Atti 6
Cap. 6
Nei primi 5 capitoli di Atti abbiamo visto la chiesa istaurarsi e crescere a Gerusalemme, mentre l’opposizione si scagliava contro di essa, in quanto predicava Gesù risorto e salvatore dell’umanità.
Ora la chiesa comincia ad espandersi ed a predicare anche fuori da Gerusalemme.
Prima si diffonde tra gli ebrei di lingua greca, fatto che portò al martirio di Stefano, poi in Samaria, quindi vi è la conversione dell’etiope, infine quella di Saulo, che doveva diventare il missionario dei gentili.
L’istituzione dei diaconi
Diacono significa servo.
Nella chiesa bisogna dare degli incarichi ai fratelli perché si sentano responsabili e membri attivi della chiesa stessa.
Vs. 1. Or in quei giorni, moltiplicandosi il numero dei discepoli, sorse un mormorio da parte degli Ellenisti contro gli Ebrei, perché le loro vedove venivano trascurate nel servizio di assistenza quotidiana.
La chiesa primitiva si moltiplica. Gli ellenisti di cui si parla erano giudei, figli di Israele, ma di lingua e cultura greca. Essi, invece di andare dagli Apostoli per far presente il problema delle vedove, contrariamente a quanto dice la parola di Dio, cominciano a mormorare.
Prov. 6:19 dice che chi sussurra e semina discordia tra i fratelli è un’abominazione.
Anche gli ebrei hanno mormorato contro Mosè e questo rappresenta un grande peccato perché è un’azione compiuta contro il Signore.
Questo atteggiamento degli ellenisti è un altro tipo di attacco sferrato da Satana alla chiesa primitiva: non riuscendo a distruggerli dall’esterno, ossia attraverso il sinedrio, ora prova a indebolirli dall’interno, cercando di dividerli in due fazioni: ellenisti e ebrei. Più avanti ci riproverà con la divisione tra gentili ed ebrei, con il discorso dell’essere o meno ancora sotto la legge.
Al tempo degli Apostoli non esisteva la pensione per le vedove ed esse erano mantenute dalla chiesa; probabilmente non avevano figli che potevano occuparsi di loro.
Vs. 2. Allora i dodici, radunato il gran numero dei discepoli, dissero: "Non è bene che noi, lasciata la parola di Dio, serviamo alle mense.
Gli apostoli affrontano il problema.
Quando vivevano con Gesù adottavano un atteggiamento molto diverso, tendendo ad allontanare i problemi da se stessi: ad es. quando sul lago di Galilea c’era una moltitudine di persone che doveva mangiare, hanno suggerito a Gesù di mandare via tutte quelle persone; analogamente avrebbero voluto fare con la donna Cananea che aveva un figlio posseduto, o con i bambini che volevano avvicinarsi a Gesù. Questo era il loro atteggiamento prima di venir battezzati con lo Spirito Santo. Tuttavia esso non è il corretto comportamento di un uomo di Dio. Dopo il battesimo dello Spirito Santo sono stati trasformati e hanno imparato ad affrontare i problemi. In questo caso hanno incaricato sette uomini affinché si dedicassero alle vedove.
Intanto loro continuavano ad occuparsi dell’insegnamento della Parola, perché quello era il compito che Dio aveva loro affidato. Avevano capito che poteva essere un inganno di Satana quello di spingerli ad occuparsi di una moltitudine di cose, perdendo, così, di vista il loro compito primario, ossia la preghiera e il ministero della Parola.
Esodo 18:13. Or avvenne che, il giorno seguente, Mosè si assise per giudicare il popolo; e il popolo stette intorno a Mosè dal mattino fino alla sera.
Anche Mosè aveva avuto lo stesso problema degli Apostoli, ossia troppo lavoro e mancanza di ministri sufficienti per soddisfare le esigenze del popolo d’Israele che, a quel tempo, era circa di 2.000.000 di persone. Ascolta i problemi del popolo dalla mattina alla sera, cercando una soluzione.
Esodo 18:14. Quando il suocero di Mosè vide tutto ciò che egli faceva per il popolo, disse: "Che è questo che tu fai col popolo? Perché siedi solo, e tutto il popolo ti sta attorno dal mattino fino alla sera?".
Allora suo suocero lo rimprovera, perché il lavoro che sta svolgendo è assurdo e esageratamente faticoso.
Esodo 15-16. Mosè rispose a suo suocero: "Perché il popolo viene da me per consultare DIO. 16 Quando essi hanno un problema, vengono da me, e io giudico fra l’uno e l’altro e faccio loro conoscere gli statuti di DIO e le sue leggi".
Mosè risponde che ogni cosa dipende da lui.
Molte chiese in Italia non crescono perché i pastori vogliono avere il controllo di ogni cosa e non istituiscono alcun discepolo; alla fine sono esauriti, il ministero non va bene e la chiesa non progredisce. Essi non seguono il modello biblico e non hanno la benedizione di Dio perché la chiesa non è del pastore, ma di Gesù.
Esodo 17-18. Ma il suocero di Mosè gli disse: "Ciò che tu fai non va bene. 18 Finirai senz’altro per esaurirti, tu e questo popolo che è con te, perché il compito è troppo arduo. Non puoi farcela da solo.
Un pastore che ha troppi compiti non ha tempo per studiare la Parola e allora non svolge bene il proprio compito principale, ossia quello di insegnare.
Es. 18: 19-21. 19 Ora ascoltami; io ti darò un consiglio e DIO sia con te: Rappresenta tu il popolo davanti a DIO e porta a DIO i loro problemi. 20 Insegna loro gli statuti e le leggi e mostra loro la via per la quale devono camminare e ciò che devono fare. 21 Ma scegli fra tutto il popolo degli uomini capaci che temano DIO, degli uomini fidati, che detestino il guadagno ingiusto, e stabiliscili sul popolo come capi di migliaia, capi di centinaia, capi di cinquantine e capi di diecine.
Jethro dice a Mosè di pregare e di portare i casi davanti a Dio, ma anche di scegliere delle persone fidate per svolgere il compito che attualmente ricopriva lui. Se esse sono nuove nella fede, deve affidare loro solo la cura di dieci persone, se sono più mature, può assegnare loro un numero crescente di anime.
Esodo 18:22. lascia che siano loro a giudicare il popolo in ogni tempo; essi riporteranno a te ogni problema di grande importanza, ma ogni piccolo problema lo decideranno loro. Così sarà più facile per te, ed essi porteranno il peso con te.
Quindi i piccoli problemi vengono gestiti da coloro ai quali è stato affidato l’incarico, i grandi vengono portati a Mosè.
Esodo 18:23. Se tu fai questo, e così DIO ti ordina, potrai durare; e anche tutto questo popolo arriverà felicemente al luogo loro destinato".
Seguendo questo insegnamento biblico progrediremo serenamente, e nessuno si affaticherà oltre il necessario, poiché i compiti saranno suddivisi equamente. Nel VT i requisiti richiesti da Mosè erano quelli di essere uomini capaci, uomini di verità, sprezzanti l’avarizia o il guadagno illecito. Anche I Tim. 3: 1-13 e Tito 1:5-9 riportano gli stessi requisiti per i diaconi nella chiesa.
Vs. 3. Perciò, fratelli, cercate fra voi sette uomini, di cui si abbia buona testimonianza, ripieni di Spirito Santo e di sapienza, a cui noi affideremo questo compito.
Le persone da designare devono essere conosciute da lunga data, non dei novizi (I Tim. 3), perché altrimenti avrebbero potuto inorgoglirsi e cadere nel laccio di Satana.
Inoltre devono essere ripieni dello Spirito Santo.
Non c’è ragione di considerare il ministerio del diacono come posto in second’ordine rispetto a quello della preghiera e dell’insegnamento: infatti, nessun compito nella chiesa ha poca importanza e tutto è un onore poiché è fatto per il Signore. Un giorno ognuno di noi riceverà una ricompensa, che non sarà maggiore o minore a seconda del ruolo svolto: a tutti i suoi figli il Padre dirà: “Ben fatto, servo fedele”.
Vs. 4-5. Ma noi continueremo a dedicarci alla preghiera e al ministero della parola". 5 Questa proposta piacque a tutti i discepoli. Ed elessero Stefano, uomo ripieno di fede e di Spirito Santo, Filippo, Procoro, Nicanore, Timone, Parmena e Nicola, un proselito, di Antiochia.
La scelta dei sette candidati fu fatta dai membri della chiesa e non dagli stessi Apostoli
Uno dei diaconi è Stefano, l’unico che ha avuto la visione di Gesù alla destra di Dio, in piedi: forse si era alzato per onorare Stefano stesso.
Ognuno di noi ha una chiamata da parte di Dio, un ministero da svolgere adatto a lui; è importante essere fedeli in quel compito affidatoci da Dio: Gesù dice che se saremo fedeli nel portare a termine un piccolo incarico, Dio ce ne affiderà uno maggiore.
Vs. 6-7. Li presentarono davanti agli apostoli, i quali, dopo aver pregato, imposero loro le mani. Intanto la parola di Dio si diffondeva, e il numero dei discepoli si moltiplicava grandemente in Gerusalemme; e anche un gran numero di sacerdoti ubbidiva alla fede.
Frutto di questa divulgazione dei compiti è la benedizione di Dio sulla chiesa, la quale si moltiplicava. Nessuno ha il compito di sedersi e ricevere, ma tutti devono chiedere al Signore cosa devono fare. Il frutto sarà la moltiplicazione dei discepoli nella nostra città.
Tra i convertiti vi sono anche dei sacerdoti in servizio al tempio di Gerusalemme. In totale i sacerdoti del tempio erano 18.000 e prestavano servizio per due settimane consecutive ogni anno, secondo un turno prestabilito.
Stefano primo martire di Cristo.
Vs. 8. Or Stefano, ripieno di fede e di potenza, faceva grandi prodigi e segni fra il popolo.
Stefano è un servitore, si occupa delle vedove, ma possiede molta fede e Spirito Santo. Per questo Dio fa molti segni e prodigi tramite lui. Nel capitolo 8 si parla di un altro servo, Filippo, che è andato in Samaria a predicare la parola e quasi tutta quella terra si è convertita.
Entrambi erano usati potentemente da Dio perché essi erano stati fedeli al piccolo incarico che il Signore aveva dato loro.
Vs. 9-10. E alcuni della sinagoga, detta dei Liberti, dei Cirenei, degli Alessandrini e di quelli di Cilicia e d’Asia si alzarono per disputare con Stefano; ma non potevano resistere alla sapienza e allo spirito col quale egli parlava.
Gli ebrei provenivano da vari luoghi e varie sinagoghe. Viste le grandi opere che Stefano faceva, volevano discutere con lui; ma egli era ripieno dello Spirito di Dio, che parlava al suo posto. Gesù in Luca 21 aveva promesso ai discepoli che, quando sarebbero stati interrogati sull’opera di Dio, avrebbero ricevuto l’aiuto dello Spirito, il quale avrebbe dato loro le parole giuste al momento opportuno. Qui in Stefano si adempie questa promessa del Signore. Egli era un uomo fedele alla parola di Dio e, quando parlava, non usava la propria opinione, ma citava fedelmente la Bibbia. Infatti, non esistono rivelazioni nuove rispetto alla Parola, perché essa è e sarà il nostro fondamento per sempre; Dio non cambia idea e non aggiunge nulla a quanto ha detto, perché la sua Parola è verità ed è già completa in sé. Chi edifica la propria vita sulla Parola è come colui che fonda la propria casa sulla roccia: essa è in un posto sicuro.
I Liberti erano prigionieri romani liberati. Infatti, il generale romano Pompeo aveva fatto prigionieri un considerevole numero di ebrei i quali, più tardi, a Roma erano stati liberati.
Vs. 11-15. 11 Allora istigarono degli uomini che dicessero: "Noi lo abbiamo udito pronunciare parole di bestemmia contro Mosé e contro Dio". 12 Ed eccitarono il popolo, gli anziani e gli scribi; e, piombatigli addosso, lo trascinarono via e lo condussero davanti al sinedrio. 13 Poi presentarono dei falsi testimoni che dicevano: "Quest’uomo non cessa di proferire parole di bestemmia contro questo santo luogo e contro la legge. 14 Lo abbiamo infatti sentito dire che questo Gesù, il Nazareno, distruggerà questo luogo e muterà i riti che Mosé ci ha dato". 15 E tutti quelli che sedevano nel sinedrio, avendo fissati gli occhi su di lui videro il suo volto simile al volto di un angelo.
Alcuni falsi testimoni lo accusano ingiustamente, ma egli è tranquillo nello Spirito. “Quest’uomo non cessa di proferire parole di bestemmia contro questo santo luogo”. I religiosi ebrei adoravano il tempio, ma questa per Dio è idolatria, perché Egli non ha mai ordinato di fare questo. Tuttavia per gli ebrei esso era uno dei pilastri della fede ed era oggetto di culto. Gli altri pilastri erano: Gerusalemme, i patriarchi e la circoncisione della carne.
Quando i membri della corte guardarono l’accusato, pronti ad ascoltare quanto egli intendeva dire in propria discolpa, videro un uomo con il viso da angelo. Stefano viveva in stretto rapporto con Dio, e per questo sul suo volto si rifletteva la gloria del Padre.