Atti 20-21

Atti 20, 21
Craig Quam
Atti 21:26-22:11
Craig Quam

Cap. 20.

Paolo visita la Macedonia e la Grecia.

Paolo lascia Efeso e visita nuovamente alcune chiese da lui fondate in Macedonia e in Grecia. Agli efesini Paolo lascia un messaggio destinato agli anziani, il quale ancora oggi costituisce un insegnamento per i credenti.

Vs. 1. Dopo che fu cessato il tumulto, Paolo chiamò a sé i discepoli, li abbracciò e partì per andare in Macedonia. 

Paolo parte da Efeso alla volta della Macedonia.

Se tale viaggio è lo stesso riportato in 2 Corinzi 2:12, ecco quanto accade:

si dirige a nord, arrivando a Troas, dove partecipa ad un’efficace campagna di evangelizzazione. Durante questo periodo, la disputa in corso nella chiesa di Corinto giunge ad un punto decisivo, e Paolo invia Tito con una lettera, ora perduta, e con l’incarico di sollecitare una riconciliazione. Avvisa di una sua visita imminente, che egli tuttavia non intende compiere se dovesse affrontare una chiesa ancora in disaccordo con lui. Sembra che Paolo sperasse di incontrare Tito a Troas, ma quando l’amico manca l’appuntamento, Paolo viene preso da grande ansietà riguardo alla situazione di Corinto e parte per la Macedonia, sperando di incontrare Tito al più presto possibile.

Vs. 2.  E, dopo aver attraversato quelle regioni e aver dato loro molte esortazioni, si recò in Grecia. 

Quando Paolo giunge in Macedonia, le sue preoccupazioni si placano in quanto Tito giunge portando buone notizie riguardo alla chiesa. Paolo, quindi, scrive loro un’altra lettera (2 Corinzi), che invia tramite Tito ed altri due colleghi, i quali dovevano sovrintendere alla raccolta della colletta.

Paolo si reca in Grecia, andando probabilmente nella sua città principale, Corinto.

Vs. 3.  Dopo aver trascorso colà tre mesi, poiché i Giudei avevano ordito un complotto mentre egli stava salpando per la Siria, decise di far ritorno passando per la Macedonia. 

Durante questo soggiorno obbligato di tre mesi scrive la lettera ai Romani. Ha in programma di partire in nave per la Siria in primavera, ma annulla quel viaggio quando apprende che è stato ordito contro di lui un complotto istigato dai Giudei. Per evitare i propri nemici, parte verso nord, ossia nella direzione opposta.

Vs. 4.  Or l’accompagnarono fino in Asia Sopatro di Berea, Aristarco e Secondo di Tessalonica, Gaio di Derbe e Timoteo, e Tichico e Trofimo, oriundi dell’Asia. 

Sopatro, o Sosipatro, era membro della chiesa di Berea. Romani 16:21, lettera scritta da Corinto, nomina un connazionale di Paolo con questo nome.

Aristarco, già menzionato in Atti 19:29, accompagnerà poi Paolo nella seconda parte del suo viaggio, da Gerusalemme a Roma.

Gaio probabilmente è lo stesso uomo nominato in Atti 19:29.

Tichico in seguito verrà associato a sé da Paolo nelle lettere dirette all’Asia Minore (Efesini, Colossesi, 2 Timoteo e Tito).

Trofimo verrà coinvolto nei disordini che condussero all’arresto di Paolo a Gerusalemme.

Forse questi uomini avevano il compito di preparare una colletta.

Vs. 5-6.  Costoro, partiti prima di noi, ci aspettarono a Troas. 6  Ma noi partimmo da Filippi dopo i giorni degli Azzimi e in cinque giorni li raggiungemmo a Troas, dove dimorammo sette giorni. 

Tichico e Trofimo partono per primi, al fine di preparare l’accoglienza al gruppo. Paolo e gli altri, invece, partirono subito dopo la festa degli Azzimo, forse per celebrare tale giorno con la chiesa di Filippi.

Vs. 7.  Il primo giorno della settimana, essendosi i discepoli radunati per rompere il pane, Paolo, dovendo partire il giorno seguente, conversava con loro, e protrasse il discorso fino a mezzanotte. 

Paolo predica fino a mezzanotte, ossia per molte ore.

A Troas i discepoli si riuniscono il primo giorno della settimana per spezzare il pane, ossia per celebrare la cena del Signore, e cogliere l’ultima opportunità di ascoltare Paolo. Questo passo è molto interessante perché per la prima volta si parla dell’abitudine cristiana di radunarsi a tale scopo il primo giorno della settimana.

Vs. 8-10. Or nella sala, dove eravamo radunati, vi erano molte lampade. 9  Un giovane di nome Eutico, che era seduto sul davanzale della finestra, fu colto da un sonno profondo; e, mentre Paolo tirava il suo discorso a lungo, preso dal sonno, cadde dal terzo piano e fu raccolto morto. 10  Ma Paolo, sceso giù, si gettò su di lui, l’abbracciò e disse: "Non vi turbate, perché l’anima sua è in lui". 

Paolo risorge Eutico, un giovane tra gli 8 e i 14 anni di età, il quale non riuscì a sopportare la lunghezza del discorso di Paolo ed il caldo.

Vs. 11-13.  Quindi risalì, spezzò il pane con loro e mangiò, e dopo aver parlato a lungo fino all’alba, partì. 12  Intanto ricondussero il ragazzo vivo, per cui furono oltremodo consolati. 13  Noi invece, che ci eravamo già imbarcati, navigammo verso Asso, dove avevamo intenzione di riprendere a bordo Paolo, perché aveva stabilito così, volendo egli fare quel viaggio via terra. 

Il viaggio riprende. Mentre Luca e i suoi compagni vanno per mare fino ad Asso, a circa 17 miglia di distanza, Paolo preferisce viaggiare via terra.

Vs. 14-15. Quando ci raggiunse ad Asso, lo prendemmo con noi e arrivammo a Mitilene. 15  Salpammo di là e arrivammo il giorno seguente di fronte a Chio; l’indomani raggiungemmo Samo e, dopo una sosta a Trogillio, il giorno dopo giungemmo a Mileto. 

I viaggiatori si incontrano ad Asso. Paolo sale sulla nave, la quale percorre 38 miglia verso sud fino a Mitilene, capoluogo dell’isola di Lesbo. Il giorno dopo giungono di fronte all’isola di Chio, situata vicino alla punta di una lunga penisola protesa fra Smirne a nord e Efeso a sud. Proseguendo per mare, sorpassano Efeso e giungono a Samo, isola lungo la costa a sud di Efeso ed in prossimità del promontorio di Trogylla. Il giorno successivo giungono  a Mileto, situato a 48 km a sud di Efeso.

Vs. 16.  Paolo infatti aveva deliberato di navigare senza fermarsi a Efeso per evitare di perdere tempo in Asia, perché aveva fretta di trovarsi, se possibile, a Gerusalemme il giorno di Pentecoste. 

Paolo oltrepassa Efeso, poiché desidera arrivare a Gerusalemme in tempo per la Pentecoste. Infatti, fra la festa degli azzimi, passata a Troas, e la Pentecoste,  non c’era molto tempo a disposizione per il viaggio. Tuttavia manda a chiamare gli anziani della chiesa di Efeso allo scopo di incontrarli e salutarli. 

Discorso di Paolo agli anziani di Efeso.

Vs. 17. Da Mileto mandò ad Efeso a far chiamare gli anziani della chiesa. 

Paolo sapeva che non avrebbe più rivisto gli anziani della chiesa di Efeso, in quanto lo Spirito Santo lo aveva avvisato che a Gerusalemme sarebbe stato incatenato, e pertanto li mandò a chiamare. A loro dice che, al di là delle parole che egli ha pronunciate, ciò che rimarrà nella loro mente è la testimonianza del suo modo di vivere, del suo comportamento, del suo servire il Signore.

Vs. 18-19. Quando giunsero da lui, egli disse loro: "Voi sapete dal primo giorno che entrai in Asia come ho vissuto tra di voi per tutto questo tempo, 19  servendo il Signore in tutta umiltà con molte lacrime e prove che mi sono avvenute per le insidie dei Giudei 

Possiamo dire anche noi la stessa cosa? Il nostro comportamento può essere un esempio per gli altri? Oppure la nostra vita è una contraddizione rispetto alle parole? Certamente questa frase di Paolo non nasce dal desiderio di vantarsi, ma rispecchia un dato di fatto. Paolo era umile, un servo. Infatti, un ministro o un pastore sono servitori degli altri, e pertanto devono essere umili: Paolo lavorava e predicava ad ogni occasione. Ha pianto molto perché il suo cuore era rotto per le anime, pieno d’amore per i fratelli e per la chiesa. Per loro pregava. Ai Corinzi dice di “essere in travaglio per loro”, cioè angosciato e inginocchiato davanti a Dio a causa dell’intenso amore che nutre per loro. 

Dai giudei è stato perseguitato, ma egli non è mai fuggito, anzi è sempre stato  pronto ad andare in mezzo alla folla per predicare. Non ha mai dato valore alla propria vita.

Vs. 20.  e come io non mi sono astenuto di annunziarvi e insegnarvi in pubblico e per le case nessuna di quelle cose che sono giovevoli, 

Ha fatto capire ai suoi ascoltatori tutto il piano di Dio, senza omettere alcuna cosa. Paolo fa capire che aveva un ministero pubblico ed uno privato, svolto nelle case a piccoli gruppi, perché aveva sempre tempo per le persone: questo è l’atteggiamento di un vero servo di Dio. Anche per noi oggi è fondamentale lo studio della Parola, al fine di conoscere tutta la volontà di Dio per la nostra vita. 

Vs. 21. dichiarando solennemente ai Giudei e ai Greci la necessità della conversione (ravvedimento- versione Luzzi) a Dio e della fede nel Signor nostro Gesù Cristo. 

Paolo insegnava semplicemente il Vangelo: ravvedimento e fede in Gesù per la salvezza.

Vs. 22-23. Ed ora, ecco, spinto dallo Spirito, vado a Gerusalemme, non sapendo le cose che là mi accadranno, 23  se non ciò che lo Spirito Santo mi attesta in ogni città, dicendo che mi aspettano legami e tribolazioni. 

La parola “legami” è tradotta anche con “catene”: Paolo non conosce il proprio destino nei particolari, ma sa che in ogni città lo attendono le catene e le tribolazioni.

Ma ecco il suo atteggiamento di fronte a tali cose: vs. 24. Ma io non ne tengo alcun conto  (queste cose per lui non sono affatto un peso) e la mia propria vita non mi è cara, (Gesù ci dice di metterlo al primo posto nella nostra vita, anche prima della vita stessa; ma questo fatto è difficilissimo, forse perché non abbiamo ancora conosciuto abbastanza bene il Signore Gesù e ciò che egli ha fatto per noi: mentalmente conosciamo questo fatto, ma esso non è entrato ancora in profondità nella nostra mente. Paolo, invece, ha compreso completamente questo concetto, e perciò riesce a vivere la fede in tal modo)  pur di terminare con gioia il mio corso (fare la volontà di Dio) e il ministero che ho ricevuto dal Signore Gesù, che è di testimoniare pienamente l’evangelo della grazia di Dio. Predicare il vangelo della grazia di Dio era l’unico scopo della vita di Paolo.

Vs. 25-28. Ecco, ora so che voi tutti, fra i quali sono andato e venuto predicando il regno di Dio, non vedrete più la mia faccia. 26  Perciò oggi vi dichiaro di essere puro del sangue di tutti; 27  poiché io non mi sono tratto indietro dall’annunziarvi tutto il consiglio di Dio. 28  Badate dunque a voi stessi e a tutto il gregge in mezzo al quale lo Spirito Santo vi ha costituiti vescovi(=sorveglianti, supervisori), per pascere la chiesa di Dio, che egli ha acquistata col proprio sangue. 

Paolo sa che questo sarà l’ultimo incontro con questi fratelli. Dichiara di aver predicato loro ogni punto della Parola di Dio e pertanto si sente innocente per il loro sangue.  Paolo afferma che prima occorre badare a se stessi, coltivando la nostra vita con Dio e cercando un rapporto con Lui tramite la preghiera; quindi il Padre darà altre persone da seguire, con la stessa cura dovuta a noi stessi. Chi non sa badare a sè è un immaturo e deve ancora crescere, ma quando questa evoluzione sarà completata, allora il Signore ci affiderà altre persone da curare. Non trascuriamo la lettura e la preghiera perché è il contatto con il Signore.

2 Timoteo 4:1-5. 1  Ti scongiuro dunque davanti a Dio e al Signore Gesù Cristo, che ha da giudicare i vivi e i morti, nella sua apparizione e nel suo regno: 2  predica la parola, insisti a tempo e fuor di tempo, riprendi, rimprovera, esorta con ogni pazienza e dottrina. 3  Verrà il tempo, infatti, in cui non sopporteranno la sana dottrina ma, per prurito di udire, si accumuleranno maestri secondo le loro proprie voglie la parola di Dio viene compromessa in quelle chiese in cui si accettano gli omosessuali o dove viene predicata la teoria della prosperità( dai a Dio dieci ed egli ti restituirà cento); queste cose piacciono molto alle orecchie delle persone, ma sono fuori dalla parola di Dio: Egli ci dice di essere il custode della nostra vita, ma non ci promette mai di divenire ricchissimi. 4  e distoglieranno le orecchie dalla verità per rivolgersi alle favole. 5  Ma tu sii vigilante in ogni cosa, sopporta le sofferenze, fa’ l’opera di evangelista e adempi interamente il tuo ministero. 

Vs. 29-30.Infatti io so che dopo la mia partenza, entreranno in mezzo a voi dei lupi rapaci, i quali non risparmieranno il gregge, 30  e che tra voi stessi sorgeranno degli uomini che proporranno cose perverse per trascinarsi dietro i discepoli. 

Paolo sta per lasciare questi credenti, dopo averli curati per tre anni, e li mette in guardia circa l’arrivo di persone che cercheranno di distruggere la chiesa. I falsi profeti sono diffusi ovunque e molti di essi cercano di fare discepoli di se stessi, non di Cristo; ma Gesù ci ha detto di andare in tutto il mondo per diffondere la Parola di Dio e suscitare discepoli di Gesù. Questa è stata l’opera compiuta da Paolo.

Vs. 31. Perciò vegliate, ricordandovi che per lo spazio di tre anni, giorno e notte, non ho mai cessato di ammonire ciascuno con lacrime. 

Paolo era un uomo passionale, che soffriva per i fratelli.

Vs. 32. Ed ora, fratelli, io vi raccomando a Dio e alla parola della sua grazia, che è in grado di edificarvi e di darvi l’eredità in mezzo a tutti i santificati. 

Paolo raccomanda a questi fratelli di rimanere ancorati a Dio.

Vs.33-38. Io non ho desiderato né l’argento, né l’oro, né il vestito di alcuno. 34  E voi stessi sapete che queste mani hanno provveduto ai bisogni miei e di quelli che erano con me. 35  In ogni cosa vi ho mostrato che affaticandosi in questo mondo ci conviene sostenere gli infermi e ricordarsi delle parole del Signore Gesù, il quale disse: "C’è maggior felicità nel dare che nel ricevere!". 36 E, quando ebbe dette queste cose, si inginocchiò e pregò con tutti loro. 37  Allora tutti scoppiarono in un gran pianto e, gettatisi al collo di Paolo, lo baciavano, 38  dolenti soprattutto per la parola che aveva detto, che non vedrebbero più la sua faccia. Poi l’accompagnarono alla nave.


Cap. 21

Paolo torna a Gerusalemme e viene arrestato nel tempio.

Vs.1. Dopo esserci separati da loro, salpammo e, puntando diritto, arrivammo a Cos, il giorno seguente a Rodi, e di là a Patara. 

Il gruppo che viaggia con Paolo si separa dai fratelli di Mileto. Via mare giungono all’isola di Cos, a Rodi e a Patara.

Vs. 2-4.  Trovata qui una nave diretta in Fenicia, ci imbarcammo e salpammo. 3  Avvistata Cipro e lasciatala a sinistra, proseguimmo per la Siria e approdammo a Tiro, perché qui si doveva scaricare la nave. 4  Trovati i discepoli, ci trattenemmo sette giorni; mossi dallo Spirito, essi dicevano a Paolo di non salire a Gerusalemme. 

Paolo arriva a Tiro e si ferma per scaricare la barca. Qui trova dei fratelli che lo avvertono di non andare a Gerusalemme, ma egli parte ugualmente per seguire gli ordini dello Spirito. D’altra parte, Paolo sapeva perfettamente che ovunque sarebbe andato,  avrebbe trovato “legami e tribolazioni”. Quindi: i fratelli hanno sentito dallo Spirito che Paolo doveva soffrire e nella carne lo hanno scoraggiato a partire, ma egli ha obbedito al comando dello Spirito. 

Vs.5. Ma al termine del nostro soggiorno, partimmo e ci mettemmo in cammino, accompagnati da tutti, con le mogli e figli, fin fuori della città; e, postici in ginocchio sul lido, pregammo. 

Tutti dimostrano amore per Paolo e vogliono salutarlo.

Atti 20:36 E, quando ebbe dette queste cose, si inginocchiò e pregò con tutti loro. Allora tutti scoppiarono in un gran piantoe, gettatisi al collo di Paolo, lo baciavano. 

Anche in questa occasione gli dimostrano il loro amore.

Il fatto di inginocchiarsi non è un obbligo, non è una religione, ma il simbolo della sottomissione a Dio. La Bibbia dice che un giorno “ogni ginocchio si piegherà” al cospetto di Dio e dirà che Gesù è il Signore.

Per uno schiavo il fatto di inginocchiarsi era un segno di umiltà al cospetto del padrone, una dimostrazione della volontà di servirlo e dell’essere sottomesso a lui. Di fronte ai re o ai grandi capi, nell’antichità i sudditi solevano inginocchiarsi in segno di riverenza e sottomissione.

Vs.6-9. Poi, dopo esserci scambiati i saluti, montammo sulla nave, mentre quelli se ne tornarono alle loro case. 7  Terminata la navigazione, da Tiro arrivammo a Tolemaide e, salutati i fratelli, ci trattenemmo un giorno con loro. 8 Ripartiti il giorno seguente, noi che eravamo compagni di Paolo, arrivammo a Cesarea e, entrati in casa di Filippo l’evangelista che era uno dei sette, restammo presso di lui. 9  Or egli aveva quattro figlie vergini, che profetizzavano. 

Questo Filippo era stato scelto dagli apostoli assieme a Stefano per essere un diacono; lo Spirito l’aveva rapito e portato dall’etiope. Ora è a Cesarea, dove probabilmente avrà fondato una comunità.

 Vs. 10-12. E, restando noi lì molti giorni, un certo profeta di nome Agabo, scese dalla Giudea. 11  Venuto da noi, egli prese la cintura di Paolo, si legò mani e piedi, e disse: "Questo dice lo Spirito Santo: Così legheranno i Giudei a Gerusalemme l’uomo a cui appartiene questa cintura e lo consegneranno nelle mani dei gentili". Anche ora a Paolo profetizzano un futuro di tribolazioni 12  All’udire queste cose, noi e quelli del luogo lo pregavamo di non salire a Gerusalemme. 

Sovente i fratelli hanno pregato Paolo di non farsi uccidere, ma egli segue un’altra visione.

Vs.13-14. Ma Paolo rispose: "Che fate voi, piangendo e spezzandomi il cuore? Poiché io sono pronto non solo ad essere legato, ma anche a morire a Gerusalemme per il nome del Signore Gesù". 14  E siccome non c’era modo di persuaderlo, ci rassegnammo dicendo: "Sia fatta la volontà del Signore". 

La chiesa primitiva era pronta a morire per il Signore e, anche quando la Sua volontà non era conforme ai desideri degli uomini, essi si rassegnavano al volere di Dio. Per questo era potente ed aveva autorità spirituale: era sottomessa a Cristo.

Vs. 15-20. Dopo quei giorni, preparate le nostre cose, salimmo a Gerusalemme. Percorrono circa 104 km, probabilmente a cavallo. 16  Con noi vennero anche alcuni discepoli di Cesarea e condussero con loro un certo Mnasone, nativo di Cipro, un vecchio discepolo, presso il quale dovevamo alloggiare. 17  Al nostro arrivo a Gerusalemme, i fratelli ci accolsero lietamente. 18  Il giorno seguente Paolo si recò con noi da Giacomo, e tutti gli anziani erano presenti. 19  Dopo averli salutati, Paolo raccontò loro, ad una ad una, le cose che il Signore aveva operato fra i gentili per mezzo del suo ministero. 20  Ed essi, udito ciò, glorificavano Dio, poi dissero a Paolo: "Fratello, tu vedi quante migliaia di Giudei vi sono che hanno creduto; e tutti sono zelanti della legge. 

La chiesa di Gerusalemme operava ancora nella sinagoga, non essendo ancora staccata dal giudaismo. E i giudei erano legati alla legge, mentre Paolo parla della grazia.

Vs. 21-24. Or sono stati informati a tuo riguardo che tu insegni a tutti i Giudei che vivono fra i gentili di distaccarsi da Mosé, dicendo di non circoncidere i figli e di non seguire più le usanze giudaiche. 22  Or dunque, che si deve fare? E’ inevitabile che la folla si raduni, perché sapranno che tu sei venuto. 23  Fa’ dunque quanto ti diciamo: noi abbiamo quattro uomini, che hanno fatto un voto; 24  prendili con te, purificati con loro, e paga per loro, perché si possano radere il capo; così tutti sapranno che non c’è nulla di vero in quelle cose di cui sono stati informati intorno a te, ma che anche tu sei disciplinato e osservi la legge. 

Questi passi sono un po’ strani: Paolo ha sempre sostenuto che siamo sotto la grazia e che la legge di Mosè riguarda il vecchio patto. Tuttavia  qui sembra che i fratelli di Gerusalemme si siano compromessi, volendo unire al messaggio della grazia quello della legge, al fine di non scandalizzare i giudei. Infatti, dicono a Paolo di far vedere a loro che anche lui segue la legge. Probabilmente, invece, la spiegazione la si può trovare in un episodio analogo: la circoncisione di Timoteo (Atti 16). Paolo ha circonciso Timoteo, metà ebreo e metà gentile, perché amava i giudei e non voleva che questo aspetto fisico costituisse un motivo di inciampo per l’accoglimento da parte loro del vangelo. Infatti, la circoncisione non è importante ai fini della salvezza, ma un uomo circonciso può essere ascoltato dai giudei, mentre un incirconciso non lo è.

Per questo stesso motivo chiedono a Paolo di assumere un determinato comportamento.

Questo principio può trovare riscontro nella nostra vita attuale? Ad es: possiamo andare ad un matrimonio cattolico? Ad un battesimo? Si. Non siamo d’accordo con il battesimo di un bambino, ma se non partecipiamo a questi eventi fondamentali, testimoniamo di non avere amore per i familiari; anzi, queste occasioni possono essere motivo di evangelizzazione.

Vs. 25. Ma per quanto riguarda i gentili che hanno creduto, noi abbiamo loro scritto, avendo stabilito che non osservino alcuna cosa del genere, ma che si guardino unicamente dalle cose sacrificate agli idoli dal sangue, dalle cose soffocate e dalla fornicazione". 

Perché hanno dato questo consiglio? Perché bevendo sangue o mangiando carne sacrificata scandalizzano gli ebrei, i quali, in seguito a tali fatti, non si sarebbero recati mai nella loro comunità ad ascoltare la Parola di Dio. Questo comportamento, quindi, non ha lo scopo di piacere a Dio, ma è il frutto dell’amore verso il fratello.

Riepilogo: Paolo è a Gerusalemme. Qui è accusato dai giudei di non seguire più la legge di Mosè. Allora alcuni fratelli lo esortano a dimostrare agli ebrei di essere fedele ancora a tale legge, non al fine di ottenere la salvezza, ma per non essere loro di scandalo. Il suo scopo era, quindi, l’amore verso queste persone non convertite, le quali, di fronte a qualcosa di scandaloso, avrebbero certamente chiuso la loro mente alla parola di Dio.

Vs. 26-28. Allora Paolo, il giorno seguente, prese con sé quegli uomini e, dopo essersi purificato con loro, entrò nel tempio dichiarando di voler portare a compimento i giorni della purificazione, quando sarebbe stata presentata l’offerta per ciascun di loro. 27 Ma, come i sette giorni stavano per compiersi i Giudei dell’Asia, vedendolo nel tempio, sollevarono tutta la folla e gli misero le mani addosso, 28  gridando: "Uomini d’Israele, venite in aiuto! Costui è l’uomo che insegna a tutti e dappertutto una dottrina che è contro il popolo, contro la legge e contro questo luogo; oltre a ciò, ha pure condotto dei Greci nel tempio e ha contaminato questo santo luogo".

I guai di Paolo non sono causati dai giudei cristiani di Gerusalemme, quelli che egli cercava di placare, ma dai giudei dell’Asia, cioè di Efeso probabilmente venuti a Gerusalemme in pellegrinaggio per la Pentecoste.

Paolo viene accusato falsamente di avere portato alcuni fratelli gentili nel tempio, fatto che a quel tempo era proibito. Il tempio, infatti, era dotato di un cortile esterno per i gentili, uno più interno per gli ebrei ed un terzo per il sacerdote.

Vs. 29-36. Infatti avevano in precedenza visto Trofimo di Efeso in città con Paolo, e pensavano che egli lo avesse condotto nel tempio. 30  E tutta la città fu in subbuglio, e ci fu un accorrere di gente; e, preso Paolo, lo trascinarono fuori del tempio e subito furono serrate le porte. 31  Ora, mentre essi cercavano di ucciderlo, al tribuno della coorte giunse la notizia che tutta Gerusalemme era sottosopra. 32  Immediatamente egli, presi dei soldati e dei centurioni, corse verso di loro. E questi, visto il tribuno e i soldati, smisero di battere Paolo. 33  Allora il tribuno, avvicinatosi, lo prese e comandò che fosse legato con due catene, poi domandò chi fosse e che cosa avesse fatto. 34  Tra la folla gli uni gridavano una cosa e gli altri un’altra; non potendo perciò sapere nulla di certo per il tumulto, comandò che fosse condotto nella fortezza. 35  Quando arrivò alla gradinata, egli dovette essere portato dai soldati per la violenza della folla, 36  perché la massa del popolo lo seguiva, gridando: "A morte". 

Un tribuno cerca di conoscere l’accusa che gli viene rivolta, ma non riesce a comprendere nulla a causa del gran disordine. Quindi deve letteralmente strapparlo dalle mani della folla che lo vuole uccidere.

Vs. 37-39. Mentre Paolo stava per essere introdotto nella fortezza, disse al tribuno: "Mi è lecito dirti qualcosa?". Quegli rispose: "Sai il greco? 38  Non sei tu quell’Egiziano che tempo fa insorse e condusse nel deserto quei quattromila briganti?". 39  Ma Paolo disse: "Io sono un Giudeo di Tarso, cittadino di quella non oscura città di Cilicia; or ti prego di lasciarmi parlare al popolo". 

Ora Paolo viene accusato falsamente per la seconda volta, in quanto il tribuno crede che egli sia un brigante egiziano, capo di 4000 uomini. Gesù ha detto:”Beati siete voi quando gli uomini vi accuseranno e diranno di voi ogni maldicenza a causa mia”; “Beato” significa “felice”. 

Paolo spiega chi è e chiede di poter parlare al popolo, a quella folla che poco prima voleva ucciderlo. Egli, infatti, non nutre interesse per la propria vita ed il suo unico scopo è la salvezza delle anime di quelle persone.


Vs. 40. Avendoglielo permesso, Paolo, stando in piedi sopra la gradinata, fece cenno con la mano al popolo. E, fattosi un gran silenzio, parlò in lingua ebraica dicendo:

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