Atti 8

Atti 8
Craig Quam
Atti 8:26-8:40
Craig Quam

Cap. 8

Vs. 1. Or Saulo approvava la sua uccisione. In quel tempo ci fu grande persecuzione contro la chiesa che era in Gerusalemme; e furono tutti dispersi per le contrade della Giudea e della Samaria, ad eccezione degli apostoli. 

L’attacco contro Stefano fu solo l’inizio di una persecuzione che colpì tutta la chiesa di Gerusalemme. I cristiani furono attaccati e spinti ad abbandonare la fede. Tuttavia essi non si smossero dalla loro posizione e, per salvare la propria vita, decisero di fuggire. E’ curioso notare come fossero disposti a stabilirsi in Samaria, tra un popolo che essi avevano sempre disprezzato, e che i samaritani non si opposero alla loro presenza.

Vs. 2. Ed alcuni uomini pii portarono a seppellire Stefano e fecero grande cordoglio per lui. 

Malgrado fosse un’azione molto rischiosa, alcune persone diedero a Stefano una sepoltura degna. Era normale seppellire i criminali, ma la legge proibiva il cordoglio pubblico. Per questo motivo coloro che seppellirono Stefano  trasgredirono la legge, esponendosi ad un grave rischio.

Vs. 3. Ma Saulo devastava la chiesa: entrava di casa in casa, trascinava via uomini e donne e li metteva in prigione. 

Da questo capitolo cominciamo a conoscere Saulo, che diventerà più avanti l’apostolo Paolo. In questo momento della sua vita è ancora un persecutore della chiesa, spinto da zelo religioso, e infatti trascina via dalla propria casa uomini e donne cristiani per metterli in carcere. Le sue azioni sono confermate da egli stesso (1 Cor. 15:9, Gal. 1:13-22, Fil. 3:6, 1 Tim 1:13), che nelle lettere ammette di avere anche ucciso dei fratelli e di averli torturati affinché rinnegassero e bestemmiassero il nome di Gesù. Infatti egli dice che Dio ha fatto di lui un esempio della grandezza della Sua grazia, perché anche se era un uomo molto crudele (pensiamo a Hitler o Stalin) è stato trasformato in un servo di Cristo: umanamente parlando non si può pensare che sia stato salvato, ma Dio lo ha cambiato e gli ha perdonato i peccati.

Guida alla lettura.

Il vangelo si espande in Giudea e in Samaria (Atti 8:4-11-18)

La dispersione dei credenti di Gerusalemme portò all’evangelizzazione della Samaria (Atti 8:4-25).

Si converte un ministro politico, l’eunuco etiope (8:26-40) e poi Saulo (9:1-31).

Pietro opera con potenza: guarisce Enea (9:32-35), resuscita Tabita ( 9:36-43), converte Cornelio (10:1-48) e spiega questa conversione ai fratelli di Gerusalemme (11:1-8).

Il vangelo si diffonde in Samaria

Vs. 4. Coloro dunque che furono dispersi andavano attorno, annunziando la parola.

Frutto di questa persecuzione è stata la diffusione della parola di Dio a tutte le persone che i fratelli dispersi incontravano. 

Filippo va in Samaria.

Vs. 5. Or Filippo discese nella città di Samaria e predicò loro Cristo. 

Filippo annuncia Cristo e la Samaria si converte. 

Probabilmente egli non sarebbe mai andato in quel luogo se non ci fosse stata la persecuzione a Gerusalemme, perché lì dove viveva c’era una chiesa benedetta da Dio,  in continua crescita, una magnifica comunione fraterna e c’erano gli apostoli. Quindi Dio si è servito dell’opera del maligno per la propria gloria: non solo Filippo vede tanti frutti in Samaria, ma anche gli altri credenti, ovunque vanno, spargono il seme della parola di Dio. Oggi noi siamo liberi dal punto di vista religioso, ma spesso siamo perseguitati, ad es., nel posto di lavoro: forse Dio userà la nostra difficoltà per uno scopo, per esempio per farci incontrare qualcuno; Dio, infatti, vuole spargere la propria parola e la  grazia su tutti gli uomini. 

Simon Mago.

Vs. 6-11.   E le folle, con una sola mente, prestavano attenzione alle cose dette da Filippo, udendo e vedendo i miracoli che egli faceva. 7  Gli spiriti immondi infatti uscivano da molti indemoniati, gridando ad alta voce; e molti paralitici e zoppi erano guariti. 8  E vi fu grande gioia in quella città. 

Filippo riesce ad operare allo stesso modo di Cristo e di Pietro.

9  Or in quella città vi era da tempo un uomo di nome Simone, il quale esercitava le arti magiche e faceva stupire la gente di Samaria, spacciandosi per un grande uomo. 10  E tutti, dal maggiore al minore, gli davano ascolto, dicendo: "Costui è la grande potenza di Dio". 11  E gli davano ascolto, perché già da molto tempo li aveva fatti strabiliare con le sue arti magiche. 

In Samaria c’era un uomo, Simone, un mago, un imbroglione. Anche in Italia ci sono dei maghi, i quali tengono molti italiani sotto un legame diabolico. Si nascondono dietro un aspetto cristiano, ad es. dicendo di operare per il bene, di essere cattolici, addirittura approvati dal Papa.

Di Simone dicevano che era addirittura la potenza di Dio.

Vs. 12-13.   Quando però credettero a Filippo, che annunziava la buona novella delle cose concernenti il regno di Dio e il nome di Gesù Cristo, uomini e donne si fecero battezzare. 13  Anche Simone credette e, dopo essere stato battezzato, stava del continuo con Filippo; e, vedendo le potenti operazioni e i segni che erano fatti, ne rimaneva stupito. 

La predicazione di Filippo fa sì che la gente si volga verso lui, piuttosto che verso Simone. Infatti, quando le persone lo conoscono, si convertono a Dio perché capiscono che la potenza del Signore è in lui. Questi versetti raccontano che anche Simone si converte, ma più avanti si comprende come la sua fede sia molto labile; infatti offrirà dei soldi per avere in cambio la potenza data a Filippo dallo Spirito Santo. Certamente egli è rimasto colpito dai segni che aveva visto, ma il suo cuore non è cambiato.

Vs. 14.  Ora gli apostoli che erano a Gerusalemme, quando seppero che la Samaria aveva ricevuta la parola di Dio, mandarono loro Pietro e Giovanni. 

La diffusione del Vangelo fra i Samaritani fu un progresso talmente notevole da far sentire alla chiesa la necessità di andare a rendersi conto di ciò che stava accadendo. Più tardi, quando ad Antiochia l’evangelizzazione ricolta ai gentili si dimostrò un altro successo, Barnaba sarà inviato da Gerusalemme, affinché si rendesse conto di quanto stava accadendo; analogamente, quando Pietro assistette alla conversione di Cornelio, il fatto fu discusso nell’assemblea della chiesa. Da questi fatti emerge l’immagine di una chiesa che esamina con cura ogni nuovo sviluppo.

Vs. 15-17.  Giunti là, essi pregarono per loro, affinché ricevessero lo Spirito Santo, 16  perché non era ancora disceso su alcuno di loro, ma essi erano soltanto stati battezzati nel nome del Signore Gesù. 17  Imposero quindi loro le mani ed essi ricevettero lo Spirito Santo. 

Questi versetti ci dicono che lo Spirito Santo si riceve dopo la conversione, dal momento che questi samaritani erano divenuti credenti, nati di nuovo, battezzati in acqua, ma non avevano ricevuto il battesimo dello Spirito. Si comprende come tale fatto sia qualcosa di cui la persona ha piena coscienza nel momento in cui accade. Gesù ci ha detto che tutti coloro che credono in lui guariranno i malati, scacceranno i demoni, parleranno in lingue; tale promessa non era rivolta ai soli apostoli, ma a tutti. Filippo stesso ha fatto tanti miracoli ed era un diacono.

In alcuni casi lo Spirito Santo è sceso senza l’imposizione delle mani (ad es. il giorno di pentecoste o in casa di Cornelio), per cui non è vero che lo si riceve solo tramite gli apostoli. Vs. 15-17: perché in questo caso lo Spirito viene dato tramite l’imposizione delle mani ed è necessaria la presenza di Pietro e Giovanni? Forse perché in questo caso si trattava dei samaritani, ossia mezzi ebrei e mezzi gentili, ritenuti impuri dagli ebrei (vedi Gv. 4: donna samaritana), al punto che neanche li toccavano. Quindi gli apostoli, fondamento della chiesa, vanno fino in Samaria per imporre le mani e far capire che ora la salvezza è per tutti gli uomini e che non c’è più un popolo puro ed uno immondo.

Galati 3,28-29.   Non c’è né Giudeo né Greco, non c’è né schiavo né libero, non c’è né maschio né femmina, perché tutti siete uno in Cristo Gesù. 29  Ora, se siete di Cristo, siete dunque progenie d’Abrahamo ed eredi secondo la promessa.

Si dichiara pubblicamente che non c’è distinzione tra le persone, tra gruppi etnici di diversa importanza (Giudei e Samaritani), non esistono credenti di diverso prestigio, ma tutti siamo ugualmente preziosi agli occhi di Dio.

Nei vs. 15-17 viene detto che i samaritani ricevettero lo Spirito, ma non si racconta che tale dono abbia portato con sé altri doni spirituali, come invece accade in molti altri episodi biblici.

Vs. 18-19. Or Simone, vedendo che per l’imposizione delle mani degli apostoli veniva dato lo Spirito Santo, offrì loro del denaro,  dicendo: "Date anche a me questo potere, affinché colui sul quale imporrò le mani riceva lo Spirito Santo". 

Il cuore di Simone non era puro, non dimostrava di avere fame per Dio, esprimendo il desiderio di comprare un dono che Dio dà gratis a tutti i suoi figli; inoltre desiderava quel dono per suscitare ammirazione, per avere il potere e la gloria. Infatti egli era molto famoso come mago e pensava che anche le cose di Dio fossero un mezzo per accentuare la propria fama. Simone, quindi, pur nutrendo il desiderio di possedere doni spirituali, è spinto da motivazioni sbagliate. Il possesso di qualsiasi tipo di autorità spirituale è una responsabilità solenne davanti a Dio, e non tanto un privilegio; pertanto chi la possiede deve stare in guardia contro la tentazione del servirsi della propria posizione per fini personali. 

Quando nella chiesa si sviluppò la pratica malvagia di ottenere posizioni di rilievo attraverso un corrispettivo in danaro, essa prese il nome di “simonia” da questo episodio.

Vs. 20-23. Ma Pietro gli disse: “Vada il tuo denaro in perdizione con te, perché tu hai pensato di poter acquistare il dono di Dio col denaro. Tu non hai parte né sorte alcuna in questo, perché il tuo cuore non è diritto davanti a Dio. Ravvediti dunque da questa tua malvagità e prega Dio che, se possibile, ti sia perdonato il pensiero del tuo cuore. Poiché io ti vedo essere nel fiele di amarezza e nei legami d’iniquità”.

Pietro dichiara chiaramente che Simone non è un credente e che andrà in perdizione assieme ai suoi pensieri malvagi. 

Vs. 24. E Simone, rispondendo, disse: “Pregate voi il Signore per me, affinché nulla di ciò che avete detto mi accada”. Simone non chiede preghiera per essere perdonato da Dio e per ricostruire il suo rapporto col Creatore, bensì teme le conseguenze del suo pensiero. Si è ravveduto solo in apparenza. Il falso ravvedimento si ha quando siamo dispiaciuti per le conseguenze del peccato, ma non siamo pentiti; quindi, se non si viene scoperti e pertanto non vi è la punizione, il peccato può anche essere perpetuato.

Efesini 2:1-10.  Egli ha vivificato anche voi, che eravate morti nei falli e nei peccati, 2  nei quali già camminaste, seguendo il corso di questo mondo, secondo il principe della potestà dell’aria, dello spirito che al presente opera nei figli della disubbidienza, 3  fra i quali anche noi tutti un tempo vivemmo nelle concupiscenze della nostra carne, adempiendo i desideri della carne e della mente, ed eravamo per natura figli d’ira, come anche gli altri. 4  Ma Dio, che è ricco in misericordia per il suo grande amore con il quale ci ha amati, 5  anche quando eravamo morti nei falli, ci ha vivificati con Cristo (voi siete salvati per grazia), 6  e ci ha risuscitati con lui e con lui ci ha fatti sedere nei luoghi celesti in Cristo Gesù, 7  per mostrare nelle età che verranno le eccellenti ricchezze della sua grazia con benignità verso di noi in Cristo Gesù. 8  Voi infatti siete stati salvati per grazia, mediante la fede, e ciò non viene da voi, è il dono di Dio, 9  non per opere, perché nessuno si glori. 10  Noi infatti siamo opera sua, creati in Cristo Gesù per le buone opere che Dio ha precedentemente preparato, perché le compiamo. 

Siamo salvati per grazia, senza alcun merito. Anche il battesimo dello Spirito Santo non è frutto di un merito nostro, ma della grazia di Dio, e non c’è modo per  guadagnarlo.

Alcuni commentatori affermano che ora Simone è realmente pentito, altri sostengono la leggenda che vede Simone divenuto un accanito oppositore del cristianesimo.

Contrariamente a quanto accadde ad Anania, Simone ha avuto una possibilità per ritornare sui propri passi. E’ difficile individuare una differenza nella posizione dei due uomini di fronte a Dio, ma evidentemente Pietro ha pensato che Anania avesse avuto molte opportunità per rendersi conto della peccaminosità delle sue azioni, e che, quindi, avesse peccato coscientemente.


La conversione dell’eunuco.

E’ la storia del primo africano convertito al Signore, grazie a Filippo. Quest’ultimo inizialmente nella sua chiesa aveva mansioni di servitore, come Stefano, ma, essendo stato fedele nello svolgere i compiti a lui affidati, è stato incaricato da Dio a svolgere mansioni maggiori. In questo modo ha visto la gloria del Signore.

 E’ stato strumento per la conversione della Samaria e ora è sulla strada dell’eunuco. Nel primo episodio non c’è stata alcuna istruzione particolare da parte di Dio, mentre ora Filippo si muove secondo precise indicazioni date a lui dallo Spirito Santo.

Vs. 26.  Or un angelo del Signore parlò a Filippo, dicendo: “Alzati e và verso il mezzogiorno, sulla strada che da Gerusalemme scende a Gaza; essa è deserta”.

Gaza era ed è ancora oggi la terra dei Filistei, nemici di Israele da sempre. 

Il Signore si serve di un angelo per parlare a Filippo. Circa all’agire degli angeli, nelle chiese oggi si sono sviluppate due tendenze:

  1. coloro che credono al verificarsi di continui interventi divini e corrono dietro ad ogni nuova rivelazione (creduloni)

  2. altri che ritengono che tali manifestazioni siano cessate (scettici).

Probabilmente è più corretto valutare le cose con sobrietà e verificare sempre se le varie manifestazioni siano inerenti al messaggio biblico o meno e se danno gloria a Gesù. 

L’angelo dice a Filippo dove andare, come farà più avanti quando gli farà incontrare  Cornelio. Filippo è stato usato potentemente da Dio e ha fatto molti discepoli; anche noi dobbiamo pregare perché il Signore ci usi al fine di portare a Lui, ad esempio, almeno un’anima quest’anno.

Il luogo in cui Filippo si trovava, la Samaria, era collinare, quindi ospitale; la chiesa di cui era membro era molto attiva e grandi segni e prodigi venivano fatti da Dio; in essa egli aveva un importante ministero. Filippo, quindi, umanamente non aveva alcun motivo per andare via, soprattutto per recarsi in un posto arido come quello indicatogli dall’angelo. Così Dio può anche agire nella nostra vita, chiedendoci di lasciare il nostro comodo ambiente per andare in una terra inospitale per portare la sua parola. 

Inoltre, il Signore non ha spiegato a Filippo il motivo del suo viaggio, ma semplicemente gli ha dato un mandato. Il Signore, infatti, si svela poco alla volta. Noi vorremmo avere davanti agli occhi tutto il Suo piano  per la nostra vita, perché desideriamo avere tutto sotto controllo, ma Egli ci svela le cose a piccoli passi, in quanto dobbiamo avere fede e lasciarci guidare. Filippo si è fidato, non ha obiettato il comando, anche se umanamente poteva sembrargli illogico o scomodo per la sua vita, ed è stato rapito dallo Spirito (vs. 39). Quando vogliamo vedere Dio in azione nella nostra vita e ciò non accade, dobbiamo chiederci se stiamo facendo quel piccolo passo di fede che ci è stato chiesto (“Intanto fai questo, poi ti svelerò altre cose”).

Vs. 27- 28. Egli si alzò e si mise in cammino; ed ecco un uomo etiope, eunuco, un alto funzionario di Candace, regina degli etiopi, sovrintendente di tutti i suoi tesori, che era venuto a Gerusalemme per adorare. Or egli se ne stava ritornando e, seduto sul suo carro, leggeva il profeta Isaia.

L’eunuco era un uomo che cercava Dio, ed Egli ne aveva preparato l’animo. Proveniva dall’odierno Sudan, piuttosto che dall’Etiopia, ed era un uomo impiegato alla corte della regina Candace. Il termine “eunuco” indica una persona che ha subito la castrazione; a tali individui la legge giudaica proibiva l’accesso al tempio (Deut. 23:1. "Chi è stato evirato mediante schiacciamento o mutilazione, non entrerà nell’assemblea dell’Eterno.), anche se Isaia 56:3-8 parla di una sorte migliore riservata loro in futuro. Se l’uomo era stato castrato, non poteva essere un proselito.

Tuttavia, il termine potrebbe anche riferirsi al suo grado di funzionario a corte. Nel contesto, infatti, il titolo sembra accostarsi a quello di ministro. Era un funzionario importante, timorato di Dio, e cercava di servirlo come meglio poteva.

Vs. 29- 30. E lo Spirito disse a Filippo: “Accostati e raggiungi quel carro!”. Filippo gli corse vicino e, sentendo che leggeva il profeta Isaia, gli disse: “Comprendi ciò che leggi?”. Filippo corre perché è molto zelante e innamorato di Gesù. Proprio per questo temperamento tipico dei neo convertiti, spesso Dio si serve di essi per portare a sé tante anime: non conoscono bene la Bibbia, ma amano il Signore e in loro brucia un fuoco che li spinge a correre da tutti per portare la buona novella.

Vs. 31. Quegli disse: “E come potrei, se nessuno mi fa da guida?”. Poi pregò Filippo di salire e sedersi accanto a lui. Era un’anima affamata e assetata della parola di Dio, pronto a ricevere. Anche nelle nostre città oggi ci sono persone così e noi dobbiamo pregare Dio perché ce le faccia incontrare.

Vs. 32 - 34.   Or il passo della Scrittura che egli leggeva era questo: "Egli è stato condotto al macello come una pecora; e come un agnello è muto davanti a chi lo tosa, così egli non ha aperto la sua bocca. 33  Nella sua umiliazione gli fu negata ogni giustizia; ma chi potrà descrivere la sua generazione? Poiché la sua vita è stata tolta dalla terra". 34  E l’eunuco, rivolto a Filippo, disse: "Ti prego, di chi dice questo il profeta? Lo dice di se stesso o di un altro?".

Questi versetti ci fanno capire come questo uomo non aveva una conoscenza della parola di Dio. Stranamente l’eunuco non chiede il significato dei versetti, bensì domanda se il profeta stia descrivendo un’esperienza personale, oppure quella di qualcun altro.

A quel tempo i giudei interpretavano questi passi in due modi:

  • poiché Geremia descrive le proprie esperienze in modo altrettanto incisivo (Ger. 11:18-20), alcuni studiosi hanno pensato di trovarsi davanti ad un caso analogo, e quindi ad un profeta che parli di se stesso;

  • poiché altrove Dio ha indicato Israele come suo servo (Isaia 44:1 e segg.), altri hanno dato tale interpretazione.

Non è chiaro, invece, se a quel tempo avessero identificato il “servo” con il “figlio di Davide”, atteso per stabilire il definitivo governo di Dio su Israele.

Sicuramente Gesù identificò se stesso nel ruolo del servo.

Vs. 35. Allora Filippo prese la parola e, cominciando da questa Scrittura, gli annunciò Gesù. 

Anche oggi il nostro compito è quello di annunciare Gesù, perché è l’unico capace di salvarci ed è il fondamento della nostra esistenza. Non importa a quale denominazione aderiamo, perché non è essa che va annunciata, ma Cristo. Così lo Spirito ungerà la nostra predicazione, in quanto esalta il Salvatore. In alcune chiese vengono innalzate delle persone, ma lo Spirito vuole che questo venga fatto solo a Gesù.

Al tempo di Filippo non esisteva il Nuovo testamento, pertanto egli annunzia Gesù in base al vecchio patto: infatti Cristo è il tema trattato in tutta la Bibbia. Gesù stesso ce lo dice in Giovanni 5: 39-42  (le Scritture… testimoniano di me.) 

E in Luca. 24: 26-27… spiegò loro in tutte le Scritture le cose che lo riguardavano. 

Molti uomini del vecchio testamento erano figure di Cristo.

Egli è l’unico che ha adempiuto in sé tutte le profezie.

Vs. 36- 39. E, mentre proseguivano il loro cammino, giunsero ad un luogo con dell’acqua. E l’eunuco disse: “Ecco dell’acqua, cosa mi impedisce di essere battezzato?”. E Filippo disse: “Se tu credi con tutto il tuo cuore, lo puoi”. Ed egli rispose, dicendo: “Io credo che Gesù Cristo è il figlio di Dio”. Allora comandò al carro di fermarsi; ed ambedue, Filippo e l’eunuco, discesero nell’acqua, ed egli lo battezzò. Quando uscirono dall’acqua, lo Spirito del Signore rapì Filippo, e l’eunuco non lo vide più; ma proseguì il suo cammino pieno di gioia.

L’eunuco era felice perché aveva conosciuto Gesù. In molte chiese cristiane e in molte religioni del mondo il battesimo viene vissuto come una cerimonia, indossando abiti eleganti, organizzando pranzi, ecc.; ma il battesimo dell’eunuco non è stato così: ha creduto ed è stato battezzato. L’unico requisito indispensabile è il credere che il Signore Gesù sia il figlio di Dio e il nostro salvatore. 

Questi versetti dimostrano senza dubbio che il battesimo veniva celebrato per immersione.

Filippo non era un pastore o un apostolo, ma un diacono, eppure ha battezzato una persona.

Colossesi 2:12 - 14. essendo stati sepolti con lui nel battesimo…Il battesimo è per sepoltura nell’acqua. In Cristo siamo perdonati, perfetti agli occhi di Dio in virtù di ciò che Gesù ha fatto. Ogni nostro peccato è stato inchiodato con Gesù sulla croce.

Secondo la tradizione, quest’uomo etiope ha fondato la chiesa cotica, la quale esiste ancora oggi. Essi ebbero una traduzione della Bibbia dal greco e dal latino nella loro lingua prima degli europei. Quindi Dio ha usato questo uomo per convertire una vasta zona dell’Africa. Se questa tradizione è vera, si comprende come Dio si sia servito di questo piccolo appuntamento per fare una grande opera. Noi non possiamo sapere come a Dio piace usarci: magari ci farà incontrare un’anima, grazie alla quale ci sarà un gran risveglio in tutta l’Italia. 

In Inghilterra vive un pastore, membro di una chiesa molto grande, tramite il quale si sono convertite migliaia di persone. Durante la prima guerra mondiale questo uomo si trovava in Francia e combatteva contro i tedeschi. Tornato a casa in licenza, in una via del centro di Londra, sentì un giorno suonare un gruppo di persone, l’esercito della salvezza. Avendo visto con i propri occhi gli orrori della guerra, stava attraversando un momento di riflessione sulla sorte umana dopo la morte e si poneva delle domande sull’eternità. Essendo che si vergognava ad avvicinarsi, si mise dietro ad un angolo e da lì ascoltò la testimonianza di una giovane ragazza di 14 anni, la quale raccontava il proprio incontro con Gesù. Le parole di questa persona lo colpirono profondamente e, tornato in caserma, si inginocchiò davanti al Signore. Non ha incontrato mai più quella ragazza, la quale non sa che furono proprio le sue parole a portare alla salvezza questo uomo e, di conseguenza, molte altre anime.

Anche Billy Graam si è convertito grazie all’evangelizzazione di un credente, del quale nessuno ricorda il nome. Ma grazie a questo uomo è arrivato al Signore un grande predicatore, del quale il Signore si è servito potentemente.

Vs. 40. Or Filippo si ritrovò in Azot; e, proseguendo, evangelizzò tutte le città, finché giunse a Cesarea. 

Filippo va a Cesarea e qui si stabilisce. Lo capiamo da Atti 21: 8 dove si parla di lui dicendo che è un evangelista (quindi è probabile che avesse una chiesa) e che ha 4 figlie profetesse, ripiene dello Spirito Santo.

Indietro
Indietro

Atti 7

Avanti
Avanti

Atti 9