2 Samuele 24

2 Samuele 24
Craig Quam

(Cap. 24) 1 Cronache 21

In 1 Cronache vengono aggiunti dei particolari rispetto a 2 Samuele 24.

Davide è stato senz’altro un uomo di Dio, anche se molte volte ha peccato, sia pure in modo molto grave; proprio dagli sbagli di Davide e dall’agire del Signore, comprendiamo come Egli non abbandona mai i propri figli, non interrompe i rapporti con essi e, anzi, persevera nel portare a compimento il proprio piano salvifico. Tale considerazione è molto incoraggiante, poiché ci fa vedere come l’amore di Dio sussista nonostante i nostri comportamenti fallaci. L’Eterno è onnipotente, è sopra ad ogni cosa, ed anche Satana è in suo potere, essendo già  stato vinto: egli viene usato per eseguire involontariamente i piani di Dio poiché è come un burattino nelle Sue mani.

Vs. 1-3. Or Satana si levò contro Israele, e istigò Davide a fare il censimento d’Israele. 2  Così Davide disse a Joab e ai capi del popolo: "Andate, fate il censimento degli Israeliti da Beer-Sceba, a Dan; quindi presentatemi il rapporto perché conosca il loro numero". 3  Joab rispose: "L’Eterno moltiplichi il suo popolo cento volte tanto. Ma, o re mio signore, non sono forse tutti servi del mio signore? Perché il mio signore richiede questo? Perché rendere Israele colpevole?". 

Stupisce il fatto che si trattasse di un grave peccato poiché Mosè lo aveva effettuato per ben due volte, perché il pastore deve conoscere il numero delle sue pecore e perché Gesù ci conosce tutti per nome. Dov’è l’errore in tutto questo? Nel fatto che Davide non ha rispettato le regole poste da Dio e che sono presentate in Esodo 30:11-12.  L’Eterno parlò ancora a Mosè, dicendo: 12  Quando farai il conto dei figli d’Israele, per il loro censimento, ognuno di essi darà all’Eterno il riscatto della propria vita, quando saranno contati, perché non siano colpiti da qualche piaga, quando farai il loro censimento.

Davide non ha seguito le regole date da Dio, agendo con orgoglio: egli ha desiderato contare gli Israeliti, al fine di sapere quante persone erano sotto il suo comando e sentirsi, così, un re potente. Chi nutre questo sentimento verso se stesso, inevitabilmente comincia a contare sulle proprie forze, poichè ritiene di essere quasi invincibile.

Quando siamo in difficoltà, molte volte non ricorriamo subito a Dio, ma prima cerchiamo tutte le possibili strategie per aggirare l’ostacolo, facendo “il censimento” delle nostre risorse; poi, quando nulla porta ad un esito positivo, corriamo al Signore. Tuttavia dovremmo comportarci nel modo opposto, mettendoci in ginocchio e dando priorità all’agire di Dio.

In altre occasioni Dio ha ordinato e approvato diversi censimenti:

  1. Il primo censimento citato (Esodo 38:25-27) aveva lo scopo di raccogliere il denaro per costruire le basi delle colonne del tabernacolo; pertanto, era in vista del culto dell’Eterno.

  2. Il secondo (Numeri 1:2-3) aveva lo scopo di stabilire il numero degli uomini adatti alla guerra, nel momento in cui Israele stava per entrare in conflitto con il nemico. La cosa era secondo il pensiero di Dio poiché era necessario che ogni Israelita dai vent’anni in su si sentisse personalmente responsabile per le battaglie dell’Eterno.

  3. Fu ordinato anche il censimento di tutti i primogeniti dell’età di un mese in su (Numeri 3:40).

  4. Numeri 26:2, 26:52-65 cita un altro censimento di coloro che potevano andare in guerra in vista della spartizione del paese: ogni famiglia vedeva aumentare o diminuire la propria eredità in Canaan a seconda del numero dei figli.

Il censimento di cui si parla qui, invece, non presenta alcuna di queste esigenze. Il tabernacolo è già presente, i Leviti hanno sostituito i primogeniti, l’eredità in gran parte è stata conquistata e non era necessario conoscere il numero degli uomini in grado di combattere poiché l’Eterno aveva liberato Davide dai propri nemici. Il suo scopo, quindi, era puramente di orgoglio: istigato da Satana, il cuore del re subì una tentazione contraria al suo carattere, dal momento che Davide era sempre stato umile davanti all’Eterno e davanti agli uomini. Tuttavia, ora non resiste al desiderio di rendersi conto delle proprie forze, per sapere in che misura potrà aggrapparsi su di esse. Il castigo lo colpisce per insegnargli che deve contare solo su Dio.

Vs. 4-6.  Ma la richiesta del re prevalse contro Joab. Perciò Joab partì, percorse tutto Israele e tornò quindi a Gerusalemme. 5  Joab consegnò a Davide il numero del censimento del popolo: in tutto Israele c’erano unmilionecentomila uomini atti a maneggiare la spada, e in Giuda quattrocentosettantamila uomini atti a maneggiare la spada. 6  Ma nel censimento di questi Joab non incluse Levi e Beniamino, perché la richiesta del re era per lui abominevole. 

Proprio Joab, che ha sempre dimostrato di essere un uomo privo di scrupoli, disapprova il desiderio di Davide e lo considera un abominio.

Vs. 7-8. Questa cosa dispiacque a DIO, perciò colpì Israele. 8  Così Davide disse a DIO: "Ho gravemente peccato facendo questa cosa; ma ora, ti prego, rimuovi l’iniquità del tuo servo, perché ho agito con grande stoltezza". 

Davide riconosce il proprio errore, fatto che per Dio è di primaria importanza. In un’altra occasione aveva sperimentato cosa significa offendere la santità di Dio, ed ora teme un nuovo giudizio. Tuttavia viene punito poiché Dio è un padre che corregge i propri figli per amore.

Vs. 9-12.  Allora l’Eterno parlò a Gad, il veggente di Davide, dicendo: 10  "Va’ a dire a Davide: "Così dice l’Eterno: lo ti propongo tre cose: scegliti una di queste, e io la eseguirò per te"". 11  Gad andò da Davide e gli disse: "Così dice l’Eterno: Scegliti 12  o tre anni di carestia, oppure tre mesi di distruzione davanti ai tuoi avversari, durante i quali la spada dei tuoi nemici ti raggiungerà, oppure tre giorni di spada dell’Eterno, ossia la peste nel paese, durante i quali l’angelo, dell’Eterno porterà la distruzione in tutto il territorio d’Israele. Ora fammi sapere la risposta che devo riferire a colui che mi ha mandato". 

Quando pecchiamo dobbiamo pagare, questo è certo. Il fatto grave è che non sempre il conto cade solo su colui che ha sbagliato, anzi, esso tocca tutta la comunità.

Dio ci corregge perché siamo i suoi figli e finché lo fa è un bene, altrimenti significa che ci ha rinnegati.

Vs. 13.  Davide disse a Gad: "Io sono in una grande angoscia! Deh, che io cada nelle mani dell’Eterno, perché le sue compassioni sono grandissime, ma che non cada nelle mani degli uomini!". L’erezione dell’altare e l’offerta dei sacrifici da parte di Davide pone fine alla calamità. 

Davide sceglie la punizione per mano di Dio poiché, conoscendolo, sa che la sua spada fa meno male di quella degli uomini. Inoltre, ha imparato che le compassioni dell’Eterno sono immense ed ora, da uomo di fede, si rimette nelle mani  della giustizia divina perché sa che è inseparabile dalla misericordia.

Vs. 14-15.  Così l’Eterno mandò la peste in Israele, e morirono settantamila Israeliti. 15  DIO mandò pure un angelo a Gerusalemme per distruggerla; ma, mentre egli si apprestava a distruggere, l’Eterno volse lo sguardo, si pentì della calamità inflitta e disse all’angelo che distruggeva: "Ora basta! Trattieni la tua mano!". L’angelo dell’Eterno stava in piedi presso l’aia di Ornan, il Gebuseo. 

70.000 persone innocenti muoiono per il peccato di Davide. Possiamo immaginare le grida di dolore dei parenti, simile a quelle che si udirono in Egitto quando passò l’angelo della morte.

Poi Dio si pente e salva Gerusalemme dalla distruzione.

Vs. 16.  Davide, alzati gli occhi, vide l’angelo dell’Eterno che stava fra terra e cielo con in mano una spada sguainata, tesa sopra Gerusalemme. Allora Davide e gli anziani, vestiti di sacco, caddero con la faccia a terra. 

La veste di sacco è simbolo del pentimento e del ravvedimento, del lasciare il proprio peccato e umiliarsi davanti a Dio. 

Vs. 17.  Davide disse a DIO: "Non sono forse stato io a ordinare il censimento del popolo? Sono stato io a peccare e a fare il male, ma costoro, il gregge, che cosa hanno fatto? Ti prego, o Eterno, DIO mio, si volga la tua mano contro di me e contro la casa di mio padre, ma non colpisca il tuo popolo con questa calamità". 

Davide intercede per il popolo e chiede che le benedizioni di Dio si rivolgano verso di esso.

A Davide viene chiesto di erigere un altare a Dio ed egli comprende che il Signore era disponibile per una riconciliazione.

Vs. 18-23.  Allora l’angelo dell’Eterno ordinò a Gad di dire a Davide che Davide salisse ad erigere un altare, all’Eterno nell’aia di Ornan, il Gebuseo. 19  Così Davide salì secondo la parola che Gad aveva pronunziato nel nome dell’Eterno. 20  Ornan si voltò e vide l’angelo; perciò i suoi quattro figli che erano con lui si nascosero, ma Ornan continuò a battere il grano. 21  Quando Davide giunse presso Ornan, Ornan guardò e riconobbe Davide; uscì quindi dall’aia e si prostrò davanti a Davide con la faccia a terra. 22  Allora Davide disse a Ornan: "Cedimi l’area dell’aia, perché vi costruisca un altare all’Eterno; cedimelo per tutto il suo valore, affinché la calamità cessi di infierire sul popolo". 23  Ornan disse a Davide: "Prenditelo, e Il re, mio signore, faccia ciò che meglio gli pare; ecco, io ti do anche i buoi per gli olocausti, gli attrezzi da trebbiare per legna e il grano per l’oblazione di cibo, ti do tutto". 

Ornan è disponibile a dare ogni suo avere per il re e per il Signore.

Vs. 24.  Ma il re Davide disse a Ornan: "No! Io lo voglio acquistare per l’intero suo valore, perché non prenderò per l’Eterno ciò che appartiene a te e non offrirò un olocausto che non mi costi nulla". 

In ogni area della nostra vita dobbiamo dare tutto al Signore e non solo gli spiccioli. Davide, infatti, non vuole offrire a Dio nulla che non gli sia costato, poiché desidera esprimere quanto Egli sia importante per lui. Cosa offriamo a Dio? I nostri scarti? Mettiamo al primo posto le cose materiali? Non è quello che intende fare Davide.

L’aia di Ornan si trovava a Gerusalemme, nel luogo in cui Abraamo aveva offerto Isacco:

2 Cronache 3   Salomone iniziò quindi a costruire la casa dell’Eterno a Gerusalemme sul monte Moriah, dove l’Eterno era apparso a Davide suo padre, nel luogo che Davide aveva preparato sull’aia di Ornan, il Gebuseo. 

In quel monte Salomone ha costruito il tempio di Dio, quindi lì dimorava la gloria di Dio, la sua scekinah, ed è lo stesso nel quale Abraamo offrì Isacco. Quel monte era sacro per gli Ebrei, un luogo speciale nel piano di Dio e Davide lo deve pagare per intero. La fede non è qualcosa che si compra a buon prezzo: pensiamo a Gesù ed la salario che ha pagato.

Vs. 25-26.  Così Davide diede a Ornan come prezzo del terreno il peso di seicento sicli, d’oro. 26  Quindi Davide vi costruì un altare all’Eterno, offrì olocausti e sacrifici di ringraziamento e invocò l’Eterno, che gli rispose con il fuoco, che discese dal cielo sull’altare dell’olocausto. 

In 2 Samuele 24 tale particolare è stato omesso: Dio consuma l’offerta con il fuoco e la purifica.

Vs. 27.  Allora l’Eterno comandò all’angelo, di rimettere la sua spada nel fodero. 

L’angelo non giudica più Gerusalemme perché è tempo della grazia di Dio e del suo perdono.

Vs. 28-30.  In quel tempo Davide, vedendo che l’Eterno lo aveva esaudito nell’aia d’Ornan, il Gebuseo, vi offrì dei sacrifici. 29  Infatti il tabernacolo dell’Eterno che Mosè aveva costruito nel deserto e l’altare degli olocausti si trovavano allora sull’alto luogo di Gabaon. 30  Ma Davide non poteva andare davanti a quell’altare a consultare DIO, perché si era spaventato davanti alla spada dell’angelo dell’Eterno. 

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2 Samuele 22-23