Ebrei 11

Ebrei 11:1-6
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Ebrei 11:17-19
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Ebrei 11:3-4
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Ebrei 11:20-22
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Ebrei 11:5
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Ebrei 11:23
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Ebrei 11:7
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Ebrei 11:24-26
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Ebrei 11:8-10
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Ebrei 11:28
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Ebrei 11:11-16
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Ebrei 11:29
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Cap. 11

Natura della fede; esempi di fede tratti dall’Antico Testamento

La fede

Bisogna credere nel Signore anche quando non capiamo cosa accade e non vediamo adempiersi le risposte che stiamo cercando; noi sappiamo in chi crediamo, perciò poniamo fede in Lui. Dio permette delle avversità nella nostra vita per conformarci a Cristo.

La fede non è il ripetere più volte la stessa cosa per far sì che essa diventi realtà:questa è la confessione positiva, che alcune chiese insegnano, ma non è ciò che Dio ci dice di fare. Egli è il Creatore di tutte le cose ed ha reso reale qualcosa che non c’era, ossia l’universo, attraverso la Sua Parola: ma noi non siamo Dio e non abbiamo questo potere. Con le nostre corde vocali noi possiamo creare delle onde sonore, ma non cose concrete. Al contrario, la Parola di Dio si è fatta carne ed ha dimorato in mezzo a noi:essa è Gesù, il creatore di ogni cosa.

Quando noi confessiamo ripetutamente che una certa situazione diventerà realtà (ad es. avere un conto in banca molto corposo), allora noi poniamo fede in noi stessi e nel potere che hanno le nostre parole: questa è la stregoneria; al contrario, la fede deve essere rivolta verso Dio, colui che interviene in modo soprannaturale in ogni ambito della nostra vita. Solo Dio può ribaltare una situazione eccezionale, dare vita dove non ce n’è, salvezza ai peccatori, lavoro e pane ai suoi figli. L’oggetto della fede biblica è Gesù, grazie alla cui opera siamo salvi.

Vs. 1. Or la fede è certezza di cose che si sperano, dimostrazione di realtà che non si vedono. 

Per fede noi confidiamo nel Signore, anche se non Lo vediamo o non comprendiamo le cose che ci accadono.

Come riceviamo la fede?

Romani 10:8-17. Che cosa dice invece? «La parola è vicino a te, nella tua bocca e nel tuo cuore»:questa è la parola della fede che noi annunziamo; 9 perché, se con la bocca avrai confessato Gesù come Signore e avrai creduto con il cuore che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvato; 10 infatti con il cuore si crede per ottenere la giustizia e con la bocca si fa confessione per essere salvati.

Per prima cosa dobbiamo credere per ottenere la giustificazione e la salvezza.

11 Difatti la Scrittura dice:«Chiunque crede in lui, non sarà deluso». 12 Poiché non c’è distinzione tra Giudeo e Greco, essendo egli lo stesso Signore di tutti, ricco verso tutti quelli che lo invocano. 13 Infatti chiunque avrà invocato il nome del Signore sarà salvato. 

La salvezza è a disposizione di tutti gli uomini.

14 Ora, come invocheranno colui nel quale non hanno creduto? E come crederanno in colui del quale non hanno sentito parlare? E come potranno sentirne parlare, se non c’è chi lo annunzi? 15 E come annunzieranno se non sono mandati? Com’è scritto:«Quanto sono belli i piedi di quelli che annunziano buone notizie!» 16 Ma non tutti hanno ubbidito alla buona notizia; Isaia infatti dice:«Signore, chi ha creduto alla nostra predicazione?» 17 Così la fede viene da ciò che si ascolta, e ciò che si ascolta viene dalla parola di Cristo. 

Ogni essere umano crede in Gesù se ascolta il Vangelo. Queste sono le fasi della salvezza:

  • udire la Parola

  • credere ad essa

  • solo a questo punto otteniamo la salvezza.

1 Pietro 1:23. perché siete stati rigenerati non da seme corruttibile, ma incorruttibile, cioè mediante la parola vivente e permanente di Dio. 

La Parola di Dio ci rigenera perché è vivente.

Efesini 2:8 Infatti è per grazia che siete stati salvati, mediante la fede; e ciò non viene da voi; è il dono di Dio. 

La fede è una scelta:possiamo accogliere o rigettare quanto Dio ha fatto per noi.

Marco 5:22-28. Ecco venire uno dei capi della sinagoga, chiamato Iairo, il quale, vedutolo, gli si gettò ai piedi 23 e lo pregò con insistenza, dicendo:«La mia bambina sta morendo. Vieni a posare le mani su di lei, affinché sia salva e viva». 24 Gesù andò con lui, e molta gente lo seguiva e lo stringeva da ogni parte. 25 Una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni 26 molto aveva sofferto da molti medici, e aveva speso tutto ciò che possedeva senza nessun giovamento, anzi era piuttosto peggiorata 

Fino a questo momento della sua vita questa donna ho posto fede nei medici e nei suoi soldi, che le permettevano di accedere alle cure.

27 avendo udito parlare di Gesù, venne dietro tra la folla e gli toccò la veste, perché diceva:28 «Se riesco a toccare almeno le sue vesti, sarò salva». 

Ora pone fede solo in Gesù, che è potente e ci salva. Comprende che non occorre neanche toccarlo personalmente, ma che la Sua potenza si irradia anche solo dai suoi abiti. La grandezza, quindi, non è nella nostra fede, ma nell’oggetto della fede, ossia Cristo Gesù.

Luca 17:5-6. Allora gli apostoli dissero al Signore:«Aumentaci la fede». 6 Il Signore disse:«Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo sicomoro:"Sràdicati e trapiàntati nel mare", e vi ubbidirebbe. 

Per compiere grandi opere occorre una fede piccolissima, perché la potenza non è in noi, ma nell’oggetto della nostra fede, ossia Gesù. Quindi è indispensabile rimanere ogni giorno ancorati alla Parola di Dio per accrescere la nostra comunione con Lui.

Marco 5:29-43. In quell’istante la sua emorragia ristagnò; ed ella sentì nel suo corpo di essere guarita da quella malattia. 30 Subito Gesù, conscio della potenza che era emanata da lui, voltatosi indietro verso quella folla, disse:«Chi mi ha toccato le vesti?» 

La potenza esce da Gesù senza il suo volere.

31 I suoi discepoli gli dissero:«Tu vedi come la folla ti si stringe attorno e dici:"Chi mi ha toccato?"» 32 Ed egli guardava attorno per vedere colei che aveva fatto questo. 33 Ma la donna paurosa e tremante, ben sapendo quello che era avvenuto in lei, venne, gli si gettò ai piedi e gli disse tutta la verità. 34 Ma Gesù le disse:«Figliola, la tua fede ti ha salvata; va’ in pace e sii guarita dal tuo male». 35 Mentre egli parlava ancora, vennero dalla casa del capo della sinagoga, dicendo:«Tua figlia è morta; perché incomodare ancora il Maestro?» 

Jairo ed i capi della sinagoga avevano fede che Gesù potesse guarire la bambina imponendole le mani, ma non resuscitarla dalla morte. Ora, umanamente parlando, ogni speranza è perduta, ed ecco che interviene l’opera di Cristo, per il quale nulla è impossibile.

36 Ma Gesù, udito quel che si diceva, disse al capo della sinagoga:«Non temere; soltanto continua ad aver fede!» 

La fede è una scelta. I sensi di Jairo gli dicevano che la figlia era morta, ma Gesù è l’autore della vita e può restituirla ai morti.

37 E non permise a nessuno di accompagnarlo, tranne che a Pietro, Giacomo e Giovanni, fratello di Giacomo. 38 Giunsero a casa del capo della sinagoga; ed egli vide una gran confusione e gente che piangeva e urlava. 39 Entrato, disse loro:«Perché fate tanto strepito e piangete? La bambina non è morta, ma dorme». 40 Ed essi ridevano di lui. Ma egli li mise tutti fuori, prese con sé il padre e la madre della bambina e quelli che erano con lui, ed entrò là dove era la bambina. 

Gesù esclude le persone che non credono.

41 E, presala per mano, le disse:«Talità cum!» che tradotto vuol dire:«Ragazza, ti dico:àlzati!» 42 Subito la ragazza si alzò e camminava, perché aveva dodici anni. E furono subito presi da grande stupore; 43 ed egli comandò loro con insistenza che nessuno lo venisse a sapere; e disse che le fosse dato da mangiare. 

Jairo ha fatto un passo di fede ed ha riavuto sua figlia.

Quindi:

  • la fede prevede un oggetto ben specifico:Gesù;

  • poi dobbiamo cominciare a camminare per fede. Se abbiamo fede siamo graditi a Dio, altrimenti non possiamo piacergli.

Vs. 2-6. Infatti, per essa fu resa buona testimonianza agli antichi ( o venerabili padri). 3 Per fede comprendiamo che i mondi sono stati formati dalla Parola di Dio; così le cose che si vedono non sono state tratte da cose apparenti. 4 Per fede Abele offrì a Dio un sacrificio più eccellente di quello di Caino; per mezzo di essa gli fu resa testimonianza che egli era giusto, quando Dio attestò di gradire le sue offerte; e per mezzo di essa, benché morto, egli parla ancora. 5 Per fede Enoc fu rapito perché non vedesse la morte; e non fu più trovato, perché Dio lo aveva portato via; infatti prima che fosse portato via ebbe la testimonianza di essere stato gradito a Dio. 

Enoc piacque a Dio:questo è lo scopo della nostra vita.

Vs. 6. Or senza fede è impossibile piacergli; poiché chi si accosta a Dio deve credere che egli è, e che ricompensa tutti quelli che lo cercano. 

Dobbiamo credere in un Dio invisibile e cercarlo continuamente, al fine di essere ricompensati.

Luca 18:1-8. Propose loro ancora questa parabola per mostrare che dovevano pregare sempre e non stancarsi:2 «In una certa città vi era un giudice, che non temeva Dio e non aveva rispetto per nessuno; 3 e in quella città vi era una vedova, la quale andava da lui e diceva:"Rendimi giustizia sul mio avversario". 4 Egli per qualche tempo non volle farlo; ma poi disse fra sé:"Benché io non tema Dio e non abbia rispetto per nessuno, 5 pure, poiché questa vedova continua a importunarmi, le renderò giustizia, perché, venendo a insistere, non finisca per rompermi la testa"». 6 Il Signore disse:«Ascoltate quel che dice il giudice ingiusto. 7 Dio non renderà dunque giustizia ai suoi eletti che giorno e notte gridano a lui? Tarderà nei loro confronti? 8 Io vi dico che renderà giustizia con prontezza. Ma quando il Figlio dell’uomo verrà, troverà la fede sulla terra?» 

La fede è strettamente legata alla preghiera.

Essa, infatti, è un atto di fede perché ci vede rivolti verso un Dio invisibile; in essa crediamo che l’Eterno esiste e che ci ascolta. Inoltre, dichiariamo di essere limitati e bisognosi di aiuto.

Vs. 3 Per fede comprendiamo che i mondi sono stati formati dalla parola di Dio; così le cose che si vedono non sono state tratte da cose apparenti. 

Solo per fede possiamo comprendere le opere che Dio ha compiuto, come la creazione, alla quale nessuno di noi ha assistito, o i miracoli, che hanno reso reale qualcosa di impossibile. Dio, attraverso la Sua Parola, che è qualcosa di intangibile, ha reso reale ciò che prima non esisteva ed ha creato l’universo.

così le cose che si vedono non sono state tratte da cose apparenti.

Questa parte di versetto può anche significare che tutto ciò che noi vediamo è formato da cose invisibili, gli atomi, le molecole. In ogni oggetto che sembra solido, infatti, è contenuta molta aria ed è costituito da neutroni, elettroni, atomi e molecole in movimento.

Ebrei 1:3. Egli, che è splendore della sua gloria e impronta della sua essenza, e che sostiene tutte le cose con la parola della sua potenza, dopo aver fatto la purificazione dei peccati, si è seduto alla destra della Maestà nei luoghi altissimi. 

Per la potenza della Sua Parola Gesù sostiene, tiene unita ogni cosa. Egli è la forza nucleare che tiene uniti gli atomi e le molecole tra loro, quella che gli scienziati chiamano “la forza maggiore nucleare”.

La fede di Abele.

Vs. 4. Per fede Abele offrì a Dio un sacrificio più eccellente 

Tutto lo studio di Ebrei usa delle parole chiave, tra le quali questa dell’eccellenza:Gesù è più eccellente degli angeli, dei profeti, di Mosè, di Aronne; il suo sacerdozio è più eccellente di quello dei Leviti.

Di nuovo ora ritroviamo questa parola che ci indica che il sacrificio di Abele era più eccellente di quello di Caino.

Perché ha questa caratteristica?

Genesi 4:1-3. Adamo conobbe Eva, sua moglie, la quale concepì e partorì Caino, e disse:«Ho acquistato un uomo con l’aiuto del SIGNORE». 

Caino significa “acquistato”.

2 Poi partorì ancora Abele, fratello di lui. Abele fu pastore di pecore; Caino lavoratore della terra. 

Abele significa “alito” oppure “nulla”.

Abele era un pastore, mentre Caino era un contadino.

3 Avvenne, dopo qualche tempo, che Caino fece un’offerta di frutti della terra al SIGNORE. 4 Abele offrì anch’egli dei primogeniti del suo gregge e del loro grasso. Il SIGNORE guardò con favore Abele e la sua offerta, 5 ma non guardò con favore Caino e la sua offerta. Caino ne fu molto irritato, e il suo viso era abbattuto. 6 Il SIGNORE disse a Caino:«Perché sei irritato? e perché hai il volto abbattuto? 7 Se agisci bene, non rialzerai il volto? Ma se agisci male, il peccato sta spiandoti alla porta, e i suoi desideri sono rivolti contro di te; ma tu dominalo!»

Perché Dio non accetta l’offerta di Caino?

Genesi 3:17-19. Ad Adamo disse:«Poiché hai dato ascolto alla voce di tua moglie e hai mangiato del frutto dall’albero circa il quale io ti avevo ordinato di non mangiarne, il suolo sarà maledetto per causa tua; ne mangerai il frutto con affanno, tutti i giorni della tua vita. 

Alcuni suppongono che tale sacrificio non fu gradito perché, a causa del peccato di Adamo, Dio aveva maledetto la terra. Tuttavia, Egli non ha maledetto le piante, ma solo la terra.

18 Esso ti produrrà spine e rovi, e tu mangerai l’erba dei campi; 

La maledizione comporta la nascita delle spine e della zizzania, che prima del peccato non esistevano.

19 mangerai il pane con il sudore del tuo volto, finché tu ritorni nella terra da cui fosti tratto; perché sei polvere e in polvere ritornerai». 

L’uomo deve procurarsi il cibo con fatica.

Dio accetta come offerta i frutti della terra e lo richiede espressamente:vedi Numeri 18:12. Dio chiede come primizia il meglio dell’olio, del mosto, del grano.

Nel caso di Caino, egli ha offerto a Dio il frutto della sua fatica, delle sue opere, ed esso non è gradito da Dio, il quale ha offerto Suo figlio in sacrificio gratuito per noi. Non esiste alcuna cosa che possiamo avere perché ce la siamo guadagnata; non c’è sudore sufficiente che possiamo versare per darci la salvezza.

Abele, invece, sparge il sangue di un agnello:solo il sacrificio di un innocente, di un altro essere vivente poteva avvicinarlo a Dio. Questo era un segno profetico.

Nessuno di noi un giorno in cielo si vanterà del proprio comportamento sulla terra, ma renderà grazia a Dio per la Sua bontà, attraverso il sacrificio di Cristo, un innocente.

di quello di Caino; per mezzo di essa gli fu resa testimonianza che egli era giusto, 

Abele viene giustificato per fede. Egli compie un gesto simbolico, che ricorda il sacrificio di Gesù.

quando Dio attestò di gradire le sue offerte; e per mezzo di essa, benché morto, egli parla ancora.

Ancora oggi dobbiamo seguire l’esempio di Abele.

Il sangue di Abele grida vendetta, così come la Legge di Dio vuole giustizia, ma il sangue di Gesù ci copre e ci porta il perdono. Così noi possiamo entrare con franchezza alla presenza del Padre, inginocchiarci davanti a Lui ed avere comunione.

La fede di Enoc (Il rapimento della Chiesa)

La Bibbia parla solo tre volte di Enoc:

  • qui, in Ebrei 11,

  • in Genesi 5:24

  • nel libro di Giuda.

Sappiamo pochissimo di lui e della sua vita, però mettendo insieme questi tre versetti comprendiamo come tutta la sua esistenza sia una lezione per noi oggi; egli è una figura della chiesa e del suo rapimento perché non sperimentò la morte.

Vs. 5. Per fede Enoc fu rapito perché non vedesse la morte; e non fu più trovato, perché Dio lo aveva portato via; infatti prima che fosse portato via ebbe la testimonianza di essere stato gradito a Dio. 

Enoc piacque a Dio:questo è lo scopo della nostra vita.

Enoc era il settimo discendente di Abramo ed è un esempio di fede, senza la quale non possiamo piacere a Dio. 

La sua persona ci parla del rapimento della chiesa, questa gloriosa speranza che ogni credente ha di vedere il ritorno di Cristo e non vivere la morte, ma essere trasformato in gloria. 

Enoc viene citato in Giuda per le profezie riguardo gli ultimi tempi ed è un esempio per noi circa il camminare con Dio. E’ un personaggio appena accennato nella Bibbia, quindi, ma ricco di messaggi spirituali.

Enov piace a Dio; solo di lui e di Gesù vengono dette queste parole.

In Genesi 5 viene riportata la genealogia che lo include:

Genesi 5:18-24. E Iared visse centosessantadue anni, e generò Enoc. 19 Iared, dopo aver generato Enoc, visse ottocento anni e generò figli e figlie; 20 tutto il tempo che Iared visse fu di novecentosessantadue anni; poi morì. 21 Enoc visse sessantacinque anni e generò Metusela. 22 Enoc, dopo aver generato Metusela, camminò con Dio trecento anni e generò figli e figlie. 23 Tutto il tempo che Enoc visse fu di trecentosessantacinque anni. 24 Enoc camminò con Dio; poi scomparve, perché Dio lo prese. 

Enoc è figlio di Jared e padre di Metuselah. Cominciò a camminare con Dio dopo la nascita di suo figlio.

Nello studio di Genesi è riportato il nome di tutti i discendenti di Abramo con i loro significati; messi assieme formano una frase profetica che parla di Gesù:Metuselah significa “la sua morte porterà ai prigionieri gioia e pace”. 

Ciò ha un doppio significato:

  • la morte di Cristo ha portato la salvezza per tutti gli uomini;

  • la morte di Methuselah ha segnato il momento dell’inizio della pioggia del diluvio, nel quale sono morti tutti gli uomini, tranne la famiglia di Noè.

Enoc è stato un profeta e dopo la nascita di suo figlio ha cominciato a camminare con Dio. Secondo la tradizione ebraica Enoc è nato il giorno di pentecoste, che allora non si festeggiava; in quello stesso giorno è nata la chiesa:Enoc è una figura della chiesa. Egli non muore perché Dio lo rapisce, come accadrà per la chiesa al suono dell’ultima tromba.

Apocalisse 4:1. Dopo queste cose vidi una porta aperta nel cielo, 

Gesù è la porta.

e la prima voce, che mi aveva già parlato come uno squillo di tromba, 

La voce di Gesù è come una tromba.

Nel calendario ebraico, la feste delle trombe avviene dopo quella di Pentecoste.

Le prime tre feste sono primaverili (Pasqua, pane azzimo, primizie) e rappresentano la morte, la sepoltura e la resurrezione di Cristo,

Pentecoste si celebra a giugno, quando si raccoglie il grano (nascita della chiesa e spargimento dello Spirito Santo),

le ultime tre, che profeticamente ancora si devono adempiere, sono feste autunnali. Non sappiamo a che ora o in quale giorno Gesù tornerà, ma possiamo comprendere come il rapimento avverrà in autunno. La festa delle trombe cade alla fine di settembre, inizio di ottobre. Questa festa precedeva il giorno dell’espiazione, quando il sacerdote entrava nel Luogo Santissimo per ricevere da Dio il perdono dei peccati per il popolo. Ogni giorno veniva suonata la tromba, un richiamo alla coscienza umana affinché ogni persona mettesse la sua vita a posto con Dio prima del giudizio. Quando veniva suonata l’ultima tromba, la grande tromba, avveniva il giudizio ed il tempo del ravvedimento era arrivato. 

Il rapimento della chiesa avverrà in un momento inaspettato per il mondo, ma non per i credenti; poi comincerà il tempo del regno dell’Anticristo, che durerà 7 anni, quando lui farà un patto con Israele. Dopo 3 anni e mezzo entrerà nel Tempio e proclamerà di essere Dio (abominazione di desolazione), poi inizierà la grande tribolazione.

Come Enoc, la chiesa non ci sarà più al momento del giudizio e sarà “in” Cristo, al sicuro dentro di Lui. Enoc è una figura della Chiesa:è nato il giorno di Pentecoste, ha camminato con Dio ed è stato rapito prima del giudizio.

Quest’ultimo verrà mandato sui non credenti affinché si ravvedano, ma la Chiesa si è già ravveduta, perciò non ha bisogno di questo tempo ed è già in Cristo. Siamo già figli di Dio ed oggetti del Suo amore.

Il libro di Giuda parla dei fatti che accadevano al tempo degli apostoli, ma è anche profetico e racconta della chiesa negli ultimi tempi. Per questo motivo vi è inserito anche Enoc, figura della chiesa.

Giuda 1:3-4. Carissimi, avendo un gran desiderio di scrivervi della nostra comune salvezza, mi sono trovato costretto a farlo per esortarvi a combattere strenuamente per la fede, che è stata trasmessa ai santi una volta per sempre. 

Tutto il libro di Giuda parla delle false dottrine, perciò qui ci si riferisce alle dottrine della fede cristiana; siamo esortati a combattere strenuamente per la loro integrità ed investigare la scrittura per verificare se le cose predicate sono realmente presenti nella Bibbia.

Perché si sono infiltrati fra di voi certi uomini (per i quali già da tempo è scritta questa condanna); empi che volgono in dissolutezza la grazia del nostro Dio e negano il nostro unico Padrone e Signore Gesù Cristo. 

Negli ultimi tempi questi empi si infiltreranno nella chiesa e muteranno la grazia di Dio, il Vangelo di Cristo, in una scusa per vivere nella dissolutezza:prepariamoci perché queste cose avverranno nelle chiese. In Italia la chiesa Valdese a Milano ha benedetto una coppia gay in una chiesa evangelica; essi sono apostati ed hanno negato il Signore Gesù. Sono il più antico movimento protestante nel mondo; un tempo venivano bruciati al rogo perché difendevano strenuamente le dottrine della fede, eppure oggi si sono compromessi fino a questo punto.

Enoc ha profetizzato avvenimenti futuri, che hanno a che fare con il ritorno di Cristo.

Giuda 1:14-25. Anche per costoro profetizzò Enoc, settimo dopo Adamo, dicendo:«Ecco, il Signore è venuto con le sue sante miriadi 15 per giudicare tutti; per convincere tutti gli empi di tutte le opere di empietà da loro commesse e di tutti gli insulti che gli empi peccatori hanno pronunciati contro di lui». 16 Sono dei mormoratori, degli scontenti; camminano secondo le loro passioni; la loro bocca proferisce cose incredibilmente gonfie, e circondano d’ammirazione le persone per interesse. 17 Ma voi, carissimi, ricordatevi di ciò che gli apostoli del Signore nostro Gesù Cristo hanno predetto, 18 quando vi dicevano:«Negli ultimi tempi vi saranno schernitori che vivranno secondo le loro empie passioni». 

Sta parlando della chiesa, non del mondo e riferisce di pastori che cammineranno secondo al loro carne e le loro passioni.

19 Essi sono quelli che provocano le divisioni, gente sensuale, 

La sensualità entrerà anche nelle chiese.

che non ha lo Spirito. 20 Ma voi, carissimi, edificando voi stessi nella vostra santissima fede, pregando mediante lo Spirito Santo, 21 conservatevi nell’amore di Dio, aspettando la misericordia del nostro Signore Gesù Cristo, a vita eterna. 22 Abbiate pietà di quelli che sono nel dubbio; 23 salvateli, strappandoli dal fuoco; e degli altri abbiate pietà mista a timore, odiando perfino la veste contaminata dalla carne. 

Siamo chiamati a tirare fuori dalla carnalità i fratelli caduti nel peccato, perché Dio è Santo e vuole che anche il suo popolo lo sia, e che si mantenga isolato rispetto ad un mondo perverso.

24 A colui che può preservarvi da ogni caduta e farvi comparire irreprensibili e con gioia davanti alla sua gloria, 25 al Dio unico, nostro Salvatore per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore, siano gloria, maestà, forza e potere prima di tutti i tempi, ora e per tutti i secoli. Amen. 

Quale cammino dobbiamo intraprendere in questo modo malvagio? Tutti i Padri della fede hanno vissuto in tempi simili ai nostri. Il Signore, il Re dei Re, ha la nostra vita nelle mani e può salvaguardarci da ogni caduta, se seguiamo la via che ci ha segnato.

Romani 8:1-7 Non c’è dunque più nessuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù, i quali non camminano secondo la carne, ma secondo lo spirito 2 perché la legge dello Spirito della vita in Cristo Gesù mi ha liberato dalla legge del peccato e della morte. 3 Infatti, ciò che era impossibile alla legge, perché la carne la rendeva impotente, Dio lo ha fatto; mandando il proprio Figlio in carne simile a carne di peccato e, a motivo del peccato, ha condannato il peccato nella carne, 4 affinché il comandamento della legge fosse adempiuto in noi, che camminiamo non secondo la carne, ma secondo lo Spirito. 5 Infatti quelli che sono secondo la carne, pensano alle cose della carne; invece quelli che sono secondo lo Spirito, pensano alle cose dello Spirito. 

A cosa volgiamo la nostra mente? Alle cose del mondo oppure alle cose dello Spirito? Ad esempio, attraverso la televisione assorbiamo i canoni di vita carnali, che non vengono da Dio.

6 Ma ciò che brama la carne è morte, mentre ciò che brama lo Spirito è vita e pace; 

Abbiamo una scelta davanti:morte oppure vita e pace?

Galati 5:16. Io dico:camminate secondo lo Spirito e non adempirete affatto i desideri della carne. 

Gesù è la luce del mondo:se lo seguiremo, non vivremo nelle tenebre, per la grazia di Dio, che ci da la forza. Come Enoc che camminò con Dio e piacque al suo Signore.

La fede di Noè (La chiesa negli ultimi tempi)

Vs. 7. Per fede Noè, divinamente avvertito di cose che non si vedevano ancora, con pio timore, preparò un’arca per la salvezza della sua famiglia; con la sua fede condannò il mondo e fu fatto erede della giustizia che si ha per mezzo della fede. 

Questo versetto inizia e termina con la parola “fede”.

Noè trovò grazia agli occhi di Dio perché costruì l’arca per fede, pur non comprendendo ciò che sarebbe accaduto. Forse egli in quel momento della sua vita aveva altri desideri, ma accantonò ogni cosa per seguire il volere di Dio, ponendolo al primo posto. Dedicò molti anni della sua esistenza alla costruzione un’arca per salvare i suoi cari.

In Genesi 6:9 Noè viene chiamato “giusto” ed in 2 Pietro 2:5 è definito “predicatore di giustizia”; è associato al concetto di giustizia anche in Ezechiele 14:14 e nel libro della Sapienza 10:4. Fu durante il suo cammino di fede che divenne erede della giustizia.

Genesi 6:5-14. Il SIGNORE vide che la malvagità degli uomini era grande sulla terra e che il loro cuore concepiva soltanto disegni malvagi in ogni tempo. 6 Il SIGNORE si pentì d’aver fatto l’uomo sulla terra, e se ne addolorò in cuor suo. 7 E il SIGNORE disse:«Io sterminerò dalla faccia della terra l’uomo che ho creato:dall’uomo al bestiame, ai rettili, agli uccelli dei cieli; perché mi pento di averli fatti». 8 Ma Noè trovò grazia agli occhi del SIGNORE. 

Questa è la prima volta che viene usata la parola “grazia” nella Bibbia e Noè fu salvato unicamente per la grazia di Dio.

Questa è la posterità di Noè. Noè fu uomo giusto, integro, ai suoi tempi; Noè camminò con Dio. 

La condizione umana era quella di avere pensieri malvagi, tranne Noè, poiché era un credente e temeva Dio. Come Enoc, anche Noè era una figura dei credenti negli ultimi tempi ed ha una stretta attinenza con noi oggi, in qualunque luogo viviamo.

10 Noè generò tre figli:Sem, Cam e Iafet. 11 Or la terra era corrotta davanti a Dio; la terra era piena di violenza. 12 Dio guardò la terra; ed ecco, era corrotta, poiché tutti erano diventati corrotti sulla terra. 13 Allora Dio disse a Noè:«Nei miei decreti, la fine di ogni essere vivente è giunta poiché la terra, a causa degli uomini, è piena di violenza; ecco, io li distruggerò, insieme con la terra. 14 Fatti un’arca di legno di gofer; falla a stanze, e spalmala di pece di dentro e di fuori. 

In 2 Pietro 3 non viene nominato specificatamente Noè, ma Pietro usa la storia del diluvio per raccontarci cosa accadrà negli ultimi tempi e quale sarà la sorte della chiesa, dei giusti e dei malvagi. 

2 Pietro 3:1-9. Carissimi, questa è già la seconda lettera che vi scrivo; e in entrambe io tengo desta la vostra mente sincera facendo appello alla vostra memoria, 2 perché vi ricordiate le parole già dette dai santi profeti, e il comandamento del Signore e Salvatore trasmessovi dai vostri apostoli. 3 Sappiate questo, prima di tutto:

che negli ultimi giorni verranno schernitori beffardi, i quali si comporteranno secondo i propri desideri peccaminosi 4 e diranno:«Dov’è la promessa della sua venuta? Perché dal giorno in cui i padri si sono addormentati, tutte le cose continuano come dal principio della creazione». 5 Ma costoro dimenticano volontariamente che nel passato, per effetto della parola di Dio, esistettero dei cieli e una terra tratta dall’acqua e sussistente in mezzo all’acqua; 6 e che, per queste stesse cause, il mondo di allora, sommerso dall’acqua, perì; 7 mentre i cieli e la terra attuali sono conservati dalla medesima parola, riservati al fuoco per il giorno del giudizio e della perdizione degli empi. 8 Ma voi, carissimi, non dimenticate quest’unica cosa:per il Signore un giorno è come mille anni, e mille anni sono come un giorno. 9 Il Signore non ritarda l’adempimento della sua promessa, come pretendono alcuni; ma è paziente verso di voi, non volendo che qualcuno perisca, ma che tutti giungano al ravvedimento. 

Dio ritarda il suo ritorno affinché ogni essere umano vivente abbia la possibilità di giungere alla salvezza. Egli ama tutti e desidera che abbiano la possibilità di avere la vita eterna. Purtroppo sappiamo che molti rifiuteranno questo dono e saranno condannati.

Negli ultimi tempi degli schernitori metteranno in dubbio il ritorno di Cristo, affermando che dall’inizio della creazione nulla è cambiato; invece, c’è stato il diluvio, che ha punito gli empi.

Prima di Darwin tutti gli scienziati studiavano l’universo per comprendere il pensiero di Dio, creatore indiscusso di tutte le cose. Con lui, invece, entra nella scienza un nuovo pensiero, che elimina Dio:ogni cosa si è evoluta da sola, per caso.

Dio ha creato il mondo in sei giorni:questo dichiara Genesi; ogni credente ritiene tale fatto come vero perché viene affermato direttamente da Dio stesso, l’unico testimone oculare presente in quel momento.

La creazione ha avuto luogo in sei giorni, fatto che simboleggia la salvezza umana, che viene data quando entriamo nel riposo di Cristo.

Oggi la scienza vuole negare l’esistenza del grande diluvio, dando spiegazioni fantasiose alla presenza delle conchiglie sulla cima delle montagne. Ma i Salmi ci dicono che Dio ha creato le montagne al tempo del diluvio e molte leggende indiane parlano di questo evento. La scienza lo nega, dice che è un mito, perché implicherebbe l’esistenza di un Dio che lo ha provocato.

Il ritorno del Signore è annunciato anche in:

Luca 17:26-36. Come avvenne ai giorni di Noè, così pure avverrà ai giorni del Figlio dell’uomo. 27 Si mangiava, si beveva, si prendeva moglie, si andava a marito, fino al giorno che Noè entrò nell’arca, e venne il diluvio che li fece perire tutti. 

Negli ultimi tempi sarà come ai tempi di Noè, quando nessun uomo scorgeva il pericolo incombente:la vita procede normalmente.

28 Similmente, come avvenne ai giorni di Lot:si mangiava, si beveva, si comprava, si vendeva, si piantava, si costruiva; 29 ma nel giorno che Lot uscì da Sodoma piovve dal cielo fuoco e zolfo, che li fece perire tutti. 30 Lo stesso avverrà nel giorno in cui il Figlio dell’uomo sarà manifestato. 31 In quel giorno, chi sarà sulla terrazza e avrà le sue cose in casa, non scenda a prenderle; così pure chi sarà nei campi non torni indietro. 32 Ricordatevi della moglie di Lot. 33 Chi cercherà di salvare la sua vita, la perderà; ma chi la perderà, la preserverà. 34 Io vi dico:in quella notte, due saranno in un letto; l’uno sarà preso, e l’altro lasciato. 35 Due donne macineranno assieme; l’una sarà presa e l’altra lasciata. 36 Due uomini saranno nei campi; l’uno sarà preso e l’altro lasciato.» 

La rovina arriva quando Lot lascia Sodoma o quando Noè entra nell’arca:quando i credenti saranno al sicuro (rapimento) giungerà la grande tribolazione.

Noè è una figura dei credenti:anche noi viviamo in tempi malvagi, i pensieri umani sono peccaminosi, la morale è decaduta.

Perciò anche noi dobbiamo porre fede in Gesù, come fece Noè:Vs. 7. Per fede Noè, divinamente avvertito di cose che non si vedevano ancora, con pio timore, preparò un’arca per la salvezza della sua famiglia; con la sua fede condannò il mondo e fu fatto erede della giustizia che si ha per mezzo della fede. 

Anche il ritorno di Cristo non si è mai visto nella storia umana, ma noi sappiamo per fede che ciò avverrà, perciò prepariamoci. Come Noè dobbiamo camminare per fede, seguire la Parola ed avere santo timore.

Al contrario osserviamo Lot:

Genesi 19:12-14. Quegli uomini dissero a Lot:«Chi hai ancora qui? Fa’ uscire da questo luogo generi, figli, figlie e chiunque dei tuoi è in questa città, 13 perché noi distruggeremo questo luogo. Infatti il grido contro i suoi abitanti è grande davanti al SIGNORE, e il SIGNORE ci ha mandati a distruggerlo». 14 Allora Lot uscì, parlò ai suoi generi che avevano preso le sue figlie, e disse:«Alzatevi, uscite da questo luogo, perché il SIGNORE sta per distruggere la città». Ma ai suoi generi parve che volesse scherzare. 

I generi deridono Lot perché ai loro occhi non è un credente degno di portare questo nome, avendo accettato dei compromessi nel vivere a Sodoma. Essi non verranno salvati, mentre le nuore di Noè avranno la vita:evidentemente quest’ultimo è stato un buon esempio per loro.

Quindi: per preparare un’arca per la nostra famiglia 

  1. dobbiamo dare una buona testimonianza di fede

  2. pregare per la nostra famiglia, anche col digiuno.

Giacomo 5:16. Confessate dunque i vostri peccati gli uni agli altri, pregate gli uni per gli altri affinché siate guariti; la preghiera del giusto ha una grande efficacia. 

La preghiera è un’arma potente, perciò Satana cerca di ostacolarci in ogni modo in questo.

  • Laviamo noi stessi e la nostra famiglia con la Parola.

Romani:1-2. Vi esorto dunque, fratelli, per la misericordia di Dio, a presentare i vostri corpi in sacrificio vivente, santo, gradito a Dio; questo è il vostro culto spirituale. 2 Non conformatevi a questo mondo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente, affinché conosciate per esperienza quale sia la volontà di Dio, la buona, gradita e perfetta volontà.

La Parola di Dio rinnova la nostra mente.

Efesini 5:25-27. Mariti, amate le vostre mogli, come anche Cristo ha amato la chiesa e ha dato sé stesso per lei, 26 per santificarla dopo averla purificata lavandola con l’acqua della parola, 27 per farla comparire davanti a sé, gloriosa, senza macchia, senza ruga o altri simili difetti, ma santa e irreprensibile. 

Dobbiamo lavare la nostra mente attraverso una lettura quotidiana della Parola. Preghiamo per la nostra famiglia e seminiamo la Parola, anche col nostro comportamento.

La fede di Abramo

Vs. 8-10. Per fede Abraamo, quando fu chiamato, ubbidì, per andarsene in un luogo che egli doveva ricevere in eredità; e partì senza sapere dove andava. 

Abramo, il padre dei credenti, fu chiamato ad uscire dalla sua terra, Ur dei Caldei, in Mesopotamia, per recarsi a Canaan. Egli accettò l’invito per la fede che riponeva in Dio, credendo alle sue promesse; s’incammina pur non conoscendo la meta del suo viaggio. Fu disposto ad abitare come straniero nella terra che gli era stata promessa, senza diritti né possedimenti, se non un campo che acquistò come sepolcro. La sua attesa, infatti, si rivolgeva ai beni eterni che avrebbe posseduto in cielo. 

Il Signore ci chiama e noi dobbiamo rispondere perché solamente in Lui avremo le fondamenta della nostra vita e la piena soddisfazione.

9 Per fede soggiornò nella terra promessa come in terra straniera, abitando in tende, come Isacco e Giacobbe, eredi con lui della stessa promessa, 10 perché aspettava la città che ha le vere fondamenta e il cui architetto e costruttore è Dio.

Abramo fu un uomo salvato per fede, che lasciò tutto ciò che possedeva per obbedire a Dio. Gli Ebrei vantavano di essere figli di questo grande patriarca, ma Paolo sottolinea che essi furono sua progenie, ma non necessariamente figli perché non seguirono il suo esempio. 

Romani 4:16. Perciò l’eredità è per fede, affinché sia per grazia; in modo che la promessa sia sicura per tutta la discendenza; non soltanto per quella che è sotto la legge (popolo di Israele), ma anche per quella che discende dalla fede d’Abraamo. Egli è padre di noi tutti 

Abramo è importante perché è il padre spirituale di tutti i credenti, è l’esempio, il primo.

  • Egli è stato chiamato da Dio,

  • poi ha intrapreso un cammino.

Giosuè 24 ci racconta della sua vita prima di tale fatto e delle attività che svolgeva ad Ur. Vs. 2-4. Giosuè disse a tutto il popolo:«Così parla il SIGNORE, il Dio d’Israele:"I vostri padri, come Terà padre di Abraamo e padre di Naor, abitarono anticamente di là dal fiume, e servirono gli altri dèi. 3 E io presi il padre vostro Abraamo di là dal fiume, gli feci percorrere tutto il paese di Canaan, moltiplicai la sua discendenza e gli diedi Isacco. 4 A Isacco diedi Giacobbe ed Esaù, e assegnai a Esaù la proprietà del monte Seir, e Giacobbe e i suoi figli scesero in Egitto.

Prima di incontrare Dio, Abramo era un idolatra (vs. 2), come tutti gli uomini del suo tempo.

Stefano, diacono della chiesa in Gerusalemme, svela alcune cose di Abramo:

Atti 7:2-4. Egli rispose:«Fratelli e padri, ascoltate. Il Dio della gloria apparve ad Abraamo, nostro padre, mentr’egli era in Mesopotamia, prima che si stabilisse in Carran, 3 e gli disse:"Esci dal tuo paese e dal tuo parentado, e va’ nel paese che io ti mostrerò". 4 Allora egli lasciò il paese dei Caldei, e andò ad abitare in Carran; e di là, dopo che suo padre morì, Dio lo fece venire in questo paese, che ora voi abitate. 

Stefano racconta che Dio chiama Abramo per due volte, quindi la prima volta non ha obbedito.

La chiamata di Dio ad Abramo avviene circa 330 anni dopo che l’Eterno ha disperso le nazioni attraverso lingue diverse, dopo la costruzione della torre di Babele.

Genesi 11:31. Tera prese Abramo, suo figlio, e Lot, figlio di Aran, cioè figlio di suo figlio, e Sarai sua nuora, moglie d’Abramo suo figlio, e uscì con loro da Ur dei Caldei per andare nel paese di Canaan. Essi giunsero fino a Caran, e là soggiornarono. 

Dio appare ad Abramo ad Ur de’ Caldei e gli ordina di uscire da quella terra, per recarsi in un luogo che Lui gli avrebbe indicato. Abramo obbedisce parzialmente:esce dalla città, ma si ferma a Caran, fra Babilonia ed Israele.

Allora Dio deve rinnovare il suo ordine.

Genesi 12:1-2. Il SIGNORE disse ad Abramo:«Va’ via dal tuo paese, dai tuoi parenti e dalla casa di tuo padre, e va’ nel paese che io ti mostrerò; 

Dio è categorico:non chiede, ma ordina ad Abramo di andare in una terra a lui sconosciuta. Probabilmente il patriarca si è spaventato e per questo ha obbedito solo parzialmente.

Dio chiede tre cose:

  1. andare via dal suo paese:per noi la nostra nazione è la certezza, la cultura, la lingua, le abitudini;

  2. allontanarsi dai parenti e dagli affetti;

  3. fuggire dalla casa di suo padre, dalle abitudini e dalle sicurezze finanziarie della famiglia. Fino a quel momento egli aveva mantenuto la moglie ed era vissuto agiatamente in casa, ma Dio lo chiama a vivere per fede.

Questi tre aspetti vengono chiesti anche a noi: siamo disposti a lasciare le nostre certezze per fare totalmente la volontà di Dio? Allora riceveremo le promesse:

  1. Dio guiderà la nostra vita e ci mostrerà tutti i passi da compiere. io ti mostrerò

2 io farò di te una grande nazione, 

  1. Dio è l’artefice di ogni aspetto.

  2. ti benedirò e 

  3. renderò grande il tuo nome: in ogni parte del mondo viene stimato ancora oggi il nome di Abramo.

  4. e tu sarai fonte di benedizione. Infatti Dio ci benedice perché tale benedizione si irradi verso gli altri.

 3 Benedirò quelli che ti benediranno e maledirò chi ti maledirà, e in te saranno benedette tutte le famiglie della terra».

Un discendente di Abramo sarà Gesù, che porterà la vita a tutti gli uomini.

Vs. 8-10. Per fede Abraamo, quando fu chiamato, ubbidì, per andarsene in un luogo che egli doveva ricevere in eredità; e partì senza sapere dove andava. 9 Per fede soggiornò nella terra promessa come in terra straniera, abitando in tende, come Isacco e Giacobbe, eredi con lui della stessa promessa, 10 perché aspettava la città che ha le vere fondamenta e il cui architetto e costruttore è Dio. 

Questa fu la prima chiamata di Abramo, paragonabile alla nostra fuori dal mondo e dal peccato; infatti Dio in Cristo ci ha fatto un invito a camminare con Lui per fede e riceveremo la guida per il nostro procedere nella vita. Le promesse di Abramo sono anche nostre per eredità.

Per fede soggiornò nella terra promessa come in terra straniera, abitando in tende, come Isacco e Giacobbe, eredi con lui della stessa promessa, 

Abramo vive in una tenda, che simboleggia il vivere in modo temporaneo, senza mettere radici (al contrario della casa). I cristiani non vivranno per sempre sulla terra, ma avranno una residenza in cielo; lì dobbiamo accumulare i nostri tesori e, quindi, porre i nostri cuori. Non diamo valore alle cose terrene; siamo dei pellegrini.

perché aspettava la città che ha le vere fondamenta e il cui architetto e costruttore è Dio. 

In questa vita non abbiamo delle fondamenta sicure, anche se temporaneamente viviamo in case stabili, mentre un giorno vivremo in un luogo che è stato edificato da Dio perché duri in eterno.

Ebrei 13:12-14. Perciò anche Gesù, per santificare il popolo con il proprio sangue, soffrì fuori della porta della città. 

I malfattori venivano uccisi fuori dalle porte di Gerusalemme, in un luogo vergognoso, simbolo dell’espulsione dalla comunità.

13 Usciamo quindi fuori dall’accampamento e andiamo a lui portando il suo obbrobrio. 14 Perché non abbiamo quaggiù una città stabile, ma cerchiamo quella futura. 

Gesù si è umiliato per noi, per riscattarci e creare un popolo per Dio. Non attacchiamoci troppo a questo mondo perché è destinato a perire. Siamo chiamati ad essere un popolo separato, diverso dagli altri, deciso a proclamare a gran voce l’amore per Gesù.

La fede di Sara

Vs. 11. Per fede anche Sara, benché fuori di età, ricevette forza di concepire, perché ritenne fedele colui che aveva fatto la promessa. 

Sara ha riso delle promesse di Dio, infatti il nome di suo figlio significa “ridere”; qui viene descritta come una donna di fede perché vista, non com’era nella realtà, ma attraverso il modo di vederci di Dio.

In questo elenco di persone di fede troviamo solo due donne citate:Sara e Raab, la quale ha ricevuto le spie mandate da Giosuè.

Chi è Sara?

Genesi 11:29 dice che Abramo prese Sarai come sua sposa:infatti il suo nome è stato cambiato da Dio. Anche a suo marito Abramo è stato attribuito un nuovo nome; egli è una figura di tutti i credenti del Nuovo Patto, chiamati fuori dalla loro vecchia vita per intraprendere un cammino di fede col Signore.

Genesi 11:30 ci dice che era sterile.

Genesi 12:4 ci dice che quando Dio ha chiamato Abramo in Haran lei aveva 65 anni, poi andrà in Egitto, dove fu molto apprezzata dal Faraone per la sua bellezza.

Genesi 12:2. io farò di te una grande nazione, ti benedirò e renderò grande il tuo nome e tu sarai fonte di benedizione. 

Questa promessa si esaudirà dopo 24 anni, quando Sara avrà 89 anni e suo marito 99. Lei era già sterile ed ora è in menopausa.

3 Benedirò quelli che ti benediranno e maledirò chi ti maledirà, e in te saranno benedette tutte le famiglie della terra». 4 Abramo partì, come il SIGNORE gli aveva detto, e Lot andò con lui. Abramo aveva settantacinque anni quando partì da Caran. 

Genesi 17:1-7. Quando Abramo ebbe novantanove anni, il SIGNORE gli apparve e gli disse:«Io sono il Dio onnipotente; cammina alla mia presenza e sii integro; 2 e io stabilirò il mio patto fra me e te e ti moltiplicherò grandemente». 

E’ già nato Ismaele, quindi Abramo è già padre.

3 Allora Abramo si prostrò con la faccia a terra e Dio gli parlò, dicendo:4 «Quanto a me, ecco il patto che faccio con te; tu diventerai padre di una moltitudine di nazioni; 5 non sarai più chiamato Abramo, ma il tuo nome sarà Abraamo, 

Abramo significa “padre esaltato”, mentre Abrahamo vuol dire “padre di una moltitudine”. E’ significativo il fatto che Dio non adempie le sue promesse prima di aver cambiato il nome di Abramo e Sara. Il Signore cambierà il nome di Simone in Pietro, di Saulo in Paolo e ha promesso ai credenti perseveranti di ottenere in dono una pietruzza bianca, riportante il nuovo nome dato dal Signore a quella persona, nome noto solo a Lui e alla persona stessa.

Dio cambia il nome di Abramo e Sara come segno profetico per la nuova nascita.

poiché io ti costituisco padre di una moltitudine di nazioni. 6 Ti farò moltiplicare grandemente, ti farò divenire nazioni e da te usciranno dei re. 7 Stabilirò il mio patto fra me e te e i tuoi discendenti dopo di te, di generazione in generazione; sarà un patto eterno per il quale io sarò il Dio tuo e della tua discendenza dopo di te. 

Il patto eterno riguarda Gesù Cristo perché IN LUI si è adempiuto; Egli è il sacerdote in eterno, secondo l’ordine di Melchisedec, risorto dalla morte. Attraverso di Lui tale patto si è esteso a tutti i credenti.

Genesi 17:15-16. Dio disse ad Abraamo:«Quanto a Sarai tua moglie, non la chiamare più Sarai; il suo nome sarà, invece, Sara. 16 Io la benedirò e da lei ti darò anche un figlio; la benedirò e diventerà nazioni; re di popoli usciranno da lei». 

Lei diventerà madre di diverse nazioni:è la stessa promessa fatta ad Abramo.

Sarai significa “mia principessa”, mentre Sara vuol dire “principessa, regina” ed è espresso sempre al plurale:sarà la principessa di molte persone.

Noi sappiamo dalla Bibbia che Sara ha riso quando Dio le ha promesso la nascita di Isacco e da tale azione è derivato il suo nome; in realtà fu Abramo il primo a ridere:

Genesi 17:17-20. Allora Abraamo si prostrò con la faccia a terra, rise, e disse in cuor suo:«Nascerà un figlio a un uomo di cent’anni? E Sara partorirà ora che ha novant’anni?» 18 Abraamo disse a Dio:«Oh, possa almeno Ismaele vivere davanti a te!» 

Non si comprende se Abramo ride di gioia o per l’incredulità; sta di fatto che la sua speranza è ancora in Ismaele, frutto dell’uomo, non della promessa.

19 Dio rispose:«No, Sara, tua moglie, ti partorirà un figlio e tu gli metterai il nome di Isacco. Io stabilirò il mio patto con lui, un patto eterno per la sua discendenza dopo di lui.

Con Isacco stabilisce un patto eterno, ma non con Ismaele. Quest’ultimo viene benedetto e moltiplicato, ma non avrà un patto con Dio.

Infatti:

20 Quanto a Ismaele, io ti ho esaudito. Ecco, io l’ho benedetto e farò in modo che si moltiplichi e si accresca straordinariamente. Egli genererà dodici principi e io farò di lui una grande nazione.

Noi sappiamo che Dio non riconoscerà mai Ismaele come figlio di Abramo, ma solo Isacco, considerato UNICO figlio. Allo stesso modo non riconosce l’agire umano, né le religioni inventate dall’uomo. C’è solo una via che ci avvicina a Dio ed è Gesù.

Genesi 18:9-15. Alcuni angeli vengono mandati per distruggere Sodoma e Gomorra, si recano da Abramo e predicono la maternità di Sara; lei ride nel suo cuore:Dio vede anche i nostri pensieri. Poi essi gli dissero:«Dov’è Sara, tua moglie?» Ed egli rispose:«É là nella tenda». 10 E l’altro:«Tornerò certamente da te fra un anno; allora Sara, tua moglie, avrà un figlio». Sara intanto stava ad ascoltare all’ingresso della tenda, che era dietro di lui. 11 Abraamo e Sara erano vecchi, ben avanti negli anni, e Sara non aveva più i corsi ordinari delle donne. 12 Sara rise dentro di sé, dicendo:«Vecchia come sono, dovrei avere tali piaceri? Anche il mio signore è vecchio!» 13 Il SIGNORE disse ad Abraamo:«Perché mai ha riso Sara, dicendo:"Partorirei io per davvero, vecchia come sono?" 14 Vi è forse qualcosa che sia troppo difficile per il SIGNORE? 

Nulla è troppo difficile per Dio.

Al tempo fissato, l’anno prossimo, tornerò e Sara avrà un figlio». 15 Allora Sara negò, dicendo:«Non ho riso»; perché ebbe paura. Ma egli disse:«Invece hai riso!» 

E’ inutile discutere con Dio perché Egli conosce ogni cosa.

Abramo è il simbolo del credente nel Nuovo Patto, Sara quello del Nuovo Patto stesso, poiché riceve una grazia immensa.

Galati: 4:19-31. Figli miei, per i quali sono di nuovo in doglie, finché Cristo sia formato in voi, 20 oh, come vorrei essere ora presente tra di voi e cambiar tono perché sono perplesso a vostro riguardo! 21 Ditemi, voi che volete essere sotto la legge, non prestate ascolto alla legge? 

I Galati erano dei credenti, ma poi nella chiesa entrarono degli Ebrei che volevano imporre loro le usanze religiose umane (cibi proibiti, circoncisione…); il legalismo vuole farci avere la giustizia di Dio attraverso le opere umane.

22 Infatti sta scritto che Abraamo ebbe due figli:uno dalla schiava e uno dalla donna libera; 23 ma quello della schiava nacque secondo la carne, mentre quello della libera nacque in virtù della promessa. 

Isacco nasce solamente per il volere di Dio e per fede nelle promesse.

24 Queste cose hanno un senso allegorico; poiché queste donne sono due patti; uno, del monte Sinai, genera per la schiavitù, ed è Agar. 25 Infatti Agar è il monte Sinai in Arabia e corrisponde alla Gerusalemme del tempo presente, che è schiava con i suoi figli. 

Agar è il vecchio patto.

Sara è il Nuovo patto e ci porta alla vita in Gesù. Lei ha ottenuto ed afferrato le benedizioni di Dio.

26 Ma la Gerusalemme di lassù è libera, ed è nostra madre. 27 Infatti sta scritto:«Rallègrati, sterile, che non partorivi! Prorompi in grida, tu che non avevi provato le doglie del parto! Poiché i figli dell’abbandonata saranno più numerosi di quelli di colei che aveva marito». 28 Ora, fratelli, come Isacco, voi siete figli della promessa. 29 E come allora colui che era nato secondo la carne perseguitava quello che era nato secondo lo Spirito, così succede anche ora. 30 Ma che dice la Scrittura? Caccia via la schiava e suo figlio; perché il figlio della schiava non sarà erede con il figlio della donna libera. 31 Perciò, fratelli, noi non siamo figli della schiava, ma della donna libera. 

Chi afferra le benedizioni di Gesù entra poi nel Suo riposo:non dobbiamo aggiungere nulla alla sua opera

Ebrei 4:1-11. Stiamo dunque attenti:la promessa di entrare nel suo riposo è ancora valida e nessuno di voi deve pensare di esserne escluso. 2 Poiché a noi come a loro è stata annunziata una buona notizia; a loro però la parola della predicazione non giovò a nulla non essendo stata assimilata per fede da quelli che l’avevano ascoltata. 3 Noi che abbiamo creduto, infatti, entriamo in quel riposo, come Dio ha detto:«Così giurai nella mia ira:"Non entreranno nel mio riposo!"» E così disse, benché le sue opere fossero terminate fin dalla creazione del mondo. 4 Infatti, in qualche luogo, a proposito del settimo giorno, è detto così:«Dio si riposò il settimo giorno da tutte le sue opere»; 5 e di nuovo nel medesimo passo:«Non entreranno nel mio riposo!» 6 Poiché risulta che alcuni devono entrarci, e quelli ai quali la buona notizia fu prima annunziata non vi entrarono a motivo della loro disubbidienza, 7 Dio stabilisce di nuovo un giorno-oggi-dicendo per mezzo di Davide, dopo tanto tempo, come si è detto prima:«Oggi, se udite la sua voce, non indurite i vostri cuori!» 8 Infatti, se Giosuè avesse dato loro il riposo, Dio non parlerebbe ancora d’un altro giorno. 9 Rimane dunque un riposo sabatico per il popolo di Dio; 10 infatti chi entra nel riposo di Dio si riposa anche lui dalle opere proprie, come Dio si riposò dalle sue. 11 Sforziamoci dunque di entrare in quel riposo, affinché nessuno cada seguendo lo stesso esempio di disubbidienza. 

Solo l’incredulità ci porta fuori dal riposo, nel quale siamo entrati per fede.

Vs. 12. Perciò, da una sola persona, e già svigorita, è nata una discendenza numerosa come le stelle del cielo, come la sabbia lungo la riva del mare che non si può contare. 

Vs. 13-16. Tutti costoro sono morti nella fede, senza ricevere le cose promesse, ma le hanno vedute e salutate da lontano, confessando di essere forestieri e pellegrini sulla terra. 14 Infatti, chi dice così dimostra di cercare una patria; 

Se siamo nati di nuovo siamo oriundi dal Regno dei Cieli e lì torneremo. Abbandoniamo, quindi, l’affezione per le cose che abbiamo vissuto, perché siamo pellegrini su questa terra ed un giorno ne avremo di nuove.

15 e se avessero avuto a cuore quella da cui erano usciti, certo avrebbero avuto tempo di ritornarvi! 16 Ma ora ne desiderano una migliore, cioè quella celeste; perciò Dio non si vergogna di essere chiamato il loro Dio, poiché ha preparato loro una città. 

Dio ci ha preparato una nuova patria, la Gerusalemme celeste. Per fede dobbiamo vivere le circostanze quotidiane con la certezza che ne avremo di migliori, al di là delle nostre aspettative. I nostri pensieri non collimano con i suoi, che sono molto migliori dei nostri, essendo onnisciente. 

Essere messi alla prova.

Vs. 17-19. Per fede Abraamo, quando fu messo alla prova, offrì Isacco; egli, che aveva ricevuto le promesse, offrì il suo unigenito. 

Per fede Abramo è pronto a sacrificare Isacco, sperando che avvenga qualcosa di miracoloso.

18 Eppure Dio gli aveva detto:«É in Isacco che ti sarà data una discendenza». 

Abramo ha ricevuto la promessa di Dio, perciò ora è certo che Egli sarebbe intervenuto in qualche modo. Lo scopo della nostra vita è quello di dare gloria a Dio. Se l’adempimento delle promesse dovessero tardare (dal nostro punto di vista) vuol dire che non è ancora la loro ora:non preoccupiamoci, perché avverranno nel tempo debito.

19 Abraamo era persuaso che Dio è potente da risuscitare anche i morti; e riebbe Isacco come per una specie di risurrezione. 

Di Abramo vengono ricordati vari avvenimenti della sua vita, mentre delle altre persone ne viene citata una sola.

  1. La sua chiamata fuori da Ur,

  2. la fede di Sara e di Abramo per la nascita miracolosa di un figlio in tarda età,

  3. la disposizione a sacrificare Isacco, il figlio tanto atteso. Questo evento è il fatto centrale della vita di quest’uomo.

Fu messo alla prova:

Genesi 22:1. Dopo queste cose, Dio mise alla prova Abraamo e gli disse:«Abraamo!» Egli rispose:«Eccomi». 

Dio mette alla prova Abramo, ma non nel senso che lo tenta:Egli, infatti, non è tentato e non tenta nessuno. La parola prova è l’ebraico “Nissa” ed è la stessa che indica l’indossare l’armatura (quando Davide mise indosso l’armatura di Saul in 1 Sam, per combattere contro Golia, ma tale armatura non era della sua misura).

Dio non doveva misurare il cuore di Abramo, a Lui già ben noto, perciò non voleva metterlo alla prova; al contrario, l’angelo, dopo l’agire del patriarca, afferma di sapere cos’è disposto a fare per la fede in Dio. Gli angeli, infatti, non sono onniscienti. Satana, che all’inizio era un angelo, non conosceva il paino di Dio, altrimenti non lo avrebbe crocifisso, perché così facendo ha adempiuto il piano salvifico di Dio.

L’Eterno ci mette alla prova 

  • per far vedere a noi cosa c’è nel nostro cuore

  • per purificarci, ossia per rimuovere da noi ciò che non gradisce.

Giobbe 23:8-10. Ma, ecco, se vado a oriente, egli non c’è; se a occidente non lo trovo; 9 se a settentrione, quando vi opera, io non lo vedo; si nasconde egli a sud, io non lo scorgo. 10 Ma la via che io batto egli la conosce; se mi mettesse alla prova, ne uscirei come l’oro. 

Salmo 66:8-12. Benedite il nostro Dio, o popoli, e fate risonare a piena voce la sua lode! 9 Egli ha conservato in vita l’anima nostra, e non ha permesso che il nostro piede vacillasse. 10 Poiché tu ci hai messi alla prova, o Dio, ci hai passati al crogiuolo come l’argento. 11 Ci hai fatti cadere nella rete, hai posto un grave peso ai nostri fianchi. 12 Hai fatto cavalcare uomini sul nostro capo; siamo passati attraverso il fuoco e l’acqua, ma poi ci hai tratti fuori in un luogo di refrigerio. 

Le prove ai nostri occhi sono dure, ma esse hanno una specifica finalità.

2 Corinzi 1:8-9. Fratelli, non vogliamo che ignoriate riguardo all’afflizione che ci colse in Asia, che siamo stati molto provati, oltre le nostre forze, tanto da farci disperare perfino della vita. 9 Anzi, avevamo già noi stessi pronunciato la nostra sentenza di morte, affinché non mettessimo la nostra fiducia in noi stessi, ma in Dio che risuscita i morti.

Paolo ha vissuto delle prove affinché non ponesse fede nelle sue forze, ma in Dio Onnipotente. Il mondo ci dice di aumentare la nostra autostima, ma Dio vuole portarci al punto di farci capire che siamo limitati e fallaci e che dobbiamo camminare per fede. A Dio va la gloria di tutti i nostri successi.

Giacomo 1:4. Fratelli miei, considerate una grande gioia quando venite a trovarvi in prove svariate, 

Questa frase va contro la carnalità umana, a meno che non riusciamo a scorgere la finalità di tale evento nella nostra vita. Le prove sono un’opportunità.

3 sapendo che la prova della vostra fede produce costanza. 4 E la costanza compia pienamente l’opera sua in voi, perché siate perfetti e completi, di nulla mancanti. 

Lo scopo di Dio nella nostra vita è quello di uniformarci all’immagine di Cristo attraverso le prove.

1 Pietro 1:3-7. Benedetto sia il Dio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo, che nella sua grande misericordia ci ha fatti rinascere a una speranza viva mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti, 4 per una eredità incorruttibile, senza macchia e inalterabile. Essa è conservata in cielo per voi, 5 che dalla potenza di Dio siete custoditi mediante la fede, per la salvezza che sta per essere rivelata negli ultimi tempi. 

Abbiamo un’eredità eterna che non appassisce, custodita in cielo da Dio.

Perciò voi esultate anche se ora, per breve tempo, è necessario che siate afflitti da svariate prove, 7 affinché la vostra fede, che viene messa alla prova, che è ben più preziosa dell’oro che perisce, e tuttavia è provato con il fuoco, sia motivo di lode, di gloria e di onore al momento della manifestazione di Gesù Cristo. 

Le prove hanno lo scopo di raffinarci e conformarci all’immagine di Cristo:questa è la santificazione.

Così Abramo sta andando verso le finalità che Dio ha stabilito per la sua vita ed in questo cammino deve superare delle prove.

Genesi 22:2-14. E Dio disse:«Prendi ora tuo figlio, il tuo unico, colui che ami, Isacco, e va’ nel paese di Moria, e offrilo là in olocausto sopra uno dei monti che ti dirò». 

Isacco è considerato unico figlio di Abramo.

Altre volte la Bibbia parla di un figlio unigenito e si riferisce a Gesù.

La storia di Isacco e di Abramo è importante perché parla del nostro cammino con Dio ed una profezia circa il grande piano del Padre in Cristo. Isacco, infatti, è una figura di Gesù che risorge dalla morte (Ebrei 11:18-19):Dio salva Isacco, ma darà il suo unigenito figlio per noi, il quale poi risorgerà.

In centinaia di passi Dio dichiara che il sacrificio umano è per Lui un’abominazione, eppure ora lo chiede ad Abramo. Noi sappiamo che un angelo fermerà la mano di quest’uomo e che Dio non voleva la morte di Isacco, ma il padre del ragazzo non era a conoscenza di tutto ciò; anzi Abramo, certo della morte di suo figlio, sperava almeno nella sua resurrezione.

3 Abraamo si alzò la mattina di buon’ora, sellò il suo asino, prese con sé due suoi servi e suo figlio Isacco, spaccò della legna per l’olocausto, poi partì verso il luogo che Dio gli aveva indicato. 4 Il terzo giorno, Abraamo alzò gli occhi e vide da lontano il luogo. 5 Allora Abraamo disse ai suoi servi:«Rimanete qui con l’asino; io e il ragazzo andremo fin là e adoreremo; poi torneremo da voi». 

Abramo parla al plurale perché ha fede in Dio e nella promessa ricevuta di avere una stirpe in Isacco.

Andremo fin là e adoreremo. Abramo non dice che sta andando a compiere un sacrificio, ma ad adorare Dio insieme a suo figlio.

6 Abraamo prese la legna per l’olocausto e la mise addosso a Isacco suo figlio, prese in mano il fuoco e il coltello, poi proseguirono tutti e due insieme. 7 Isacco parlò ad Abraamo suo padre e disse:«Padre mio!» Abraamo rispose:«Eccomi qui, figlio mio». E Isacco:«Ecco il fuoco e la legna; ma dov’è l’agnello per l’olocausto?» 

Isacco, che in quel momento aveva fra i 12 e i 14 anni, si chiede chi sarà l’agnello; non ha capito la situazione.

8 Abraamo rispose:«Figlio mio, Dio stesso si provvederà l’agnello per l’olocausto». E proseguirono tutti e due insieme. 

Nel sistema levitico l’agnello non veniva provveduto da Dio, ma dagli Israeliti, ossia da tutto il popolo, che donava un agnello perfetto. Perciò qui Abramo sta parlando profeticamente dell’azione che Dio svolgerà per salvare gli uomini, dando l’agnello, Gesù. Infatti Abramo dice:

Dio stesso si provvederà l’agnello, cioè provvederà un agnello per se stesso, che toglierà i peccati dal mondo. Gesù è l’agnello di Dio, mentre gli altri, quelli sacrificati al tempo del Vecchio Testamento, sono stato provveduti dagli uomini.

9 Giunsero al luogo che Dio gli aveva detto. Abraamo costruì l’altare e vi accomodò la legna; legò Isacco suo figlio, e lo mise sull’altare, sopra la legna. 10 Abraamo stese la mano e prese il coltello per scannare suo figlio. 

Isacco era un adolescente e Abramo più di 100 anni, eppure il padre riesce a prendere il figlio; evidentemente, quando ha capito, Isacco si è sdraiato volontariamente sulla legna, avendo fede in suo padre.

Qual è ò lo scopo di questa prova?

Abramo ha atteso la nascita di Isacco per 25 anni, perciò questo figlio sarà stato preziosissimo per lui. Era quasi un idolo per suo padre e Dio ha voluto portare quest’uomo al punto di essere disposto di donare a Dio ogni cosa, anche la più preziosa. Il Signore vuole possedere ogni area della nostra vita.

Per Abramo ogni suo avere apparteneva a Dio, la moglie, la sua vita stessa, gli altri figli, ma Isacco? Egli era il figlio atteso a lungo, quello voluto. Per questo è arrivato al punto di dimostrare a Dio che era disposto a donargli anche questo bene prezioso. Ora Abramo è totalmente di Dio.

11 Ma l’angelo del SIGNORE lo chiamò dal cielo e disse:«Abraamo, Abraamo!» Egli rispose:«Eccomi». 12 E l’angelo:«Non stendere la mano contro il ragazzo e non fargli male! Ora so che tu temi Dio, poiché non mi hai rifiutato tuo figlio, l’unico tuo». 13 Abraamo alzò gli occhi, guardò, ed ecco dietro a sé un montone, impigliato per le corna in un cespuglio. Abraamo andò, prese il montone e l’offerse in olocausto invece di suo figlio. 14 Abraamo chiamò quel luogo «Iavè-Irè».

Jehovah Jira vuol dire “Dio provvederà”.

Per questo si dice oggi: «Al monte del SIGNORE sarà provveduto». 

In tutto il cammino di fede intrapreso da Abramo, il Signore si rivela con nomi diversi:

  • in Genesi 14:19 è El Elion, l’Eterno, l’altissimo;

  • in Genesi 15:1 è “il tuo scudo e la tua eccellente ricompensa”;

  • in Genesi 17:1 è El Shadday, “l’Eterno, l’Onnipotente”:

  • in Genesi 22 è Jahweh Jirah, “l’Eterno che provvede”.

Quindi:

Abramo attraversava delle prove difficili e Dio interveniva e si rivelava con un aspetto diverso del suo carattere. Così Abramo comprendeva la personalità di Dio ricordando quella specifica esperienza vissuta e sapeva con certezza che Dio è colui che provvede, che ricompensa, ecc.

La stessa cosa accadde a Davide davanti a Golia:il ragazzo era certo dell’intervento divino contro il gigante perché già in passato lo aveva difeso contro il leone e l’orso; la sua fede era basata sull’esperienza.

Se abbiamo sperimentato che lo Spirito santo è un consolatore, se abbiamo visto l’intervento di Dio nella nostra vita, allora non dimentichiamo ciò che abbiamo sperimentato e raccontiamolo agli altri, confortandoli.

La fede di Isacco, Giacobbe e Giuseppe.

La fede nelle promesse fatte da Dio.

Vs. 20-22. Per fede Isacco benedisse Giacobbe ed Esaù anche riguardo a cose future. 21 Per fede Giacobbe, morente, benedisse ciascuno dei figli di Giuseppe e adorò appoggiandosi in cima al suo bastone. 22 Per fede Giuseppe, quando stava per morire, fece menzione dell’esodo dei figli d’Israele e diede disposizioni circa le sue ossa.

In questi tre casi viene trasmessa alla generazione successiva la benedizione che Dio ha pronunciato. 

Le promesse fatte da Abramo, Isacco e Giacobbe erano sia spirituali che materiali e in tutti e tre i casi sono state ripetute personalmente dall’Eterno a queste tre persone. Ciò non autorizza i credenti a ritenere che una benedizione materiale sia trasmissibile anche ai propri figli, ed anche il fatto che siano credenti non fa sì che automaticamente anche i nostri figli lo siano; questa è una decisione personale.

Paolo e Sila sono a Filippi in carcere, poi durante la lode un terremoto apre le porte delle celle; il carceriere, credendo che tutti i prigionieri siano fuggiti, vuole uccidersi, ma Paolo lo ferma. Il carceriere allora si converte.

Atti 16:28-31. Ma Paolo gli gridò ad alta voce:«Non farti del male, perché siamo tutti qui». 29 Il carceriere, chiesto un lume, balzò dentro e tutto tremante, si gettò ai piedi di Paolo e di Sila; 30 poi li condusse fuori e disse:«Signori, che debbo fare per essere salvato?» 

Il carceriere riconosce in loro una fede radicale ed un amore incondizionato.

31 Ed essi risposero:«Credi nel Signore Gesù, e sarai salvato tu e la tua famiglia». 

Qui Paolo non sta facendo una dichiarazione dottrinale, perciò non significa che i familiari dei credenti saranno dei figli di Dio a loro volta; questa non è una promessa di Dio.

Come interpretare allora questo versetto?

  • o Paolo ha espresso una profezia per questo uomo, vedendo la conversione sua e dei suoi familiari;

  • oppure quella di Paolo è solo un’affermazione:se tu e la tua famiglia crederete in Gesù, allora tale fede vi porterà la salvezza. 

1 Corinzi 7:13-15. e la donna che ha un marito non credente, s’egli consente ad abitare con lei, non mandi via il marito; 14 perché il marito non credente è santificato nella moglie, e la moglie non credente è santificata nel marito credente; altrimenti i vostri figli sarebbero impuri, mentre ora sono santi. 

Non vuol dire che il marito, la moglie o i figli non credenti siano salvati, ma solamente santificati, ossia messi da parte, separati dal resto del mondo e diversi dai figli dei non credenti; è come se avessero una copertura spirituale particolare e visti in modo speciale dagli occhi di Dio.

15 Però, se il non credente si separa, si separi pure; in tali casi, il fratello o la sorella non sono obbligati a continuare a stare insieme; ma Dio ci ha chiamati a vivere in pace; 

Paolo ritiene possibile il divorzio da una persona non credente che vuole separarsi.

16 perché, tu, moglie, che sai se salverai tuo marito? E tu, marito, che sai se salverai tua moglie? 

Non c’è per noi la garanzia della salvezza per i nostri familiari. Noi dobbiamo trasmettere la nostra fede, ma in noi non vi è il potere di dare o meno la salvezza.

La fede dev’essere pratica, ovvero non basata sulle parole, ma sull’agire quotidiano; ad esempio, quando preghiamo per superare una difficoltà, dobbiamo farlo assieme ai nostri figli, per coinvolgerli nella vita spirituale.

Isacco ha visto la fede di suo padre, l’ha sperimentata sulla sua pelle; su queste cose ha imparato ed ha assorbito la fede di Abramo. Certamente l’uomo non è perfetto, commette degli errori, ma può scusarsi con umiltà.

Isacco benedice per fede i suoi figli, intravedendo cose future, quali la prevalenza di Giacobbe su Esaù.

Isacco, Giacobbe e Giuseppe non hanno avuto solamente fede nelle difficoltà della vita, ma anche per le generazioni a venire; perciò preghiamo e digiuniamo per i nostri figli, perché sono il futuro della Chiesa. La fede di questi patriarchi era basata sulle promesse di Dio:Genesi 12:2 Abramo sarebbe divenuto una grande nazione; gen. 26:4 Isacco avrebbe avuto una discendenza numerosa come la sabbia del mare; gen. 32:12 Giacobbe avrà una discendenza numerosissima. Essi credevano alle promesse di Dio circa le generazioni future.

Promesse a Giuseppe:Giacobbe si sta preparando a raggiungere Giuseppe in Egitto. Genesi 46:2-4. Dio parlò a Israele in visioni notturne, e disse: «Giacobbe, Giacobbe!» Ed egli rispose:«Eccomi». 3 Dio disse:«Io sono Dio, il Dio di tuo padre. Non temere di scendere in Egitto, perché là ti farò diventare una grande nazione. 4 Io scenderò con te in Egitto, te ne farò anche sicuramente risalire e Giuseppe ti chiuderà gli occhi». 

Dio non ha mai promesso direttamente a Giuseppe di avere una progenie numerosa, ma la riceve attraverso Giacobbe.

In Genesi 50 Giuseppe sta morendo:

Genesi 50:25-26. Giuseppe fece giurare i figli d’Israele, dicendo:«Dio per certo vi visiterà; allora portate via da qui le mie ossa». 26 Poi Giuseppe morì, all’età di centodieci anni; e fu imbalsamato e deposto in un sarcofago in Egitto. 

Giuseppe viene imbalsamato. Egli voleva tornare in Israele perché fossero sue le promesse di Dio, quelle rivolte alla sua famiglia. In realtà le sue spoglie vi torneranno dopo 400 anni.

Quali promesse ha fatto Dio a noi? Se le conosciamo, esse ci aiuteranno a vivere.

Efesini 1:13-14. In lui voi pure, dopo aver ascoltato la parola della verità, il vangelo della vostra salvezza, e avendo creduto in lui, avete ricevuto il sigillo dello Spirito Santo che era stato promesso, 14 il quale è pegno della nostra eredità fino alla piena redenzione di quelli che Dio si è acquistati a lode della sua gloria. 

1) Se siamo nati di nuovo, lo Spirito Santo dimora in noi; egli è la caparra che ci accerta di essere stati acquistati da Dio. Lo Spirito ci sigilla, ci timbra, ci marchia, segno dell’acquisita proprietà da parte di Dio. Egli ci ha comprati con il sangue di Cristo ed un giorno tornerà a riprenderci.

Filippesi 1:6. E ho questa fiducia:che colui che ha cominciato in voi un’opera buona, la condurrà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù. 

2) Dio ha cominciato un’opera nella nostra vita e la porterà a compimento.

2 Timoteo 1:12. É anche per questo motivo che soffro queste cose; ma non me ne vergogno, perché so in chi ho creduto, e sono convinto che egli ha il potere di custodire il mio deposito fino a quel giorno. 

3) Gesù Cristo può custodire tutta la nostra vita.

Ebrei 12:1-2. Anche noi, dunque, poiché siamo circondati da una così grande schiera di testimoni, deponiamo ogni peso e il peccato che così facilmente ci avvolge, e corriamo con perseveranza la gara che ci è proposta, 2 fissando lo sguardo su Gesù, colui che crea la fede e la rende perfetta. Per la gioia che gli era posta dinanzi egli sopportò la croce, disprezzando l’infamia, e si è seduto alla destra del trono di Dio. 

4) Gesù porterà a termine un’opera in noi.

Le promesse sono una forza per noi quando le circostanze ci saranno avverse. Teniamo gli occhi fissi su Gesù.

Giovanni 10:27-29. Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono; 28 e io do loro la vita eterna e non periranno mai e nessuno le rapirà dalla mia mano. 29 Il Padre mio che me le ha date è più grande di tutti; e nessuno può rapirle dalla mano del Padre. 

Se ci aggrappiamo alle promesse di Dio, anche nelle difficoltà, come Paolo, Giuseppe e gli altri credenti, sappiamo in chi abbiamo creduto e siamo certi che un giorno verremo portati nella città celeste.

La fede dei genitori di Mosè.

Vs. 23. Per fede Mosè, quando nacque, fu tenuto nascosto per tre mesi dai suoi genitori, perché videro che il bambino era bello, e non ebbero paura dell’editto del re.

Realmente, qui la fede fu dei genitori di Mosè, non del bambino. Essi hanno disobbedito all’ordine del re, non hanno permesso che venisse ucciso loro figlio e lo hanno nascosto. Essi temevano Dio. La Bibbia ci riporta delle narrazioni che ci danno degli insegnamenti sul modo di comportarci nei confronti dei nostri figli. 

Essi non furono persone di spicco, eppure agirono per il bene del loro figlio e delle generazioni future.

Al contrario, Mosè è importantissimo:apparve a Gesù quando Egli stava con gli apostoli, ed era assieme a Elia:Mosè rappresenta la legge ed Elia tutti i profeti. Fu rapito in cielo, infatti non esiste la sua tomba.

Esodo 6:20. Amram prese per moglie Iochebed sua zia; ella gli partorì Aaronne e Mosè. Gli anni della vita di Amram furono centotrentasette.

Questi sono i nomi dei genitori di Mosè.

Esodo 1 racconta che gli Ebrei sono diventati numerosissimi ed hanno riempito tutto il paese di Egitto. Il Faraone teme una loro rivolta, perciò decreta di uccidere tutti i bambini.

Esodo 2:1-3. 1 Un uomo della casa di Levi andò e prese in moglie una figlia di Levi. 2 Questa donna concepì, partorì un figlio e, vedendo quanto era bello, lo tenne nascosto tre mesi. 3 Quando non potè più tenerlo nascosto, prese un canestro fatto di giunchi, lo spalmò di bitume e di pece, vi pose dentro il bambino, e lo mise nel canneto sulla riva del Fiume. 

I genitori di Mosè nascondono il bambino affinché non venga ucciso dalle guardie del Faraone. Anche i genitori credenti sono chiamati a nascondere i propri figli dalla mondanità, dal male. Infatti, come l’Egitto è simbolo del peccato, il faraone lo è del male, che in tutta la storia umana ha cercato sempre di sterminare il popolo ebraico, affinché il figlio di Dio non venisse nel mondo. Anche nella narrazione biblica del tempo di Mosè, Satana stava operando attraverso il Faraone per tagliare la linea genealogica di Abramo che porta a Gesù.

I cristiani sono chiamati a preparare i figli per il mondo, perché è in esso che vivranno, però quando essi sono piccoli dobbiamo custodirli, proteggerli, per un tempo più lungo possibile; dobbiamo essere selettivi circa ciò che permettiamo loro di vedere o ascoltare, per proteggerli dalle deviazioni del mondo e dalle influenze demoniache.

vi pose dentro il bambino, e lo mise nel canneto sulla riva del Fiume. 

Per fede affidano il bambino alle acque del Nilo, un fiume dove nuotano i coccodrilli; lo affidano nelle mani di Dio. Allo stesso modo i credenti devono porre i figli nelle mani dell’Eterno, il quale ne avrà cura per tutta la loro vita:è una lezione che i genitori devono imparate, perché possono proteggerli fino ad un certo punto, ma poi devono lasciarli camminare nel mondo. Dobbiamo confidare in Dio sulla vita dei nostri figli.

Mosè, infatti, è stato salvato dalle acque, adottato dalla figlia del faraone, è divenuto un importante uomo in Egitto ed un salvatore per il suo popolo.

La sua mamma, che per fede lo ha affidato a Dio, lo ha potuto accudire, svezzare (anticamente le donne ebree allattavano i figli dai 2 ai 5 anni) è stata pagata per fare questi servigi, e poi lo da affidato in mani sicure.

Anna, mamma si Samuele, dedica a Dio il suo bambino, lo allatta e lo affida a Eli quando il piccolo serviva nel tempio, quindi in età di circa 7 anni.

E’ molto probabile che i genitori di Mosè lo abbiamo portato alla conoscenza di Dio nei lunghi anni dello svezzamento, infatti egli, divenuto adulto, ha dimostrato la conoscenza della Parola scrivendo i primi 5 libri della Bibbia.

1 Pietro 2:2. come bambini appena nati, desiderate il puro latte spirituale, perché con esso cresciate per la salvezza, 

La passione che dobbiamo avere per la parola di Dio deve essere forte come il desiderio che dimostra un bambino per il latte.

Dio istruisce il popolo di Israele attraverso Mosé:

Deuteronomio 4:9-10. Soltanto, bada bene a te stesso e guardati dal dimenticare le cose che i tuoi occhi hanno viste, ed esse non ti escano dal cuore finché duri la tua vita. Anzi, falle sapere ai tuoi figli e ai figli dei tuoi figli. 10 Ricòrdati del giorno che comparisti davanti al SIGNORE, al tuo Dio, in Oreb, quando il SIGNORE mi disse:«Radunami il popolo e io farò loro udire le mie parole, perché essi imparino a temermi tutto il tempo che vivranno sulla terra e le insegnino ai loro figli». 

I genitori devono raccontare ai figli ciò che Dio ha fatto nella loro vita, i miracoli che hanno visto compiere, l’intervento nel momento del bisogno.

Deuteronomio 6:7-8. li inculcherai ai tuoi figli, ne parlerai quando te ne starai seduto in casa tua, quando sarai per via, quando ti coricherai e quando ti alzerai. 8 Te li legherai alla mano come un segno, te li metterai sulla fronte in mezzo agli occhi, 9 li scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle tue porte.

Parliamo di Dio ai nostri figli in ogni momento della giornata, in ogni occasione, in ogni circostanza e seminiamo nella loro vita la parola di Dio.

Deuteronomio 31:19. Scrivetevi dunque questo cantico, e insegnatelo ai figli d’Israele; mettetelo loro in bocca, affinché questo cantico mi serva di testimonianza contro i figli d’Israele. 

Insegniamo ai figli i canti che lodano Dio. Il primo canto riportato nella Bibbia è “Il canto di Mosè”, che sarà intonato anche negli ultimi tempi, in Apocalisse.

Efesini 6:4 E voi, padri, non irritate i vostri figli, ma allevateli nella disciplina e nell’istruzione del Signore. 

I genitori di Mosè avranno inculcato la fede in Dio nella mente del loro figlio nel tempo in cui il bambino ha vissuto con loro.

Esodo 2:10-11. Quando il bambino fu cresciuto, lo portò dalla figlia del faraone; egli fu per lei come un figlio ed ella lo chiamò Mosè; «perché», disse:«io l’ho tirato fuori dalle acque». 

Mosè esce dalla casa del padre ebraico e va nel mondo degli egiziani.


In quei giorni, Mosè, già diventato adulto, andò a trovare i suoi fratelli; notò i lavori di cui erano gravati e vide un Egiziano che percoteva uno degli Ebrei suoi fratelli. 

Mosè dimostra di sapere di appartenere al popolo ebraico.

La fede di Mosè

Vs. 24-27. Per fede Mosè, fattosi grande (secondo Atti 7:23 aveva compiuto i 40 anni), rifiutò di essere chiamato figlio della figlia del faraone, 25 preferendo essere maltrattato con il popolo di Dio, che godere per breve tempo i piaceri del peccato; 26 stimando gli oltraggi di Cristo ricchezza maggiore dei tesori d’Egitto, perché aveva lo sguardo rivolto alla ricompensa. 27 Per fede abbandonò l’Egitto, senza temere la collera del re, perché rimase costante, come se vedesse colui che è invisibile. 

L’autore di Ebrei in poche righe ci dà dei principi che ci spiegano come camminare per fede in questo mondo, resistendo alle tentazioni.

Vengono usati dei contrasti per farci comprendere delle grandi verità spirituali. Mosè sapeva di non essere Egiziano, di non appartenere a quel popolo, eppure sfrutta la sua occasione:vive nella casa regale, cresce a contatto con i personaggi più importanti di quella terra; il suo destino era quello di divenire faraone, re della nazione più potente a quei tempi.

Per fede rifiuta tutta questa fortuna:il potere, la fama, la popolarità, la ricchezza 25 preferendo essere maltrattato con il popolo di Dio,:aveva una scelta davanti, tra la ricchezza e l’afflizione, ed egli ha preferito essere un figliolo di Dio.

Perché ha fatto una scelta apparentemente irrazionale? 26 stimando gli oltraggi di Cristo ricchezza maggiore dei tesori d’Egitto, perché aveva lo sguardo rivolto alla ricompensa. Preferisce essere scartato e non stimato, pur di essere identificato con il Dio altissimo. Egli vedeva in ciò una ricompensa eterna, ben maggiore di ogni ricchezza umana. Così oggi ogni credente può perseverare nel cammino con Dio solamente se ha lo sguardo rivolto alla ricompensa, cosa non semplice perché viviamo in un mondo materialistico, che ci insegna che una persona ha valore in base a ciò che possiede.

Umanamente parlando, la logica avrebbe suggerito a Mosè di continuare a vivere nella sua famiglia adottiva, per poi proclamare la fede una volta diventato faraone:il potere acquisito gli avrebbe spalancato ogni porta. Tuttavia la Parola di Dio ci dice di essere una testimonianza per il Padre ovunque noi siamo e di non comprometterci con il mondo e con le sue cattiverie.

Gesù viene tentato nel deserto:gli vengono offerte tutte le ricchezze del mondo, ma Egli non si compromette.

Matteo 4:8-11. Di nuovo il diavolo lo portò con sé sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria, dicendogli:9 «Tutte queste cose ti darò, se tu ti prostri e mi adori». 

Satana è il re di questo mondo, perciò l’offerta fatta al Signore aveva un significato reale.

  1. Allora Gesù gli disse:«Vattene, Satana, poiché sta scritto:"Adora il Signore Dio tuo e a Lui solo rendi il culto"». 11 Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco degli angeli si avvicinarono a lui e lo servivano. 

Anche Gesù è stato tentato ed anche Egli ha rifiutato, non accettando di compromettere il suo stato di Figlio di Dio.

Ebrei 12:1-2. Anche noi, dunque, poiché siamo circondati da una così grande schiera di testimoni, deponiamo ogni peso e il peccato che così facilmente ci avvolge, e corriamo con perseveranza la gara che ci è proposta, 2 fissando lo sguardo su Gesù, colui che crea la fede e la rende perfetta. Per la gioia che gli era posta dinanzi egli sopportò la croce, disprezzando l’infamia, e si è seduto alla destra del trono di Dio. 

Gesù è stato tentato, ma non è caduto poiché aveva lo sguardo sull’obiettivo, ossia la salvezza delle anime umane. Egli vedeva i cristiani, la sua sposa e ciò gli ha consentito di vivere l’afflizione.

Analogamente fece l’apostolo Paolo, che ha percorso il mondo allora conosciuto pur di predicare il Vangelo, motivato dall’amore per Dio:

Atti 26:12-19. Mentre mi dedicavo a queste cose e andavo a Damasco con l’autorità e l’incarico da parte dei capi dei sacerdoti, 13 a mezzogiorno vidi per strada, o re, una luce dal cielo, più splendente del sole, la quale sfolgorò intorno a me e ai miei compagni di viaggio. 14 Tutti noi cademmo a terra, e io udii una voce che mi disse in lingua ebraica:"Saulo, Saulo, perché mi perseguiti? Ti è duro ricalcitrare contro il pungolo". 15 Io dissi:"Chi sei, Signore?" E il Signore rispose:"Io sono Gesù, che tu perseguiti. 16 Ma àlzati, e sta in piedi perché per questo ti sono apparso:per farti ministro e testimone delle cose che hai viste, e di quelle per le quali ti apparirò ancora, 17 liberandoti da questo popolo e dalle nazioni, alle quali io ti mando 18 per aprire loro gli occhi, affinché si convertano dalle tenebre alla luce e dal potere di Satana a Dio, e ricevano, per la fede in me, il perdono dei peccati e la loro parte di eredità tra i santificati". 19 Perciò, o re Agrippa, io non sono stato disubbidiente alla visione celeste; 

Paolo ha visto il Signore nella sua gloria e Lo ha riconosciuto come Dio onnipotente; da qui nasce la sua passione.

2 Corinzi 4:7-18. Ma noi abbiamo questo tesoro in vasi di terra, affinché questa grande potenza sia attribuita a Dio e non a noi. 8 Noi siamo tribolati in ogni maniera, ma non ridotti all’estremo; perplessi, ma non disperati; 9 perseguitati, ma non abbandonati; atterrati ma non uccisi; 10 portiamo sempre nel nostro corpo la morte di Gesù, perché anche la vita di Gesù si manifesti nel nostro corpo; 11 infatti, noi che viviamo siamo sempre esposti alla morte per amor di Gesù, affinché anche la vita di Gesù si manifesti nella nostra carne mortale. 12 Di modo che la morte opera in noi, ma la vita in voi. 

Mosè avrebbe potuto vivere una vita lussuosa, tuttavia sceglie di risiedere nelle baracche con il popolo di Dio; allo stesso modo anche Paolo avrebbe potuto scegliere una vita agiata, basata sulla sua fama di grande studioso, eppure ha passato la vita a predicare la Parola di Dio, venendo torturato, incarcerato e ucciso.

Siccome abbiamo lo stesso spirito di fede, che è espresso in questa parola della Scrittura:«Ho creduto, perciò ho parlato», anche noi crediamo, perciò parliamo, 14 sapendo che colui che risuscitò il Signore Gesù, risusciterà anche noi con Gesù, e ci farà comparire con voi alla sua presenza. 15 Tutto ciò infatti avviene per voi, affinché la grazia che abbonda per mezzo di un numero maggiore di persone, moltiplichi il ringraziamento alla gloria di Dio. 16 Perciò non ci scoraggiamo; ma, anche se il nostro uomo esteriore si va disfacendo, il nostro uomo interiore si rinnova di giorno in giorno. 

Paolo ci incoraggia, dicendo di non perderci di animo quando osserviamo la nostra condizione di vita, non perdendo di vista il nostro destino eterno.

17 Perché la nostra momentanea, leggera afflizione ci produce un sempre più grande, smisurato peso eterno di gloria, 

L’afflizione è leggera e momentanea, mentre la gloria eterna sarà pesante ed eterna. Qualunque difficoltà che avremo in questa vita avrà una fine e passerà, e non sarà nulla rispetto all’eternità.

18 mentre abbiamo lo sguardo fisso non alle cose che si vedono, ma a quelle che non si vedono; poiché le cose che si vedono sono per un tempo, ma quelle che non si vedono sono eterne. 

Solamente per fede possiamo rifiutare le tentazioni del mondo, perché crediamo in una ricompensa. Geremia 17 dice che è beato l’uomo che confida nell’Eterno perché sarà come un albero piantato nella riva dell’acqua, poiché darà il suo frutto anche nella siccità. Il mondo sta impazzendo, ma i credenti camminano per fede e conoscono Colui che ha moltiplicato il pane. Il Signore sta controllando tutta la situazione.

Vs. 28. Per fede celebrò la Pasqua e fece l’aspersione del sangue affinché lo sterminatore dei primogeniti non toccasse quelli degli Israeliti. 

Mosè ha lasciato l’Egitto, simbolo del peccato. La stessa cosa dobbiamo fare noi perché esso ci porterà alla morte; ma tale fatto non è sufficiente:abbiamo bisogno di un rimedio contro tale caratteristica umana, perché esso ha delle conseguenze fatali eterne. Come possiamo avvicinarci a Dio in modo convenevole? Solamente attraverso il sangue di Gesù.

Esodo 11:4-7. Mosè disse:«Così dice il SIGNORE:"Verso mezzanotte io passerò in mezzo all’Egitto 5 e ogni primogenito nel paese d’Egitto morirà, dal primogenito del faraone che siede sul suo trono, al primogenito della serva che sta dietro la macina e ad ogni primogenito del bestiame. 6 Vi sarà in tutto il paese d’Egitto un grande lamento, quale non ci fu mai prima, né ci sarà mai più. 7 Ma in mezzo a tutti i figli d’Israele, tanto fra gli uomini quanto fra gli animali, neppure un cane abbaierà", affinché conosciate la distinzione che il SIGNORE fa tra l’Egitto e Israele. 

Il giudizio era stato emesso su tutti gli uomini, indistintamente; ad esso si sottrarrà solamente chi sarà protetto dal sangue dell’agnello, asperso sugli stipiti della porta. Solo chi è sotto la copertura dal sangue di Gesù può avere la vita eterna, per fede.

5 e ogni primogenito nel paese d’Egitto morirà:non proclama la morte dei primogeniti egiziani, ma di ogni primogenito che vive in Egitto, quindi sia Egiziano che Ebreo; tutti sono condannati, sottoposti a giudizio, se non viene trovato un rimedio. Dio provvede anche la soluzione:

Esodo 12:1-7, 22, 8-13. Il SIGNORE parlò a Mosè e ad Aaronne nel paese d’Egitto, dicendo: 2 «Questo mese sarà per voi il primo dei mesi:sarà per voi il primo dei mesi dell’anno. 

La nazione d’Israele esisteva già da secoli (Abramo, Isacco, Giacobbe, le 12 tribù, l’esodo in Egitto per 400 anni con Giuseppe), eppure scopriamo che il calendario ebraico inizia con la festa di Pasqua. Ciò è significativo perché tale festa rappresenta il sacrificio di Cristo.

Quindi:il giudizio è su tutti, ma ora ad Israele viene posta davanti una soluzione, che rappresenta il sacrificio perfetto, per il quale tutti gli uomini della storia saranno salvati. Da questo avvenimento spiritualmente parlando ricomincia il calendario ebraico.

3 Parlate a tutta la comunità d’Israele e dite:"Il decimo giorno di questo mese, ognuno prenda un agnello per famiglia, un agnello per casa; 

Anche questo aspetto è importante:ognuno:ogni uomo deve compiere il proprio percorso perché la salvezza è personale, individuale. 

4 se la casa è troppo poco numerosa per un agnello, se ne prenda uno in comune con il vicino di casa più prossimo, tenendo conto del numero delle persone. Voi conterete ogni persona secondo quello che può mangiare dell’agnello. 5 Il vostro agnello sia senza difetto, maschio, dell’anno; potrete prendere un agnello o un capretto. 

L’agnello doveva essere senza difetto perché doveva rappresentare Gesù, l’unico senza peccato. Egli, agnello senza difetto, sulla croce ha preso su di sé i nostri peccati, rendendoci puri, in virtù del suo sacrificio.

6 Lo serberete fino al quattordicesimo giorno di questo mese, 

giorno della festa di Pasqua.

e tutta la comunità d’Israele, riunita, lo sacrificherà al tramonto. 

Anche Gesù è morto al tramonto, all’ora nona.

7 Poi si prenda del sangue d’agnello e lo si metta sui due stipiti e sull’architrave della porta delle case dove lo si mangerà. 

L’agnello viene mangiato:è simbolico questo rito perché ciò di cui ci nutriamo diviene un tutt’uno con noi. Siamo UNO con Gesù:il Suo Spirito viene ad abitare in noi.

22 Poi prendete un mazzetto d’issopo, intingetelo nel sangue che sarà nel catino e con quel sangue spruzzate l’architrave e i due stipiti delle porte. Nessuno di voi varchi la porta di casa sua, fino al mattino. 

L’agnello viene scannato davanti alla porta delle singole case ed il sangue raccolto in un catino. Tale parola in ebraico indica una bacinella, ma anche la grondaia che scorreva davanti alla porta e che raccoglieva l’acqua piovana e gli scarichi corporali umani. Può essere possibile, quindi, che il sangue dell’agnello scorresse in questa grondaia, davanti alla porta della casa. Da qui veniva raccolto con un ramo ed asperso sugli stipiti della porta, come a formare una croce.

Poi la famiglia entrava in casa, passando sotto alla croce e non vi usciva fino al mattino. Anche in questo rito vi è la simbologia che vede Gesù come la porta, attraverso la quale è necessario passare per accedere al Regno di Dio. Noi siamo in Cristo; solo in Lui c’è la salvezza.

Noè entra nell’arca e solo così sarà salvato; anche noi dobbiamo entrare in Gesù, perché solo in Lui saremo salvi.

8 Se ne mangi la carne in quella notte; la si mangi arrostita al fuoco, con pane azzimo 

Il pane era azzimo perché il lievito rappresenta il peccato. Gesù era il pane senza peccato.

Durante la festa degli azzimi, ogni casa veniva ripulita dal lievito, che poi era riposto, messo da parte; allo stesso modo Gesù, il giusto senza peccato, sul quale però sono state gettate le colpe di tutti, dopo la morte viene posto nel sepolcro, cioè nascosto, messo da parte.

e con erbe amare. 

Esse ricordano la vita amara vissuta sotto la schiavitù del faraone. Anche noi dovremmo ricordare dov’eravano quando Gesù ci ha tratto fuori dal peccato, soprattutto prima di prendere la Santa cena.

9 Non mangiatelo poco cotto o lessato nell’acqua, ma sia arrostito al fuoco con la testa, le gambe e le interiora. 10 Non lasciatene avanzo alcuno fino alla mattina. Quello che sarà rimasto fino alla mattina, bruciatelo con il fuoco. 

L’agnello doveva essere consumato totalmente:cosa significa questo per noi? Possiamo accettare Gesù secondo il nostro desiderio? Possiamo desiderare la salvezza, ma poi perseverare nella nostra vita di peccato? No, perché Gesù deve essere Signore di ogni area della nostra vita, il nostro padrone. A Lui dobbiamo arrenderci totalmente.

11 Mangiatelo in questa maniera: con i vostri fianchi cinti, con i vostri calzari ai piedi e con il vostro bastone in mano; e mangiatelo in fretta:è la Pasqua del SIGNORE. 

Cosa ci insegna questo? Che siamo un popolo pellegrino, che vive per fede, perciò anche il mangiare l’agnello avviene in modo che sembri che la persona sta per mettersi in viaggio.

12 Quella notte io passerò per il paese d’Egitto, colpirò ogni primogenito nel paese d’Egitto, tanto degli uomini quanto degli animali, e farò giustizia di tutti gli dèi d’Egitto. Io sono il SIGNORE. 

Il giudizio cadrà su ogni essere vivente, anche sugli Ebrei. Eppure essi compiono questo passo di fede (ricordiamo che questo rituale non era mai stato messo in atto e che era una novità assoluta).

Dio aveva provveduto tale via di salvezza anche per gli Egiziani, così come fa ancora oggi:chi vuole salvarsi deve accettare Gesù; non c’è altra via.

Un giorno saremo davanti al trono di Dio e cosa gli diremo? Abbiamo accettato o rifiutato Cristo, l’unica via di salvezza?

13 Il sangue vi servirà di segno sulle case dove sarete; quand’io vedrò il sangue, passerò oltre, e non vi sarà piaga su di voi per distruggervi, quando colpirò il paese d’Egitto. 

Il sangue di Gesù salva per la grazie e la misericordia di Dio. Se un Israelita quel giorno non ha asperso il sangue dell’agnello ha subito la condanna.

Vs. 29. Per fede attraversarono il mar Rosso su terra asciutta, mentre gli Egiziani che tentarono di fare la stessa cosa, furono inghiottiti. 

Israele attraversa il Mar Rosso grazie alla fede di Mosè.

Questo fatto era una figura profetica che parla del battesimo in acqua dei credenti.

1 Corinzi 10:1-4. 1 Non voglio infatti che ignoriate, fratelli, che i nostri padri furono tutti sotto la nuvola, passarono tutti attraverso il mare, 2 furono tutti battezzati nella nuvola e nel mare, per essere di Mosè; 3 mangiarono tutti lo stesso cibo spirituale, 4 bevvero tutti la stessa bevanda spirituale, perché bevevano alla roccia spirituale che li seguiva; e questa roccia era Cristo. 

Per fede Israele dipinse il sangue dell’agnello sugli stipiti della porta di casa e furono salvati; infatti, il battesimo cristiano implica l’applicazione personale del sangue di Cristo sulla propria vita:ciò è per fede.

Poi uscirono dall’Egitto, che simbolizza il male e il peccato. Questa terra era separata dalla terra promessa grazie mar Rosso, e rappresentava la nuova vita, quella dello Spirito. Quando oggi i cristiani si battezzano, simbolicamente dichiariamo che il vecchio uomo è morto, sepolto in Egitto, mentre il nuovo uomo vive per fede alla luce di Dio.

Esodo 14:1-4. 1 Il SIGNORE parlò così a Mosè:2 «Di’ ai figli d’Israele che tornino indietro e si accampino davanti a Pi-Achirot, fra Migdol e il mare di fronte a Baal-Sefon. Accampatevi davanti a quel luogo presso il mare. 3 Il faraone dirà dei figli d’Israele:"Si sono smarriti nel paese; il deserto li tiene rinchiusi". 4 Io indurirò il cuore del faraone ed egli li inseguirà. Ma io sarò glorificato nel faraone e in tutto il suo esercito, e gli Egiziani sapranno che io sono il SIGNORE». Ed essi fecero così. 

Mosè e circa 2 milioni di Ebrei attraversano il deserto e vanno verso il mar Rosso, a Pi-Achirot, che significa “luogo di libertà”.

Migdol significa “fortezza”.

Il faraone vede queste persone andare verso un luogo ostile, chiuso tra il mare e il deserto, perciò ne decreta la rovina; invece essi sono guidati da Dio e quello per loro sarà un luogo di libertà:Dio è il sovrano re ed ha ogni cosa sotto controllo. Qui di proposito sta conducendo i suoi figli in un luogo difficile, senza scampo per ricevere la gloria:

Ma io sarò glorificato nel faraone. Solo in questo modo riceve gloria da noi, ossia portandoci in una situazione senza scampo.

Quindi, Dio porta Israele in una situazione difficile:

1 - per far comprendere la Sua potenza al Faraone, 

2 - per essere riconosciuto come Dio dagli Israeliti. Essi sono chiamati a non guardare più gli avvenimenti della loro vita con i sensi umani, ma attraverso la fede.

Spiega il senso delle situazioni impossibili:

2 Corinzi 1:8-9. Fratelli, non vogliamo che ignoriate riguardo all’afflizione che ci colse in Asia, che siamo stati molto provati, oltre le nostre forze, tanto da farci disperare perfino della vita. 9 Anzi, avevamo già noi stessi pronunciato la nostra sentenza di morte, affinché non mettessimo la nostra fiducia in noi stessi, ma in Dio che risuscita i morti. 

L’attraversamento del Mar Rosso è simbolo della sepoltura e della poi resurrezione; gli Israeliti devono imparare di dover confidare totalmente in Dio, poiché sono in trappola:hanno il mare davanti, il Faraone dietro e non c’è scampo alcuno.

Esodo 14:5-31. Quando dissero al re d’Egitto che il popolo era fuggito, il cuore del faraone e dei suoi servitori mutò sentimento verso il popolo, e quelli dissero:«Che abbiamo fatto rilasciando Israele? Non ci serviranno più!» 6 Allora il faraone fece attaccare il suo carro e prese il popolo con sé. 7 Prese seicento carri scelti, tutti carri d’Egitto, e su tutti c’erano dei capitani. 

L’Egitto era il popolo più potente del momento, i carri erano il modo più efficace per combattere:tutto ciò che c’è di meglio si scaglia contro Israele.

  • Il SIGNORE indurì il cuore del faraone, re d’Egitto, ed egli inseguì i figli d’Israele che uscivano a testa alta. 9 Gli Egiziani dunque li inseguirono. Tutti i cavalli, i carri del faraone, i suoi cavalieri e il suo esercito li raggiunsero mentre essi erano accampati presso il mare, vicino a Pi-Achirot, di fronte a Baal-Sefon. 10 Quando il faraone si avvicinò, i figli d’Israele alzarono gli occhi; ed ecco, gli Egiziani marciavano alle loro spalle. Allora i figli d’Israele ebbero una gran paura, gridarono al SIGNORE, 11 e dissero a Mosè:«Mancavano forse tombe in Egitto, per portarci a morire nel deserto? Che cosa hai fatto, facendoci uscire dall’Egitto? 12 Era appunto questo che ti dicevamo in Egitto:"Lasciaci stare, ché serviamo gli Egiziani!" Poiché era meglio per noi servire gli Egiziani che morire nel deserto». 

Le persone hanno paura e inveiscono contro Mosè; eppure nei giorni precedenti avevano visto i miracoli di Dio e le piaghe contro il Faraone (il fuoco che cade dal cielo, l’acqua divenuta sangue, le invasioni di insetti…). Satana, infatti, cerca di farci dimenticare tutte le meraviglie che abbiamo visto e ci tormenterà fino al giorno della nostra morte.

Mosè allora dà allora 5 comandi, 5 passi di fede che dobbiamo compiere ogni volta che siamo in difficoltà:

  • E Mosè disse al popolo:«Non abbiate paura, state fermi e vedrete la salvezza che il SIGNORE compirà oggi per voi; infatti gli Egiziani che avete visti quest’oggi, non li rivedrete mai più. 

  • Non aver paura; infatti, quando siamo in difficoltà possiamo avere due atteggiamenti:

  • aver fede nella presenza del Signore al nostro fianco, anche se non lo vediamo;

  • avere paura poiché ai nostri occhi si presenta una situazione disastrosa. In ogni caso, la paura non migliorerà la nostra situazione, ma la peggiorerà.

  • State fermi, non fuggite; bisogna credere in Cristo e riposare in Lui:solo così si può vedere la salvezza compiersi attraverso le mani dell’Eterno.

  • Il SIGNORE combatterà per voi e voi ve ne starete tranquilli». 

Quando abbiamo un atteggiamento di fede siamo graditi a Dio, il quale combatterà per noi.

  • Il SIGNORE disse a Mosè:«Perché gridi a me? Di’ ai figli d’Israele che si mettano in marcia. 

Questa è la vera prova di fede:proseguire, nonostante ci sia il mare davanti e le acque non erano ancora aperte. Anche a riguardo dei doni dello Spirito Santo e del Battesimo dello Spirito vale la stessa regola:dobbiamo fare un passo e chiederli.

  • Alza il tuo bastone, stendi la tua mano sul mare e dividilo; e i figli d’Israele entreranno in mezzo al mare sulla terra asciutta. 17 Quanto a me, io indurirò il cuore degli Egiziani e anch’essi entreranno dietro di loro; io sarò glorificato nel faraone e in tutto il suo esercito, nei suoi carri e nei suoi cavalieri. 18 Gli Egiziani sapranno che io sono il SIGNORE, quando sarò glorificato nel faraone, nei suoi carri e nei suoi cavalieri». 19 Allora l’angelo di Dio, che precedeva il campo d’Israele, si spostò e andò a mettersi dietro a loro; anche la colonna di nuvola si spostò dalla loro avanguardia e si fermò dietro a loro, 20 mettendosi fra il campo dell’Egitto e il campo d’Israele. La nuvola era tenebrosa per gli uni, mentre rischiarava gli altri nella notte. L’un campo non si avvicinò all’altro per tutta la notte. 

Prima del passo di fede Dio era davanti a loro e agli Egiziani, ma quando hanno ripreso il cammino si è posto tra i due popoli, per illuminare uno ed oscurare l’altro.

21 Allora Mosè stese la sua mano sul mare e il SIGNORE fece ritirare il mare con un forte vento orientale, durato tutta la notte, e lo ridusse in terra asciutta. Le acque si divisero, 22 e i figli d’Israele entrarono in mezzo al mare sulla terra asciutta; e le acque formavano come un muro alla loro destra e alla loro sinistra. 23 Gli Egiziani li inseguirono e tutti i cavalli del faraone, i suoi carri, i suoi cavalieri, entrarono dietro a loro in mezzo al mare. 24 E la mattina verso l’alba, dalla colonna di fuoco e dalla nuvola il SIGNORE guardò verso il campo degli Egiziani e lo mise in rotta. 25 Tolse le ruote dei loro carri e ne rese l’avanzata pesante; tanto che gli Egiziani dissero:«Fuggiamo davanti a Israele, perché il SIGNORE combatte per loro contro gli Egiziani». 26 Allora il SIGNORE disse a Mosè:«Stendi la tua mano sul mare e le acque ritorneranno sugli Egiziani, sui loro carri e sui loro cavalieri». 27 Mosè stese la sua mano sul mare e il mare, sul far della mattina, riprese la sua forza, mentre gli Egiziani, fuggendo, gli andavano incontro. Il SIGNORE precipitò così gli Egiziani in mezzo al mare. 28 Le acque ritornarono e ricoprirono i carri, i cavalieri e tutto l’esercito del faraone che erano entrati nel mare dietro agli Israeliti. Non ne scampò neppure uno. 29 I figli d’Israele invece camminarono sull’asciutto in mezzo al mare, e le acque formavano come un muro alla loro destra e alla loro sinistra. 

30 Così, in quel giorno, il SIGNORE salvò Israele dalle mani degli Egiziani, Israele vide gli Egiziani morti sulla riva del mare. 31 Israele vide la grande potenza con cui il SIGNORE aveva agito contro gli Egiziani. Il popolo perciò ebbe timore del SIGNORE, credette nel SIGNORE e nel suo servo Mosè. 

Anche per noi oggi è importante vedere la fine dei nostri problemi per mano di Dio:se siamo in Cristo siamo liberi, poiché il Signore ci ha liberati. Certamente cadremo nel peccato, ma esso non ha più potere in noi.

Romani 6:1-15. Che diremo dunque? Rimarremo forse nel peccato affinché la grazia abbondi? 2 No di certo! Noi che siamo morti al peccato, come vivremmo ancora in esso? 3 O ignorate forse che tutti noi, che siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte? 4 Siamo dunque stati sepolti con lui mediante il battesimo nella sua morte, affinché, come Cristo è stato risuscitato dai morti mediante la gloria del Padre, così anche noi camminassimo in novità di vita. 5 Perché se siamo stati totalmente uniti a lui in una morte simile alla sua, lo saremo anche in una risurrezione simile alla sua. 6 Sappiamo infatti che il nostro vecchio uomo è stato crocifisso con lui affinché il corpo del peccato fosse annullato e noi non serviamo più al peccato; 7 infatti colui che è morto, è libero dal peccato. 8 Ora, se siamo morti con Cristo, crediamo pure che vivremo con lui, 9 sapendo che Cristo, risuscitato dai morti, non muore più; la morte non ha più potere su di lui. 10 Poiché il suo morire fu un morire al peccato, una volta per sempre; ma il suo vivere è un vivere a Dio. 11 Così anche voi fate conto di essere morti al peccato, 

L’Egitto è dietro di noi, non ci riguarda più.

ma viventi a Dio, in Cristo Gesù. 12 Non regni dunque il peccato nel vostro corpo mortale per ubbidire alle sue concupiscenze; 13 e non prestate le vostre membra al peccato, come strumenti d’iniquità; ma presentate voi stessi a Dio, come di morti fatti viventi, e le vostre membra come strumenti di giustizia a Dio; 14 infatti il peccato non avrà più potere su di voi; perché non siete sotto la legge ma sotto la grazia. 

Il peccato ha nella nostra vita solamente lo spazio che noi gli diamo. L’opera di Cristo è perfetta, compiuta; sta a noi scegliere se tornare o meno in Egitto. Quanto a Gesù, Egli ha sconfitto il peccato in noi.

Vs. 30. Per fede caddero le mura di Gerico dopo che gli Israeliti vi ebbero girato attorno per sette giorni. 

La fede di Raab

Vs. 31 Per fede Raab, la prostituta, non perì con gli increduli, avendo accolto con benevolenza le spie. 

Il suo nome in ebraico è Rakab ; nell’elenco della genealogia di Gesù in Matteo 1 viene nominata una donna con questo nome, ma forse non si tratta della stessa persona.

Raab era una donna pagana, una prostituta che aveva udito parlare delle potenti imprese degli Israeliti e profeticamente le interpretò come opera di Dio; perciò decise di porre la sua vita e la sua fede nelle mani del Dio di Israele.

La posizione di Raab tra i credenti viene messa in dubbio pensando al suo modo di vivere:era una prostituta e mentì ai messi del re di Gerico quando accolse degli Israeliti in casa sua, tradendo il suo paese. Tuttavia ella si convertì e cambiò vita, perciò fu un’antenata del Signore.

Rahab in ebraico significa “forza” e viene usato per indicare ad esempio la forza di una nazione;

Rakab, invece, significa “orgogliosa”. 

Il NT è stato scritto in greco, il VT in ebraico, perciò quando troviamo delle citazioni del vecchio ci sembrano diverse da come sono scritte nel loro contesto; il significato in genere è lo stesso, ma le parole cambiano perché sono state tradotte.

Fino a questo momento nell’elenco sono stati inclusi solamente degli uomini, ad eccezione di Sara e della mamma di Mosè; Raab è una prostituta e non è ebrea, ma è interessante che proprio lei venga inserita quale esempio da seguire in un libro indirizzato principalmente agli Ebrei, perché non tornino indietro alla vecchia fede. Tale popolo si vantava di discendere da Abramo e disprezzavano i gentili, definiti “cani”; tuttavia Raab, gentile e prostituta, viene nominata come esempio di fede, al pari dei patriarchi. Perché l’autore di Ebrei la inserisce in tale elenco? Perché aveva fede.

In Cristo la salvezza viene offerta a tutti, per grazia.

Gesù sta parlando con un centurione, il quale gli chiede di guarire il suo servo.

Matteo 8:7-11. Gesù gli disse:«Io verrò e lo guarirò». 8 Ma il centurione rispose:«Signore, io non son degno che tu entri sotto il mio tetto, ma di’ soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. 9 Perché anche io sono uomo sottoposto ad altri e ho sotto di me dei soldati; e dico a uno:"Va"‘, ed egli va; e a un altro:"Vieni", ed egli viene; e al mio servo:"Fa’ questo", ed egli lo fa». 10 Gesù, udito questo, ne restò meravigliato, 

Gesù, ossia Dio onnipotente, si meraviglia di fronte alla fede di un uomo.

e disse a quelli che lo seguivano:«Io vi dico in verità che in nessuno, in Israele, ho trovato una fede così grande! 11 E io vi dico che molti verranno da Oriente e da Occidente e si metteranno a tavola con Abraamo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli, 

Qui parla della salvezza data ai gentili.

  • ma i figli del regno saranno gettati nelle tenebre di fuori. Là ci sarà pianto e stridor di denti». 

Gesù fa un’affermazione scandalosa secondo la mentalità ebraica:

Matteo 21:31-32. Quale dei due fece la volontà del padre?» Essi gli dissero:«L’ultimo». E Gesù a loro:«Io vi dico in verità:i pubblicani e le prostitute entrano prima di voi nel regno di Dio. 32 Poiché Giovanni è venuto a voi per la via della giustizia, e voi non gli avete creduto; ma i pubblicani e le prostitute gli hanno creduto; e voi, che avete visto questo, non vi siete pentiti neppure dopo per credere a lui. 

Raab è la prova di ciò, perché è una prostituta e una donna gentile.

La storia di questa donna si trova in Giosuè.

Gli Israeliti sono ancora vicini al Giordano e non sono entrati nella terra promessa. Giosuè sceglie due uomini per attraversare il fiume e vedere la terra di Gerico.

Giosuè 2:1-21. Or Giosuè, figlio di Nun, mandò segretamente da Sittim due spie, e disse loro:«Andate, esaminate il paese e Gerico». Quelle andarono ed entrarono in casa di una prostituta di nome Raab, e vi alloggiarono. 

40 anni prima erano state mandate 12 persone in avanscoperta e solo 2 avevano riportato un’opinione positiva. Ora Giosuè ne manda solo 2. Essi per caso incontrano, anzi divinamente guidati, incontrano Raab, la prostituta.

2 Ciò fu riferito al re di Gerico, e gli fu detto:«Ecco, alcuni uomini dei figli d’Israele son venuti qui per esplorare il paese». 3 Allora il re di Gerico mandò a dire a Raab:«Fa’ uscire quegli uomini che sono venuti da te e sono entrati in casa tua; perché sono venuti a esplorare tutto il paese». 4 Ma la donna prese quei due uomini, li nascose e disse:«É vero, quegli uomini sono venuti in casa mia, ma io non sapevo di dove fossero; 5 e quando si stava per chiuder la porta della città all’imbrunire, quegli uomini sono usciti; dove siano andati non so; rincorreteli senza perdere tempo, e li raggiungerete». 

Raab dice una bugia per difendere degli uomini di Dio e sottostare al volere dell’Eterno. La donna, infatti, era una credente prima dell’arrivo di questi uomini ed era guidata dallo Spirito Santo.

  • Lei invece li aveva fatti salire sulla terrazza e li aveva nascosti sotto gli steli di lino che vi aveva ammucchiato. 7 E la gente li rincorse per la via che porta ai guadi del Giordano; e, dopo che i loro inseguitori furono usciti, la porta della città fu chiusa. 8 Prima che le spie si addormentassero, Raab salì da loro sulla terrazza, 9 e disse a quegli uomini:«Io so che il SIGNORE vi ha dato il paese, 

E’ in sintonia con i piani di Dio.

che il terrore del vostro nome ci ha invasi e che tutti gli abitanti del paese hanno perso coraggio davanti a voi. 

Gli Israeliti uscirono dall’Egitto 40 anni prima, poi hanno vagato nel deserto, perciò per tutto questi anni a Gerico hanno sentito le storie narranti delle meraviglie che Dio faceva per loro e avevano paura.

  • Poiché noi abbiamo udito come il SIGNORE asciugò le acque del mar Rosso davanti a voi, quando usciste dall’Egitto, e quel che faceste ai due re degli Amorei, di là dal Giordano, Sicon e Og, che votaste allo sterminio. 11 Appena l’abbiamo udito, il nostro cuore è venuto meno e non è più rimasto coraggio in alcuno, per causa vostra; poiché il SIGNORE, il vostro Dio, è Dio lassù nei cieli e quaggiù sulla terra. 

Dimostra tutta la sua fede in Dio.

  • Vi prego dunque, giuratemi per il SIGNORE, poiché vi ho trattati con bontà, che anche voi tratterete con bontà la casa di mio padre; e datemi un segno sicuro 13 che salverete la vita a mio padre, a mia madre, ai miei fratelli, alle mie sorelle e a tutto quel che appartiene a loro, e che ci preserverete dalla morte». 

Lei sa che Dio è il creatore, che darà al suo popolo la terra promessa e che distruggerà Gerico. Solo questa donna verrà risparmiata perché ha avuto fede. Vedremo, comunque, che la sua famiglia non avrà la salvezza per la fede di Raab, ma dovranno maturarne una propria.

  • Quegli uomini risposero: «Siamo pronti a dare la nostra vita per voi, se non divulgate questo nostro affare; e quando il SIGNORE ci avrà dato il paese, noi ti tratteremo con bontà e lealtà». 15 Allora lei li calò giù dalla finestra con una fune; infatti la sua casa era addossata alle mura della città, e lei stava di casa sulle mura. 

Questo è un dettaglio importante perché le mura di Gerico cadranno.

16 E disse loro:«Andate verso il monte, affinché non v’incontrino i vostri inseguitori, e rimanetevi nascosti per tre giorni fino al ritorno di coloro che v’inseguono; poi andrete per la vostra strada». 17 E quegli uomini le dissero:«Noi saremo sciolti dal giuramento che ci hai fatto fare, se tu non osservi quello che stiamo per dirti:18 quando entreremo nel paese, attaccherai alla finestra per la quale ci fai scendere, questa cordicella di filo rosso; radunerai presso di te, in casa, tuo padre, tua madre, i tuoi fratelli e tutta la famiglia di tuo padre. 19 Se qualcuno di questi uscirà in strada dalla porta di casa tua, il suo sangue ricadrà sul suo capo, e noi non ne avremo colpa; ma il sangue di chiunque sarà con te in casa ricadrà sul nostro capo, se uno gli metterà le mani addosso. 20 Se tu divulghi questo nostro affare, saremo sciolti dal giuramento che ci hai fatto fare». 21 E lei disse:«Sia come dite!». Poi li congedò, e quelli se ne andarono. E lei attaccò la cordicella rossa alla finestra. 

Questo filo ricorda il sangue rosso dell’agnello, posto sullo stipite della porta ed è simbolo del sangue di Cristo che salverà tutti gli uomini se avranno fede. Se siamo coperti dal sangue di Gesù saremo salvati, ma se siamo fuori di esso saremo distrutti.

La casa di Raab era posta all’interno delle mura, larghe 5 metri; sopra di esse di poteva camminare ed i soldati avevano le loro postazioni di controllo. La parola di Dio ci dice che al canto e al grido degli Israeliti tali mura sono crollate, eccetto la casa di Raab. Anche il giudizio si abbatterà su questo mondo e solo chi avrà fede potrà salvarsi perché protetto nella casa del Padre.

Agli occhi del mondo Raab non era nulla:era una pagana, una donna peccatrice, una prostituta, eppure la sua predicazione è stata così convincente da dare la salvezza a tutta la sua famiglia.

Ora l’autore fa un rapido elenco di altri personaggi, ma non si sofferma su alcuno di essi, tante sono le opere che hanno fatto per fede:c’è troppo da dire su di loro e ci vorrebbe un tempo infinito.

Vs.32-35. Che dirò di più? Poiché il tempo mi mancherebbe per raccontare di Gedeone, Barac, Sansone, Iefte, Davide, Samuele e dei profeti, 

Gedeone, Barac, Sansone, Iefte:queste persone hanno in comune il ruolo da loro svolto dopo l’entrata di Israele nella terra promessa:erano giudici.

Davide, Samuele. Samuele era un giudice, ma principalmente visse nell’epoca dei re; poi vengono nominati i profeti.

Analizziamo le loro azioni:

33 i quali per fede conquistarono regni, 

  1. Dominarono altri regni, altre nazioni, ossia guerreggiarono e vinsero.

Noi credenti in questo momento stiamo combattendo una battaglia spirituale.

2 Corinzi 10:3-5. In realtà, sebbene viviamo nella carne, non combattiamo secondo la carne; 

Noi viviamo in un corpo carnale, ma il nostro combattimento è spirituale e non è rivolto contro persone fisiche; esso si svolge nei luoghi celesti, contro potestà e principati.

  • infatti le armi della nostra guerra non sono carnali, ma hanno da Dio il potere di distruggere le fortezze, poiché demoliamo i ragionamenti 5 e tutto ciò che si eleva orgogliosamente contro la conoscenza di Dio, facendo prigioniero ogni pensiero fino a renderlo ubbidiente a Cristo; 

Il combattimento è mentale; ci sono conoscenze che, come fortezze, si elevano contro gli insegnamenti di Cristo. Esistono delle fortezze mentali. La Bibbia dice che le persone sono state rese mentalmente cieche da Dio stesso e che solo la rinascita nello Spirito santo fa cadere le scaglie che oscurano la nostra vista; solo allora possiamo capire.

Gli Israeliti combattevano con le armi contro i pagani, invece i cristiani di oggi si schierano in una guerra spirituale ed hanno davanti a loro dei veri nemici agguerriti, che vogliono la loro rovina e la disgregazione della testimonianza cristiana nell’ambiente in cui operano o vivono. Satana odia coloro che appartengono a Cristo perché essi, con la loro vita, proclamano la possibilità di essere liberi da ogni dipendenza:droghe, alcool, ecc. ed affermano che la gioia proviene da Gesù.

Il combattimento è corpo a corpo e finirà solamente con la morte di uno dei due combattenti. Anche noi dobbiamo conquistare dei regni, sia in noi, ovvero nelle aree della nostra vita che non vogliamo rendere a Dio, poi delle vere e proprie zone geografiche:preghiamo per la nostra città. Anche nei pensieri della gente ci sono dei legami spirituali.

C’è gioia e vita in Gesù, e risposte a tutti i nostri problemi.

praticarono la giustizia, 

2. Solo per fede possiamo praticare la giustizia e vivere una vita giusta e pia.

Tito 2:11-12. Infatti la grazia di Dio, salvifica per tutti gli uomini, si è manifestata, 12 e ci insegna a rinunziare all’empietà e alle passioni mondane, per vivere in questo mondo moderatamente, giustamente e in modo santo, 

Tutto ciò avviene per fede nella grazia di Dio; avendo cominciato nello spirito, vogliamo finire nella carne? Certamente no! L’importante è non porre fiducia in noi stessi, ma in Dio.

ottennero l’adempimento di promesse, 

 3. Ricevettero le promesse per fede. Molte sono le promesse che noi abbiamo avuto in Cristo:

2 Corinzi 7:1. Poiché abbiamo queste promesse, carissimi,(quelle di essere figli di Dio e che Lui è nostro Padre). purifichiamoci da ogni contaminazione di carne e di spirito, compiendo la nostra santificazione nel timore di Dio. 

2 Pietro 1:3-4. La sua potenza divina ci ha donato tutto ciò che riguarda la vita e la pietà mediante la conoscenza di colui che ci ha chiamati con la propria gloria e virtù. 4 Attraverso queste ci sono state elargite le sue preziose e grandissime promesse perché per mezzo di esse voi diventaste partecipi della natura divina dopo essere sfuggiti alla corruzione che è nel mondo a causa della concupiscenza. 

Noi peccatori, un tempo lontani da Dio, saremo partecipi della natura del Padre per fede. Ciò accade grazie alla presenza dello Spirito Santo in noi; quando abbiamo conosciuto Cristo, Dio ha cominciato un’opera in noi credenti. Giorno per giorno ci sta conformando all’immagine di Cristo.

chiusero le fauci dei leoni, 

 4. Daniele è stato gettato nella tana dei leoni e per la sua fede Dio ha chiuso le fauci di questi animali. Egli si è trovato in quella situazione perché si è rifiutato di pregare gli dei pagani e Dio l’ha ricompensato.

1 Pietro 5:8 afferma che il diavolo va in giro come un leone ruggente, perciò anche noi abbiamo un nemico feroce da affrontare ogni giorno. Come possiamo fare? Con la fede in Gesù.

34 spensero la violenza del fuoco, 

 5. Daniele (storia di Shadrac, Meshac e Abed Nego) non si volle inchinare davanti al re pagano, venne gettato nella fornace ardente, ma fu salvato da Gesù.

Efesini 6:16. prendete oltre a tutto ciò lo scudo della fede, con il quale potrete spegnere tutti i dardi infocati del maligno. 

scamparono al taglio della spada, guarirono da infermità, divennero forti in guerra, 

 6. In Cristo troviamo la forza quando siamo deboli, perché in noi non siamo niente. Quando realizziamo quanto siamo fragili, la potenza di Dio si manifesta nella nostra vita.

misero in fuga eserciti stranieri. 35 Ci furono donne che riebbero per risurrezione i loro morti; altri furono torturati perché non accettarono la loro liberazione, per ottenere una risurrezione migliore; 

Romani 6:4. Siamo dunque stati sepolti con lui mediante il battesimo nella sua morte, affinché, come Cristo è stato risuscitato dai morti mediante la gloria del Padre, così anche noi camminassimo in novità di vita. 

Per fede il vecchio uomo è morto e le opere di Satana sono stati distrutte.

Vs. 36-39. altri furono messi alla prova con scherni, frustate, anche catene e prigionia. 37 Furono lapidati, segati, uccisi di spada; andarono attorno coperti di pelli di pecora e di capra; bisognosi, afflitti, maltrattati 38 (di loro il mondo non era degno), erranti per deserti, monti, spelonche e per le grotte della terra. 39 Tutti costoro, pur avendo avuto buona testimonianza per la loro fede, non ottennero ciò che era stato promesso. 

Qui sta parlando della promessa riportata nel vs. 40.

Erano persone di grande fede, ma la loro vita era povera (al contrario della prosperità promessa da alcune chiese di oggi); avevano dei grandi problemi e difficoltà, ma il Signore era con loro; certamente la fede scaturisce nel momento del grande bisogno.

Questi grandi personaggi si sono sacrificati per gli altri e per la fede in Gesù. Ad es. Neemia ha rinunciato a tutti i privilegi per ricostruire la città di Gerusalemme.

Vs. 40. Perché Dio aveva in vista per noi qualcosa di meglio, in modo che loro non giungessero alla perfezione senza di noi. 

Per noi che viviamo oggi Dio ha desiderato qualcosa di meglio:di cosa sta parlando?

1 Tessalonicesi 4:13-18. Nella chiesa di Tessalonica c’era la credenza che il rapimento fosse già avvenuto, perciò i credenti erano disperati. Per questo motivo Paolo fa un insegnamento sul rapimento della chiesa e ci dà una parola di consolazione anche a riguardo dei nostri familiari, che sono stati credenti e che sono morti.

Fratelli, non vogliamo che siate nell’ignoranza riguardo a quelli che dormono, 

cioè che sono morti (degli empi si dice che muoiono)

affinché non siate tristi come gli altri che non hanno speranza. 14 Infatti, se crediamo che Gesù morì e risuscitò, crediamo pure che Dio, per mezzo di Gesù, ricondurrà con lui quelli che si sono addormentati. 

Tutti i credenti della storia verranno con Gesù.

15 Poiché vi diciamo questo fondandoci sulla parola del Signore:che noi viventi, i quali saremo rimasti fino alla venuta del Signore, non precederemo quelli che si sono addormentati; 16 perché il Signore stesso, con un ordine, con voce d’arcangelo e con la tromba di Dio, scenderà dal cielo, e prima risusciteranno i morti in Cristo; 17 poi noi viventi, che saremo rimasti, verremo rapiti insieme con loro, sulle nuvole, a incontrare il Signore nell’aria; e così saremo sempre con il Signore. 18 Incoraggiatevi dunque gli uni gli altri con queste parole. 

In un attimo, al suono della tromba noi saremo trasformati, spogliandoci del corpo mortale e corruttibile ed acquisiremo un corpo eterno, perfetto. Di questo sta parlando in Ebrei 11:i credenti che sono morti sono col Signore, ma non hanno ricevuto ancora un corpo eterno; lo riceveranno quando anche i credenti in vita verranno rapiti ed anche essi verranno privati del corpo caduco, per riceverne uno glorioso.

Vs. 40. Perché Dio aveva in vista per noi qualcosa di meglio, in modo che loro non giungessero alla perfezione senza di noi.

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