Atti 2

Atti 1:9-2:4
Craig Quam
Atti 2:4
Craig Quam
Atti 2:5-2:40
Craig Quam
Atti 2:40-2:47
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Cap. 2

Discesa dello Spirito Santo

Vs. 1. Come giunse il giorno della Pentecoste, essi erano tutti riuniti in una sola mente nello stesso luogo. 

Il giorno della Pentecoste ad Israele era molto importante perché in esso veniva festeggiata una delle 7 feste celebrate nell’arco dell’anno. Pentecoste è il nome neotestamentario della “festa delle settimane”, in cui si celebrava il raccolto del grano e venivano offerti sacrifici.

Esodo 23:16. Osserverai anche la festa della mietitura delle primizie del tuo lavoro, di quello che hai seminato nei campi; e la festa della raccolta alla fine dell’anno quando raccoglierai dai campi i frutti del tuo lavoro. 

Levitico 23:15-21. 15  Dal giorno dopo il sabato, cioè dal giorno che avete portato il covone dell’offerta agitata, conterete sette sabati interi. 16  Conterete cinquanta giorni fino al giorno dopo il settimo sabato, quindi offrirete all’Eterno una nuova oblazione di cibo. 17  Porterete dalle vostre abitazioni due pani per un’offerta agitata di due decimi di efa di fior di farina; essi saranno cotti con del lievito, quali primizie offerte all’Eterno. 18  Assieme a quei pani offrirete sette agnelli dell’anno senza difetto, un torello e due montoni; essi saranno un olocausto all’Eterno assieme alla loro oblazione di cibo e alle loro libazioni; sarà un sacrificio di odore soave fatto col fuoco all’Eterno. 19  Poi offrirete un capro come sacrificio per il peccato e due agnelli dell’anno, come sacrificio di ringraziamento. 20  Il sacerdote li agiterà assieme al pane delle primizie e ai due agnelli, come offerta agitata davanti all’Eterno; essi saranno consacrati all’Eterno apparterranno al sacerdote. 21  In quel medesimo giorno proclamerete una santa convocazione. Non farete in esso alcun lavoro servile. E’ una legge perpetua per tutte le vostre generazioni, in tutti i luoghi dove abiterete. 

Deuteronomio 16:9-12. 9  Conterai sette settimane; inizia a contare sette settimane dal tempo che cominci a mietere il grano; 10  poi celebrerai la festa delle Settimane in onore dell’Eterno, il tuo DIO, mediante offerte volontarie da parte tua, che porterai nella misura che l’Eterno, il tuo DIO, ti benedice. 11  E gioirai davanti all’Eterno, il tuo DIO, tu, tuo figlio e tua figlia, il tuo servo e la tua serva, il Levita che è entro le tue porte, e lo straniero, l’orfano e la vedova che sono in mezzo a te, nel luogo che l’Eterno, il tuo DIO, ha scelto per farvi dimorare il suo nome. 12  Ti ricorderai che fosti schiavo in Egitto e avrai cura di mettere in pratica questi statuti. 

Tale festa era associata al rinnovo del patto fatto prima con Noè, poi con Mosè, ossia col momento in cui Dio diede la legge sul Sinai.

Esiste una tradizione rabbinica, secondo la quale la legge fu promulgata da Dio nelle lingue delle 70 nazioni del mondo, compresa quella latina, ma non esiste la certezza che tale tradizione fosse viva nel 1° secolo.

E’ importante notare come la data di ognuna delle 7 feste abbia rappresentato un momento fondamentale nella vita di Gesù.

La prima festa era la Pasqua: in essa Gesù è morto;

la seconda è quella del pane azzimo: Gesù viene sepolto;

la terza è la festa delle primizie: Gesù risorge;

la quarta e quella della Pentecoste: discende lo Spirito Santo sulla chiesa. 

La festa della Pentecoste rappresentava l’inizio della raccolta e le primizie venivano offerte al Signore. Levitico 23:15 afferma che era l’unico giorno in cui si poteva mettere il lievito nel pane: il lievito rappresenta il peccato ed il pane senza lievito è il corpo di Cristo senza peccato. Ora il Signore permette di mettere il lievito nel pane il giorno di Pentecoste per farci capire che la chiesa che nasce dalla discesa dello Spirito è mista, ossia non più solo avente per membri il popolo ebraico, ma  anche i gentili, i quali possono entrare a far parte del corpo di Cristo. Infatti tutte le lingue che gli Apostoli pronunciano sono quelle conosciute a quel tempo. La chiesa primitiva è il nuovo pane, simbolo della nuova opera. Chi crede in Lui costituisce un solo corpo  e partecipa al suo sacrificio. 

Già in Levitico 23 il Signore aveva permesso ai gentili di dare l’offerta.

  • Il giorno di Pentecoste nel vecchio e nel nuovo testamento:

In entrambi accade un fatto importante:

VT= Dio dà la legge al popolo di Israele attraverso Mosè;

NT= è stato dato lo Spirito Santo

VT= Es. 24:12: la legge è stata scritta su tavole di pietra

NT= Ger 31:33 la legge viene messa nella mente delle persone e scritta nel loro cuore;

VT= Es. 31:18 La legge è stata scritta col dito di Dio nelle tavole

NT= 2 Cor. 3:3 la legge è stata scritta dallo Spirito Santo nei cuori delle persone;

VT= Es.32:25 Mosè porta la legge agli israeliti, i quali nel frattempo adoravano il vitello d’oro ed erano in idolatria; con la venuta della legge vediamo la morte di 3000 persone

NT= viene versato lo Spirito Santo e 3000 persone sono salvate, dopo la predica di Pietro;

VT= la legge viene data sul monte Sinai = la legge

NT= la grazia viene data sul monte Sion = la grazia

VT= la legge data attraverso Mosè portava alla schiavitù

NT= lo Spirito è opera della grazia perché dono immeritato, avuto per fede.

Il libro dei Galati racconta che un  gruppo di credenti voleva tornare alla legge perché influenzato in tal senso da alcuni credenti ebrei, che erano entrati a far parte della chiesa (ad esempio predicavano la circoncisione per avere la salvezza). Paolo si oppone alla diffusione di queste idee ricordando  che la legge impone all’uomo di essere perfetto e di non sbagliare neanche una volta; ma noi non siamo in grado di essere così e pertanto siamo bisognosi di un salvatore, Cristo Gesù. Se pensiamo di farcela sfruttando le nostre capacità, dichiariamo vana la morte di Cristo; chi crede di essere giustificato dalla legge cammina con le proprie forze, e non secondo la volontà del Padre: per questo si separa da Cristo e scade dalla grazia di Dio. Ma senza Cristo non possiamo fare nulla perché lui è la nostra fonte di vita.

Gal. 4: 21-31. Parla di Sara e di Agar, di Isacco e di Ismaele.

21  Ditemi, voi che volete essere sotto la legge, non date ascolto alla legge? 22  Infatti sta scritto che Abrahamo ebbe due figli: uno dalla serva e uno dalla libera. 23  Or quello che nacque dalla serva fu generato secondo la carne, ma quello che nacque dalla libera fu generato in virtù della promessa. 24  Tali cose hanno un senso allegorico, perché queste due donne sono due patti: uno dal monte Sinai che genera a schiavitù, ed è Agar. 25  Or Agar è il monte Sinai in Arabia e corrisponde alla Gerusalemme del tempo presente; ed essa è schiava con i suoi figli. 26  Invece la Gerusalemme di sopra è libera ed è la madre di noi tutti. 27  Infatti sta scritto: "Rallegrati, o sterile che non partorisci! Prorompi e grida, tu che non senti doglie di parto, perché i figli dell’abbandonata saranno più numerosi di quelli di colei che aveva marito". 28  Ora noi, fratelli, alla maniera di Isacco, siamo figli della promessa. 29  Ma, come allora colui che era generato secondo la carne perseguitava colui che era generato secondo lo Spirito, così avviene al presente. 30  Ma che dice la Scrittura? "Caccia via la schiava e suo figlio, perché il figlio della schiava non sarà erede col figlio della libera". 31  Così dunque, fratelli, noi non siamo figli della schiava ma della libera. 

Questo è il paragone tra il monte Sion e il monte Sinai: 

Dal monte Sinai viene la schiavitù, come Agar e suo figlio, nato dalle azioni umane.

Isacco, invece, nasce per miracolo dalla promessa di Dio: se riposiamo nelle Sue parole  siamo al riparo dal male e il nostro giogo è leggero.

Il nome Isacco vuol dire “ridere” ed egli è il simbolo della libertà;

Il nome Sara vuol dire “principessa”, ed ha generato una stirpe reale, non degli schiavi oppressi da un giogo.

Il nostro cammino col Signore ci fa liberi e gioiosi, come Isacco. E’ una libertà che ci consente di vivere una vita santa e pura davanti a Dio; ci è stata data da Gesù, donata per grazia, scaturita dal monte Sion; non è stata meritata, e per questo non è possibile guardare gli altri con alterigia.

Le prime 4 feste ebraiche avevano a che fare con la prima venuta di Cristo, le ultime 3 col suo ritorno.

La Pentecoste è una grande festa, che rappresenta la nostra nuova vita in Cristo.

Era l’inizio della raccolta e gli ebrei prendevano la primizia del grano raccolto e lo offrivano al Signore. 

Era la nascita della chiesa e gli Apostoli parlavano tutte le lingue perché in questo modo il Signore annunciava che la nuova chiesa comprendeva tutta la gente del mondo. 

Oggi noi siamo ancora nel tempo della raccolta, quando il Signore miete il suo grano; poi adempirà la profezia delle altre 3 feste, che riguardano il ritorno di Gesù.

Il battesimo dello Spirito Santo era già stato prefissato profeticamente da Dio nel giorno della Pentecoste e per questo gli Apostoli dovevano aspettare riuniti finché non fosse giunto quel giorno. Oggi noi non dobbiamo aspettare lo Spirito a Gerusalemme, né nel giorno della Pentecoste, ma possiamo riceverlo in ogni momento e in ogni luogo. 

Gli Apostoli hanno ricevuto questo dono mentre erano riuniti in preghiera, con una sola mente, 10 giorni dopo l’ascensione di Gesù in cielo.

Cristo risorge il giorno della primizia, sta con gli Apostoli 40 giorni, poi ascende al cielo;

per 10 giorni gli Apostoli pregano con una sola mente e un solo cuore.

Lc. 11: 5-13  5  Poi disse loro: "Chi è fra voi colui che ha un amico, che va da lui a mezzanotte, dicendogli: "Amico, prestami tre pani, 6  perché un mio amico in viaggio è arrivato da me, e io non ho cosa mettergli davanti" 7  e quello di dentro, rispondendo, gli dice: "Non darmi fastidio, la porta è già chiusa e i miei bambini sono a letto con me; non posso alzarmi per darteli"? 8  Io vi dico che anche se non si alzasse a darglieli perché gli è amico, nondimeno per la sua insistenza si alzerà e gli darà tutti i pani di cui ha bisogno. 9  Perciò vi dico: Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto. 10  Poiché chiunque chiede riceve, chi cerca trova e sarà aperto a chi bussa. 11  E chi è tra voi quel padre che, se il figlio gli chiede del pane, gli dà una pietra? O se gli chiede un pesce gli dà al posto del pesce una serpe? 12  O se gli chiede un uovo, gli dà uno scorpione? 13  Se voi dunque, che siete malvagi, sapete dare buoni doni ai vostri figli, quanto più il vostro Padre celeste donerà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono". 

Gesù equipara la fede all’insistenza, ossia alla perseveranza con cui si chiede qualcosa a Dio. Pertanto, lo Spirito viene dato a chi lo chiede insistentemente e con fede.

Riepilogo: 

dall’ascensione di Gesù per 10 giorni gli Apostoli hanno pregato “nella stanza di sopra” con un sentimento unanime e con una sola mente: è importantissima l’unità per avere la benedizione di Dio (Salmo 133); Egli fa per noi le cose improvvisamente, quando non ce le aspettiamo o quando a noi sembra che una cosa sia impossibile; per questo non dobbiamo scoraggiarci e smettere di cercare la faccia di Dio.

In Malachia 3, 1-3 1  "Ecco, io mando il mio messaggero a preparare la via davanti a me. E subito il Signore, che voi cercate, entrerà nel suo tempio, l’angelo del patto in cui prendete piacere, ecco, verrà", dice l’Eterno degli eserciti. 2  "Ma chi potrà sostenere il giorno della sua venuta? Chi potrà rimanere in piedi quando egli apparirà? Egli è come un fuoco d’affinatore, come la soda dei lavandai. 3  Egli siederà come chi affina e purifica l’argento; purificherà i figli di Levi e li affinerà come oro e argento, perché possano offrire all’Eterno un’oblazione con giustizia. 

C’è la profezia riguardante Giovanni Battista e Gesù.

Gli Apostoli ricevono lo Spirito Santo, il fuoco di Dio che viene a purificare la vita umana. Se dichiariamo di essere ripieni di Spirito Santo e non abbiamo una vita pura, siamo ingannati poiché la vita di un figlio di Dio deve essere senza compromessi.

Un’altra cosa che va di pari passo con il riempimento dello Spirito Santo è il predicare con franchezza (At. 4,31). Quando arriva lo Spirito Santo ci sono anche:

  • Vento

  • Fuoco

  • Il tremare di un luogo.

I Re 19,11-18. 11  DIO gli disse: "Esci e fermati sul monte davanti all’Eterno". Ed ecco, passava l’Eterno. Un vento forte e impetuoso squarciava i monti e spezzava le rocce davanti all’Eterno, ma l’Eterno non era nel vento. Dopo il vento un terremoto, ma l’Eterno non era nel terremoto. 12  Dopo il terremoto un fuoco ma l’Eterno non era nel fuoco. Dopo il fuoco una voce, come un dolce sussurro. 13  Come udì questo, Elia si coperse la faccia col mantello, uscì e si fermò all’ingresso della caverna; ed ecco una voce che gli diceva: "Che fai qui Elia?". 14  Egli rispose: "Sono stato mosso da una grande gelosia per l’Eterno, per il DIO degli eserciti, perché i figli d’Israele hanno abbandonato il tuo patto, hanno demolito i tuoi altari e hanno ucciso con la spada i tuoi profeti. Sono rimasto io solo ed essi cercano di togliermi la vita" 15  L’Eterno gli disse: "Va’, rifa’ la strada del ritorno fino al deserto di Damasco; giunto là, ungerai Hazael come re di Siria. 16  Ungerai pure Jehu, figlio di Nimsci, come re d’Israele; ungerai quindi Eliseo, figlio di Shafat di Abel-Meholah, come profeta al tuo posto. 17  Così chiunque scamperà dalla spada di Hazael, sarà ucciso da Jehu; e chiunque scamperà dalla spada di Jehu, sarà ucciso da Eliseo. 18  Ma ho lasciato in Israele un residuo di settemila uomini, tutti che non hanno piegato le loro ginocchia davanti a Baal e che non l’hanno baciato con la loro bocca". 

Elia fa l’esperienza di un vento, tanto forte da spezzare una montagna, poi di un terremoto, infine di un fuoco. Dio non era in queste forti manifestazioni, bensì in un dolce sussurro che parla al cuore di Elia. Da questo comprendiamo come il Padre non si manifesti mai allo stesso modo. Oggi alcuni affermano che il parlare in lingue sia la manifestazione del riempimento dello Spirito Santo, ma nella parte dottrinale della Bibbia non c’è scritto espressamente questo; tuttavia non è riportato neanche il concetto contrario.

Ogni credente può ricevere tale dono, come qualunque altro, giacché essi vengono dispensati dallo Spirito Santo in base alla volontà di Dio. Per questo chi possiede un dono non deve inorgoglirsi e dimostrare arroganza spirituale, proprio perché esso è un dono, e quindi è immeritato.

Il dono delle lingue:

I Cor. 12:1-11. I Corinti avevano chiesto a Paolo di renderli eruditi circa i doni spirituali perché nella loro chiesa vi erano manifestati tutti, ma c’era molta immaturità. 

C’era una dottrina che malediceva Gesù (v.3), ma non veniva dallo Spirito Santo, il quale gli dà sempre gloria. 

A quel tempo dire che “Gesù è il Signore” equivaleva a morire, perché gli antichi romani professavano il culto dell’imperatore. 

La manifestazione dello Spirito (vs.7) avviene quando la chiesa è riunita, perché i doni servono per l’edificazione di tutti, per dare un aiuto. 

Il dono delle lingue serve per la preghiera personale ed ha lo scopo di autoedificare il credente.

I Cor. 12:28-31. 28  E Dio ne ha costituiti alcuni nella chiesa in primo luogo come apostoli, in secondo luogo come profeti, in terzo luogo come dottori; poi ha ordinato le potenti operazioni; quindi i doni di guarigione i doni di assistenza e di governo e la diversità di lingue. 29  Sono forse tutti apostoli? Tutti profeti? Tutti dottori? 30  Hanno tutti il dono di potenti operazioni? Hanno tutti i doni di guarigioni? Parlano tutti diverse lingue? Interpretano tutti? 31  Ora voi cercate ardentemente i doni maggiori; e vi mostrerò una via ancora più alta. 

Tutti possono ricevere ogni dono, ma c’è una via più alta: l’amore. Senza amore non siamo nulla.

I Cor. 13:1-10. 1  Quand’anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non ho amore, divento un bronzo risonante o uno squillante cembalo. 2  E se anche avessi il dono di profezia, intendessi tutti i misteri e tutta la scienza e avessi tutta la fede da trasportare i monti, ma non ho amore, non sono nulla. 3  E se spendessi tutte le mie facoltà per nutrire i poveri e dessi il mio corpo per essere arso, ma non ho amore, tutto questo niente mi giova. 4  L’amore è paziente, è benigno; l’amore non invidia, non si mette in mostra, non si gonfia, 5  non si comporta in modo indecoroso, non cerca le cose proprie, non si irrita, non sospetta il male; 6  non si rallegra dell’ingiustizia, ma gioisce con la verità, 7  tollera ogni cosa, crede ogni cosa, spera ogni cosa, sopporta ogni cosa. 8 L’amore non viene mai meno, ma le profezie saranno abolite, le lingue cesseranno e la conoscenza sarà abolita 9  perché conosciamo in parte e profetizziamo in parte. 10  Ma quando sarà venuta la perfezione, allora quello che è solo parziale sarà abolito. 

L’amore esisterà per sempre, mentre i doni cesseranno. Alcuni credenti pensano che i doni siano già cessati, altri sostengono che non sia così; oggi i doni servono alla chiesa per crescere, ma quando saremo in cielo col Signore, essi non avranno più alcuno scopo in quanto noi saremo uno con Dio. Ma ancora non è arrivata la perfezione.

I Cor. 13, 11-13. 11  Quand’ero bambino, parlavo come un bambino, avevo il senno di un bambino, ragionavo come un bambino; quando sono diventato uomo, ho smesso le cose da bambino. 12  Ora infatti vediamo come per mezzo di uno specchio, in modo oscuro, ma allora vedremo a faccia a faccia; ora conosco in parte, ma allora conoscerò proprio come sono stato conosciuto. 13  Ora dunque queste tre cose rimangono: fede, speranza e amore; ma la più grande di esse è l’amore. 

L’amore è la via più alta. L’evidenza della nostra pienezza dello Spirito non sono i doni, ma i frutti dello Spirito: mansuetudine, pazienza, pace, gioia, amore, autocontrollo.

I Cor. 14:1. Desiderate l’amore e cercate ardentemente i doni spirituali, ma soprattutto che possiate profetizzare, 

Desideriamo l’amore perché è la prima manifestazione che ci caratterizza come seguaci di Cristo (conosceranno che siete miei discepoli dall’amore che avete l’uno per l’altro), ma bisogna desiderare ardentemente e con passione i doni spirituali.

La parola “ardentemente” significa: come un fuoco, una passione;

Abbiamo passione per Dio?

Tanti credenti non hanno visto le grandi manifestazioni di Dio nella loro vita perché non hanno avuto abbastanza passione per Lui.

Gli Apostoli, invece, hanno pregato per 10 giorni, dimostrando di ardere per conoscere la pienezza dello Spirito Santo.

I Cor. 14:1. Desiderate l’amore e cercate ardentemente i doni spirituali, ma soprattutto che possiate profetizzare, 

Profetizzare nel greco non vuol dire soltanto predire il futuro, ma anche proclamare la Parola di Dio, evangelizzare.

I Cor. 14,2-4. 2  perché chi parla in altra lingua non parla agli uomini, ma a Dio; poiché nessuno lo comprende, ma egli in spirito proferisce misteri. 3  Chi profetizza, invece, parla agli uomini per edificazione, esortazione e consolazione. 4  Chi parla in altra lingua edifica se stesso, ma chi profetizza edifica la chiesa.

Quando parliamo in lingue comunichiamo con Dio, e questo serve per la nostra autoedificazione (è un dono per la nostra preghiera privata); invece chi profetizza parla agli altri per edificarli, esortarli e consolarli.

I Cor. 14,5. Io vorrei che tutti parlaste in lingue, ma molto più che profetizzaste, perché chi profetizza è superiore a chi parla in lingue a meno che egli interpreti, affinché la chiesa ne riceva edificazione. 

Paolo augura a tutti di poter parlare in lingue, e questo dimostra che è un dono che tutti possono avere; infatti lo Spirito può dare ogni dono a ciascun credente aperto a riceverlo.

I Cor. 14:18. Io ringrazio il mio Dio, perché parlo in lingue più di voi tutti. 

Qui Paolo dice che molti credenti parlano in lingue solo in chiesa, per pochi minuti, mentre tale dono va usato per ore nel privato, perché è il mezzo privilegiato per arricchire la propria vita devozionale con Gesù. 

Da questo versetto comprendiamo come tutti in quella chiesa parlassero in lingue.

I Cor. 14:19.   Ma nell’assemblea preferisco dire cinque parole con la mia intelligenza per istruire anche gli altri, piuttosto che diecimila parole in altra lingua.

Durante l’assemblea è preferibile parlare nella lingua nota a tutti, affinché ognuno possa essere edificato. 

I Cor. 14: 23.  Se dunque, quando tutta la chiesa è riunita insieme, tutti parlano in lingue ed entrano dei profani o dei non credenti, non diranno che voi siete fuori di senno? 

Se un non credente entra in una chiesa dove si parla in lingue, penserà di essere in un gruppo di persone fuori di senno. Quindi: è bene pregare in lingue nel privato, per evitare di scandalizzare gli altri.

Vs. 2-3. E all’improvviso venne dal cielo un suono come di vento impetuoso che soffia, e riempì tutta la casa dove essi sedevano. E apparvero loro delle lingue come di fuoco che si dividevano, e andavano a posarsi su ciascuno di loro. 

Anche in altri passi della Parola lo Spirito viene paragonato ad un vento (neuma significa sia spirito che vento).

Luca dice che riempì tutta la casa e che il suo rumore era “come” di vento: questa analogia vuole sottolineare un fatto soprannaturale.

Nel VT il vento è segno della presenza di Dio, così come lo è il fuoco. Qui la fiamma si divide in varie lingue, le quali si posano sulle persone. Ricordiamo Esodo 19:18.  Or il monte Sinai era tutto fumante, perché l’Eterno era disceso su di esso nel fuoco; il suo fumo saliva come il fumo di una fornace, e tutto il monte tremava forte. Si parla del monte Sinai.

Vs. 4. Così furono tutti ripieni di Spirito Santo  e cominciarono a parlare in altre lingue, secondo che lo Spirito dava loro di esprimersi.

Lo Spirito viene per mezzo di segni esteriori, pur essendo una realtà interiore, invisibile e personale. Esso riempie gli apostoli, in modo che essi vengano aiutati nel servizio che devono svolgere. Tuttavia il riempimento è un processo continuo, che si ripete più volte e che rinnova l’interno dell’animo del cristiano. L’azione che qui è detta “riempire” corrisponde a “battezzare”, anche se il battesimo non viene più ripetuto successivamente, mentre il riempimento può ripetersi.

Luca fa intendere che gli apostoli parlano in lingue a loro sconosciute, ma diffuse nel mondo di allora. Alcuni commentatori pensano fossero lingue non umane, perché 1 Corinzi 13:1 dice che si trattava delle lingue degli angeli. Alcune persone nostre contemporanee affermano di aver udito la propria lingua parlata da credenti che possedevano il dono delle lingue, e questo avallerebbe la prima versione. Si può, comunque, ipotizzare che entrambe siano valide e che, quindi, il dono della lingue riguardi sia quelle umane che quelle angeliche.

Is. 28:11-12 dice che l’Eterno parlerà al suo popolo mediante un’altra lingua per dargli riposo. Anche in Ebrei si parla del riposo, il quale si realizza quando entriamo nell’opera di Cristo, quando capiamo ciò che Egli ha fatto per noi e qual è la nostra posizione in lui. Il riposo consiste nell’entrare nella pienezza dello Spirito, riposare in Dio, capire che non dobbiamo più affannarci per fare le cose, perché lo Spirito fa tutto per noi.

Vs. 5-13. Or a Gerusalemme dimoravano dei Giudei, uomini pii, da ogni nazione sotto il cielo. Quando si fece quel suono, la folla si radunò e fu confusa, perché ciascuno di loro li udiva parlare nella sua propria lingua. E tutti stupivano e si meravigliavano, e si dicevano l’un l’altro: “Ecco, non sono Galilei tutti questi che parlano? Come mai ciascuno di noi li ode parlare nella propria lingua natìa? Noi Parti, Medi, Elamiti e abitanti della Mesopotamia, della Giudea e della Cappadocia, del Ponto e dell’Asia, della Frigia e della Panfilia, dell’Egitto e delle parti della Libia che è di fronte a Cirene e noi residenti di passaggio da Roma, Giudei e proseliti, Cretesi ed Arabi, li udiamo parlare delle grandi cose di Dio nelle nostre lingue!”. 

E tutti si stupivano ed erano perplessi, e si dicevano l’un l’altro: “Che vuol dire questo?”. Altri invece li schernivano e dicevano: “Sono ripieni di vin dolce”.

Gli Apostoli parlano in tutte le lingue conosciute, e le persone che li odono si stupiscono. Luca indica le nazioni da cui erano originarie alcune persone presenti:

Persia o Iran, Mesopotamia o Iraq, Giudea, Asia minore o Turchia, Egitto, Libia, Roma. Tale lista indica la diffusione del Vangelo in tutto il mondo allora conosciuto. Infatti da ogni parte vi erano dei proseliti, ossia dei convertiti gentili.


Il discorso di Pietro.

Quella di Pietro è una predica potentissima, anche se ha una durata di circa 3 minuti, perché 3000 persone si sono convertite. E’ il risultato di 10 giorni di preghiera. Oggi spesso, invece, accade che la chiesa si affatica per 10 giorni (concerti, evangelizzazioni, ecc.), prega per 3 minuti e pochissimi si convertono: si verifica questo perché si prega poco e non si chiede la guida totale di Dio. Paolo qui predica solo la parola di Dio e cita i versetti dell’antico testamento, sotto la guida dello Spirito Santo.

Vs. 14-16. Ma Pietro si alzò in piedi con gli undici e ad alta voce parlò loro: “Giudei e voi tutti che abitate in Gerusalemme, vi sia noto questo e prestate attenzione alle mie parole. Costoro non sono ubriachi, come voi ritenete, poiché è solo la terza ora del giorno. Ma questo è ciò che fu detto dal profeta Gioele: 

per comprendere se è possibile accettare una qualunque manifestazione che prende corpo nella chiesa, bisogna consultare la parola di Dio, perché solo quello che essa dice è verità e non un’opinione umana.

Vs. 17-18. “E avverrà negli ultimi giorni, dice Dio, che spanderò del mio Spirito sopra ogni carne; e i vostri figli e le vostre figlie profetizzeranno, i vostri giovani avranno delle visioni e i vostri vecchi sogneranno dei sogni. In quei giorni spanderò del mio Spirito sopra i miei servi e sopra le mie serve, e profetizzeranno.

Paolo profetizza lo spargimento dello Spirito Santo su ogni carne e su ogni nazione; prima della venuta di Cristo, lo Spirito veniva versato solo sui grandi uomini di Dio (es. profeti, sacerdoti o re), persone speciali che Egli sceglieva. Ora è il tempo che tutti possano ricevere la pienezza dello Spirito: profetizzeranno e avranno sogni anche le persone più umili.

Vs. 19-20. E farò prodigi su nel cielo e segni giù sulla terra: sangue, fuoco e vapore di fumo. Il sole sarà mutato in tenebre e la luna in sangue, prima che venga il grande e glorioso giorno del Signore. E’ la profezia di ciò che accadrà prima del ritorno del Signore sulla terra. Anche in Matteo 24 Gesù dice le stesse cose. Da questo comprendiamo che per Dio gli ultimi tempi sono iniziati già 2000 anni fa, dopo la resurrezione di Gesù, con la nascita della chiesa. Questi versetti mettono in crisi quelle dottrine, secondo le quali i doni dello spirito sono cessati con la morte degli Apostoli; qui, infatti, Pietro dice che lo Spirito è stato sparso allora, fino al ritorno di Gesù. Noi stiamo vivendo in questa lunga profezia di 2000 anni, che si va verificando.

Vs. 21.  E avverrà che chiunque avrà invocato il nome del Signore sarà salvato". 

Chiunque invoca il nome di Gesù Cristo avrà la salvezza. Vedi anche:

Romani 10:13.  Infatti: "Chiunque avrà invocato il nome del Signore sarà salvato". 

1 Corinzi 1:2.   alla chiesa di Dio che è in Corinto ai santificati in Gesù Cristo, chiamati ad essere santi, insieme a tutti quelli che in qualunque luogo invocano il nome di Gesù Cristo, loro Signore e nostro: 

Vs. 22.  Uomini d’Israele, ascoltate queste parole: Gesù il Nazareno, uomo accreditato da Dio tra di voi per mezzo di potenti operazioni, prodigi e segni che Dio fece tra di voi per mezzo di lui, come anche voi sapete, 

Pietro nella sua predica racconta la vita di Gesù e tutte le meraviglie che ha compiuto sulla terra. I Vangeli sono importantissimi perché, riportando la vita e le parole di Gesù, non possono lasciare indifferente colui che le ascolta.

Qui si rivolge al popolo d’Israele, il popolo di Dio che aveva rifiutato Cristo, e dirige la loro attenzione proprio su Gesù. Tutti avevano visto i suoi miracoli e li avevano riconosciuti come tali; tuttavia preferivano attribuirli alla stregoneria e all’opera di Belzebub (Luca 11:15).

Vs. 23.  egli, dico, secondo il determinato consiglio e prescienza di Dio, vi fu dato nelle mani e voi lo prendeste, e per mani di iniqui lo inchiodaste alla croce e lo uccideste, 

Pietro accusa apertamente il popolo di essere l’autore materiale della crocifissione di Gesù, colpendoli nella coscienza. Tale atto è stato compiuto per mano di persone inique, ossia i romani, i quali di fatto eseguirono la condanna. Ma tale atto faceva parte del piano divino, perché Cristo era un uomo di Dio, sacrificato per darci la vita eterna.

Vs. 24.  Ma Dio lo ha risuscitato, avendolo sciolto dalle angosce della morte, poiché non era possibile che fosse da essa trattenuto. 

La resurrezione di Cristo è la prova che Dio aveva gradito il suo sacrificio, compiuto al posto nostro. 

Il libro di Esodo racconta che una volta all’anno il Sommo Sacerdote entrava nel luogo santissimo per espiare i propri peccati e quelli del popolo. A questo scopo faceva dei sacrifici. Essendo l’unico autorizzato ad entrare nel luogo santissimo, legava una corda attorno alla propria vita e dei campanelli alla sua veste. Se il suo sacrificio non era gradito da Dio, il sacerdote moriva e veniva tirato fuori grazie alla corda. Dopo la sua morte Gesù è andato in paradiso, il vero tempio, e vi ha portato il suo sacrificio, il suo sangue; la sua resurrezione è paragonabile all’uscita del sommo sacerdote dal tempio incolume, con l’approvazione di Dio. Per questo dobbiamo essere certi che non verremo toccati dalla morte e non dobbiamo temerla, perché per noi sarà la liberazione dalla carne e l’approdare alla libertà dello spirito.

Vs 25-28.  Infatti Davide dice di lui: "Io ho avuto del continuo il Signore davanti a me, perché egli è alla mia destra, affinché io non sia smosso. 26  Per questo si è rallegrato il cuore mio e ha giubilato la mia lingua, e anche la mia carne dimorerà nella speranza. 27  Poiché tu non lascerai l’anima mia nell’Ades e non permetterai che il tuo Santo veda la corruzione. 28  Tu mi hai fatto conoscere le vie della vita, tu mi riempirai di gioia alla tua presenza". 

Pietro cita il Salmo 16:8-11, in cui Davide, esprimendo la certezza di vivere un giorno vicino a Dio, profetizza la resurrezione di Cristo.

Vs. 29-35.  Fratelli, si può ben liberamente dire intorno al patriarca Davide che egli morì e fu sepolto; e il suo sepolcro si trova tra di noi fino al giorno d’oggi. 30  Egli dunque, essendo profeta, sapeva che Dio gli aveva con giuramento promesso che dal frutto dei suoi lombi, secondo la carne, avrebbe suscitato il Cristo per farlo sedere sul suo trono; 31  e, prevedendo le cose a venire, parlò della risurrezione di Cristo, dicendo che l’anima sua non sarebbe stata lasciata nell’Ades e che la sua carne non avrebbe visto la corruzione. 32  Questo Gesù, Dio lo ha risuscitato; e di questo noi tutti siamo testimoni. 33  Egli dunque, essendo stato innalzato alla destra di Dio e avendo ricevuto dal Padre la promessa dello Spirito Santo, ha sparso quello che ora voi vedete e udite. 34  Poiché Davide non è salito in cielo anzi egli stesso dice: "Il Signore ha detto al mio Signore: Siedi alla mia destra, 35  finché io abbia posto i tuoi nemici come sgabello dei tuoi piedi.

Pietro sottolinea il fatto che Davide non poteva parlare di se stesso, in quanto effettivamente egli è morto ed il suo corpo si è corrotto. Ne consegue che Davide sta profetizzando, cosa accaduta più volte nei Salmi. L’autore aveva ricevuto una promessa da parte di Dio riguardante la propria discendenza, della quale avrebbe fatto parte un re, ossia un discendente speciale. In effetti Gesù Cristo, discendente di Davide, era morto e risorto, e tale fatto era noto a tutti. Quindi, Gesù era il Messia atteso. 

Cristo è colui che ha sparso lo Spirito Santo con autorità, perché è alla destra di Dio e con Lui governa dal cielo.

Vs. 36.  Sappia dunque con certezza tutta la casa d’Israele che quel Gesù che voi avete crocifisso, Dio lo ha fatto Signore e Cristo", 

Pietro ribadisce la responsabilità degli israeliti per la morte di Gesù, ma sottolinea che la Sua resurrezione è avvenuta ad opera di Dio. La salvezza che il Padre ci dà è subordinata all’accettazione   di  Gesù quale Signore e padrone della nostra vita. Egli è il Cristo, l’unto, eletto da Dio Signore e Messia.

Vs. 37-38. Or essi, udite queste cose, furono compunti nel cuore e chiesero a Pietro e agli apostoli: "Fratelli, che dobbiamo fare?". 38  Allora Pietro disse loro: "Ravvedetevi e ciascuno di voi sia battezzato nel nome di Gesù Cristo per il perdono dei peccati, e voi riceverete il dono dello Spirito Santo. 

La predica di Pietro colpisce molti ascoltatori, compunti nel profondo. Ad essa segue il ravvedimento di moltissime persone e il loro battesimo nel nome di Gesù. 

Il vero ravvedimento è quello che dà frutti visibili, quali l’abbandono delle opere malvagie della vita, perché compunti nel cuore dal peccato e dalla necessità della salvezza. Ravvedersi significa volgere le spalle alla vecchia vita; è parte essenziale della conversione, dovuta all’ascolto del Vangelo. Ravvedimento e fede sono un tutt’uno ed hanno come conseguenza il battesimo.

Queste sono le fasi che portano alla salvezza:

-    ravvedimento

  • perdono dei peccati e dono dello Spirito Santo

  • vita eterna.

Al ravvedimento fa seguito il battesimo nel nome di Gesù, un patto stipulato con Cristo, nel quale lo si riconosce come Signore della propria vita.

Giovanni Battista battezzava con acqua, Cristo dona ai credenti lo Spirito Santo.

Vs. 39. Poiché la promessa è per voi e per i vostri figli e per tutti coloro che sono lontani, per quanti il Signore Dio nostro ne chiamerà". 

La promessa è per tutti, ebrei e gentili, perché non esiste persona che Dio non voglia salvare, se essa si ravvede e crede nel Signore. La sua misericordia è illimitata e abbraccia tutti i popoli, presenti, passati e futuri.

Il riferimento ai gentili viene ribadito da Paolo in Efesini 2:13-17  13  Ma ora, in Cristo Gesù, voi che un tempo eravate lontani, siete stati avvicinati per mezzo del sangue di Cristo. 14  Egli infatti è la nostra pace, colui che ha fatto dei due popoli uno e ha demolito il muro di separazione, 15  avendo abolito nella sua carne l’inimicizia, la legge dei comandamenti fatta di prescrizioni, per creare in se stesso dei due un solo uomo nuovo, facendo la pace, 16  e per riconciliare a ambedue con Dio in un sol corpo per mezzo della croce, avendo ucciso l’inimicizia in se stesso. 17  Ed egli venne per annunziare la pace a voi che eravate lontani e a quelli che erano vicini, 

Allo stesso modo viene interpretato Isaia 57:19 Io creo il frutto delle labbra. Pace, pace a chi è lontano e a chi è vicino", dice l’Eterno. "Io lo guarirò". 

Vs. 40. E con molte altre parole li scongiurava e li esortava, dicendo: "Salvatevi da questa perversa generazione". 

E’ un appello attualissimo, che può essere rivolto anche a noi, come alla gente di tutti i tempi.

Nel VT la “perversa generazione” fu il popolo di Israele, ribellatosi a Dio nel deserto (Deuteronomio 32:5 Ma essi si sono corrotti; non sono suoi figli, a motivo della loro colpa, generazione contorta e perversa. ) e nel NT lo sono tutti coloro che rifiutano Cristo.

Vs. 41. Quelli dunque che ricevettero la sua parola lietamente furono battezzati; in quel giorno furono aggiunte circa tremila persone. 

La predicazione di Pietro è stata molto breve ma ricca di significato perché unta dallo Spirito Santo; 3000 persone si convertono e si uniscono alla chiesa di Gerusalemme. Il numero degli abitanti di tale città era di circa 95000, ma durante le feste, grazie ai pellegrinaggi, aumentava sensibilmente.

Vs. 42. Essi erano perseveranti nel seguire l’insegnamento degli apostoli, nella comunione, nel rompere il pane e nelle preghiere. 

Inizia l’elenco degli aspetti essenziali che caratterizzavano la chiesa primitiva, princìpi basilari necessari anche oggi per avere la benedizione di Dio nella nostra chiesa e nella nostra vita.

1)- la perseveranza, ossia l’insistenza e la fedeltà nel fare le cose di Dio: frequentare la chiesa, pregare, leggere la parola con zelo e grinta. Infatti, il nostro benvenuto in cielo sarà: “ben fatto, servo fedele”. Anche Gesù ci ha insegnato che chi è fedele nelle piccole cose avrà da Dio molte altri incarichi maggiori; Dio vuole grandi cose per la nostra vita e ci ha promesso che regneremo con lui in paradiso. Quindi dobbiamo essere fedeli in quello che Dio ci ha dato (es. nella cura spirituale della famiglia, nel donare, …).

2)- lettura integrale della parola, dall’inizio alla fine.

I Pt. 2: 1-2  1 Deposta dunque ogni malizia ed ogni inganno, le ipocrisie, le invidie ed ogni maldicenza, 2  come bambini appena nati, desiderate ardentemente il puro latte della parola, affinché per suo mezzo cresciate, 

Desiderare ardentemente, con tutto noi stessi, il contenuto della parola di Dio ci fa crescere spiritualmente, perché la parola di Dio è “latte puro”, mentre le dottrine degli uomini sono fallaci.

Ebrei 4:12.  La parola di Dio infatti è vivente ed efficace, più affilata di qualunque spada a due tagli e penetra fino alla divisione dell’anima e dello spirito, delle giunture e delle midolla, ed è in grado di giudicare i pensieri e le intenzioni del cuore. 

Solo la parola di Dio può convincere qualcuno di peccato perché è come una spada a doppio taglio che arriva nelle ossa, la parte più interna dell’uomo. La parola di Dio è Gesù, divenuto carne e vissuto tra noi; ma egli è ancora presente,  la sua parola è vivente, ed ha il potere della vita eterna; è efficace e potente.

1 Timoteo 3:16.  E, senza alcun dubbio, grande è il mistero della pietà: Dio è stato manifestato in carne, è stato giustificato nello Spirito, è apparso agli angeli, è stato predicato tra i gentili, è stato creduto nel mondo, è stato elevato in gloria. 

Tutta la Bibbia è ispirata. Alcune chiese oggi rifiutano parte della Bibbia, o anche solo singoli insegnamenti, ritenendoli superati; ma Dio ha ispirato ogni parte della Bibbia e perfino i demoni credono e tremano; tanto più noi dobbiamo farlo. Tutta la scrittura è utile per insegnare, ad es. come vivere il matrimonio, come educare i figli.

2 Timoteo 4:1-2  1 Ti scongiuro dunque davanti a Dio e al Signore Gesù Cristo, che ha da giudicare i vivi e i morti, nella sua apparizione e nel suo regno: 2  predica la parola, insisti a tempo e fuor di tempo, riprendi, rimprovera, esorta con ogni pazienza e dottrina. 


Bisogna predicare solo la Parola, non nuove rivelazioni, che sono frutto della mente umana, perché chi fonda la propria vita sulla Parola è come colui che fonda la propria casa sulla roccia: quando arriveranno le difficoltà, essa sarà incrollabile. Tante volte è facile rincorrere un grande uomo di Dio, ma è sbagliato perché non necessariamente egli insegnerà esclusivamente la Parola di Dio. Siamo chiamati a predicare solo quanto detto dal Padre, ed a farlo con perseveranza.

I Tess. 5:27. Vi scongiuro per il Signore che questa epistola sia letta a tutti i santi fratelli. 

Nella chiesa primitiva erano soliti leggere le epistole, che oggi costituiscono parte integrante della Bibbia perché molto edificanti; è come se la vita entra in noi perché le parole della Bibbia parlano della benignità di Dio, della sua fedeltà e grandezza.

Colossesi 4:16.  E quando questa epistola sarà stata letta fra voi, fate che sia letta anche nella chiesa dei Laodicesi; e anche voi leggete quella che vi sarà mandata da Laodicea. 

Di nuovo si ribadisce che nelle chiese leggevano la Bibbia, perché essa è potente, mentre le parole umane possono sviare.

Neemia 8:3    Quindi lo lesse sulla piazza che sta davanti alla porta delle Acque, dallo spuntar del giorno fino a mezzogiorno, davanti agli uomini, alle donne e a quelli capaci di intendere; e le orecchie di tutto il popolo stavano attente al libro della legge. 

Esdra leggeva la Bibbia in piazza dall’alba a mezzogiorno.

Neemia 8:8. Essi leggevano nel libro della legge di DIO distintamente, spiegandone il significato, per far loro capire ciò che si leggeva. 

Come leggevano? Spiegavano con semplicità e chiarezza la parola, presentandola come Dio l’ha scritta.

Neemia 8:9.   Nehemia, che era il governatore Esdra, sacerdote e scriba, e i Leviti che ammaestravano il popolo dissero a tutto il popolo: "Questo giorno è consacrato all’Eterno, il vostro DIO, non fate cordoglio e non piangete!". Tutto il popolo infatti, ascoltando le parole della legge, piangeva. 

Qual era l’effetto di questa lettura? Il risveglio, il ravvedimento di tutto il popolo dai peccati, che si manifesta con il pianto, anche se era un giorno di festa.

Torniamo agli aspetti della chiesa primitiva (Atti 2: 42).

3)- la comunione, ossia lo stare insieme, perché grazie ad essa c’è il confronto con gli altri e il capire come siamo. Spesso, infatti, il Signore usa gli altri per togliere da noi la parte grezza, ed eliminarla.

4)- Il rompere il pane, ossia la santa cena, è il ricordare ciò che Gesù ha fatto per noi: ha spezzato il suo corpo perché diventassimo un solo pane. Cristo è la persona centrale della chiesa e solo Lui va innalzato, perché ci dà la vita.

Alcune chiese oggi seguono un uomo ma, anche se al principio questo può dare buoni risultati, con il tempo ci si accorge che manca la benedizione dello Spirito; Egli, infatti, dà gloria solo a Gesù. Anche Paolo ai Corinzi dice di voler portare loro solo il messaggio di Cristo crocifisso e raccontare ciò che ha fatto per tutti noi (non la figura di se stesso come grande predicatore e convertitore di anime).


5)- La preghiera, fatta con perseveranza.

In Atti 6:4 si racconta come nella chiesa primitiva c’erano delle vedove che non venivano curate a dovere. Gli Apostoli, che non potevano occuparsi di ogni cosa, incaricarono alcuni fratelli fedeli e pieni di spirito (diaconi = servitori) affinché curassero queste donne. Intanto gli Apostoli si dedicavano principalmente alla preghiera, e al ministerio della parola (studio, evangelizzazione): questo è anche il primo servizio di ogni credente. Grazie alla preghiera c’è il riempimento dello Spirito, che permette un’efficace predicazione; così è accaduto a Pietro: 10 giorni di preghiera, poi ha predicato, e 3000 persone si sono convertite.

Vs. 43. Ed erano tutti presi da timore; e molti segni e miracoli si facevano per mano degli apostoli. 

La chiesa era appena nata, ma cresceva. Le persone non cristiane guardavano con timore questo gruppo, in quanto tra loro si verificavano avvenimenti soprannaturali.

6)- Nella chiesa primitiva era evidente la potenza data dallo Spirito Santo. Certamente gli Apostoli non vedevano ogni giorno segni e prodigi, visto che il libro di Atti racconta avvenimenti accaduti nell’arco di molti anni; tuttavia lo Spirito si manifestava frequentemente. Dio fa grandi cose, ma noi oggi vediamo raramente la sua potente azione perché siamo increduli. Ma al tempo della chiesa primitiva nessuno poteva negare che Gesù era risorto, perché nel suo nome venivano compiute grandi opere.

Vs. 44-45.  44  Or tutti coloro che credevano stavano insieme ed avevano ogni cosa in comune. 45  E vendevano i poderi e i beni e li distribuivano a tutti, secondo il bisogno di ciascuno. 

Una caratteristica tipica dei primi credenti era quella di vivere assieme e di possedere congiuntamente i beni. Anche un gruppo giudaico loro contemporaneo, la setta di Qumran, seguiva lo stesso stile di vita. Certamente la vendita dei beni era un atto volontario, tant’è vero che la vendita di un campo fatta da Barnaba viene molto enfatizzata, dimostrando che tale fatto era  certamente insolito. Non possiamo concludere che diventare cristiani dovesse significare necessariamente vivere strettamente a contatto degli altri; molto più probabilmente accadeva di mettere a disposizione degli altri i propri beni nel momento del bisogno.

Quindi:

7)- Era una chiesa molto generosa materialmente e davano con allegria. 

La decima ha avuto inizio con Abramo, il quale la pagava a Melchisedec, già prima della legge. Anche quest’ultima la prescrive. 

Ma il nuovo testamento cosa dice? Molti credenti ritengono di non esserne più vincolati, altri dicono che è ancora attuale grazie a Luca 11:42. Mt 13,22: E quello che ha ricevuto il seme fra le spine è colui che ode la parola, ma le sollecitudini di questo mondo e l’inganno delle ricchezze soffocano la parola; ed essa diviene infruttuosa. 

Il desiderio di ricchezza ha un effetto spiritualmente negativo nella nostra vita. L’inganno del danaro ci fa credere che in esso ci siano stabilità e sicurezza, ma oggi, ad esempio, il crollo delle torri gemelle di New York, sede della  massima ricchezza americana, ci ha dimostrato quanto sia cosa effimera. Quando siamo poveri materialmente, poniamo la nostra fiducia in Gesù, non nei beni materiali; l’inganno della ricchezza ci fa credere in una falsa sicurezza perché non esiste alcuna garanzia nella vita, tranne Gesù Cristo. Egli ci ha detto di mettere i nostri tesori nel regno dei cieli, perché lì c’è il migliore investimento, e la tignola e la ruggine non li possono distruggere.

Una comunità che mette in pratica queste cose verrà usata da Dio.

Vs. 46.  E perseveravano con una sola mente tutti i giorni nel tempio e rompendo il pane di casa in casa, prendevano il cibo insieme con gioia e semplicità di cuore, 

Ogni giorno si riunivano nel tempio, sia utilizzando il cortile dello stesso come luogo di ritrovo, sia partecipando al culto quotidiano di adorazione che in esso si teneva. Esso consisteva nell’offrire un’offerta da bruciare assieme all’incenso al mattino e al pomeriggio. I sacerdoti svolgevano tale compito, ma molte persone assistevano al  rito,  pregavano e ricevevano la benedizione da parte del sacerdote. Per i cristiani era naturale partecipare a tali riti, pur trovandosi anche per le  riunioni religiose nelle case, dove rompevano il pane con gioia. In queste circostanze mangiavano assieme, convinti della presenza di Cristo tra loro.

Vs. 47.  lodando Dio e godendo il favore di tutto il popolo. E il Signore aggiungeva alla chiesa ogni giorno coloro che erano salvati. 

Durante le riunioni cristiane veniva studiata la Parola, si celebrava la cena, si stava assieme e si pregava: tutto questo veniva svolto a beneficio dei partecipanti. Si adorava anche il Signore, esprimendoGli tutta la gratitudine.

Quotidianamente i cristiani evangelizzavano, portando il messaggio cristiano e fungendo da esempio di vita comunitaria.

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