Ebrei 13

Ebrei 13
Craig Quam

Cap. 13

Fino al cap. 10 l’autore ha dimostrato la superiorità di Cristo sopra i profeti, gli angeli e i sacerdoti;

nel cap. 11 abbiamo visto l’esempio della fede nelle persone che hanno camminato prima di noi;

nel cap. 13 ci sono gli insegnamenti pratici per vivere ogni giorno la vita cristiana nella quotidianità e viene fatto attraverso brevi frasi. Tali esortazioni riguardano i doveri del cristiano circa gli altri credenti (vs. 1-6), quelli all’interno della comunità, fra i quali quello alla sottomissione all’autorità pastorale e, ancora di più, la devozione a Gesù, nostro Signore e maestro (vs. 7-17)

Vs. 1. L’amor fraterno rimanga tra di voi. 

L’amore fraterno era importante specialmente in una comunità perseguitata. Anche oggi tale sentimento dovrebbe essere scontato, eppure Dio ci conosce intimamente e sa che è necessario che ci venga ricordato più volte.

Vs. 2-3. Non dimenticate l’ospitalità; perché alcuni praticandola, senza saperlo, hanno ospitato angeli. 3 Ricordatevi dei carcerati, come se foste in carcere con loro; e di quelli che sono maltrattati, come se anche voi lo foste! 

L’ospitalità è importante e deve essere rivolta, non solo ai fratelli che si conoscono, ma soprattutto a quelli che vengono da terre lontane. A causa dell’odio dei Giudei per i cristiani, per questi ultimi era difficile allontanarsi da casa per portare il Vangelo, non sapendo dove poter riposare. Per questo motivo venivano ospitati da altri fratelli. Ospitando dei credenti è possibile, se non proprio ricevere dei veri angeli, senz’altro avere in casa dei messaggeri di Dio.

In Genesi 18 Abramo ospita dei veri angeli.

Parla poi dei credenti che sono in carcere, come lo fu Paolo.

Ebrei 10:34. Infatti, voi simpatizzaste con i carcerati e accettaste con gioia la ruberia dei vostri beni, sapendo di possedere una ricchezza migliore e duratura. 

Questi credenti stavano soffrendo la persecuzione, perciò l’autore li incoraggia ad avere a cuore coloro che si trovavano in carcere.

Vs. 4. Il matrimonio sia tenuto in onore da tutti e il letto coniugale non sia macchiato da infedeltà; poiché Dio giudicherà i fornicatori e gli adùlteri. 

Tratta ora un argomento del tutto diverso:il matrimonio e il sesso.

Il matrimonio è onorevole, non meno spirituale dell’essere single. Allo stesso modo anche il sesso lo è:Dio lo ha creato per gli esseri umani, ma all’interno del matrimonio. Di conseguenza, l’adulterio è un peccato, come lo è la fornicazione, ovvero il sesso tra due persone non sposate (es. convivenza).

Quindi:il sesso è confinato all’interno del matrimonio, per evitare le malattie sessuali o tanti altri problemi (es. avere figli con altre persone).

Vs. 5-6. La vostra condotta non sia dominata dall’amore del denaro; siate contenti delle cose che avete; perché Dio stesso ha detto:«Io non ti lascerò e non ti abbandonerò». 6 Così noi possiamo dire con piena fiducia:«Il Signore è il mio aiuto; non temerò. Che cosa potrà farmi l’uomo?» 

L’avarizia, ovvero il possedere molto denaro, non ci soddisfa; solo la presenza di Dio ci può appagare pienamente. L’Eterno può benedire materialmente un credente, ma egli poi non deve provare cupidigia o avarizia, perché questi sentimenti impoveriscono la spiritualità. La soluzione è quella di accontentarsi di ciò che si ha, certi che Dio provvederà ad ogni nostro bisogno.

Vs. 7. Ricordatevi dei vostri conduttori, i quali vi hanno annunziato la parola di Dio; e considerando quale sia stata la fine della loro vita, imitate la loro fede. 

L’autore sta parlando dei pastori, degli anziani o degli apostoli che stanno servendo nella chiesa, la cui vita va osservata e meditata per poi imitarli. Essi camminano da anni con il Signore, perciò con il loro comportamento ci possono insegnare come agire.

Vs. 8. Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e in eterno. 

Questo è un anello di congiunzione tra il versetto precedente ed il seguente:non guardiamo agli umani, che sono fallaci, ma a Gesù, che non cambia mai.

Vs. 9-10. Non vi lasciate trasportare qua e là da diversi e strani insegnamenti; perché è bene che il cuore sia reso saldo dalla grazia, non da pratiche relative a vivande, dalle quali non trassero alcun beneficio quelli che le osservavano. 10 Noi abbiamo un altare al quale non hanno diritto di mangiare quelli che servono al tabernacolo. 

Alcuni credono che l’autore si riferisce alla selezione dei cibi, puri o impuri, che gli Ebrei facevano, ma altri evidenziano che per Dio ci sono fattori ben più importanti di questo, perciò concentriamoci nella grazia che ci viene donata. Questo concetto deve essere il fondamento della nostra vita.

Altri ancora pensano che questo del cibo sia un’allegoria:il libro di Ebrei si apre con la dimostrazione che il sacerdozio di Cristo è superiore di quello dei Leviti, i quali servivano nel tabernacolo. Oggi noi cristiani abbiamo un altare in cielo, il luogo santissimo celeste. Il vs. 10 parla in modo figurato del mangiare, in quanto noi in cielo ci ciberemo spiritualmente della presenza di Dio.

Quindi:noi cristiani abbiamo un altare in cielo, al quale non hanno diritto di mangiare coloro che servono al tabernacolo. L’altare è il luogo del sacrificio, che nell’antico patto era l’altare di rame. Il popolo giudaico non aveva diritto di partecipare al luogo cristiano del sacrificio, che è la croce, simboleggiata dall’altare di rame. Il corpo di Cristo è stato offerto una volta per tutte. Di lui dobbiamo cibarci se vogliamo avere la salvezza eterna.

Vs. 11-14. Infatti i corpi degli animali il cui sangue è portato dal sommo sacerdote nel santuario quale offerta per il peccato, sono arsi fuori dell’accampamento. 12 Perciò anche Gesù, per santificare il popolo con il proprio sangue, soffrì fuori della porta della città. 13 Usciamo quindi fuori dall’accampamento e andiamo a lui portando il suo obbrobrio. 14 Perché non abbiamo quaggiù una città stabile, ma cerchiamo quella futura. 

Tema ricorrente in Ebrei:bisogna cercare la città eterna fondata da Dio. Cristo è stato ucciso sulla croce e fuori della città, come accadeva ai criminali; anche noi credenti non dobbiamo cercare alcun riconoscimento in questo mondo ma, come Cristo, accettare di essere derisi, ma identificarci con Gesù. Ciò ci condurrà alla città celeste. Oggi i cristiani non debbono più cercare la salvezza nelle antiche forme del giudaismo, ma uscire fuori e andare a Gesù.

Vs. 15. Per mezzo di Gesù, dunque, offriamo continuamente a Dio un sacrificio di lode:cioè, il frutto di labbra che confessano il suo nome. 

Nel Vecchio testamento offrivano olio, pane, vino, ecc. mentre i cristiani offrono la lode che fuoriesce continuamente dalla nostra bocca, meditando sulla sua benignità. Ciò si contrappone al sacrificio degli animali che è cessato, poiché l’unico vero sacrificio perfetto è stato compiuto da Cristo ed accettato da Dio.

Vs. 16-17. Non dimenticate poi di esercitare la beneficenza e di mettere in comune ciò che avete; perché è di tali sacrifici che Dio si compiace. 17 Ubbidite ai vostri conduttori e sottomettetevi a loro, perché essi vegliano per la vostra vita come chi deve renderne conto, affinché facciano questo con gioia e non sospirando; perché ciò non vi sarebbe di alcuna utilità. 

Preghiamo per i conduttori della chiesa ed obbediamo a loro, entro i limiti della Bibbia e proprio in base ad essa. Essi devono rendere conto a Dio per noi. Devono guidare dando l’esempio.

Paolo parla alla chiesa a Corinto, che lo ha rinnegato a causa dell’entrata di falsi dottori all’interno della chiesa.

2 Corinzi 1:24. Noi non signoreggiamo sulla vostra fede, ma siamo collaboratori della vostra gioia, perché nella fede già state saldi. 

Paolo, padre spirituale dei Corinzi, afferma di non voler dominare su di loro, ma di vederli crescere nella fede.

Paolo scrive una lettera a Filemone a riguardo di uno schiavo fuggito, recatosi a Roma, poi convertitosi grazie a Paolo. Ora l’apostolo rende questo uomo a Filemone, che ne è il padrone.

Filemone 1:8-10. Perciò, pur avendo molta libertà in Cristo di comandarti quello che conviene fare, 

Paolo potrebbe ordinare a Filemone cosa fare, ma preferisce chiedergli una cosa con amore:di rinviargli lo schiavo, perché a lui è utile.

9 preferisco fare appello al tuo amore, semplicemente come Paolo, vecchio, e ora anche prigioniero di Cristo Gesù; 10 ti prego per mio figlio che ho generato mentre ero in catene, per Onesimo, 

1 Pietro 5:2-4. pascete il gregge di Dio che è tra di voi, sorvegliandolo, non per obbligo, ma volenterosamente secondo Dio; non per vile guadagno, ma di buon animo; 3 non come dominatori di quelli che vi sono affidati, ma come esempi del gregge. 4 E quando apparirà il supremo pastore, riceverete la corona della gloria che non appassisce. 

Paolo scrive agli anziani delle chiese e dice loro di non servire per denaro, non per costrizione e non come dominatori sulle pecore.

Vs. 18-19. Pregate per noi; infatti siamo convinti di avere una buona coscienza, e siamo decisi a condurci onestamente in ogni cosa. 19 Ma ancor più vi esorto a farlo, affinché io vi sia restituito al più presto. 

L’autore chiede di pregare per lui e per chi si trova con lui. Probabilmente egli non si trova in catene perché il vs. 23 ci dice che è libero e che sta attendendo Timoteo per andarli a trovare. Certamente qualcosa ostacolava la realizzazione del suo viaggio, ma tali cose potevano essere rimosse con la preghiera.

Voti e saluti finali.

20 Or il Dio della pace, che in virtù del sangue del patto eterno ha fatto risalire dai morti il grande pastore delle pecore, il nostro Signore Gesù, 21 vi renda perfetti in ogni bene, affinché facciate la sua volontà, e operi in voi ciò che è gradito davanti a lui, per mezzo di Gesù Cristo; a lui sia la gloria nei secoli dei secoli. Amen. 22 Ora, fratelli, sopportate con pazienza, vi prego, la mia parola di esortazione perché vi ho scritto brevemente. 23 Sappiate che il nostro fratello Timoteo è stato messo in libertà; con lui, se viene presto, verrò a vedervi. 24 Salutate tutti i vostri conduttori e tutti i santi. Quelli d’Italia vi salutano. 25 La grazia sia con tutti voi. (Ebrei 13:1-25 NRV)

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