2 Samuele 2-3:18

2 Samuele 2-3:18
Craig Quam

Cap. 2.

Nel cap. 1 abbiamo visto la fine di Saul e del suo regno, così come Dio aveva predetto per bocca di Samuele. Nei cap. 2-3 Davide viene incoronato re, ma solamente nella casa di Giuda; a ciò fa seguito la guerra tra il nuovo sovrano e i discendenti della casa di Saul.

Davide unto re di Giuda in Hebron.

Dopo la morte di Saul e di Gionathan, Davide aveva la strada sgombra da ostacoli e, cosciente di essere stato designato re da Dio, avrebbe potuto prendere possesso di quanto gli spettava. Al contrario, decise di agire gradualmente, attendendo i tempi che Dio aveva stabilito. 

Infatti:

Vs. 1. Dopo questo, Davide consultò l’Eterno, dicendo: "Devo salire in qualcuna delle città di Giuda?". L’Eterno gli rispose: "Sali". Davide chiese: "Dove salirò?". L’Eterno rispose: "A Hebron". 

Chiede subito consiglio a Dio circa il proprio comportamento ed il Signore non gli fa mancare la sua guida preziosa. Impariamo  a non rivolgerci al Padre solo quando siamo nella difficoltà, anzi consultiamolo prima di prendere una qualunque decisione.

Vs. 2-3.  Così Davide vi salì con le sue due mogli, Ahinoam la Jezreelita ed Abigail la Karmelita, già moglie di Nabal. 3  Davide condusse anche gli uomini che erano con lui, ognuno con la propria famiglia, e si stabilirono nelle città di Hebron. 

Porta con sé le sue mogli, che gli erano state accanto quando egli aveva vissuto nella difficoltà, ed anche gli uomini che lo avevano aiutato. Tutte queste persone erano state con lui quando era un nomade ed ora Davide vuole dare loro una dimora stabile.

Vs. 4.  Poi vennero gli uomini di Giuda e là unsero Davide re sulla casa di Giuda. Fu quindi riferito a Davide che erano stati gli uomini di Jabesh di Galaad a seppellire Saul. 

Solo la tribù di Giuda riconosce Davide come re. Vediamo che sovente la tribù di Giuda agiva per conto proprio ed ai tempi di Saul era censita come corpo a sé stante.

Anche oggi i cristiani devono riconoscere Cristo come sovrano, e dare a Lui il comando assoluto della propria vita. Tuttavia, a volte capita che non siamo disponibili a concedere l’intera esistenza, ma solo una parte, “una tribù”. Ma un sovrano è colui che ha il potere assoluto, per cui o regna su tutto il nostro essere, oppure in realtà non ha alcun reale potere. Gesù ci ha comprati a caro prezzo, perciò ora dobbiamo lasciarlo regnare totalmente su di noi.

Giuda significa “lode”: Cristo diceva che i credenti con le labbra lo lodavano, ma il loro cuore era lontano. 

Davide consulta l’Eterno al fine di conoscere quale comportamento deve adottare: egli dipende dall’Eterno, e ciò accadrà durante tutto il corso della sua vita. Quando si trovava nei recinti delle pecore, alle prese con il leone o con l’orso, davanti a Golia, a Chela, a Tsiklag, Davide era l’uomo dipendente e, di conseguenza, l’uomo forte. Questo Dio lo gradisce. 

Durante il nostro cammino, chiediamoci quale sia la volontà di Dio per la nostra vita, poiché allora il nostro cammino sarà benedetto e si compirà nel volere di Dio. Se troviamo degli intralci è perché, prima di prendere una decisione, non ne abbiamo parlato col Signore.

Nella vita di Davide non mancano esempi in cui egli non ha consultato l’Eterno, e le conseguenze di ciò sono per noi l’insegnamento di quanto sia pericolosa l’ indipendenza e l’agire secondo il volere umano.

Vs. 5-7.  Allora Davide inviò messaggeri agli uomini di Jabesh di Galaad per dir loro: "Siate benedetti dall’Eterno, per aver usato questa benignità a Saul, vostro signore, dandogli sepoltura! 6  Ora l’Eterno usi benignità e fedeltà a voi. Anch’io vi farò del bene perché avete fatto una tale cosa. 7  Or dunque prendano forza le vostre mani e siate valorosi, perché Saul vostro signore è morto, ma la casa di Giuda mi ha unto re su di essa". 

Davide elogia coloro che hanno sepolto Saul poiché hanno dimostrato la loro bontà. Quindi fa loro sapere che la casa di Giuda l’ha unto re, notizia che si spande nei confini della terra d’Israele.

Ish-Boschet fatto re d’Israele a Mahanaim.

Vs. 8-9. Nel frattempo Abner, figlio di Ner, capo dell’esercito di Saul, prese Ish-Bosceth, figlio di Saul e lo condusse a Mahanaim (questo è il luogo in cui Ish-Bosheth fece la sua prima proclamazione. Si trovava oltre il Giordano, in un luogo in cui Davide aveva una minore influenza); 9  e lo costituì re su Galaad, sugli Ashuriti, su Jezreel, su Efraim, su Beniamino e su tutto Israele. 

Abner, zio di Saul e capo dell’esercito, non vuole sottomettersi a Davide e nomina re il figlio di Saul. Abner è una persona degna di stima, secondo il mondo, valoroso e nobile di cuore, ma con un carattere violento e orgoglioso. Egli sostiene il principio della successione secondo la carne, dimenticando che Saul era stato respinto da Dio. Il popolo sostiene tale principio perché è quello della tradizione degli uomini e molto più rispettabile, agli occhi carnali, dell’opinione di quei pochi che seguono Davide.

Ish-Bosceth significa “uomo di vergogna”,  come lo è il vecchio uomo di tutti i credenti. Egli non era al fianco del padre in battaglia, forse perché meno coraggioso dei fratelli.

A Mahanaim molte tribù di Israele lo acclamarono re, ignorando il volere di Dio, mentre Giuda è fedele a Davide.

Vs. 10-11.  Ish-Bosceth, figlio di Saul, aveva quarant’anni quando cominciò a regnare su Israele e regnò due anni. Ma la casa di Giuda seguiva Davide. 11  Il tempo che Davide regnò a Hebron sulla casa di Giuda fu di sette anni e sei mesi. 

Ish-Bosheth contende il trono con Davide, tuttavia è evidente la scelta di Dio per loro: il primo regnerà solo due anni, il secondo ben sette sulla sola tribù di Giuda.

Guerra civile e vittoria di Davide.

Vs. 12-13.  Intanto Abner, figlio di Ner, e i servi di Ish-Bosceth, figlio di Saul, si mossero da Mahanaim diretti a Gabaon. 13  Anche Joab, figlio di Tseruiah e i servi di Davide si mossero e li incontrarono presso la piscina di Gabaon. Così si fermarono gli uni da un lato della piscina e gli altri dall’altro lato. 

Joab è un uomo al seguito di Davide, molto ambizioso, che cerca di occupare il primo posto dopo il re. Egli contrasta l’ingiustizia solo quando si oppone ai suoi piani; inoltre, quando qualcosa di giusto gli crea svantaggio, egli non si fa scrupolo di opporvisi. E’ un politico e lo si trova sempre dove c’è da trarre guadagno; fa muovere le cose di nascosto e imbastisce degli intrighi.

Vs. 14-17.  Allora Abner disse a Joab: "Si levino dei giovani e si esibiscano davanti a noi". Joab rispose: "Si levino pure". 15  Così si levarono e si fecero avanti in ugual numero: dodici per Beniamino e per Ish-Bosceth, figlio di Saul e dodici dei servi di Davide. 16  Ciascuno afferrò il suo avversario per la testa e gli conficcò la spada nel fianco; così caddero tutt’insieme. Quel luogo fu perciò chiamato il campo degli uomini forti; si trova a Gabaon. 17  In quel giorno vi fu una battaglia molto dura in cui Abner con gli uomini d’Israele rimase sconfitto dai servi di Davide. 

Le due truppe si trovano di fronte, ma non vengono nominati né Dio né Davide.

L’esito dello scontro è grave.

Vs. 18-19. Là c’erano i tre figli di Tseruiah: Joab, Abishai e Asahel (è fratello di Joab e cugino di Davide); e Asahel era veloce come una gazzella della campagna. 19  Asahel si mise ad inseguire Abner senza voltarsi né a destra né a sinistra dietro Abner. 

Lo scopo si Asahel è quello di uccidere Abner, così avrebbe posto fine alla guerra e Davide avrebbe avuto la via spianata. 

Vs. 20-21.  Poi Abner si volse indietro e disse: "Sei tu, Asahel?". Egli rispose: "Sono io". 21  Abner gli disse: "Volgiti a destra o a sinistra, afferra uno dei giovani e prenditi le sue spoglie!". Ma Asahel non volle smettere di inseguirlo. 

Abner è un uomo generoso, non vuole uccidere il suo avversario e più volte cerca di indurlo a recedere dal suo intento di ucciderlo. Lo invita ad accontentarsi di misurarsi con un suo pari, mentre Asahel dimostra la sua testardaggine e continua l’inseguimento.

Vs. 22-24.  Abner disse nuovamente ad Asahel: "Smetti di inseguirmi. Perché obbligarmi a stenderti a terra? Come potrei allora guardare in faccia tuo fratello Joab?". 23  Ma egli si rifiutò di cambiare strada; perciò Abner con il retro della lancia lo colpì al basso ventre, e la lancia gli uscì di dietro; ed egli cadde e morì sul posto; quanti passavano dal luogo dove Asahel era caduto e morto si fermavano. 24  Ma Joab a Abishai inseguirono Abner; al tramontar del sole essi giunsero al colle di Ammah che è di fronte a Ghiah, sulla via del deserto di Gabaon. 

Joab perde suo fratello Asahel, verso il quale Abner, che ha finito per ucciderlo, ha dimostrato tutta la nobiltà del suo carattere. Asahel non vuole ascoltare il suo consiglio e, vittima del suo stesso desiderio di gloria, cade colpito dalla lancia di Abner. Joab non dimenticherà mai questa morte e si vendicherà nel momento propizio.

Vs. 25-27. I figli di Beniamino si radunarono dietro ad Abner formando un sol gruppo e si fermarono in cima a una collina. 26  Allora Abner chiamò Joab e disse: "La spada dovrà forse divorare per sempre? Non sai che alla fine ci sarà amarezza? Quando mai ordinerai al popolo di smettere di inseguire i suoi fratelli?". 27  Joab rispose: "Com’è vero che DIO vive, se tu non avessi parlato, il popolo non avrebbe smesso d’inseguire i suoi fratelli fino al mattino".

Abner chiede a Joab di porre fine alla guerra, la quale era stata voluta dagli uomini  e vissuta all’interno dello stesso popolo di Israele. Proprio Abner che aveva voluto questo scontro è ora il primo che ne desidera la fine. Notiamo anche la figura di Joab, colui che è il vincitore, tuttavia è pronto a ritirarsi.

Vs. 28-32.  Allora Joab suonò la tromba e tutto il popolo si fermò, e non inseguì più Israele e smise di combattere. 29  Abner e i suoi uomini camminarono tutta quella notte per l’Arabah passarono il Giordano, attraversarono tutto il Bithron e giunsero a Mahanaim. 30  Anche Joab ritornò dall’inseguimento dei servi di Abner e radunò tutto il popolo; di Davide mancavano diciannove uomini ed Asahel. 31  Ma i servi di Davide avevano ucciso trecentosessanta uomini di Beniamino e di Abner. 32  Quindi portarono via Asahel e lo seppellirono nel sepolcro di suo padre che è a Betlemme. Poi Joab e i suoi uomini camminarono tutta la notte e giunsero a Hebron allo spuntar del giorno. 

Questa lotta non è stata voluta da Dio e non è stata fatta in suo nome.


Cap. 3.

La casa di Davide si rafforza.

Vs. 1. La guerra fra la casa di Saul (la carne) e la casa di Davide (lo Spirito) fu lunga. Davide si faceva sempre più forte, mentre la casa di Saul si indeboliva sempre di più. 

Vi è lotta tra la carne e lo spirito, come vi è anche all’interno dell’uomo convertito, anche se la carne è destinata a morire. Essa non vuole capitolare e combatte con tutte le sue forze, così come ha fatto la casa di Saul verso Davide. L’instaurarsi graduale del regno di quest’ultimo riporta alla mente il tempo in cui il regno di Cristo sarà stabilito con potenza.

La vittoria sulla carne dovrebbe essere molto rapida, eppure spesso non è così, poiché non ci affidiamo a Dio completamente e non lo rendiamo re in tutte le aree della nostra vita. Molte volte vogliamo essere gli artefici della nostra esistenza ed allora combattiamo per realizzare noi stessi e far trionfare la carnalità; tuttavia essa non può regnare su di noi e, come Ish-Boshet, deve morire, per lasciare posto allo Spirito, cioè al regno di Davide.

Analogamente accadde agli Ebrei nel deserto, i quali, invece di arrivare alla terra promessa in quaranta giorni, vi giunsero in quarant’anni. Se Dio non regna in ogni aspetto della nostra vita, in essa non ci sarà gioia, ma fatica e problemi. Dio non ha detto di rendere accettabile la nostra carne, di fornirle una facciata di convenienza, bensì di farla morire totalmente, di estirpare “l’uomo di vergogna” da noi.

La casa di Davide si rafforza sempre più, così come in noi accade per la parte spirituale, che si rinnova di giorno in giorno in Cristo. La stessa cosa si verificherà per il Signore, il quale vincerà ogni guerra spirituale. Egli ci promesso, infatti, che porterà a compimento l’opera che ha iniziato in noi, regnando in ogni area della nostra vita con un dominio assoluto. Ringraziamo Dio per questo e non ribelliamoci al Suo piano, bensì umilmente arrendiamoci ad esso.

Vs. 2-5.  In Hebron a Davide nacquero dei figli. Il suo primogenito fu Amnon, di Ahinoam la Jezreelita; 3  il secondo fu Kileab, di Abigail la Karmelita, già moglie di Nabal;

1 Cronache 3:1 dice che tale figlio si chiamava Daniel, non Kileab. Alcuni studiosi affermano che il suo nome era Daniel, ossia “Dio mi ha giudicato”; tuttavia, essendo che molte persone perfide pensavano che questo ragazzo fosse figlio di Nabal, Dio lo ha fatto crescere sempre più simile a Davide, sia nell’aspetto che nel carattere. Da qui il nome Kineab, che significa “come suo padre”.

 il terzo fu Absalom, figlio di Maakah, figlia di Talmai, re di Gheshur; Gheshur era un principe pagano. Forse Davide pensava di rafforzarsi politicamente, ma questo matrimonio fu pieno di dolore e di vergogna.

4  il quarto fu Adonijah, figlio di Hagghith; il quinto fu Scefatiah, figlio di Abital, 5  e il sesto fu Ithream, figlio di Eglah, moglie di Davide. Questi nacquero a Davide in Hebron. 

Mentre abita a Hebron, Davide ha molte donne, oltre alle sue mogli e da esse ha dei figli. Se avesse consultato l’Eterno prima di farlo, sarebbe stato incoraggiato a meditare la legge al fine di comprendere come avere molte mogli non è cosa buona (Deut. 17:17-18). Per esserne convinti, basta considerare il comportamento dei figli di tali donne. Se Davide avesse preso solamente la pia Abigail, non avrebbe visto la sua casa coperta di vergogna e di disonore per colpa di Amnon, né avrebbe visto suo figlio Absalom ribellarsi contro di lui, né Adonia tentare di impadronirsi del regno e chiedere la Sunamita per moglie.

Abner si unisce a Davide.

Vs. 6-11.  Durante la guerra fra la casa di Davide e la casa di Saul, Abner si tenne saldamente stretto alla casa di Saul. 7  Or Saul aveva avuto una concubina di nome Ritspah, figlia di Aiah; e Ish-Bosceth disse ad Abner: "Perché sei entrato dalla concubina di mio padre?" 8  Abner si adirò fortemente per le parole di Ish-Bosceth e rispose: "Sono forse una testa di cane di Giuda? Fino ad oggi ho usato fedeltà verso la casa di Saul tuo padre, verso i suoi fratelli e i suoi amici e non ti ho dato nelle mani di Davide, e proprio oggi tu mi rimproveri la colpa commessa con questa donna! 9  DIO faccia così a Abner e anche peggio, se io non faccio per Davide ciò che l’Eterno gli ha giurato: 10  trasferire il regno dalla casa di Saul e stabilire il trono di Davide su Israele e su Giuda, da Dan fino a Beer-Sceba". 11  Ish-Bosceth non poté rispondere una sola parola ad Abner, perché aveva paura di lui. 

Abner lascia Ish-Boschet e si schiera con Davide, per servirlo con zelo.

Vs. 12-16.  Allora Abner mandò a nome suo messaggeri a Davide per dirgli: "A chi appartiene il paese? Fa’ alleanza con me e la mia mano sarà con te per riportare tutto Israele a te". 13  Davide rispose: "Ho una cosa da chiederti: Io farò alleanza con te, ma tu non vedrai la mia faccia se prima non mi condurrai Mikal figlia di Saul, quando verrai a vedermi". 14  Così Davide mandò messaggeri a Ish-Bosceth, figlio di Saul. per dire: "Restituisci mia moglie Mikal, a cui mi fidanzai per cento prepuzi di Filistei". 15  Ish-Bosceth mandò a prenderla presso suo marito Paltiel, figlio di Laish. 16  Suo marito andò con lei e la seguì piangendo fino a Bahurim. Poi Abner gli disse: "Va’, torna indietro!". Ed egli ritornò. 

Davide chiede a Ish-Boshet che gli venga restituita la sua prima moglie, Mikal, figlia di Saul, divenuta adultera poiché passata ad un altro marito. Tale fatto ha provocato un enorme dolore in quest’uomo, che era onesto ed innamorato della compagna. Infatti la segue piangendo e non pensa nemmeno di ribellarsi all’autorità stabilita. In questo caso Davide ha usato in modo sbagliato la potenza umana che Dio gli ha conferito.

Alcuni commentatori, però, considerano la cosa da un altro punto di vista ed affermano che il secondo marito di Mikal sapeva bene, al momento delle nozze, che la donna non era libera e che apparteneva ad un altro; tuttavia egli l’ha sposata, rendendola adultera, ed ora gli veniva tolta una moglie che aveva preso in modo illecito. Il suo dolore, quindi, e causato da un comportamento sbagliato.

Abner decide di allearsi con Davide.

Vs. 17-18.  Poi Abner rivolse la parola agli anziani d’Israele, dicendo: "Già da lungo tempo chiedete Davide per vostro re. 18  Ora è tempo di agire, perché l’Eterno ha parlato di Davide, dicendo: "Per mezzo di Davide, mio servo, io salverò il mio popolo Israele dalle mani dei Filistei e da tutti i suoi nemici"". 

Molte volte abbiamo chiesto in preghiera che venga il regno di Cristo nella nostra vita; ebbene, l’alleanza con Lui deve essere fatta ora, senza attendere un futuro ipotetico al quale forse non arriveremo mai (quando sarò in pensione, quando avrò più tempo…): ora è il tempo di inchinarci al Signore e dargli il regno di tutta la nostra vita. Egli è colui che ci libererà e che ci darà la vittoria dal nemico. Per questo dobbiamo tagliare via da noi tutte quelle cose che impediscono la piena manifestazione di Cristo in noi ed ostacolano il fatto che possiamo essere pienamente usati dal Signore per la Sua gloria. A noi spetta la decisione, quella di inchinarci a Lui e di permettergli il pieno dominio del nostro essere.

Cristo vuole che siamo esseri liberi, privi di ogni legame dovuto dalle regole umane:

Colossesi 2:8-23.   Guardate che nessuno vi faccia sua preda con la filosofia e con vano inganno, secondo la tradizione degli uomini, secondo gli elementi del mondo e non secondo Cristo, 9  poiché in lui abita corporalmente tutta la pienezza della Deità. 10  E voi avete ricevuto la pienezza in lui, ogni credente ha la pienezza in Cristo, la pienezza di Dio, per vivere una vita santa, degna e accettevole per il nostro Signore essendo egli il capo di ogni principato e potestà, 11  nel quale siete anche stati circoncisi di una circoncisione, fatta senza mano d’uomo, ma della circoncisione di Cristo, mediante lo spogliamento del corpo dei peccati della carne:

La circoncisione era un simbolo di separazione degli Ebrei dagli altri popoli. I Gentili non avevano subito tale operazione, in quanto la loro circoncisione era stata praticata da Cristo. 12  essendo stati sepolti con lui nel battesimo, in lui siete anche stati insieme risuscitati, mediante la fede nella potenza di Dio che lo ha risuscitato dai morti. 13  E con lui Dio ha vivificato voi, che eravate morti nei peccati e nell’incirconcisione della carne, perdonandovi tutti i peccati. 14  Egli ha annientato il documento fatto di ordinamenti, che era contro di noi e che ci era nemico, e l’ha tolto di mezzo inchiodandolo alla croce;Dio ci dona una vita nuova, priva di peccato e di tutti quegli elementi che ci condannavano. Cristo, infatti, ha preso su di sé tutte le nostre iniquità e le ha fatte inchiodare da Dio sulla croce. 15  avendo quindi spogliato le potestà e i principati, ne ha fatto un pubblico spettacolo, trionfando su di loro in lui. Dio ha svergognato Satana per ogni suo figlio. 16  Nessuno dunque vi giudichi per cibi o bevande, o rispetto a feste, a noviluni o ai sabati; 17  queste cose sono ombra di quelle che devono venire; ma il corpo è di Cristo. Nessuna regola umana ha più alcun significato. 18  Nessuno vi derubi del premio con un pretesto di umiltà e di culto degli angeli, fondandosi su cose che non ha visto, essendo temerariamente gonfio a motivo della sua mente carnale Non facciamoci derubare da coloro che sono legalisti, poiché Cristo è venuto per renderci liberi dalle regole. 19  e non attenendosi al capo, da cui tutto il corpo, ben nutrito e tenuto insieme mediante le giunture e le articolazioni cresce con l’accrescimento che viene da Dio. 20  Se dunque siete morti con Cristo agli elementi del mondo, perché vi sottoponete a dei precetti come se viveste nel mondo, quali: 21  "Non toccare, non assaggiare, non maneggiare",Questi aspetti legalisti non ci devono più condizionare perché sono cose esteriori, condannate da Dio. Coloro che seguono tali cose sono apprezzati esteticamente, ma all’interno sono come i sepolcri dei morti, ricolmi di putrefazione. 22  tutte cose che periscono con l’uso, secondo i comandamenti e le dottrine degli uomini? 23  Queste cose hanno sì qualche apparenza di sapienza nella religiosità volontariamente scelta, nella falsa umiltà e nel trattamento duro del corpo, ma non hanno alcun valore contro le intemperanze carnali. I religiosi sono falsamente umili, come i Farisei che pronunciavano lunghe preghiere, ma nel loro cuore non c’era amore. Molte persone vivono nei monasteri, si privano di ogni più semplice comodità, si provocano dolori fisici: queste sono usanze esteriori, le quali non implicano una reale conversione.

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