Atti 14

Atti 14
Craig Quam

Cap. 14

Paolo e Barnaba a Iconio.

Vs. 1-3.  Or avvenne che anche a Iconio essi entrarono nella sinagoga dei Giudei e parlarono in modo tale che una grande folla di Giudei e di Greci credette, 2  ma i Giudei increduli sollevarono e inasprirono gli animi dei gentili contro i fratelli. 3  Essi dunque rimasero là molto tempo, parlando francamente nel Signore, il quale rendeva testimonianza alla parola della sua grazia, concedendo che segni e prodigi si operassero per mano loro.

Iconio, l’odierna Konya, si trovava a 145 km a est di Antiochia, nella provincia della Galazia.

Questi Giudei increduli sono come i Farisei dei tempi di Gesù, cioè sono religiosi e non credono nel Signore. Tuttavia non si limitano a questo, anzi fanno di tutto per mettere le persone contro Paolo e, così facendo, impediscono con le loro azioni che altri arrivino alla salvezza. Questo modo di agire è diabolico e certamente  guidato dal maligno.

Vs. 4-7.  Or la popolazione della città fu divisa: gli uni parteggiavano per i Giudei e gli altri per gli apostoli. 5  Ma quando ci fu un tentativo dei gentili e dei Giudei con i loro capi di maltrattare gli apostoli e lapidarli, 6  essi lo vennero a sapere e fuggirono nelle città della Licaonia, a Listra. a Derbe, e nella regione circostante 7  e là continuarono ad evangelizzare. 

La popolazione si divide in due gruppi: coloro che parteggiano per gli apostoli e coloro che sono dalla parte dei Giudei. Poi Paolo e Barnaba vanno via da Iconio perché in pericolo di lapidazione. Altre volte lo Spirito ha fatto sì che la persona perseguitata continuasse a predicare con franchezza l’evangelo, fino al momento della morte (es. Stefano). Qui, invece, guida gli apostoli nella fuga.

Paolo e Barnaba a Listra.

Vs. 8-10.  Or a Listra c’era un uomo paralizzato ai piedi, che stava sempre seduto e non aveva mai camminato, essendo storpio sin dal grembo di sua madre. 9  Costui udì parlare Paolo che, fissati gli occhi su di lui, e vedendo che egli aveva fede per essere guarito, 10  disse ad alta voce: "Alzati in piedi". Ed egli saltò su e si mise a camminare.

Listra si trova a 29 km da Iconio. Era un villaggio poco importante, divenuto colonia romana nel 6 a.C., come parte di un piano di difesa contro le locali tribù bellicose.

Questo uomo era paralizzato fin dal grembo materno, quindi sicuramente i suoi muscoli erano atrofizzati ed il suo aspetto doveva essere pietoso. Paolo vede la fede che era in lui, probabilmente dall’atteggiamento che egli aveva nell’ascoltare la parola, e comunque dall’intendimento soprannaturale della conoscenza, dato al missionario dallo Spirito Santo. Allora Paolo per fede gli chiede di alzarsi, e il ragazzo di mette a camminare.

Vs. 11-12.  11  Quando la folla vide ciò che Paolo aveva fatto, alzò la voce, dicendo in lingua licaonica: "Gli dèi sono discesi fino a noi, in forma umana". 12  E chiamavano Barnaba Giove, Paolo Mercurio, perché era lui che parlava di più. 13  Or il sacerdote di Giove, il cui tempio era all’ingresso della loro città, condusse dei tori con ghirlande alle porte e voleva offrire un sacrificio assieme alla folla. 14  Ma gli apostoli Barnaba e Paolo, udito ciò, si stracciarono le vesti e si precipitarono in mezzo alla folla, gridando e dicendo:

 Allora la gente pensa che Paolo e Barnaba siano due divinità, precisamente Giove e Mercurio, venuti a visitarli. Per questo motivo ritengono sia loro dovere onorarli come meritano. Nel vedere ciò Paolo e Barnaba si stracciano le vesti (era il gesto che facevano i Giudei quando sentivano una bestemmia) e, al contrario di quanto ha fatto in precedenza Erode, danno solo a Dio la gloria di quanto è accaduto. 

Vs. 15.  "Uomini, perché fate queste cose? Anche noi siamo esseri umani con la vostra stessa natura e vi annunziamo la buona novella, affinché da queste cose vane vi convertiate al Dio vivente che ha fatto il cielo, la terra, il mare e tutte le cose che sono in essi. 

Gli Apostoli si dichiarano uguali a tutti gli altri uomini; quindi annunziano la buona novella della salvezza. 

Fino a questo momento gli apostoli hanno usato i versetti del Vecchio Testamento nelle predicazioni, ben noti ai Giudei, al fine di dimostrare come Gesù abbia adempiuto in sé tutte le profezie. Tuttavia in questo caso, dovendo predicare ai gentili, non hanno utilizzato lo stesso metodo, in quanto non sarebbero stati capiti; per questo hanno adoperato come esempio le cose della natura (mare, il cielo, la terra…), che sono ben note a tutti.

Rom. 1: 16-22.  Infatti io non mi vergogno dell’evangelo di Cristo, perché esso è la potenza di Dio per la salvezza, di chiunque crede, del Giudeo prima e poi del Greco. 17  Perché la giustizia di Dio è rivelata in esso di fede in fede, come sta scritto: "Il giusto vivrà per fede". 18  Perché l’ira di Dio si rivela dal cielo sopra ogni empietà e ingiustizia degli uomini, che soffocano la verità nell’ingiustizia, 19  poiché ciò che si può conoscere di Dio è manifesto in loro, perché Dio lo ha loro manifestato. 20  Infatti le sue qualità invisibili, la sua eterna potenza e divinità, essendo evidenti per mezzo delle sue opere fin dalla creazione del mondo, si vedono chiaramente, affinché siano inescusabili. 21  Poiché, pur avendo conosciuto Dio, non l’hanno però glorificato né l’hanno ringraziato come Dio, anzi sono divenuti insensati nei loro ragionamenti e il loro cuore senza intendimento si è ottenebrato. 22  Dichiarandosi di essere savi, sono diventati stolti.

Dio dice che nessun uomo è scusabile se non crede, perché Egli si è rivelato nella natura, sotto gli occhi di tutti. Gli Ebrei non sapevano che la salvezza sarebbe stata data agli uomini nel nome di Gesù, in quanto egli non era nato, ma il Vecchio Testamento parla di un Messia che sarebbe venuto. Chiunque ha creduto in questo Messia futuro ha avuto la salvezza già nei tempi antichi.

Rom. 2: 14-15.  Infatti quando i gentili, che non hanno la legge, fanno per natura le cose della legge, essi, non avendo legge, sono legge a se stessi; 15  questi dimostrano che l’opera della legge è scritta nei loro cuori per la testimonianza che rende la loro coscienza, e perché i loro pensieri si scusano o anche si accusano a vicenda, 

Gli ebrei avevano la legge scritta nelle tavole, ma il resto del mondo l’ha incisa nella coscienza. Quindi: la prova concreta dell’esistenza di Dio è la nostra coscienza, il fatto che conosciamo il bene e il male; se Dio non esistesse e noi veramente provenissimo da un fango primordiale, come sostiene la teoria dell’evoluzione, non esisterebbe la moralità, la coscienza e il senso del bene e del male.

Vs. 16-18.   Nelle generazioni passate egli ha lasciato che tutte le nazioni seguissero le loro strade; 17  ma non ha lasciato se stesso senza testimonianza, facendo del bene, dandoci dal cielo piogge e stagioni fruttifere e riempiendo i nostri cuori di cibo e di gioia". 18  Dicendo queste cose, riuscirono a stento a trattenere le folle dall’offrire loro un sacrificio.

La folla vuole offrire sacrifici a Paolo e Barnaba, colpita dal messaggio contenuto nelle loro parole.

Vs. 19-20.  Or sopraggiunsero certi Giudei da Antiochia e da Iconio; essi, dopo aver persuaso la folla, lapidarono Paolo e, pensando che fosse morto, lo trascinarono fuori della città. 20  Ma, essendosi i discepoli radunati intorno a lui, egli si alzò ed entrò in città; e il giorno seguente partì con Barnaba alla volta di Derbe.

La vicenda, che fino a questo momento si svolge in modo molto favorevole per Paolo e Barnaba, prende ora una svolta imprevista. Infatti sopraggiungono alcuni Giudei provenienti da Antiochia e da Iconio, forse proprio quelli che costrinsero i missionari ad andare via dalle loro città, i quali avvelenano la mente degli uditori, persuadendoli a lapidare Paolo. 

Quindi: prima li hanno esaltati come fossero dei, ora arrivano a  lapidare Paolo, solo perché qualcuno li ha indotti a farlo! E’ naturale stupirci di tale comportamento, tuttavia bisogna ricordare che  hanno fatto lo stesso anche con Gesù. 

Credendo che Paolo fosse morto, lo trascinano fuori dalla città.

Qui, assistito dai fratelli, si alza in piedi e parte per Derbe, con lo scopo di evangelizzare ancora. Infatti il suo atteggiamento non è certo quello della vittima, infatti ancora una volta  si rialza e comincia di nuovo a predicare per il Signore.

La cittadina di Derbe oggi si chiama Kerti Huyuk e si trova a 97 km da Iconio. Qui è stata trovata un’iscrizione che ne stabilisce l’identità.

Il ritorno ad Antiochia.

Vs. 21. E, dopo aver evangelizzato quella città e fatto molti discepoli, se ne ritornarono a Listra, a Iconio e ad Antiochia,

A Derbe Paolo evangelizza e molte persone credono in Gesù. Poi torna a Listra, dove lo avevano lapidato, quindi va a Iconio e ad Antiochia. Certamente non era un uomo che si faceva intimorire. Qui vediamo come Paolo fosse solito visitare nuovamente le chiese da lui stabilite, anche se situate in luoghi in cui le persone si erano dimostrate ostili, o per lo meno  mantenersi in contatto tramite lettere o collaboratori.

Vs. 22.    confermando gli animi dei discepoli e esortandoli a perseverare nella fede, e dicendo che attraverso molte afflizioni dobbiamo entrare nel regno di Dio.

Paolo non pensava minimamente a se stesso, ma la sua preoccupazione era rivolta ai fratelli e al fatto che la loro fede si mantenesse forte; egli, infatti, tornava nei luoghi in cui era stato perseguitato per esortare i fratelli a perseverare nella fede, anche nelle difficoltà. Le prove colpiscono i credenti e i non credenti, ma i primi hanno il Signore che li accompagna; nel momento della morte i non credenti sono soli e disperati, mentre i credenti vanno col Signore.

Il regno di Dio è il luogo in cui entreranno i cristiani alla loro morte, oppure nel momento del ritorno di Cristo. La via che conduce ad esso è tortuosa e può implicare anche la persecuzione; tuttavia il credente è consapevole di essere sotto la benedizione e la protezione di Dio.

Vs. 23.  E dopo aver designato per loro degli anziani in ciascuna chiesa, avendo pregato e digiunato, li raccomandarono al Signore nel quale avevano creduto.

La preghiera e il digiuno sono due elementi importantissimi nel libro di Atti e precedono ogni scelta importante. 

In questo caso anticipano la scelta degli anziani, i quali vengono  raccomandati al Signore. In alcune chiese accade che gli anziani vengano designati in base alla loro popolarità, ma qui vediamo, come in altri passi, che essi vengono scelti da fratelli più anziani e maturi nella fede.

Vs. 24-28. Attraversata poi la Pisidia, vennero nella Panfilia. 25  E, dopo aver annunziata la parola a Perge, scesero ad Attalia. 26  Poi di là salparono per Antiochia da dove erano stati raccomandati alla grazia di Dio per l’opera che avevano appena compiuta. 27  Giunti là, radunarono la chiesa e riferirono quante grandi cose Dio aveva compiuto per mezzo loro e come egli aveva aperto ai gentili la porta della fede. 28  E rimasero qui con i discepoli per parecchio tempo. 

Paolo e Barnaba tornano nella loro chiesa di Antiochia, alla quale dovevano rendere conto circa il lavoro svolto. Ai fratelli raccontano quante meraviglie Dio aveva fatto attraverso di loro e come molti gentili si siano avvicinati alla fede. Con i fratelli rimangono per molto tempo.

Qui termina il primo viaggio missionario di Paolo.

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