Atti 18

Acts 18:1-10

Atti 18:1-10
Craig Quam

Atti 18 (I)
Craig Quam
Atti 18 (II)
Craig Quam

Cap. 18

Paolo va a Corinto.

Le principali città visitate da Paolo sono Corinto e Efeso. In entrambe si stabilirà per un tempo considerevole e vi fonderà delle chiese, le quali poi evangelizzeranno le zone circostanti. Come era accaduto a Filippi e a Tessalonica, anche in queste due città sarà vittima delle minacce degli ebrei, i quali cercheranno l’appoggio delle autorità al fine di ostacolare la sua opera missionaria.

A differenza di Atene, di Corinto si parlerà ancora moltissimo nel Nuovo Testamento. Era una città commerciale, capitale della provincia romana dell’Acaia, posta nel sud della Grecia, nello stretto istmo tra la Grecia e la penisola del Peloponneso. Era molto nota per la sua immoralità. 

Vs. 1-2.  Dopo queste cose Paolo partì da Atene e venne a Corinto. 2  E, trovato un certo Giudeo, di nome Aquila originario del Ponto, venuto di recente dall’Italia insieme a Priscilla, sua moglie (perché Claudio aveva ordinato che tutti i Giudei partissero da Roma) si recò da loro. 

A Corinto, Paolo incontra una coppia di ebrei della diaspora, Aquila e Priscilla. L’uomo era originario del Ponto, poi residente a Roma, dalla quale era stato costretto ad allontanarsi a causa di un editto dell’imperatore Claudio (49-50 d.C.). Tale editto aveva a che fare con i disordini avvenuti nella comunità giudaica in seguito alla predicazione di Christus. Certamente gli espulsi tornarono più tardi a Roma e alla spicciolata.

Vs. 3-4.  Or siccome era dello stesso mestiere andò ad abitare con loro e lavorava; per professione infatti essi erano fabbricanti di tende. Ogni sabato insegnava nella sinagoga e riusciva a persuadere Giudei e Greci.

Certamente la coppia era cristiana prima dell’incontro con Paolo. Con lui avevano in comune anche il mestiere, ossia fabbricavano tende. Paolo, infatti, era un uomo che lavorava per vivere. Le tende erano fatte di tessuto di pelo di capra, conosciuto col nome di “cilicium”, nella cui manifattura era specializzata la provincia in cui Paolo era nato. 

Quindi Paolo ha vissuto con Aquila e Priscilla, si è mantenuto col proprio lavoro ed ha potuto godere della loro comunione cristiana.

Da Corinto ha scritto la prima lettera ai Tessalonicesi e forse anche la seconda.

2 Tess. 3: 6-15.   Ora, fratelli, vi ordiniamo nel nome del Signor nostro Gesù Cristo, che vi ritiriate da ogni fratello che cammini disordinatamente e non secondo l’insegnamento che avete ricevuto da noi. 7  Voi stessi infatti sapete in qual modo dovete imitarci, perché non ci siamo comportati disordinatamente fra di voi, 8  e non abbiamo mangiato gratuitamente il pane di alcuno, ma abbiamo lavorato con fatica e travaglio giorno e notte, per non essere di peso ad alcuno di voi. 9  Non già che non ne avessimo il diritto, ma per darvi noi stessi un esempio affinché ci imitaste. 10  Infatti, anche quando eravamo tra di voi, vi ordinavamo questo: se qualcuno non vuol lavorare neppure mangi. 11  Sentiamo infatti che vi sono alcuni fra di voi che camminano disordinatamente, non facendo nulla, ma occupandosi di cose vane. 12  Or a tali ordiniamo, e li esortiamo nel Signor nostro Gesù Cristo, che mangino il loro pane lavorando quietamente. 13  Ma quanto a voi, fratelli, non vi stancate nel fare il bene. 14  E se qualcuno non ubbidisce a quanto diciamo in questa epistola, notate quel tale e non vi associate a lui, affinché si vergogni. 15  Non tenetelo però come un nemico, ma ammonitelo come fratello. 

Il vero amore è duro, ma lo è per il nostro bene: bisogna rimproverare il fratello che sbaglia, ma non escluderlo dalla nostra vita.

Vs. 5.   Quando Sila e Timoteo giunsero dalla Macedonia Paolo era spinto dallo Spirito a testimoniare ai Giudei, che Gesù, era il Cristo. 

Paolo era sempre guidato dallo Spirito.

Certamente per lui fu molto incoraggiante l’arrivo di Sila (qui il suo nome è menzionato per l’ultima volta nel libro di Atti) e Timoteo. Come risultato di tale fatto, Paolo poté dedicarsi completamente alla predicazione: 2 Corinzi 11:9 racconta che egli non impose mai il peso del proprio sostentamento alla chiesa di Corinto, giacché alle sue necessità provvedevano già i cristiani della Macedonia (Vedi Filippesi 4:15). Probabilmente Sila e Timoteo portarono delle offerte in danaro, grazie alle quali Paolo fu liberato dall’obbligo di lavorare. In questo modo predicò tutti i giorni della settimana.

Vs. 6.  Ma poiché essi contrastavano e bestemmiavano, egli scosse le sue vesti e disse loro: "Il vostro sangue ricada sul vostro capo io sono libero da ogni colpa; da ora in poi andrò ai gentili". 

Gli ebrei si oppongono ai temi della sua predicazione, quindi Paolo abbandona la sinagoga e comincia a predicare solo ai gentili. 

L’atto di scuotere la polvere dalle vesti è segno di una rottura definitiva di rapporti, gesto generalmente usato dagli ebrei nei confronti dei gentili. In questo caso vuole significare che chi rifiuta il Vangelo è reciso dal popolo di Dio, e la colpa di tale conseguenza ricade unicamente sul peccatore. Paolo, infatti, predica il messaggio della salvezza con sincerità e non vuole nessuna responsabilità riguardo alla sorte spettante a coloro che rifiutano Dio.

Circa l’autosostentamento di Paolo:

1 Cor. 9:14-17. Così pure il Signore ha ordinato che coloro che annunziano l’evangelo, vivano dell’evangelo. 15  Ma io non ho fatto alcun uso di queste cose né ve ne scrivo, affinché si faccia così con me, perché è meglio per me morire, piuttosto che qualcuno renda vano il mio vanto. Il vanto di Paolo era di aver sempre lavorato per mantenere se stesso e, quindi, di non aver alcun debito verso alcuno. 

16  Infatti, se io predico l’evangelo, non ho nulla da gloriarmi, poiché è una necessità che mi è imposta; e guai a me se non predico l’evangelo! 17  Se perciò lo faccio volontariamente, ne ho ricompensa; ma se lo faccio contro voglia, rimane sempre un incarico che mi è stato affidato.

Dio ha dato anche a noi lo stesso mandato, anche se generalmente veniamo derisi. E’ un enorme incarico quello che ci viene da Dio, perché chi non crede alla Sua parola vivrà eternamente separato da Lui e sarà condannato al fuoco perenne. Paolo comprendeva perfettamente tale concetto e per questo era così zelante nel diffondere la Parola.

Seguendo le religioni umane, le persone sono ingannate: per questo è compito dei credenti avvertirle, affinché possano salvarsi. Tuttavia, se una persona non accetta la Parola e persevera nel suo comportamento errato, allora il credente  che lo ha evangelizzato deve ritenersi in una posizione corretta davanti a Dio. 

Paolo compie due azioni:

  • come fece Gesù prima di lui, scuote via dalle sue vesti perfino la polvere del luogo che ha rigettato il Signore. In Matteo è scritto che Gesù insegnava tale atteggiamento, nei confronti di coloro che non accettano la verità; quella polvere sarà testimone contro di loro.

Paolo afferma: “il vostro sangue ricada su di voi”: Cita Ezechiele 3:16-19. 16  Alla fine dei sette giorni avvenne che la parola dell’Eterno mi fu rivolta, dicendo: 17  "Figlio d’uomo, io t’ho stabilito come sentinella per la casa d’Israele quando udrai una parola dalla mia bocca, li avvertirai da parte mia. 18  Se io dico all’empio: "Certamente morirai" e tu non l’avverti e non parli per avvertire l’empio di abbandonare la sua via malvagia perché salvi la sua vita, quell’empio morirà nella sua iniquità, ma del suo sangue domanderò conto a te. 19  Ma se tu avverti l’empio, ed egli non si ritrae dalla sua empietà e dalla sua via malvagia, egli morirà nella sua iniquità, ma tu avrai salvato la tua anima. 

Questo è un avvertimento fortissimo.

Noi oggi non perdiamo l’anima se non evangelizziamo, tuttavia questi versetti devono farci riflettere. La nostra salvezza, infatti, non ci viene dalle opere che compiamo, ma dal sangue di Gesù, versato per riscattarci. Tuttavia, se amiamo il Signore e le persone, abbiamo il dovere di avvertirle, di metterle in guardia di fronte al pericolo della dannazione eterna.

Paolo cita questi versetti per affermare che egli si ritiene senza colpa giacché li ha avvertiti, e il loro sangue non è imputabile  a lui. Quindi Paolo lascia i giudei e si rivolge solo ai gentili.

Vs. 7-8.  E allontanatosi di là, entrò in casa di un tale di nome Giusto, il quale serviva Dio e la cui casa era attigua alla sinagoga. 8  Or Crispo, capo della sinagoga, credette al Signore con tutta la sua famiglia; anche molti dei Corinzi, udendo Paolo credevano ed erano battezzati. 

A Corinto avviene il risveglio e molte persone si convertono. Tra queste è Crispo, capo della sinagoga: deve essere stato molto umiliante per gli ebrei vedere proprio quest’uomo convertirsi al cristianesimo.

Vs. 9-10. 9  Una notte il Signore in visione disse a Paolo: "Non temere, ma parla e non tacere, 10  perché io sono con te e nessuno ti metterà le mani addosso per farti del male poiché io ho un grande popolo in questa città". 

Com’era accaduto in tutte le altre città visitate da Paolo, anche a Corinto stava per prepararsi la rivolta contro di lui; 

ogni volta, infatti, 

-     Paolo predicava

  • alcuni si convertivano

  • Satana partiva al contrattacco (Paolo è stato lapidato, frustato, incarcerato).

Il Signore lo prepara a questo, ma lo incoraggia e gli assicura l’incolumità.

Inoltre, anche se Paolo era appena giunto a Corinto, già il Signore gli dice di avere un grande popolo nascosto tra quelle persone. Per questo l’apostolo deve predicare.

Noi oggi sappiamo che lì è sorta una chiesa, ricca di doni e di potenti manifestazioni dello Spirito, ma anche bisognosa di molte correzioni (infatti, Paolo invierà loro due lettere). Dio conosceva ogni aspetto di questa vicenda, ma non rivela a Paolo ogni parte del suo piano; gli chiede solo di predicare con costanza, senza timore.

Dottrina della predestinazione:

  • Calvinisti: Dio ha già i suoi eletti e pertanto la nostra predicazione è inutile.

  • Dio conosce già coloro che lo accetteranno, ma noi no, ed è per questo che siamo chiamati ad evangelizzare. Infatti, Dio conosceva già coloro che lo avrebbero accettato tra i corinzi, ma Paolo no.

Romani 8:28-30.   Or noi sappiamo che tutte le cose cooperano al bene per coloro che amano Dio, i quali sono chiamati secondo il suo proponimento. 29  Poiché quelli che egli ha preconosciuti, li ha anche predestinati ad essere conformi all’immagine del suo Figlio affinché egli sia il primogenito fra molti fratelli. 30  E quelli che ha predestinati, li ha pure chiamati, quelli che ha chiamati, li ha pure giustificati e quelli che ha giustificati, li ha pure glorificati.

Ogni cosa che accade nella vita di un cristiano ha per scopo il nostro doverci conformare all’immagine di Gesù Cristo, ossia modellarci nella sua purezza e nella sua santità. Anche le cose negative hanno lo scopo di cambiarci e renderci maggiormente simili al Padre.

Che cosa significa che “Dio li ha predestinati”? Significa che Dio conosce ogni cosa e vede ciò che deve ancora accadere; in questo senso egli ci ha preconosciuti. Egli ha scritto Apocalisse, contenente le cose future: mentre noi sperimentiamo gli avvenimenti man mano che avvengono, Dio è in grado di vedere tutte le cose in un attimo. Egli è l’Eterno, colui che dimora nell’eternità e vede il passato, il presente e il futuro. Gli scienziati ipotizzano addirittura l’esistenza di 12 dimensioni! Ma noi sperimentiamo solo queste tre. In questo momento, spiritualmente parlando, noi siamo seduti con Cristo nei luoghi celesti e siamo glorificati in lui. Per Dio questo è un fatto già compiuto. Da sempre, quindi, Dio conosceva coloro che lo avrebbero accettato e li ha destinati ad essere conformati all’immagine di Cristo.

Efesini 1:3-7.  Benedetto sia Dio, Padre del Signor nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei luoghi celesti in Cristo, 4  allorché in lui ci ha eletti prima della fondazione del mondo, affinché fossimo santi e irreprensibili davanti a lui nell’amore, 5  avendoci predestinati ad essere adottati come suoi figli per mezzo di Gesù Cristo secondo il beneplacito della sua volontà, 6  a lode della gloria della sua grazia mediante la quale egli ci ha grandemente favoriti nell’amato suo Figlio, 7  in cui abbiamo la redenzione per mezzo del suo sangue, il perdono dei peccati secondo le ricchezze della sua grazia, 

Paolo ci fa capire che il piano di Dio esisteva già prima della creazione, che Egli conosce da sempre ogni cosa e che nulla può sorprenderlo. Davanti a Dio siamo santi e irreprensibili, ma non per le nostre opere, bensì per la Sua grazia, in altre parole per ciò che Gesù ha compiuto per noi. Non abbiamo fatto niente per meritarci tali benefici e nessun uomo potrà vantarsi davanti a Dio. Paolo in Efesini 2:8-9.  dice:   Voi infatti siete stati salvati per grazia, mediante la fede, e ciò non viene da voi, è il dono di Dio, 9  non per opere, perché nessuno si glori. Solo per la Sua grande misericordia saremo un giorno al cospetto del Signore.

Vs. 11. Così egli rimase là un anno e sei mesi, insegnando fra di loro la parola di Dio. 

Paolo resta a Corinto per un anno e mezzo, allo scopo di insegnare la parola di Dio e fondare saldamente la chiesa. Egli, infatti, era un apostolo, ma anche un pastore, in quando Dio lo ha usato potentemente allo scopo di fondare alcune chiese. 

Ora arriva la tempesta, le difficoltà che il Signore aveva predetto a Paolo, ma per le quali lo aveva anche confortato (vs.10).

Vs. 12-13.  Ma, mentre Gallione era proconsole dell’Acaia, i Giudei insorsero tutti d’accordo contro Paolo e lo condussero al tribunale, 13  dicendo: "Costui persuade la gente a servire Dio, contrariamente a quanto la legge insegna". 

La profezia divina si compie quando Gallione (Marcus Annaeus Novatus) diviene proconsole della provincia romana dell’Acaia. Gli ebrei colgono tale opportunità per sferrare un attacco contro Paolo.

Gallione era fratello del famoso filosofo stoico Seneca e figlio adottivo della famiglia romana di Lucius Julius Gallio, del quale prese il nome.

Poiché l’Acaia era una provincia di importanza secondaria, al suo governo viene destinato questo uomo, il quale non aveva raggiunto ancora il grado di console, il più alto nella magistratura romana.. Quindi, Gallione va in Acaia dopo essere stato eletto pretore, e prima di divenire console. 

Aveva un buon carattere, ma non una solida salute.

La data del suo proconsolato  iniziò nel luglio del 51 d.C.

A quel tempo, il tribunale era una piattaforma di pietra nell’agorà della città, ed ancora oggi si può vedere il luogo in cui sorgeva. Paolo fu portato dagli ebrei in questo luogo, per rispondere alle accuse di cui era stato fatto oggetto.

Vs. 14-16.  Come Paolo stava per aprire la bocca, Gallione disse ai Giudei: "Se si trattasse di qualche ingiustizia o misfatto, o Giudei, io vi ascolterei pazientemente, secondo la ragione; 15  ma se sono questioni che riguardano parole, nomi e la vostra legge, vedetevela voi, perché io non voglio essere giudice di tali cose". 16  E li scacciò dal tribunale.

Gallione non intende curarsi di questo caso, in quanto ritiene sia interno alla religione ebraica.

Vs. 17.  Allora tutti i Greci presero Sostene capo della sinagoga, e lo percossero davanti al tribunale. Ma Gallione non si curava di queste cose. 

La folla dei corinzi (greci), che ha assistito alla sconfitta degli ebrei, decide di picchiare il capo della sinagoga.

Un’altra spiegazione vede Sostene simpatizzante dei cristiani. Infatti, in 1 corinzi 1:1 è presente un certo Sostene come coautore con Paolo della lettera ai Corinzi, e non può essere scartata la possibilità della conversione al cristianesimo anche del successore di Crispo quale capo della sinagoga.

E’ interessante notare come Dio non agisce sempre allo stesso modo:

  • Pietro è stato liberato e Giacomo è stato ucciso,

  • A volte Paolo è stato frustato, incarcerato, lapidato,…e in questo caso è stato protetto. 

Da ciò si comprende come a volte il Signore agisca liberandoci e altre volte non si comporti così; una mancanza di guarigione non implica poca fede, come alcuni sostengono. A volte dobbiamo sopportare numerose prove, ma la cosa importante è rimanere vicino al Signore. 

Vs. 18.  Ora Paolo, dopo aver dimorato là ancora molti giorni prese commiato dai fratelli e s’imbarcò per la Siria con Priscilla ed Aquila, essendosi fatto radere il capo a Cencrea, perché aveva fatto un voto.   

Paolo permane ancora alcuni giorni con i fratelli, poi parte con Priscilla e Aquila. La sua destinazione è la Siria, la cui capitale era Antiochia e di cui la Giudea era una parte. Priscilla e Aquila dovevano andare a Efeso, e ciò può spiegare perché Paolo si sia recato prima in tale città, invece di raggiungere direttamente la propria meta.

Giunti a Concrea, il porto di Corinto da cui ci si imbarcava per l’oriente, Paolo si fa radere il capo, in segno di voto a Dio (o per riconoscenza di benedizioni ricevute, oppure per chiedere benedizioni future).

Vs. 19- 21.   Quando giunse ad Efeso, li lasciò lì. Ma egli entrò nella sinagoga e si mise a discutere con i Giudei. 20  Questi lo pregavano di rimanere con loro più a lungo, ma egli non acconsentì; 21  ma si congedò da loro, dicendo: "Devo proprio passare la prossima festa a Gerusalemme, ma ritornerò di nuovo da voi, se piace a Dio". Così partì via mare da Efeso. 

Efeso era la città principale della provincia romana detta Asia. Si trovava alla foce del fiume Castro, allo sbocco di un’importante via commerciale per l’interno della regione. Oggi il porto è insabbiato e il luogo abbandonato, tuttavia sono state portate alla luce rovine imponenti, compreso il teatro. La città era luogo di incontro di varie correnti culturali ed aveva una numerosa popolazione ebraica, la quale godeva di privilegi speciali.

In questa città Paolo lascia Aquila e Priscilla, e quindi continua il suo viaggio. Viene accolto favorevolmente dai giudei, tuttavia interrompe la propria permanenza ad Efeso, promettendo di farvi ritorno.

Paolo sta tornando a casa, ad Antiochia. 

Qui termina il suo secondo viaggio missionario ed è l’ultima volta che vede i suoi fratelli. Infatti, nel corso del terzo viaggio verrà ucciso a Roma.

Vs. 22.  Sbarcato a Cesarea, salì a Gerusalemme, e, dopo aver salutato la chiesa, scese ad Antiochia.

Paolo è diretto in Siria, tuttavia si reca prima a Cesarea. Probabilmente ciò è accaduto a causa dei venti, i quali resero più agevole la navigazione da Cesarea, piuttosto che da Seleucia, il porto di accesso ad Antiochia, distante circa 400 km verso nord. 

Quindi va a salutare la chiesa di Gerusalemme. Ciò si accorderebbe con la teoria secondo cui il voto di Paolo poteva essere sciolto solamente con l’offerta di un sacrificio a Gerusalemme. Se tale ipotesi è corretta, ciò vorrebbe dire che ogni campagna missionaria di Paolo si è conclusa con una visita a Gerusalemme, per cui ogni volta l’opera di Paolo è iniziata da tale città e lì vi è terminata. 

Vs. 23. Dopo aver trascorso là un po’ di tempo, ripartì percorrendo successivamente le regioni della Galazia e della Frigia, confermando nella fede tutti i discepoli. 

Paolo rimane un po’ di tempo ad Antiochia, quindi riparte alla volta di Efeso.  Lungo la via si ferma a salutare alcune chiese da lui fondate nel corso del precedente viaggio missionario, e ad incoraggiare nella fede i discepoli. Qui viene nominata la zona della Galazia e della Frigia, evangelizzata in Atti 13 e 14 e discepoli di cui si parla sono i Galati, ai quali Paolo scrive una lettera. 

Apollo ad Efeso e a Corinto.

Vs. 24-25.  Or un Giudeo, di nome Apollo, nativo di Alessandria uomo eloquente e ferrato nelle Scritture, arrivò ad Efeso. 25  Costui era ammaestrato nella via del Signore e fervente di spirito, parlava e insegnava diligentemente le cose del Signore, ma conosceva soltanto il battesimo di Giovanni.

Apollo, il cui nome intero era Apollonio, è nativo di Alessandria, centro dell’istruzione e della filosofia. E’ assai probabile che Apollo abbia acquisito la propria eloquenza durante l’educazione ricevuta nella propria città. Essendo un ebreo istruito e conoscitore delle scritture, è in grado di mettere la propria cultura al servizio del cristianesimo.

Di Apollo sappiamo che ha ricevuto un’istruzione cristiana sulla via del Signore, che può insegnare con precisione tutto ciò che riguarda Cristo, che è molto fervente e che conosce solo il battesimo di Giovanni. Quest’ultimo prevedeva il ravvedimento, in preparazione all’avvento del Signore; quello di Gesù, invece, è di sepoltura ed implica una nuova nascita.

 Apollo, quindi, è un uomo colto e fervente, ma deve ancora imparare molte cose. Guai a noi quando pensiamo di non dover più conoscere nulla riguardo al Signore. Ma Apollo non è pieno di sé, anzi si sottomette ad Aquila e a Priscilla per imparare sempre di più.

Vs. 26.  Egli cominciò a parlare francamente nella sinagoga. Ma, quando Aquila e Priscilla l’udirono, lo presero con loro e gli esposero più a fondo la via di Dio. 

Apollo accetta le correzioni ricevute.

Provenendo da Alessandria, una città ricca di scuole e di cultura, si sarebbe potuto ribellare, anche perché i suoi compagni erano persone umili. Invece si è sottomesso alla loro maturità spirituale.

Vs. 27-28.   Poi, volendo egli passare in Acaia, i fratelli lo incoraggiarono e scrissero ai discepoli che l’accogliessero. Giunto colà, egli fu di grande aiuto a coloro che avevano creduto mediante la grazia. 28  Egli infatti confutava con grande vigore i Giudei pubblicamente, dimostrando per mezzo delle Scritture che Gesù è il Cristo. 

Anche Apollo evangelizza attraverso la parola di Dio, perché essa è l’unica in grado di compungere i cuori delle persone. I Giudei conoscevano l’Antico testamento e cercavano di convincere i nuovi credenti della necessità delle tradizioni giudaiche; ma Apollo li confutava davanti a tutti, conoscendo la Parola meglio di tutti loro.

Oggi ci sono chiese che ritengono che 

  • è indispensabile la conoscenza della Parola di Dio, in quanto le manifestazioni dello Spirito Santo non esistono più,

ed altre che affermano che

  • bisogna farsi guidare unicamente dallo Spirito Santo e, pertanto, la conoscenza biblica è relativa.

  • Certamente la via migliore è quella intermedia, ossia ritenere basilare la conoscenza biblica, ma lasciar libero lo Spirito di agire come meglio crede.

1 Cor. 3: 1-2.   Or io, fratelli, non ho potuto parlare a voi come a uomini spirituali, ma vi ho parlato come a dei carnali, come a bambini in Cristo. 2  Vi ho dato da bere del latte, e non vi ho dato del cibo solido, perché non eravate in grado di assimilarlo, anzi non lo siete neppure ora, perché siete ancora carnali. 

I Corinzi erano carnali perché erano immaturi ed i loro frutti erano: 

1 Cor. 3: 3-6. 3  Infatti, poiché fra voi vi è invidia, dispute e divisioni, non siete voi carnali e non camminate secondo l’uomo? 4  Quando uno dice: "Io sono di Paolo", e un altro: "Io sono di Apollo", non siete voi carnali? 5  Chi è dunque Paolo e chi è Apollo, se non ministri per mezzo dei quali voi avete creduto, e ciò secondo che il Signore ha dato a ciascuno? 6  Io ho piantato, Apollo ha annaffiato, ma Dio ha fatto crescere. 

E’ immaturo chi è invidioso del fratello o chi cerca tutti i pretesti per portare divisioni e litigi.

1 Cor. 3:7  Ora né chi pianta né chi annaffia è cosa alcuna, ma è Dio che fa crescere. 

Paolo ha fondato la chiesa, Apollo è venuto dopo di lui e l’ha fatta crescere; i Corinzi, tuttavia, hanno creato due fazioni: Apollo era più colto e maggiormente eloquente, Paolo era carismatico. Ma non sono stati loro a morire in croce per l’umanità e, quindi, dobbiamo avere un solo capo: Gesù. Siamo cristiani. 

Gli uomini hanno creato numerose denominazioni, ma Dio in cielo conosce i suoi, ovunque si trovino; il corpo di Cristo non è diviso. Nessuna denominazione ha in sé tutta la vera e sana dottrina: tutti coloro che sono nati di nuovo hanno la vita eterna, se veramente hanno Gesù nella loro vita (“Chi ha il figlio ha la vita).

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