2 Samuele 1

2 Samuele 1
Craig Quam

Introduzione.

I libri dell’Antico Testamento trattano le vie di Dio nei confronti del popolo di Israele, dopo che questo è entrato in Canaan. La condotta del popolo e la vita degli uomini di Dio ci presentano  delle importanti lezioni morali.

Il primo libro di Samuele inizia con la rovina del sacerdozio, il quale aveva il compito di mettere Israele in contatto diretto con Dio. Il giudizio cade sui figli di Eli, l’Arca viene presa dai nemici, le relazioni tra Dio e il suo popolo sono interrotte; nonostante ciò l’Eterno suscita un profeta, Samuele, incaricato di mantenere dei rapporti di grazia con Israele. Dio dichiara allora che stabilirà delle nuove relazioni fra sé e il suo popolo per mezzo di un re, suo unto, davanti al quale camminerà sempre un sacerdote fedele.

Invece di attendere con pazienza l’unto dell’Eterno, il popolo ribelle chiede di avere un re come tutte le altre nazioni. Dio glielo concede e sceglie Saul, re secondo la carne, che disobbedisce a Dio ed è rigettato. Allora l’Eterno stabilisce Davide, il secondo re, che Saul perseguita. Il figlio di Isai raccoglie attorno a sé un gruppo di sbandati, i quali saranno testimoni delle sue sofferenze e suoi compagni quando avrà ricevuto la corona. Il libro termina con la vittoria di Davide su Amalek, il nemico che Saul aveva risparmiato. Quest’ultimo muore proprio per mano dei Filistei.

Il secondo libro di Samuele ci presenta Davide vincitore su Amalek, riconosciuto re da Giuda e da Israele. In realtà questa denominazione sarà completa solo quando il trono di Salomone sarà posto in Gerusalemme. 

Tutto il libro narra la storia del regno di Davide, che dura 40 anni (fino al cap. 10). Vengono presentati anche i peccati di Davide, i quali avranno delle terribili conseguenze (dal cap. 11).

Il primo libro dei Re si apre con Salomone, re di giustizia e di pace. 



Cap. 1.

Davide riceve la notizia della morte di Gionathan e di Saul.

Due fatti segnano l’inizio del regno di Davide: il giudizio d’Israele e del suo re Saul sul monte Ghilboa, e la vittoria ottenuta su Amalek da Davide, il futuro re. Il regno di Cristo avrà le stesse caratteristiche: sarà stabilito con il giudizio dell’anticristo e dei Giudei apostati, e con la vittoria che renderà impotente Satana, il grande nemico di Dio, del suo Unto e degli uomini. Infatti, con l’introduzione del regno di Cristo, Satana sarà legato per mille anni (Apocalisse 19:19-20).

Vs. 1. Dopo la morte di Saul Davide tornò dalla strage degli Amalekiti e si fermò due giorni a Tsiklag. 

Davide torna a Tsiklag, la sua città, dopo aver ripreso con sè la sua famiglia, portata via dagli Amalikiti. Qui molte persone si uniscono a lui, ma non sono più coloro che si sentono rifiutati dalla società, bensì dei veri soldati valorosi, i quali costituiranno il suo esercito. Il sopraggiungere di tali persone spetta all’azione Dio, il quale infiamma il loro cuore.

Vs. 2.  Al terzo giorno, ecco arrivare dall’accampamento di Saul un uomo con le vesti stracciate e col capo cosparso di terra. Appena giunto vicino a Davide cadde a terra e si prostrò. 

Non appena Amalek è sconfitto, ecco giungere al campo di Saul un messaggero, con le vesti stracciate in segno di dolore, il quale si prostra ai piedi di Davide, quasi volesse far intendere che lo riconosceva come re. Il sovrano, tuttavia,  non cede a tali segni di lusinga e non cade nel tranello.

Vs. 3-10.  Davide gli chiese: "Da dove vieni?". L’altro gli rispose: "Sono fuggito dall’accampamento d’Israele". 4  Davide gli disse: "Come sono andate le cose? Ti prego, raccontami". Egli rispose: "Il popolo è fuggito dal campo di battaglia e molti uomini sono caduti e sono morti; anche Saul e suo figlio Gionathan sono morti". 5  Allora Davide domandò al giovane che gli riferiva dell’accaduto: "Come sai che Saul e suo figlio Gionathan sono morti?". 6  il giovane che gli riferiva dell’accaduto disse: "Mi trovavo per caso sul monte Ghilboa, quando vidi Saul appoggiato alla sua lancia, mentre i carri e i cavalieri lo inseguivano da vicino. 7  Egli si voltò indietro, mi vide e mi chiamò. Io risposi: "Eccomi". 8  Egli mi chiese: "Chi sei tu?". Gli risposi: "Sono un Amalekita". 9  Allora egli mi disse: "Avvicinati a me e uccidimi, perché una grande angoscia si è impadronita di me, ma la vita è ancora tutta in me". 10  Così mi avvicinai a lui e lo uccisi perché capivo che non avrebbe potuto vivere dopo la sua caduta. Poi presi il diadema che era sul suo capo e il bracciale che aveva al braccio, e li ho portati qui al mio signore". 

L’uomo cerca di accattivarsi la simpatia del nuovo re, facendo credere di essere un suo alleato, al punto di averne ucciso l’antico nemico; probabilmente crede di venir esaltato e di ricevere oro e ricchezza. A tale scopo dice una menzogna, in quanto Saul si è suicidato e non è stato ucciso,  non è stato raggiunto dai cavalieri, ma dagli arcieri (1 Samuele 31:3-4). Inoltre, Saul non ha pregato alcun Amalekita di ucciderlo, avendo al suo fianco uno scudiero, il quale si è ucciso dopo aver constatato la morte del suo re (1 Samuele 31:5). Questo spirito di menzogna proviene da Satana, il grande nemico, che non può conoscere il cuore del figlio d’Isai. Non poteva supporre che Davide fosse pieno d’amore e di grazia per i suoi nemici, e che la loro sconfitta potesse  procurargli tanta tristezza. Il suo scopo principale è quello di far credere a Davide di ricevere dalle sue mani il trono e la corona di Saul, segno di investitura regale, ma il suo piano è sventato.

Quando Satana porterà il Messia, discendente di Davide, su un monte altissimo per mostrargli i regni della terra a condizione di essere adorato subirà una sconfitta ulteriore.

Vs. 11-12. Davide afferrò le proprie vesti e le stracciò, e lo stesso fecero tutti gli uomini che erano con lui. 12  Così fecero cordoglio, piansero e digiunarono fino a sera, per Saul, per Gionathan suo figlio, per il popolo dell’Eterno e per la casa d’Israele, perché erano caduti per la spada. 

Umanamente Davide avrebbe dovuto esultare con tutto il cuore, invece egli fa cordoglio per il suo re morto, per Gionathan, per il popolo di Dio e per la casa di Israele. In Davide regna il cuore di Cristo, che prova dolore per la perdita dei propri nemici, fa cordoglio, piange e digiuna fino alla sera. L’uomo di Dio ha dimenticato tutte le persecuzioni subite e ricorda solamente che a Saul l’Eterno aveva affidato il suo popolo, lo aveva unto e aveva portato Israele alla vittoria. Ama tutto il popolo di Dio, anche colui che non lo aveva amato, poiché questo è l’amore “agape”, quello che dà gratuitamente, anche se non riceve.

Il Signore ci chiama ad avere il cuore di Davide, spezzato per le condizioni della chiesa e di tutto il mondo attorno a noi.

Vs. 13-16.  Poi Davide chiese al giovane che gli aveva riferito dell’accaduto: "Di dove sei?". Egli rispose: "Sono figlio di uno straniero, di un Amalekita". 14  Allora Davide gli disse: "Come mai non hai avuto timore di stendere la mano per uccidere l’unto dell’Eterno?". 15  Poi chiamò uno dei suoi uomini e gli disse: "Avvicinati e gettati su di lui!". Egli lo colpì e quel tale morì. 16  Davide quindi gli disse: "Il tuo sangue ricada sul tuo capo perché la tua stessa bocca ha testimoniato contro di te, dicendo: "Io ho ucciso l’unto dell’Eterno"". 

Il giovane narratore è un Amalekita, appartenente quindi a quello stesso popolo che Dio aveva comandato a Saul di sterminare, ordine al quale egli non ha obbedito. Ecco perchè Davide non ha peccato nel decretarne la morte.

1 Samuele 15:10-23. Allora la parola dell’Eterno fu rivolta a Samuele, dicendo: 11  "Io mi pento di aver costituito Saul re, perché si è allontanato da me e non ha eseguito i miei ordini". Samuele ne fu rattristato e gridò all’Eterno tutta la notte. 12  Al mattino presto Samuele si levò per andare incontro a Saul; ma vennero a dire a Samuele: "Saul è andato a Karmel, ed ecco che si è eretto un monumento; poi è tornato passando oltre, ed è sceso a Ghilgal". 13  Samuele allora si recò da Saul, e Saul gli disse: "Benedetto sii tu dall’Eterno! Io ho eseguito l’ordine dell’Eterno" (Questa è una bugia, in quanto Saul non ha affatto obbedito a Dio). 14  Ma Samuele disse: "Cos’è dunque questo belar di pecore che mi giunge agli orecchi e questo muggir di buoi che sento?". 15  Saul rispose: "Questi sono animali presi dagli Amalekiti, perché il popolo ha risparmiato il meglio delle pecore e dei buoi per farne dei sacrifici all’Eterno, il tuo DIO; il resto però l’abbiamo votato allo sterminio". 16  Allora Samuele disse a Saul: "Basta! Io ti annunzierò ciò che l’Eterno mi ha detto questa notte!". Saul gli disse: "Parla". 17  Così Samuele disse: "Non è forse vero che quando eri piccolo ai tuoi occhi sei diventato capo delle tribù d’Israele, e l’Eterno ti ha unto re d’Israele?(Saul è stato innalzato quando stimava poco se stesso, ma ora è pieno di orgoglio e non obbedisce più. Dio stima l’umiltà.) 18  L’Eterno ti aveva dato una missione dicendo: "Va’, vota allo sterminio quei peccatori degli Amalekiti e combatti contro di loro finché siano sterminati". 19  Perché dunque non hai ubbidito alla voce dell’Eterno, ma ti sei gettato sul bottino e hai fatto ciò che è male agli occhi dell’Eterno?". 20  Saul disse a Samuele: "Ma io ho ubbidito alla voce dell’Eterno, ho compiuto la missione che l’Eterno mi aveva affidato, ho riportato Agag, re di Amalek e ho votato allo sterminio gli Amalekiti. 21  Il popolo però ha preso le cose migliori che avrebbero dovuto essere sterminate, per farne sacrifici all’Eterno, il tuo DIO, a Ghilgal". 22  Samuele disse: "Gradisce forse l’Eterno gli olocausti e i sacrifici come l’ubbidire alla voce dell’Eterno? Ecco l’ubbidienza è migliore del sacrificio, e ascoltare attentamente è meglio del grasso dei montoni. 23  Poiché la ribellione è come il peccato di divinazione, e l’ostinatezza è come il culto agli idoli e agli dei domestici. Poiché hai rigettato la parola dell’Eterno anch’egli ti ha rigettato come re".

Saul ha rigettato la parola di Dio e pertanto l’Eterno rigetta lui come re. Nel vecchio testamento vi sono delle figure che rappresentano degli aspetti spirituali che riguardano noi oggi: 

l’Egitto è la vecchia vita, quando vivevamo nel peccato e lontani da Dio, 

la Pasqua è la nostra salvezza, caratterizzata dall’uccisione dell’agnello, il cui sangue viene posto sullo stipite della porta, 

il mar Rosso è il battesimo, passaggio dalla vecchia alla nuova vita, 

il tragitto nel deserto è il cammino del cristiano dalla carnalità alla spiritualità, un percorso che può essere breve se affidato alle sapienti mani di Dio, ma lungo e tortuoso se guidato dagli uomini. Dio aveva promesso una terra per il popolo di Israele, tuttavia essi non hanno creduto fino in fondo alla Parola di Dio e si sono spaventati di fronte agli abitanti del luogo prescelto; solo Caleb e Giosuè hanno dato piena fiducia a Dio ed hanno creduto che quella terra fosse per loro. A causa della loro incredulità hanno vagato 40 anni nel deserto, mentre sarebbero stati sufficienti 40 giorni. Facciamo attenzione che il nostro cammino cristiano non sia come quello del popolo nel deserto, trattenendo gli aspetti carnali con bramosia e non donando tutto al Signore. Chi si comporta in questo modo ha davanti a sè un cammino privo di una meta spirituale;

l’entrare nella terra promessa è l’arrivo nella vita cristiana vittoriosa, destino desiderato da Dio per tutti i suoi figli. 

Gli Amalekiti e tutte le altre tribù pagane sono la raffigurazione della vita carnale, dei peccati e del vecchio “io”, ossia di tutto ciò che deve essere sterminato dall’uomo, altrimenti tali cose distruggono l’uomo stesso. Dobbiamo pregare per cacciare da noi la paura di ciò che pensano gli altri. Saul non ha obbedito a tale comando ed è stato ucciso. Per vincere sul peccato dobbiamo porre fiducia in Dio, anche quando i nostri occhi ci dicono tutt’altro. La Parola di Dio ci dice che siamo liberi, per cui possiamo togliere da noi tutto ciò che ci lega e condannare a morte tali cose. Chi crede in Gesù è libero totalmente, grazie all’opera fatta dal Signore per noi.

Romani 8:12-17.  12 Perciò, fratelli, noi siamo debitori non alla carne per vivere secondo la carne, 13  perché se vivete secondo la carne voi morrete; ma se per mezzo dello Spirito fate morire le opere del corpo, voi vivrete. 

La potenza dello Spirito Santo è in grado di uccidere la nostra carne, in quanto al contrario ci sarà una morte certa; infatti, non è possibile dimorare nel compromesso, rimanendo in bilico tra le cose di Dio e quelle di Baal, poiché ciò conduce alla morte spirituale.

poiché tutti quelli che sono condotti dallo Spirito di Dio sono figli di Dio. 15  Voi infatti non avete ricevuto uno spirito di schiavitù per cadere nuovamente nella paura, ma avete ricevuto lo Spirito di adozione per il quale gridiamo: "Abba, Padre" 16  Lo Spirito stesso rende testimonianza al nostro spirito che noi siamo figli di Dio. 17  E se siamo figli, siamo anche eredi, eredi di Dio e coeredi di Cristo, se pure soffriamo con lui per essere anche con lui glorificati. La Parola dichiara che eravamo figli del diavolo, ma ora lo siamo di Dio, ereditando tutto ciò che appartiene anche a Cristo.

Colossesi 3: 1-17.  Se dunque siete risuscitati con Cristo, cercate le cose di lassù, dove Cristo è seduto alla destra di Dio. 2  Abbiate in mente le cose di lassù, non quelle che sono sulla terra, 3  perché voi siete morti e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio. La Parola dichiara che il nostro vecchio io è morto e che già in questo momento viviamo con Cristo in Dio. 4  Quando Cristo che è la nostra vita apparirà, allora anche voi apparirete con lui in gloria. 5  Fate dunque morire le vostre membra che sono sulla terra: fornicazione, impurità, passioni, desideri cattivi e avidità, che è idolatria; 6  per queste cose l’ira di Dio viene sui figli della disubbidienza, 7  fra cui un tempo camminaste anche voi, quando vivevate in esse. Paolo afferma che tali peccati devono essere morti, altrimenti l’ira di Dio cadrà sulla nostra disobbedienza. 8  Ma ora deponete anche voi tutte queste cose: ira, collera, cattiveria; e non esca dalla vostra bocca maldicenza e alcun parlare disonesto. Temiamo Dio prima di parlare contro i figli del Signore. 9  Non mentite gli uni agli altri, perché vi siete spogliati dell’uomo vecchio con i suoi atti L’uomo vecchio è lontano da noi, separato: anche se a noi sembra il contrario, alla luce della Parola dobbiamo credere che esso non ci tocca più, scacciando da noi ogni tentazione. Se questo è affermato nella Bibbia, allora deve essere la verità poiché Dio è verace., 10  e vi siete rivestiti dell’uomo nuovo, che si va rinnovando nella conoscenza ad immagine di colui che l’ha creato La nuova nascita consiste nel rivestirci della nuova creatura, fatta da Dio al posto di quella che non c’è più. 11  Qui non c’è più Greco e Giudeo circonciso, e incirconciso, barbaro e Scita, servo e libero, ma Cristo è tutto e in tutti.Ognuno di noi è destinato a ereditare una vita vittoriosa, di pace e di pienezza. 12  Vestitevi dunque come eletti di Dio, santi e diletti, di viscere di misericordia, di benignità, di umiltà, di mansuetudine e di pazienza,Questi sono i nuovi abiti del cristiano, i quali ci vengono da Cristo, che vive in noi. 13  sopportandovi gli uni gli altri e perdonandovi, se uno ha qualche lamentela contro un altro, e come Cristo vi ha perdonato, così fate pure voi. Se pensiamo a quanto Dio ci ha perdonato, certamente ci sembrerà molto più facile perdonare gli altri. 14  E sopra tutte queste cose, rivestitevi dell’amore, che è il vincolo della perfezione. Dio è amore e ci chiede di camminare secondo tale sentimento, poiché ad esso fanno seguito tutte le altre cose. L’amore è il sentimento più importante. 15  E la pace di Dio, alla quale siete stati chiamati in un sol corpo, regni nei vostri cuori; e siate riconoscenti. Bisogna ringraziare Dio per tutte le cose che Egli fa per noi. 16  La parola di Cristo abiti in voi copiosamente in modo traboccante, in ogni sapienza, istruendovi ed esortandovi gli uni gli altri con salmi, inni e cantici spirituali, cantando con grazia nei vostri cuori al Signore. 17  E qualunque cosa facciate, in parola o in opera, fate ogni cosa nel nome del Signore Gesù, rendendo grazie a Dio Padre per mezzo di lui. 

Il vecchio uomo era irato, cattivo, maldicente, disonesto, mentitore; il nuovo uomo parla con inni, salmi e cantici spirituali.

Non dobbiamo essere come Saul, ma spogliandoci di ciò che condiziona la nostra vita, andiamo incontro alla vita che Dio ha preparato per noi.

Elegia di Davide per la morte di Saul e di Gionathan.

Vs. 17-18. Allora Davide intonò questo lamento su Saul e su Gionathan, suo figlio, 18  e ordinò di insegnarlo ai figli di Giuda: il canto dell’arco. Ecco si trova scritto nel libro del Giusto. 

Davide aveva fatto cordoglio per Saul stracciandosi le vesti, piangendo, digiunando e facendo uccidere colui che, a suo avviso, era colpevole di tale fatto. Possiamo pensare che egli abbia onorato in modo più che sufficiente  il suo re, invece ecco che Davide compone una poesia per l’occasione, con il preciso intento di fare sì che venga tramandata.

Vs. 19-27.  "Lo splendore d’Israele giace ucciso sulle tue alture! Come mai sono caduti i prodi? 20  Non annunziatelo a Gath, non fatelo sapere per le vie di Ashkalon perché non gioiscano le figlie dei Filistei, perché non esultino le figlie degli incirconcisi. 21  O monti di Ghilboa, non vi sia più né rugiada né pioggia su di voi, né campi di offerte; perché là fu gettato via lo scudo dei prodi, lo scudo di Saul, non più unto con olio. 22  Dal sangue degli uccisi, dal grasso dei prodi, l’arco di Gionathan non si ritrasse mai e la spada di Saul non tornò mai a vuoto. 23  Saul e Gionathan, tanto amati e cordiali in vita, non furono divisi nella loro morte. Erano più veloci delle aquile, più forti dei leoni. 24  Figlie d’Israele, piangete su Saul, che vi rivestiva di scarlatto nel lusso, ché ornava d’oro le vostre vesti. 25  Come mai sono caduti i prodi in mezzo alla battaglia, e fu Gionathan ucciso sulle tue alture? 26  Io sono in angoscia per te, fratello mio Gionathan; tu mi eri molto caro, il tuo amore per me era meraviglioso più dell’amore delle donne. 27  Come mai sono caduti i prodi, e sono perite le armi di guerra?". 

Saul è stato ucciso dagli arcieri, da quel corpo militare del quale egli era sprovvisto. Infatti 1 Cronache 12:1-7 racconta che essi avevano raggiunto Davide a Tsiklag. Nella Scrittura l’arco è il simbolo della forza, capace di vincere il nemico. Con la spada si combatte corpo a corpo, con l’arco si combatte a distanza, ostacolando l’avanzare del nemico. L’arciere scorge il nemico da lontano, si rende conto dei suoi piani e lo abbatte prima di essere attaccato. L’arco è simbolo della forza anche perché ci vogliono braccia e mani forti per poterlo tendere.

Saul credeva di essere sufficientemente forte, ma non dipendeva da Dio, colui che rende efficace la nostra forza. Cristo ci ha insegnato a dipendere dall’Eterno e lo ha fatto in ogni momento della sua vita.

Notiamo come in questi versi Davide non parla mai delle colpe di Saul, e tale fatto ne sottolinea la carità verso un uomo che gli aveva reso la vita difficile. Di lui evidenzia gli aspetti positivi, poichè desidera che tutto il resto venga sepolto con il suo re. Egli era colui che Dio aveva unto, perciò Davide celebra le sue qualità. Non lo loda falsamente, però mette in evidenzia i lati positivi: 

  • era stato unto da Dio;

  • era un prode, sovente vincitore dei nemici;

  • al fianco di Gionathan era un uomo dal carattere gradevole, amabile dai suoi sudditi;

  • aveva arricchito il proprio paese con il bottino sottratto ai nemici.

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2 Samuele 2-3:18