Ebrei 12
Cap. 12
Perseveranza in mezzo alle prove ad esempio di Cristo
L’autore continua il discorso iniziato nel cap. 11, dove parlava degli eroi della fede, ossia coloro che hanno vissuto credendo nella potenza di Dio. Alla fine del capitolo accenna solamente ad una serie di nomi, ed ora si rivolge a noi e così facendo ci include in questo capitolo dedicato a coloro che hanno fede.
Chi ci ha preceduto è già arrivato nella Gerusalemme celeste, mentre noi siamo ancora in cammino.
Vs. 1-4. Anche noi, dunque, poiché siamo circondati da una così grande schiera di testimoni,
Alcuni interpretano questo passo affermando che tutti i credenti, anche noi in questo momento, siamo circondati dalle schiere celesti, le quali sono al nostro fianco e ci osservano.
Altri affermano che noi facciamo parte della vita di coloro che ci hanno preceduto e ci hanno lasciato un esempio di fede; possiamo pertanto immaginare gli eroi dell’Antico Patto quali spettatori della nostra vita spirituale.
Ora veniamo esortati a compiere delle azioni pratiche:
deponiamo ogni peso e il peccato che così facilmente ci avvolge, e corriamo con perseveranza la gara che ci è posta davanti,
Finora abbiamo osservato la fede degli altri, ma ora tocca a noi correre la nostra gara, compiendo tre azioni:
1. deponendo ogni peso:alcuni aspetti della nostra vita non sono necessariamente dei peccati, però sono dei pesi che ci impediscono di correre agevolmente (il calcio, se porta via tantissimo tempo, oppure i film, ecc..cioè elementi che intralciano la nostra vita spirituale).
2. il peccato che così facilmente ci avvolge. Il nemico è sempre in agguato, specialmente subito dopo che noi abbiamo ricevuto una benedizione. Esso cerca di farci inciampare, ma noi dobbiamo procedere con perseveranza.
3. corriamo con perseveranza la gara che ci è posta davanti.
Efesini 2:10. infatti siamo opera sua, essendo stati creati in Cristo Gesù per fare le opere buone, che Dio ha precedentemente preparate affinché le pratichiamo.
Dio ha preparato davanti a noi una gara che dobbiamo correre; essa non vede come antagonisti gli altri fratelli, ma il nemico. Dobbiamo compiere le buone opere che Dio desidera ed essere perseveranti, guardando a Cristo, come meta da raggiungere.
Vs. 2-3. fissando lo sguardo su Gesù, colui che crea la fede e la rende perfetta. Per la gioia che gli era posta dinanzi egli sopportò la croce, disprezzando l’infamia, e si è seduto alla destra del trono di Dio. 3 Considerate perciò Colui che ha sopportato una simile ostilità contro la sua persona da parte dei peccatori, affinché non vi stanchiate perdendovi d’animo.
Per correre con perseveranza dobbiamo pensare a Gesù quale esempio, poiché Egli ha attraversato delle difficoltà enormi, quali non vivremo mai. Egli è l’alfa e l’omega della nostra fede, Colui che ha iniziato un’opera nella nostra vita e la porterà a compimento. Queste considerazioni ci daranno la forza per andare avanti.
Per la gioia che gli era posta dinanzi egli sopportò la croce, disprezzando l’infamia, e si è seduto alla destra del trono di Dio.
Quando a Gesù hanno posto la corona di spine sul capo, l’hanno deriso, ferito al fianco, frustato. Egli ha sopportato ogni affronto poiché vedeva noi davanti ai suoi occhi, un popolo redento nel suo nome; aveva una visione celeste, come tutti coloro che ci hanno preceduto. Gesù ha sopportato cose inimmaginabili per darci la salvezza, perciò se guardiamo alle sue sofferenze siamo incoraggiati nell’affrontare le difficoltà quotidiane. Se saremo perseveranti vedremo i frutti, se teniamo gli occhi fissi sul Signore.
Vs. 4. Voi non avete ancora resistito fino al sangue nella lotta contro il peccato,
Nessun credente ha mai sudato sangue, cosa che è accaduta a Gesù nel Getsemani, quando davanti ai suoi occhi vedeva la quantità delle anime dei salvati della storia, tutti posti davanti al trono di Dio. Nessuna difficoltà che ci potrà colpire sarà mai paragonabile a quelle vissute dal Signore.
Ora viene spiegata la correzione di Dio nella nostra vita.
Vs. 5-10. e avete dimenticato l’esortazione rivolta a voi come a figli:«Figlio mio, non disprezzare la disciplina del Signore, e non ti perdere d’animo quando sei da lui ripreso; 6 perché il Signore corregge quelli che egli ama, e punisce tutti coloro che riconosce come figli».
Sta citando Proverbi 3:11-12 per evidenziare l’amore che Dio nutre nei nostri confronti.
“Rivolta” è un verbo espresso nel senso di un’azione che si ripete uguale nel tempo, che indica il parlare di Dio agli uomini in modo sempre costante e non legato ad un tempo passato; questa affermazione presente in proverbi è stata data migliaia di anni fa, ma è ancora valida oggi per noi e ci parla.
La correzione di Dio non è un castigo, ma qualcosa che vuole farci migliorare. E’ un momento di vita doloroso, ma possiamo gioire pensando che è segno di 4 cose:
Dio ci ama;
Dio ci punisce perché ci gradisce; non ama le nostre trasgressioni, ma ci guarda con occhi benevoli;
Siamo figli di Dio, perciò Egli non ci permette di perseverare nel peccato; è un segno di appartenenza alla Sua famiglia;
Dio ci corregge per renderci partecipi della Sua santità, della Sua natura e vuole renderci come Lui.
Sopportate queste cose per la vostra correzione. Dio vi tratta come figli; infatti, qual è il figlio che il padre non corregga? 8 Ma se siete esclusi da quella correzione di cui tutti hanno avuto la loro parte, allora siete bastardi e non figli.
Ogni vero figlio viene corretto.
Inoltre abbiamo avuto per correttori i nostri padri secondo la carne e li abbiamo rispettati; non ci sottometteremo forse molto di più al Padre degli spiriti per avere la vita? 10 Essi infatti ci correggevano per pochi giorni come sembrava loro opportuno;
I nostri genitori hanno fatto del loro meglio nell’educarci, ma erano imperfetti ed hanno commesso dei peccati; Dio è onnisciente e conosce cosa sia meglio per noi.
ma Egli lo fa per il nostro bene, affinché siamo partecipi della sua santità.
Ha corretto il popolo di Israele deportandolo in Babilonia per 70 anni essendo spinto da pensieri di amore:tale castigo doveva portare loro del bene.
Vs. 11. É vero che qualunque correzione sul momento non sembra recar gioia, ma tristezza; in seguito tuttavia produce un frutto di pace e di giustizia in coloro che sono stati addestrati per mezzo di essa.
Ogni correzione di Dio ci addestra, perciò rallegriamoci nel dolore e nella tristezza:c’è uno scopo nella nostra vita. Non possiamo umanamente gioire nelle difficoltà, ma possiamo farlo pensando che Dio ci ama, che ha uno scopo nella nostra vita e che trova diletto in noi. Noi non comprendiamo la motivazione delle situazioni negative, ma per fede sappiamo che Egli ci ama e che troverà un fine in questa situazione dolorosa.
Vs. 12-14. Perciò, rinfrancate le mani cadenti e le ginocchia vacillanti; 13 «fate sentieri diritti per i vostri passi», affinché quel che è zoppo non esca fuori di strada, ma piuttosto guarisca. 14 Impegnatevi a cercare la pace con tutti e la santificazione senza la quale nessuno vedrà il Signore;
Dal vs. 12 al 16 non parla più della nostra vita individuale, ma di quella nel corpo di Cristo.
Diamo una parola di incoraggiamento a coloro che sono in difficoltà (le mani cadenti e le ginocchia vacillanti), per risanare il corpo di Cristo, del quale facciamo parte.
Vs. 15. vigilando bene che nessuno resti privo della grazia di Dio; che nessuna radice velenosa venga fuori a darvi molestia e molti di voi ne siano contagiati;
Nella cura della chiesa dobbiamo badare bene al nostro cuore e a quello degli altri, per non venir meno nella grazia di Dio. L’amarezza è contagiosa, perciò chi è rattristato deve essere incoraggiato. L’amarezza, infatti, è nascosta come una radice, ma va in profondità ed alimenta la pianta; se non la sradichiamo dal nostro cuore, essa avvelenerà tutta la pianta e crescerà fino a diventare un albero. L’amarezza, poi, contamina anche gli altri, perciò bisogna prendersene cura all’insorgere.
Quando perdoniamo gli altri alleggeriamo la nostra anima, stiamo bene, viviamo serenamente e diventiamo degli strumenti efficaci nelle mani di Dio.
Vs. 16. che nessuno sia fornicatore, o profano, come Esaù che per una sola pietanza vendette la sua primogenitura.
Il peccato di Esaù stava nel mettere i desideri carnali sopra a ciò che è eterno, perciò era un profano, cioè uno “fuori del tempio di Dio”.
Vs. 17-21. Infatti sapete che anche più tardi, quando volle ereditare la benedizione, fu respinto, sebbene la richiedesse con lacrime, perché non ci fu ravvedimento. 18 Voi non vi siete avvicinati al monte che si poteva toccar con mano, e che era avvolto nel fuoco, né all’oscurità, né alle tenebre, né alla tempesta, 19 né allo squillo di tromba, né al suono di parole, tale che quanti l’udirono supplicarono che più non fosse loro rivolta altra parola; 20 perché non potevano sopportare quest’ordine:«Se anche una bestia tocca il monte sia lapidata». 21 Tanto spaventevole era lo spettacolo, che Mosè disse:«Sono spaventato e tremo».
Sta parlando di quando Mosè e il popolo di Israele, dopo la liberazione dall’Egitto, sono arrivati al monte Sinai; ciò è avvenuto grazie al sangue dell’agnello (rappresenta la nostra salvezza) ed all’attraversamento del mar Rosso (che rappresenta il nostro battesimo), poi entrano nel cammino di fede verso la terra promessa, ed al monte Sinai Dio, con una voce di tuono, dà i comandamenti ed il popolo li udiva; allora il popolo si spaventa e solo Mosè vi sale; nessuno poteva toccare il monte, solo Mosè:questo ci parla della severità della Legge di Dio, perché è perfetta. Il monte era prescritto anche ad un animale, sebbene inconsapevole del peccato che stava commettendo.
Vs. 22-24. Voi vi siete invece avvicinati al monte Sion,
Sotto l’antico patto Israele era la comunità religiosa che Dio aveva scelto. Il monte Sion era il luogo di culto, Gerusalemme era considerata il luogo della presenza di Dio.
Ora viene presentata una comunione più ampia, alla quale si accede grazie al sangue di Cristo.
alla città del Dio vivente, la Gerusalemme celeste, alla festante riunione delle miriadi angeliche, 23 all’assemblea dei primogeniti che sono scritti nei cieli, a Dio, il giudice di tutti, agli spiriti dei giusti resi perfetti, 24 a Gesù, il mediatore del nuovo patto e al sangue dell’aspersione che parla meglio del sangue d’Abele.
In Galati 4 è spiegato che i monti Sion e Sinai raffigurano due patti:la grazia, o nuovo patto, e la legge, il vecchio patto; noi siamo di fronte al trono della grazia perché non siamo più sotto la legge.
Il sangue di Abele chiedeva vendetta contro suo fratello Caino, quello di Cristo chiede grazia, misericordia e perdono.
Vs. 25. Badate di non rifiutarvi d’ascoltare colui che parla; perché se non scamparono quelli, quando rifiutarono d’ascoltare colui che promulgava oracoli sulla terra,
Si riferisce a Mosè.
molto meno scamperemo noi, se voltiamo le spalle a colui che parla dal cielo;
Parla del Padre, che ha avvertito gli uomini di ascoltare Suo figlio, sceso dal cielo. Chi ancora non è convertito ed è indifferente, quindi, stia attento.
Vs. 26-27. la cui voce scosse allora la terra e che adesso ha fatto questa promessa:«Ancora una volta farò tremare non solo la terra, ma anche il cielo». 27 Or questo «ancora una volta» sta a indicare la rimozione delle cose scosse come di cose fatte perché sussistano quelle che non sono scosse.
Dio scuoterà la terra e il cielo, affinché ciò che non ha fondamenta in Lui venga rimosso; ciò è scritto in Corinzi. Ogni cosa sarà provata con il fuoco e ciò che è opera della carne sarà distrutto.
Questi versetti, quindi, se da una parte sono un incoraggiamento, perché ci parlano della salvezza per grazia, dall’altra sono un avvertimento, perché ci dicono che rifiutare la voce di Cristo porta alla condanna.
Vs. 28. Perciò, ricevendo un regno che non può essere scosso,
La terra passerà, ma il regno celeste sarà per sempre.
siamo riconoscenti, e offriamo a Dio un culto gradito, con riverenza e timore!
Siamo grati per la grazia ricevuta, ma dobbiamo anche avere reverenza e timore per Dio, Colui che giudicherà il mondo.
Vs. 29. Perché il nostro Dio è anche un fuoco consumante.
L’autore sta citando due passi in Deuteronomio 4:24 e 9:3, dove Dio dichiara di se stesso di essere un Dio geloso, un fuoco consumante.