Atti 22-23

Atti 21:26-22:11
Craig Quam
Atti 22:6-23:11
Craig Quam

Cap. 22

Discorso di Paolo in sua difesa, davanti al popolo.

Vs.1-2."Fratelli e padri, ascoltate ciò che ora vi dico a mia difesa". 2  Nell’udire che parlava loro in lingua ebraica, fecero ancor più silenzio. Poi disse:

Qui Paolo ci insegna come evangelizzare le persone. 

Innanzi tutto utilizza l’approccio più idoneo al tipo di uditore che ha di fronte; ad es. al giudeo presenta la legge, il fatto che egli ritiene di essere giusto di fronte a Dio solo perché la rispetta in ogni punto e fa capire che questa convinzione non ha basi nella realtà (es. se solo guardi una donna per appetirla  commetti adulterio). La legge è molto severa, al di sopra delle nostre possibilità e mai nessuno riuscirà a rispettarla totalmente. Ma chi non rispetta anche solo parzialmente la legge, ha fallito in ogni punto.

Gesù, alla donna che gli ha lavato i piedi con le sue lacrime, non ha fatto alcuna accusa, in quanto ella si sentiva già peccatrice.

Qui Paolo comincia la sua predica parlando la lingua ebraica e facendo capire che è uno di loro (fratelli e padri).

1 Corinzi 9:19-22.  Infatti, pur essendo libero da tutti, mi sono fatto servo di tutti, per guadagnarne il maggior numero. Paolo aveva compreso che doveva raggiungere il cuore del maggior numero possibile di persone. 20  Mi sono così fatto Giudeo con i Giudei, per guadagnare i Giudei;(v. Atti cap. 20-21) mi sono fatto come uno che è sotto la legge con coloro che sono sotto la legge, per guadagnare quelli che sono sotto la legge; 21  tra quanti sono senza legge, mi sono fatto come se fossi senza la legge (benché non sia senza la legge di Dio, anzi sotto la legge di Cristo), per guadagnare quanti sono senza la legge. 22  Mi sono fatto debole con i deboli, per guadagnare i deboli; mi sono fatto tutto a tutti, per poterne salvare in qualche modo alcuni. 

Paolo non intendeva dire di essersi compromesso, ma di essersi identificato con le persone per raggiungere il loro cuore.

 Vs. 3-4. "In verità io sono un Giudeo, nato in Tarso di Cilicia e allevato in questa città ai piedi di Gamaliele(teologo molto famoso a quel tempo, un teologo), educato nella rigorosa osservanza della legge dei padri, pieno di zelo di Dio, come oggi lo siete voi tutti Paolo si identifica con loro e dice di capire il loro zelo per le cose del Signore; 4  io ho perseguitato fino alla morte questa Via, legando e mettendo in prigione uomini e donne,confessa di aver imprigionato e messo a morte uomini e donne pur di seguire il suo zelo per la legge di Dio; poi un giorno ha conosciuto il Signore.

Anche noi dobbiamo capire chi abbiamo di fronte prima di parlare del Signore. Ad es. non è opportuno presentarsi agli anziani come ex tossicodipendenti, in quanto si spaventeranno e penseranno di avere di fronte dei delinquenti; tuttavia questo tipo di approccio può colpire un drogato, il quale può sentirsi compreso ed amato.

Così anche Paolo non ha detto agli ebrei che la legge di Mosè era abolita, in quanto avrebbe minato un caposaldo della loro vita e li avrebbe scandalizzati.

Vs.5-10. Paolo testimonia la sua esperienza. come mi sono testimoni il sommo sacerdote e tutto il sinedrio degli anziani, dai quali avendo anche ricevuto lettere per i fratelli, mi recavo a Damasco per condurre prigionieri a Gerusalemme anche quelli che erano là, perché fossero puniti. 6  Or avvenne che, mentre io ero in cammino e mi avvicinavo a Damasco, intorno a mezzogiorno, all’improvviso una gran luce dal cielo mi folgorò d’intorno. 7  Ed io caddi a terra e udii una voce che mi diceva: "Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?". 8  Io risposi: "Chi sei, Signore?" Egli mi disse: "Io sono Gesù il Nazareno, che tu perseguiti". 9  Or quelli che erano con me videro sì la luce e furono spaventati, ma non udirono la voce di colui che mi parlava. 10  Io dissi: "Signore, che devo fare?" Il Signore mi disse: "Alzati e va’ a Damasco, là ti sarà annunziato tutto quello che ti è ordinato di fare" 

Paolo era religioso, ma la sua vita è cambiata veramente quando ha incontrato Gesù. Egli aveva conosciuto Stefano, anzi approvava la sua morte. Sicuramente aveva sentito il vangelo varie volte, ma non aveva mai sperimentato Gesù. 

La stessa cosa è valida anche per noi oggi: non possiamo rimanere indifferenti di fronte alla morte in croce di Gesù e dobbiamo decidere se accettarlo come Signore della nostra vita o se rigettarlo; da questa decisione dipende il destino della nostra anima.

Vs. 11. Ora, siccome io non vedevo nulla per lo splendore di quella luce, fui condotto per mano da quelli che erano con me, e così entrai a Damasco. 

Prima di conoscere Cristo, Paolo era orgoglioso, religioso, arrabbiato; poi era come un bambino, bisognoso di qualcuno che lo conducesse per mano.

Luca 18:15-17.  Gli presentarono anche dei piccoli fanciulli perché li toccasse; ma i discepoli, vedendo ciò, li sgridavano. 16  Gesù allora, chiamati a sé i fanciulli, disse: "Lasciate che i piccoli fanciulli vengano a me e non glielo impedite, perché di tali è il regno di Dio. 17  In verità vi dico che chi non riceve il regno di Dio come un piccolo fanciullo, non vi entrerà". 

Dobbiamo ricevere Dio con l’innocenza di un piccolo fanciullo e perseverare in questo atteggiamento anche nel corso degli anni, senza cadere nell’orgoglio. Bisogna credere ad ogni punto della Parola di Dio, senza dubitare, con lo stesso atteggiamento di fiducia che dimostrano i bambini nei confronti dei genitori.

Vs.12-14. Or un certo Anania, uomo pio secondo la legge, di cui tutti i Giudei che abitavano a Damasco rendevano buona testimonianza, 13  venne da me e, standomi vicino, mi disse: "Fratello Saulo, ricupera la vista". In quell’istante io ricuperai la vista e lo guardai. 14  Poi aggiunse: "Il Dio dei nostri padri ti ha preordinato(=scelto) a conoscere la sua volontà, a vedere il Giusto e a udire una voce dalla sua bocca. 

Paolo incontra Gesù e subito lo pone come capo della sua vita: il segno della vera conversione sta nel mettere la volontà di Dio al primo posto, senza discutere.

Anania dice a Paolo tre cose:

  1. conoscere la volontà di Dio

  2. vedere Gesù

  3. udire la sua voce

1- Il fatto di arrivare alla conoscenza della volontà di Dio non è il destino esclusivo di Paolo, ma anche il nostro. Noi la conosciamo attraverso la Sua parola, nella quale egli si è rivelato. Dio ha scelto tutti noi come figli e vuole che conosciamo la sua volontà per la nostra vita.

Romani 12:1-2. Vi esorto dunque, fratelli, per le compassioni di Dio, a presentare i vostri corpi, il che è il vostro ragionevole servizio, quale sacrificio vivente, santo e accettevole a Dio. 2  E non vi conformate a questo mondo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente, affinché conosciate per esperienza qual sia la buona, accettevole e perfetta volontà di Dio. 

Dio ci avverte che possiamo perire a causa della mancanza della conoscenza della volontà di Dio e della parola di Dio.

2- Inoltre, non basta conoscere mentalmente la parola di Dio, ma incontrare personalmente il Signore, grazie all’opera dello Spirito Santo in noi. Un giorno vedremo fisicamente Dio, quando il nostro corpo sarà eterno. Mosè ha incontrato Dio, ma non ha visto la sua faccia, perché altrimenti sarebbe morto.

Isaia 6:1-5.  Nell’anno della morte del re Uzziah, io vidi il Signore assiso sopra un trono alto ed elevato, e i lembi del suo manto riempivano il tempio. 2  Sopra di lui stavano dei serafini; ognuno di essi aveva sei ali: con due si copriva la faccia, con due si copriva i piedi e con due volava. 3  L’uno gridava all’altro e diceva: "Santo, santo, santo è l’Eterno degli eserciti. Tutta la terra è piena della sua gloria". 4  Gli stipiti della porta furono scossi dalla voce di colui che gridava, mentre il tempio si riempì di fumo. 5  Allora io dissi: "Ahimé! Io sono perduto, perché sono un uomo dalle labbra impure e abito in mezzo a un popolo dalle labbra impure; eppure i miei occhi hanno visto il Re, l’Eterno degli eserciti". 

Isaia vede l’Eterno. Quando noi vediamo il Signore ci sentiamo perduti, perché egli è grande; vedere Dio ci porta ad essere umili di fronte alla sua maestà, ci fa inchinare di fronte a lui, a prostrarci. Egli è santo e noi siamo persone dalle labbra impure; ma il Signore ha purificato anche Isaia e lo fa anche con noi, se glielo chiediamo: sono mancante, ma tu perdonami.

3- Udire la voce di Dio è possibile: Samuele ha sentito Dio con le proprie orecchie, mentre Isaia dice che la voce del Signore è un dolce sussurro nel nostro cuore. Tramite la Bibbia possiamo ascoltare Dio, in quanto se qualcuno ci dice qualcosa che non è contenuto in essa dobbiamo dubitare con fermezza. La Parola, infatti, è il tramite grazie al quale Dio  si è rivelato. Non esistono nuove rivelazioni: egli si è rivelato una volta e per sempre.

Vs.15-21. Perché tu gli devi essere testimone presso tutti gli uomini delle cose che hai visto e udito. 16  Ed ora che aspetti? Alzati e sii battezzato e lavato dai tuoi peccati, invocando il nome del Signore". 17  Or avvenne che, quando ritornai a Gerusalemme e stavo pregando nel tempio, fui rapito in estasi, 18  e vidi il Signore che mi diceva: "Affrettati ed esci presto da Gerusalemme, perché essi non riceveranno la tua testimonianza intorno a me". 19  Allora io dissi: "Signore, loro stessi sanno che incarceravo e battevo da una sinagoga all’altra quelli che credevano in te; 20  quando si versava il sangue di Stefano, tuo martire, anch’io ero presente, acconsentivo alla sua morte e custodivo le vesti di coloro che lo uccidevano. 21  Ma egli mi disse: "Va’ perché io ti manderò lontano tra i gentili". 

Il Signore parla con Paolo in preghiera: nel libro di Atti vediamo che dopo ogni preghiera accade qualcosa. Essa è un’arma spirituale, che va contro le cose del mondo. Attraverso di essa noi ci umiliamo davanti al Signore e riconosciamo la necessità del suo intervento. A volte preghiamo per anni prima di ottenere qualcosa, ma bisogna insistere.

Paolo non racconta mai tutte le opere che Dio ha fatto attraverso di lui, perché non è una persona che si vanta, anzi è umile.

In 2 Corinzi parla del suo viaggio nel cielo, come se fosse accaduto ad un’altra persona.

Vs. 22-29.Essi lo ascoltarono fino a questo punto; poi alzarono la voce, dicendo: "Togli dal mondo un tale uomo, perché non è degno di vivere!". 23  Siccome essi gridavano, gettando via le loro vesti e lanciando polvere in aria, 24  il tribuno comandò che Paolo fosse condotto nella fortezza, ordinando di interrogarlo a colpi di flagelli al fine di sapere per quale motivo gridavano così contro di lui. 25  Ma, quando lo ebbero disteso con le cinghie, Paolo disse al centurione che era presente: "Vi è lecito flagellare un cittadino romano, non ancora condannato?". Paolo dichiara di essere cittadino romano, e così ha salva la vita. 26  Udito questo, il centurione andò a riferirlo al tribuno, dicendo: "Che cosa stai facendo? Quest’uomo è un cittadino romano!". 27  Il tribuno allora si recò da Paolo e gli chiese: "Dimmi, sei tu un cittadino romano?". Egli disse: "Sì, lo sono". 28  Il tribuno rispose: "Io ho acquistata questa cittadinanza mediante una grande somma di denaro". Paolo disse: "Io invece l’ho di nascita". 29  Allora quelli che lo dovevano interrogare si allontanarono subito da lui; e lo stesso tribuno, avendo saputo che egli era cittadino romano, ebbe paura perché lo aveva fatto legare. 

I religiosi ebrei volevano ucciderlo. Vi erano i farisei, che credevano alla resurrezione, e i sadducei, che la negavano. Nei versetti seguenti vediamo come Paolo usa l’astuzia e, parlando della resurrezione, mette una parte contro l’altra. 

Paolo davanti al Sinedrio.

Vs. 30. Or il giorno seguente, volendo sapere con certezza il motivo per cui egli era accusato dai Giudei, lo sciolse dai legami e ordinò ai capi dei sacerdoti e a tutto il sinedrio di venire. Poi, condotto giù Paolo, lo presentò davanti a loro.

Cap. 23.

Vs.1-2. Paolo, fissati gli occhi sul sinedrio, disse: "Fratelli, fino a questo giorno, io mi sono comportato davanti a Dio in perfetta buona coscienza". 2  A questo dire il sommo sacerdote Anania ordinò a quelli che gli erano accanto di percuoterlo sulla bocca. 

Anania è nominato sommo sacerdote del 47 d.C., e mandato via nel 58-59. Nel 66 è stato assassinato dai giudei in quanto filo-romano.

Vs. 3-6. Allora Paolo gli disse: "Dio percuoterà te, muro imbiancato. Tu siedi per giudicarmi secondo la legge e, violando la legge, ordini che io sia percosso". 4  Or quelli che erano presenti dissero: "Insulti tu il sommo sacerdote di Dio?". 5  Paolo rispose: "Non sapevo, fratelli, che egli fosse sommo sacerdote, perché sta scritto: "Tu non dirai male del principe del tuo popolo". 6 Paolo quindi, sapendo che una parte dei presenti era composta di sadducei e l’altra di farisei gridò a quelli del sinedrio: "Fratelli, io sono fariseo, figlio di farisei, è a motivo della speranza e della risurrezione dei morti che vengo giudicato". 

Il sinedrio era composto da sadducei e da farisei. I primi comprendevano l’aristocrazia sacerdotale, mentre i secondi erano rappresentati dagli scribi. I sadducei simpatizzavano con Roma, che dava loro incarichi di potere, mentre i farisei erano un gruppo di protesta. I primi erano conservatori ed aderivano al pentateuco, mentre i secondi erano progressisti, pronti ad interpretare la legge secondo il loro intendimento. I farisei erano aperti alla resurrezione.

Vs. 7-11. Appena egli disse questo, nacque un dissenso fra i farisei e i sadducei, e l’assemblea si divise; 8  infatti i sadducei dicono che non vi è risurrezione né angelo, né spirito, mentre i farisei affermano l’una e l’altra cosa. 9  Si fece allora un grande clamore. Gli scribi del partito dei farisei, alzatisi, protestavano con forza e dicevano: "Noi non troviamo nulla di male in quest’uomo; e se uno spirito o un angelo gli avesse parlato? Non combattiamo contro Dio". 10  Ora siccome il dissenso andava aumentando, il tribuno, per timore che Paolo fosse fatto a pezzi da loro, ordinò ai soldati di scendere e di portarlo via dal loro mezzo, e di ricondurlo nella fortezza. 11  La notte seguente, il Signore si presentò a lui e disse: "Paolo, coraggio, perché come tu hai reso testimonianza di me in Gerusalemme, così bisogna che tu la renda anche a Roma".

Il piano di Dio prevedeva che egli andasse a Roma e che, quale cittadino romano, potesse appellarsi a Cesare. E’ bello pensare che Paolo, abbandonato da tutti, posto in carcere, perseguitato, viene visitato dal Signore, il quale lo conforta e gli dà coraggio. In Mt. 28 il Signore ci ha promesso di non abbandonarci e di essere con noi fino alla fine del mondo. Egli è sempre con noi. Chi prosegue nella via del Signore non è colui che è perfetto e senza peccato, ma chi resta fedele al Signore e che solo a Lui si rivolge.

Congiura dei Giudei contro Paolo, inviato a Cesarea.

Vs.12-24. Quando fu giorno, certi Giudei tramarono una congiura obbligandosi con giuramento esecratorio a non mangiare né bere, finché non avessero ucciso Paolo. 13  Erano più di quaranta quelli che avevano fatto questa congiura. 14  Essi si presentarono ai capi dei sacerdoti e agli anziani e dissero: "Noi ci siamo impegnati con giuramento di non assaggiare alcuna cosa, finché non abbiamo ucciso Paolo. 15  Or dunque voi con il sinedrio fate una petizione al tribuno perché domani ve lo riconduca, come se voleste indagare più a fondo sul suo caso, e noi, prima che si avvicini, saremo pronti ad ucciderlo". 16  Ma il figlio della sorella di Paolo, venuto a conoscenza dell’agguato corse alla fortezza e, entrato, lo riferì a Paolo. 17  Allora Paolo, chiamato a sé uno dei centurioni, disse: "Conduci questo giovane dal tribuno, perché ha qualcosa da comunicargli". 18  Egli dunque lo prese, lo condusse dal tribuno e disse: "Paolo, quel prigioniero, mi ha chiamato e mi ha pregato di condurti questo giovane, che ha qualcosa da dirti". 19  Allora il tribuno, presolo per mano, lo condusse in disparte e domandò: "Che cosa hai da riferirmi?". 20  Egli disse: "I Giudei si sono accordati per chiederti che domani tu conduca Paolo giù nel sinedrio, come se volessero investigare più a fondo il suo caso. 21  Perciò tu non dar loro ascolto, perché più di quaranta uomini di loro, stanno in agguato per prenderlo, essendosi impegnati con un voto di non mangiare né bere, finché non l’abbiano ucciso; ed ora sono pronti, aspettando che tu lo permetta loro". 22  Il tribuno dunque licenziò il giovane, ordinandogli di non palesare ad alcuno che gli avesse fatto sapere queste cose. 23  Poi, chiamati due centurioni, disse loro: "Tenete pronti fin dalle ore tre della notte duecento soldati, settanta cavalieri e duecento lancieri, per andare fino a Cesare". 24  Disse loro ancora di tenere pronte delle cavalcature per farvi montare su Paolo e condurlo sano e salvo dal governatore Felice. 

Tiberio Claudio Felice, dopo un incarico di subordinato in Samaria, era diventato governatore nel 52 d.C. Fece del suo meglio per domare i ribelli in Giudea, ma lo fece usando molta violenza e fu sostituito. La sua terza moglie era Drusilla, figlia di Erode Agrippa. Felice era stato uno schiavo e Tacito, per riassumerne i tratti, affermò che “esercitò il potere reale con la mente di uno schiavo”.

Vs. 25-35.  Egli scrisse pure una lettera di questo tenore: 26  "Claudio Lisia, all’eccellentissimo governatore Felice, salute. 27  Quest’uomo era stato preso dai Giudei e stava per essere da loro ucciso, quando io sopraggiunsi con i soldati e lo liberai, avendo inteso che era cittadino romano. 28  Volendo poi sapere la colpa di cui l’accusavano, l’ho condotto nel loro sinedrio. 29  Ho così trovato che era accusato per questioni relative alla loro legge e che non c’era in lui alcuna colpa degna di morte né di prigione. 30  Quando poi mi fu riferito dell’agguato che i Giudei tendevano a quest’uomo, te l’ho subito mandato, ordinando pure ai suoi accusatori di esporre davanti a te le rimostranze che hanno contro di lui. Sta’ bene!". 31  I soldati dunque, secondo ch’era stato loro ordinato, presero in consegna Paolo e lo condussero di notte ad Antipàdride. 32  IL giorno seguente, lasciato ai cavalieri il compito di andare con lui, ritornarono alla fortezza. 33  Quelli giunti a Cesarea e consegnata la lettera al governatore, gli presentarono anche Paolo. 34  Dopo aver letto la lettera, il governatore domandò a Paolo di quale provincia fosse; e, saputo che era della Cilicia, 35  gli disse: "Io ti ascolterò quando saranno arrivati anche i tuoi accusatori". E ordinò che fosse custodito nel palazzo di Erode. 

I giudei complottano per uccidere Paolo ma il centurione che lo ha in custodia, scoperto tale piano, lo invia a Cesarea dal governatore Felice. In questo luogo Paolo verrà esaminato, dopo aver sentito anche i suoi accusatori.

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