione a coloro che vi affliggono, 7 e a voi, che siete afflitti, riposo con noi, quando il Signore Gesù Cristo apparirà dal cielo con gli angeli della sua potenza, 8 in un fuoco fiammeggiante, per far vendetta di coloro che non conoscono Dio, e di coloro che non ubbidiscono all’evangelo del Signor nostro Gesù Cristo. 9 Questi saranno puniti con la distruzione eterna, lontani dalla faccia del Signore e dalla gloria della sua potenza, 10 quando egli verrà, in quel giorno, per essere glorificato nei suoi santi, per essere ammirato in mezzo a quelli che hanno creduto, poiché la nostra testimonianza presso di voi è stata creduta.”
Dio darà il vero riposo quando il Signore Gesù Cristo apparirà nella sua gloria per giudicare il mondo. Questo è il vero riposo della salvezza.
Quindi, quando in Ebrei 3 e 4 leggiamo del riposo, si tratta del riposo della salvezza. Tutte le religioni del mondo insegnano una salvezza per la quale ci si deve impegnare, tramite sacramenti, o buone opere, o uscendo in due per vendere riviste, o tramite preghiere, digiuni e pellegrinaggi. L'opera da compiere cambia a seconda della religione, ma quello che tutte le religioni hanno in comune è l'obbligo di impegnarsi per ottenere la salvezza. Tuttavia, nella Bibbia Dio dichiara categoricamente che nessuno potrebbe mai operare abbastanza per guadagnare la propria salvezza. L'unico modo possibile di ottenerla è di riceverla in dono da Dio, ossia per grazia. La ricerca della salvezza tramite le proprie opere è una via stancante, dura, che non finisce mai e, peggio ancora, che non porterà mai a buon fine.
Al contrario, la salvezza che Dio offre è un dono, comprato al prezzo del sacrificio di Gesù Cristo. Chi smette di cercare di ottenere la salvezza con i propri meriti e invece si riposa totalmente sull'opera di Cristo, entra nel riposo della vera salvezza.
12 Badate, fratelli, che non ci sia in nessuno di voi un cuore malvagio e incredulo, che vi allontani dal Dio vivente;
Facciamo attenzione, noi credenti, a non allontanarci dalle vie di Dio.
Se siamo nati di nuovo, siamo sicuri in Cristo? Direi di sì, ma esiste il libero arbitrio dell’uomo, che ci permette di scegliere tra il bene e il male, tra l’accettare o il respingere l’opera compiuta da Cristo per la nostra vita.
Dopo tanti anni di fede è possibile rinnegare Cristo? Teoricamente sì, ed è per questo che la Bibbia riporta questi “se”. E’ vero che siamo stati sigillati con lo Spirito di Dio, posto a caparra di pagamento per la nostra redenzione, ma dobbiamo continuare a credere.
Romani 8: 31-39. Che diremo dunque riguardo a queste cose? Se Dio è per noi chi sarà contro di noi? 32 Colui che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per noi tutti, non ci donerà forse anche tutte le cose con lui? 33 Chi accuserà gli eletti di Dio? Dio è colui che li giustifica. 34 Chi li condannerà? Cristo Gesù è colui che è morto e, ancor più, è risuscitato, è alla destra di Dio e anche intercede per noi.
Se Dio è con noi, allora nessuno è contro di noi, né ci accusa; Gesù potrebbe accusarci, ma Egli è morto per salvarci, quindi è dalla nostra parte.
35 Chi ci separerà dall’amore di Cristo? Sarà forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? 36 Com’è scritto: «Per amor di te siamo messi a morte tutto il giorno; siamo stati considerati come pecore da macello». 37 Ma, in tutte queste cose, noi siamo più che vincitori, in virtù di colui che ci ha amati. 38 Infatti sono persuaso che né morte, né vita, né angeli, né principati, né cose presenti, né cose future, 39 né potenze, né altezza, né profondità, né alcun’altra creatura potranno separarci dall’amore di Dio che è in Cristo Gesù, nostro Signore.
Paolo elenca 17 elementi che potrebbero nuocerci e che invece sono resi inefficaci. Solamente noi stessi possiamo decidere di separarci dall’amore di Dio attraverso l’incredulità. Essa è un peccato molto pericoloso: se Dio ci dice di fare attenzione a ciò, allora dobbiamo obbedire perché Dio è nostro padre e ci mette in guardia dai pericoli reali.
Vs. 13. ma esortatevi a vicenda ogni giorno, finché si può dire: «Oggi», perché nessuno di voi s’indurisca per la seduzione del peccato.
Il peccato semina la morte nella nostra vita spirituale e il perseverare in esso fa indurire il nostro cuore.
Abbiamo un grande bisogno gli uni degli altri per essere esortati a vicenda ogni giorno. Nel piano di Dio si cresce tramite l'aiuto reciproco, per essere uno scudo l’uno dell’altro in questa guerra spirituale. Si comprende quanto sia importante far parte attivamente di una Chiesa in cui viene davvero predicato il Vangelo. Abbiamo bisogno di essere esortati, affinché nessuno sia indurito per l'inganno del peccato.
Vivere senza la legge è una condizione in cui si rifiuta di essere controllati da Dio. È un modo di vivere in cui si vuole controllare la propria vita, anziché essere controllati da Dio. In realtà, significa voler essere come Dio, cercare di essere un piccolo sovrano. E' questo il peccato.
Il peccato inganna: ci offre piaceri, ci fa grandi promesse: promesse di piacere, promesse di successo, promesse di potere. Soprattutto, il peccato promette di soddisfare il cuore. Promette la libertà quando, in realtà, ci rende schiavi. Il peccato ci promette che saremo capaci di smettere quando vogliamo, ma in realtà chi pecca è schiavo del proprio peccato. Esso porta a morte certa.
Il peccato indurisce perché, non vedendo arrivare subito il giudizio, ci fa credere di potercela fare e ci induce a pensare che il giudizio non arriverà mai. Il peccato indurisce spesso perché non ci sembra di fare del male. Indurisce perché più uno pecca, più gli diventerà facile peccare di nuovo. E’ importante combattere il peccato e riconoscere il suo inganno! L'unica via è fuggire dal peccato, è vivere una vita in sottomissione a Dio, per fede.
Vs. 14. Infatti siamo divenuti partecipi di Cristo, a condizione (c’è di nuovo un condizionale) che manteniamo ferma sino alla fine la fiducia che avevamo da principio,
Perseveriamo nella fede, perché le esperienze di un tempo non bastano per oggi; è facile che il cuore diventi indurito.
Fino alla fine dobbiamo mantenere integra la fede che avevamo all’inizio, quando Cristo era al centro della nostra esistenza (non le opere). Teniamo viva la fiamma nel nostro cuore. Facciamo attenzione a non indurirlo, perché ciò ci allontanerà dal Dio vivente.
La salvezza non è una dottrina, non è ciò che uno fa, anche se chi è veramente salvato compirà buone opere.
La vera salvezza è diventare partecipi di Cristo Gesù, della sua morte e della sua resurrezione. Partecipare della nuova vita in Cristo è “essere in Cristo”, così come viene chiamato nella Bibbia. In altre parole, equivale ad essere uniti a Cristo Gesù, affinché la sua giustizia ricopra chi è unito a Lui. Diventare veramente partecipi di Cristo vuol dire entrare in un rapporto che durerà per tutta la vita e tutta l'eternità.
Vs. 15-19. mentre ci viene detto: «Oggi, se udite la sua voce, non indurite i vostri cuori, come nel giorno della ribellione».
Da questo punto, fino a tutto il cap. 4, Paolo usa come esempio ed avvertimento il viaggio nel deserto del popolo di Israele nel deserto per 40 anni.
16 Infatti, chi furono quelli che dopo averlo udito si ribellarono? Non furono forse tutti quelli che erano usciti dall’Egitto, sotto la guida di Mosè? 17 Chi furono quelli di cui Dio si disgustò per quarant’anni? Non furono quelli che peccarono, i cui cadaveri caddero nel deserto? 18 A chi giurò che non sarebbero entrati nel suo riposo, se non a quelli che furono disubbidienti? 19 Infatti vediamo che non vi poterono entrare a causa della loro incredulità.
L'incredulità tiene una persona fuori dal riposo di Dio per tutta l'eternità. In altre parole, essere increduli, non “afferrare” Gesù Cristo come Salvatore e Signore, tiene una persona fuori dalla salvezza.
Gli Israeliti sono fuggiti dall’Egitto quando l’angelo della morte ha salvato i loro figli, grazie al sangue dell’agnello posto in orizzontale e in verticale lungo gli stipiti della porta: il sangue di Cristo fa passare il peccato oltre noi. Hanno sperimentato il Vangelo nella loro vita in modo attivo, sono usciti dall’Egitto per fede, ma poi lungo il cammino hanno dubitato; eppure hanno visto la manna scendere dal cielo, il mare aprirsi, la colonna di fuoco che li guidava, ma hanno dubitato: hanno peccato di incredulità, perciò non sono entrati nella terra promessa.
Da qui l’esortazione per noi: non induriamo il nostro cuore, ma continuiamo a tenere gli occhi su Gesù, pastore della nostra vita.