2 Samuele 3:18-5
Cap. 3.
Abner decide di allearsi con Davide.
Vs. 17-18. Poi Abner rivolse la parola agli anziani d’Israele, dicendo: "Già da lungo tempo chiedete Davide per vostro re. 18 Ora è tempo di agire, perché l’Eterno ha parlato di Davide, dicendo: "Per mezzo di Davide, mio servo, io salverò il mio popolo Israele dalle mani dei Filistei e da tutti i suoi nemici"".
Molte volte abbiamo chiesto in preghiera che venga il regno di Cristo nella nostra vita; ebbene, l’alleanza con Lui deve essere fatta ora, senza attendere un futuro ipotetico al quale forse non arriveremo mai (quando sarò in pensione, quando avrò più tempo…): ora è il tempo di inchinarci al Signore e dargli il regno di tutta la nostra vita. Egli è colui che ci libererà e che ci darà la vittoria dal nemico. Per questo dobbiamo tagliare via da noi tutte quelle cose che impediscono la piena manifestazione di Cristo in noi ed ostacolano il fatto che possiamo essere pienamente usati dal Signore per la Sua gloria. A noi spetta la decisione, quella di inchinarci a Lui e di permettergli il pieno dominio del nostro essere.
Cristo vuole che siamo esseri liberi, privi di ogni legame dovuto dalle regole umane:
Colossesi 2:8-23. Guardate che nessuno vi faccia sua preda con la filosofia e con vano inganno, secondo la tradizione degli uomini, secondo gli elementi del mondo e non secondo Cristo, 9 poiché in lui abita corporalmente tutta la pienezza della Deità. 10 E voi avete ricevuto la pienezza in lui, ogni credente ha la pienezza in Cristo, la pienezza di Dio, per vivere una vita santa, degna e accettevole per il nostro Signore essendo egli il capo di ogni principato e potestà, 11 nel quale siete anche stati circoncisi di una circoncisione, fatta senza mano d’uomo, ma della circoncisione di Cristo, mediante lo spogliamento del corpo dei peccati della carne:
La circoncisione era un simbolo di separazione degli Ebrei dagli altri popoli. I Gentili non avevano subito tale operazione, in quanto la loro circoncisione era stata praticata da Cristo. 12 essendo stati sepolti con lui nel battesimo, in lui siete anche stati insieme risuscitati, mediante la fede nella potenza di Dio che lo ha risuscitato dai morti. 13 E con lui Dio ha vivificato voi, che eravate morti nei peccati e nell’incirconcisione della carne, perdonandovi tutti i peccati. 14 Egli ha annientato il documento fatto di ordinamenti, che era contro di noi e che ci era nemico, e l’ha tolto di mezzo inchiodandolo alla croce;Dio ci dona una vita nuova, priva di peccato e di tutti quegli elementi che ci condannavano. Cristo, infatti, ha preso su di sé tutte le nostre iniquità e le ha fatte inchiodare da Dio sulla croce. 15 avendo quindi spogliato le potestà e i principati, ne ha fatto un pubblico spettacolo, trionfando su di loro in lui. Dio ha svergognato Satana per ogni suo figlio. 16 Nessuno dunque vi giudichi per cibi o bevande, o rispetto a feste, a noviluni o ai sabati; 17 queste cose sono ombra di quelle che devono venire; ma il corpo è di Cristo. Nessuna regola umana ha più alcun significato. 18 Nessuno vi derubi del premio con un pretesto di umiltà e di culto degli angeli, fondandosi su cose che non ha visto, essendo temerariamente gonfio a motivo della sua mente carnale Non facciamoci derubare da coloro che sono legalisti, poiché Cristo è venuto per renderci liberi dalle regole. 19 e non attenendosi al capo, da cui tutto il corpo, ben nutrito e tenuto insieme mediante le giunture e le articolazioni cresce con l’accrescimento che viene da Dio. 20 Se dunque siete morti con Cristo agli elementi del mondo, perché vi sottoponete a dei precetti come se viveste nel mondo, quali: 21 "Non toccare, non assaggiare, non maneggiare",Questi aspetti legalisti non ci devono più condizionare perché sono cose esteriori, condannate da Dio. Coloro che seguono tali cose sono apprezzati esteticamente, ma all’interno sono come i sepolcri dei morti, ricolmi di putrefazione. 22 tutte cose che periscono con l’uso, secondo i comandamenti e le dottrine degli uomini? 23 Queste cose hanno sì qualche apparenza di sapienza nella religiosità volontariamente scelta, nella falsa umiltà e nel trattamento duro del corpo, ma non hanno alcun valore contro le intemperanze carnali. I religiosi sono falsamente umili, come i Farisei che pronunciavano lunghe preghiere, ma nel loro cuore non c’era amore. Molte persone vivono nei monasteri, si privano di ogni più semplice comodità, si provocano dolori fisici: queste sono usanze esteriori, le quali non implicano una reale conversione.
Vs. 19-21. Abner parlò anche con quelli di Beniamino. Poi Abner andò da Davide a Hebron per riferirgli tutto ciò che parve bene a Israele e a tutta la casa di Beniamino. 20 Così Abner giunse da Davide a Hebron con venti uomini, e Davide fece un convito per Abner e per gli uomini che erano con lui. 21 Poi Abner disse a Davide: "Io mi leverò e andrò a radunare tutto Israele intorno al re mio signore, affinché essi facciano alleanza con te e tu possa regnare su tutto ciò che il tuo cuore desidera". Poi Davide congedò Abner, che se ne andò In pace.
Il Signore desidera regnare su di noi, ma a noi spetta la risposta: possiamo opporci con tutte le nostre forze al dominio del Signore, oppure affidarci a Lui in modo arrendevole. Noi sappiamo che il regno di Davide vincerà, perciò possiamo opporci oppure arrenderci: in ogni caso Dio avrà la vittoria, con le buone o con la forza.
Apocalisse 3:14-22. "E all’angelo della chiesa in Laodicea scrivi: queste cose dice l’Amen, il Testimone fedele e verace, il Principio della creazione di Dio. 15 lo conosco le tue opere, che tu non sei né freddo né caldo. Oh, fossi tu freddo o caldo! 16 Così, perché sei tiepido e non sei né freddo né caldo, io sto per vomitarti dalla mia bocca. 17 Poiché tu dici: Io sono ricco, mi sono arricchito e non ho bisogno di nulla e non sai invece di essere disgraziato, miserabile, povero, cieco e nudo. 18 Ti consiglio di comperare da me dell’oro affinato col fuoco per arricchirti, e delle vesti bianche per coprirti e non far apparire così la vergogna della tua nudità, e di ungerti gli occhi con del collirio, affinché tu veda. 19 lo riprendo e castigo tutti quelli che amo; abbi dunque zelo e ravvediti.
Ora è il momento di rendere la vita a Cristo, il nostro re. Desideriamo di essere caldi per il Signore e preghiamolo affinché ci renda in tal modo.
Davide non consulta l’Eterno quando gli viene proposta tale alleanza con Abner perché crede di agire per il bene del suo regno. Quest’uomo era stato il braccio destro di Saul, il comandante del suo esercito e aveva cercato di uccidere Davide per molti anni. Dopo la morte del suo re, egli ha posto sul trono il figlio di lui, opponendosi ancora a Davide. Ora, finalmente ha capito che questi non sarà mai il re e che Dio ha istituito Davide; quindi è costretto a riconoscerne il ruolo e decide di allearsi con lui, il vincitore.
Abner ucciso da Joab e rimpianto da Davide.
Vs. 22. Ed ecco, i servi di Davide e Joab tornavano da una razzia, portando con sé un grande bottino; ma Abner non era più con Davide in Hebron, perché questi lo aveva congedato ed egli se ne era andato in pace.
Hebron, a 30 Km a sud da Gerusalemme, è posto tra la tribù di Giuda e quella di Davide. Era una delle città di rifugio. Qui regnava Davide.
Numeri 35:9-15. Circa le città di rifugio. Poi l’Eterno parlò a Mosè, dicendo: 10 "Parla ai figli d’Israele e di’ loro: Quando passerete il Giordano per entrare nel paese di Canaan, 11 designerete delle città che siano per voi delle città di rifugio, dove possa fuggire l’omicida che ha ucciso qualcuno involontariamente. 12 Queste città vi serviranno di rifugio contro il vendicatore perché l’omicida non sia messo a morte prima di essere comparso in giudizio davanti all’assemblea.
Le città di rifugio erano dei luoghi in cui un omicida, il quale aveva ucciso accidentalmente un altro uomo, poteva trovare riparo dai familiari della persona morta, in attesa che i fatti venissero accertati e la giuria emettesse la sentenza.
13 Delle città che darete, sei saranno dunque per voi città di rifugio. 14 Darete tre città nella parte est del Giordano, e darete tre città nel paese di Canaan; esse saranno città di rifugio. 15 Queste sei città serviranno di rifugio per i figli d’Israele, per lo straniero e per colui che risiede fra di voi, affinché chiunque ha ucciso qualcuno involontariamente possa rifugiarvisi.
Davide, quindi, governava in questa città di rifugio e Abner si trovava lì. Egli aveva ucciso Asahel, fratello di Joab, anche se più volte ha cercato di dissuaderlo dal proseguire nell’inseguimento, in quanto desiderava salvargli la vita. Tuttavia, dal momento che le sue parole cadevano nel vuoto, per legittima difesa ha dovuto ucciderlo. Ora Abner lascia la città.
Vs. 23-25. Quando arrivarono Joab e tutti i soldati che erano con lui, qualcuno riferì la cosa a Joab, dicendo: "E’ venuto Abner figlio di Ner, dal re, che lo ha congedato ed egli se ne è andato in pace". 24 Allora Joab si recò dal re e gli disse "Che cosa hai fatto? Ecco, è venuto Abner da te; perché l’hai congedato, ed egli se ne è già andato? 25 Tu sai che Abner, figlio di Ner, è venuto per ingannarti, per conoscere le tue mosse e per sapere tutto ciò che fai".
Joab era geloso e non desiderava che Abner entrasse in amicizia con Davide, poiché egli era l’omicida di suo fratello. Quindi organizza un piano per uccidere il suo nemico.
Vs. 26-27. Dopo aver lasciato la presenza di Davide, Joab mandò messaggeri dietro Abner, i quali lo fecero tornare indietro dalla cisterna di Sirah senza che Davide lo sapesse (Probabilmente gli hanno riferito che il re Davide voleva che egli tornasse perché desiderava incontrarlo). 27 Quando Abner tornò a Hebron Joab lo prese in disparte in mezzo alla porta, come per parlargli in segreto e qui lo colpì al ventre e lo uccise per vendicare il sangue di Asahel, suo fratello.
Abner viene ucciso fuori del cancello della città, in quanto al suo interno sarebbe stato vietato. Quando egli si trovava all’interno della città e alla presenza del re, certamente era al sicuro, come qualunque cristiano quando cammina vicino al Signore. Ma il nemico è astuto e cercherà sempre di farci allontanare almeno un po’ e sarà subito pronto ad azzannarci. Ci incita a compiere delle piccole trasgressioni, le quali, tuttavia, possono costarci la vita.
Mentre l’atteggiamento di Davide è quello di volersi lasciare alle spalle ogni cosa che riguarda il passato, fare pace con tutti e vivere in armonia, Joab commette un omicidio in tempo di pace, pur di vendicare la morte di suo fratello.
Romani 5:1-11. Quando eravamo nemici di Cristo, egli ha voluto fare pace con noi.
Giustificati dunque per fede abbiamo pace presso Dio per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore, 2 per mezzo del quale abbiamo anche avuto, mediante la fede, l’accesso a questa grazia nella quale stiamo saldi e ci vantiamo nella speranza della gloria di Dio. 3 E non soltanto questo, ma ci vantiamo anche nelle afflizioni, sapendo che l’afflizione produce perseveranza, 4 la perseveranza esperienza e l’esperienza speranza. 5 Or la speranza non confonde, perché l’amore di Dio è stato sparso nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato. 6 Perché, mentre eravamo ancora senza forza, Cristo a suo tempo è morto per gli empi. 7 Difficilmente infatti qualcuno muore per un giusto; forse qualcuno ardirebbe morire per un uomo dabbene. 8 Ma Dio manifesta il suo amore verso di noi in questo che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi. 9 Molto più dunque, essendo ora giustificati nel suo sangue, saremo salvati dall’ira per mezzo di lui. 10 Infatti, se mentre eravamo nemici siamo stati riconciliati con Dio per mezzo della morte del suo Figlio, molto più ora, che siamo stati riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita. 11 E non solo, ma anche ci vantiamo in Dio per mezzo del Signor nostro Gesù Cristo, tramite il quale ora abbiamo ricevuto la riconciliazione.
Un tempo, come Abner, eravamo colpevoli, omicidi, e il Signore ci ha gettato una corda per trarci nel suo rifugio e darci la salvezza.
Vs.28-29. Più tardi Davide venne a sapere della cosa e disse: "Io e il mio regno siamo in perpetuo innocenti davanti all’Eterno del sangue di Abner, figlio di Ner. 29 Esso ricada sul capo di Joab e su tutta la casa di suo padre; non manchi mai nella casa di Joab chi soffra di flusso o di lebbra o debba appoggiarsi al bastone o perisca di spada o sia senza pane!".
Davide maledice Joab e tutta la sua famiglia per quest’azione compiuta con malizia.
Vs. 30-32. Così Joab ed Abishai, suo fratello, uccisero Abner, perché questi aveva ucciso Asahel loro fratello a Gabaon, in battaglia. 31 Poi Davide disse a Joab e a tutto il popolo che era con lui: "Stracciatevi le vesti, cingetevi di sacco e fate cordoglio per la morte di Abner!". Anche il re Davide andò dietro alla bara. 32 Così seppellirono Abner a Hebron, e il re alzò la voce e pianse davanti alla tomba di Abner; anche tutto il popolo pianse.
Qui viene esaltato il lato migliore del carattere di Davide, il quale piange per un uomo che era stato suo nemico, al punto che per lunghissimo tempo, alla destra di Saul, aveva cercato di ucciderlo. Ora vuole che tutto il popolo faccia cordoglio ed egli stesso piange amaramente. Anche il cuore di Dio è così, in quanto egli desidera che nessun uomo perisca, ma che tutti giungano alla vita eterna.
Ezechiele 33:10-11. Ora tu, figlio d’uomo, di’ alla casa d’Israele: Voi dite così: "Se le nostre trasgressioni e i nostri peccati sono sopra di noi e a motivo d’essi languiamo, come potremo vivere?" 11 Di’ loro: Com’è vero che io vivo", dice il Signore, l’Eterno, "io non mi compiaccio della morte dell’empio, ma che l’empio si converta dalla sua via e viva; convertitevi, convertitevi dalle vostre vie malvagie. Perché mai dovreste morire, o casa d’Israele? Dio vuole con tutto se stesso che l’uomo viva, che si affidi a Cristo ed abbia la vita eterna.
Luca 19:41-44. E come egli si avvicinava, vide la città e pianse a su di essa, 42 dicendo: "Oh, se tu, proprio tu, avessi riconosciuto almeno in questo tuo giorno le cose necessarie alla tua pace! Ma ora esse sono nascoste agli occhi tuoi. 43 Poiché verranno sopra di te dei giorni in cui i tuoi nemici ti circonderanno di trincee, ti accerchieranno e ti assedieranno da ogni parte. 44 E abbatteranno te e i tuoi figli dentro di te; e non lasceranno in te pietra su pietra perché tu non hai riconosciuto il tempo in cui sei stata visitata".
Gesù piange perché davanti a sé vede Gerusalemme, che lo ha rigettato come Re dei re e pertanto moltissime anime sono state condannate. Oggi è il giorno della salvezza poiché in questo giorno siamo stati visitati: chi non accetta il Signore come personale salvatore verrà rigettato e non avrà più speranza. Non attendiamo la vecchiaia o comunque un altro momento futuro: questo è il giorno in cui il Signore ci visita ed oggi dobbiamo rispondere. Inoltre, potrebbe non esserci un domani.
Vs. 33-39. Il re intonò un lamento su Abner e disse: "Doveva Abner morire come muore uno stolto? 34 Le tue mani non erano legate, né i tuoi piedi erano stretti in catene di bronzo! Sei caduto davanti a malfattori". Così tutto il popolo pianse di nuovo su di lui. 35 Poi tutto il popolo venne per invitare Davide a prendere cibo, mentre era ancora giorno; ma Davide giurò dicendo: "Così mi faccia DIO e anche peggio se assaggerò pane o alcun’altra cosa prima che tramonti il sole". 36 Tutto il popolo capì e approvò la cosa; tutto ciò che il re faceva era approvato da tutto il popolo. 37 Così tutto il popolo e tutto Israele compresero che non era affatto intenzione del re uccidere in quel giorno Abner, figlio di Ner. 38 Il re disse quindi ai suoi servi: "Non sapete che un principe e un grande uomo è caduto oggi in Israele? 39 Anche se unto re, io sono ancora debole, mentre questi uomini, i figli di Tseruiah, sono troppo forti per me. Ripaghi l’Eterno il malvagio secondo la sua malvagità".
Più tardi tale giudizio sarà eseguito da Salomone (1 Re 2: 31-34). Davide ritrova con la morte di Abner le espressioni di grazia che usava per Saul, quando egli lo perseguitava.
In mezzo a tutti questi avvenimenti, Ish-Boshet perde il trono, poiché egli dipendeva completamente da Abner.
Cap. 4.
Uccisione di Ish-Bosceth e punizione dei suoi assassini.
Questo è l’ultimo capitolo che racconta i fatti che precedono il regno di Davide. Egli aveva ricevuto la sovranità su Giuda, poi aveva accettato l’alleanza di Abner per ottenere anche quella su Israele. Tuttavia è intervenuto Joab, il quale lo ha ucciso in modo ingannevole. Così, l’alleanza fra le dodici tribù è annullata. A questo punto, però, vediamo l’azione del Signore, il quale fa morire Ish-Boshet.
Ora due uomini malvagi, Baanah e Rekab uccidono il figlio di Saul.
Vs. 1. Quando Ish-Bosceth, figlio di Saul, seppe che Abner era morto a Hebron, gli caddero le braccia e tutto Israele fu preso da sgomento.
La casa di Saul è molto debole, tant’è vero che basta la morte di una spalla importante, Abner, per portarla alla crisi totale. E’ vero che questi aveva appoggiato Davide, tuttavia era sempre una figura di primo piano e la sua morte fa perdere ogni forza a Ish-Boshet ed ogni possibile appoggio da parte degli alleati.
Vs. 2-3. Il figlio di Saul aveva due uomini che erano capitani di schiere; il nome dell’uno era Baanah e il nome dell’altro Rekab; erano figli di Rimmon di Beeroth, della tribù di Beniamino. (Poiché anche Beeroth è considerata parte di Beniamino, 3 benché i Beerothiti si siano rifugiati a Ghitthaim, dove sono rimasti fino al giorno d’oggi).
Gli assassini del re sono due fratelli, compagni di iniquità. Erano alle dipendenze del sovrano, perciò la loro azione è molto vile. Erano della tribù di Beniamino e si erano rifugiati a Ghittaim, una città ben fortificata, situata tra le due rocche di Bozez e di Sené. Tale città faceva parte della tribù di Beniamino (v. Nehemia 11:33).
Vs. 4. Or Gionathan, figlio di Saul, aveva un figlio con i piedi storpi, egli aveva cinque anni quando giunse da Jezreel la notizia della morte di Saul e di Gionathan. La sua nutrice lo prese e fuggì, ma nella fuga precipitosa il bambino cadde e rimase zoppo. Il suo nome era Mefibosceth.
Qui si parla del figlio di Gionathan, un bambino che poteva essere ipoteticamente un rivale di Davide quale futuro re, tuttavia egli era storpio a causa di un incidente accadutogli in tenera età. Ringraziamo Dio per come ci ha protetti quando eravamo bambini e totalmente vulnerabili e per come pone degli angeli a fianco dei nostri figli e si prende cura di loro.
Vs. 5. I figli di Rimmon Beerothita, Rekab e Baanah, si mossero e giunsero nell’ora più calda del giorno a casa di Ish-Bosceth, che stava prendendo il suo riposo pomeridiano.
Questo versetto ci illustra la figura di Ish-Bosceth, presentandoci il suo carattere debole , la sua pigrizia e l’amore per le comodità. Egli era a dormire, mentre il suo posto sarebbe stato alla testa del suo esercito, oppure in un consiglio di stato per prendere accordi con Davide.
Vs. 6. Entrarono all’interno della casa, come per prendere del grano e lo colpirono al ventre. Poi Rekab e suo fratello Baanah, si diedero alla fuga.
Proprio nella comodità della sua casa viene colpito da due traditori, i quali sono entrati a corte con la scusa di prendere il grano per l’esercito. Non sappiamo quando ci colpirà la morte, nè se moriremo di malattia o per mano di qualcuno. Infatti, proprio coloro che dovevano essere amici del figlio di Saul sono gli artefici della sua fine.
Vs. 7-8. Quando entrarono in casa, Ish-Bosceth giaceva sul letto nella sua camera; lo colpirono, l’uccisero e lo decapitarono; poi, presa la testa, camminarono tutta la notte seguendo la via dell’Arabah. 8 Così portarono la testa di Ish-Bosceth a Davide in Hebron e dissero al re: "Ecco la testa di Ish-Bosceth, figlio di Saul, tuo nemico, il quale cercava la tua vita; oggi l’Eterno ha concesso al re, mio signore, la vendetta sopra Saul e sopra la sua discendenza".
Questi uomini portano a Davide la testa del figlio di Saul, certi di ricevere da lui gloria ed onore. Presentano il fatto come fosse un incarico assegnato loro da Dio, ma in realtà essi non hanno alcun riguardo nè per il Signore nè per Davide. Desideravano entrare nelle sue grazie, fingendo di interessarsi alle sue cose, mentre in realtà desideravano innalzare sè stessi ed acquisire gloria ed onore.
Vs. 9-12. Ma Davide rispose a Rekab ed a Baanah suo fratello, figli di Rimmon Beerothita, e disse loro: "Com’è vero che vive l’Eterno, il quale mi ha liberato da ogni avversità, 10 se ho preso e fatto uccidere a Tsiklag colui che mi portò la notizia: "Ecco, Saul è morto", benché egli credesse di avermi portato una buona notizia e si aspettasse di ricevere un premio, 11 quanto più ora che uomini scellerati hanno ucciso un uomo giusto in casa sua, sul suo letto, non dovrò chiedere conto del suo sangue dalle vostre mani e eliminarvi dalla terra?". 12 Così Davide diede ordine ai suoi giovani, e questi li uccisero, troncarono loro le mani e i piedi, poi li appesero presso la piscina di Hebron. Presero quindi la testa di Ish-Bosceth e la seppellirono nel sepolcro di Abner a Hebron.
Ish-Bosceth rappresenta l’uomo vecchio, il quale non può più regnare perchè è l’uomo di vergogna, ma lasciare il posto a colui che è stato scelto da Dio. Analogamente accade nella nostra vita: se abbiamo conosciuto il Signore dobbiamo lasciare che egli deponga l’uomo di vergogna da noi, l’uomo vecchio, e che Egli regni su tutto il nostro io.
Anche in questo caso Davide esprime il suo carattere compassionevole, già visto altre volte nel caso di Abner o di Saul, ed ora ritornato di nuovo: il figlio di Saul poteva essere considerato un impedimento per il suo trono, eppure egli fa cordoglio per la sua morte e condanna i suoi assassini. Così è Dio, che non prova piacere nella morte dell’empio, anzi desidera che tutti vengano al ravvedimento. L’Eterno afferma che sono beati i piedi di coloro che portano la buona novella, quindi non elogia i portatori di notizie nefaste, come lo sono stati questi due assassini. Essi avevano piedi maledetti, infatti a loro sono stati mozzati, come lo sono state anche le loro mani omicide. Facciamo attenzione a quando uccidiamo con la bocca qualche fratello, poichè Dio non gradisce questa nostra azione, anzi ne resta disgustato.
Beerot era una città dei Gabaoniti (Giosuè 9) ed era considerata come appartenente a Beniamino, la tribù di Saul, nemico di Davide. I Beerotiti si erano rifugiati a Ghittaim: forse la causa della loro fuga, pur non essendo citata in modo esplicito, è riconducibile a questi fatti riguardanti Baanah e Rekab. Probabilmente dopo la sentenza di Davide su questi due uomini, i Beerotiti si sono spaventati al punto di fuggire a Ghittaim.
Il fatto è che questi due assassini non conoscevano bene Davide e pensavano di essere da lui elogiati per quanto avevano commesso. Se lo avessero conosciuto bene, piuttosto si sarebbero rifugiati presso di lui, confidando nella sua grazia.
Ciò ricorda l’atteggiamento dell’uomo verso il Signore: non lo conosce e teme i suoi castighi, non si rifugia in lui e ne ha paura.
Anche la balia del figlio di Gionathan dimostra di non conoscere Davide e, appresa la notizia della morte di Saul e del padre del bambino, invece di correre da lui in cerca di aiuto, preferisce fuggire, e ciò ha comportato anche la caduta del piccolo e la sua menomazione. Davide lo incontrerà più avanti, gravemente menomato per la mancanza di fede di quella donna.
Non è necessario uccidere gli altri con la spada mentre dormono, come hanno fatto questi due uomini, ma a volte capita di ferire gli altri con la lingua, ed anche questo fatto viene condannato dal Signore.
Circa la lingua:
Giacomo 3:1-10. Fratelli miei, non siate in molti a far da maestri, sapendo che ne riceveremo un più severo giudizio, 2 poiché tutti manchiamo in molte cose. Se uno non sbaglia nel parlare, è un uomo perfetto, ed è pure capace di tenere a freno tutto il corpo. 3 Ecco noi mettiamo il freno nella bocca dei cavalli, perché ci ubbidiscano, e così possiamo guidare tutto il loro corpo. 4 Ecco, anche le navi, benché siano tanto grandi e siano spinte da forti venti, sono guidate da un piccolissimo timone dovunque vuole il timoniere. 5 Così anche la lingua è un piccolo membro, ma si vanta di grandi cose. Considerate come un piccolo fuoco incendi una grande foresta! 6 Anche la lingua è un fuoco, è il mondo dell’iniquità. Posta com’è fra le nostre membra, la lingua contamina tutto il corpo, infiamma il corso della vita ed è infiammata dalla Geenna. 7 Infatti ogni sorta di bestie, di uccelli, di rettili e di animali marini può essere domata, ed è stata domata dalla razza umana, 8 ma la lingua nessun uomo la può domare; è un male che non si può frenare, è piena di veleno mortifero. 9 Con essa benediciamo Dio e Padre, e con essa malediciamo gli uomini che sono fatti a somiglianza di Dio. 10 Dalla stessa bocca esce benedizione e maledizione. Fratelli miei, le cose non devono andare così.
Se un uomo è in grado di dominare la sua lingua, allora sa dominare tutto il suo corpo. Al contrario, chi non sa dominarla, vive una religione vana. Facciamo attenzione a non essere come questi fratelli, che sono stati dei portatori di pessime notizie davanti a Davide.
Genesi 9:20 Poi Noè, che era agricoltore, cominciò a piantare una vigna; 21 e bevve del vino e si ubriacò, e si scoperse in mezzo alla sua tenda. 22 E Cam, padre di Canaan, vide la nudità di suo padre e andò a dirlo ai suoi due fratelli di fuori. 23 Ma Sem e Jafet presero un mantello, se lo misero sulle loro spalle e, camminando all’indietro coprirono la nudità del loro padre; e, siccome avevano le loro facce rivolte dalla parte opposta, non videro la nudità del loro padre. 24 Quando Noè si svegliò dalla sua ebbrezza, seppe quello che gli aveva fatto il figlio minore, e disse: 25 "Maledetto sia Canaan! Egli sia il servo dei servi dei suoi fratelli!". 26 Poi disse: "Benedetto sia l’Eterno, il DIO di Sem, e sia Canaan suo servo. 27 DIO ingrandisca Jafet e dimori nelle tende di Sem e sia Canaan suo servo!".
Noè aveva peccato, poiché aveva abusato nel bere, tuttavia l’azione disdicevole di Cam riguardava il suo sparlare, ossia il divulgare a tutti il fatto che suo padre era nudo. Sem e Jafet, invece, non hanno dato peso al fatto in sé ed hanno preferito entrare nella tenda guardando indietro, al fine di coprire loro padre. L’amore, infatti, pur riconoscendo il peccato, preferisce coprirlo e passarci sopra. Grazie a questo loro modo di agire, Sem e Jafet sono stati benedetti.
Quindi, quando un fratello sbaglia dobbiamo andare da lui in privato e non divulgare il fatto a tutta la chiesa. Teniamo a freno la nostra lingua se vogliamo essere benedetti.
Cap. 5.
Davide, riconosciuto come re da tutte le nazioni, prende Gerusalemme e sconfigge i Filistei.
Davide, che fino a questo momento era stato riconosciuto re solo dalla tribù di Giuda, ora viene accolto da tutte le altre.
Vs. 1. Allora tutte le tribù d’Israele vennero da Davide a Hebron e gli dissero: "Ecco, noi siamo tue ossa e tua carne.
Tutte le tribù vanno da Davide umilmente e gli chiedono di regnare su di loro poichè sono come pecore senza pastore. Già da 7 anni egli sta governando Giuda ed il benessere e la serenità di cui godono in quella terra sono un incoraggiamento per tutte le altre tribù.
1 Cronache 12:23-40 racconta di quanti si recarono da Davide, di come si presentarono pieni di zelo e di sincerità e di come furono ospitati per ben tre giorni in Hebron.
Queste persone riconoscono Davide come uno di loro e proclamano di essere parte integrante di lui, ossia sue ossa e sua carne.
Vs. 2-3. Già in passato, quando Saul regnava su di noi, eri tu che guidavi e riconducevi Israele. L’Eterno ti ha detto: "Tu pascerai il mio popolo Israele, tu sarai principe sopra Israele"". 3 Così tutti gli anziani d’Israele vennero dal re a Hebron e il re Davide fece alleanza con loro a Hebron davanti all’Eterno, ed essi unsero Davide re sopra Israele.
Riconoscono a Davide la sua importanza operativa già al tempo del governo di Saul ed ora sottolineano anche l’elezione a sovrano fatta molto tempo prima da Dio.
In 1 Samuele 16 abbiamo visto l’elezione di Davide come re da parte di Dio e ora, dopo molti anni, tutto il popolo gli attribuisce tale titolo. Anche nelle chiese accade la medesima cosa: Dio attribuisce un compito ad alcune persone, ma anche l’assemblea deve accettare le stesse ed il ruolo che ricoprono; quando Dio chiama qualcuno, necessariamente si vedono i frutti di tale ministerio.
Davide viene proclamato re pubblicamente ed in modo solenne.
Questo capitolo inaugura il secondo periodo del regno di Davide. D’ora in avanti egli sarà re su tutto Israele, con capitale Gerusalemme.
Vs. 4. Davide aveva trent’anni quando cominciò a regnare e regnò quarant’anni.
Davide inizia a regnare su tutto Israele a 30 anni, che era l’età in cui i Leviti iniziavano il loro servizio (Numeri 4:3) ed è la stessa che aveva Gesù, figlio di Davide, quando cominciò il suo ministerio pubblico.
Vs. 5. A Hebron regnò su Giuda sette anni e sei mesi; e a Gerusalemme regnò trentatré anni su tutto Israele e Giuda.
Regna in tutto 40 anni e 6 mesi, dei quali 7 anni e mezzo a Hebron e 33 a Gerusalemme, destinata a divenire la città santa.
Vs. 6-10. Or il re con i suoi uomini si mosse verso Gerusalemme contro i Gebusei che abitavano il paese. Questi dissero a Davide "Non entrerai qui, perché i ciechi e gli zoppi ti respingeranno!", volendo dire: "Davide non entrerà mai qui". 7 Ma Davide prese la roccaforte di Sion (che è la città di Davide). 8 Davide disse in quel giorno: "Chiunque batte i Gebusei giunga fino al canale e respinga gli zoppi e i ciechi che sono odiati da Davide". Per questo dicono: "Il cieco e lo zoppo non entreranno nella Casa". 9 Così Davide si stabilì nella roccaforte e la chiamò la Città di Davide. Poi Davide costruì tutt’intorno cominciando da Millo e verso l’interno. 10 Davide diventava sempre più grande e l’Eterno, il DIO degli eserciti, era con lui.
Gerusalemme era una città importante, già conosciuta ai tempi di Abramo. Giosuè la definisce la città più importante della parte meridionale di Canaan (Gs 10:1-3). Essa entrò a far parte del territorio di Beniamino (Gs 18:28), sul confine con quello di Giuda (Gs 15:8). I figli di Giuda l’avevano conquistata (Gc 1:8), ma i discendenti di Beniamino permisero ai Gebusei di abitare tra di loro (Gc. 1:8). Conseguenza fu che i Gebisei crebbero di numero e la città fu totalmente in mano loro (Gc 19:11).
Finalmente, dopo tantissimi anni, Israele per la prima volta possiede Gerusalemme completamente. E’ l’inizio di un nuovo modo di agire da parte di Dio: è la sua grazia in azione nella persona del re.
Il libro dei Giudici ed il primo libro di Samuele, come pure i libri di Mosè, ci dimostrano che tutto ciò che Dio aveva affidato alla responsabilità dell’uomo è rovinato completamente: Israele, posto sotto la legge, aveva fallito come popolo, i giudici non avevano raggiunto il loro scopo e così pure il sacerdozio e la monarchia. Davanti a tale rovina, Dio manifesta la sua grazia, che è tale proprio perché si occupa di esseri perdenti. La sua pienezza splende proprio nel momento in cui la storia del popolo va verso uno sfacelo irreparabile. Dio sceglie il momento in cui è proclamata la sovranità regale secondo il suo pensiero, fa occupare Gerusalemme e la dà a Davide. L’Eterno ama tale luogo in quanto si trovava sotto il dominio dei Gebusei, Suoi nemici. Il suo cuore è legato a questo luogo e desidera porvi il trono del suo dominio sulla terra.
Giosuè 15:63. Quanto ai Gebusei che abitavano in Gerusalemme, i figli di Giuda non li poterono scacciare; così i Gebusei hanno abitato con i figli di Giuda in Gerusalemme fino al giorno d’oggi.
Al tempo di Giosuè, Israele non riesce a cacciare i Gebusei da Gerusalemme, in quanto tale popolo è molto più forte. Tale nome significa “Città di pace”, anche se durante tutta la storia dell’umanità non vi è mai stata la pace in questo luogo.
Giudici 1:8. I figli di Giuda attaccarono Gerusalemme e la presero; passarono gli abitanti a fil di spada e diedero la città alle fiamme.
Giudici 1:21. I figli di Beniamino non scacciarono i Gebusei che abitavano Gerusalemme; così i Gebusei hanno abitato con i figli di Beniamino in Gerusalemme fino al giorno d’oggi.
Nel vs. 8 sembra che Gerusalemme sia stata conquistata completamente, tuttavia nel vs. 21 si comprende come le cose non stiano così, anzi è evidente la convivenza nata tra i popoli. Anche oggi in questa città vivono molte etnìe, le quali hanno fatto un accordo e si sono spartite il territorio.
Solamente quando Davide ha regnato su Israele, la città di Gerusalemme è divenuta totalmente territorio ebraico. Qui è sottesa una grande verità per il cristiano di oggi: fino a quando Gesù non regnerà totalmente sulla nostra vita, molte altre fortezze si spartiranno il nostro essere e lo occuperanno. Gerusalemme è la capitale di Israele, luogo in cui vi è il trono del re, il quale da lì regna tutto il Paese: se Gerusalemme non è libera dal nemico, tutto il resto del Paese è nelle sue mani; se Cristo non ha il potere assoluto in noi, non è realmente Signore e padrone. Ogni cristiano deve operare affinché il territorio in cui regna Cristo sia la totalità del proprio essere.
Prima di tale fatto,
il nemico era più forte di Israele: anche noi dobbiamo avere la consapevolezza che Satana è molto più forte di noi, ma abbiamo la vittoria in Cristo.
Israele si era accordato con lui: non dobbiamo fare alcun patto col nemico e cancellare anche il più piccolo compromesso, poiché se il nemico vede un piccolo modo per entrare nella nostra esistenza, certamente non si farà sfuggire l’occasione e poi cercherà di ottenere territori sempre più ampi. Le vie di accesso passano per la mente, gli occhi, le orecchie, il cuore: su di esse bisogna vegliare con perseveranza.
Il regno di Davide diventa sempre più grande e l’Eterno è con lui. In Luca 1: 32-33 viene affermato che non finirà mai il regno di Cristo. Egli deve regnare in tutto il nostro essere, affinché abbiamo la pace e la salvezza. Cristo completerà l’opera nella nostra vita, nonostante la nostra infedeltà, poiché siamo suoi figlioli e Lui ci ama.
Vs. 11-12. Poi Hiram, re di Tiro, inviò a Davide messaggeri, legname di cedro, falegnami e muratori, i quali costruirono una casa a Davide. 12 Allora Davide riconobbe che l’Eterno lo stabiliva come re d’Israele e innalzava il suo regno per amore del suo popolo Israele.
Dio amava il suo popolo, così come oggi ama noi cristiani, e ci porterà nel suo regno, perché egli è amore e non guarda i nostri errori.
Vs. 13-16. Dopo il suo arrivo da Hebron, Davide prese altre concubine e mogli da Gerusalemme, e gli nacquero altri figli e figlie. 14 Questi sono i nomi dei figli che gli nacquero a Gerusalemme: Shammua, Shobab, Nathan, Salomone, 15 Ibhar, Elishua, Nefeg Jafia 16 Elishama, Eliada, Elifelet.
Davide persevera nel suo errore e prende altre concubine, forse seguendo l’esempio dei patriarchi, ma certamente non rispettando i precetti di Dio.
Per quanto riguarda le concubine di Davide vedi 2 Sam. 15:16, 2 Sam. 16:22 e 2 Sam. 19:5; per i figli di Davide vedi 1 Cron. 3:1-9.
Vs. 17. Quando i Filistei vennero a sapere che Davide era stato unto re d’Israele tutti i Filistei salirono in cerca di Davide. Appena Davide lo seppe, scese alla roccaforte.
Davide ha ottenuto una vittoria nel Signore, e subito il nemico è arrivato alla sua porta. La medesima cosa accade anche a noi oggi: quando ci arrendiamo a Dio, subito il nemico ci provoca, in quanto irato per la sconfitta subita. Dio ci chiama ad uccidere tutti i Filistei della nostra vita senza pietà.
Ad Abramo accadde di ricevere la benedizione di Melchisedek e, subito dopo, anche il re di Sodoma cercò di circuirlo; Abramo rifiutò le proposte di tale sovrano e, di conseguenza, ricevette la benedizione da parte di Dio.
Dunque, i primi a salire contro Davide sono i Filistei, un nemico interno, che occupa i territori ereditati da Israele. Più avanti vedremo che si ribelleranno anche le nazioni poste ai confini, come Moab e i discendenti di Ammon, la Siria e l’Assiria. La vittoria sulle nazioni, quindi, avviene in modo graduale.
Vs. 18-20. I Filistei giunsero e si sparpagliarono nella valle dei Refaim. 19 Allora Davide consultò l’Eterno dicendo: "Devo salire contro i Filistei? Li darai nelle mie mani?". L’Eterno rispose a Davide: "Sali, perché darò certamente i Filistei nelle tue mani". 20 Così Davide andò a Baal-Peratsim, dove li sconfisse, e disse: "L’Eterno ha aperto un varco tra i miei nemici davanti a me, come un varco aperto dalle acque". Per questo chiamò quel luogo: Baal-Peratsim.
Qui è indicato il segreto delle vittorie di Davide: ogni qualvolta il nemico lo assale, egli cerca il Signore, al quale è totalmente dipendente. Egli non cerca di vincere in base alle proprie forze, bensì comprende che ogni battaglia è dell’Eterno e che Egli solo può portarla a termine. Anche le nostre tentazioni devono essere lasciate nelle mani di Dio, il quale è molto più forte di noi e le può sconfiggere.
Altro segreto di Davide: egli attribuisce ogni vittoria a Dio, l’unico autore di tutte le meraviglie.
Come accade sempre, anche se Satana viene sconfitto, egli torna sempre all’attacco:
Vs. 21-25. I Filistei abbandonarono là i loro idoli e Davide e i suoi uomini li portarono via. 22 In seguito i Filistei salirono di nuovo e si sparpagliarono nella valle dei Refaim. 23 Quando Davide consultò l’Eterno, egli disse: "Non salire; aggirali alle spalle, piomba su di loro di fronte ai Balsami. 24 Quando udrai un rumore di passi sulle cime dei Balsami, lanciati subito all’attacco, perché allora l’Eterno uscirà davanti a te per sconfiggere l’esercito dei Filistei". 25 Davide fece esattamente come l’Eterno gli aveva comandato e sconfisse i Filistei da Gheba fino a Ghezer.
Davide è nuovamente attaccato dai Filistei e si rivolge di nuovo a Dio per conoscere la Sua volontà. L’Eterno gli dà una nuova strategia di battaglia e lo porta alla vittoria. La potenza di Davide, quindi, non era nelle sue capacità personali, bensì nella presenza dell’Eterno presso di lui. Dimostra di essere un servo obbediente, in quanto agisce esattamente come Dio gli ha comandato.