Atti 7
Atti 6:8-6:23, 7
Atti 7:54-60
Cap. 7
Il discorso di Stefano.
Nel suo lungo discorso Stefano tratta due temi, che si intrecciano e sovrappongono l’uno all’altro.
Il primo è il racconto della storia di Israele. Per secoli Dio ha fatto sorgere uomini che fungevano da liberatori, ma gli ebrei li rifiutarono continuamente e disobbedirono alle leggi date loro da Dio. Stefano parla di Abrahamo, di Giuseppe, rinnegato dai fratelli ma soccorso da Dio, e di Mosè, venuto a liberare il popolo ma da esso rifiutato.
Il secondo è la costruzione del tempio di Salomone, ora oggetto di idolatria in quanto venerato come una divinità.
Vs. 1-5. Allora il sommo sacerdote gli disse: "Stanno queste cose proprio così?". 2 Egli disse: "Fratelli e padri, ascoltate. Il Dio della gloria apparve ad Abrahamo, nostro padre, mentre egli era in Mesopotamia, prima che abitasse in Carran 3 e gli disse: "Esci dal tuo paese e dal tuo parentado e va’ nel paese che io ti mostrerò". 4 Allora egli uscì dal paese dei Caldei e abitò in Carran; di là, dopo che suo padre morì, Dio lo fece venire in questo paese, nel quale ora voi abitate. 5 E non gli diede alcuna eredità, neppure lo spazio per posarvi un piede. Ma promise di darlo in proprietà a lui e alla sua progenie dopo di lui, quand’egli non aveva ancora alcun figlio.
Stefano racconta la storia degli ebrei partendo da Abramo, primo patriarca, e sottolinea il fatto che egli, fidandosi del Signore, lascia il suo paese di origine e tutti i propri beni. Ora non ha più nulla di proprio, neppure lo spazio in cui posare un piede; per questo adora Dio in spirito, non in un luogo (essi, invece, adorano il tempio, invece di porre la fiducia in Dio).
Abramo lascia la sua patria in obbedienza alla chiamata divina. In un primo momento si stabilisce a Carran e con lui era anche suo padre Terah. Questi aveva settant’anni quando gli nacque Abrahamo e 205 quando morì a Carran.
Poi Abrahamo lascia Carran e va nella terra promessa da Dio al popolo di Israele, suo discendente. In quel momento Abrahamo non aveva figli, ma in seguito, oltre agli altri, gli nacque Isacco, figlio della promessa.
Vs. 6-7. E Dio parlò così: che la sua progenie dimorerebbe come forestiera in paese straniero, e che là sarebbe tenuta in schiavitù e maltrattata quattrocento anni. 7 Ma Dio aggiunse: "Io giudicherò la nazione alla quale avranno servito; e dopo ciò, essi usciranno e mi serviranno in questo luogo".
Dio dice ad Abrahamo che avrebbe avuto una discendenza pellegrina, straniera in una terra per 400 anni; in seguito, però, Dio avrebbe guidato il Suo popolo a servirlo in Canaan. Tale profezia è divenuta realtà, tant’è vero che Stefano e i suoi contemporanei erano a Gerusalemme.
Vs. 8. Poi gli diede il patto della circoncisione. E così Abrahamo generò Isacco e lo circoncise nell’ottavo giorno Isacco generò Giacobbe, e Giacobbe i dodici patriarchi.
Dio stipula un patto con l’uomo, grazie al quale il Creatore curerà in modo particolare il popolo di Israele, il quale, da parte sua, avrebbe adempiuto il rito della circoncisione. Nulla fa pensare ad un’opposizione di Stefano a questa usanza; il problema sorse quando i gentili incirconcisi entrarono a far parte della chiesa.
Vs. 9. I patriarchi, portando invidia a Giuseppe, lo vendettero perché fosse condotto in Egitto, ma Dio era con lui;
Continua il racconto sui patriarchi e si sofferma su Giuseppe, che fu venduto dai fratelli per invidia. La stessa cosa è accaduta a Gesù, il quale fu ucciso per volere dei sommi sacerdoti, invidiosi perché Dio era con lui e non con loro.
Vs. 10-15. e lo liberò da tutte le sue tribolazioni e gli diede grazia e sapienza davanti al Faraone, re di Egitto, il quale lo costituì governatore sull’Egitto e su tutta la sua casa. 11 Or sopravvenne una carestia e una grande calamità in tutto il paese d’Egitto e di Canaan, e i nostri padri non trovavano viveri. 12 Ma Giacobbe, saputo che in Egitto c’era del grano, vi mandò una prima volta i nostri padri. 13 La seconda volta Giuseppe si fece riconoscere dai suoi fratelli e fu svelata al Faraone la parentela di Giuseppe. 14 Allora Giuseppe mandò a chiamare suo padre Giacobbe e tutto il suo parentado, in tutto settantacinque persone. 15 Giacobbe scese in Egitto, dove morì lui e i nostri padri.
Stefano parla di Giuseppe e di Mosè, due salvatori per il popolo di Israele.
Giuseppe si fece riconoscere la seconda volta che incontrò la propria famiglia; anche Gesù si farà riconoscere dal proprio popolo quando tornerà.
Zaccaria 12:10 "Riverserò sulla casa di Davide e sugli abitanti di Gerusalemme lo Spirito di grazia e di supplicazione; ed essi guarderanno a me, a colui che hanno trafitto, faranno quindi cordoglio per lui, come si fa cordoglio per un figlio unico, e saranno grandemente addolorati per lui, come si è grandemente addolorati per un primogenito
Qui si parla della seconda venuta di Cristo perché quanto è scritto qui è riportato in Apocalisse 1: 7-8. Ecco egli viene con le nuvole e ogni occhio lo vedrà, anche quelli che lo hanno trafitto; e tutte le tribù della terra faranno cordoglio per lui. Sì, amen. 8 "Io sono l’Alfa e l’Omega, il principio, e la fine", dice il Signore "che è, che era e che ha da venire, l’Onnipotente".
Negli ultimi tempi tutto Israele vedrà il Signore e lo riconoscerà come il Salvatore; tutte le nazioni si convertiranno (Romani).
Stefano, prendendo il Vecchio Testamento, smonta tutta la religiosità ebraica.
Essa si fondava su 3 pilastri: Gerusalemme, il tempio e i patriarchi, la circoncisione.
Gerusalemme e il tempio. Generalmente per bestemmia si intendono delle offese rivolte ad una divinità; qui Stefano è accusato di bestemmiare contro un luogo di culto, perché gli ebrei a quel tempo credevano che solo a Gerusalemme e solo in quel tempio ci fosse la presenza di Dio. La donna samaritana di Gv. 4, invece, credeva che Dio fosse sui monti della propria terra. Gesù ci ha insegnato, invece, che Dio non è presente in un luogo, ma che va adorato in Spirito e verità. Per questo motivo Stefano dice loro di non adorare un luogo, ma Dio, e di farlo come il patriarca Abramo, in Spirito e verità. La storia, tra l’altro, ha dato ragione a Stefano perché il tempio è stato distrutto da Tito, imperatore romano.
2- I padri. Luca 3:7-8. 7 Egli dunque diceva alle folle che andavano per essere da lui battezzate: "Razza di vipere, chi vi ha insegnato a fuggire dall’ira a venire? 8 Fate dunque frutti degni del ravvedimento e non cominciate a dire dentro di voi: "Noi abbiamo Abrahamo per padre", perché io vi dico che Dio può suscitare dei figli ad Abrahamo anche da queste pietre.
Per gli ebrei era importantissimo essere figli di Abramo, perché significava essere anche figli di Dio. Anche oggi gli ebrei sono così ed è per questo che ci sono tante battaglie nella loro terra: secondo loro è lì che c’è la presenza di Dio.
Ma Stefano smonta anche i padri e fa vedere come la storia di Giuseppe ce li mostra come essi erano: disonesti, mentitori e vigliacchi; hanno venduto l’unico che ha camminato con Dio. I religiosi basano la loro fiducia in ciò che hanno (la terra, la genealogia…), ossia sulla carne, ma il vero spirituale fonda se stesso su Dio, l’unico che resuscita i morti. Solo Gesù è il fondamento.
Vs. 16. Essi furono poi trasportati a Sichem e posti nel sepolcro, che Abrahamo aveva comprato a prezzo d’argento dai figli di Emor, padre di Sichem.
Quando il Faraone conobbe la famiglia di Giuseppe, la invitò a stabilirsi in Egitto, così tutto il gruppo scese in quella nazione e lì morì.
Vs. 17-19. Ora, mentre si avvicinava il tempo della promessa che Dio aveva giurata ad Abrahamo, il popolo crebbe e si moltiplicò a in Egitto, 18 finché sorse in Egitto un altro re che non aveva conosciuto Giuseppe. 19 Questi, usando malizia contro la nostra stirpe, maltrattò i nostri padri fino a far esporre i loro bambini, perché non sopravvivessero.
Stefano prosegue il racconto della sorte degli ebrei in Egitto.
Vs. 20-22. In quel tempo nacque Mosé, ed era bello agli occhi di Dio; egli fu nutrito per tre mesi in casa di suo padre. 21 E, quando fu esposto, la figlia del Faraone lo raccolse e lo allevò come suo figlio. 22 Così Mosé fu istruito in tutta la sapienza degli Egiziani, ed era potente in parole ed opere.
Compare ora sulla scena Mosè e la sua vita viene tratteggiata in tre parti distinte, ognuna corrispondente ad uno dei tre periodi di quarant’anni che composero la sua esistenza.
1- Il primo periodo è quello dell’inizio della sua vita in Egitto, quando visse alla corte del Faraone e ricevette un’educazione del tutto egiziana.
A quel tempo egli era potente in parole, ma sappiamo che in seguito non lo era più (lo fa presente a Dio quando Egli gli dà il mandato). Forse prima era una persona orgogliosa e piena di sé, ma poi Dio lo ha umiliato e lo ha reso timido.
Vs. 23-25. Ma, quando giunse all’età di quarant’anni, gli venne in cuore di andare a visitare i suoi fratelli: i figli d’Israele. 24 E, vedendone uno che subiva un torto, lo difese e vendicò l’oppresso, uccidendo l’Egiziano. 25 Or egli pensava che i suoi fratelli avrebbero capito che Dio stava per dar loro liberazione per mezzo suo, ma essi non compresero.
2- A quarant’anni ebbe una crisi, in quanto Dio gli mise in cuore la sorte degli ebrei, dei quali divenne il liberatore. Anche Gesù era un liberatore, ma non fu capito.
Vs. 26-34. Il giorno seguente egli comparve in mezzo a loro, mentre litigavano e li esortò alla pace, dicendo: "O uomini, voi siete fratelli, perché vi fate torto l’un l’altro?". 27 Ma colui che faceva torto al suo vicino lo respinse, dicendo: "Chi ti ha costituito principe e giudice su di noi? 28 Vuoi uccidere me, come ieri hai ucciso l’Egiziano?". 29 A queste parole Mosé fuggì e dimorò come forestiero nel paese di Madian dove generò due figli. 30 Passati quarant’anni, l’angelo del Signore gli apparve nel deserto del monte Sinai, nella fiamma di fuoco di un roveto, 31 Alla vista di ciò, Mosé rimase stupito di quel che vedeva, e come si avvicinava per osservare, udì la voce del Signore, 32 che diceva: "Io sono il Dio dei tuoi padri, il Dio di Abrahamo, il Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe". Ma Mosé, tremando tutto, non ardiva alzare lo sguardo. 33 Allora il Signore gli disse: "Togliti i calzari dai piedi, perché il luogo sul quale stai è terra santa. 34 Ho certamente visto l’afflizione del mio popolo in Egitto e ho udito i loro sospiri, e sono disceso per liberarli; or dunque vieni, io ti manderò in Egitto".
Come Gesù, anche Mosè fu rigettato dal suo popolo, ma egli era il salvatore designato da Dio. Vs. 34: Dio ode le nostre suppliche, vede le nostre difficoltà, quindi agisce, perché non è indifferente ai fatti della nostra vita. E’ bellissimo pensare che Dio si prenda cura di noi. In questo caso si è servito di Mosè per rispondere alle suppliche del Suo popolo, e lo ha mandato in Egitto. Bisogna pregare affinché anche noi possiamo essere degli inviati di Dio, per la potenza dello Spirito Santo.
3- Sono passati altri quarant’anni e la vita di Mosè è giunta ad una svolta decisiva: sul monte Sinai incontra Dio e riceve il mandato.
Vs. 35-37. Quel Mosé che avevano rifiutato, dicendo: "Chi ti ha costituito principe e giudice?". Quello mandò loro Dio come capo e liberatore, per mezzo dell’angelo che gli era apparso nel roveto. 36 Egli li condusse fuori, operando segni e prodigi nel paese di Egitto, nel Mar Rosso e nel deserto, per quarant’anni. 37 Questi è quel Mosé che disse ai figli d’Israele: Il Signore Dio vostro susciterà per voi, tra i vostri fratelli, un profeta come me. Ascoltatelo!.
I padri, sui quali gli ebrei pongono tanta fiducia, hanno rifiutato Mosè, designato da Dio quale loro liberatore.
Egli aveva profetizzato l’avvento del Messia, suscitato da Dio all’interno del popolo di Israele, e aveva detto di ascoltarlo: ma è stato ucciso da una nuova generazione di ebrei. Qui è il parallelismo tra la presenza di Mosè fra gli israeliti durante l’attraversamento del deserto, per giungere alla terra promessa, e quella di Gesù tra il nuovo popolo di Dio, lungo la via della salvezza.
Vs. 38-40. Questi è colui che nell’assemblea nel deserto fu con l’angelo che gli parlava sul monte Sinai e con i nostri padri; e ricevette le parole viventi per trasmetterle a noi. 39 A lui i padri nostri non vollero ubbidire; anzi lo respinsero e si rivolsero con i loro cuori all’Egitto, 40 dicendo ad Aaronne: "Facci degli dèi che vadano davanti a noi, perché a questo Mosé che ci ha condotti fuori dal paese di Egitto non sappiamo che cosa sia accaduto".
I patriarchi rifiutarono Mosè e col cuore si rivolsero indietro, verso l’Egitto. Poi ordinarono ad Aronne di fare delle divinità. Nel momento in cui Dio dava la legge al Suo popolo, questi si ribellava al suo creatore e di volgeva verso l’idolatria.
Vs. 41-43. E in quei giorni fecero un vitello, offrirono un sacrificio all’idolo e si rallegrarono nell’opera delle loro mani. 42 Allora Dio si ritrasse e li lasciò servire all’esercito del cielo, com’è scritto nel libro dei profeti: "Casa d’Israele, mi avete voi offerto sacrifici e olocausti per quarant’anni nel deserto? 43 Avete piuttosto portato la tenda di Molok e la stella del vostro dio Remfan, le immagini da voi fatte per adorarle; perciò io vi trasporterò al di là di Babilonia
Ora il discorso mette in parallelo l’idolatria con l’adorazione del tempio di Israele.
Vs. 44-46. Nel deserto i vostri padri avevano il tabernacolo della testimonianza, come aveva comandato colui che aveva detto a Mosé di farlo secondo il modello che aveva visto. 45 E i nostri padri, dopo averlo ricevuto, lo trasportarono con Giosuè nel paese che era stato posseduto dai gentili, che Dio scacciò davanti ai nostri padri; e là rimase fino ai giorni di Davide, 46 il quale trovò grazia davanti a Dio e chiese di poter trovare una dimora per il Dio di Giacobbe.
Stefano racconta come Davide voleva costruire un tempio per Dio, ma Egli non ha voluto perché Davide era un uomo di sangue. Egli voleva costruire una casa per Dio, ma il Signore gli ha detto che sarebbe stato Lui a avrebbe costruire lui una casa per Davide, e che la sua progenie si sarebbe seduta per sempre sul trono (Cristo).
Vs. 47-51. Fu invece Salomone quello che gli edificò una casa. 48 Ma l’Altissimo non abita in templi fatti da mani d’uomo, come dice il profeta: 49 "Il cielo è il mio trono e la terra lo sgabello dei miei piedi; quale casa mi edifichereste voi, dice il Signore, o quale sarebbe il luogo del mio riposo? 50 Non ha la mia mano fatto tutte queste cose?" 51 Uomini di collo duro ed incirconcisi di cuore e di orecchi, voi resistete sempre allo Spirito Santo; come fecero i vostri padri, così fate anche voi.
3- Terzo pilastro per gli ebrei è la circoncisione, alla quale tutti i membri maschi del popolo eletto venivano sottoposti. Essi ritenevano impuri gli incirconcisi, al punto che il toccare un gentile rendeva impuri anche gli ebrei, e li costringeva ad un periodo di purificazione. Ma qui Stefano riprende gli ebrei del suo tempo dicendo che sono degli incirconcisi nel cuore e nelle orecchie: Dio vuole che l’uomo sia votato a lui dal profondo di se stesso, non nell’esteriorità della carne. Anche in questo è la differenza tra un religioso e un uomo che è veramente spirituale e ama il Signore, tra l’apparenza e la sostanza. Stefano li definisce testardi, ostinati, ribelli (= di col duro), contristatori dello Spirito Santo, come i loro padri.
Vs. 52. Quale dei profeti non perseguitarono i vostri padri? Essi uccisero anche coloro che preannunciavano la venuta del Giusto, del quale ora voi siete divenuti traditori e uccisori;
Come gli antenati hanno rinnegato i profeti, così gli ebrei contemporanei di Stefano hanno tradito e ucciso il Messia.
Vs. 53- 54. voi che avete ricevuto la legge promulgata dagli angeli e non l’avete osservata!". 54 All’udire queste cose, essi fremevano in cuor loro e digrignavano i denti contro di lui.
Coloro che odono Stefano sono inferociti e digrignano i denti. Si sentono rimordere la coscienza, ma si guardano bene dal pentirsi e riconoscere la verità di quanto è stato detto.
Vs. 55- 57. Ma egli, ripieno di Spirito Santo, fissati gli occhi al cielo, vide la gloria di Dio e Gesù che stava alla destra di Dio, e disse: “Ecco, io vedo i cieli aperti e il figlio dell’uomo che sta alla destra di Dio”. Ma essi, mandando alte grida, si turarono le orecchie e tutti insieme si avventarono sopra di lui;
Per quanto Stefano fosse ripieno di Spirito Santo, in questo momento vive la pienezza della comunione con Dio ed ha una visione celestiale. Egli vede Dio e Gesù, posto alla sua destra.
Il termine “tutti insieme” è lo stesso che nel 2° capitolo descrive l’accordo che teneva unita la chiesa primitiva: anche i figli di Satana si stringono in forti legami e agiscono con un’unica mente, ma indirizzandosi verso il male.
Qui Stefano ha solo raccontato la verità.
Vs. 58- 60. e, cacciatolo fuori dalla città, lo lapidarono. E i testimoni deposero le loro vesti ai piedi di un giovane, chiamato Saulo. 59 Così lapidarono Stefano, che invocava Gesù e diceva: "Signor Gesù, ricevi il mio spirito". 60 Poi, postosi in ginocchio, gridò ad alta voce: "Signore, non imputare loro questo peccato". E, detto questo, si addormentò.
Viene menzionato Saulo, frequentatore della sinagoga, avversario di Stefano. Egli non partecipò alla lapidazione, ma la approvò.
In questi versetti viene descritta la morte di Stefano e si dice che “si addormentò”. Anche in 1 Tessalonicesi viene usato lo stesso termine parlando della morte dei fratelli.
Le ultime parole di Stefano furono una preghiera per se stesso e per i propri carnefici.
In questi versetti Stefano dimostra di essere molto simile a Gesù nel momento della morte:
G. Padre ricevi il mio Spirito;
S. Signore Gesù ricevi il mio Spirito.
G. Perdonali perché non sanno quello che fanno;
S. Non imputare loro questo peccato.
Stefano fu il primo cristiano a morire per amore di Gesù.
Dio vuole compiere quest’opera di trasformazione anche in noi per farci divenire delle copie di Cristo in ogni cosa che noi facciamo.