2 Samuele 9
Cap. 9.
Bontà usata da Davide a Mefibosceth, figlio di Gionathan.
Davide ha riportato numerose vittorie ed ora sta vivendo un periodo di riposo. Qui vediamo il suo atteggiamento verso il figlio di Gionathan, simile a quello di Dio verso di noi.
Vs. 1. Davide disse: "E’ rimasto ancora qualcuno della casa di Saul, a cui io possa usare bontà per amore di Gionathan?".
Davide non dimentica la promessa fatta a Gionathan, secondo la quale egli avrebbe avuto cura della sua discendenza; così il Signore non dimentica le promesse fatte al suo popolo, le quali sono “Si e amen”.
Verrà il momento in cui il Signore, come Messia, riallaccerà le sue relazioni con quel residuo di Israele, i cui padri lo avevano riconosciuto. Attualmente la chiesa costituisce una parentesi che sarà chiusa dalla venuta del Signore con il rapimento dei credenti. Da quel momento Egli si ricorderà dei discendenti dei primi discepoli giudei e troverà questa discendenza.
Vs. 2-4. Ora vi era un servo della casa di Saul, chiamato Tsiba, che fu fatto venire da Davide. Il re gli disse: "Sei tu Tsiba?". Egli rispose: "Servo tuo". 3 Il re poi domandò: "Non c’è più nessuno della casa di Saul, a cui possa usare la bontà di DIO?". Tsiba rispose al re: "C’è ancora un figlio di Gionathan, che ha i piedi storpi". 4 Il re gli disse: "Dov’è?". Tsiba rispose al re: "E in casa di Makir, figlio di Ammiel, a Lodebar".
Davide cerca il figlio di Gionathan, per riversare su lui l’amore che ha ricevuto da Dio. Da questi, infatti, Davide ha ricevuto tanta cura e tanto amore, ha imparato cosa vuol dire amare ed ora vuole comportarsi allo stesso modo con un figlio del suo migliore amico.
Mefibosceth riceve la chiamata di Davide.
2 Samuele 4:4. Or Gionathan, figlio di Saul, aveva un figlio con i piedi storpi, egli aveva cinque anni quando giunse da Jezreel la notizia della morte di Saul e di Gionathan. La sua nutrice lo prese e fuggì ma nella fuga precipitosa il bambino cadde e rimase zoppo. Il suo nome era Mefibosceth.
La nutrice di Mefibosceth porta via il bambino perché allora vi era l’usanza, da parte del nuovo re che saliva al potere, di uccidere tutti i discendenti del sovrano precedente; questa donna, quindi, era convinta che anche Davide avrebbe fatto la stessa cosa.
Il ragazzo, orfano del padre, ha trascorso la propria vita nel timore di Davide, il più lontano possibile da Gerusalemme, a Lodebar, che significa: “luogo senza pascolo”, un luogo sterile. Questa è la condizione in cui vivono tutti coloro che non conoscono Dio: lontano da Lui, in modo errante, nella paura del Signore.
Probabilmente Mefibosceth provava rancore verso Davide, poiché umanamente spettava a lui la corona, essendo nipote di Saul e figlio del suo primogenito; a causa di Davide egli aveva perso la corona, era costretto a vivere in modo povero ed era privo del palazzo reale.
Ora Davide lo manda a chiamare.
Vs. 5. Allora il re Davide lo mandò a prendere dalla casa di Makir, figlio di Ammiel, a Lodebar.
Makir è l’uomo che ha curato Mefibosceth per tanti anni, una persona generosa che lo aveva ospitato in quanto pieno di compassione per lui, discendente di un re, ma ora caduto in disgrazia. Certamente egli non aveva agito in questo modo in opposizione a Davide, in quanto più avanti lo aiuterà nella fuga contro Absalom e in 2 Sam. 17:27 lo troviamo elencato fra coloro che fornirono al re l’occorrente a Maanhaim.
Siamo pronti a dare, seguendo l’esempio di Makir.
Vs. 6-7. Così Mefibosceth, figlio di Gionathan, figlio di Saul venne da Davide, si gettò con la faccia a terra e si prostrò Davide disse: "Mefibosceth!". Egli rispose: "Ecco il tuo servo!". 7 Davide gli disse: "Non temere, perché intendo usarti bontà per amore di Gionathan tuo padre; ti restituirò tutte le terre di Saul tuo antenato e tu mangerai sempre alla mia mensa".
Davide vuole usare benignità con il figlio di Gionathan, così come Dio desidera benedirci, amarci e renderci la vita ricca della sua presenza.
Davide benedice Mefibosceth in quanto figlio del suo migliore amico, così come Dio ci benedice e ci rende suo erede per il sangue di Cristo, suo figlio, non certamente per i nostri meriti.
Vs. 8-11. Mefibosceth si prostrò e disse: "Che cos’è il tuo servo, perché tu tenga conto di un cane morto come me?". 9 Allora il re chiamò Tsiba, servo di Saul, e gli disse: "Tutto ciò che apparteneva a Saul e a tutta la sua casa, io do al figlio del tuo signore. 10 Tu dunque, assieme ai tuoi figli e ai tuoi servi, lavorerai per lui la terra e ne raccoglierai i prodotti, affinché il figlio del tuo signore abbia pane da mangiare ma Mefibosceth, figlio del tuo signore, mangerà sempre alla mia mensa". Or Tsiba aveva quindici figli e venti servi. 11 Tsiba disse al re: "Il tuo servo farà tutto ciò che il re mio signore comanda al suo servo". Così Mefibosceth mangiava alla mensa di Davide come uno dei figli del re.
Più volte Davide ripete che Mefibosceth mangerà alla sua mensa e sarà come uno dei suoi figli: egli è divenuto figlio ed erede del re. Anche noi siamo figli ed eredi di Dio padre, e sediamo alla sua mensa in Cristo Gesù. Dobbiamo essere consapevoli della nostra posizione, della nostra condizione di figli ed eredi del Re dei re, anche se il mondo ci vede con le nostre vesti carnali e ci considera in base alla nostra posizione sociale. Noi possediamo presso Dio gli stessi privilegi concessi a Mefibosceth: siamo eredi e figli. Abbiamo un posto preparato nella casa del Padre e vi abiteremo per sempre, come Adamo, che passeggiava assieme a Dio lungo i giardini dell’Eden. L’Eterno ci fa sedere alla sua tavola, ora e per sempre.
Romani 5.8-10. Ma Dio manifesta il suo amore verso di noi in questo che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi. 9 Molto più dunque, essendo ora giustificati nel suo sangue, saremo salvati dall’ira per mezzo di lui. 10 Infatti, se mentre eravamo nemici siamo stati riconciliati con Dio per mezzo della morte del suo Figlio, molto più ora, che siamo stati riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita.
Vs. 12-13. Or Mefibosceth aveva un figlioletto di nome Mika; e tutti quelli che stavano in casa di Tsiba erano servi di Mefibosceth. 13 Mefibosceth risiedeva a Gerusalemme perché mangiava sempre alla mensa del re. Era storpio di ambedue i piedi.