2 Samuele 22-23

Salmo 18
Craig Quam

2 Samuele 23:1-7
Craig Quam

2 Samuele 23:8-17
Craig Quam

Capitolo 22 o Salmo 18.

Cantico di ringraziamento di Davide.

Questo capitolo rappresenta una parentesi nella storia di Davide, poiché viene riportato il Salmo 18, scritto quando Davide è stato liberato da Saul. Tutto il libro di II Samuele segue un ordine cronologico, tuttavia qui le cose vanno in modo diverso. Non sappiamo come mai una storia passata sia stata inserita a questo punto, tuttavia crediamo che lo Spirito Santo abbia deciso in tal senso. Anche tale salmo, come tutti gli altri, viene scritto da Davide parlando di se stesso, eppure profetizza la prima, la seconda venuta di Cristo, e il suo regno di mille anni sulla terra. Siamo certi che parla di Gesù poichè è citato anche da Paolo:

Romani 15:9.    ed ha accolto i gentili per la sua misericordia, affinché glorifichino Dio come sta scritto: "Per questo ti celebrerò fra le genti, e canterò le lodi del tuo nome". (Salmo 18:49) 

Quindi chiaramente l’apostolo Paolo afferma che Salmo 18 parla del Messia.

Vs. 1-3. Davide rivolse all’Eterno le parole di questo cantico nel giorno che l’Eterno lo liberò dalla mano di tutti i suoi nemici e dalla mano di Saul. Egli disse: 2  "L’Eterno è la mia rocca, la mia fortezza e il mio liberatore, 3  il mio Dio, la mia rupe in cui mi rifugio, il mio scudo, la potenza della mia salvezza, il mio alto rifugio, il mio asilo. O mio salvatore, tu mi salvi dalla violenza! 

Davide utilizza molti aggettivi per definire l’Eterno: è una rocca, una protezione inviolabile, una sicurezza, colui che ci libera sia dal nemico che dal peccato, l’unica speranza per la nostra salvezza, il luogo di pace e sicurezza. Egli è intervenuto costantemente nella vita di Davide e lo ha tratto fuori da ogni male. Per questo motivo egli esprime una riconoscenza tanto grande. Molte volte Davide ha dovuto cercare rifugio in una caverna posta sulle rocce, ma ora afferma che Dio è il suo rifugio certo.

La permanenza nel regno dei morti. Vs. 4-6.  Io invoco l’Eterno che è degno di essere lodato, e sono salvato dai miei nemici. 5  Le onde della morte mi avevano circondato e i torrenti della distruzione mi avevano spaventato. 6  I dolori dello Sceol mi avevano avvolto e i lacci della morte mi stavano davanti. 

Davide è vivo, eppure parla dello Sceol, luogo dei morti, del quale, ovviamente, non aveva esperienza; infatti, egli sta profetizzando di Cristo e del Suo grido davanti alla morte quando si trovava sulla croce.

Vs. 7.  Nella mia angoscia invocai l’Eterno e gridai al mio DIO. Egli udì la mia voce dal suo tempio e il mio grido giunse ai suoi orecchi. 

Cristo è stato udito da Dio e tale fatto per noi è importante, in quanto ha reso possibile la nostra redenzione. Infatti, se il Padre non avesse ascoltato il grido di Cristo, questi non sarebbe morto e risorto, e pertanto noi saremmo degli illusi, immersi ancora nel peccato.

Ebrei 5:5-10.     Così anche Cristo non si prese da sé la gloria di diventare sommo sacerdote, ma la ricevette da colui che gli disse: "Tu sei mio Figlio, oggi io ti ho generato", 6  e altrove dice: "Tu sei sacerdote in eterno, secondo l’ordine di Melchisedek" 7  Nei giorni della sua carne, con grandi grida e lacrime, egli offrì preghiere e supplicazioni a colui che lo poteva salvare dalla morte, e fu esaudito a motivo del suo timore di Dio. 8  Benché fosse Figlio, imparò l’ubbidienza dalle cose che soffrì, 9  e, reso perfetto, divenne autore di salvezza eterna per tutti coloro che gli ubbidiscono, 10  essendo da Dio proclamato sommo sacerdote, secondo l’ordine di Melchisedek,

Gesù è stato esaudito da Dio quando era nello Sceol.

Dio ascolta le nostre preghiere, così come ascoltò quelle di Cristo:

Ebrei 4:14-16.  Avendo dunque un gran sommo sacerdote che è passato attraverso i cieli, Gesù, il Figlio di Dio, riteniamo fermamente la nostra confessione di fede. 15  Infatti, noi non abbiamo un sommo sacerdote che non possa simpatizzare con le nostre infermità, ma uno che è stato tentato in ogni cosa come noi, senza però commettere peccato. 16  Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia, affinché otteniamo misericordia e troviamo grazia per ricevere aiuto al tempo opportuno. 

Cristo è stato esaudito, il suo sacrificio accettato e la resurrezione è il sigillo dell’accettazione di tale sacrificio; pertanto, noi abbiamo un sacerdote che ci comprende poiché era come noi, tentato al nostro stesso modo, anche se non ha mai peccato. Per questo possiamo andare a Cristo con una fiducia totale, grazie al sacrificio del Signore.

La morte di Cristo. Vs. 8-14. Allora la terra fu scossa e tremò le fondamenta dei cieli furono smosse e scrollate, perché egli era acceso d’ira. 9  Un fumo saliva dalle sue narici e un fuoco divorante gli usciva dalla bocca; da lui sprizzavano carboni accesi. 10  Egli abbassò i cieli e discese con una densa caligine sotto i suoi piedi. 11  Cavalcava sopra un cherubino e volava e appariva sulle ali del vento. 12  Per padiglione intorno a sé aveva posto le tenebre, l’oscurità delle acque e le dense nubi del cielo. 13  Dallo splendore che lo precedeva si sprigionavano carboni ardenti. 14  L’Eterno tuonò dai cieli e l’Altissimo fece udire la sua voce. 

Anche quando Cristo morì si verificarono degli eventi straordinari, ossia le tenebre coprirono la terra ed un terremoto la scosse.

La resurrezione di Cristo. Vs. 15-17.  Avventò saette, e disperse i nemici, scagliò le sue frecce e li disperse. 16  Allora apparve il letto del mare e le fondamenta del mondo furono scoperte al rimprovero dell’Eterno, al soffio del vento delle sue narici. 17  Egli dall’alto stese la mano e mi prese, mi trasse fuori dalle grandi acque. 

Qui abbiamo la resurrezione di Cristo, tratto fuori dalla morte per mano di Dio.

Vs. 18-24.  Mi liberò dal mio potente nemico e da quelli che mi odiavano, perché erano più forti di me. 19  Essi mi erano venuti contro nel giorno della mia calamità, ma l’Eterno fu il mio sostegno, 20  e mi trasse fuori al largo; egli mi liberò perché mi gradisce. 21  L’Eterno mi ha retribuito secondo la mia giustizia e mi ha reso secondo la purità delle mie mani, 22  perché ho osservato le vie dell’Eterno e non mi sono empiamente sviato dal mio DIO. 23  Poiché ho tenuto davanti a me tutte le sue leggi e non mi sono allontanato dai suoi statuti. 24  Sono stato integro verso di lui e mi sono guardato dalla mia iniquità. 

Davide non può affermare tali cose di se stesso in quanto era un peccatore; solo Gesù è senza peccato e giusto. La giustizia umana agli occhi di Dio appare come qualcosa di immondo e putrefatto, mentre quella del Signore è totalmente accettata.

Salmo 103:8-14. L’Eterno è pietoso e clemente, lento all’ira e di grande benignità. 9  Egli non contende in eterno e non serba l’ira per sempre 10  Egli non ci tratta come meritano i nostri peccati, e non ci castiga in base alle nostre colpe. 11  Poiché, quanto sono alti i cieli al di sopra della terra, tanto è grande la sua benignità verso quelli che lo temono. 12  Quanto è lontano il levante dal ponente, tanto ha egli allontanato da noi le nostre colpe. 13  Come un padre è pietoso verso i suoi figli, così è pietoso l’Eterno verso quelli che lo temono. 14  Perché egli conosce la nostra natura e si ricorda che siamo polvere. 

Qui Davide parla di se stesso, in quanto riconosce tutti i propri peccati e la benignità di Dio, il quale dimentica i falli umani, se posto come salvatore e temuto.

Nel Salmo 18, invece, parla di Cristo, l’unico giusto, colui che è stato in grado di camminare con rettitudine durante tutti i giorni della sua vita.

Vs. 25-28.  Perciò l’Eterno mi ha reso secondo la mia giustizia secondo la mia purità davanti ai suoi occhi. 26  Tu ti mostri pietoso verso l’uomo pio, e retto verso l’uomo retto; 27  ti mostri puro col puro e ti mostri astuto col perverso. 28  Tu salvi la gente afflitta, ma il tuo sguardo si ferma sugli alteri per abbassarli. 

Cristo nei Vangeli ha affermato che verremo giudicati con il nostro standard di giudizio: con umiltà se siamo umili, con misericordia se siamo misericordiosi, ma con durezza se siamo orgogliosi e superbi. Quindi facciamo attenzione a non giudicare gli altri, poichè lo stesso metro di misura sarà usato per noi.

Il ritorno di Cristo. Vs. 29-30.  Si, tu sei la mia lampada o Eterno; l’Eterno illumina le mie tenebre. 30  Con te posso assalire una schiera, con il mio DIO posso saltare sopra un muro. 

Cristo non tornerà più come salvatore, ma come guerriero, mentre per coloro che lo temono egli sarà il salvatore, colui che li porterà via con sé.

Vs. 31.  La via di Dio è perfetta; la parola dell’Eterno è purificata col fuoco. Egli è lo scudo di tutti quelli che sperano in lui. 

Cristo sarà il nostro scudo quando verrà il momento del giudizio: i cristiani saranno tolti dalla massa, mentre chi avrà rigettato Gesù verrà giudicato.

Vs. 32-43.  Infatti chi è Dio all’infuori dell’Eterno? E chi è la Rocca all’infuori del nostro DIO? 33  Dio è la mia potente fortezza e rende la mia via perfetta. 34  Egli rende i miei piedi simili a quelli delle cerve e mi rende saldo sui miei alti luoghi. 35  Egli ammaestra le mie mani alla battaglia e le mie braccia possono tendere un arco di bronzo. 36  Tu mi hai anche dato lo scudo della tua salvezza e la tua benignità mi ha reso grande. 37  Tu hai allargato i miei passi sotto di me, e i miei piedi non hanno vacillato. 38  Io ho inseguito i miei nemici e li ho distrutti, e non sono tornato indietro prima di averli annientati. 39  Li ho annientati e schiacciati ed essi non hanno più potuto rialzarsi; essi sono caduti sotto i miei piedi. 40  Tu mi hai cinto di forza per la battaglia, e hai fatto piegare sotto di me quelli che si alzavano contro di me; 41  hai fatto voltare le spalle ai miei nemici davanti a me, e io ho distrutto quelli che mi odiavano. 42  Hanno guardato, ma non vi fu chi li salvasse; hanno gridato all’Eterno, ma egli non rispose loro. 43  Io li ho stritolati come la polvere della terra, li ho frantumati, calpestati come il fango delle strade. 

Quando ci sarà il secondo ritorno di Cristo, coloro che grideranno a Lui non avranno più alcuna possibilità di salvezza e saranno sottoposti al giudizio.

In 2 Tessalonicesi, 1 Paolo afferma che Cristo non tornerà come un agnello destinato al macello, come salvatore e redentore, bensì come giudice.

2 Tessalonicesi 1:7-8. 7  e a voi, che siete afflitti, riposo con noi, quando il Signore Gesù Cristo apparirà dal cielo con gli angeli della sua potenza, 8  in un fuoco fiammeggiante, per far vendetta di coloro che non conoscono Dio, e di coloro che non ubbidiscono all’evangelo del Signor nostro Gesù Cristo.

Gesù tornerà per distruggere i propri nemici e giudicare il mondo; poi regnerà sulla terra per mille anni:

Il regno di 1000 anni. vs. 44. Tu mi hai liberato dalle contese del mio popolo, mi hai conservato capo delle nazioni Davide non parla di se stesso, poiché egli ha regnato solo sulla sua nazione e su qualche tribù attorno ad essa; un popolo che non conoscevo mi ha servito Tutti gli uomini serviranno Cristo, fino all’estremità della terra

Vs. 45-51.  I figli degli stranieri si sottomettono a me; appena sentono mi ubbidiscono. 46  I figli degli stranieri si sono persi d’animo, sono usciti tremanti dalle loro fortezze. 47  Viva l’Eterno! Sia benedetta la mia Rocca! Sia esaltato DIO, la Rocca della mia salvezza! 48  E DIO che fa la vendetta per me; mi sottomette i popoli, 49  e mi libera dai miei nemici. Tu m’innalzi su quelli che si levano contro di me e mi liberi dall’uomo violento. 50  Perciò, o Eterno, ti celebrerò fra le nazioni e canterò le lodi del tuo nome Questa è la citazione di Paolo in Romani. 51  Grandi liberazioni egli concede al suo re, e usa benignità verso il suo unto, verso Davide e la sua discendenza per sempre". 

Questo salmo profetico inizia con la lode a Dio e termina allo stesso modo.



Cap. 23.

Ultime parole di Davide.

Siamo al termine della vita di Davide, il quale pronuncia delle parole che forse costituiscono una profezia circa il Messia. Parla, infatti, della sua discendenza, che sarebbe durata in eterno. E’ una sorta di testamento ed essendo le ultime parole di un grande uomo, devono essere tenute in alta considerazione. La morte sta per sopraggiungere e quindi Davide onora Dio e lascia agli altri un messaggio di edificazione. Abbiamo le ultime parole di Mosè e di Giacobbe, ed ora quelle di Davide.

Vs. 1-7.  Queste sono le ultime parole di Davide. Così dice Davide, figlio di Isai Ricorda la sua umile condizione e si presenta come “figlio di Isai” e non come “re d’Israele”. Così dice l’uomo che fu elevato in alto, l’unto del DIO di Giacobbe, il dolce cantore d’Israele, 2  "Lo Spirito dell’Eterno ha parlato per mezzo mio e la sua parola è stata sulle mie labbra. 3  Il DIO d’Israele ha parlato, la Rocca d’Israele mi ha detto: "Colui che regna sugli uomini con giustizia, colui che regna col timore di DIO, 4  è come la luce del mattino al sorgere del sole, in un mattino senza nuvole, come lo splendore dopo la pioggia, che fa spuntare l’erbetta dalla terra". Tutto sarà nuovo nel regno millenniare di Cristo. 5  Non è forse così la mia casa davanti a DIO? Poiché egli ha stabilito con me un patto eterno ordinato in ogni cosa e sicuro. Il patto che Dio ha stabilito con l’uomo è nuovo, nel senso che non si basa più sulla legge, a causa della debolezza umana. Non farà egli germogliare la mia completa salvezza e tutto ciò che io desidero? 6  Ma gli scellerati I figli di Belial, seme del serpente saranno tutti quanti buttati via come le spine, perché non si possono prendere con le mani. 7  Chi le tocca si arma di un ferro o di un’asta di lancia, esse sono interamente bruciate sul posto col fuoco". 

Davide dichiara di essere stato esaltato dall’Eterno, unicamente per opera Sua, in base alla Sua misericordia ed alla Sua giustizia.

Egli ha commesso numerosi errori, ha addirittura ucciso un uomo, tuttavia la sua vita nel Signore è come una mattina senza nuvole, poiché Dio l’ha giustificato. I suoi figli gli hanno procurato numerosi problemi, tuttavia egli ha la promessa da parte di Dio di una discendenza eterna, che non verrà mai sconfitta dal nemico. La vita trascorre in un attimo, poi ci attende l’eternità al fianco del Signore: crediamo realmente in queste cose? Stiamo vivendo in vista dell’eternità? Ci sono credenti che sono perseguitati per la fede, eppure vanno avanti nella loro vita cristiana, perché stanno vivendo in prospettiva della vita eterna.

I valorosi guerrieri di Davide e loro imprese (anche in Cronache 11).

Vs. 8.  Questi sono i nomi dei valorosi guerrieri che furono al servizio di Davide: Josceb-Bashshebeth Il nome significa: “Colui che è seduto al primo posto”, il Tahkemonita capo dei principali ufficiali. Egli fu chiamato Adino l’Etsenita, perché aveva ucciso ottocento uomini in una sola volta. Era un uomo molto potente.

Vs. 9-10. Dopo di lui veniva Eleazar, figlio di Dodo, figlio di Ahohi, uno dei tre valorosi guerrieri che erano con Davide, quando sfidarono i Filistei radunati per combattere, mentre gli Israeliti si erano ritirati. 10  Egli si levò e colpì i Filistei, finché la sua mano, esausta, rimase attaccata alla spada. In quel giorno l’Eterno operò una grande vittoria e il popolo ritornò dietro a lui solo per fare bottino.

Il suo nome significa: “Dio è il mio aiuto”. Tale fatto è importante poiché Eleazar dimostra di aver compreso completamente tale fatto. Infatti, combatte da solo contro i Filistei, mentre gli Israeliti si erano ritirati. Egli non attende da loro alcun aiuto, perché non conta sulla forza umana, ma unicamente sull’Eterno. Egli è al suo fianco, e pertanto Eleazar comprende di poter prendere posizione contro i pagani ed impedire loro la conquista. Dio, infatti, mise nel loro cuore una terribile paura ed in quello di lui il coraggio per sterminarli. La sua perseveranza fu tale che la sua mano rimase attaccata alla spada, dalla quale fu impossibile separarla fino al raggiungimento della vittoria. Anche noi possiamo essere vincitori come Eleazar, ma in Cristo Gesù! Le nostre armi non sono carnali, ma abbiamo la spada della Parola di Dio, che ci viene dallo Spirito. Ogni vittoria avviene per opera di Dio, al quale va tutta la gloria. Già in questo momento Satana è sconfitto e a noi, come al popolo di Israele, non resta che raccogliere il bottino, che Cristo ha comprato a caro prezzo.

  

Vs. 11-12.  Dopo di lui veniva Shammah, Il nome significa: “desolazione o distruzione” e “Una cosa meravigliosa”, due significati molto diversi. figlio di Aghè, lo Hararita. I Filistei si erano radunati in massa in un luogo dove c’era un campo pieno di lenticchie. Il popolo era fuggito davanti ai Filistei, 12  ma Shammah si piantò in mezzo al campo e lo difese, e fece una strage dei Filistei. Così l’Eterno operò una grande vittoria. La gloria va nuovamente a Dio. 

La storia di Shammah è simile a quella di Eleazar: tutto il popolo si ritira davanti ai Filistei, tuttavia egli li affronta e vince, liberando il campo di lenticchie dalle mani del nemico. Certamente tale campo non aveva un gran valore, ma in ogni caso era una parte della terra che l’Eterno aveva dato al proprio popolo, e come tale andava difeso.

Questo fatto parla alle nostre coscienze, in quanto ogni piccola parte del nostro essere deve essere dato a Dio e difeso dal nemico; infatti, anche se gli permettiamo di entrare con un piccolo compromesso, egli cercherà in tutti i modi di prendere il nostro essere nella sua globalità. Ogni uomo è chiamato a prendere una posizione davanti a Dio.

Nel significato del nome di Shammah sembra che vi siano descritti i due stati dell’uomo, ovvero quello della desolazione, prima di conoscere Dio, e quello meraviglioso, dopo la conversione. Il Signore usa tale persona per affermare la grande vittoria di Israele. Analogamente vuole agire anche con gli altri suoi figli, cominciando dalla vita di ognuno, per poi espandersi nel mondo.

Ora sono citati tre uomini, dei quali non viene indicato il nome, i quali compirono un atti di estremo coraggio.

Vs. 13-17.  Tre dei trenta capi scesero al tempo della mietitura e vennero da Davide nella caverna di Adullam mentre una schiera di Filistei era accampata nella valle dei giganti. 14  Davide era allora nella fortezza e c’era una guarnigione di Filistei a Betlemme. 15  Davide ebbe un grande desiderio e disse: "Oh, se qualcuno mi desse da bere l’acqua del pozzo di Betlemme, che è vicino alla porta". 16  I tre prodi si aprirono un varco attraverso il campo filisteo e attinsero l’acqua dal pozzo di Betlemme, vicino alla porta; quindi la presero e la portarono a Davide. Egli però non ne volle bere, ma la sparse davanti all’Eterno 17  dicendo: "Lungi da me o Eterno, il fare questo! Non è forse il sangue degli uomini che sono andati a rischio della loro vita?". E non la volle bere. Questo fecero quei tre prodi. 

Nessun uomo conosce il nome di questi tre eroi, però il Signore sa chi sono. Essi non avranno gloria sulla terra, ma in cielo la loro identità è ben conosciuta. Così capita anche ai figli di Dio sulla terra: il mondo non li stima, così come hanno schernito Cristo, e raramente essi hanno un riconoscimento per il lavoro compiuto, tuttavia l’Eterno vede e ricompensa.

Dio desidera che gli uomini vengano alla salvezza, e tale fatto è possibile unicamente tramite Gesù Cristo, colui che ha dato la sua vita per noi. Il nostro Signore, respinto e invisibile per il mondo, ha diritto a tutto il nostro amore ed allo zelo che ci deve spingere a compiere delle azioni per lui.

I tre uomini di Davide sfidano il nemico pur di soddisfare un desiderio del loro re, senza tener conto della propria stessa vita. Egli l’apprezza, ma non vuole bere poiché quell’acqua è preziosa ai suoi occhi, e preferisce offrirla in sacrificio a Dio. Un giorno anche noi in cielo conosceremo i loro nomi.

Qui vengono elencati altri prodi:

Vs.18-19.  Abishai, fratello di Joab, figlio di Tseruiah, fu il capo di altri tre. Egli brandì la lancia contro trecento uomini li uccise; così si acquistò fama fra i tre. 19  Fu il più illustre dei tre e perciò fu fatto loro capo; ma non giunse a eguagliare i primi tre. 

Abishai uccide 300 nemici in una sola volta;

Vs. 20-23.  Benaiah, figlio di Jehoiada, figlio di un uomo valoroso di Kabtseel fece grandi prodezze. Egli uccise due eroi di Moab; che erano come leoni. Discese anche in mezzo a una cisterna, dove uccise un leone, in un giorno di neve. 21  Egli uccise pure un gigantesco Egiziano; l’Egiziano aveva una lancia in mano; ma Benaiah gli scese contro con un bastone, strappò di mano all’Egiziano la lancia e lo uccise con la sua stessa lancia. 22  Queste cose fece Benaiah il figlio di Jehoiada, e si acquistò fama fra i tre prodi. 23  Fu il più illustre dei trenta, ma non giunse a eguagliare i primi tre. Davide lo pose a capo del suo corpo di guardia. 

Benaiah  uccise due Mohabiti molto feroci, paragonati a dei leoni, uccise un leone in una cisterna ed un egiziano ben armato.

Ora vengono nominati altri prodi, inferiorib ai precedenti, tuttavia degni di essere menzionati. Dio conosce i suoi prodi ed un giorno in cielo otterranno un riconoscimento.

Vs. 24-38.  Poi vi erano Asahel, fratello di Joab, uno dei trenta; Fu ucciso da Abner all’inizio del regno di Davide.

Elhanan, figlio di Dodo, di Betlemme; fratello di Elezazar.

25  Shammah di Harod; Elika di Harod; 26  Helets di Palti; Ira, figlio di Ikkesh, di Tekoa; 27  Abiezer di Anathoth; Mebunnai di Husha; 28  Tsalmon di Ahoah; Maharai di Netofa; 29  Heleb, figlio di Baanah, (di Netofa) 30  Benaiah di Pirathon; Hiddai dai torrenti di Gaash; 31  Abi-Albon di Arbath; Azmaveth di Barhum; 32  Eliahba di Shaalbon, (dei figli di Jascen), Gionathan; 33  Shammah di Harar; Ahiam, figlio di Sharar, di Harar; 34  Elifelet, figlio di Ahasbai, figlio di un Maakatheo; Eliam, figlio di Ahithofel di Ghilo; era molto valoroso in campo nelle battaglie.

35  Hetsrai di Karmel; Paarai di Arab; 36  Igal figlio di Nathan, di Tsobah; Bani di Gad; 37  Tselek, l’Ammonita; Naharai di Beeroth, (scudiero di Joab, figlio di Tseruiah); 38  Ira di Jether; Gareb di Jether; 39  Uriah, lo Hitteo. In tutto trentasette. E’ il marito di Baath-Scheba, tradito da Davide e condannato a  morte.

Joab non è citato, forse in quanto troppo malvagio. Egli era un valoroso soldato, aveva offerto sempre una buona parte dei bottini di guerra all’Eterno (1 Cr. 26:28), tuttavia aveva ucciso due amici di Davide.

Anche Cristo ha i suoi prodi tra gli Apostoli e tra i cristiani ed il loro nome è scritto nel libro della vita. Questo è l’onore che hanno tutti i santi.

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