Atti 12
Cap. 12
Erode fa morire Giacomo. Prigionia di Pietro.
Vs. 1-3. Or in quel tempo il re Erode cominciò a perseguitare alcuni membri della chiesa. 2 E fece morire di spada Giacomo, fratello di Giovanni. 3 E, vedendo che questo era gradito ai Giudei, fece arrestare anche Pietro (or erano i giorni degli Azzimi).
Si parla di Erode Agrippa I, nipote di Erode il Grande. Dopo aver trascorso una giovinezza alquanto tempestosa, riceve dagli imperatori Gaio e Claudio il governo di territori sempre più vasti. Fece quanto poté per accattivarsi il favore dei giudei, specialmente dei Farisei. Morì nel 44 d.C.
Erode perseguita i Cristiani: fa morire Giacomo, figlio di Zebedeo, ed arrestare Pietro, allo scopo di compiacere i giudei. Erano i giorni della Pasqua, precisamente la festa degli azzimi, periodo in cui era proibito uccidere un prigioniero. Pertanto Pietro fu posto in carcere in attesa che trascorressero i giorni di festa.
Per Giacomo si adempie la profezia di Marco 10:39 E Gesù disse loro: "Voi certo berrete il calice che io bevo e sarete battezzati del battesimo di cui io sono battezzato,
Vs. 4-5. Dopo averlo arrestato, lo mise in prigione e lo affidò alla custodia di quattro picchetti di quattro soldati ciascuno, intendendo di farlo comparire davanti al popolo dopo la Pasqua. 5 Ma, mentre Pietro era custodito nella prigione, continue orazioni a Dio erano fatte dalla chiesa per lui.
I membri della chiesa pregano continuamente per Pietro, come certamente avranno fatto per Giacomo, ma la sorte dei due non sarà la stessa. Noi non sappiamo perché Dio agisce in modo così differente, in quanto non conosciamo il Suo piano per noi.
In ogni modo sappiamo che Giacomo è con il Signore. Per questo è sbagliato dire che chi è ammalato e non guarisce è una persona che ha poca fede, in quanto, anzi, forse ne ha moltissima per sopportare il suo male. In ogni caso il vs. 5 sottolinea l’importanza di una preghiera fervente, costante, che perdura fino alla risposta, perché la preghiera cambia le cose.
Vs. 6-11. Or la notte, prima che Erode lo facesse comparire in pubblico, Pietro dormiva in mezzo a due soldati, legato con due catene; e le guardie davanti alla porta custodivano la prigione. 7 Ed ecco, un angelo del Signore sopraggiunse e una luce risplendette nella cella; e, percosso il fianco di Pietro, lo svegliò, dicendo: "Alzati in fretta!". E le catene gli caddero dalle mani. 8 Quindi l’angelo gli disse: "Cingiti allacciati i sandali". Ed egli fece così. Poi gli disse: "Avvolgiti nel mantello e seguimi". 9 E Pietro, uscito, lo seguiva senza rendersi conto che ciò che gli stava accadendo per mezzo dell’angelo fosse vero infatti egli pensava di avere una visione. 10 Ora, come oltrepassarono il primo e il secondo posto di guardia, giunsero alla porta di ferro che conduceva in città, ed essa si aprì da sé davanti a loro, e, usciti percorsero una strada, e all’improvviso l’angelo lo lasciò. 11 Quando rientrò in sé, Pietro disse: "Ora per certo riconosco che il Signore ha mandato il suo
angelo e mi ha liberato dalle mani di Erode e ha resa vana tutta l’attesa del popolo dei Giudei".
La prigionia di Pietro e le preghiere della chiesa durarono diversi giorni. Il racconto si riferisce alla notte precedente il giorno in cui Erode intendeva portare Pietro davanti al popolo, per sottoporlo ad un processo sommario e metterlo a morte. L’intero avvenimento è miracoloso e guidato da Dio.
Il narratore descrive la potenza del Signore, il quale salva Pietro, nonostante le intenzioni dei potenti: Dio ha un piano per noi e nessuno può opporsi alla sua volontà. Pietro, infatti, era un super sorvegliato, ma a nulla sono servite queste misure così rigide di fronte all’opera di Dio. Egli ha la nostra vita è nelle Sue mani, può agire come desidera e noi non dobbiamo limitarlo.
Vs. 12. Quando si rese conto della situazione, si recò alla casa di Maria, madre di Giovanni, soprannominato Marco, dove molti fratelli erano radunati e pregavano.
Questo Marco è quel giovane per il quale Paolo e Barnaba più avanti litigheranno, in quanto li aveva abbandonati nel loro viaggio missionario.
In casa di Maria c’era una riunione di preghiera, anche se la notte era inoltrata, certamente al fine di intercedere per la situazione di Pietro in carcere.
Vs. 13-15. Appena Pietro bussò alla porta d’ingresso, una serva di nome Rode si avvicinò cautamente per ascoltare. E, riconosciuta la voce di Pietro, per la gioia non aprì la porta, ma corse dentro e annunziò che Pietro stava davanti all’ingresso. Ma essi le dissero: “Tu vaneggi”. Ella però affermava che era così. E quelli dicevano: “E’ il suo angelo”.
Pur pregando per la liberazione di Pietro, quando questi arriva alla porta, gli apostoli si dimostrano increduli e, al limite, ritengono si tratti del suo angelo. Certamente, mentre pregavano Dio per Pietro, in fondo al loro cuore ritenevano che la sua sorte fosse segnata.
Spesso anche noi preghiamo con incredulità di fronte a situazioni estreme; ma Ebrei 11, 6 dice che “chi viene a Dio deve credere che Egli è e che è il remuneratore per quelli che lo cercano con insistenza”.
Crediamo veramente che dopo la morte trascorreremo l’eternità con Dio?
Che ogni cosa non fatta in lui sarà bruciata col fuoco?
Che solo ciò che si basa su Cristo durerà per l’eternità?
Anche noi spesso siamo come questi cristiani, ma Dio ama veder compiere dei passi di fede, sentirsi chiedere cose che sono al di là di ogni logica, per dimostrarci quanto è grande.
Comunque, anche se questi credenti erano dubbiosi, Dio è stato talmente misericordioso da esaudire ugualmente le loro preghiere. Forse Rode ha pregato con vera fede, riconoscendo immediatamente Pietro e non ritenendo che egli fosse un angelo. Sovente Dio ha risposto alle persone semplici, ad es. a Maddalena, una donna scartata dalla società, ma che era rimasta vicino al Signore anche dopo la morte di lui.
Vs. 16. Pietro intanto continuava a bussare. Or essi, avendo aperto, lo videro e sbigottirono.
Viene sottolineata ancora la sorpresa dimostrata dagli apostoli nel vedere Pietrodi fronte ai loro occhi, cioè la risposta di Dio alle preghiere.
Vs. 17. Ma egli, fatto loro cenno con la mano di tacere, raccontò loro come il Signore lo aveva fatto uscire dalla prigione. Poi disse: "Riferite queste cose a Giacomo e ai fratelli". Poi uscì e si recò in un altro luogo.
Pietro racconta loro lo svolgimento dei fatti.
Il Giacomo qui nominato è il fratello di Gesù (Marco 6:3), il quale più avanti figurerà come il capo della chiesa di Gerusalemme. Paolo considerava lui, Pietro e Giovanni come le tre colonne della chiesa. Era stato testimone delle apparizioni di Cristo risorto (1Corinzi 15:7), per cui viene riconosciuto come apostolo (Galati 1:19). Sostituiva Pietro nel suo ruolo di capo della chiesa.
Vs. 18-19. Quando si fece giorno vi fu un gran subbuglio fra i soldati, perché non sapevano cosa fosse avvenuto di Pietro. 19 Ed Erode lo mandò a cercare ma non lo trovò e, dopo avere interrogato le guardie, comandò che fossero condotte al supplizio. Poi discese dalla Giudea a Cesarea e là si fermò per un podi tempo.
Intanto le guardie vengono messe a morte perché non avevano saputo impedire la fuga di Pietro e, inoltre, non lo riuscivano a trovare. Poi Erode lascia la Giudea e va a Cesarea, capitale ufficiale della provincia.
La morte di Erode
Vs. 20. Or Erode era indignato contro i Tiri e i Sidoni; ma essi di comune accordo si presentarono a lui e, persuaso Blasto, ciambellano del re, chiedevano pace perché il loro paese era rifornito di viveri dalla liberalità del re.
Erode era indignato contro i Tiri e i Sidoni (non sappiamo per quale motivo), ma essi cercarono di fare un accordo con lui perché dal re ricevevano il necessario per vivere. Allora Erode va da loro.
Vs. 21-23. Nel giorno stabilito Erode, vestito del manto regale e seduto sul trono, teneva loro un discorso. 22 Il popolo lo acclamava, dicendo: "Voce di Dio e non di uomo!". 23 In quell’istante un angelo del Signore lo colpì, perché non aveva dato gloria a Dio; e morì roso dai vermi.
Erode era un uomo che non dava gloria a Dio, ma la voleva per sé.
Secondo quanto riporta lo storico ebreo Giuseppe, Erode fece celebrare a Cesarea dei giochi in onore dell’imperatore, ai quali assistettero le maggiori celebrità del regno. Si presentò vestito con un luccicante manto regale e sedette sul trono. Questi due popoli lo acclamarono come fosse un dio, perché avevano bisogno di lui, ed egli accettò le loro adulazioni. Mentre stava tenendo un discorso, venne colpito da Dio, il quale lo fece morire divorato vivo dai vermi.
Nella nostra vita stiamo dando gloria a Dio? Nella chiesa primitiva era molto pericoloso essere un ipocrita nei confronti del Signore; pensiamo ad Anania e Saffira, che volevano la gloria degli uomini e sono morti. La fede in Dio era talmente forte che nessuno si azzardava a fare qualcosa contro la sua volontà.
Dio giudica gli uomini e dà loro la morte;
- ad es. in questo caso ad Erode, che non temeva Dio, non era un credente e si compiaceva nell’essere acclamato come una divinità. Muore in un modo vergognoso e repellente.
Davide ha commesso adulterio ed ha fatto morire in battaglia il marito della sua amante; quindi ha chiesto perdono a Dio, e Lui l’ha perdonato, ma ha dovuto raccogliere i frutti del suo operare.
In Atti si racconta di Paolo che prega contro un uomo e Dio colpisce questa persona con la cecità.
Quindi: Dio colpisce chi va contro di Lui.
Mentre ha fatto morire in questo modo orribile Erode, il quale ha già avuto un anticipo della propria condizione eterna, ha dato onore a Stefano, il quale prima di morire ha visto Gesù alla destra di Dio.
Qual è la condizione di coloro che muoiono senza Dio?
Marco 9: 43-48. Ora, se la tua mano ti è occasione di peccato, tagliala; è meglio per te entrare monco nella vita, che avere due mani e andare nella Geenna, nel fuoco inestinguibile, 44 dove il loro verme non muore e il fuoco non si spegne. 45 E se il tuo piede ti è occasione di peccato, taglialo, è meglio per te entrare zoppo nella vita, che avere due piedi ed essere gettato nella Geenna, nel fuoco inestinguibile, 46 dove il loro verme non muore e il fuoco non si spegne. 47 E se l’occhio tuo ti è occasione di peccato, cavalo; è meglio per te entrare con un occhio solo nella vita, che averne due ed essere gettato nella Geenna del fuoco, 48 dove il loro verme non muore e il fuoco non si spegne.
Gesù parla della Geenna, un luogo di fuoco eterno e di vermi, e dice chiaramente che è una condizione eterna. I testimoni di Geova dicono che gli empi dopo la morte verranno annichiliti, ossia non ci saranno più, ma la parola di Dio dice chiaramente che abbiamo un’anima e che essa vivrà eternamente, o nella gloria di Dio o nel fuoco eterno.
Anche i cristiani dovrebbero meditare maggiormente su queste cose e chiedersi quale sarà la sorte di coloro che amano e che non sono convertiti: nel fuoco eterno, mangiati dai vermi. Forse evangelizzerebbero di più.
Oggi la chiesa cattolica cerca un accordo con le altre religioni. E’ vero che nella Bibbia ci sono degli aspetti che non sono essenziali per la salvezza, ma è anche vero che ciò che riguarda Gesù e la sua opera sono cose intoccabili. La tendenza della chiesa cattolica è quella di trovare dei punti di unione con le altre religioni, un accordo, ma la parola di Dio ci dice che molti percorreranno la via larga che porta alla perdizione eterna, ma stretta è la via che porta alla vita eterna, ed è Gesù.
La New Age dice che tutto è lecito e che ogni via porta a Dio; ma Gesù ci ha insegnato che solo lui è la via che porta a Dio.
Meditare su queste cose ci fa capire l’urgenza di evangelizzare le persone, ci spinge a pregare di più per la salvezza degli altri e ad essere angosciati per loro.
Gesù ha parlato tantissime volte dell’inferno e questo ci fa capire che tale argomento è importante. Nell’evangelizzare la gente bisogna sicuramente parlare della grazia di Dio, ma anche avvisare che senza Gesù Cristo si va all’inferno per l’eternità, si vive separati da Dio e il nuovo corpo celeste subirà la condanna di essere bruciato dal fuoco e mangiato dai vermi all’infinito. Ma Dio ama tutti e vuole salvare ogni persona.
La differenza che esiste tra una persona salvata ed una non salvata è che la prima dà la gloria a Dio e riconosce la Sua grandezza, mentre la seconda non agisce così e vuole la gloria per sé. Un es. di ciò è dato dai due ladri in croce accanto a Gesù: entrambi erano malviventi e degni di morire in quel modo, secondo la legge romana, ma uno prende in giro Gesù e dubita del suo essere figlio di Dio (se sei il figlio di Dio…), mentre il secondo dimostra di avere timore di Dio, di riconoscere la Sua grandezza e chiede a Gesù di ricordarsi di lui.
Anche noi cristiani dobbiamo dare gloria a Dio con la nostra vita.
I Cor. 1: 26- 29. Riguardate infatti la vostra vocazione, fratelli, poiché non ci sono tra di voi molti savi secondo la carne, non molti potenti, non molti nobili, 27 ma Dio ha scelto le cose stolte del mondo per svergognare le savie; e Dio ha scelto le cose deboli del mondo per svergognare le forti; 28 e Dio ha scelto le cose ignobili del mondo e le cose spregevoli e le cose che non sono per ridurre al niente quelle che sono, 29 affinché nessuna carne si glori alla sua presenza.
Questa è la raccomandazione che Dio fa alla sua chiesa: siamo stolti, deboli, spregevoli perché Dio non permetterà che nessuno si glori alla sua presenza; solo Lui prenderà la gloria.
I Cor. 1: 30-31. Ora grazie a lui voi siete in Cristo Gesù, il quale da Dio è stato fatto per noi sapienza, giustizia, santificazione e redenzione, 31 affinché, come sta scritto: "Chi si gloria, si glori nel Signore”.
Paolo ha citato Geremia 9: 23, un versetto che ognuno di noi deve tenere nel cuore e meditare ogni giorno. Così dice l’Eterno: “Il savio non si glori della sua sapienza, il forte non si glori della sua forza, il ricco non si glori della sua ricchezza. Ma chi si gloria si glori di questo: di aver senno e di conoscere me, che sono l’Eterno, che esercita la benignità, il diritto e la giustizia sulla terra; poiché compiaccio di queste cose”, dice l’Eterno. Come figlioli di Dio non possiamo mai gloriarci della nostra forza, della ricchezza, delle nostre capacità e esaltare noi stessi, ma dobbiamo solo gloriarci del fatto che conosciamo Dio, il re dei re; è bellissimo realizzare questo e capire che nostro padre è più grande di ogni ricco della terra e che non dobbiamo mai invidiare nulla agli altri. I ricchi sono sempre in ansia per la propria ditta, non hanno pace e sono insoddisfatti perché non sanno che la vera ricchezza è Gesù. Per questo non dobbiamo mai avere invidia per coloro che non sono figli di Dio, anche se a noi sembra che abbiano più di noi in questa vita.
Salmo 37: Non affliggerti a motivo dei malvagi; non portare invidia a quelli che operano perversamente, perché saranno presto falciati come il fieno e appassiranno come l’erba verde. Confida nell’Eterno e fa il bene; abita il paese e coltiva la fedeltà. Prendi il tuo diletto nell’Eterno, ed Egli ti darà i desideri del tuo cuore. Rimetti la tua sorte nell’Eterno, confida in lui ed egli opererà. Non dobbiamo invidiare gli altri, dice il Signore, perché non conoscono Dio e, se non si ravvedranno, saranno falciati via; i figlioli di Dio, invece, regneranno con il Padre per l’eternità sopra tutto l’universo e giudicheremo gli angeli. Come gli anziani in Apocalisse gettano la corona e si prostrano davanti al trono di Dio, anche noi un giorno, vedendo il Signore, ci inginocchieremo davanti a lui perché già ora sappiamo che la nostra salvezza è un dono ricevuto per la grazia di Dio.
Anche chi oggi non conosce il Signore e lo rifiuta, un giorno darà gloria a Dio, ma sarà tardi e verrà gettato nello stagno di fuoco.
Filippesi 2: 1- 11. Se dunque vi è qualche consolazione in Cristo, qualche conforto d’amore, qualche comunione di Spirito, qualche tenerezza e compassione, 2 rendete perfetta la mia gioia, avendo uno stesso modo di pensare, uno stesso amore, un solo accordo e una sola mente 3 non facendo nulla per rivalità o vanagloria, ma con umiltà, ciascuno di voi stimando gli altri più di se stesso. 4 Non cerchi ciascuno unicamente il proprio interesse, ma anche quello degli altri. 5 Abbiate in voi lo stesso sentimento che già è stato in Cristo Gesù, 6 il quale, essendo in forma di Dio, non considerò qualcosa a cui aggrapparsi tenacemente l’essere uguale a Dio, 7 ma svuotò se stesso, prendendo la forma di servo, divenendo simile agli uomini; 8 e, trovato nell’esteriore simile ad un uomo, abbassò se stesso, divenendo ubbidiente fino alla morte e alla morte di croce. 9 Perciò anche Dio lo ha sovranamente innalzato e gli ha dato un nome che è al di sopra di ogni nome, 10 affinché nel nome di Gesù si pieghi ogni ginocchio delle creature (o cose) celesti, terrestri e sotterranee, 11 e ogni lingua confessi che Gesù Cristo è il Signore, alla gloria di Dio Padre.
Un giorno tutte le creature si inchineranno davanti al Signore Gesù, anche i demoni e i non credenti, e confesseranno che Egli è il Signore, alla gloria di Dio. Essi lo faranno per costrizione, ma noi possiamo farlo liberamente oggi.
Isaia 45: 23 dice: … ogni ginocchio si piegherà davanti a me e ogni lingua giurerà per me, parole che in Filippesi sono usate per Gesù: questo fatto, a dispetto di quanto affermano i Testimoni di Geova, dimostra la divinità di Gesù.
I Corinzi 10. Sia dunque che mangiate, sia che beviate, sia che facciate alcun’altra cosa, fate tutte le cose alla gloria di Dio. Ogni nostra azione non deve portare gloria a noi, ma a Dio. Con la mia vita sto dando gloria a Dio, a me stessa o a un’altra cosa? Posso dire in ogni momento della mia giornata che sto facendo una determinata cosa alla gloria di Dio? In questo dobbiamo esaminare la nostra vita: quando guardiamo un film, quando parliamo di qualcuno, ecc.
Vs. 24. Ora la parola di Dio cresceva e si diffondeva.
Luca fa notare che la parola di Dio continua ad espandersi, nonostante i violenti attacchi sferrati contro di essa, la persecuzione, la morte di Erode e quella di Giacomo.
Vs. 25. E Barnaba e Saulo, ultimata la loro missione, ritornarono da Gerusalemme ad Antiochia, avendo preso con loro Giovanni, soprannominato Marco.
Barnaba e Saulo erano stati a Gerusalemme e ora tornavano ad Antiochia, la loro chiesa, dove erano due dei cinque anziani che guidavano tale comunità.