Atti 11

Atti 11:1-11:19
Craig Quam
Atti 11:19-12:20
Craig Quam

Cap. 11

L’episodio di Cornelio fa capire a Pietro e a molti altri ebrei che, grazie al sacrificio di Gesù,  la salvezza era divenuta un dono per tutti gli uomini, quindi anche per i gentili. 

In realtà tale concetto era stato già espresso con chiarezza da Cristo, quando annunciò che il suo ritorno sarebbe avvenuto in seguito allo spargimento della Sua parola in ogni luogo della terra; anche una profezia sul messia diceva che egli sarebbe stato il punto di riferimento per i non ebrei.

Tuttavia tale concetto non era stato compreso perché, come anche noi oggi, anche i credenti di allora avevano la testa dura.

Pietro si giustifica davanti alla chiesa per aver fatto battezzare Cornelio

Vs. 1-3. Or gli apostoli e i fratelli che erano in Giudea vennero a sapere che i gentili avevano ricevuto la parola di Dio. E, quando Pietro salì a Gerusalemme, quelli che erano circoncisi contendevano con lui dicendo: “Tu sei entrato in casa di uomini incirconcisi e hai mangiato con loro!”. 

In questi versetti viene raccontata la reazione della chiesa circa tale avvenimento.

Al ritorno a Gerusalemme Pietro trova molta durezza nei fratelli circa il suo operato e deve discutere con loro. Infatti, agli ebrei non era permesso  entrare in casa dei gentili e tanto meno mangiare con loro, in quanto questi due fatti erano ritenuti causa di contaminazione. Tale modo di pensare è la causa di tanto scandalizzarsi. Questi ebrei cristiani dimostrano un profondo orgoglio religioso che li fa sentire superiori agli altri.

Anche oggi nelle nostre chiese molti problemi sorgono tra fratelli, in quanto viene imposto un modo di vestire, di comportarsi, il portare il velo o i pantaloni, la giacca o il maglione, …allora si richiedeva la circoncisione, l’esclusiva assunzione  di determinati cibi, ecc. 

E’ vero che la parola di Dio ci chiede di vestire in modo dignitoso, ma è anche vero che tali cose non sono determinanti per la salvezza; essa, infatti, ci viene data in dono, per grazia. In questo è la differenza tra il legalista e il vero cristiano, ossia nel fatto che il legalista vuole essere gradito a Dio grazie le sue opere.

Molte chiese in Italia, pur credendo nella salvezza come dono gratuito di Dio, ritengono che la santificazione sia qualcosa che bisogna ottenere attraverso il proprio operare; ma questa è un’eresia, in quanto noi siamo perdonati per la grazia di Dio e continuiamo ad essere accettati da lui gratuitamente, ossia non per la circoncisione, per il fatto di aver consumato un determinato cibo, o per altri motivi: solo la fede nel figlio di Dio può salvarci. Bisogna fare attenzione che nessuno riesca ad imporci delle regole perché non sono le cose esteriori che ci cambiano. Inoltre, non sono le cose materiali a contaminarci (cibo, vestiti…) ma le maldicenze, il risentimento, l’odio, il male che c’è dentro di noi.

Certamente la visione del velo che Dio ha dato a Pietro aveva lo scopo di scuoterlo, di tirarlo fuori dal suo essere limitato e insegnargli quanto è grande il piano di Dio, lontano dall’esteriorità. Non sono le cose apparenti a renderci santi, ma il Signore. Dio opera ovunque, in ogni denominazione e chiama operai da ogni luogo. In Marco 9 si racconta come gli apostoli sgridarono alcuni uomini perchè scacciavano i demoni nel nome di Gesù, in quanto essi non erano membri del loro gruppo. Tuttavia Cristo li riprende dicendo che “chi non è contro di noi è con noi”.

Vs. 4-7.  Ma Pietro cominciando dall’inizio, spiegò loro per ordine come si erano svolti i fatti dicendo: 5  "Io stavo pregando nella città di Ioppe, quando fui rapito in estasi ed ebbi una visione: un oggetto, simile a un gran lenzuolo tenuto per i quattro capi, scendeva come se fosse calato giù dal cielo e giunse fino a me. 6  Guardandovi attentamente dentro scorsi e vidi quadrupedi, fiere, rettili della terra e uccelli del cielo. 7  E udii una voce che mi diceva: "Pietro, alzati, ammazza e mangia". 

Pietro racconta con ordine come il Signore gli aveva mostrato la grandezza del Suo piano, ossia l’apertura della salvezza a tutti gli uomini.

Vs. 8. Pietro dice: “Niente affatto Signore, poiché non è mai entrato in bocca nulla di impuro o di contaminato”. 

Questo atteggiamento di Pietro è sbagliato perché dimostra di non essere disponibile alla richiesta del Signore. Non dobbiamo mai avere questo atteggiamento negativo, ma essere pronti ad acconsentire e a sottometterci, affinché possiamo portare frutto nella nostra vita.

Vs. 9-12. 9  Ma la voce mi rispose per la seconda volta dal cielo: "Le cose che Dio ha purificato, non farle tu impure". 10  E ciò accadde per tre volte, poi ogni cosa fu di nuovo ritirata in cielo. 11  In quello stesso momento tre uomini, mandati a me da Cesarea, si presentarono alla casa dove mi trovavo. 12  E lo Spirito mi disse di andare con loro, senza avere alcuna esitazione. Or con me vennero anche questi sei fratelli, e così entrammo nella casa di quell’uomo. 

Non dobbiamo mai chiamare sporco, impuro o contaminato ciò che Dio ha santificato, ad es. i nostri fratelli e le nostre sorelle, ritenendoci migliori di loro o più santi.

Galati 3 dice che non c’è né ebreo né giudeo, né maschio né femmina, ma tutti siamo uguali in Cristo. Davanti a Dio abbiamo la santità di Gesù e per questo dobbiamo guardare gli altri con gli occhi di Dio, ossia con amore e con fede. Grazie a queste cose Dio vede in noi il prodotto finale, cioè quello che saremo quando Egli avrà terminato in noi la sua opera.

Continuando a seguire la vita di Pietro, vediamo che egli è ricaduto nell’ipocrisia. 

Galati 2: 11  Ma quando Pietro venne in Antiochia, io gli resistei in faccia, perché era da riprendere. 

Paolo racconta di averlo ripreso davanti a tutti e di averne sottolineato l’ipocrisia perché, temendo il giudizio del gruppo legalista di Giacomo, si era separato dai gentili e non mangiava più con loro. Inoltre, in questo suo comportamento aveva trascinato anche altri fratelli, uno dei quali era Barnaba. 

Vs. 13-14. … Egli ti dirà parole, per mezzo delle quali sarai salvato tu e tutta la tua casa. 

Qui chiaramente viene detto che, anche se un uomo è pio, prega e digiuna, cerca il volto di Dio e dona ai poveri, non sarà salvato fino a quando non avrà udito il Vangelo e non avrà accettato Gesù. Cornelio temeva Dio, lo pregava e lo cercava, ma non era salvato: solo per mezzo di Gesù si arriva alla salvezza, non per le opere.

Vs. 15. Avevo appena cominciato a parlare, quando lo Spirito Santo discese su di loro, come era sceso al principio su di noi. 

Lo Spirito Santo viene versato su di loro, anche se non erano circoncisi e non osservavano norme esteriori (abbigliamento elegante, velo in testa…), bensì solamente perché avevano creduto per fede.

Vs. 16-17. …Se dunque Dio ha dato loro lo stesso dono che abbiamo ricevuto noi, che abbiamo creduto nel Signore Gesù Cristo, chi ero io da potermi opporre a Dio? 

Pietro giustamente si sottomette alla volontà di Dio, dimostrando un atteggiamento che dovremmo avere anche noi in ogni momento della nostra vita, ossia ogni qualvolta che la nostra volontà si scontra con quella di Dio.

Vs. 18. Udite queste cose, essi si calmarono e glorificarono Dio, dicendo: “Dio dunque ha concesso il ravvedimento anche ai gentili per ottenere la vita!”. Finalmente anche gli altri hanno capito che il piano di Dio è per tutti i popoli.

Guida alla lettura

Il Vangelo predicato in tutto il mondo (Atti 11:19-28:31)

Ora Atti concentra la sua attenzione sulla chiesa di Antiochia di Siria e il ministero di Barnaba e Saulo (Atti 11:19-30).

Giacomo viene ucciso da Erode Agrippa I (Atti 12:1-4).

Pietro viene carcerato, ma poi liberato miracolosamente (Atti 12:5-19).

Erode muore in modo tragico (Atti 12:20-25).

Il resto del libro parla dei viaggi di Paolo e delle sue carcerazioni.

I viaggio.

Da Antiochia (Atti 13:1-3), Paolo e Barnaba vanno a Cipro (Atti 13:4-12), ad Antiochia di Pisidia (Atti 13: 13-52), a Iconio (Atti 14:1-7) e Listra (Atti 14:8-18).

Da Listra, dove Paolo viene lapidato, tornano alle città appena visitate, fino ad Antiochia (Atti 14:19-28).

La predicazione fatta ai gentili durante il primo viaggio missionario provoca la protesta di alcuni giudei (Atti 15:1-5).

Il problema viene discusso e risolto da una rivelazione, che viene comunicata ai fratelli di Antiochia (Atti 15: 6-35).

Comincia il II viaggio di Paolo.

Paolo e Barnaba si separano e Paolo sceglie Sila come nuovo compagno (Atti 15:36-40).

Mentre si trova in Asia Minore, Paolo ha la visione di un uomo macedone (Atti 15:41-16:10).

Entrando in Macedonia, predica a Filippi, Tessalonica e Berea (Atti 16:11-17:15).

Il Vangelo viene predicato ad Atene e a Corinto (Atti 17:16-18:22).

Il III viaggio inizia con l’attraversamento della Galazia e della Frigia (Atti 18:23).

Paolo va ad Efeso (Atti 18:24-19:41).

Visita nuovamente le comunità della Macedonia e della Grecia (Atti 20:1-16) e chiama gli anziani di Efeso per incontrarli a Mileto, al fine di metterli in guardia dai falsi insegnanti (Atti 20:17-38).

Arriva per mare a Cesarea e poi va a Gerusalemme (Atti 21:1-16). Qui termina il III viaggio.

Qui Paolo viene arrestato e processato davanti al Sinedrio  (Atti 21:27-23:11).

Viene condotto a Cesarea, dove visse due anni in prigione sotto Felice (Atti 23:12-24:27).

Paolo si appella a Cesare (Atti 25:1-12).

Durante il viaggio verso Roma, Paolo e i suoi compagni naufragano e giungono a Malta (Atti 27:1-28:10).

Dopo tre mesi il viaggio ricomincia e giungono a Roma (Atti 28:11-16).

Per due anni Paolo è agli arresti domiciliari, libero di predicare il Vangelo a coloro che lo ospitano (Atti 28:17-31).


Predicazione ai gentili di Antiochia.

Dio ha fatto capire alla chiesa primitiva che il suo piano di salvezza è indirizzato a tutti gli uomini, non solamente al popolo ebraico. Riportato ai nostri giorni, questo concetto ci dice che tra i salvati ci sono, ad esempio, anche gli arabi, i quali un giorno, dice l’Apocalisse, vicino a noi loderanno il Signore, anche se ai nostri occhi  oggi sembra impossibile.

Vs. 19-21.  Or coloro che erano stati dispersi a motivo della persecuzione iniziata con Stefano, arrivarono fino alla Fenicia, a Cipro e ad Antiochia, annunziando la parola a nessun altro, se non ai soli Giudei. 20  Or alcuni di loro originari di Cipro e di Cirene, arrivati ad Antiochia, iniziarono a parlare ai Greci, annunziando il Signore Gesù. 21  E la mano del Signore era con loro; e un gran numero credette e si convertì al Signore. 

Luca ci riporta al cap. 8, in cui ha parlato della persecuzione che ha colpito la chiesa dopo la morte di Stefano, e alla conseguente dispersione di molto credenti cristiani. 

Essi si recarono nella Fenicia, attuale Libano, una stretta striscia di terra che iniziava dal monte Carmelo e si spingeva lungo la costa per circa 242 km. Le sue città principali erano Tiro, Sidone, Tolemaide e Zarephat.

Cipro, patria di Barnaba, tra la sua popolazione aveva persone giudaiche già prima del II secolo a.C. (I Macc. 15:23). Poi fu evangelizzata da Paolo e Barnaba.

Antiochia, capitale della provincia romana della Siria, era rapidamente cresciuta fino a diventare la terza città dell’impero, dopo Roma e Alessandria. Fondata da Seleuco I, le fu dato il nome di Antiochia dal nome del padre del fondatore, Antioco. Aveva 500.000 abitanti, molti dei quali erano ebrei.

Alcuni giudei dispersi a causa della persecuzione predicavano il vangelo solo ai propri connazionali; tuttavia alcuni predicarono ai gentili Greci, e molti di essi si convertirono (“la mano del Signore era con loro”). Nel vs. 21 si sottolinea come tali conversioni sono frutto del piano di Dio per i gentili. Esse si verificano ad Antiochia, la terza città dell’impero romano per grandezza, elegante, ricca e potente. In questi versetti non viene nominato un apostolo in particolare quale artefice di queste conversioni, un leader, una persona di spicco, importante, ma si dice che esse sono dovute alla predicazione “dei discepoli”. Infatti, biblicamente siamo tutti semplici discepoli, qualunque sia il ruolo che rivestiamo nella chiesa.

Vs. 22-26. La notizia di questo pervenne agli orecchi della chiesa che era a Gerusalemme; ed essi inviarono Barnaba, perché andasse fino ad Antiochia. Quando egli giunse, vista la grazia di Dio, si rallegrò ed esortava tutti a rimanere fedeli al Signore con fermo proponimento di cuore, perché egli era un uomo dabbene, pieno di Spirito Santo e di fede. E un gran numero di persone fu aggiunto al Signore.

Poi Barnaba partì per andare a Tarso in cerca di Saulo e, trovatolo, lo condusse ad Antiochia. E per un anno intero essi si radunarono con la chiesa e ammaestrarono un gran numero di gente; e, per la prima volta ad Antiochia, i discepoli furono chiamati cristiani. 

Cristiani significa “seguaci di Cristo”. “Cristo”, quindi, viene considerato un nome proprio, anche se in origine era un appellativo di Gesù e equivaleva a “Messia”. Nel tempo tale nome si trasformò sempre più in un’alternativa al nome di Gesù.

Cristiani significa “appartenenti a Cristo”: “Chi ha il figlio ha la vita, chi non ha il figlio non ha la vita”: questo è l’unico messaggio per la nostra vita, perché la salvezza ci viene solo da Gesù, il Messia.

Vs. 27-30 In quei giorni, alcuni profeti scesero da Gerusalemme ad Antiochia. 28  E uno di loro, di nome Agabo, si alzò e per lo Spirito predisse che ci sarebbe stata una grande carestia in tutto il mondo; e questa avvenne poi sotto Claudio Cesare. 29  Allora i discepoli, ciascuno secondo le proprie possibilità, decisero di mandare una sovvenzione ai fratelli che abitavano in Giudea. 30  E questo essi fecero, inviandola agli anziani per mezzo di Barnaba e di Saulo. 

I profeti nella chiesa primitiva avevano varie funzioni: predicavano, predicevano il futuro, spiegavano il vecchio testamento al fine di mostrare come le profezie in esso contenute si fossero adempiute negli avvenimenti connessi con il sorgere della chiesa.

Il profeta Agabo, che aveva già profetizzato su Paolo, prevede una carestia in tutto l’impero romano. Pertanto la chiesa raccoglie un’offerta per i fratelli della Giudea, data in base alle possibilità di ciascuno. Il denaro raccolto viene inviato agli anziani, non agli apostoli, i quali avevano incaricato queste persone di occuparsi di tale compito.

II Corinzi 9: 6-7  Or questo dico: Chi semina scarsamente mieterà altresì scarsamente; e chi semina generosamente mieterà altresì abbondantemente. 7  Ciascuno faccia come ha deliberato nel suo cuore, non di malavoglia né per forza, perché Dio ama un donatore allegro. 

Paolo afferma che il nostro dare non deve essere frutto di una costrizione, ma di un atto allegro. Come per ogni altro aspetto della nostra vita, anche il dare materialmente la primizia a Dio genera una benedizione. Il Padre ci benedice affinché noi possiamo essere a nostra volta  una benedizione per chi è nel bisogno. Ci sono chiese che aiutano i poveri dando tutto ciò di cui necessitano materialmente per vivere. Tale atto avviene in modo controllato, al fine di evitare che le donazioni vengano sprecate o utilizzate per scopi non leciti. Molte persone si sono convertite al Signore grazie a queste iniziative perché hanno visto che, dove non arriva lo stato, provvedono i figli di Dio.

II Cor. 9: 12    Poiché l’adempimento di questo servizio sacro non solo supplisce alle necessità dei santi, ma produce anche abbondanza di ringraziamenti verso Dio,

definisce il donare “un servizio sacro”.

In II corinzi 9: 13-15   13  perché, a causa della prova di questa sovvenzione, essi glorificano Dio per l’ubbidienza all’evangelo di Cristo, che voi confessate, e per la liberalità con cui ne fate parte a loro e a tutti. 14  E con le loro preghiere per voi vi dimostrano singolare affezione per l’eccellente grazia di Dio sopra di voi. 15  Or sia ringraziato Dio per il suo dono ineffabile. 

Paolo sottolinea che il donare qualcosa di materiale è un atto facilissimo, il minimo che possiamo fare, soprattutto se pensiamo all’immenso sacrificio fatto da Gesù per noi (un dono ineffabile).

Indietro
Indietro

Atti 10

Avanti
Avanti

Atti 12