Atti 9

Atti 9:1-9:26
Craig Quam

Cap. 9

A questo punto del racconto scompaiono i fatti relativi a Filippo e improvvisamente Luca parla di nuovo del giovane Saulo, intento a perseguitare i cristiani con ferocia.

Saulo è un nome ebraico, mentre Paolo ne è la traduzione usata dai Gentili. Infatti, il Signore ha cambiato nome a Saulo, in quanto egli doveva essere l’apostolo dei non ebrei; ha preso questo uomo religioso, bigotto, ebreo al 100% e l’ha trasformato in una persona capace di mettere sotto sopra il mondo di allora.

Conversione di Saulo sulla via di Damasco.

Vs. 1-2. Saulo intanto, spirando ancora minacce e strage contro i discepoli del Signore, si recò dal sommo sacerdote e gli chiese lettere per le sinagoghe di Damasco affinché, se avesse trovato alcun seguace della Via, uomini o donne, li potesse condurre legati a Gerusalemme.

Saulo era talmente infuriato contro i cristiani che, oltre a perseguitarli a Gerusalemme, voleva recarsi in tutto il mondo ebraico per catturarli, imprigionarli e portarli a Gerusalemme.

Chi era Paolo?

Filippesi 3: 5-7. 5  sono stato circonciso l’ottavo giorno, sono della nazione d’Israele, della tribù di Beniamino, Ebreo di Ebrei quanto alla legge, fariseo, 6  quanto allo zelo, persecutore della chiesa; quanto alla giustizia che è nella legge, irreprensibile, 7  Ma le cose che mi erano guadagno, le ho ritenute una perdita per Cristo. 

Paolo elenca tutte le sue caratteristiche di ebreo, il suo essere stato uno zelante osservatore delle regole ebraiche, al punto di aver perseguitato la chiesa pur di essere irreprensibile; era un fanatico, un estremista; era molto religioso, ma percorreva la via sbagliata. Credeva di servire Dio, ma non lo conosceva.

Atti 22: 3-5.  "In verità io sono un Giudeo, nato in Tarso di Cilicia e allevato in questa città ai piedi di Gamaliele, educato nella rigorosa osservanza della legge dei padri, pieno di zelo di Dio, come oggi lo siete voi tutti; 4  io ho perseguitato fino alla morte questa Via, legando e mettendo in prigione uomini e donne, 5  come mi sono testimoni il sommo sacerdote e tutto il sinedrio, degli anziani, dai quali avendo anche ricevuto lettere per i fratelli, mi recavo a Damasco per condurre prigionieri a Gerusalemme anche quelli che erano là, perché fossero puniti. 

Paolo sta raccontando la sua testimonianza alla gente di Gerusalemme: cresciuto secondo una rigorosa tradizione ebraica, è stato discepolo di Gamaliele, un uomo stimato e famosissimo a quel tempo. Ha ucciso egli stesso o incarcerato i cristiani, perché poi fossero giustiziati, sia uomini che donne, e lo faceva pensando che fosse giusto per Dio.

Atti 26: 9-11.   Io stesso ritenni essere mio dovere far molte cose contro il nome di Gesù il Nazareno. 10  E questo è ciò che feci in Gerusalemme, avendone ricevuto l’autorità dai capi dei sacerdoti, rinchiusi nelle prigioni molti santi e, quando erano messi a morte, io davo il mio assenso. 11  E spesse volte, andando da una sinagoga all’altra, li costrinsi a bestemmiare e, grandemente infuriato contro di loro, li perseguitai fin nelle città straniere. 

Paolo ha costretto i credenti a bestemmiare il nome di Cristo e a rinnegarlo come Signore, eppure Dio lo ha perdonato ed ha fatto di lui un grande apostolo.

Anche oggi ci sono persone che sterminano  migliaia di esseri umani, ad esempio in nome di Allah. Dio ci ha avvertito che uno dei segni degli ultimi tempi sarà proprio la persecuzione in nome di Dio. Noi sappiamo che mafiosi e terroristi devono ravvedersi, altrimenti andranno all’inferno, ma, se si pentiranno saranno salvati, perché la grazia di Dio non ha limiti. Egli può perdonare chiunque si ravveda.

Vs. 3-5. Or avvenne che, mentre era in cammino e si avvicinava a Damasco, all’improvviso una luce dal cielo gli folgorò intorno. E, caduto a terra, udì una voce che gli diceva: “Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?”. Ed egli disse: “Chi sei, Signore?”. E il Signore disse: “Io sono Gesù, che tu perseguiti; ti è duro recalcitrare contro i pungoli”.

I pungoli sono uno strumento che i contadini mettono ai buoi affinché camminino diritti mentre arano la terra.

All’improvviso il Signore appare a Saulo. Questi gli chiede chi sia, perché in realtà non lo conosce. Credeva di essere in prima linea per il Signore, ma in realtà, al momento dell’incontro con Lui, non lo riconosce. Cristo si svela a Saulo e lo accusa di perseguitarlo: in realtà Egli era morto e risorto, non viveva fisicamente a Gerusalemme, ma fa capire che quando viene toccata la sua chiesa, viene colpito anche lui, perché i santi sono la pupilla del suo occhio (è il sentimento di ogni genitore nei confronti dei figli).

Vs. 6. Allora egli, tutto tremante e spaventato, disse: "Signore, che vuoi ch’io faccia?". E il Signore: "Alzati ed entra nella città, e ti sarà detto ciò che devi fare". 

 Saulo si converte e si umilia davanti a Dio: cade a terra e chiede al Signore cosa vuole che egli faccia, perché ora il suo desiderio è quello di obbedire totalmente. Ora riconosce il suo stato miserabile e la signoria di Gesù: prima prendeva decisioni circa il comportamento da adottare, basandosi sul proprio orgoglio, ma ora prende gli ordini dal suo Signore.

La sua conversione ha tutte le caratteristiche dell’autenticità:

  • ha incontrato Gesù e lo ha conosciuto personalmente;

  • decide di obbedire al Signore (vs.6);

  • prega (vs. 11);

  • si fa battezzare in acqua (vs. 18);

  • entra in comunione con i fratelli (vs. 19);

  • testimonia di Gesù e di quello che ha fatto nella sua vita (vs. 20);

  • cresce nella grazia di Dio e matura; cresce nei frutti dello Spirito: pace, bontà, mansuetudine, pazienza, amore, benignità: questi sono i segni che evidenziano in noi  la presenza dello Spirito Santo.

Prima era pieno di sé, ipocrita e orgoglioso del suo stato di ebreo(religioso), ma poi si è umiliato davanti a Dio(credente).

La vita di Paolo dimostra come egli sia cambiato, diventando sempre più umile:

I Cor. 15: 8-10.     Infine, ultimo di tutti, apparve anche a me come all’aborto. 9  Io infatti sono il minimo degli apostoli e non sono neppure degno di essere chiamato apostolo, perché ho perseguitato la chiesa di Dio. 10  Ma per la grazia di Dio sono quello che sono; e la sua grazia verso di me non è stata vana, anzi ho faticato più di tutti loro non io però, ma la grazia di Dio che è con me. 

Tale epistola è stata scritta intorno al 55 d. C., dopo circa 20 anni dalla resurrezione. Qui dice di essere il minimo fra gli apostoli.

Dopo circa 5 anni scrisse agli efesini, quando era carcerato a Roma.

Efesini 3: 7-8     di cui sono stato fatto ministro, secondo il dono della grazia di Dio che mi è stata data in virtù della sua potenza. 8  A me, il minimo di tutti i santi, è stata data questa grazia di annunziare fra i gentili le imperscrutabili ricchezze di Cristo, 

Paolo afferma di essere il minimo fra tutti i santi: infatti, più camminiamo nella grazia di Dio e più diventiamo umili, comprendendo quanto siamo miserabili. Senza la grazia del Signore non siamo nulla e capiamo che non c’è niente di buono in noi. Per questo l’apostolo Paolo, invece di inorgoglirsi per le opere compiute, i viaggi fatti, le chiese fondate e le anime salvate, alla fine della sua vita diviene umilissimo, in quanto riconosce l’opera di Dio nella sua esistenza.

1 Timoteo viene scritta da Roma. 

1 Tim. 1: 12  E rendo grazie a Cristo nostro Signore, che mi fortifica, perché mi ha ritenuto degno di fiducia ponendo al suo servizio me, 

Paolo dice che quando il Signore ci da un incarico, lo fa perché ci ritiene degni di quel compito; quindi è un onore servire Dio in qualunque modo. 

1 Tim. 1: 13-17  che prima ero un bestemmiatore, un persecutore ed un violento; ma mi è stata fatta misericordia, perché lo feci ignorantemente nella mia incredulità; 14  così la grazia del Signor nostro ha sovrabbondato con la fede e con l’amore che è in Cristo Gesù. 15  Questa parola è sicura e degna di essere pienamente accettata, che Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori, dei quali io sono il primo. 16  Ma per questo mi è stata fatta misericordia, affinché Gesù Cristo facesse conoscere in me, per primo tutta la sua clemenza, per essere di esempio a coloro che per l’avvenire avrebbero creduto in lui per avere la vita eterna. 17  Or al Re eterno, immortale invisibile, all’unico Dio sapiente, sia onore e gloria nei secoli dei secoli. Amen 

Gesù lo ha perdonato per grazia, affinché egli sia un esempio per i peccatori dopo di lui: non importa il nostro comportamento passato, perché la grazia di Dio è pronta a restaurarci se ci pentiamo sinceramente e ci convertiamo a Dio. Quando veniamo meno, il nemico cerca di condannarci per allontanarci da Dio, ma è importante non cadere nel  suo tranello. Al contrario, lo Spirito ci compunge del peccato, ci porta al ravvedimento e rinnova in noi la grazia di Dio.

Vs. 7-31.    Or gli uomini che viaggiavano con lui si fermarono attoniti, perché udivano il suono della voce, ma non vedevano alcuno. 8  Poi Saulo si alzò da terra ma, aperti gli occhi, non vedeva alcuno; allora prendendolo per mano, lo condussero in Damasco. 9  E rimase tre giorni senza vedere, nei quali né mangiò né bevve. 10  Or a Damasco vi era un discepolo di nome Anania, al quale il Signore disse in visione: "Anania!". Ed egli rispose: "Eccomi, Signore!". 11  E il Signore a lui: "Alzati e recati nella strada detta Diritta, e cerca in casa di Giuda un uomo di Tarso di nome Saulo, che sta pregando; 12  egli ha visto in visione un uomo, di nome Anania, entrare e imporgli le mani perché ricuperi la vista". 13  Allora Anania rispose: "Signore, io ho sentito molti parlare di quest’uomo, di quanto male ha fatto ai tuoi santi in Gerusalemme. 14  E qui ha l’autorizzazione dai capi dei sacerdoti, di imprigionare tutti coloro che invocano il tuo nome". 15  Ma il Signore gli disse: "Va perché costui è uno strumento da me scelto per portare il mio nome davanti alle genti, ai re e ai figli d’Israele. 16  Poiché io gli mostrerò quante cose egli deve soffrire per il mio nome". 17  Anania dunque andò ed entrò in quella casa; e, imponendogli le mani, disse: "Fratello Saulo, il Signore Gesù, che ti è apparso sulla via per la quale venivi, mi ha mandato perché tu ricuperi la vista e sii ripieno di Spirito Santo". 18  In quell’istante gli caddero dagli occhi come delle scaglie, e riacquistò la vista; poi si alzò e fu battezzato. 19  E, dopo aver preso cibo, egli ricuperò le forze. Poi Saulo rimase alcuni giorni con i discepoli che erano a Damasco. 20  E subito si mise a predicare il Cristo nelle sinagoghe, proclamando che egli è il Figlio di Dio. 21  E tutti quelli che lo udivano stupivano e dicevano: "Non è costui quel tale che a Gerusalemme perseguitava tutti coloro che invocavano questo nome, ed è venuto qui col preciso scopo di condurli prigionieri dai capi dei sacerdoti?". 22  Ma Saulo confondeva i Giudei che abitavano a Damasco, dimostrando che Gesù è il Cristo. 23  Molti giorni dopo, i Giudei si consultarono assieme per ucciderlo. 24  Ma il loro complotto venne a conoscenza di Saulo. Or essi facevano la guardia alle porte, giorno e notte, per poterlo uccidere; 25  allora i discepoli lo presero di notte e lo calarono giù dalle mura dentro una cesta. 26  Giunto a Gerusalemme, Saulo cercava di unirsi ai discepoli, ma avevano tutti paura di lui, non potendo credere che egli fosse un discepolo. 27  Allora Barnaba lo prese e lo condusse dagli apostoli, e raccontò loro come egli, lungo la strada, aveva visto il Signore che gli aveva parlato, e come a Damasco aveva parlato con franchezza nel nome di Gesù. 28  Così egli rimase con loro a Gerusalemme, andando e venendo, e parlava con franchezza nel nome del Signore Gesù. 29  Egli parlava anche e discuteva con gli ellenisti; ma essi cercavano di ucciderlo. 30  I fratelli però, venuti a conoscenza di questo, lo condussero a Cesarea e di là lo mandarono a Tarso. 31  Così le chiese in tutta la Giudea, la Galilea e la Samaria avevano pace ed erano edificate. E, camminando nel timore del Signore e nella consolazione dello Spirito Santo, moltiplicavano. 

Guarigione di Enea. 

Vs. 32- 35.  Or avvenne che, mentre Pietro percorreva tutto il paese, venne anche dai santi che abitavano a Lidda. 33  Qui trovò un uomo di nome Enea che già da otto anni giaceva in un letto, perché era paralitico. 34  Pietro gli disse: "Enea, Gesù, il Cristo, ti guarisce; alzati e rifatti il letto". Ed egli subito si alzò. 35  E tutti gli abitanti di Lidda e di Saron lo videro e si convertirono al Signore.

Pietro visita le chiese per insegnare la parola di Dio ai cristiani e per evangelizzare.

Lidda (Lod, nel vecchio testamento) si trovava a 40 km da Gerusalemme, sulla strada lungo la costa. Probabilmente Enea era un cristiano, prima paralitico, ora guarito nel nome di Gesù. Grazie a questo fatto, molte persone si convertirono al cristianesimo. “Tutti gli abitanti” è un’espressione che Luca adotta per indicare una moltitudine di persone.

Saron è il nome della pianura costiera che si stendeva a nord di Lidda.

La resurrezione di Tabita.

Vs. 36-38.  Or in Ioppe c’era una discepola di nome Tabitha, che significa Gazzella ella faceva molte buone opere e molte elemosine. 37  Or avvenne in quei giorni che ella si ammalò e morì. Dopo averla lavata, fu posta in una stanza al piano superiore. 38  E, poiché Lidda era vicina a loppe, i discepoli, udito che Pietro si trovava là gli mandarono due uomini per pregarlo di venire da loro senza indugio. 

Ioppe, la moderna Giaffa, dista da Lidda 19 km, lungo la costa. Qui viveva un gruppo di cristiani, tra cui Tabita., una donna molto caritatevole. Viene descritto il tempo successivo alla sua morte, quando gli altri cristiani, invece di ungerla e seppellirla, la portarono in una stanza posta al piano superiore. Tali azioni fanno pensare alla speranza si veder risorgere Tabita, forse col convincimento, esistente in alcuni gruppi della chiesa primitiva, che i cristiani non sarebbero morti prima del ritorno di Cristo. In ogni caso, i fratelli di Ioppe dimostrano una grande fede nella possibilità della resurrezione, al punto che mandano a chiamare Pietro, pregandolo di venire immediatamente.

Egli resuscita Tabita, dopo aver pregato a lungo, perché in realtà è il Signore che compie il miracolo. 

Questa donna era malata e morta corporalmente; molti credenti si ammalano e muoiono spiritualmente perché non pregano e non cercano un contatto con il Signore; tuttavia senza di lui non possiamo fare niente. Il Signore è il nostro tronco e ci dà la vita: se ci separiamo da lui moriamo. La chiesa è un aiuto, ma non è sufficiente per darci la vita di cui abbiamo bisogno; essa ci viene data solo da Gesù. 

Per resuscitare i morti bisogna pregare: se spiritualmente ci sentiamo malati o addirittura morti dobbiamo cercare il Signore per rientrare in contatto con la sorgente della nostra vita.

Pietro era un uomo come noi, eppure il Signore l’ha usato con potenza perché era un uomo che aveva capito che tutto ciò che poteva fare era pregare; da soli non possiamo fare niente, ma tramite noi può agire il Signore perché egli è colui che compie anche le opere impossibili. Davanti alle situazioni per noi insormontabili possiamo solo pregare; la preghiera è un atto di fede verso un Dio che non vediamo e non sentiamo, ma al quale ci rivolgiamo, riconoscendo che egli è, e che è il remuneratore di quelli che lo cercano con ardore, continuamente, con insistenza. Se noi preghiamo, Dio risponderà. Non dobbiamo scoraggiarci: davanti ad un malato o ad un morto dobbiamo pregare.

Vs. 39-42.   Pietro dunque si alzò e partì con loro. Appena giunse, lo condussero nella stanza di sopra; tutte le vedove si presentarono a lui piangendo e gli mostrarono tutte le tuniche e le vesti che Gazzella faceva, mentre era con loro. 40  Pietro allora, fatti uscire tutti, si pose in ginocchio e pregò. Poi, rivoltosi al corpo, disse: "Tabitha, alzati!". Ed ella aprì gli occhi e, visto Pietro, si mise a sedere. 41  Egli le diede la mano e l’aiutò ad alzarsi, e, chiamati i santi e le vedove, la presentò loro in vita. 42  La cosa fu risaputa per tutta Ioppe, e molti credettero nel Signore. 

Il miracolo si compie solo grazie alla preghiera e all’ordine dato.

Come era avvenuto con la guarigione di Enea, la notizia del miracolo si sparse ovunque e condusse molti alla conversione.

Vs. 43.  E Pietro, rimase a Ioppe parecchi giorni, in casa di un certo Simone, conciatore di pelli.

Pietro rimane nella città per seguire l’evolversi della situazione, analogamente a Lidda.

Luca ci indica il luogo in cui fu ospitato, ossia presso il “conciatore di pelli”, dandoci l’indirizzo di Pietro, in anticipazione a quello che sarebbe successo nella prosecuzione della vicenda.  Il mestiere del conciatore di pelli era tale da sporcare le mani di colui che lo praticava e pertanto i farisei evitavano il contatto con uomini del genere. In questo modo Luca vuol farci capire che Pietro, seguendo l’esempio di Cristo, si era liberato da tali legami.

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