2 Samuele 19

2 Samuele 19:1-12
Craig Quam

2 Samuele 19:15-36
Craig Quam

Cap. 19.

Joab rimprovera il comportamento di Davide.

Davide ha saputo della morte di suo figlio e ne è distrutto. Sopraggiunge ance Joab e tutto l’esercito che ha combattuto, fiero della vittoria ottenuta. Joab rimprovera Davide perchè non dimostra gioia per quanto i suoi fedeli hanno fatto per lui, bensì piange il traditore. Giacobbe si era comportato allo stesso modo, ma per Giuseppe, un figlio buono, mentre Davide sta piangendo un inetto. Tuttavia il re è affranto dal dolore e non riesce a pensare a quanto i soldati hanni fatto ed al loro diritto di festeggiare la fine di un incubo.

Vs. 1-10.  Riferirono poi a Joab: "Ecco, il re piange e fa cordoglio per Absalom". 2  Così la vittoria in quel giorno si cambiò in lutto per tutto il popolo, perché il popolo sentì dire in quel giorno: "Il re è afflitto a causa di suo figlio". 3  Il popolo in quel giorno rientrò furtivamente in città, come si allontanano di nascosto e pieni di vergogna quelli che fuggono in battaglia. 4  Il re si era coperto la faccia e gridava ad alta voce: "O mio figlio Absalom o Absalom figlio mio, figlio mio!". 5  Allora Joab entrò in casa del re e disse: "Tu oggi copri di vergogna il volto di tutta la gente che in questo giorno ha salvato la tua vita, quella dei tuoi figli e delle tue figlie, la vita delle tue mogli e quella delle tue concubine, 6  perché ami quelli che ti odiano e odi quelli che ti amano; oggi infatti hai mostrato che capitani e soldati non contano nulla per te; e ora capisco che se Absalom fosse vivo e noi fossimo quest’oggi tutti morti allora saresti contento. 7  Ora dunque levati, esci e parla al cuore dei tuoi servi perché io giuro per l’Eterno che, se non esci, nessuno resterà con te questa notte; e questa sarebbe per te sventura maggiore di tutte quelle che ti sono cadute addosso dalla tua giovinezza fino a oggi". 

Davide ristabilito re.

8  Allora il re si levò e si pose a sedere alla porta; e fu dato l’annunzio a tutto il popolo, dicendo: "Ecco il re sta seduto alla porta". Così tutto il popolo venne alla presenza del re. Intanto quei d’Israele erano fuggiti ciascuno alla sua tenda. 9  In tutte le tribù d’Israele tutto il popolo stava discutendo e diceva: "Il re ci ha liberato dalle mani dei nostri nemici e ci ha salvato dalle mani dei Filistei, e ora ha dovuto fuggire dal paese a motivo di Absalom. 10  Ma Absalom, che noi avevamo unto re sopra di noi, è morto in battaglia. E ora perché non parlate di far tornare il re?".

Per Davide la disciplina è finita. In 1 Samuele è stata data perché Davide camminasse in stato di dipendenza, in 2 Samuele essa è stata amara perché si accompagna alla consapevolezza di aver disonorato Dio; ora, finalmente, c’è la grazia, il perdono e la pace.

Il frutto del regno di Absalom è la confusione, la morte, la distruzione. Se i cristiani hanno dei re al di sopra di Cristo, nella loro vita raccoglieranno gli stessi frutti di Absalom.

Il popolo comprende di aver agito stoltamente, di aver ascoltato Absalom, un uomo bugiardo, rinnegando il re che li aveva liberati dai nemici e che era stato unto da Dio. Affermano di aver elevato Absalom, senza consultare l’Eterno ed ora desiderano il ritorno del loro re, quello eletto attraverso i profeti.

Vs. 11-12.  Allora il re Davide mandò a dire ai sacerdoti Tsadok e Abiathar: "Parlate agli anziani di Giuda e dite loro: "Perché dovreste essere gli ultimi a far tornare il re a casa sua, poiché i discorsi di tutto Israele sono giunti fino al re, a questa stessa casa? 12  Voi siete miei fratelli, voi siete mie ossa e mia carne. Perché dunque dovreste essere gli ultimi a far tornare il re?". 

Davide torna ad Israele senza aver mosso un dito e solo per volere di Dio. Non impone il suo dominio, ma chiede al popolo di esprimere la propria volontà.

Anche Cristo non ci impone alcuna cosa, anzi ci chiede un’accondiscendenza volontaria. Siamo il corpo di Gesù, le sue ossa e la sua carne, e dobbiamo desiderare il Suo ritorno perché metta fine a questi tempi malvagi. Anche i non credenti vedono la cattiveria dilagare nel mondo e comprendono la necessità dell’intervento di qualcuno che ponga fine a tutto questo. Essi saranno ingannati e si rivolgeranno all’anticristo quale liberatore in questi tempi difficili. Ma i cristiani conoscono l’identità di colui che deve venire, che regnerà per mille anni sulla terra portandovi la pace e la serenità: è Gesù. Tutte le armi verranno fuse e se ne faranno strumenti per coltivare la terra, il leone si sdraierà con l’agnello e tutto il mondo vivrà nell’amore.

Vs. 13-14.  E dite ad Amasa (comandante sotto Absalom e suo nipote, al pari di Joab): "Non sei tu mie ossa e mia carne? Così mi faccia DIO e anche peggio, se tu non diventi per sempre capo dell’esercito al posto di Joab"". Davide ha perdonato Amasa per il suo tradimento. 14  Così Davide piegò il cuore di tutti gli uomini di Giuda, come se fosse stato il cuore di un sol uomo; perciò essi mandarono a dire al re: "Ritorna tu con tutti tuoi servi". 

Finalmente tutto il popolo richiama Davide, consapevoli di avere in lui la guida sicura per la loro vita, colui che li ama.

Come possiamo fare per far tornare più presto il nostro re.

Matteo 24:3-14. Poi, mentre egli era seduto sul monte degli Ulivi, i discepoli gli si accostarono in disparte, dicendo: "Dicci, quando avverranno queste cose? E quale sarà il segno della tua venuta e della fine dell’età presente?". 4  E Gesù, rispondendo, disse loro: "Guardate che nessuno vi seduca! 5  Poiché molti verranno nel mio nome, dicendo: "io sono il Cristo" e ne sedurranno molti. 6  Allora sentirete parlare di guerre e di rumori di guerre; guardate di non turbarvi, perché bisogna che tutte queste cose avvengano ma non sarà ancora la fine. 7  Infatti si solleverà popolo contro popolo e regno contro regno; vi saranno carestie, pestilenze e terremoti in vari luoghi. 8  Ma tutte queste cose saranno soltanto l’inizio delle doglie di parto, 9  Allora vi sottoporranno a supplizi e vi uccideranno; e sarete odiati da tutte le genti a causa del mio nome. 10  Allora molti si scandalizzeranno, si tradiranno e si odieranno l’un l’altro. 11  E sorgeranno molti falsi profeti, e ne sedurranno molti. 12  E perché l’iniquità sarà moltiplicata, l’amore di molti si raffredderà; 13  ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato. 14  E questo evangelo del regno sarà predicato in tutto il mondo in testimonianza a tutte le genti, e allora verrà la fine". 

Perché Cristo ritorni, il Vangelo deve essere predicato in tutto il mondo: questo è il compito della chiesa.

2 Pietro 3:11-12. Poiché dunque tutte queste cose devono essere distrutte, come non dovreste voi avere una condotta santa e pia, 12  mentre aspettate e affrettate la venuta del giorno di Dio, a motivo del quale i cieli infuocati si dissolveranno e gli elementi consumati dal calore si fonderanno? 

La chiesa può affrettare il ritorno di Cristo, però deve muoversi. Pensiamo alla chiesa originaria di Gerusalemme: i cristiani non si allontanavano dalla loro chiesa poiché lì si trovavano a loro agio ma, a causa della persecuzione, sono stati dispersi. In questo modo molte altre chiese sono state fondate e la Parola è stata diffusa. Forse ancora oggi è così: molti fratelli dal sud si spostano per motivi di lavoro, portando il messaggio in numerose zone d’Italia. In noi c’è un tesoro, il quale, proprio perché è prezioso, deve essere donato. Ai cristiani non piace andare nel Paesi musulmani, poiché vi è ristrettezza e perché vige l’intolleranza religiosa. Forse allora Dio li sta portando nel nostro Paese, dove siamo più liberi. Quando gli extra comunitari ci danno fastidio, pensiamo a quest’ipotesi.

Nei vs. da 9 a 15 troviamo la grazia. Le dieci tribù avevano tradito ed abbandonato Davide per seguire Absalom, ma sono le prime a ricredersi e a chiedere il ritorno del re. Davide perdona il loro comportamento e apre le braccia anche a Giuda, così lento a riconoscerlo. La sua grazia non domanda nulla, ma si rallegra nel fare del bene anche ai nemici.

Vs. 15.   Il re allora tornò e giunse al Giordano; e quei di Giuda vennero a Ghilgal per andare incontro al re e per fargli passare il Giordano. 

Nei versetti da 16 a 23 troviamo il perdono. Il re lo accorda a Scimei il quale, per evitare la sorte che meriterebbe, chiede perdono al suo signore. Abishai vorrebbe uccidere Scimei, ma Davide lo ferma.

Vs. 16-23.  Scimei, figlio di Ghera Beniaminita, che era di Bahurim, si affrettò a scendere con gli uomini di Giuda incontro al re Davide. 17  Egli aveva con sé mille uomini di Beniamino e Tsiba servo della casa di Saul, con i suoi quindici figli e i suoi venti servi insieme a lui. Essi passarono il Giordano davanti al re. 18  Essi passarono col traghetto per portare di là la famiglia del re e per fare ciò che sembrava bene al re. Intanto Scimei, figlio di Ghera, si prostrò davanti al re, nel momento in cui questi passava il Giordano, 19  e disse al re: "Non mi imputi il mio signore alcuna colpa e dimentichi il male che il tuo servo ha fatto il giorno in cui il re mio signore usciva da Gerusalemme; il re non ne tenga conto. 20  Poiché il tuo servo riconosce di aver peccato. Ed ecco, oggi sono stato il primo di tutta la casa di Giuseppe scendere incontro al re mio signore". 21  Ma Abishai, figlio di Tseruiah, prese a dire: "Non dovrebbe Scimei essere messo a morte per aver maledetto l’unto dell’Eterno?". 22  Davide disse: "Che ho io da fare con voi, o figli di Tseruiah, che vi mostrate oggi miei avversari? Si può oggi mettere a morte qualcuno in Israele? Non so io forse che oggi sono re d’Israele?". 23  Il re disse quindi a Scimei: "Tu non morrai!". E il re glielo giurò. 

Scimei è quell’uomo che inseguiva Davide, tirandogli delle pietre e maledicendolo. Tuttavia Davide mostra grazia e misericordia verso questa persona, così come tutti gli uomini indistintamente sono colpevoli agli occhi di Dio. Eppure, grazie al sangue di Cristo, gli esseri umani sono graziati. Il Vangelo narra di una donna colta in adulterio, fatto che la condannava a morte. Eppure quando Gesù ha detto a coloro che la condannavano che solo chi è senza peccato poteva scagliare le pietre contro di lei, nessuno ha avuto il coraggio di farsi avanti. Solo un uomo avrebbe potuto lapidarla, ovvero Cristo, il quale è senza peccato, ma ha avuto pietà di lei e l’ha graziata.

Anche Davide avrebbe potuto maledire Scimei e condannarlo, ma ha avuto misericordia e l’ha graziato. Oggi è il giorno della misericordia, ma quando Cristo tornerà sarà il momento del giudizio; oggi possiamo ancora riconoscere i nostri peccati, ma al ritorno di Cristo sarà troppo tardi. I due ladri posti accanto a Gesù sulla croce hanno dimostrato due atteggiamenti diversi: uno ha chiesto perdono, l’altro ha deriso il Signore, e pertanto uno è stato salvato, l’altro ha ottenuto la condanna. Nel mondo oggi molti bestemmiano il Signore, pur dichiarando di credere in Lui, ma per essi è la condanna, se non si ravvedono. Oggi è il giorno per potersi prostrare, domani potrebbe essere tardi; oggi possiamo avere la vita eterna e il perdono.

Quindi: Scimei viene perdonato, anzi Davide rifiuta con sdegno il consiglio dei suoi sottoposti. Egli stava vivendo un giorno di pace, nel quale si sentiva grato a Dio per averlo ristabilito sul trono e per aver posto fine al lungo periodo di penitenza.

Vs. 24-30. Anche Mefibosceth, nipote di Saul, scese incontro al re. Egli non si era curato i piedi, né spuntata la barba e non aveva lavato le vesti dal giorno in cui il re era partito fino a quello in cui tornava in pace. 25  Quando giunse da Gerusalemme per incontrare il re, il re gli disse: "Perché non sei venuto con me, Mefibosceth?". 26  Egli rispose: "O re, mio signore, il mio servo mi ha ingannato, perché il tuo servo aveva detto: "Io mi farò sellare l’asino, monterò e andrò col re", poiché il tuo servo è zoppo. 27  Inoltre egli ha calunniato il tuo servo presso il re mio signore; ma il re mio signore è come un angelo di DIO; fa’ dunque ciò che ti piacerà. 28  Tutti quelli della casa di mio padre infatti non meritavano altro che la morte davanti al re mio signore; ciò nonostante tu avevi posto il tuo servo fra quelli che mangiano alla tua mensa. Perciò qual diritto avrei ancora di gridare al re?". 29  Il re gli disse: "Non occorre che tu aggiunga altre parole. Io ho deciso: Tu e Tsiba dividetevi le terre". 30  Allora Mefibosceth rispose al re: "Prenda pure tutto, perché il re mio signore è tornato in pace a casa sua". 

Qui troviamo la pace. 

Mefiboschet scende ad incontrare il suo benefattore. Aveva fatto cordoglio da quando Davide era partito, ma Tsiba lo aveva ingannato e calunniato. Inoltre, aveva passato il Giordano assieme al malvagio Scimei. Durante l’assenza di Davide, Mefiboschet aveva trascorso giorni di afflizione, nell’attesa del suo ritorno. Quando Davide decide di dividere tra lui e Tsiba le terre, egli:

  1. accetta la volontà di Davide come fosse quella di Dio,

  2. riconosce di non meritare alcun favore da parte del re a causa della sua discendenza,

  3. rinuncia a tutti i beni terreni poiché a lui basta che il suo Signore abbia ritrovato il posto che gli spetta. Egli è come le vergini sagge, con le lampade piene di olio, pronte ad attendere lo sposo: così Mefibosceth attendeva Davide e così noi dobbiamo aspettare il Signore.

Però notiamo come Tsiba resti impunito per la sua malvagità.

Vs. 31-39. Anche Barzillai, il Galaadita, scese da Roghelim e passò il Giordano col re, per accompagnarlo di là dal Giordano. 32  Barzillai era molto vecchio: aveva ottant’anni; era stato lui a fornire i viveri al re mentre questi si trovava a Mahanaim, perché era molto facoltoso. 33  Il re disse a Barzillai: "Vieni con me oltre il fiume e io provvederò al tuo sostentamento presso di me a Gerusalemme". 34  Ma Barzillai rispose al re: "Quanti anni di vita mi rimangono ancora perché io salga col re a Gerusalemme?. 35  Io ho ora ottant’anni; posso ancora distinguere ciò che è buono da ciò che è cattivo? Può il tuo servo gustare ancora ciò che mangia o ciò che beve? Posso io udire ancora la voce dei cantori e delle cantanti? Perché il tuo servo dovrebbe essere ancora di peso al re mio signore? 36  Il tuo servo andrà con il re oltre il Giordano per un piccolo tratto, e perché mai il re dovrebbe ripagarmi con una tale ricompensa? 37  Deh, lascia che il tuo servo torni indietro e che io possa morire nella mia città presso la tomba di mio padre e di mia madre! Ma ecco il tuo servo Kimham; venga lui con il re mio signore e fa’ per lui ciò che ti piacerà". 38  Il re rispose: "Kimham verrà con me e io farò per lui quello che a te piacerà; si, io farò per te tutto ciò che mi chiedi". 39  Così tutto il popolo passò il Giordano e lo passò anche il re. Poi il re baciò Barzillai e lo benedisse, ed egli se ne tornò a casa sua. 

Barzillai è un uomo che ha sostenuto materialmente Davide e i suoi uomini quando si trovavano in difficoltà. Egli ha aiutato l’opera di Dio come ha potuto e non pretende nulla in cambio. Dio gli aveva donato un cospicuo patrimonio ed egli non aveva lesinato l’aiuto a coloro che erano nel bisogno. Più avanti vedremo che i suoi figli siederanno alla tavola di Salomone.

Notiamo come Davide desideri ricompensare Barzillai poiché non considera la generosità ricevuta come qualcosa di dovuto in quanto sovrano. Davide è molto umile e vive tale aiuto prezioso come un favore, nato da un cuore buono.

Benedice il figlio di Barzillai, Kimham, al posto del padre e lo porta con sè. Nella Bibbia si legge di un luogo chiamato “casa di Kimham”, posto vicino a Betlemme (Ger. 41:17.   Essi partirono e si fermarono a Geruth-Kimham che è nelle vicinanze di Betlemme, per poi proseguire e andare in Egitto,).

Vs. 40-43. Il re proseguì verso Ghilgal e Kimham lo accompagnò. Tutto il popolo di Giuda scortò il re, e così fece anche la metà del popolo d’Israele. 41  Allora tutti gli Israeliti vennero dal re e gli dissero: "Perché i nostri fratelli gli uomini di Giuda, ti hanno portato via di nascosto e hanno fatto passare il Giordano al re, alla sua famiglia e a tutti gli uomini di Davide?". 42  Tutti gli uomini di Giuda risposero agli uomini d’Israele: "Poiché il re è nostro parente stretto. Perché vi adirate per questo? Abbiamo forse mangiato a spese del re, o ci ha mai dato alcun regalo?". 43  Ma gli uomini d’Israele risposero agli uomini di Giuda, dicendo: "A noi spettano dieci parti del re, per cui Davide e più nostro che vostro, perché dunque ci avete disprezzati? Non siamo stati noi i primi a proporre di far tornare il nostro re?". Ma il parlare degli uomini di Giuda fu più duro di quello degli uomini d’Israele. 

Come accade per Davide, anche il residuo di Israele ritroverà la via per rientrare in Palestina. Questa via è il Giordano, il fiume che raffigura la morte. Bisogna essere morti con Cristo per entrare nell’eredità celeste e nelle benedizioni promesse. 

Quindi si incontra Ghilgal, il luogo della circoncisione, dove l’infamia d’Egitto fu tolta di dosso al popolo. La vera circoncisione è in Cristo.

Gelose della decisione di Giuda, le tribù si lamentano con il re: la tribù di Giuda rivendica i suoi legami di parentela con Davide, lsraele sostiene che egli sia più loro che degli altri; tali discussioni sono carnali, ma avvengono ancora oggi, quando ogni chiesa afferma che Gesù le appartiene più che alle altre e che la propria è la dottrina più fedele alla Parola di Dio: al contrario, noi apparteniamo a Cristo. L’ambizione di svolgere un ruolo importante nelle cose di Dio, la gelosia verso le attività degli altri, l’orgoglio ferito, l’essere troppo occupati di noi stessi, non sono certamente il frutto dello Spirito Santo.

1 Giovanni 5:11-13.  E la testimonianza è questa: Dio ci ha dato la vita eterna, e questa vita è nel suo Figlio. 12  Chi ha il Figlio, ha la vita; chi non ha il Figlio di Dio, non ha la vita. 13  Ho scritto queste cose a voi che credete nel nome del Figlio di Dio, affinché sappiate che avete la vita eterna e affinché continuiate a credere nel nome del Figlio di Dio. 

La salvezza non viene da una denominazione, ma dal possedere il figlio di Dio dentro di noi.

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