Atti 19
Cap. 19
Terzo viaggio missionario di Paolo.
Paolo ad Efeso.
Vs. 1-7. Ora, mentre Apollo era a Corinto, Paolo, attraversate le località più alte del paese, giunse ad Efeso e, trovati là alcuni discepoli, disse loro: 2 "Avete ricevuto lo Spirito Santo, quando avete creduto?". Quelli gli risposero: "Non abbiamo neppure udito che vi sia uno Spirito Santo". 3 E disse loro: "Con quale battesimo dunque siete stati battezzati?". Essi risposero: "Col battesimo di Giovanni". 4 Allora Paolo disse: "Giovanni battezzò con il battesimo di ravvedimento dicendo al popolo che dovevano credere in colui che veniva dopo di lui, cioè in Cristo Gesù". 5 Udito questo, furono battezzati nel nome del Signore Gesù. E, quando Paolo impose loro le mani, lo Spirito Santo scese su di loro e parlavano in altre lingue e profetizzavano. 7 Or erano in tutto circa dodici uomini.
Gli Efesini erano molto aperti al Vangelo. Paolo era già stato presso di loro ed ora, dopo aver visitato la propria chiesa, era tornato a trovarli.
Oggi ci si domanda se queste persone fossero convertite o meno; nel vs. 1 sono definiti “discepoli”, ossia seguaci di Gesù, bisognosi di conoscere la parola in modo più completo. Infatti, Paolo comincia con lo spiegare loro la differenza tra il battesimo di Giovanni e quello di Gesù e subito, dopo tale spiegazione, questi fratelli vogliono essere immersi nell’acqua; in tale modo dimostrano apertura verso Dio, poichè obbediscono senza titubanza, anche se non avevano mai sentito parlare di queste cose. Poi Paolo impone loro le mani e ricevono anche il battesimo dello Spirito Santo; questa in genere è un’esperienza successiva rispetto al battesimo, ma non sempre accade in questo modo: in Atti 10 si racconta di Cornelio, il quale è stato battezzato con lo Spirito durante la predicazione di Pietro, e poi in acqua. Dio non usa delle formule precise e statiche, uguali per tutti, ma agisce come meglio crede.
Questi fratelli di Efeso parlavano in lingue e profetizzavano, ma non sappiamo se tutti loro possedevano entrambi i doni, oppure uno solo; la maggior parte delle chiese pentecostali oggi ritengono che senza il parlare in lingue non vi è il battesimo dello Spirito Santo; ma nella parte dottrinale della Bibbia non vi è scritto questo e, pertanto, neanche noi possiamo affermarlo. In ogni modo è vero che nel giorno di Pentecoste 120 persone parlavano in lingue, che analogamente è accaduto a casa di Cornelio e anche qui ad Efeso (sono solo tre esempi); in Atti 4 è scritto che “…erano ripieni dello Spirito Santo e proclamavano la parola di Dio con franchezza”, in Samaria profetizzavano e glorificavano Dio.
Atti è un testo narrativo, mentre le lettere sono lezioni di dottrina cristiana e stabiliscono i parametri del nostro credere. In esse non vi è scritto che il dono delle lingue sia l’unico segno dell’avvenuto battesimo dello Spirito Santo; tuttavia è a disposizione di tutti. Se non preghiamo in lingue non dobbiamo scoraggiarci, ma pregare il Signore e chiedere un qualsiasi dono. Dobbiamo desiderare i doni spirituali, avere fame e sete di essi, e allora il Signore ce li darà. Egli non vuole costringerci in alcun modo, ma se noi gli chiediamo di avere i doni spirituali, egli ci esaudisce. I doni non sono meritati, ma sono frutto della grazia di Dio verso di noi.
Qual è la vera prova che siamo ripieni dello Spirito Santo?
Essa non è data dalla presenza dei doni, perché esistono persone possedute che parlano in lingue; in Apocalisse è scritto che i falsi profeti compiono segni e prodigi davanti a tutti, perché le manifestazioni sono compiute anche dal diavolo. Gesù ha detto che gli uomini di Dio sono riconoscibili per i loro frutti, non per i loro carismi; i frutti di un cristiano sono quelli dello Spirito: Galati 5:22-23: 22 Ma il frutto dello Spirito è: amore gioia, pace, pazienza, gentilezza, bontà, fede, mansuetudine, autocontrollo. 23 Contro tali cose non vi è legge.
Vs.8-9. Poi egli entrò nella sinagoga e parlò con franchezza per tre mesi, discutendo e persuadendo sulle cose appartenenti al regno di Dio. 9 Ma poiché alcuni si indurivano e persistevano nell’incredulità, parlando male della via in presenza della folla, egli, ritiratosi da loro, separò i discepoli e continuò a discutere ogni giorno nella scuola di un certo Tiranno.
Per tre mesi Paolo discute e persuade, ossia insegna la Parola.
Nel libro di Atti si racconta che per diffondere la fede in Gesù vengono usati due metodi:
i segni (resurrezione dei morti, guarigioni, ecc.) e l’insegnamento della Parola. Infatti, lo studio biblico è il fondamento della fede, perché è la spada di ogni cristiano e lo accompagna nelle varie circostanze.
In seguito alla predicazione di Paolo, alcune persone si sono indurite e hanno cominciato a parlare in modo negativo del Vangelo.
Allora Paolo ha separato da loro i credenti e ha creato la prima scuola biblica. Questo lavoro continuò in modo sistematico per due anni.
Vs.10 E questo durò per due anni di modo che tutti gli abitanti dell’Asia, Giudei e Greci, udirono la parola del Signore Gesù. E Dio faceva prodigi straordinari per le mani di Paolo.
Frutto di questa scuola fu la diffusione della Parola del Signore in tutta l’Asia.
Vs.11-12. E Dio faceva prodigi straordinari per le mani di Paolo, 12 al punto che si portavano sui malati degli asciugatoi e dei grembiuli che erano stati sul suo corpo, e le malattie si allontanavano da loro e gli spiriti maligni uscivano da loro.
Questi versetti sembrano giustificare il culto delle reliquie, ma attraverso il ministero di Paolo viene sempre magnificato il nome del Signore, non quello di Paolo(v. vs. 17); al contrario avviene quando è venerata una reliquia.
In Atti 14:8 e seg. Paolo e Sila guariscono uno storpio e, ricevendo venerazione dalla folla, si stracciano le vesti e sgridano tali persone, dicendo loro: “Uomini, perché fate queste cose? Anche noi siamo esseri umani con la vostra stessa natura e vi annunziamo la buona novella, affinché da queste cose vane vi convertiate al Dio vivente che ha fatto il cielo, la terra, il mare e tutte le cose che sono in essi”. Quando un giudeo si strappava le vesti esprimeva cordoglio e repulsione di fronte ad una bestemmia; significava trovarsi di fronte a qualcosa di talmente orribile da non riuscire ad esprimersi. Inoltre qui Paolo giudica “cosa vana” rendere culto agli uomini.
Prima di Paolo, anche Gesù aveva il potere di lasciare la sua unzione sugli abiti che indossava o su altre cose materiali. Matt. 9:20-22: la donna col flusso di sangue tocca le vesti di Gesù e guarisce; Matt. 14 un paese intero guarisce toccando le vesti di Gesù.
2 Re 13:20-21. Poi Eliseo morì e fu sepolto. All’inizio dell’anno seguente, alcune bande di Moabiti, invasero il paese. 21 Or avvenne che, mentre alcuni seppellivano un uomo, scorsero una banda di razziatori; così gettarono l’uomo nel sepolcro di Eliseo. Appena l’uomo giunse a toccare le ossa di Eliseo, risuscitò e si alzò in piedi.
E’ necessario ricordare che queste cose non sono la regola, ma l’eccezione; generalmente i miracoli avvenivano grazie all’imposizione delle mani da parte del Signore o degli apostoli.
In ogni caso ogni miracolo ha sempre magnificato il nome del Signore, mentre il culto agli idoli porta gloria a qualcun altro (padre Pio, qualche santo…). Ricordiamo che Paolo diceva “Convertitevi da queste cose vane!”. Solo Gesù Cristo è degno di gloria e onore.
Come scacciare i demoni.
Vs. 13-15. Or alcuni itineranti esorcisti Giudei tentarono di invocare il nome del Signore Gesù su coloro che avevano gli spiriti maligni, dicendo: "Vi scongiuriamo per Gesù, che Paolo predica!". 14 E quelli che facevano questo erano sette figli di un certo Sceva, un capo sacerdote giudeo. 15 Ma lo spirito maligno rispose e disse: "Io conosco Gesù e so chi è Paolo, ma voi chi siete?".
Questi uomini non erano convertiti e figlioli di Dio, poiché, in questo caso, il diavolo li avrebbe riconosciuti; infatti, tutti i figli di Dio sono nemici di Satana, ed egli li conosce. Questi versetti ci fanno anche capire che il cristianesimo non è fatto di formule e che non basta nominare Gesù per ottenere qualcosa. Ci sono dottrine che ritengono sufficiente ripetere continuamente una cosa perché essa divenga realtà (dottrina della confessione positiva); ma essa non corrisponde al cristianesimo, in quando fonda la propria fede in una formula e non in Gesù. Anzi, è stregoneria.
Ecco cosa accade a questi uomini che ritennero di poter usare il nome di Gesù:
Vs. 16. Quindi l’uomo che aveva lo spirito maligno si avventò su di loro e, sopraffattili, fece loro tal violenza che fuggirono da quella casa, nudi e feriti.
Un uomo indemoniato ha picchiato ben sette persone! Questo fatto è accaduto giacché hanno usato il nome di Gesù come un talismano, e questo non ha valore. Solo la fede in Dio può portare buoni risultati, unita alla Sua volontà.
Chi non è figlio di Dio non ha autorità sui demoni. Al contrario, essa è propria dei figli di Dio.
Lc. 10: 17-20. Gesù manda i discepoli a predicare. Or i settanta tornarono con allegrezza, dicendo: "Signore, anche i demoni ci sono sottoposti nel nome tuo". 18 Ed egli disse loro: "Io vedevo Satana cadere dal cielo come una folgore. 19 Ecco, io vi ho dato il potere di calpestare serpenti e scorpioni, e su tutta la potenza del nemico, e nulla potrà farvi del male. 20 Tuttavia non vi rallegrate del fatto che gli spiriti vi sono sottoposti, ma rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli".
Gesù si serve di noi per fare miracoli e cacciare i demoni. Inoltre, ci esorta a rallegrarci perché il nostro nome è scritto nel libro della vita, nel palmo della mano del Padre. Fisicamente possiamo ricevere del male dai demoni, ma spiritualmente no; un figlio di Dio non può essere posseduto (chi è stato liberato dal figlio è totalmente libero) perché in lui vive lo Spirito del Padre.
Marco 16:15-18. 15 Poi disse loro: "Andate per tutto il mondo e predicate l’evangelo a ogni creatura; 16 chi ha creduto ed è stato battezzato, sarà salvato; ma chi non ha creduto, sarà condannato. 17 E questi sono i segni che accompagneranno quelli che hanno creduto: nel mio nome scacceranno i demoni, parleranno nuove lingue; 18 prenderanno in mano dei serpenti, anche se berranno qualcosa di mortifero, non farà loro alcun male; imporranno le mani agli infermi, e questi guariranno".
Gesù descrive i segni che accompagneranno tutti coloro che credono nel Signore Gesù. Ogni figliolo di Dio ha autorità sul maligno, poiché l’ha ricevuta dal Signore.
Il segreto dell’autorità spirituale lo impariamo dal Signore in
Fil. 2:5-11. Abbiate in voi lo stesso sentimento che già è stato in Cristo Gesù, 6 il quale, essendo in forma di Dio, non considerò qualcosa a cui aggrapparsi tenacemente l’essere uguale a Dio, 7 ma svuotò se stesso, prendendo la forma di servo, divenendo simile agli uomini; 8 e, trovato nell’esteriore simile ad un uomo, abbassò se stesso, divenendo ubbidiente fino alla morte e alla morte di croce. 9 Perciò anche Dio lo ha sovranamente innalzato e gli ha dato un nome che è al di sopra di ogni nome, 10 affinché nel nome di Gesù si pieghi ogni ginocchio delle creature (o cose) celesti, terrestri e sotterranee, 11 e ogni lingua confessi che Gesù Cristo è il Signore, alla gloria di Dio Padre.
Il Signore era umile. L’autorità spirituale si realizza nella sottomissione a Gesù, perché solo in questo modo i demoni saranno sottomessi a noi. I sette figli di Sceva sono derisi e malmenati dai demoni poiché questi ultimi non vedono in loro delle persone sottomesse a Dio, i suoi figli; pertanto non riconoscono in loro alcuna autorità.
Nessun membro della chiesa può divenire un responsabile, acquisire autorità, se non è sottomesso al pastore. Infatti, la sottomissione a Dio determina quella agli uomini, perché chi non ama il fratello che vede, non ama neanche Dio, che è invisibile; chi non si sottomette alle autorità dello stato, al datore di lavoro o al fratello, non è in grado di sottomettersi neppure a Dio, ed è un ribelle.
Tutti i figlioli di Dio hanno un’autorità in Cristo, grazie a ciò che il Signore ha fatto; tuttavia dobbiamo essere sottomessi a Gesù. Anche lui si è sottomesso a Dio e si è umiliato per la nostra salvezza. Quando noi pecchiamo, i nostri cuori si induriscono e la fede comincia a vacillare; se non abbiamo compromessi nella nostra vita, allora il nostro rapporto con il Padre è limpido e noi agiamo con serenità contro il nemico. Se camminiamo in obbedienza al Signore, da Lui riceviamo autorità ed anche noi potremo vedere tutte le meraviglie cui Paolo ha assistito.
Vs. 17. Or questo fu risaputo da tutti i Giudei e Greci che abitavano ad Efeso, e furono tutti presi da paura, e il nome del Signore Gesù era magnificato.
Tutti i segni e i prodigi che lo Spirito Santo compie, portano sempre gloria a Gesù, mai all’uomo. Da questo aspetto comprendiamo quando una manifestazione viene da Dio. Perciò dobbiamo muoverci con prudenza quando ci viene annunciato l’arrivo di un grande “uomo di Dio”: certamente il Signore si serve degli uomini, ma dobbiamo prestare attenzione prima di lasciarci coinvolgere. Oggi ci sono molti convertiti che sono stimati poiché ritenuti strumenti usati con potenza da Dio; tuttavia dobbiamo guardare agli apostoli come modello: quando essi venivano esaltati, si stracciavano le vesti e ponevano l’accento con forza sull’affermare che il merito deve essere dato solo a Gesù. Per un Giudeo questo comportamento era la manifestazione dell’orrore provato di fronte ad una bestemmia; Paolo stesso, verso la fine della sua vita, diceva di essere “il capo fra i peccatori”, perché era umile.
Quando gli Apostoli camminavano con Gesù erano molto carnali e lottavano per essere più importanti degli altri; ma dopo l’ascensione di Cristo e la discesa dello Spirito Santo sono stati trasformati in individui umili che glorificano il Signore.
Vs. 18-20. E molti di coloro che avevano creduto venivano a confessare, e a dichiarare le cose che avevano fatto. 19 Molti di coloro che avevano esercitato le arti occulte radunarono assieme i libri e li arsero in presenza di tutti, e, calcolatone il prezzo, si trovò che ammontava a cinquantamila pezzi d’argento. 20 Così la parola di Dio cresceva potentemente e si affermava.
Viene data la gloria a Gesù: molti credono e confessano i propri peccati.
Il processo di purificazione del pensiero cristiano dal paganesimo ha bisogno di un cammino e di un tempo. La storia della chiesa di Corinto è un esempio in tal senso e ci mostra quanto tempo occorse e quanti insegnamenti e riprensioni fossero necessari per vedere in questi fratelli una graduale maturazione.
Quando un cristiano si rende conto della peccaminosità del proprio agire, col tempo compie anche un ulteriore passo in avanti, cercando di rimuovere da sé la causa della propria tentazione. Gli efesini erano ancorati alla magia pagana ma, compresa la peccaminosità di tale tradizione, si separarono definitivamente da tale legame e bruciarono pubblicamente tutti i libri di magia. Il valore in moneta dei testi bruciati era molto alto, e corrispondeva alla paga di 50.000 operai per una giornata lavorativa
La Bibbia descrive due norme di confessione:
confessare che Gesù Cristo è il Signore (è una proclamazione);
confessare pubblicamente i peccati.
Confessare i peccati a Dio.
Proverbi 28:13. Chi copre le sue trasgressioni non prospererà, ma chi le confessa e le abbandona otterrà misericordia.
La confessione determina l’abbandono del peccato.
La chiesa cattolica insegna di confessarsi privatamente, ma ciò non è biblico.
Noi dobbiamo rivolgerci a Dio e chiedere a Lui il perdono, poiché egli è colui che è stato offeso.
1 Giov. 1: 5-7. Or questo è il messaggio che abbiamo udito da lui, e che vi annunziamo: Dio è luce e in lui non vi è tenebra alcuna. 6 Se diciamo di avere comunione con lui e camminiamo nelle tenebre, noi mentiamo e non mettiamo in pratica la verità; 7 ma se camminiamo nella luce, come egli è nella luce, abbiamo comunione gli uni con gli altri, e il sangue di Gesù Cristo, suo Figlio, ci purifica da ogni peccato.
Camminare nella luce non vuol dire essere senza peccato; la luce illumina il nostro essere reale e ci fa capire quanto siamo peccatori. Per questo motivo siamo in grado di chiedere perdono al Signore e di permettere al sangue di Gesù di purificarci. Coloro che rigettano Cristo, quindi, dimostrano di amare le proprie opere malvagie.
1 Giov. 1:8-10. Se diciamo di essere senza peccato inganniamo noi stessi e la verità non è in noi. 9 Se confessiamo i nostri peccati, egli è fedele e giusto, da perdonarci i peccati e purificarci da ogni iniquità. 10 Se diciamo di non aver peccato, lo facciamo bugiardo e la sua parola non è in noi.
La situazione qui dice chiaramente che dobbiamo confessare i nostri peccati direttamente a Dio.
1 Giovanni 2: 1-2. Figlioletti miei, vi scrivo queste cose affinché non pecchiate; e se pure qualcuno ha peccato, abbiamo un avvocato presso il Padre: Gesù Cristo il giusto. 2 Egli è l’espiazione per i nostri peccati; e non solo per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo.
Paolo chiarisce che la confessione non rappresenta la licenza per fare uso di comportamenti errati. Tuttavia, giacché siamo peccatori per natura, dobbiamo sapere che abbiamo in Gesù un avvocato pronto a difenderci. La chiesa cattolica insegna che esistono numerosi mediatori che possono operare per noi (santi, madonna, ecc.), ma la Bibbia smentisce tale affermazione e asserisce che solo Gesù è il nostro mediatore. Se confessiamo i nostri peccati, Egli ci perdona e ci purifica, ossia ci libera dal peccato, affinché non ricadiamo più in esso. Satana vuole ingannarci, facendoci credere che i nostri peccati provocano l’ira di Dio verso di noi e ci separano dal Padre. Questo è un inganno del nemico, il quale vuole allontanarci dal Signore e farci sentire sconfitti nella nostra carnalità. Per questo motivo dobbiamo scacciare da noi ogni pensiero negativo che ci faccia sentire lontani dall’amore di Dio. Dobbiamo sapere che Egli ci accetta come siamo, se vogliamo camminare nella Sua luce, e non solo ci perdona, ma ci purifica, liberandoci dal peccato. Per questi motivi Gesù è morto; Egli è il nostro avvocato, il quale è sempre pronto ad ascoltarci e a perdonarci. A lui vanno rivolte le nostre confessioni, direttamente, senza intermediari.
Il segreto della vita cristiana non è nel camminare nella perfezione (la quale è impossibile per l’uomo), ma nella luce. Più Paolo si avvicina a Dio, maggiormente si rende conto di essere una nullità al Suo cospetto e perso senza la grazia di Dio: all’inizio del suo cammino si definiva “il più minimo fra gli apostoli”, ma alla fine della sua vita diceva di essere “il più minimo fra tutti i santi”.
Confessare i peccati pubblicamente.
Oltre alla confessione a Dio, esiste anche quella agli uomini:
Matt. 5:23-24. Se tu dunque stai per presentare la tua offerta all’altare, e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualcosa contro di te, 24 lascia lì la tua offerta davanti all’altare e va’ prima a riconciliarti con tuo fratello; poi torna e presenta la tua offerta.
Noi dobbiamo confessare agli uomini i nostri peccati quando abbiamo sbagliato nei loro confronti. Gesù afferma che quando andiamo davanti a Dio per presentare un dono all’altare (preghiera, lode, ecc.), dobbiamo avere pace con i fratelli; in caso contrario, prima dobbiamo riconciliarci con loro, poi presentarci al Signore. Solo allora la nostra lode sarà accolta. Se non amiamo il fratello che vediamo, non amiamo neanche Dio.
Giacomo 5:16. Confessate i vostri falli gli uni agli altri e pregate gli uni per gli altri, affinché siate guariti; molto può la preghiera del giusto, fatta con efficacia.
Questo versetto non dice di avere una classe sacerdotale, ma di pregare per i problemi dei fratelli. Per fare questo, dobbiamo conoscere tali difficoltà. In questo senso è richiesta la confessione dei peccati agli altri, non come un atto privato fatto ad una persona addetta, ma nel senso di mettere al corrente i fratelli, affinché preghino Dio assieme. In questo modo possono unirsi alla battaglia del singolo, per la risoluzione del problema. E’ certamente consigliabile confessare i propri peccati a qualcuno maturo nella fede, che sa mantenere il segreto e consigliarci in modo corretto. Questa confessione non ha lo scopo di assolverci dal peccato, fatto che spetta solamente a Dio, ossia a colui che è stato offeso. Eccezione a tale concetto è il fatto che la persona che ha subito un torto da noi sia proprio il fratello a cui ci rivolgiamo, perché allora è proprio a lui che dobbiamo chiedere perdono, poi a Dio per il peccato commesso.
Giacomo 4:7-10. 7 Sottomettetevi dunque a Dio, resistete al diavolo ed egli fuggirà da voi. Se ci sottomettiamo a Dio, riusciamo a resistere al diavolo. 8 Avvicinatevi a Dio ed egli si avvicinerà a voi; nettate le vostre mani, o peccatori; e purificate i vostri cuori, o voi dal cuore doppio! 9 Affliggetevi, fate cordoglio e piangete; il vostro riso si cambi in duolo e la vostra gioia in tristezza. 10 Umiliatevi davanti al Signore, ed egli vi innalzerà.
La confessione è un atto di umiliazione, è il mostrare le nostre debolezze, le mancanze e le difficoltà, perché in questo modo è ucciso l’orgoglio; per noi è importante l’apparire perfetti e spirituali, ma l’umiltà ci fa chiedere le preghiere degli altri per risolvere un nostro problema. Dio benedice l’umiltà.
Vs. 18-20. E molti di coloro che avevano creduto venivano a confessare, e a dichiarare le cose che avevano fatto. Era un tempo di pubbliche confessioni, di dichiarazioni circa la vita passata e circa l’opera compiuta da Gesù nella vita di ognuno.
19.Molti di coloro che avevano esercitato le arti occulte radunarono assieme i libri e li arsero in presenza di tutti, e, calcolatone il prezzo, si trovò che ammontava a cinquantamila pezzi d’argento. I nuovi convertiti non si limitano a confessare i propri peccati, ma dimostrano di voler mettere in atto il cambiamento avvenuto nella propria vita, bruciando tutti i vecchi legami con un passato peccaminoso. Bisogna praticare un taglio netto con Satana, perché altrimenti ogni compromesso accantonato tornerà in azione nella nostra vita. Un es. è Sansone: Dio gli aveva detto di non prendere per moglie una straniera, ma lui ha sposato Dalila, una pagana, ed è diventato cieco e legato al peccato. Invece bisogna fare un taglio netto col passato, bruciare ogni legame per esserne totalmente liberato. Paolo afferma che dietro ad ogni idolo c’è un demone e per questo motivo dobbiamo disfarcene. E’ un bene liberarci degli oggetti che non piacciono a Dio (immagini di santi o di divinità pagane…), ed anche troncare ogni rapporto con persone lontane dal Signore, le quali potrebbero essere per noi una tentazione, e farci cadere di nuovo nei vecchi legami (non avere relazione con gli operatori di tenebre).
Così la parola di Dio cresceva potentemente e si affermava. 21 Dopo questi avvenimenti. Paolo si mise nell’animo di andare a Gerusalemme passando per la Macedonia e per l’Acaia, e diceva: "Dopo essere stato lì, bisogna che io veda anche Roma". Paolo sente in sé il grande desiderio di far giungere anche a Roma la possibilità di ottenere la salvezza, pur sapendo che lì lo attendeva una sorte terribile.
Atti 20: 22-24. Paolo sta parlando ai fratelli di Efeso, prima di lasciare quella città.
22 Ed ora, ecco, spinto dallo Spirito, vado a Gerusalemme, non sapendo le cose che là mi accadranno, 23 se non ciò che lo Spirito Santo mi attesta in ogni città, dicendo che mi aspettano legami e tribolazioni.
Paolo doveva andare a Gerusalemme e a Roma, e sapeva che in entrambi i luoghi lo attendevano le catene e le tribolazioni, prove e difficoltà; eppure egli decide di andare ugualmente, perché quella era la volontà di Dio per la sua vita. Per questo motivo Paolo costituisce un grande esempio per ogni cristiano: egli aveva il coraggio per affrontare qualunque avversità, perché riteneva fosse primario il fatto di fare la volontà di Dio. Egli non permetteva alle difficoltà di fermarlo mentre svolgeva il suo compito. Dio si serviva così potentemente di lui perché egli era pronto a tutto pur di servirlo.
Ma io non ne tengo alcun conto e la mia propria vita non mi è cara, pur di terminare con gioia il mio corso e il ministero che ho ricevuto dal Signore Gesù, che è di testimoniare pienamente l’evangelo della grazia di Dio.
Vs. 21. Dopo questi avvenimenti. Paolo si mise nell’animo di andare a Gerusalemme passando per la Macedonia e per l’Acaia, e diceva: "Dopo essere stato lì, bisogna che io veda anche Roma".
Paolo torna nelle chiese in Macedonia e Acaia prima di recarsi nuovamente a Gerusalemme, oltre allo scopo di incoraggiare i fratelli convertiti, anche per raccogliere le offerte da portare a Gerusalemme.
Vs. 22. Mandati allora in Macedonia due dei suoi collaboratori, cioè Timoteo ed Erasto, egli si trattenne ancora qualche tempo in Asia.
Secondo alcuni studiosi, il viaggio intrapreso da Timoteo è quello di cui si parla in Filipp. 2:19, il quale doveva essere seguito da una visita dello stesso Paolo in quella regione. Questa opinione richiede di presumere la composizione della lettera ai Filippesi da Efeso attorno a quel tempo.
Quanto a Erasto, abbiamo notizie di una persona con tale nome nel tesoriere di Corinto (Rom. 16:23, 2Tim. 4:20), ma sembra improbabile che un uomo con un impegno ufficiale tanto gravoso potesse essere libero di compiere viaggi nell’ambito dell’opera missionaria.
Vs. 23-24.Or in quel tempo nacque un grande tumulto in merito alla Via (Gesù- a quel tempo chiamavano così il movimento cristiano), 24 perché un tale di nome Demetrio, orafo, che faceva dei templi di Diana in argento, procurava non poco guadagno agli artigiani.
Il nome latino della dea è Diana, quello greco è Artemide. Essa veniva eguagliata ad una dea asiatica, con la quale, tuttavia, differiva per alcune caratteristiche. Infatti, mentre Artemide era una vergine, dea della caccia, la dea asiatica era il simbolo della fertilità, al punto da venir rappresentata come una donna dotata di numerose mammelle.
La festa di Artemide era celebrata con baldorie ed orge spettacolari.
Vs. 25-26. Costui li radunò insieme ai lavoratori che avevano un’attività affine, e disse: "Uomini, voi sapete che il nostro guadagno proviene da questa attività. 26 Or voi vedete e udite che questo Paolo ha persuaso e sviato un gran numero di gente non solo in Efeso, ma in quasi tutta l’Asia, dicendo che non sono dèi quelli costruiti da mano d’uomo.
Il discorso di questo Demetrio nasce dalla voglia del denaro e dal timore di veder diminuire i propri guadagni. Per questo era arrabbiato verso Paolo. Infatti, egli non era interessato al culto degli dei da lui costruiti, ma il suo vero dio era il danaro.
Vs. 27-29. Non solo c’è pericolo per noi che quest’arte particolare venga discreditata, ma che anche il tempio della grande dea Diana non conti più nulla, e che venga spogliata della sua grandezza colei che tutta l’Asia, anzi tutto il mondo, adora". 28 All’udire queste cose, essi si accesero di sdegno e gridarono, dicendo: "Grande è la Diana degli Efesini". 29 E tutta la città fu ripiena di confusione; e, trascinando con forza Gaio e Aristarco, Macedoni, compagni di viaggio di Paolo, corsero tutti d’accordo al teatro.
Gaio era un fratello che abitava a Corinto e ospitava Paolo mentre egli scriveva la lettera ai romani. Era anche un suo collaboratore.
Aristarco proveniva da Tessalonica.
Vs. 30. Or Paolo voleva presentarsi al popolo, ma i discepoli non glielo permisero.
Anche qui si vede chiaramente com’era il carattere di Paolo: una gran folla voleva ucciderlo, ma egli desidera andare a predicare loro la Parola. Non si interessava della propria vita. Già a Tessalonica i fratelli avevano dovuto proteggerlo, ed in quell’occasione egli si era recato a Berea, per predicare la parola della vita eterna. Per lui, infatti, era importante solo fare la volontà di Dio, a qualunque costo.
Fil. 1:12-26. Ora, fratelli, voglio che sappiate che le cose che mi sono accadute sono risultate ad un più grande avanzamento dell’evangelo, tutte le cose più pericolose che egli ha vissuto (arresto, percosse, ecc) sono accadute per l’avanzamento del vangelo 13 tanto che è noto a tutto il pretorio (era la casa di Cesare) e a tutti gli altri che io sono in catene per Cristo; Paolo voleva andare a Roma perché era il centro dell’impero e da lì certamente avrebbe potuto espandere la Parola di Dio in tutto il territorio romano. Il suo desiderio, quindi, era unicamente la diffusione della Parola di Dio. La visione di Paolo in realtà si è adempiuta: nel 500 d.C. moltissimi erano i convertiti e Costantino ha dichiarato il cristianesimo religione di stato. Questo è stato un grande sbaglio perché la religione ha conglobato anche tutti i culti già in atto verso le divinità pagane (es. Diana era raffigurata come una donna con una corona in testa ed in braccio ha un piccolo bambino)14 e la maggior parte dei fratelli nel Signore, incoraggiati dalle mie catene, hanno preso maggiore ardire nel proclamare la parola di Dio senza paura. La maggior parte dei fratelli ha tratto coraggio dalle catene di Paolo, perché ha capito quanto egli fosse deciso a subire qualunque sorte pur di proclamare e diffondere il Vangelo, ed ha seguito il suo esempio. Forse Satana pensava di indurre Paolo a desistere nel suo comportamento sottoponendolo a tali prove, ma egli era deciso e non si è lasciato impaurire. 15 Alcuni invero predicano Cristo anche per invidia e contesa, ma vi sono anche altri che lo predicano di buon animo. Paolo, uomo di Dio, che amava tutti i fratelli, subiva l’opera di alcuni fratelli che lo ferivano. 16 Quelli certo annunziano Cristo per contesa, non puramente, pensando di aggiungere afflizione alle mie catene, 17 ma questi lo fanno per amore, sapendo che sono stabilito alla difesa dell’evangelo. 18 Che importa? Comunque sia, o per pretesto o sinceramente, Cristo è annunziato; e di questo mi rallegro, anzi me ne rallegrerò anche per l’avvenire. Anche chi annunzia Cristo per un motivo errato contribuisce alla diffusione del Vangelo, e questo è l’unico fatto importante 19 So infatti che questo riuscirà a mia salvezza, mediante la vostra preghiera e l’aiuto dello Spirito di Gesù Cristo, 20 secondo la mia fervida attesa e speranza, che non sarò svergognato in cosa alcuna, ma che con ogni franchezza, ora come sempre, Cristo sarà magnificato nel mio corpo, o per vita o per morte. 21 Per me infatti il vivere è Cristo, e il morire guadagno.
Paolo era un uomo usato potentemente da Dio perché si era arreso completamente nelle Sue mani. Era pronto a morire, pur di dare la gloria a Gesù.
A noi capita di vivere delle situazioni spiacevoli, che ci limitano nel fare la volontà di Dio (non certo il pericolo della morte, come nel caso di Paolo), perché presuppongono un prezzo da pagare; la nostra fede viene messa alla prova e molte volte preferiamo rinunciare. 22 Ma non so se il vivere nella carne sia per me un lavoro fruttuoso, né posso dire che cosa dovrei scegliere, 23 perché sono stretto da due lati: avendo il desiderio di partire a da questa tenda e di essere con Cristo, il che mi sarebbe di gran lunga migliore, 24 ma il rimanere nella carne è più necessario per voi. 25 Questo so sicuramente, che rimarrò e dimorerò presso di voi tutti per il vostro avanzamento e per la gioia della vostra fede, 26 affinché il vostro vanto per me abbondi in Cristo Gesù, per la mia presenza di nuovo tra voi. Paolo è certamente un grande esempio.
Vs. 31-41. Anche alcuni Asiarchi (magistrati dell’Asia), che gli erano amici, mandarono a pregarlo di non presentarsi al teatro. 32 Intanto gli uni gridavano una cosa, gli altri un’altra, tanto che l’adunanza era confusa e i più non sapevano per quale ragione si fossero radunati. 33 Allora fu fatto uscire dalla folla Alessandro, spinto avanti dai Giudei. E Alessandro, fatto cenno con la mano, voleva parlare in sua difesa al popolo. I rappresentanti della comunità ebraica, desiderosi di dichiarare di non essere in alcun modo associati con i cristiani, spingono avanti un loro rappresentante, Alessandro, affinché parli in loro favore. 34 Ma, quando si resero conto che egli era Giudeo, si misero tutti a gridare a una sola voce per quasi due ore: "Grande è la Diana degli Efesini". La folla non vuole ascoltare un ebreo e lo riduce al silenzio.35 Dopo aver calmato la folla, il cancelliere Il cancelliere, o segretario del popolo, era il magistrato più importante della città disse: "Efesini, chi è mai quell’uomo che non sappia che la città degli Efesini è la custode del tempio della grande dea Diana e della sua immagine caduta da Giove? Il titolo di “custode del tempio” era dato a città che avevano templi dedicati al culto dell’imperatore. Nel III secolo il titolo fu dato ad Efeso in quanto custode del tempio di Artemide. Insieme a questo nobile titolo, Efeso poteva anche gloriarsi di aver ricevuto dal cielo un dono di pietra, grazie al suo ruolo di custode del tempio di Artemide. Certamente si trattava di una meteorite, ma fu ritenuta un’immagine divina mandata dal cielo. 36 Poiché dunque queste cose sono incontestabili, voi dovete restare calmi e non fare nulla di sconsiderato. 37 Infatti avete condotto qui questi uomini, che non sono né sacrileghi né bestemmiatori della vostra dea. 38 Se dunque Demetrio e gli artigiani che sono con lui hanno qualcosa contro qualcuno, i tribunali sono aperti e vi sono i proconsoli; presenti ognuno le sue accuse. 39 Se poi avete qualche altra richiesta da fare, ciò si risolverà nell’ordinaria assemblea. 40 Noi infatti corriamo il rischio di essere accusati di sedizione per l’accaduto di oggi, non essendovi ragione alcuna con cui giustificare questo assembramento". 41 E, dette queste cose, sciolse l’adunanza.