Apocalisse 3
Apocalisse 3:1-6
Apocalisse 3:7-13
Apocalisse 3:14-22
Cap. 3
Quinta lettera: alla chiesa di Sardi
La città di Sardi
L’antica città di Sardi sorgeva in posizione privilegiata, poiché costruita su uno sperone di roccia, attorno al quale il fiume Pacatolo aveva scavato una grande gola. Alla città, quindi, si poteva accedere solamente da una strada molto ripida, mentre era protetta dagli altri tre lati. Il fiume, inoltre, trasportava delle pepite d’oro e ciò fu la sua ricchezza.
Nel VI sec. a.C. fu conquistata da Ciro re di Persia e nel IV da Alessandro Magno. Nel 214 a.C. fu nelle mani di Antioco il Grande.
La città era pagana: veniva adorata Cibale, madre di tutti gli dèi.
Quando fu conquistata dai Romani perse ogni importanza e divenne una città morta. Tale era al tempo di Giovanni.
La chiesa di Sardi
Non si conoscono le origini di questa chiesa, ma certamente era in declino, come la sua città di appartenenza.
Questa è la quinta lettera inviata da Gesù ad una chiesa dell’Asia. Come le altre chiese, anche questa è realmente esistita, tuttavia tali lettere sono ancora attuali ed è come se venissero inviate anche oggi alle nostre chiese locali ed a tutti i credenti. Pertanto ciò che Cristo dichiara a loro è valido anche per noi. Dobbiamo esaminarci, confrontarci con la Parola di Dio e riconoscere fino a che punto assomigliamo alle qualità che Cristo menziona. Se non abbiamo le qualità positive di cui Egli parla, oppure, se siamo mancanti in una di queste qualità, allora sappiamo dove dobbiamo impegnarci. Se invece riconosciamo di avere una o più delle qualità negative elencate, allora dobbiamo ravvederci e cambiare direzione.
Oggi vogliamo studiare quello che Cristo vuole comunicare alla chiesa di Sardi, alla quale preghiamo di non dover mai assomigliare. Purtroppo tante chiese oggi hanno queste stesse qualità e il pericolo di diventare come loro è molto reale, perciò dobbiamo stare in guardia.
Sardi era una città posta nell’attuale Turchia e a tale chiesa il Signore non accredita alcun pregio, anche se Cristo era morto solamente da pochi anni. Siamo, infatti, nel primo secolo di vita della chiesa e già esisteva una chiesa morta.
Vs. 1. "E all’angelo, della chiesa in Sardi (attuale Turchia) scrivi: queste cose dice colui che ha i sette Spiriti di Dio
Consideriamo prima il modo in cui Cristo si identifica, ricordando che Egli attribuisce a se stesso delle qualità diverse, in base a ciò che vuole comunicare alla chiesa.
Qui Giovanni non vuol dire che Gesù ha sette spiriti, poiché lo Spirito Santo è uno, ma che ha sette caratteristiche, quelle riportate in
Isaia 11:2. Lo Spirito dell’Eterno riposerà su lui: spirito di sapienza e d’intelligenza, spirito di consiglio e di potenza, spirito di conoscenza e di timore dell’Eterno.
In questo caso Gesù voleva dire a tale chiesa che non possedeva alcuna di queste caratteristiche, neppure una. Essi non hanno alcun rapporto con lo Spirito Santo e non ne sono rigenerati, perciò sono morti.
e le sette stelle.
Gesù ha autorità sulle chiese, le possiede nella sua mano, ma in questo caso egli non guida tale chiesa, la quale è condotta dalle tradizioni umane.
Ascoltiamo adesso quello che ha da dire a tutte le chiese che assomigliano alla chiesa di Sardi.
Io conosco le tue opere; tu hai la reputazione di vivere, ma sei morto.
Tale chiesa aveva la fama di essere una chiesa viva, attiva, ma Gesù la vede morta. Probabilmente il Signore si riferisce agli altri credenti, agli occhi dei quali tale chiesa sembrava positiva. La triste realtà è che non è tanto difficile per una chiesa far credere agli altri, e anche a se stessa, di essere piena di vita, quando invece è morta. Gesù più volte ha affermato che bisogna fare attenzione quando gli altri ci lodano apertamente, poiché la medesima cosa è capitata ai falsi profeti, che erano compromessi con il mondo. Quando i non credenti stimano un cristiano, ciò significa che questi somiglia al mondo e perciò viene considerato uno di loro. Tale credente ha perso la sua sapidità ed il suo ruolo di luce, che mette in evidenza le mancanze.
Notiamo come tale chiesa non stava attraversando alcun periodo difficile e nessun attacco da parte del nemico: a Pergamo c’era il trono di Satana e la persecuzione, a Tiatira la falsa profetessa, ma qui non c’era alcun attacco del nemico perché essi si comportavano esattamente come Satana voleva. Perché attaccarli se essi erano addormentati? Perché svegliarli o infastidirli? Essi non lavoravano per Dio, perciò erano perfetti così come erano. Il nemico attacca solamente coloro che odia e che vede come una minaccia, ma non chi ritiene essere innocuo.
Un’altra considerazione:
questa chiesa doveva avere al suo interno dei veri credenti, dal momento che Cristo si è interessato a loro. Egli non abbandona i suoi figli: pensiamo a Noé e a Lot: all’interno di una realtà perversa, Egli versa la sua benignità su coloro che lo amano. Cristo interviene ed è geloso di coloro che gli appartengono.
Vs. 2. Sii vigilante e rafferma il resto delle cose che stanno per morire, perché non ho trovato le tue opere compiute davanti al mio Dio.
Ecco la ricetta per recuperare: curare ciò che di buono è rimasto e non permettere che muoia. Ci sono chiese che hanno poco dell’insegnamento biblico, rimpiazzato dalle tradizioni umane, dai rituali o dal culto alle persone. Ciò che di buono è rimasto deve essere ravvivato per evitare che muoia.
Essi non hanno compiuto le opere di Dio. Quali sono tali opere? Sfamare i poveri, predicare il Vangelo, curare i malati... queste sono opere altamente meritorie, ma Dio ci chiede primariamente qualcos’altro.
Giovanni 6: 26-29. Gesù rispose loro e disse: "In verità, in verità vi dico che voi mi cercate non perché avete visto segni, ma perché avete mangiato dei pani e siete stati saziati. 27 Adoperatevi non per il cibo che perisce, ma per il cibo che dura in vita eterna, che il Figlio dell’uomo vi darà, perché su di lui il Padre, cioè Dio, ha posto il suo sigillo". 28 Gli chiesero allora: "Che cosa dobbiamo fare per compiere le opere di Dio?". 29 Gesù rispose e disse loro: "Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato".
L’opera primaria è quella di credere in Gesù e forse questi fratelli erano mancanti sotto questo aspetto. Esistono chiese protestanti, infatti, che negano la nascita miracolosa di Gesù, la Sua origine divina o la verginità di Maria; altri hanno anteposto degli uomini a Cristo, trasformandoli in idoli. I cristiani, invece, devono credere in Gesù ed affermare che Egli è vivo ed opera anche in questo momento con prodigi e miracoli. Un giorno Egli tornerà ed ogni cosa umana sarà spazzata via in un attimo, per lasciare posto solamente alle realtà spirituali.
Ecco cosa comanda Cristo:
Sii vigilante.
L’esortazione che Cristo ha rivolto a questa chiesa è di essere vigilante, cioè ribadisce un concetto che è centrale nella Bibbia. Essa è la Parola di Dio al mondo, dove Gesù dichiara che verrà per giudicare. Egli avvisa l’uomo di non ignorare questa realtà, ma di essere vigilante, per essere pronto.
In questo brano Gesù non parla del giudizio finale, ma di un giudizio, di una disciplina severa che Egli riverserà su questa chiesa, se non si ravvede. Essere vigilante vuol dire essere attento, stare in guardia, riconoscere il pericolo ed essere pronto, fare di tutto per non cadere. Dunque vuol dire concentrarsi, impegnarsi totalmente per non subire il pericolo che incombe.
Allora il comando di essere vigili non è indirizzato soltanto a una chiesa che cammina male, ma è rivolto a tutti, perché Cristo ritornerà, Egli giudicherà la sua Chiesa e purificherà con il fuoco quello che Egli trova non puro.
Essere vigili vuol dire di più che essere solo a conoscenza di una situazione, ma essere preparati attivamente. Così dobbiamo vivere, perché Cristo ritornerà, anche se non sappiamo quando. Non dobbiamo essere distratti dagli eventi di questa vita.
Rafforza il resto che sta per morire.
Ogni credente e ogni chiesa dovrebbero essere vigilanti, ma anche reagire per tornare indietro rispetto alla situazione catastrofica in cui si trovano. Il primo passo da compiere è quello di ricordare ciò che hanno ricevuto e ascoltato all’inizio della conversione. In altre parole, dovevano ricordare come erano stati convinti dei loro peccati e come avevano avuto grande gioia per quanto riguarda il perdono. Dovevano ricordare quanto grande e gioiosa era la verità che vede Dio offrire vero perdono e vita eterna per mezzo di Gesù Cristo.
Vs. 3. Ricordati dunque quanto hai ricevuto e udito; serbalo e ravvediti.
Questa chiesa, ed ogni credente, deve aggrapparsi alle verità del Vangelo e tornare al primo amore. Chiediamoci se siamo giusti davanti a Dio, oppure se qualcosa in noi deve essere cambiato. Preghiamo Dio affinché ci dia chiarezza e ci aiuti ad analizzarci fino in fondo.
“Serbalo” vuol dire “aggrapparsi fermamente”, con tutte le proprie forze, come l’aggrapparci al bordo di una nave durante una tempesta. Da questo trattenere con tutte le forze deriva la nostra salvezza poiché la Parola dura in eterno.
“Ravvediti”. “Ravvedersi” vuol dire “cambiare radicalmente direzione” ed andare da un’altra parte. E’ ovvio che un credente commette delle mancanze, ma esse non possono costituire il suo stile di vita, altrimenti egli non è realmente convertito.
Se tu non vegli, io verrò su di te come un ladro, e non saprai a quale ora verrò su di te.
Sia nei Vangeli che in 1 Tessalonicesi Gesù avvisa che il suo ritorno sarà improvviso, come quello di un ladro, che arriva nel momento meno atteso. In 1 Tessalonicesi Paolo parla ai credenti e circa il ritorno di Cristo dice:
1 Tessalonicesi 5: 1- 9. Ora, quanto ai tempi e alle stagioni, fratelli, non avete bisogno che ve ne scriva, 2 poiché voi stessi sapete molto bene che il giorno del Signore verrà come un ladro di notte. 3 Quando infatti diranno: "Pace e sicurezza", allora una subitanea rovina cadrà loro addosso, come le doglie di parto alla donna incinta e non scamperanno affatto. Questi sono i segni che precederanno l’ultimo ritorno di Cristo sulla terra. Saranno sempre più frequenti e più intensi: terremoti, carestie, malattie... 4 Ma voi, fratelli, non siete nelle tenebre, così che quel giorno vi sorprenda come un ladro. 5 Voi tutti siete figli della luce e figli del giorno; noi non siamo della notte né delle tenebre. 6 Perciò non dormiamo come gli altri, ma vegliamo e siamo sobri. La chiesa deve sapere ciò che sta per accadere ed essere preparata all’evento: nascita di Israele, costituzione delle alleanze che si uniranno nel Medioriente, crescita della potenza cinese, che un giorno verrà a combattere con il suo potente esercito per conquistare il petrolio. Solo oggi riusciamo a comprendere le verità contenute nel libro di Daniele, poiché siamo negli ultimi tempi. 7 Infatti coloro che dormono, dormono di notte, e coloro che s’inebriano, s’inebriano di notte. 8 Ma noi, poiché siamo del giorno, siamo sobri, avendo rivestito la corazza della fede e dell’amore, e preso per elmo la speranza della salvezza. 9 Poiché Dio non ci ha destinati all’ira, ma ad ottenere salvezza per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo, La chiesa non sarà oggetto dell’ira di Dio, ma come Noé e Lot saremo salvati dagli eventi del mondo.
Vs. 4. Tuttavia hai alcune persone in Sardi che non hanno contaminato le loro vesti; esse cammineranno con me in vesti bianche, perché ne sono degne.
Alcuni credenti in Sardi sono sinceri, seguono Dio e non si contaminano con ciò che accade nella loro chiesa. Si erano mantenuti estranei alle tendenze del mondo, così come negli ultimi tempi la chiesa dovrà estraniarsi da ciò che accadrà, perché il mondo sarà in mano all’Anticristo ed al falso profeta. Tutti sperano nella costituzione di una grande religione mondiale, che veda la pace tra tutte le religioni del mondo; per Dio questa è la grande Babilonia ed ogni credente é chiamato a starne fuori.
A questi credenti puri Gesù promette di camminare assieme a Lui indossando delle vesti bianche, essendo coperti dalla Sua giustizia.
Vs. 5. Chi vince sarà dunque vestito di vesti bianche e io non cancellerò il suo nome dal libro della vita, ma confesserò il suo nome davanti al Padre mio e davanti ai suoi angeli.
Ecco la promessa per chi resta fedele fino alla fine e non si lascia trascinare dal peccato:
sarà vestito con vesti bianche;
non verrà cancellato il suo nome dal libro della vita;
il suo nome sarà confessato davanti a Dio e agli angeli.
Le vesti bianche:
Apocalisse 7:13-14. Poi uno degli anziani si rivolse a me, dicendo: "Chi sono costoro che sono coperti di bianche vesti, e da dove sono venuti?". 14 Ed io gli dissi: "Signore mio, tu lo sai". Egli allora mi disse: "Costoro sono quelli che sono venuti dalla grande tribolazione, e hanno lavato le loro vesti e le hanno imbiancate nel sangue dell’Agnello.
L’unico modo per ottenere le vesti bianche è quello di passare attraverso il sangue di Gesù, avendo fede in ciò che Egli ha fatto. Nessun essere umano può vantare di averle ottenute per suoi meriti, poiché solamente così saremo accettati dal Padre.
Il libro della vita è quello che contiene in cielo tutti i nomi dei credenti che sono stati salvati nel corso della storia umana. Chi viene salvato, rimane salvato e il suo nome non sarà mai cancellato dal libro della vita. La salvezza non è qualcosa che si può avere per un tempo e che poi si perde poiché essa è eterna.
Il suo nome sarà confessato davanti a Dio e agli angeli.
Se noi confessiamo il nome di Gesù davanti agli uomini Egli ci riconoscerà nel giorno del giudizio.
Matteo 10:32. Chi dunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io riconoscerò lui davanti al Padre mio che è nei cieli.
Marco 8:38. Perché se uno si sarà vergognato di me e delle mie parole in questa generazione adultera e peccatrice, anche il Figlio dell’uomo si vergognerà di lui quando verrà nella gloria del Padre suo con i santi angeli».
Chi vince, perciò chi non si vergogna di prendere una chiara posizione pubblica per Cristo, avrà la gioia eterna di essere riconosciuto da Cristo davanti al Padre. Che benedizione! Non vergogniamoci di Cristo in questa vita perché se abbiamo timore degli uomini vuol dire che non ne abbiamo abbastanza di Dio.
Vs. 6. Chi ha orecchi, ascolti ciò che lo Spirito dice alle chiese".
Dobbiamo ascoltare con attenzione ciò che Cristo afferma nella Bibbia, poiché non mettere in pratica i Suoi insegnamenti è un pericolo gravissimo.
Chi ascolta di cuore avrà le benedizioni eterne che Gesù promette a coloro che vincono.
Io prego che possiamo essere una chiesa sempre viva, non in base al metro umano, ma agli occhi di Colui che guarda il cuore.
Sesta lettera: alla chiesa di Filadelfia
La città di Filadelfia
La città di Filadelfia fu fondata nel 189 a.C. per volerei due sovrani, tra loro fratelli, il re di Lidia e quello di Pergamo. Il suo nome, infatti, significa “amore fraterno”.
Essa prosperò all’ombra dell’influenza greca, fino a quando un terremoto la distrusse. Fu nuovamente edificata per volere dell’imperatore Tito, che la chiamò “Nuova Cesarea”, dal nome di Cesare.
La zona era ricca di vigneti, perciò i suoi abitanti erano devoti al dio Bacco, o Dionisio, dio del vino.
La città era posta lungo la via mercantile che portava alle grandi città di Smirne ed Efeso, quindi alla Grecia e all’Italia. La causa della sua scarsa popolazione è dovuto alla sismicità della zona.
La chiesa di Filadelfia
Vs. 7. "E all’angelo della chiesa in Filadelfia scrivi:
La chiesa in Filadelfia è la sesta alla quale Gesù invia una lettera ed è l’unica alla quale non viene rivolta alcuna parola di riprensione. Essa è il modello al quale ispirarci perché, anche se viene detto che ha poca forza, probabilmente con tale termine si vuole dire che era costituita da un esiguo numero di credenti. “Filadelfia” vuol dire “città dell’amore fraterno” dal termine greco “fileo”; ricordiamo che l’amore uno per l’altro è una caratteristica fondamentale.
Circa i doni e l’amore.
1 Corinzi 12:28-31. E Dio ne ha costituiti alcuni nella chiesa in primo luogo come apostoli, in secondo luogo come profeti, in terzo luogo come dottori; poi ha ordinato le potenti operazioni; quindi i doni di guarigione i doni di assistenza e di governo e la diversità di lingue. 29 Sono forse tutti apostoli? Tutti profeti? Tutti dottori? 30 Hanno tutti il dono di potenti operazioni? Hanno tutti i doni di guarigioni? Parlano tutti diverse lingue? Interpretano tutti? 31 Ora voi cercate ardentemente i doni maggiori; e vi mostrerò una via ancora più alta.
Ogni credente deve ricercare i doni spirituali, poiché essi sono importantissimi per la chiesa; tuttavia è altrettanto primario dedicarsi a qualcosa di maggiore, secondo la visione di Dio, ossia all’amore. Solo da tale aspetto verremo riconosciuti dal resto delle persone quali figli di Dio. Ogni credente, in quanto uomo, ha dei difetti però tra di noi ci dobbiamo amare nonostante questi aspetti negativi che vediamo negli altri. Amarsi non vuol dire ritenere che l’altro sia perfetto, ma amarlo nonostante tutto poiché Dio lo ama nonostante tutto. Guai a noi se il Signore ci trattasse come noi trattiamo gli altri! Se usasse l’occhio critico tipico degli esseri umani, allora per noi sarebbe la fine. Dovremmo amarci con maggiore intensità, proprio come membri della stessa famiglia. Dovremmo parlare di meno e pregare di più.
La chiesa che studieremo oggi, quindi, è così fedele che prego che possiamo essere proprio come loro.
Non si conoscono le origini della chiesa di Filadelfia, ma è noto che essa costituì un esempio per gli altri cristiani durante la sua epoca e fino al XIV se., quando la città fu conquistata dai Turchi.
A lungo i cristiani di Filadelfia furono oggetto di persecuzione degli Israeliti residenti in quel luogo, ma essi basarono la loro fiducia in Cristo. Tutte le loro energie, infatti, erano tese all’evangelizzazione.
queste cose dice il Santo, il Verace, colui che ha la chiave di Davide, che apre e nessuno chiude, che chiude e nessuno apre.
Il Signore è Santo, Verace ed è il nostro pastore.
il Santo
La prima cosa che Cristo dichiara di se stesso è di essere il Santo ed abbiamo visto altre volte che questa è la qualità di Dio più menzionata nella Bibbia. Dio è Santo e dal momento che Gesù Cristo è Dio, Cristo è Santo. Un titolo di Cristo, infatti, è il “Santo d’Israele”.
L’insegnamento di Cristo è completamente santo e puro, non contiene alcun errore perciò possiamo fidarci completamente di tutto quello che Egli dichiara nella Sua Parola.
In quanto nostro Mediatore, Cristo è Colui che ci santifica, aprendoci la porta del cielo e permettendoci di vedere Dio. Non è possibile essere veramente salvato e continuare a vivere nel peccato, perciò l’uomo deve affidarsi a Cristo e lasciarsi santificare. Infatti, l’uomo non è capace di santificare se stesso, tuttavia possiamo rallegrarci che Gesù Cristo, il nostro Mediatore e Salvatore, è il Santo che ci santifica, mente noi ci impegniamo a camminare in santità, seguendo le Sue orme. Se non avessimo la Santità di Cristo, non avremmo alcuna possibilità di arrivare nella presenza di Dio, invece Cristo ci copre con il suo sangue e ci rende santi. Grazie a Dio che Cristo è Santo e opera in noi per santificarci.
Il Verace
Pensiamo anche al prezioso fatto che Cristo è Verace. Nel mondo di oggi, quanto spesso scopriamo che quello che sembrava vero, non è la verità, che le persone che stimiamo sono mendaci e che anche noi stessi veniamo meno. Il cuore umano è tendenzialmente disposto a ingannare l’uomo perciò nel mondo non ci sono certezze incrollabili.
Al contrario, Cristo è completamente veritiero: è verità in tutto quello che dichiara, Egli è veritiero in tutte le sue azioni, Egli è veritiero in tutto quello che rappresenta. Egli è la vera sostanza di cui tutte le profezie e di tutte le cerimonie dell’AT. Egli è la verità, non solo una verità, ma la verità assoluta e completa. In Cristo vi è tutta la sapienza e tutta la conoscenza che esiste. Non esiste conoscenza o sapienza fuori di Cristo. L’unico modo perché noi possiamo camminare nella verità è camminare con Cristo. Grazie a Dio che il nostro Signore e Salvatore è Veritiero. Quando camminiamo con Cristo, possiamo camminare nella verità. Camminiamo con Cristo seguendo la Parola di Dio.
Colui che ha la chiave di Davide
Si riferisce a Isaia 22, dove c’è la storia di Scebna e di Eliakim; il primo era un imbroglione, un uomo che abusava delle cose del Signore, del Suo Tempio e della sua casa poiché infedele a Dio e ripreso da Dio tramite il profeta Isaia.
Isaia 22:15-25. Così dice il Signore, l’Eterno degli eserciti: "Su, va’ da questo amministratore, da Scebna, il maggiordomo, e digli: 16 che cosa possiedi qui e chi hai qui, che ti sei fatto scavare qui un sepolcro come chi si scava un sepolcro in alto e si taglia una tomba nella roccia? 17 Ecco, l’Eterno ti scaglierà via con violenza, o uomo potente, e ti afferrerà saldamente. 18 Ti farà rotolare ben bene e ti scaglierà via come una palla in un paese spazioso. Là morrai e la finiranno i tuoi carri superbi, o vituperio della casa del tuo signore. 19 Ti scaccerò dal tuo ufficio e sarai strappato giù dal tuo posto! 20 In quel giorno avverrà che chiamerò il mio servo Eliakim, figlio di Hilkiah; 21 IO vestirò con la tua tunica, lo cingerò con la tua cintura e rimetterò la tua autorità nelle sue mani; ed egli sarà un padre per gli abitanti di Gerusalemme e per la casa di Giuda. 22 Metterò sulla sua spalla la chiave della casa di Davide; così egli aprirà e nessuno potrà chiudere, chiuderà e nessuno potrà aprire. 23 Lo pianterò come un chiodo in un luogo sicuro, ed egli diventerà un trono di gloria per la casa di suo padre. 24 A lui sarà sospesa tutta la gloria della casa di suo padre, i discendenti e i rami collaterali, tutti i vasi anche piccoli, dalle coppe alle anfore di ogni specie. 25 "In quel giorno, dice l’Eterno degli eserciti, il chiodo piantato in luogo sicuro sarà tolto, sarà strappato giù e cadrà; e tutto il peso che vi era attaccato sarà distrutto, perché l’Eterno ha parlato".
Dio decide di togliere a Scebna la custodia della casa dell’Eterno per darla al suo fedele seguace Eliakim, affermando che ciò che egli chiuderà sarà chiuso e ciò che aprirà sarà aperto. Quindi, il Signore sta dicendo alla chiesa a Filadelfia che Egli ha il potere di aprire le porte e di far realizzare le cose; in quel caso nessuno può sbarrare le porte alle decisioni dell’Eterno.
Gesù apre le porte della Scrittura, perciò noi la possiamo comprendere e la stessa cosa accade per la predicazione del Vangelo: anche nelle situazioni più contrastanti è possibile vedere anime che giungono a Dio.
Allora, quando pensiamo a Cristo, dobbiamo ricordare che il nostro Signore è Colui che apre e chiude, e quando Egli apre, nessuno può chiudere, e quando Egli chiude, nessuno può aprire.
Allora, ecco come si presenta Gesù alla chiesa: Egli è Santo, è verace ed è colui che apre e chiude come vuole, con autorità; perciò nessuno può chiudere quello che Egli apre, e nessuno può aprire quello che Egli chiude. Questa verità ci ricorda che è Cristo che ci apre la porta del cielo, ed è Cristo che ci apre la porta per proclamare il Vangelo.
Vs. 8. Io conosco le tue opere; ecco, ti ho posto davanti una porta aperta, che nessuno può chiudere, perché, nonostante tu abbia poca forza, hai custodito la mia parola e non hai rinnegato il mio nome.
La porta aperta è quella per evangelizzare e proclamare la Parola di Dio. Quando in Atti Paolo non riesce ad andare in Asia afferma che Gesù ha chiuso la porta, mentre in altri casi la apre e permette l’evangelizzazione. Qui il Signore dice alla chiesa in Filadelfia che essi sono poco numerosi, hanno poca forza, ma Lui apre loro una porta davanti, che nessuno chiuderà. Dio farà questo per due motivi, cioè perché essi non hanno rinnegato il Suo nome e poiché hanno custodito la Sua Parola.
Allargando tale concetto anche alle nostre chiese di oggi comprendiamo che esse devono essere fedeli alla Parola e non rinnegare Dio davanti al mondo. Gesù deve essere il centro di una chiesa ed essere innalzato.
La chiesa di Filadelfia aveva quattro segreti per essere vincitrice:
obbediva alla Parola di Dio,
era fedele a Gesù,
aveva sperimentato la potenza di Cristo, colui che apre o chiude le porte,
era certa della sua posizione in Cristo.
Vs. 9. Ecco, io ti consegno alcuni della sinagoga di Satana, che si dicono Giudei e non lo sono, ma mentono; ecco, li farò venire a prostrarsi ai tuoi piedi e conosceranno che io ti ho amato.
A Filadelfia c’era un’opposizione contro questi credenti da parte di altri Giudei, ma il Signore promette loro di risolvere tale problema, facendo sì che tali persone si prostrino ai loro piedi. Questa frase può significare sia che essi sarebbero stati svergognati pubblicamente, sia che si sarebbero ravveduti e convertiti al Signore. Il nostro combattimento non è contro carne e sangue, perciò gli aspetti spirituali, per noi umani impossibili da affrontare, vengono curati dal Signore Gesù, che è onnipotente.
Vs. 10. Poiché hai custodito la parola della mia costanza, anch’io ti custodirò dall’ora della prova che verrà su tutto il mondo, per mettere alla prova coloro che abitano sulla terra.
L’adempimento di tale profezia si avrà quando, nel I secolo della chiesa, ha avuto inizio la persecuzione romana contro i credenti. Tuttavia, anche alla fine dei tempi ci sarà un periodo di grande tribolazione, quando prove terribili cadranno sugli abitanti di tutta la terra. Il libro di Apocalisse parla di fatti mai accaduti prima di allora, di piaghe che Dio manderà sugli uomini per un periodo di tre anni e mezzo. Nessun essere umano potrà salvarsi da tali calamità, ma la chiesa ne sarà risparmiata, se sarà fedele. La chiesa sarà rapita prima del verificarsi di tali fatti perché non siamo destinati all’ira. Come ai tempi di Noè e di Lot Dio manderà la sua condanna, ma prima toglierà i suoi fedeli.
Ai tempi di Noè ogni uomo compiva le azioni che erano giuste ai suoi occhi, mentre in quelli di Lot c’era la perversione totale: queste caratteristiche sono presenti anche oggi, perciò comprendiamo che Cristo è alle porte. Allora, teniamo gli occhi fissi su Gesù e non lasciamoci distrarre dalle cose del mondo, che è destinato alla distruzione, alla Grande Tribolazione. Ad essa farà seguito il regno di Cristo per mille anni, poi il giudizio finale. Vogliamo camminare rettamente per godere delle meravigliose benedizioni del Signore, come Egli ha promesso a questa chiesa.
Vs. 11. Ecco, io vengo presto;
Non sappiamo quando Cristo tornerà per rapire la chiesa, ma certamente Egli verrà per ognuno di noi nel momento della nostra morte; non sappiamo quando avverrà tale momento, perciò teniamoci pronti perché comunque sarà molto presto.
tieni fermamente ciò che hai, affinché nessuno ti tolga la tua corona.
Ecco qui l’esortazione di Gesù per questa chiesa e per noi tutti: resistiamo fino alla fine e tratteniamo con tutte le nostre forze ciò che abbiamo in Cristo Gesù, perché non ci venga tolta la corona della vita.
Nello specifico, a questa chiesa il Signore stava dicendo: voi siete quello che desidero, voi state camminando nella via giusta, perciò l’unica cosa che ho da dirvi è che continuiate a essere quello che siete e a camminare come oggi fate. Auguriamoci di essere questo tipo di chiesa.
Vs. 12. Chi vince io lo farò una colonna nel tempio del mio Dio, ed egli non uscirà mai più fuori; e scriverò su di lui il nome del mio Dio e il nome della città del mio Dio, della nuova Gerusalemme che scende dal cielo da presso il mio Dio, e il mio nuovo nome.
Resistiamo alle prove e rimaniamo fedeli alla Parola di Dio, così saremo una colonna nella casa del Padre. Le colonne vengono costruite per sostenere, per sorreggere una costruzione (gli Apostoli sono chiamati “pilastri della chiesa” in Atti), perciò dobbiamo desiderare di essere dei pilastri per gli altri, delle persone che aiutano, che incoraggiano. Non cerchiamo di demolire il Tempio di Dio con il nostro scontento, ma promuoviamo in noi l’essere dei pilastri, ossia persone che edificano ed incoraggiano.
Ecco il premio:
non usciremo più dalla presenza di Dio, ma cammineremo costantemente con Lui;
riceveremo tre nomi: il nome di Dio, della città di Dio ed il nome di Cristo.
Il nome ha una grande attinenza con il carattere della persona, perciò se possediamo in noi il nome di Dio, vuol dire che acquisiamo il suo carattere, il suo modo di essere.
La nuova Gerusalemme rappresenta la chiesa, che in Gerusalemme viene descritta come una sposa adorna, pronta per incontrare il suo sposo; avere il nome della città di Dio vuol dire appartenere alla chiesa ed avere il nome dei fratelli e delle sorelle nel nostro cuore. Dobbiamo avere a cuore la sorte di tutte le chiese della terra.
Il terzo nome è quello di Gesù ed anche esso sarà inciso in noi.
In Apocalisse 19 è scritto che Gesù avrà un nuovo nome, che nessuno conosce, ma che egli dirà in segreto ai cristiani quale simbolo di un’intimità con loro.
Egli darà anche un nuovo nome ad ogni membro della sua chiesa, poiché gli appartiene, e gli indicherà ogni passo che deve compiere. Ci mostrerà la via anche nelle cose più banali, poiché Egli è la nostra guida e desidera usarci.
Vs. 13. Chi ha orecchi, ascolti ciò che lo Spirito dice alle chiese.
Settima lettera: alla chiesa di Laodicea.
Il nome “Laodicea” deriva da “laos”, cioè “popolo” e “dike”, che ha più significati: “diritto”, “giustificare”, “vendetta o giustizia”. Il nome Laodicea, quindi, può significare: “diritti del popolo”, “dominio del popolo” o “vendetta del popolo”. Questa chiesa prefigura la cristianità apostata degli ultimi tempi, che desidera soddisfare i diritti umani piuttosto di quelli di Dio, giustificare la volontà umana senza tenere conto di quella divina, applicando anche la giustizia al posto dell’Eterno.
La città di Laodicea.
La città di Laodicea era situata a 60 km da Efeso e a 15 da Colosse. Era posta alla confluenza di tre grandi vie di comunicazione, fatto che le permetteva di controllare il commercio del luogo.
All’origine il suo nome era Diospolis, città di Giove, ma quando fu conquistata da Antioco II fu ribattezzata con nome della moglie del sovrano, ossia Laodikè.
La regione della Frigia era nota per la tessitura di abiti e tappeti, e la lana del luogo era molto rinomata. Aveva, inoltre, delle acque termali che richiamavano molti malati, ed una scuola di medicina, specializzata in oculistica. Era anche una città ricca di banche, al punto che, quando nel 60 d.C. un terremoto la distrusse parzialmente, la gente del luogo non volle l’aiuto del governo e preferì fare da sé.
La chiesa di Laodicea.
Forse è stata fondata da Paolo, dal momento che la nomina nella lettera ai Colossesi. Probabilmente all’inizio i suoi membri erano molto ferventi, ma con il tempo lo zelo si era raffreddato. Essi pensavano di essere ricchi spiritualmente, ma vediamo come Gesù non fa loro alcun plauso.
Quella a Laodicea è l’ultima lettera inviata alle sette chiese.
Nelle sei lettere che abbiamo studiato finora abbiamo visto delle qualità preziose, che vengono lodate da Cristo, qualità che dovremmo cercare di avere nella nostra chiesa. Fra queste, abbiamo visto l’importanza di impegnarci a operare per il Signore giorno per giorno, finché siamo sulla terra. Abbiamo visto l’importanza di perseverare nelle opere per Dio e di avere costanza. Poi abbiamo visto l’importanza di non tollerare in mezzo a noi alcuna impurità: né una dottrina impura, cioè una dottrina sbagliata, né persone che si dichiarano credenti ma vivono una vita di peccato. Abbiamo visto che sopra tutte queste cose è importante amare Cristo e amarci l’un l’altro.
Poi abbiamo visto che le chiese che non avevano queste qualità sono state duramente criticate da Cristo e rischiavano perfino di essere abbandonate da Lui. In altri casi, rischiavano una dura e dolorosa disciplina, perché Cristo è un Dio santo ed è geloso della sua gloria. Dobbiamo adoperarci al fine di evitare gli esempi negativi che abbiamo visto.
Allora, oggi arriviamo all’ultima lettera: la lettera alla chiesa di Laodicea. Prego che possiamo prestare molta attenzione a ciò che Cristo dichiara in questa lettera, per imparare la lezione che Egli ha per noi in queste righe.
Vs. 14. "E all’angelo della chiesa in Laodicea
Gesù non fa alcun apprezzamento positivo a questa chiesa, anche se essi avevano un’alta opinione di se stessi. Al contrario, agli occhi di Dio essi erano veramente riprovevoli e sono rimproverati molto duramente.
scrivi: queste cose dice l’Amen,
Gesù è l’Amen di Dio, ossia la verità e l’adempimento di ogni promessa di Dio. Egli è il tutto della vita cristiana, della vera salvezza, la salvezza stessa.
il Testimone fedele e verace,
Egli dice sempre la verità, ma lo fa con amore. Gli esseri umani sgridano gli altri con veemenza ed in modo sgradevole, mentre Cristo è l’essenza dell’amore.
Ciò che Egli dice di noi è sempre corrispondente alla verità, perciò dobbiamo meditare su tale concetto quando non vogliamo accettare qualche dichiarazione di Cristo.
Per esempio, conosciamo 1 Corinzi 15:33. Non v’ingannate: «Le cattive compagnie corrompono i buoni costumi». In questa e tante altre verità avremmo la tendenza ad ingannarci, cioè a non voler accettare quello che Cristo dichiara nella sua Parola. Però, dobbiamo umiliarci e riconoscere che Egli è veritiero e che la sua Parola è sempre vera.
il Principio della creazione di Dio.
Da Gesù è scaturita tutta la creazione, della quale Egli è il creatore e, quindi, il dominatore. Non esiste alcuna cosa che esuli dal Suo controllo perciò, anche se non capisco il senso di ogni cosa che mi accade, devo ricordare che la mia vita è nel palmo della mano del mio Signore e che Egli si prende cura di me.
Vs. 15-16. lo conosco le tue opere,
Il Signore ci segue in ogni istante della nostra vita e conosce ogni nostro comportamento, perciò possiamo ingannare gli altri creandoci un’immagine positiva, ma il nostro Signore sa chi siamo realmente.
che tu non sei né freddo né caldo. Oh, fossi tu freddo o caldo! 16 Così, perché sei tiepido e non sei né freddo né caldo, io sto per vomitarti dalla mia bocca.
Gesù dice una cosa terribile, anche perché sta parlando di figlioli di Dio, di credenti.
Se un credente caldo è pieno di zelo, un uomo freddo è colui che è in piena opposizione verso Cristo. Per essere tiepidi, questi credenti vivevano in parte alla luce della Parola, ma anche nel compromesso con il mondo. A loro e a noi Dio dice di prendere una posizione: o con Lui o contro di Lui.
Vs. 17. Poiché tu dici: Io sono ricco, mi sono arricchito e non ho bisogno di nulla Inoltre, questa chiesa vede se stessa in modo falso, ossia spiritualmente ricca, mentre agli occhi di Dio è disastrosa.
Tale affermazione va contro la dottrina della prosperità, la quale afferma che bisogna professare la propria ricchezza o la propria salute perché esse divengano una realtà. Ciò è antibiblico, poiché non possiamo professare come verità le cose che provengono dalla nostra immaginazione: dobbiamo, invece, porre fede in Cristo il quale, se vorrà, ci renderà ricchi e sani.
Probabilmente in questa chiesa vi erano molti credenti benestanti e l’agiatezza porta a sottovalutare la presenza di Dio nella nostra vita, quasi non ne avessimo bisogno poiché siamo autosufficienti. Là dove c’è l’indigenza, invece, in genere c’è molta più generosità e fede in Dio poiché l’uomo sa di non poter fare nulla con le proprie mani.
Questi credenti ritenevano di non aver bisogno di nulla e, quindi, erano molto orgogliosi. Da proverbi, però, sappiamo che l’orgoglio precede la caduta.
e non sai invece di essere disgraziato, miserabile, povero, cieco e nudo.
Questi credenti hanno, quindi, una visione di se stessi basata sull’inganno, sull’illusione perché Dio li vede in modo nettamente opposto.
Sono disgraziati perché non guardano a Cristo con attenzione e pertanto non sono in grado di comprendere le proprie mancanze.
Sono miserabili perché non riconoscono quanto stanno male, non economicamente, ma al cospetto di Dio. Ci sono tanti credenti che hanno grandi problemi di salute o di persecuzione, tanti tipi di difficoltà, eppure stanno molto bene, perché sono in stretta comunione con Dio. Invece, ci sono altri credenti che possono avere tante benedizioni materiali, però sono tiepidi e non hanno la gioia che viene quando si tengono gli occhi su Cristo; così, la loro vita cristiana è un fatto formale, non pieno di vita e di spirito. Allora, questo tipo di credente crede le cose giuste e fa le cose giuste, ma le fa meccanicamente, perché è tiepido, e perciò, mancano la gioia e le benedizioni e, senza rendersene conto, è miserabile.
Sono poveri perché a loro mancano le ricchezze della vita in Cristo. Hanno tutto, ma essendo tiepidi, non hanno le benedizioni che scendono su quelli che hanno il cuore fisso su Cristo.
Sono ciechi in quanto tiepidi. Un non credente può capire di essere senza Dio e perciò riconoscere il proprio bisogno. Invece una persona tiepida, non essendo fredda, crede di stare bene, mentre non è in sintonia con Cristo. Chi è tiepido è veramente cieco e questa è una condizione molto pericolosa e triste.
Sono nudi spiritualmente, non sono coperti dal sangue di Cristo e tutti i loro peccati sono evidenti. L’uomo non riesce a coprirsi al cospetto di Dio, i cui occhi vedono ogni cosa. L’unica soluzione sta nell’essere coperti con la giustizia di Cristo.
Così come si presenta, tale chiesa è intollerabile per Cristo, il quale le invia una ricetta per cambiare:
Vs. 18. Ti consiglio di comperare da me dell’oro affinato col fuoco per arricchirti, e delle vesti bianche per coprirti e non far apparire così la vergogna della tua nudità, e di ungerti gli occhi con del collirio, affinché tu veda.
Innanzi tutto il Signore si rivolge a loro con dolcezza, offrendo la soluzione per tutti i loro problemi. Se essi non dovessero raccogliere l’invito, allora ne subiranno le conseguenze, frutto della loro libera scelta.
Consiglia a questa chiesa di comperare da Lui tutto quello che mancava loro: oro purificato dal fuoco per arricchirsi, delle vesti bianche per vestirsi perché non appaia la vergogna della loro nudità, e collirio per ungere i loro occhi e vedere. In Lui c’è tutto quello di cui abbiamo bisogno. Infatti, tutto quello che essi hanno costruito è vanità, è nullità, poiché hanno dato la priorità alle cose inutili. Cristo è l’unico fondamento e su di Lui dobbiamo edificare noi stessi. Ogni altro aspetto della nostra vita verrà provato con il fuoco e ciò che non sarà trovato In Lui brucerà nel fuoco.
1 Corinzi 3:11-17. poiché nessuno può porre altro fondamento oltre a quello già posto, cioè Cristo Gesù. Ora, se uno costruisce su questo fondamento con oro, argento, pietre di valore, legno, fieno, paglia, l’opera di ognuno sarà messa in luce; perché il giorno di Cristo la renderà visibile; poiché quel giorno apparirà come un fuoco; e il fuoco proverà quale sia l’opera di ciascuno. Se l’opera che uno ha costruita sul fondamento rimane, egli ne riceverà ricompensa; se l’opera sua sarà arsa, egli ne avrà il danno; ma egli stesso sarà salvo; però come attraverso il fuoco. Non sapete che siete il tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi? Se uno guasta il tempio di Dio, Dio guasterà lui; poiché il tempio di Dio è santo; e questo tempio siete voi.
Un giorno alla presenza di Dio tutte le nostre opere saranno provate con il fuoco e ciò che non sarà stato compiuto in Gesù sarà bruciato e scomparirà. Nondimeno i cristiani saranno salvati, ma appariranno nudi davanti a Dio.
L’oro purificato dal fuoco rappresenta le ricchezze spirituali che ci sono in Cristo. In 2 Pietro leggiamo che la nostra fede provata è come oro purificato. In Cristo possiamo avere le vere ricchezze, le ricchezze spirituali.
Vesti bianche per vestirti e perché non appaia la vergogna della tua nudità.
Le vesti bianche rappresentano la giustizia di Cristo. L’unico modo per poter stare nella presenza di Dio è essere vestiti con la giustizia di Cristo poiché essa coprirà la nudità del nostro peccato. Nella Bibbia molto spesso si parla di vesti bianche. Apocalisse 3:5 Chi vince sarà dunque vestito di vesti bianche, e io non cancellerò il suo nome dal libro della vita, ma confesserò il suo nome davanti al Padre mio e davanti ai suoi angeli. Apocalisse 4:4 Attorno al trono c’erano ventiquattro troni su cui stavano seduti ventiquattro anziani vestiti di vesti bianche e con corone d’oro sul capo.
Questa chiesa, essendo tiepida, non riconosceva il suo bisogno di essere coperta dalla giustizia di Cristo.
Del collirio per ungerti gli occhi e vedere.
Questa chiesa credeva di poter vedere bene, invece Cristo dichiara che sono ciechi. Il nostro collirio è la Bibbia, che ci permette di riconoscere la nostra condizione. Ogni uomo è spiritualmente cieco, ma Cristo è Colui che può aprirci gli occhi. Egli ci ha dato la sua Parola e lo Spirito Santo per comprendere le Verità spirituali.
E’ interessante notare che a quel tempo la città di Laodicea era famosa per la realizzazione di un collirio che permetteva di aiutare la vista, eppure la chiesa in quel luogo era cieca.
Mi meraviglia che nonostante che questa chiesa fosse tiepida e meritava di essere vomitata fuori dalla bocca di Cristo, Egli offre loro la cura per poter ritornare ad essere caldi e vicini a Lui. Che amore e che misericordia da parte di Cristo! Quanto grande è la sua grazia.
Vs. 19. lo riprendo e castigo tutti quelli che amo; abbi dunque zelo e ravvediti.
Gesù ama la chiesa di Laodicea e tutti i suoi figli. Qui è la consolazione per tutti noi perché siamo fallaci e cadiamo nel peccato. L’amore di Cristo è per sempre, perciò Egli ci riprende e ci corregge, affinché ritorniamo a Lui. Egli ci castiga per il nostro bene e questo è il segno che siamo suoi figli.
Ebrei 12: 4-8. Voi non avete ancora resistito fino al sangue nella lotta contro il peccato, 5 e avete dimenticato l’esortazione rivolta a voi come a figli: «Figlio mio, non disprezzare la disciplina del Signore, e non ti perdere d’animo quando sei da lui ripreso; 6 perché il Signore corregge quelli che egli ama, e punisce tutti coloro che riconosce come figli». 7 Sopportate queste cose per la vostra correzione. Dio vi tratta come figli; infatti, qual è il figlio che il padre non corregga? 8 Ma se siete esclusi da quella correzione di cui tutti hanno avuto la loro parte, allora siete bastardi e non figli.
Ognuno deve esaminare se stesso e comprendere quanto deve essere dipendente da Cristo per ogni cosa, per il respiro, per il battito del cuore e per ogni benedizione spirituale. Egli è la nostra porta per la vita eterna.
Vs. 20. Ecco, io sto alla porta e busso, se qualcuno ode la mia voce ed apre la porta, io entrerò da lui, e cenerò con lui ed egli con me.
Anche qui è l’amore di Cristo che non ci abbandona e non si stanca di bussare. A noi sta il semplice gesto di andare verso di Lui e lasciarci guidare.
Che invito tenero e meraviglioso, molto al di là di ciò che meritiamo! Così è possibile riacquistare quell’intimità che era nostra.
E’ interessante notare che in questo versetto Gesù afferma di bussare alla porta della sua chiesa, dalla quale, evidentemente è fuori. Generalmente tale versetto viene usato dagli evangelisti per proclamare il Vangelo ai non convertiti: il Signore sta bussando alla vostra porta e desidera che gli apriate. Qui, invece, egli sta chiamando a sé la chiesa e ciò è molto grave perché significa che Gesù non è all’interno della vita spirituale della chiesa. Gesù è stato abbandonato totalmente ed escluso dalla vita dei credenti.
Vs. 21. A chi vince concederò di sedere con me sul mio trono, come anch’io ho vinto e mi sono posto a sedere col Padre mio sul suo trono.
Qui è l’unica promessa a questa chiesa morta: ravvedetevi, tornate a me e regnerete con me per l’eternità. Il Signore conosce le nostre opere poiché a Lui non è possibile nascondere nulla.
Vs. 22. Chi ha orecchi, ascolti ciò che lo Spirito dice alle chiese.
Oggi abbiamo considerato il terribile pericolo di diventare tiepidi. Prego che possiamo capire quanto questa condizione possa verificarsi facilmente in noi, affinché possiamo stare i guardia e rimanere sempre zelanti, finché non vedremo arrivare il nostro Signore e Salvatore, Gesù Cristo.