Atti 5

Atti 5
Craig Quam

Cap. 5

Anania e Saffira

Vs. 1-2. Ma un certo uomo, di nome Anania, con sua moglie Saffira, vendette un podere, e trattenne per sé una parte dell’importo d’accordo con la moglie, e andò a deporre il resto ai piedi degli apostoli.

Anania e Saffira vendono un podere e fingono di donare tutto, portando i soldi ai piedi degli Apostoli, affinché li gestiscano per il bene comune. Questa è la differenza tra il vero cristianesimo e l’ipocrisia.

Vs. 3-4. Ma Pietro disse: “Anania, perché ha Satana riempito il tuo cuore per farti mentire allo Spirito Santo e trattenere una parte del prezzo del podere? Se questo restava invenduto, non rimaneva tuo? E il ricavato della vendita non era forse a tua disposizione? Perché ti sei messo in cuore questa cosa? Tu non hai mentito agli uomini, ma a Dio”.

Luca riconosce a Pietro il potere di intuire spiritualmente la presenza della menzogna e di vedere dentro al cuore degli uomini. L’azione di Anania viene attribuita a Satana, antagonista dello Spirito Santo. Si comprende chiaramente che Anania era libero di tenere o vendere il podere, così come credeva meglio. Quindi, il suo peccato è legato alla menzogna, e per tale motivo viene rimproverato da Pietro. Infatti, Dio non era in collera per il denaro trattenuto, perché possiede già tutto l’universo, ma per l’ipocrisia   dimostrata. 

Barnaba, Anania e Saffira hanno venduto un campo, ma si sono comportati in modo diverso: il primo con cuore puro, i secondi per ricevere l’ammirazione degli altri. Anche noi dobbiamo fare le cose per Dio e non per ricevere la gloria da parte degli uomini. Per questo Gesù ci dice di non fare come i farisei che fanno lunghe preghiere all’aperto per essere visti da tutti; è meglio chiuderci nella nostra cameretta e pregare in segreto  al Padre, il quale ci benedirà apertamente. Allo stesso modo bisogna fare quando si dà l’elemosina: non far sapere alla mano sinistra ciò che fa la destra. Gesù ci ha consigliato di adottare questi comportamenti perché, conoscendo la natura umana, sapeva bene quanto a noi piace ricevere la gloria dagli altri. Ma al Signore interessa che il nostro cuore sia puro e che diamo con allegria.

Vs. 5. All’udire queste cose, Anania cadde e spirò. E una grande paura venne su tutti coloro che udirono queste cose. 

La conseguenza immediata fu la morte di Anania. Questo fatto va considerato come un giudizio divino sul peccato e, dal punto di vista medico, come la conseguenza di un infarto da shock. L’effetto sui presenti fu sconvolgente.

A quel tempo molte comunità punivano falli simili in modo molto drastico:

La comunità di Qumran cacciava via il colpevole. Dal momento che una regola imponeva di nutrirsi col cibo fornito dalla comunità, la persona allontanata, se rispettava alla lettera la prescrizione, era destinata a morire di fame.

In Spagna un gruppo puniva con la morte coloro che segretamente trattenevano parte dei beni privati. La morte del reo, infatti, era considerata come l’espiazione al peccato.

Vs. 6-8. Allora si alzarono alcuni giovani, lo avvolsero, lo portarono fuori e lo seppellirono. Or circa tre ore più tardi entrò anche sua moglie, ignara dell’accaduto. E Pietro le rivolse la parola, dicendo: “Dimmi, avete voi venduto il podere per  tanto?”. Ed ella rispose: “Si, per tanto”.

Pietro dà a Saffira un’opportunità per ravvedersi e mettere a posto la sua vita con Dio, ma lei mente ancora e il giudizio del Signore cade sulla donna. 

Vs. 9-11.  Allora Pietro le disse: “Perché vi siete messi d’accordo di tentare lo Spirito del Signore? Ecco, i piedi di coloro che hanno sepolto tuo marito sono all’uscio e porteranno via anche te”.  In quel momento ella cadde ai suoi piedi e spirò. E i giovani, entrati, la trovarono morta, la portarono via e la seppellirono accanto a suo marito. Così una grande paura venne su tutta la chiesa e su tutti coloro che udivano queste cose.

Perché Dio è stato così duro in questa circostanza?

La chiesa primitiva era la capostipite di tutte quelle che sarebbero nate sulla terra e, per questo, doveva essere pura. Anche oggi Dio vuole da noi la purezza, ma allora c’erano nei cristiani dei sentimenti così marcati (zelo, fede, generosità…) che Dio non voleva contaminare; inoltre era l’unica chiesa sulla terra. Dio doveva essere molto rigido con loro, perché avevano il compito di rappresentare il modello per tutte le chiese che sarebbero venute in seguito. In quella chiesa c’era una purezza interiore e allora il giudizio era più forte. Anche Gesù ci ha detto che chi ha conosciuto in parte la parola sarà giudicato lievemente, ma chi ha conosciuto a fondo, si è reso conto maggiormente di ciò che Dio è, e per questo il giudizio sarà più duro; se siamo un po’ ignoranti circa la conoscenza biblica, allora il giudizio sarà più lieve, ma se a noi è stato dato di conoscere in profondità la Parola, allora ci verrà chiesto molto. 

In quella chiesa c’era una forte presenza dello Spirito Santo ed una grande santità, e pertanto anche un piccolo sgarro veniva stroncato perché non fosse fonte di contaminazione. Al contrario, oggi purtroppo le chiese sono “addormentate” spiritualmente, e assopita è anche la fede: per questo a noi Dio chiede molto meno. Preghiamo per tornare allo zelo primitivo.

Qual è stato il frutto di questo brutto fatto accaduto nella chiesa?

Dio ha usato questo avvenimento per la Sua gloria, per far temere i Propri figli di fronte alla Sua santità e far capire loro che non si deve scherzare con le cose Sante. A volte abbiamo troppa familiarità con il Signore ed assumiamo un atteggiamento superficiale; meglio sarebbe diventare come Isaia, il quale, di fronte alla santità di Dio ha tremato. Più ci avviciniamo al Signore e più vediamo quanto Egli sia santo e quanto, al contrario, viviamo una vita piena di cose non buone. Coloro che si sentono molto religiosi e corretti nel cammino, cadono facilmente nell’errore di sentirsi più spirituali degli altri e giudicano i fratelli. Ma il Signore ha giudicato l’ipocrisia di Anania e Saffira. 

L’equivalente della parola “ipocrita” veniva utilizzato dai greci per definire gli attori, i quali fingono di essere qualcosa che non sono. Anche Gesù si arrabbiava moltissimo verso gli ipocriti e i religiosi, molto più che verso le prostitute o i ladri. Coloro che camminano nel peccato inquinano la chiesa e a volte Dio deve intervenire per ripulirla dalle iniquità.

Vs. 12-16. Or molti segni e prodigi vengono fatti fra il popolo per le mani degli apostoli. Tutti con una sola mente si ritrovavano sotto il portico di Salomone. E nessuno degli altri ( i giudei non credenti) ardiva unirsi a loro, ma il popolo li magnificava. Così si aggiungeva al Signore un numero sempre maggiore di credenti, moltitudini di uomini e di donne, tanto che portavano i malati nelle piazze, li mettevano su letti e giacigli perché, quando Pietro passava, almeno la sua ombra coprisse qualcuno di loro. Anche la folla delle città intorno accorreva a Gerusalemme, portando i malati e quelli che erano tormentati da spiriti immondi, e tutti erano guariti.

La chiesa primitiva era ricca di purezza e per questo era potente. Anche noi oggi, se vogliamo avere una potenza analoga alla loro, dobbiamo essere puri come loro, camminare come loro e ricercare lo stesso rapporto col Signore che avevano loro: non ci sono scorciatoie. Invece sentiamo parlare di uomini che fanno miracoli e prodigi, grazie ai quali ricevono loro la gloria; ma noi sappiamo che lo Spirito Santo  dà gloria solo a Gesù e allora comprendiamo che dobbiamo dubitare di queste persone. Inoltre dobbiamo guardare la loro vita per capire se è veramente consacrata al Signore.

Miracolosa liberazione degli Apostoli dal carcere e la loro testimonianza al sinedrio; il consiglio di Gamaliele.

Vs.17-18. Allora si alzarono il sommo sacerdote e tutti coloro che erano con lui, cioè la setta dei sadducei, ripieni di invidia, e misero le mani addosso agli apostoli e li gettarono nella prigione pubblica.

Il sommo sacerdote e i sadducei, invidiosi per i successi perseguiti dalla chiesa e spinti da zelo religioso verso gli oppositori della religione tradizionale giudaica, acciuffano gli Apostoli. Essi vengono messi in carcere, anche se non avevano fatto nulla di male. I sadducei, invece di glorificare Dio e rallegrarsi perché le persone si avvicinano a Lui, sono accecati dall’invidia. Anche noi dobbiamo fare attenzione a non cadere in questo peccato quando Dio usa un’altra persona per svolgere compiti che piacerebbero anche a noi.

Vs. 19-20. Ma un angelo del Signore di notte aprì le porte della prigione e, condottili fuori, disse: “Andate, presentatevi nel tempio e annunziate al popolo tutte le parole di questa vita. Il Signore usa un angelo per liberarli e dà loro un mandato: “Annunziate le parole di questa vita al popolo”, ossia Gesù. Egli è la nostra vita, la luce della nostra vita.

Un’altra volta un angelo è andato da Pietro, quando lo ha inviato alla casa di Cornelio. 

Gv. 1:1-17.   1  Nel principio era la Parola e la Parola era presso Dio, e la Parola era Dio. 2  Egli (la Parola) era nel principio con Dio. 3  Tutte le cose sono state fatte per mezzo di lui (la Parola), e senza di lui nessuna delle cose fatte è stata fatta. 4  In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini. 5  E la luce risplende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno compresa. 6  Vi fu un uomo mandato da Dio, il cui nome era Giovanni, 7  Questi venne come testimone per rendere testimonianza alla luce, affinché tutti credessero per mezzo di lui; 8  egli non era la luce, ma fu mandato per rendere testimonianza della luce. 9  Egli (la Parola) era la luce vera, che illumina ogni uomo che viene nel mondo. 10  Egli (la Parola) era nel mondo, e il mondo fu fatto per mezzo di lui, ma il mondo non lo ha conosciuto. 11  Egli è venuto in casa sua, e i suoi non lo hanno ricevuto, 12  ma a tutti coloro che lo hanno ricevuto, egli ha dato l’autorità di diventare figli di Dio, a quelli cioè che credono nel suo nome, 13  i quali non sono nati da sangue né da volontà di carne, né da volontà di uomo, ma sono nati da Dio. 14  E la Parola si è fatta carne ed ha abitato fra di noi, e noi abbiamo contemplato la sua gloria, come gloria dell’unigenito proceduto dal Padre, piena di grazia e di verità. 15  Giovanni testimoniò di lui e gridò, dicendo: "Questi è colui del quale dicevo: Colui che viene dopo di me mi ha preceduto, perché era prima di me. 16  E noi tutti abbiamo ricevuto dalla sua pienezza grazia sopra grazia. 17  Poiché la legge è stata data per mezzo di Mosé, ma la grazia e la verità sono venute per mezzo di Gesù Cristo.

Noi non annunciamo teorie o dottrine, ma la vita per tutti gli uomini, che illumina, che anima ogni essere vivente. Gli atomi sono caricati negativamente o positivamente da particelle, ma ancora oggi gli scienziati non sanno che cos’è quella forza che non permette loro di separarsi: è il Signore! Egli mantiene tutto l’universo in sintonia e guida la nostra vita. 

I Gv. 5, 10-13.    10  Chi crede nel Figlio di Dio ha questa testimonianza in sé; chi non crede a Dio, lo ha fatto bugiardo, perché non ha creduto alla testimonianza che Dio ha reso circa suo Figlio. 11  E la testimonianza è questa: Dio ci ha dato la vita eterna, e questa vita è nel suo Figlio. 12  Chi ha il Figlio, ha la vita; chi non ha il Figlio di Dio, non ha la vita. 13  Ho scritto queste cose a voi che credete nel nome del Figlio di Dio, affinché sappiate che avete la vita eterna e affinché continuiate a credere nel nome del Figlio di Dio. 

La vita eterna è data dalla presenza del Figlio di Dio in noi. 

Al contrario, i grandi uomini cattolici del Concilio di Trento hanno detto che deve essere maledetto (=anatema) chiunque dichiara di avere la certezza della vita eterna. Ma qui l’apostolo Paolo dice esattamente il contrario. 

Gesù è morto per i nostri peccati, è resuscitato per la nostra giustificazione: se credi in Lui con tutto il tuo cuore hai la vita eterna. Basta credere e ricevere per fede ciò che Cristo ha fatto per noi.

Gv. 6: 63.  E lo Spirito che vivifica, la carne non giova a nulla; le parole che vi dico sono spirito e vita. 

 La parola di Dio è vivente e potente, è spirito e vita.

Gv. 6: 68. Pietro dice al Signore:   "Signore, da chi ce ne andremo? Tu hai parole di vita eterna. E noi abbiamo creduto e abbiamo conosciuto che tu sei il Cristo, il figlio del Dio vivente”. 

Dove andremo lontano dal Signore? Solo lui ha le parole che fanno bene all’anima, che danno la forza spirituale e la vita. Quindi: la vita è nel Figlio di Dio.

Gv. 14: 6. Gesù gli disse: "Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. 

Non c’è vita fuori di Gesù: questo dice la parola di Dio.

Vs. 21-26.    21  Ed essi, udito ciò, entrarono nel tempio sul far del giorno ed insegnavano. Intanto il sommo sacerdote e coloro che erano con lui vennero e convocarono il sinedrio e tutti gli anziani dei figli d’Israele; quindi mandarono le guardie alla prigione per prelevare gli apostoli. 22  Ma le guardie, giunte alla prigione, non li trovarono; e, ritornate, fecero il loro rapporto, 23  dicendo: "Noi abbiamo trovato la prigione ben chiusa con ogni precauzione e le guardie in piedi davanti alle porte; ma, avendole aperte, non vi abbiamo trovato dentro nessuno". 24  Ora, come il sommo sacerdote, il comandante del tempio e i capi dei sacerdoti udirono queste cose, rimasero perplessi nei loro confronti, non sapendo che cosa significasse tutto questo. 25  Ma sopraggiunse uno che riferì loro dicendo: "Ecco, quegli uomini che metteste in prigione sono nel tempio e stanno ammaestrando il popolo". 26  Allora il comandante del tempio andò con le guardie e li ricondusse, senza far loro violenza, per paura di essere lapidati dal popolo. 

Pietro e Giovanni, essendo uomini di Dio, obbediscono al mandato dell’angelo, pur sapendo che ciò avrebbe procurato loro molti problemi. 

I membri del consiglio del sinedrio pensano di avere a che fare con l’operato di potenze soprannaturali. Sapendo quanto fossero amati dal popolo, catturano gli apostoli in modo pacifico.

Vs. 27-28.  Così essi li portarono e li presentarono davanti al sinedrio e il sommo sacerdote li interrogò, 28  dicendo: "Non vi abbiamo severamente proibito di insegnare in questo nome? Ed ecco, voi avete riempito Gerusalemme della vostra dottrina e volete far ricadere su di noi il sangue di quest’uomo". 

Ancora una volta vengono presi e rimproverati severamente perché “ammaestravano in questo nome”: il sinedrio non pronuncia il nome di Gesù perché ai demoni esso non piace, anzi lo odiano, essendo il nome del Figlio di Dio.

Poi li rimproverano di “aver riempito Gerusalemme  della vostra dottrina”: magari lo dicessero di noi, vorrebbe dire che nella nostra città è diffusa la parola di Dio.

E volete far ricadere su di noi il sangue di questo uomo: magari il sangue di Gesù cadesse sulla persone, perché è l’unico che ci lava dai peccati e ci salva.

Comunque, realmente essi avevano chiesto a Pilato che Gesù venisse ucciso. Tuttavia, secondo i capi giudei la morte di Cristo era stata il risultato di un regolare processo contro un malfattore; i cristiani, invece, volevano dimostrare che era stato un assassinio, ed affermavano di conseguenza la colpevolezza dei capi giudei.

Vs. 29. Ma Pietro e gli altri apostoli, rispondendo, dissero: “Bisogna ubbidire a Dio piuttosto che agli uomini. 

Gli Apostoli erano usati così potentemente da Dio perché a loro non interessava l’opinione delle persone, ma solo quella del Creatore. Il termine “bisogna” in questo caso  è imperativo e significa “siamo costretti”, “non abbiamo scelta”. 

Facciamo attenzione a non onorare più gli altri rispetto al Signore (ad es. il datore di lavoro) e a non prendere con leggerezza le cose di Dio. Gli apostoli Gli obbedivano ed erano pronti a pagare il prezzo del loro agire.

Vs. 30. Il Dio dei nostri padri ha risuscitato Gesù, che voi uccideste, appendendolo al legno. 

Parla della resurrezione e della morte di Cristo. Pietro mette in luce il fatto che Dio ha risuscitato Gesù, e che pertanto l’averlo ucciso ha significato agire contro il Creatore, che i giudei dicono di amare. Non era nemmeno possibile attribuirne la colpa ai romani, in quanto erano stati proprio i giudei ad infliggergli una condanna a morte tipicamente ebraica.

Vs. 31. Dio lo ha esaltato con la sua destra e lo ha fatto principe e salvatore per dare ad Israele ravvedimento e perdono dei peccati. 

Parla dell’esaltazione di Cristo, del ravvedimento e del perdono dei peccati.

In due versetti tratta tutti gli elementi portanti della fede: vita, morte e resurrezione di Cristo; essi sono alla base di ogni predicazione del libro di Atti.

Anche oggi dobbiamo utilizzarli per dare forza alla nostra evangelizzazione e dire, come ha fatto Gesù, “così sta scritto”. Solo la parola di Dio deve uscire dalla nostra bocca perché essa è potente, al contrario delle nostre opinioni. Portare le persone al versetto biblico e farglielo leggere ad alta voce: solo la parola può convertire un’anima, compungere di peccato, piegare le ginocchia e dare la vita eterna.

Nell’evangelizzazione non bisogna presentare la nostra chiesa, ma Cristo crocifisso: certamente lo Spirito ci darà appoggio, perché dà gloria solo a Gesù. Innalziamo Cristo e abbassiamo noi stessi. Dio ha innalzato Cristo perché egli si è umiliato; se anche noi ci umilieremo, il Signore ci innalzerà.

Il perdono dei peccati (vs. 31) è un fatto meraviglioso perché dà pace e non riguarda solo il passato ma, dice la parola, si rinnova ogni mattina. Il diavolo cerca di scoraggiarci, farci sentire ipocriti davanti a Dio, ma non bisogna ascoltarlo, anzi correre dal Padre quando veniamo meno. Egli ci libererà dal senso di colpa.

Vs. 32. E di queste cose noi gli siamo testimoni, come pure lo Spirito Santo, che Dio ha dato a coloro che gli ubbidiscono”

Si potrebbe intendere che siamo salvati per le opere, non per grazia.

Gv. 6, 28-29 Spiega in che cosa dobbiamo obbedire: credere in colui che egli ha mandato. 

Gv. 5. Chi non crede nel Figlio di Dio ha reso Dio bugiardo: tutti coloro che saranno condannati nel giorno del giudizio non avranno certamente commesso più peccati degli altri,  bensì avranno rinnegato Gesù. Se crediamo in Lui avremo il perdono dei peccati e la vita eterna. Al contrario, i musulmani credono che Allah metterà tutte le azioni buone su un piatto della bilancia e le cattive nell’altro; la sorte dell’uomo sarà determinata dal piatto che peserà di più.

Paolo chiede ai Galati se hanno ricevuto lo Spirito Santo per le opere o per la fede; certamente ciò è avvenuto grazie alla  fede, perché lo Spirito è un dono immeritato.

Vs.33.  All’udire queste cose, essi si infuriarono e deliberarono di ucciderli. 

Il Sinedrio si arrabbiò moltissimo perché Pietro aveva parlato loro senza peli sulla lingua, e pensano di uccidere gli Apostoli. Anche quando noi predichiamo la parola di Gesù urtiamo molte persone, ad es. quando diciamo che, senza il ravvedimento, c’è la condanna. In genere la reazione nasce dal sentirsi giudicati da un uomo, ma il giudizio non è da parte del credente, bensì di Dio. 

Se la Parola di Dio si diffonde, rende le persone libere dai legami di Satana, e ciò lo fa tremare; per questo cerca di intralciare la diffusione della Parola.

Gamaliele

Vs.34.  Ma un certo fariseo, di nome Gamaliele, un dottore della legge onorato da tutto il popolo, si alzò in piedi nel sinedrio e comandò di far uscire un momento gli apostoli. 

Nei Vangeli i farisei compaiono come oppositori di Cristo, e da questi furono criticati per la loro religiosità ipocrita. I farisei, rappresentati dagli scribi, facevano parte del sinedrio che condannò Gesù a morte. Tuttavia alcuni di essi mostrarono degli atteggiamenti molto più favorevoli, ed in Atti ne troviamo alcuni divenuti cristiani. 

Atti 23:6-9. 6  Paolo quindi, sapendo che una parte dei presenti era composta di sadducei e l’altra di farisei gridò a quelli del sinedrio: "Fratelli, io sono fariseo, figlio di farisei, è a motivo della speranza e della risurrezione dei morti che vengo giudicato". 7  Appena egli disse questo, nacque un dissenso fra i farisei e i sadducei, e l’assemblea si divise; 8  infatti i sadducei dicono che non vi è risurrezione né angelo, né spirito, mentre i farisei affermano l’una e l’altra cosa. 9  Si fece allora un grande clamore. Gli scribi del partito dei farisei, alzatisi, protestavano con forza e dicevano: "Noi non troviamo nulla di male in quest’uomo; e se uno spirito o un angelo gli avesse parlato? Non combattiamo contro Dio". 

Paolo asserisce che, nelle loro convinzioni religiose, i farisei erano più vicini ai cristiani di quanto non lo fossero i sadducei , e qui vediamo alcuni scribi schierarsi dalla sua parte; al contrario, i sadducei sono presentati come i veri oppositori dei cristiani.

Gamaliele era un fariseo eminente e si alza per ammonire il sinedrio di non adottare misure troppo rigide contro i cristiani. Era il maestro di fede di Paolo, fariseo, rinomato per la sua pietà.

Vs. 35. Poi disse a quelli del sinedrio: "Uomini d’Israele, badate bene a ciò che state per fare a questi uomini. 

Nel suo intervento Gamaliele raccomanda di attenersi ad un’azione controllata e di usare cautela nel decidere che cosa fare riguardo agli Apostoli. Citando due esempi afferma che i movimenti di origine umana finiscono nel nulla, senza bisogno di alcuna interferenza da parte delle autorità giudaiche; al contrario, ma un movimento viene da Dio è pericoloso contrastarlo. Più precisamente fa notare che, quando muoiono i capi dei vari movimenti, i seguaci perdono presto l’entusiasmo a causa di tale fatto; pertanto, dal momento che Gesù era morto, non era necessario prendere provvedimenti contro i suoi discepoli.

Quanto espresso da Gamaliele non corrisponde alla realtà, dal momento che oggi noi vediamo gruppi, quali i testimoni di Geova, i mormoni, o Saibaba, che progrediscono velocemente in quanto le persone, che hanno conosciuto un cristianesimo tiepido, sentono il bisogno del soprannaturale, e di riempire il vuoto interiore. Ma tali movimenti non vengono da Dio.

Tuttavia Gamaliele dimostra di possedere un po’ di timore di Dio dicendo che, se il Padre vuole una cosa, questa si realizzerà. Questa è la verità: Dio è sovrano nella vita dei suoi figli e farà grandi cose, se essi glielo permetteranno. Per questo è bene non giudicare (positivamente o negativamente) un’opera alla sua nascita, ma attendere che essa dia frutti per capire se dà o meno gloria a Dio. 

Non si può combattere l’opera di Dio: questo lo ha imparato bene Paolo, che sulla strada per Damasco ha incontrato Gesù, il quale gli ha detto:”Perché mi perseguiti?”. Ciò ci fa capire quanto il Signore tenga a noi e quanto un torto fatto ai suoi figli ferisca profondamente anche Dio; siamo la pupilla dei suoi occhi. Ognuno di noi, in quanto figliolo di Dio, se cammina in opposizione con l’opera del Padre, certamente non avrà mai la vittoria; meglio vivere secondo la guida del Signore, perché in questo modo saremo benedetti.

Vs. 36-37.  Poiché un po’ di tempo fa sorse Teuda, che diceva di essere qualcuno; accanto a lui si raccolsero circa quattrocento uomini; ma egli fu ucciso (dai romani), e tutti coloro che l’avevano seguito furono dispersi. 37  Dopo di lui, al tempo del censimento, sorse Giuda il Galileo che trascinò dietro a sé molta gente; anch’egli perì, e tutti coloro che lo seguirono furono dispersi. 

Giuda il Galileo si era ribellato ai nuovi regolamenti sulle tasse imposti dai romani quando Archelao fu deposto il 6 d.C.

Vs. 38-40.  Ora dunque io vi dico: state alla larga da questi uomini e lasciateli stare, perché se questo progetto o quest’opera è dagli uomini sarà distrutta, 39  ma se è da Dio, voi non la potete distruggere, perché vi trovereste a combattere contro Dio stesso!". 40  Ed essi gli diedero ascolto. E, chiamati gli apostoli, li batterono e comandarono loro di non parlare nel nome di Gesù; poi li lasciarono andare. 

Il sinedrio recede dalle proprie intenzioni, e dopo aver picchiato gli Apostoli, li minaccia ancora di non parlare nel nome di Gesù.

Vs. 41. Così essi si allontanarono dal sinedrio, rallegrandosi di essere stati ritenuti degni di essere vituperati per il nome di Gesù. 

La punizione non scoraggiò i cristiani, anzi li riempì di gioia. Essi erano innamorati del Signore e felici perché avevano sofferto per Cristo, il quale li aveva scelti, ritenendoli degni di essere battuti per causa Sua. E’ un atteggiamento meraviglioso. Anche noi veniamo derisi e provocati in quanto cristiani, ed il primo sentimento che proviamo è la rabbia; invece dobbiamo rallegrarci perché hanno fatto lo stesso anche con Gesù; è un onore che ci pone in compagnia di tanti altri fratelli di fede, tra cui gli Apostoli.

Vs. 42. E ogni giorno, nel tempio e per le case, non cessavano di insegnare e di annunziare la buona novella: che Gesù è il Cristo. 

Qui la Bibbia distingue tra annunziare (o predicare) e insegnare: 

predicare significa annunziare il Vangelo; è l’azione che si compie verso i non convertiti (ad es. parlare della nuova nascita, del battesimo dello Spirito Santo, ecc);

insegnare indica  un passo avanti rispetto alla predicazione. Infatti si tratta di studiare tutta la parola di Dio e analizzare temi specifici (ad es. il matrimonio, come allevare i figli, come comportarsi con i colleghi di lavoro, ecc.).

Gli Apostoli svolgevano entrambe le funzioni.

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