2 Samuele 21
Cap. 21.
Rivendicazione dei Gabaoniti nei confronti dei discendenti di Saul.
Siamo all’epilogo del libro e verso la fine del regno di Davide.
Il regno di Israele è nuovamente restaurato dopo un periodo di terribili prove; ecco che sopraggiunge una nuova afflizione, ovvero la carestia. Essa era determinata dalla mancanza di pioggia, la quale si verificò per tre anni consecutivi.
La storia dei Gabaoniti è riportata nel cap. 9 del libro di Giosuè.
Vs. 1. Al tempo di Davide ci fu una carestia per tre anni continui, Davide cercò la faccia dell’Eterno e l’Eterno gli disse: "Questo avviene a motivo di Saul e della sua casa sanguinaria, perché egli ha fatto morire i Gabaoniti".
Davide cerca la faccia di Dio per comprendere il motivo di tale calamità. La carestia significava la mancanza della vita e l’Eterno afferma che essa è causata dalla casa di Saul, che fece morire i Gabaoniti. Non si sa quando questo fatto avvenne, tuttavia è ovvio che accadde molto tempo prima, e ora Israele ne raccoglieva i frutti. Da ciò non è sano dedurre la dottrina secondo la quale ogni persona deve scontare i peccati degli antenati, poiché viene da Satana. Non è giusto credere che le cattive azioni dei nostri predecessori possano contaminarci, poiché chi è stato reso libero da Gesù è realmente e completamente libero.
Quando Giosuè (v. Giosuè cap. 9) e gli Israeliti entrarono nel paese di Israele, fecero un patto con gli antenati dei Gabaoniti, assicurando loro che non li avrebbero uccisi. Tale patto non era lecito agli occhi di Dio, che aveva detto di non accordarsi con alcuno, tuttavia è stato promulgato e doveva essere rispettato. I cristiani, infatti, devono essere persone di parola. Saul, invece, ha rotto questo patto, violando il giuramento antico. Ora, a distanza di anni, avviene questa carestia.
Vs. 2-14. Allora il re chiamò i Gabaoniti, e parlò loro. (Ora i Gabaoniti non appartenevano ai figli d’Israele, ma a un residuo degli Amorei; i figli d’Israele avevano loro giurato di risparmiarli, ma Saul, nel suo zelo per i figli d’Israele e di Giuda, aveva cercato di sterminarli). 3 Davide perciò disse ai Gabaoniti "Che devo fare per voi e in che modo potrò riparare, perché voi benediciate l’eredità dell’Eterno?". 4 I Gabaoniti gli risposero: "A noi non interessa avere oro o argento da Saul e dalla sua casa, né voi dovete uccidere per noi alcun uomo in Israele". Il re disse: "Quello che voi chiedete io lo farò per voi". 5 Essi risposero al re: "Per l’uomo che ci ha consumati e che aveva ideato di sterminarci per farci sparire da tutto il territorio d’Israele, 6 ci siano consegnati sette uomini tra i suoi discendenti e noi li impiccheremo davanti all’Eterno a Ghibeah di Saul, l’eletto dell’Eterno". Il re disse: "Ve li consegnerò". 7 Il re risparmiò Mefibosceth figlio di Gionathan Davide mantiene la promessa fatta al suo amico perché è un uomo di parola, figlio di Saul a causa del giuramento dell’Eterno che c’era fra di loro tra Davide e Gionathan, figlio di Saul. 8 Ma il re prese i due figli, che Ritspah figlia di Aiah aveva partorito a Saul, Armoni e Mefibosceth, e i cinque figli, che Merab, figlia di Saul, aveva partorito ad Adriel di Mehola, figlio di Barzillai, 9 e li consegnò ai Gabaoniti, che li impiccarono sul monte, davanti all’Eterno. Così furono messi a morte nei primi giorni della mietitura, quando si iniziava a mietere l’orzo. A quel tempo morire per impiccagione voleva dire essere stati maledetti dall’Eterno. Gesù, infatti, è stato sacrificato essendo divenuto maledizione per noi, ovvero essendo divenuto peccato al fine di placare l’ira del Padre sugli uomini. 10 Ritspah, figlia di Aiah, prese un cilicio e se lo stese sulla roccia, rimanendo là dal principio della mietitura finché non cadde su di loro pioggia dal cielo La pioggia è segno inequivocabile dell’avvenuta pace con Dio. Essa non permise agli uccelli del cielo di posarsi su di loro di giorno, né alle fiere dei campi di accostarvisi di notte. Ritspa, madre di due dei sette ragazzi uccisi, già citata nella disputa fra Abner e Ish-Bosceth, compie un atto di pietà degno di nota. Il motivo della sua devozione non va ricercato solo nel fatto che erano suoi figli, poiché ella veglia anche sugli altri cinque; a lei sta a cuore la discendenza di suo marito e così mostra pietà per la casa di lui. La fede della donna viene premiata quando ciò che ella ha fatto è raccontato a Davide: le ossa di Saul e di Gionathan sono riunite a quelle dei loro padri nel sepolcro di Kish. 11 Quando riferirono a Davide ciò che Ritspah, figlia di Aiah, concubina di Saul, aveva fatto, 12 Davide andò a prendere le ossa di Saul e quelle di Gionathan suo figlio dagli abitanti di Jabesh di Galaad, che le avevano portate via dalla piazza di Beth-Shan, dove i Filistei li avevano appesi quando i Filistei avevano sconfitto Saul sul Ghilboa. 13 Egli riportò di là le ossa di Saul e quelle di Gionathan suo figlio e furono anche raccolte le ossa di quelli che erano stati impiccati. 14 Le ossa di Saul e di Gionathan suo figlio furono sepolte nel paese di Beniamino, a Tselah, nel sepolcro di Kish, padre di Saul. Così fecero tutto ciò che il re aveva ordinato. Dopo questo DIO diede ascolto alla preghiera fatta per il paese.
Impedimenti circa l’attuarsi delle preghiere.
Dio non ascoltava le preghiere di Israele, anche se sicuramente il popolo avrà pregato incessantemente per far terminare la carestia, poiché un impedimento ostacolava l’ascoltare di Dio.
Anche oggi vi sono fatti che impediscono l’attuarsi delle nostre preghiere e che la pioggia delle benedizioni giunga fino a noi. Siamo figlioli di Dio, nati di nuovo, battezzati con lo Spirito Santo, eppure a volte la nostra vita è arida, priva delle benedizioni. Evidentemente c’è un impedimento, il quale deve essere rimosso.
1 Pietro 3:7. Similmente voi, mariti, vivete con le vostre mogli con la comprensione dovuta alla donna, come al vaso più debole, e onoratele perché sono coeredi con voi della grazia della vita, affinché le vostre preghiere non siano impedite.
Matteo 5:20-26. Perciò io vi dico: Se la vostra giustizia non supera quella degli scribi, e dei farisei, voi non entrerete affatto nel regno dei cieli. 21 Voi avete udito che fu detto agli antichi: "Non uccidere" e: "Chiunque ucciderà, sarà sottoposto al giudizio"; 22 ma io vi dico: Chiunque si adira contro suo fratello senza motivo, sarà sottoposto al giudizio; e chi avrà detto al proprio fratello: "Raca", sarà sottoposto al sinedrio; e chi gli avrà detto: stolto sarà sottoposto al fuoco della Geenna. 23 Se tu dunque stai per presentare la tua offerta all’altare, e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualcosa contro di te, 24 lascia lì la tua offerta davanti all’altare e va’ prima a riconciliarti con tuo fratello; poi torna e presenta la tua offerta. 25 Fa’ presto un accordo amichevole con il tuo avversario, mentre sei sulla via con lui, che talora il tuo avversario non ti dia in mano del giudice e il giudice ti consegni alla guardia e tu sia messo prigione. 26 In verità ti dico, che non uscirai di là finché tu non abbia pagato a l’ultimo centesimo.
Se abbiamo un conto in sospeso con un fratello, le nostre preghiere possono essere impedite, pertanto dobbiamo riconciliarci.
Matteo 18:15-18. "Ora, se il tuo fratello ha peccato contro di te, va’ e riprendilo fra te e lui solo; se ti ascolta, tu hai guadagnato il tuo fratello; 16 ma se non ti ascolta, prendi con te ancora uno o due persone, affinché ogni parola sia confermata per la bocca di due o tre testimoni. 17 Se poi rifiuta di ascoltarli, dillo alla chiesa; e se rifiuta anche di ascoltare la chiesa, sia per te come il pagano e il pubblicano. 18 In verità vi dico che tutte le cose che voi avrete legate sulla terra saranno legate nel cielo; e tutte le cose che avrete sciolte sulla terra saranno sciolte nel cielo.
Anche se una persona pecca contro di noi, le nostre preghiere possono essere impedite: dobbiamo obbedire a tutti i comandamenti del re, quindi anche a quel precetto che ci comanda di andare a chiarire le nostre dispute con gli altri e allora avremo le benedizioni.
Perciò se riceviamo un torto, dobbiamo andare dalla persona che ci ha ferito e chiarire la situazione: questo è ciò che Cristo comanda; al contrario, non dobbiamo parlarne ai quattro venti, perché il pettegolezzo non risolve le cose.
Come ai tempi di Saul, così anche oggi il nostro comportamento avrà degli effetti sugli altri, nel senso che ne soffre chi vive attorno a noi.
Ebrei 12:12-15. Perciò rinfrancate le mani cadenti e le ginocchia vacillanti, 13 e fate dei sentieri diritti per i vostri piedi, affinché l’arto zoppo non divenga slogato, ma sia piuttosto risanato. 14 Procacciate la pace con tutti e la santificazione, senza la quale nessuno vedrà il Signore, 15 badando bene che nessuno rimanga privo della grazia di Dio e che non spunti alcuna radice di amarezza, che vi dia molestia e attraverso la quale molti vengano contaminati;
Se abbiamo rancore verso un fratello e non andiamo da lui per chiarire, possiamo vivere nella falsità e fingere di provare un affetto sincero, salutandolo garbatamente; al contrario, nel cuore c’è amarezza. Passa il tempo e l’acredine non svanisce; se continuiamo a non chiarire la cosa, è possibile cominciare a parlarne con gli altri, espandendo il sentimento negativo verso quella persona. In questo senso anche gli altri ne vengono contaminati.
Varie battaglie contro i Filistei.
Vengono ora narrate alcune battaglie combattute da Davide contro i Filistei. Essi erano stati sottomessi da Israele, tuttavia erano un popolo nemico e come tali ritornano all’attacco. Tra di lo, inoltre, vi erano dei giganti, i quali erano forti e coraggiosi e, quindi, venivano inviati per sfidare il popolo di Dio.
Vs. 15-22. I Filistei mossero di nuovo guerra ad Israele e Davide scese con i suoi servi a combattere contro i Filistei; e Davide si stancò; 16 Ishbi-Benob, uno dei discendenti dei giganti che aveva una lancia del peso di trecento sicli di bronzo ed era cinto di una spada nuova, intendeva uccidere Davide; 17 ma Abishai, il figlio di Tseruiah venne in aiuto del re, colpì il Filisteo e lo uccise. Allora gli uomini di Davide gli giurarono: "Tu non uscirai più con noi a combattere e non spegnerai la lampada d’Israele". 18 Dopo questo ci fu un’altra battaglia con i Filistei, a Gob; allora Sibbekai l’Hushathita uccise Saf, uno dei discendenti dei giganti. 19 Ci fu un’altra battaglia con i Filistei a Gob; ed Elhanan, figlio di Jaare-Oreghim di Betlemme uccise il fratello di Goliath di Gath; l’asta della sua lancia era come un subbio di tessitore. 20 Ci fu un’altra battaglia a Gath, dove vi era un uomo di grande statura, che aveva sei dita per ogni mano e sei dita per ogni piede, in tutto ventiquattro dita; anch’egli era un discendente dei giganti. 21 Egli insultò Israele, ma Gionathan figlio di Scimeah, fratello di Davide, lo uccise. 22 Questi quattro erano discendenti dei giganti in Gath. Essi perirono per mano di Davide e per mano dei suoi servi.
Alla fine della storia di Davide si ripetono gli avvenimenti dell’inizio, in quanto troviamo i discendenti di Golia, appartenenti alla stirpe dei giganti.
Il combattimento contro i Filistei avviene più volte:
La prima volta vede Davide impegnato in prima persona, tuttavia è vecchio e stanco. Quindi Abishai, figlio di Tseuriah, accorre in suo aiuto e uccide il filisteo.
A Gob viene ucciso il fratello dell’antico Goliath, il quale era armato di una lancia uguale a quella del fratello.
A Gath troviamo un uomo enorme, dotato di 24 dita, il quale insulta Israele: Gionathan, nipote di Davide, lo uccide.
Ancora qualche passo e l’Eterno ci libererà da tutti i nostri nemici, e anche noi, come Davide, potremo rivolgergli in pace le parole del cantico del capitolo 22.