Atti 13

Atti 13
Craig Quam

Cap. 13

Da questo capitolo, il libro di Atti narra le vicende di Paolo.

Barnaba e Sulo a Cipro; il mago Elimas.

Vs. 1  Or, nella chiesa di Antiochia, vi erano profeti e dottori: Barnaba, Simeone chiamato Niger, Lucio di Cirene, Manaen, allevato assieme a Erode il tetrarca, e Saulo. 

Vengono elencati i cinque responsabili della chiesa di Antiochia:

  • Barnaba, un ebreo proveniente dalla chiesa di Gerusalemme, forse benestante dal momento che ha donato molti beni alla comunità,

  • Simeone detto Niger (forse era un uomo africano), forse giudeo,

  • Lucio di Cirene, non oriundo di Israele, presumibilmente uno dei fondatori della chiesa,

  • Manaen, un borghese, amico del re Erode, allevato nel palazzo dei ricchi. Il suo nome significa “consolatore”.

  • Paolo, un religioso.

Essi erano uomini molto diversi, con trascorsi differenti, ma uniti dallo Spirito Santo, il solo che può mettere insieme persone così eterogenee. Essi insegnavano le Scritture ed esortavano.

Il mondo ricerca molto l’unità, soprattutto quella religiosa. Il Papa si è incontrato varie volte con gli esponenti delle altre religioni, ha pregato con loro (ma chi? quale Dio? Ad es. Allah è una divinità pagana e non può essere confuso con il nostro Dio) ed ha cercato un accordo. Queste cose sono molto ammirate dalle persone, ma per Dio sono un abominio, perché non ci può essere unione fuori da Cristo.

Vs. 2.  Or, mentre celebravano il servizio al Signore e digiunavano, lo Spirito Santo disse: "Mettetemi da parte Barnaba e Saulo per l’opera alla quale li ho chiamati". Durante una riunione di culto, lo Spirito di Dio parla riguardo Barnaba e Saulo a tutta la chiesa riunita. Se osserviamo attentamente, ogni volta che in Atti i fedeli pregano,  Dio agisce in qualche modo: parla, le persone vengono salvate o battezzate nello Spirito Santo…Il Signore può parlarci in vari modi, ma quasi esclusivamente lo fa attraverso la preghiera, quale mezzo di comunicazione privilegiato; se abbiamo bisogno di Lui dobbiamo metterci in preghiera, cercare la comunicazione col Padre, perché Egli desidera parlarci, e lo fa quando ci vede in ginocchio.

Come ha fatto lo Spirito a parlare a questi fedeli? Forse attraverso una profezia fatta pronunciare ad uno dei profeti, perché non viene detto che si sia sentita una voce dal cielo.

Ogni chiesa deve essere aperta ai doni dello Spirito, perché il Signore vuole comunicare con noi e può farlo durante il culto, durante la lode, ma sempre per l’edificazione di tutti.

Vs. 3.  Allora, dopo aver digiunato e pregato, imposero loro le mani e li congedarono.

Tutta la chiesa prega e digiuna per Barnaba e Saulo, poi impongono loro le mani in quanto unti e inviati dal Signore. Appare chiaro che in questa chiesa c’era unità di pensiero, di sentimento ed un’alta spiritualità, al punto che nessuno prendeva iniziative se prima non aveva chiesto a Dio come agire. La preghiera era sempre la loro azione principale. 

Prima di compiere un passo importante nella nostra vita dobbiamo sempre digiunare e pregare, cercare la volontà di Dio e la sua giuda in ogni momento della nostra vita.

Anche l’imposizione delle mani è un atto importante: non sappiamo esattamente cosa accade quando compiamo tale azione, ma Dio ci chiama a fare questo (“Quelli che crederanno in me imporranno le mani sui malati ed essi saranno guariti”; è scritto che quando Gesù è stato toccato dalla donna col flusso di sangue, “virtù usciva da lui”, ossia una potenza guaritrice data da Dio).

Evangelizzazione a Cipro

Vs. 4-5.  Essi dunque, mandati dallo Spirito Santo, scesero a Seleucia e di là si imbarcarono per Cipro. 5  Giunti a Salamina, annunziarono la parola di Dio nelle sinagoghe dei Giudei; or avevano anche Giovanni come aiutante.

Essendo Antiochia a circa 26 km dal mare, Barnaba e Paolo si recarono al porto più vicino, Seleucia. Per arrivare a Cipro dovevano percorrere 32 miglia marine. Essa è un’isola molto grande, di circa  223 km di lunghezza e 96 di larghezza. La sua importanza economica derivava dalle  miniere di rame; era stata annessa all’impero romano e ora era una provincia senatoria. In passato era stata colonizzata dai greci, tant’è vero che Salamina era una città greca. Molti ebrei vivevano sull’isola, e vi avevano costruito varie sinagoghe; proprio da esse comincia la missione di Paolo e Barnaba.

Vengono aiutati da Giovanni Marco, un giovane aiutante scelto da Paolo, figlio di Maria.

Paolo e Barnaba non hanno agito di loro iniziativa, ossia in base ad un proprio desiderio, ma hanno atteso la chiamata da parte di Dio. Questa è una certezza anche per noi, perché se sentiamo che il Signore ha un piano per la nostra vita, esso viene riconosciuto anche dai fratelli. Inoltre, il dono datoci da Dio è palese agli occhi di tutti. 

Paolo e Barnaba hanno ricevuto il mandato da Dio e sono stati inviati anche dalla loro chiesa; erano sottomessi sia al Signore che alla chiesa. Ebrei, infatti, ci esorta a non abbandonare l’adunanza perché non siamo un’isola, ma siamo chiamati ad essere una benedizione anche per gli altri, per ammaestrarli e fare dei discepoli. 

Atti 14, 26-27.   Poi di là salparono per Antiochia da dove erano stati raccomandati alla grazia di Dio per l’opera che avevano appena compiuta. 27  Giunti là, radunarono la chiesa e riferirono quante grandi cose Dio aveva compiuto per mezzo loro e come egli aveva aperto ai gentili la porta della fede. 

Dopo il viaggio missionario, Paolo e Barnaba tornano alla loro chiesa e rendono tutti partecipi dell’opera che Dio ha compiuto tramite loro. Quindi: vengono mandati in missione dalla chiesa, sostenuti con le preghiere e, forse, anche materialmente; poi essi tornano e rendono conto a tutti delle cose accadute.

Il mago Bar-Gesù

Vs. 6-12. Poi, attraversata l’isola fino a Pafo, trovarono lì un mago, falso profeta giudeo, di nome Bar-Gesú, 7  che stava col proconsole Sergio Paolo, uomo prudente. Costui, chiamati a sé Barnaba e Saulo, cercava di ascoltare la parola di Dio, 8  ma Elimas, il mago (questo infatti è il significato del suo nome) resisteva loro cercando di allontanare il proconsole dalla fede. 9  Allora Saulo, detto anche Paolo, ripieno di Spirito Santo, fissando gli occhi su di lui, disse: 10  "O uomo pieno di ogni frode e di ogni malizia, figlio del diavolo, nemico di ogni giustizia, non la smetterai tu di pervertire le diritte vie del Signore? 11  Ora dunque, ecco, la mano del Signore è su di te, e sarai cieco senza vedere il sole per un certo tempo". Immediatamente caddero su di lui caligine e tenebre; e andava attorno in cerca di chi lo conducesse per mano. 12  Allora il proconsole, visto ciò che era accaduto, credette, colpito dalla dottrina del Signore. 

Anche se per gli ebrei era proibito praticare la magia, tale disposizione non era rispettata da tutti. Questo trasgressore probabilmente praticava la magia nera. Il suo nome significa “figlio di Joshua”; viene chiamato anche “Elima”, che significa “mago”. Viveva al seguito del proconsole Sergio Paolo, un uomo intelligente, il quale non si era lasciato circuire dal mago, ma era aperto all’ascolto della parola del Vangelo. A tale scopo manda a chiamare Paolo e Barnaba. Allora il mago, timoroso di scadere dalla sua grazia, cerca in tutti i modi di allontanare il proconsole dalla verità e di  tenerlo incatenato alle sue parole ingannevoli. 

Anche in Italia operano numerosi maghi, i quali attirano molti proseliti tra la gente credulona, ma disperata, che non conosce il Signore. La speranza è che in futuro le persone, invece di rivolgersi a questi imbroglioni, si rivolgano a Dio, il nostro vero e unico aiuto.

Il Signore colpisce il mago con una cecità temporanea, la quale speriamo gli abbia dato modo di ravvedersi.

Discorso di Paolo ad Antiochia di Pisidia.

Vs. 13. Or Paolo e i suoi compagni salparono da Pafo e arrivarono per via mare a Perge di Panfilia; ma Giovanni, separatosi da loro, ritornò a Gerusalemme. 

La Panfilia era un distretto posto sulla costa. Formò una provincia romana a sé dal 25 a.C. al 43 d.C., unendosi poi alla Licia. Probabilmente i missionari approdarono ad Attalia (vedi 14:25) e percorsero circa 19 km verso l’interno, fino a Perga, città greca. Non si parla di alcuna attività missionaria svolta in questa città.

Giovanni, detto Marco, è il figlio di Maria (Atti 12:12). Qui abbandona Paolo e Barnaba durante il viaggio missionario e torna a Gerusalemme. A causa sua, più avanti i due cristiani discuteranno prima della partenza per un altro viaggio missionario. Ma in seguito Paolo lo stimerà nuovamente quale fratello maturo nella fede e il Signore lo sceglierà perché sia l’autore di un Vangelo.

Vs. 14-15.  Or essi, proseguendo da Perge, giunsero ad Antiochia di Pisidia; e, entrati nella sinagoga in giorno di sabato, si sedettero. 15  Dopo la lettura della legge e dei profeti, i capi della sinagoga mandarono loro a dire: "Fratelli, se avete qualche parola di esortazione da rivolgere al popolo, ditela". 

Anche questa città era stata fondata da Seleuco I, il quale la dedicò a suo padre Antioco (vedi 11:19). Era una colonia romana, la più importante della zona conosciuta come Frigia Galatica. 

Luca ci descrive le caratteristiche essenziali di un culto nella sinagoga:

dopo le preghiere di apertura (qui non riportate), vi era una lettura tratta dalla legge, ossia da uno dei 5 libri del Vecchio testamento. Quindi venivano letti i Profeti e, infine, se era presente una persona competente, si ascoltava un sermone riferito alle letture.

E’ interessante notare che gli apostoli frequentavano la sinagoga, in quanto ancora la chiesa non era totalmente separata da essa. A quel tempo non c’erano i grandi edifici che abbiamo oggi (duomo, cattedrali…) ed infatti la parola “chiesa” (da ecclesia) voleva dire “quelli che sono stati chiamati fuori”; pertanto essa non era riferita ad un edificio, ma alle persone, ai santi, ai chiamati fuori dalle tenebre.

Gli apostoli seguivano il culto ebraico, ma poi portavano la loro testimonianza e raccontavano del loro incontro col Messia, l’uomo di cui parlano i profeti. Essi annunciavano Gesù ai loro connazionali, allo scopo di portare loro la verità ed aprire i loro occhi. 

Vs. 16-31.  Allora Paolo si alzò e, fatto cenno con la mano, disse: "Israeliti e voi che temete Dio, ascoltate. 17  Il Dio di questo popolo d’Israele elesse i nostri padri, e rese grande il popolo durante la sua dimora nel paese di Egitto; poi, con braccio potente, lo fece uscire fuori di là. 18  E per circa quarant’anni lo sopportò nel deserto. 19  Poi distrusse sette nazioni nel paese di Canaan e distribuì ad essi in eredità il loro paese. 20  Dopo di che, per circa quattrocentocinquant’anni, diede loro dei Giudici fino al profeta Samuele. 21  In seguito essi chiesero un re; e Dio diede loro Saul, figlio di Kis, un uomo della tribù di Beniamino, per quarant’anni. 22  Poi Dio lo rimosse e suscitò loro come re, Davide, a cui rese testimonianza, dicendo: "Io trovato Davide, figlio di Iesse, uomo secondo il mio cuore, il quale eseguirà tutti i miei voleri". 23  Dalla sua discendenza Dio, secondo la sua promessa, ha suscitato ad Israele il Salvatore Gesù. 24  Prima della sua venuta Giovanni predicò un battesimo di ravvedimento a tutto il popolo d’Israele. 25  E, come Giovanni stava per finire la sua missione, disse: "Chi pensate voi che io sia? Io non sono il Cristo; ma ecco, dopo di me viene uno, a cui io non sono degno di sciogliere i sandali dei piedi". 26  Fratelli, figli della progenie di Abrahamo, e quelli fra di voi che temono Dio, a voi è stata mandata la parola di questa salvezza. 27  Poiché gli abitanti di Gerusalemme e i loro capi, non avendo riconosciuto questo Gesù, condannandolo, hanno adempiuto le parole dei profeti che si leggono ogni sabato. 28  E, benché non trovassero in lui alcuna colpa degna di morte, richiesero a Pilato che fosse fatto morire. 29  Dopo aver compiuto tutte le cose che sono scritte di lui egli fu tratto giù dal legno e fu posto in un sepolcro. 30  Ma Dio lo risuscitò dai morti. 31  ed egli fu visto per molti giorni da coloro che erano saliti con lui dalla Galilea a Gerusalemme, i quali sono ora i suoi testimoni presso il popolo. 

Le persone che ascoltano Paolo sono sia giudei che credenti gentili

Invitato a portare un messaggio, Paolo riassume brevemente la storia del popolo ebraico, allo scopo di dimostrare che Israele era stato scelto da Dio, dal quale aveva ricevuto una terra e dei patriarchi. Dalla discendenza di uno di essi deriva Gesù, inviato come Salvatore. In contrapposizione all’azione ostile degli uomini (che comunque faceva parte del piano di Dio), viene posta l’azione di Dio, il quale resuscita Gesù dai morti.

Come sempre nella sua predica, anche in questo caso troviamo questi elementi: morte e resurrezione di Cristo, ossia il Vangelo di Gesù, il quale dà la salvezza. E’ una predica semplicissima, ma unta dallo Spirito Santo. Egli annuncia la buona novella, la quale ci dice che possiamo conoscere Dio e che, grazie a Gesù, possiamo avere la salvezza. 

Lungo le strade si vedono numerosi manifesti pubblicitari di corsi di yoga, di maghi, di guru, ossia di tutte quelle cose che ci fanno illudere di poterci mettere in contatto con il soprannaturale. Essi ci fanno capire che il popolo italiano ha fame di Dio, ma che non lo conosce, ed allora si rivolge altrove. 

Noi abbiamo la buona novella: tu puoi conoscere Dio, il tuo creatore, il quale vuole farsi conoscere da tutti perché ci ama; egli non è morto, ma è vivente e risorto; se ha salvato me, vuole farlo anche con te e tu puoi avere la vita eterna. Questa è una grande notizia.

Vs. 32-37.   E noi vi annunziamo la buona novella della promessa fatta ai padri,33  dicendovi, che Dio l’ha adempiuta per noi, loro figli, avendo risuscitato Gesù come anche è scritto nel secondo salmo: "Tu sei il mio Figlio, oggi ti ho generato". 34  E poiché lo ha risuscitato dai morti per non tornare più nella corruzione, egli ha detto così: "Io vi darò le fedeli promesse fatte a Davide". 35  Per questo egli dice anche in un altro Salmo: "Tu non permetterai che il tuo Santo veda la corruzione. 36  Or Davide, dopo aver eseguito il consiglio di Dio nella sua generazione, si addormentò e fu aggiunto ai suoi padri, e vide la corruzione, 37  ma colui che Dio ha risuscitato, non ha visto corruzione.

Resuscitando Cristo dai morti, Dio ha adempiuto alle promesse fatte al suo popolo; Paolo riporta tre citazioni, in cui il loro adempimento è in Gesù.

La prima delle citazioni proviene dal Salmo 2:7, in cui si parla di governanti che si oppongono al proprio re, unto dal Signore. In questo caso la citazione di Dio si riferisce  a Cristo, figlio di Dio, designato come Re, usando in senso metaforico l’accettazione del figlio della propria moglie come proprio, da parte di un padre,   promettendogli cura, amore e protezione. Tale salmo era accettato come riferito al Messia ed i cristiani lo attribuirono a Cristo Gesù.

La seconda e la terza citazione sono collegate. Cristo risorto non ha mai visto la corruzione del proprio corpo, mentre sorte diversa è toccata a Davide.

Vs. 38-42.   Vi sia dunque noto, fratelli, che per mezzo di lui vi è annunziato il perdono dei peccati, 39  e che, mediante lui, chiunque crede è giustificato di tutte le cose, di cui non avete potuto essere giustificati mediante la legge di Mosé. 40  Guardatevi dunque che non vi accada ciò che è detto nei profeti: 41  Guardate, o sprezzatori, meravigliatevi e siate consumati, perché io compio un’opera ai vostri giorni, un’opera che non credereste, se qualcuno ve la raccontasse. 42  Ora, quando i Giudei furono usciti dalla sinagoga, i gentili li pregarono che il sabato seguente fossero loro proposte le stesse cose.

La conclusione del discorso è nel fatto che Gesù, da Dio risorto dalla morte, è colui grazie al quale riceviamo il perdono dei peccati.

I Giudei escono dalla sinagoga con indifferenza, mentre i gentili dimostrano fame per la   parola di Dio e pregano Paolo e Barnaba di tornare a predicare circa quegli argomenti. Che cosa meravigliosa!

Qual è il nostro atteggiamento prima di venire in chiesa? Bramiamo la parola di Dio?

Ci sono persone nel mondo che ardono dal desiderio di leggere la parola di Dio e magari nel loro paese è proibito: per noi avere la Bibbia è un fatto scontato, siamo superficiali anche nell’avere timore di Dio, ma per molti essa è un tesoro inestimabile. 

Vs. 43-44.  E, dopo che fu sciolta la riunione molti fra i Giudei e pii proseliti seguirono Paolo e Barnaba, i quali, parlando loro, li persuasero a perseverare nella grazia di Dio. 44  Il sabato seguente quasi tutta la città si radunò per ascoltare la parola di Dio. 

Anche molti Giudei ascoltano la parola di Dio e, non volendo attendere ancora una settimana, seguono Paolo e Barnaba per parlare ancora con loro di Gesù e della grazia.

La settimana seguente quasi tutta la città si raduna per ascoltare i due missionari. Sarebbe meraviglioso se anche nella nostra città accadesse questo! Ma Dio può farlo!

Vs. 45 Ma i Giudei, vedendo la folla, furono ripieni d’invidia e si opponevano alle cose dette da Paolo, contraddicendo e bestemmiando. 

I Giudei, che dovevano essere uomini di fede e di santità, erano invece pieni di invidia, perché la folla seguiva Paolo e Barnaba, e non loro.

Vs. 46-47.  Allora Paolo e Barnaba, parlando con franchezza, dissero: "Era necessario che fosse annunziata a voi per primi la parola di Dio; ma poiché la respingete e non vi giudicate degni della vita eterna ecco, noi ci rivolgiamo ai gentili. 47  Poiché così ci ha comandato il Signore: "Io ti ho posto come luce delle

genti perché tu porti la salvezza fino all’estremità della terra.(Isaia 49:6)

Da questo momento in poi Paolo indirizzerà maggiormente il proprio ministero verso i gentili, anche se si recherà ancora nelle sinagoghe per ammaestrare. Ciò accade perché ha capito chi veramente è interessato alla parola di Dio con un cuore realmente aperto.

Rende nota tale decisione ai giudei, parlando loro “con franchezza”.


Vs.48-49.   I gentili, udendo queste cose, si rallegravano e glorificavano la parola del Signore; e tutti coloro che erano preordinati alla vita eterna credettero. 49  E la parola del Signore si diffondeva per tutto il paese. 

Udendo queste cose i gentili giubilavano di gioia perché fino a quel momento i Giudei avevano detto loro di essere impuri, rigettati da Dio, lontani dall’amore e dalla salvezza. Ora, invece, Paolo stava annunciando loro una buona novella, ossia l’amore di Dio per tutti gli uomini, la salvezza e la vita eterna anche per loro, ed il sacrificio fatto da Gesù per tutti. Essi non erano più fuori dal patto fatto con Abramo, perché grazie a Gesù sono entrati a far parte della famiglia di Dio.

vs. 48. …e tutti coloro che erano preordinati alla vita eterna cedettero. 

Questo versetto può generare confusione e errata interpretazione. 

Infatti i calvinisti ritengono che solo chi viene prescelto da Dio può essere salvato.  Da questo versetto si potrebbe dedurre così, però ciò va contro l’insegnamento di tutta la parola di Dio. Quando non capiamo un versetto, non lo dobbiamo saltare o far finta che non ci sia, perché non ci comoda o perché non è comprensibile, in quanto altrimenti facciamo come i testimoni di Geova che ignorano molti passi biblici, solo perché non collimano con le loro teorie; anche i cattolici hanno eliminato il comandamento che dice di non fare immagini, in quanto è contrario a ciò che loro fanno. 

La parola di Dio insegna che l’uomo ha il libero arbitrio, ossia la possibilità di scegliere se accettare o rigettare la salvezza che abbiamo in Gesù.

Circa questo argomento i calvinisti dicono che l’uomo non ha alcuna possibilità di scelta, anzi è predestinato da Dio alla salvezza o alla perdizione. Per questo motivo ritengono sia inutile la predicazione della Parola.

Invece: Dio è certamente sovrano e fa le sue scelte (es. ha scelto Abramo perché fosse il padre del popolo di Israele), ma l’uomo è responsabile della propria vita e può rigettare Dio, se vuole. Per questo motivo veniamo giudicati, in quanto Dio valuta la fede che abbiamo in Lui e nel Suo figlio Gesù. Se i calvinisti avessero ragione, sarebbe anche assurdo il comando fatto da Gesù di andare a predicare il Vangelo in tutto il mondo, in quanto la diffusione della Parola sarebbe ininfluente riguardo alla nascita della fede ed in merito alla salvezza.

Circa il libero arbitrio dell’uomo:

II Pietro 3: 9.   Il Signore non ritarda l’adempimento della sua promessa, come alcuni credono che egli faccia, ma è paziente verso di noi non volendo che alcuno perisca, ma che tutti vengano a ravvedimento. 

E’ chiarissima la volontà di Dio di salvare tutti gli uomini. Per questo è bene ricordare che non bisogna fare una dottrina partendo da un solo versetto, ma prendere l’intera rivelazione, la quale nella sua globalità ci fa capire il piano di Dio.

Giovanni 3: 16.  Poiché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna. 

Luca 12: 8. Or io vi dico: Chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anche il Figlio dell’uomo lo riconoscerà davanti agli angeli di Dio. 

Apocalisse 22: 17. E lo Spirito e la sposa dicono: "Vieni!". E chi ode dica: "Vieni". E chi ha sete, venga; e chi vuole, prenda in dono dell’acqua della vita. 

Giovanni 3: 17-21.   Dio infatti non ha mandato il proprio Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma affinché il mondo sia salvato per mezzo di lui. 18  Chi crede in lui non è condannato ma chi non crede è già condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio. 19  Ora il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo e gli uomini hanno amato le tenebre più che la luce, perché le loro opere erano malvagie. 20  Infatti chiunque fa cose malvagie odia la luce e non viene alla luce, affinché le sue opere non siano riprovate; 21  ma chi pratica la verità viene alla luce, affinché le sue opere siano manifestate, perché sono fatte in Dio". 

Gli uomini andranno all’inferno perché hanno rigettato Cristo, ossia a causa di una loro libera scelta, e non certo per volere di Dio. Ma tutti gli uomini possono scappare da questo giudizio credendo in Gesù Cristo quale figlio di Dio e personale salvatore.

Vs. 50-52. Ma i Giudei istigarono le pie donne di alto rango e i notabili della città e suscitarono una persecuzione contro Paolo e Barnaba, e li scacciarono dai loro confini. Essi allora, scossa la polvere dai loro piedi contro di loro, si recarono a Iconio. E i discepoli erano ripieni di gioia e di Spirito Santo.  

Dopo aver udito il messaggio, i gentili risposero immediatamente e senza riserve, ma i sentimenti dei giudei verso Paolo  e Barnaba si inasprirono. Per questo vennero prese delle misure contro di loro, ed essi furono costretti a lasciare la città. Prima di partire, però, compirono un’azione simbolica, quella di scuotere dai piedi la polvere, la quale era simbolo di purificazione della propria persona dall’impurità dei peccatori che non adoravano Dio. Un simile atto compiuto da ebrei nei confronti di altri ebrei era molto offensivo, in quanto significava dichiararli alla stregua dei gentili pagani. In questa circostanza i cristiani dimostrarono in modo molto energico cosa pensavano di quei giudei che rifiutavano il Vangelo.

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