2 Samuele 12-16
Cap. 12.
Davide, ripreso da Nathan, si pente.
E’ trascorso del tempo dal peccato di Davide; la guerra contro Ammon continua e l’assedio di Rabbah non è concluso. In tutto questo tempo la coscienza di Davide è rimasta muta, anche se il peccato pesava su di lui e aveva sotto gli occhi il frutto della trasgressione. L’Eterno, che lo aveva guidato in ogni suo passo, conducendolo di vittoria in vittoria, era stato messo da parte in un attimo, e Davide era caduto. Ora Dio, dopo aver atteso a lungo, interviene attraverso il profeta Nathan, mandato per risvegliare la coscienza del re. Vogliamo sperare che Davide abbia trascorso questo tempo in preghiera, chiedendo perdono a Dio e che per questo l’Eterno ha avuto pietà di lui, l’ha perdonato e gli ha inviato Nathan.
Il capitolo 7 racconta un momento della vita di Davide pieno di gioia e prosperità, dedicato al servizio dell’Eterno ed al desiderio di costruire una casa per il Signore.
Ora Davide è lontano da Dio e riceve la visita di un profeta, inviato allo scopo di riprenderlo e di indurlo al pentimento.
In questo periodo, in cui Davide attende la nascita del figlio concepito con Baat-Sceba, quando crede di essere al sicuro dai giudizi della gente, scrive il Salmo 32.
<<Di Davide. Cantico>> Beato colui la cui trasgressione è perdonata, il cui peccato è coperto! 2 Beato l’uomo a cui l’Eterno non imputa l’iniquità, e nel cui spirito non c’è inganno. 3 Mentre tacevo, le mie ossa si consumavano tra i gemiti che facevo tutto il giorno. 4 Poiché giorno e notte la tua mano pesava su di me, il mio vigore era diventato simile all’arsura d’estate. (Sela) (Sela è un termine ebraico che indica un momento di meditazione. Tale salmo ha tre sela, in quanto il cuore di Davide è molto pesante, poiché schiacciato dal peccato) 5 Davanti a te ho riconosciuto il mio peccato, non ho coperto la mia iniquità. Ho detto: "Confesserò le mie trasgressioni all’Eterno", e tu hai perdonato l’iniquità del mio peccato. (Sela) 6 Perciò ogni uomo pio t’invocherà nel tempo che puoi essere trovato, anche se le grandi acque dovessero straripare, esse non giungeranno fino a lui. 7 Tu sei il mio luogo di rifugio, tu mi preserverai dall’avversità, tu mi circonderai di canti di liberazione. (Sela)Quando Davide non confessava il suo peccato al Signore e perseverava in esso, viveva una vita terribile, ma quando lui riconosce i propri errori può vivere nuovamente nella gioia di Dio, liberato da ogni peso. Dopo aver parlato del peccato, al vs. 6 afferma che ogni uomo di Dio confessa i propri errori, si ravvede e chiede perdono al Padre. Egli non è una creatura perfetta, in quanto la natura umana è peccaminosa, ma la sua caratteristica è quella di saper rinnegare se stesso, volgersi a Dio e chiedere perdono. Chi compie tali azioni si sente libero e può gioire nel Signore. 8 ti ammaestrerò e ti insegnerò la via per la quale devi camminare; io ti consiglierò e avrò il mio occhio su di te. 9 Non siate come il cavallo e come il mulo che non hanno intelletto, e la cui bocca bisogna frenare con morso e con briglia, altrimenti non ti si avvicinano. 10 Molti sono i dolori dell’empio, ma chi confida nell’Eterno sarà circondato dalla sua benignità. 11 Rallegratevi nell’Eterno ed esultate, o giusti; mandate grida di gioia voi tutti, retti di cuore.
Per tanti mesi Davide è gravato dal peso del proprio peccato e dal senso di colpa. Sicuramente, se quando è stato tentato dalla moglie di Uriah avesse immediatamente chiesto aiuto a Dio, confessando la propria debolezza, egli non avrebbe peccato ed ora non avrebbe avuto bisogno della riprensione di Nathan.
Vediamo come il castigo da parte di Dio si manifesta come una progressione:
Ebrei 12:1-11. Anche noi dunque, essendo circondati da un così gran numero di testimoni, deposto ogni peso e il peccato che ci sta sempre attorno allettandoci, corriamo con perseveranza la gara che ci è posta davanti, 2 tenendo gli occhi su Gesù, autore e compitore della nostra fede, il quale, per la gioia che gli era posta davanti (ovvero i cristiani), soffrì la croce disprezzando il vituperio e si è posto a sedere alla destra del trono di Dio.
Il peccato è attorno a noi in ogni momento, ma se teniamo gli occhi su Gesù, invece che su ciò che ci tenta, allora siamo in salvo. Se siamo figli di Dio, Egli si prenderà cura di noi e finirà l’opera che ha iniziato, in un modo o nell’altro, anche se siamo recalcitranti.
3 Ora considerate colui che sopportò una tale opposizione contro di sé da parte dei peccatori, affinché non vi stanchiate e veniate meno. 4 Voi non avete ancora resistito fino al sangue, combattendo contro il peccato, 5 e avete dimenticato l’esortazione che si rivolge a voi come a figli: "Figlio mio, non disprezzare la correzione del Signore e non perderti d’animo quando sei da lui ripreso,
La correzione di Dio ha tre fasi:
ci riprende parlando alla nostra coscienza, poiché Egli corregge chi ama,
poi si separa da noi, anche se Egli è sempre con noi, nel senso che non sperimentiamo la pace e la gioia in Lui, poiché c’è il peccato tra noi e Dio,
se ancora non basta, Dio ci flagella e ci giudica.
6 perché il Signore corregge chi ama e flagella ogni figlio che gradisce". 7 Se voi sostenete la correzione, Dio vi tratta come figli; qual è infatti il figlio che il padre non corregga? 8 Ma se rimanete senza correzione, di cui tutti hanno avuta la parte loro, allora siete dei bastardi e non dei figli. 9 Inoltre ben abbiamo avuto per correttori i nostri padri secondo la carne e li abbiamo rispettati; non ci sottometteremo molto di più ora al Padre degli spiriti, per vivere? 10 Costoro infatti ci corressero per pochi giorni, come sembrava loro bene, ma egli ci corregge per il nostro bene affinché siamo partecipi della sua santità. 11 Ogni correzione infatti, sul momento, non sembra essere motivo di gioia ma di tristezza; dopo però rende un pacifico frutto di giustizia a quelli che sono stati esercitati per mezzo suo.
Dio corregge Davide e lo castiga.
Vs. 1. Poi l’Eterno mandò a Davide Nathan;
Davide ha peccato e Dio ne è dispiaciuto. Avrebbe potuto mandargli contro una serie di problemi, dei terribili nemici o quant’altro, invece la sua punizione è più amorevole: gli invia Nathan, suo amico e confidente fedele. Davide non lo ha cercato, pur avendo gran bisogno di lui in quel momento, tuttavia il Signore glielo manda. L’Eterno, infatti, può perdonare il peccatore, ma non permette che egli rimanga nell’errore per sempre; ci manda a cercare, prima ancora che noi ci rivolgiamo a Lui per aiuto.
e Nathan andò da lui e gli disse: "Vi erano due uomini nella stessa città, uno ricco e l’altro povero. 2 Il ricco aveva un gran numero di greggi e mandrie; 3 ma il povero non aveva nulla, se non una piccola agnella che egli aveva comprato e nutrito; essa era cresciuta insieme a lui e ai suoi figli, mangiando il suo cibo, bevendo alla sua coppa e dormendo sul suo seno; era per lui come una figlia. 4 Un viandante giunse a casa dell’uomo ricco; questi rifiutò di prendere dal suo gregge e dalla sua mandria per preparare da mangiare al viandante giunto da lui, ma prese l’agnella di quel povero e la fece preparare per l’uomo venuto da lui". 5 Allora l’ira di Davide si accese grandemente contro quell’uomo e disse a Nathan: "Com’è vero che l’Eterno vive, colui che ha fatto questo merita la morte! 6 Egli pagherà quattro volte il valore dell’agnella, per aver fatto una tale cosa e non aver avuto pietà".
Davide è molto severo verso quel peccatore, nel quale egli non si identifica. Addirittura è più duro della legge di Dio, la quale prevedeva unicamente il risarcimento della cosa rubata, pagato quattro volte di più del suo valore, mentre Davide aggiunge la pena di morte per l’uomo che ha rubato. Si dimostra indignato, pensando si stesse parlando di un altro, ed è severo: ma è lui il peccatore in questione.
Nathan gli ha così dimostrato la gravità del suo peccato: egli aveva altre moglie e concubine, mentre Uriah ne aveva solo una, e gli è stata sottratta. Il peccato di Davide ha avuto inizio con la poligamia, la quale non è ammessa dal Signore: una volta trasgredita la legge dell’unicità, allora la lussuria, entrata nella vita di Davide, ha preso possesso di lui.
Ora Dio pronuncia il suo giudizio sulla casa di Davide: se egli si fosse ravveduto in tempo, certamente tale giudizio sarebbe stato meno severo.
Vs. 7-10. Allora Nathan disse a Davide: "Tu sei quell’uomo! In un momento tutto crolla: Davide stesso ha pronunciato la propria condanna a morte. Così dice l’Eterno, il DIO d’Israele: "Io ti ho unto re d’Israele e ti ho liberato dalle mani di Saul. 8 Ti ho dato la casa del tuo signore, ho messo nelle tue braccia le donne del tuo signore e ti ho dato la casa d’Israele e di Giuda; e se questo era troppo poco, io ti avrei dato molte altre cose. 9 Perché dunque hai disprezzato la parola dell’Eterno, facendo ciò che è male ai suoi occhi? Tu hai fatto morire con la spada Uriah lo Hitteo, hai preso per moglie la sua moglie e lo hai ucciso con la spada dei figli di Ammon. 10 Or dunque la spada non si allontanerà mai dalla tua casa, perché tu mi hai disprezzato e hai preso la moglie di Uriah lo Hitteo per essere tua moglie".
Dio ha sempre desiderato benedire Davide, ma egli ha agito perversamente, disprezzando sia la Parola dell’Eterno che l’Eterno stesso. Per questo motivo egli avrà guerra e violenza per tutta la sua vita, poiché egli ha seminato guerra e morte. Questa sentenza si riferisce anche ai contrasti che ci sarebbero stati tra i figli di Davide, Amnon, Absalom e Abdia, i quali sarebbero morti per la spada.
Lo stesso giudizio fu pronunciato nei confronti di Eli (1 Samuele 2:30), il quale aveva onorato i propri figli più del Signore, lasciando che essi profanassero il sacrificio e il luogo di dimora di Dio.
Luca 16:13. Nessun servo può servire a due padroni; perché o odierà l’uno e amerà l’altro, o si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro; voi non potete servire a Dio e a mammona".
Vs. 11-13. Così dice l’Eterno: "Ecco, io farò venire contro di te la sciagura dalla tua stessa casa, e prenderò le tue mogli sotto i tuoi occhi per darle ad un altro, che si unirà con loro in pieno giorno. 12 Poiché tu l’hai fatto in segreto, ma io farò questo davanti a tutto Israele alla luce del sole"". 13 Allora Davide disse a Nathan: "Ho peccato contro l’Eterno". Nathan rispose a Davide: "L’Eterno ha rimosso il tuo peccato; tu non morrai.
Finalmente Davide riconosce il suo peccato davanti a Dio, il quale allora dimostra grazia verso questo suo figlio. Se confessiamo i nostri peccati a Dio, Egli ci perdona e ci purifica, nel nome del Signore, anche se, comunque, ogni peccato ha una conseguenza: non trattiamo Satana con leggerezza.
1 Giovanni 1:9-2:2. Se confessiamo i nostri peccati, egli è fedele e giusto, da perdonarci i peccati e purificarci da ogni iniquità. 10 Se diciamo di non aver peccato, lo facciamo bugiardo e la sua parola non è in noi. 1 Figlioletti miei, vi scrivo queste cose affinché non pecchiate; e se pure qualcuno ha peccato, abbiamo un avvocato presso il Padre: Gesù Cristo il giusto. 2 Egli è l’espiazione per i nostri peccati; e non solo per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo.
La grazia di Dio non cancella i nostri peccati, dei quali subiremo le conseguenze, tuttavia ci perdona e ci ristora. Egli è sempre pronto a farsi raggiungere da noi, durante tutto il tempo della nostra vita, perciò è opportuno ravvedersi del continuo: qui è la differenza tra l’uomo pio e quello perverso, cioè che il primo si ravvede e si pente, l’altro è cieco e radicato nel peccato.
Ecco il frutto del peccato di Davide: la morte di suo figlio e il tradimento delle sue mogli, ma egli non morirà poiché si è pentito.
Vs. 14. Tuttavia, poiché facendo questo tu hai dato ai nemici dell’Eterno occasione di bestemmiare, il figlio che ti è nato dovrà morire".
Il castigo di Dio viene per farci ricordare il peccato commesso e per farci imparare a camminare secondo la Sua parola. Il Signore ama il peccatore, ma odia il peccato e deve giudicarlo. Coloro che non conoscono il Padre sono posti sotto la legge di Dio e la sentenza è stata già pronunciata, mentre i credenti sono coperti dalla grazia.
Morte del figlio di Davide.
Vs. 15. Poi Nathan tornò a casa sua.
Nathan non si ferma a corte, ma torna a casa sua, forse per pregare per Davide e la sua situazione. In onore di questo profeta, Davide porrà nome “Nathan” a uno dei figli che avrà da Baath-Sceba, dalla cui discendenza sarebbe nato Gesù, il Cristo.
Davide viene perdonato, tuttavia prega intensamente per il suo bambino e piange amaramente per il peccato commesso. Scrive il salmo 51.
Vs. 15-18. L’Eterno quindi colpì il bambino che la moglie di Uriah aveva partorito a Davide, ed egli si ammalò. 16 Allora Davide supplicò DIO per il bambino e digiunò; poi entrò in casa e passò la notte giacendo per terra. 17 Gli anziani della sua casa insistettero con lui perché si alzasse da terra ma egli non volle e rifiutò di prendere cibo con loro. 18 Or avvenne che il settimo giorno il bambino morì e i servi di Davide temevano di fargli sapere che il bambino era morto, perché dicevano: "Ecco, quando il bambino era ancora vivo, noi gli abbiamo parlato ma egli non ha ascoltato le nostre parole. Come faremo ora a dirgli che il bambino è morto? Potrebbe procurarsi del male".
Davide prega ed intercede fino alla fine per il suo bambino.
Vs. 19-20. Quando Davide vide che i suoi servi parlavano sottovoce, comprese che il bambino era morto; perciò Davide disse ai suoi servi: "E’ morto il bambino?". Essi risposero: "E’ morto". 20 Allora Davide si alzò da terra, si lavò, si unse e cambiò le sue vesti, poi andò nella casa dell’Eterno e si prostrò;
Alla morte del bambino Davide si alza da terra, si lava, si unge di olio e cambia le vesti. E’ come se fosse un uomo nuovo che incomincia un cammino nuovo. Entra nella casa dell’Eterno, non per fare lutto, ma per riconoscere la giustizia, la santità e l’amore di Dio.
Vs. 20-23. tornò quindi a casa sua e chiese che gli portassero del cibo, e mangiò. 21 I suoi servi gli dissero: "Che cosa hai fatto? Quando il bambino era ancora vivo, hai digiunato e hai pianto; dopo invece che il bambino è morto, ti sei alzato e hai mangiato". 22 Egli rispose: "Quando il bambino era vivo ancora, digiunavo e piangevo, perché dicevo: "Chi sa che l’Eterno non abbia pietà di me e lasci vivere il bambino?". Ma ora egli è morto. Perché dovrei digiunare? 23 Posso forse farlo ritornare? Io andrò da lui, ma egli non ritornerà da me!".
Dio giudica il peccato di Davide perché lo reputa figlio e lo ama. Davide si rialza restaurato, torna a casa e mangia. Dopo essersi umiliato davanti a Dio, si avvia a ritrovare la comunione con lui. Non prega più per suo figlio poiché sa che i morti non traggono giovamento né dalle nostre preghiere, né dalle lacrime: non c’è modo per riportarli in vita.
Vs. 24. Poi Davide consolò Bath-Sceba sua moglie, entrò da lei e si coricò insieme; così ella partorì un figlio, che egli chiamò Salomone; e l’Eterno lo amò.
Dio ama Salomone: anche se non approva il matrimonio tra Davide e Baath- Scheba, tuttavia non desidera il divorzio e, anzi, benedice grandemente il loro figlio, rendendolo erede del patto dinastico.
Vs. 25. Mandò poi un messaggio tramite il profeta Nathan che gli pose nome Jedi-diah vuol dire: “Amato da Jeovah”. E’ segno inequivocabile della grazia di Dio, che ama Davide e lo porterà avanti. Inoltre, concede a Baath-Sceba di essere nella genealogia messianica, poiché Salomone era antenato del Signore, a motivo dell’amore dell’Eterno. Qui è la grazia di Dio, che concede loro un altro figlio, come diede Set al posto di Abele.
Luca 23:39-43. Or uno dei malfattori appesi lo ingiuriava, dicendo: "Se tu sei il Cristo, salva te stesso e noi". 40 Ma l’altro, rispondendo, lo sgridava dicendo: "Non hai neppure timore di Dio, trovandoti sotto la medesima condanna? 41 Noi in realtà siamo giustamente condannati, perché riceviamo la dovuta pena dei nostri misfatti, ma costui non ha commesso alcun male". 42 Poi disse a Gesù: "Signore, ricordati di me quando verrai nel tuo regno". 43 Allora Gesù gli disse: "In verità ti dico: oggi tu sarai con me in paradiso".
Questo brano presenta due ladri, per loro stessa ammissione colpevoli dei reati attribuiti loro, i quali differiscono per una sola cosa: uno crede in Gesù e l’altro no. Tutti siamo peccatori e degni del giudizio di Dio, tuttavia chi ha Cristo ha la vita eterna. Il primo ladro agisce analogamente ai farisei, dubitando dell’identità del Signore e indicandogli le azioni da compiere per dimostrare la propria identità; il secondo riconosce Cristo e gli chiede di portarlo con sé. Egli ha camminato col Signore solo per pochi istanti, lo ha conosciuto al termine della sua vita, non si è battezzato, eppure Dio lo ha perdonato e lo ha portato con sé in paradiso. Qui è la grazia di Dio, il quale può dimenticare ogni nostro peccato e donarci la vita eterna.
Molte persone non credenti affermano che, se Dio esiste, deve compiere determinate azioni per loro; tuttavia, un Dio che prende ordini dall’uomo è un Dio molto piccolo, mentre l’Eterno è il nostro vasaio, colui che ci plasma a suo piacere e che guida la vita dei suoi figli.
Vs. 26-31. Intanto Joab combatté contro Rabbah dei figli di Ammon ed espugnò la città reale. 27 Joab mandò quindi messaggeri a Davide per dirgli: "Ho assalito Rabbah e mi sono impadronito delle sue provviste d’acqua. 28 Ora perciò raduna il resto del popolo, accampati contro la città e prendila, altrimenti prenderò io la città ed essa porterà il mio nome". 29 Allora Davide radunò tutto il popolo, andò a Rabbah, l’assalì e la prese. 30 Tolse poi dalla testa del loro re la corona, che pesava un talento d’oro e conteneva pietre preziose; essa fu posta sulla testa di Davide. Inoltre egli portò via dalla città un grandissimo bottino. 31 Fece uscire gli abitanti che erano nella città e mise al lavoro i loro corpi sotto delle seghe, degli erpici di ferro e delle scuri di ferro, e li fece gettare in fornaci di mattoni; (traduzione Luzzi) così fece a tutte le città dei figli di Ammon. Poi Davide tornò a Gerusalemme con tutto il popolo.
Davide vince il popolo di Ammon, si costituisce re, ma non sembra che consacri ogni cosa all’Eterno. Poi esercita sul popolo una vendetta crudele: mai prima d’ora Davide si era comportato così.
La Bibbia versione Diodati traduce così il vs. 31: Fece uscire gli abitanti che erano nella città e li mise al lavoro con seghe erpici di ferro, scuri di ferro, e li pose a lavorare in fornaci di mattoni, così fece a tutte le città dei figli di Ammon. Poi Davide tornò a Gerusalemme con tutto il popolo.
Cap. 13.
Incesto nella casa di Davide tra Amnon e Tamar.
Davide si è ripreso, la sua coscienza è purificata, il suo cuore umiliato; tuttavia è necessario che il giudizio che Dio ha pronunciato contro di lui segua il suo corso e che egli raccolga i frutti dei suoi peccati attraverso fatti terribili accaduti nella sua vita. Questi che seguono sono versetti terribili poiché raccontano fatti molto gravi.
Attraverso tale racconto possiamo comprendere il carattere di Dio, il Suo modo di rapportarsi con i propri figli, affinché possiamo capire la motivazione di alcuni fatti che accadono nella nostra vita. Davide è stato perdonato e purificato, tuttavia il peccato ha necessariamente delle conseguenze. Esso è un veleno mortifero, il quale uccide noi e coloro che ci sono attorno: la grazia ci copre ma vi è comunque un costo da pagare, primo fra tutti da Gesù, il quale ha dato la propria vita. Tamar, Amnon e Absalom non hanno peccato contro il Signore, ma a causa del comportamento di Davide essi soffrono: ciò accade perché il peccato non è qualcosa di silenzioso, bensì un veleno che si espande anche sui nostri cari e sulla comunità. A causa di tale fatto Dio ordina che chiunque persevera nel peccato deve essere allontanato dalla chiesa. In 1 Corinzi vi è un esempio in tal senso: il lievito deve essere tolto di mezzo ed allontanato dalla pasta; di più, il peccatore che non si ravvede deve essere lasciato nelle mani di Satana, finché la sua carne non venga sottomessa a Dio.
Ecco le fasi del peccato di Absalom:
Il diavolo gli mette nel cuore un insano desiderio per sua sorella,
gli fa architettare un piano per appagare il suo desiderio,
chiude le orecchie di Absalom davanti alle argomentazioni di Tamar, la quale voleva convincerlo a desistere,
muta l’amore per la sorella in odio.
Vs. 1. In seguito avvenne che Absalom figlio di Davide, aveva una sorella molto bella chiamata Tamar; or Amnon, figlio di Davide, si innamorò di lei (erano figli di due madri diverse).
Il diavolo mette nel cuore di Absalom un insano desiderio per sua sorella. La bellezza è un dono, tuttavia è necessario fare attenzione poiché le persone molto graziose possono essere oggetto di desideri impuri. Absalom prova una passione insana, poiché contro natura, la quale gli crea del disagio: infatti, egli cerca disperatamente il modo per attentare alla castità di lei, al punto da farne una malattia.
Vs. 2. Amnon fu preso da tale passione per sua sorella Tamar da cadere malato, perché essa era vergine; e pareva difficile ad Amnon di poterle fare qualcosa.
gli fa architettare un piano per appagare il suo desiderio.
Vs. 3-5. Or Amnon aveva un amico, chiamato Jonadab, figlio di Scimeah, fratello di Davide; Jonadab era un uomo molto astuto. 4 Questi gli disse: "Perché mai, o figlio del re, continui a dimagrire ogni giorno che passa? Non me lo vuoi dire?". Amnon gli rispose: "Sono innamorato di Tamar, sorella di mio fratello Absalom". 5 Allora Jonadab gli disse: "Mettiti a letto e fingiti malato; quando poi tuo padre verrà a vederti, digli: "Fa’, ti prego, che mia sorella Tamar venga a darmi da mangiare e a preparare il cibo in mia presenza, affinché io veda e lo prenda dalle sue mani"".
Jonadab non era un reale amico per Absalom poiché in questo caso, invece di assecondarlo, sarebbe inorridito davanti ad un sentimento tanto malato. Invece sembra aver udito qualcosa di assolutamente lecito e, anzi, lo aiuta suggerendogli un piano.
Vs. 6-11. Così Amnon si mise a letto e si finse ammalato; quando poi il re lo venne a vedere, Amnon gli disse: "Lascia, ti prego, che mia sorella Tamar venga e faccia un paio di focacce in mia presenza; così prenderò cibo dalle sue mani". 7 Allora Davide mandò a casa di Tamar a dirle: "Va’ a casa di tuo fratello Amnon e preparagli qualcosa da mangiare". 8 Tamar andò a casa di suo fratello Amnon, che si trovava a letto. Prese quindi un po’ di farina la impastò, ne fece delle focacce sotto i suoi occhi e le fece cuocere. 9 Poi prese la padella e versò le focacce davanti a lui; ma Amnon rifiutò di mangiare e disse: "Fate uscire di qui tutta la gente". Tutti quanti uscirono. 10 Allora Amnon disse a Tamar: "Portami il cibo in camera e lo prenderò dalle tue mani". Così Tamar prese le focacce che aveva fatto e le portò in camera a Amnon suo fratello. 11 Mentre gliele dava da mangiare, egli l’afferrò e le disse: "Vieni, coricati con me, sorella mia".
Amnon usa un inganno per coricarsi con sua sorella, così come Davide tempo addietro aveva usato degli inganni per avere la moglie di un suo amico: gli stessi peccati del re si verificano nella sua famiglia.
Notiamo come Davide si prende cura di suo figlio e, vedendolo ammalato, cerca di accontentarlo in ogni modo.
chiude le orecchie di Absalom davanti alle argomentazioni di Tamar, la quale voleva convincerlo a desistere.
Vs. 12-13. Lei gli rispose: "No, fratello mio, non umiliarmi così; questo non si fa in Israele; non commettere una tale infamia! 13 Io dove andrei a portare la mia vergogna? Tu invece saresti considerato uno scellerato in Israele. Ora, ti prego, parlane piuttosto al re, ed egli non mi rifiuterà a te".
La ragazza era disposta a sposarlo e a comportarsi secondo la legge di Dio, ma il ragazzo non voleva aspettare perché infiammato dalla concupiscenza.
muta l’amore per la sorella in odio.
Vs. 14-16. Egli però non volle ascoltarla ma essendo più forte di lei, la violentò e si coricò con lei. 15 Poi Amnon prese a odiarla di un odio grandissimo, cosicché l’odio che aveva per lei era più grande dell’amore con cui prima l’aveva amata. Così Amnon le disse: "Lèvati, vattene!". 16 Ma ella rispose: "Oh no! Il danno che mi faresti scacciandomi sarebbe maggiore di quello che mi hai già fatto". Egli però non volle ascoltarla.
Non appena ha compiuto il suo atto malvagio, Amnon comincia ad odiare Tamar e non giudica se stesso.
Vs. 17-23. Chiamato quindi il servo che lo assisteva, gli disse: "Scaccia costei lontano da me e chiudi la porta dietro di lei". 18 Ella indossava una tunica con le maniche perché così vestivano le figlie del re ancora vergini. Il servo di Amnon dunque la mise fuori e chiuse la porta dietro di lei. 19 Tamar allora si cosparse la testa di cenere, si stracciò di dosso la tunica con le maniche, si mise la mano sul capo e se ne andò gridando. 20 Absalom, suo fratello, le disse: "Forse tuo fratello Amnon è stato con te? Per ora taci, sorella mia; egli è tuo fratello non avvilirti per questo". Così Tamar se ne rimase desolata in casa di Absalom suo fratello. 21 Quando il re Davide venne a sapere di tutte queste cose, ne fu fortemente adirato. 22 Ma Absalom non rivolse ad Amnon alcuna parola, né in bene né in male perché odiava Amnon per aver umiliato sua sorella Tamar. 23 Due anni dopo, avendo Absalom i tosatori a Baal-Hatsor presso Efraim, invitò tutti i figli del re.
Tamar è disperata e suo fratello Absalom medita la vendetta per lei. Deve attendere molto tempo, tuttavia la porterà a termine.
Davide è giustamente adirato, ma tale sentimento è sufficiente? Forse avrebbe dovuto punire Amnon ed esporlo all’infamia pubblica, come sarebbe stato giusto, ma la versione dei Settanta aggiunge che Davide amava questo figlio in quanto era il suo primogenito e non desiderava ferirlo. In questo modo commise lo stesso errore di Eli, che non rimproverava i suoi figli che commettevano adulterio.
Absalom uccide Amnon.
Vs. 24-31. Absalom andò a trovare il re e gli disse: "Ecco, il tuo servo ha i tosatori, ti prego, venga anche il re con i suoi servi a casa del tuo servo!". 25 Ma il re disse ad Absalom: "No, figlio mio, non veniamo tutti ora, per non esserti di peso". Benché egli insistesse, il re non volle andare, ma gli diede la sua benedizione. 26 Absalom allora disse: "Se non vuoi venire tu, ti prego, permetti ad Amnon mio fratello di venire con noi". Il re gli rispose: "Perché dovrebbe venire con te?". 27 Ma Absalom tanto insisté, che Davide lasciò andare con lui Amnon e tutti i figli del re. 28 Or Absalom aveva dato quest’ordine ai suoi servi, dicendo: "Fate attenzione, quando Amnon sarà brillo per il vino e io vi dirò: "Colpite Amnon!", voi uccidetelo e non abbiate paura. Non sono io che ve lo comando? Siate coraggiosi e mostratevi forti!". 29 Così i servi di Absalom fecero ad Amnon come Absalom aveva comandato. Allora tutti i figli del re si levarono, montarono ciascuno sul suo mulo e fuggirono. 30 Mentre essi erano ancora per strada, giunse a Davide questa notizia: "Absalom ha ucciso tutti i figli del re e non ne è scampato neppure uno". 31 Allora il re si levò, si strappò le vesti e si gettò per terra, e tutti i suoi servi gli stavano attorno, con le vesti stracciate.
Absalom trama alle spalle di suo fratello e lo fa uccidere, così come Davide ha fatto uccidere Uriah. Decide di mettere in pratica la sua vendetta, senza lasciarla nelle mani di Dio, dimenticando che colui che ha detto “Non commettere adulterio” ha anche comandato di non uccidere. Ora, secondo la legge ebraica, l’omicida doveva essere ucciso a sua volta e per questo motivo Absalom fugge.
Vs. 32-39. Ma Jonadab, figlio di Scimeah, fratello di Davide, prese a dire: "Non pensi il mio signore che tutti i giovani, i figli del re, sono stati uccisi; il solo Amnon è morto. Per comando di Absalom la cosa era stata decisa fin dal giorno che Amnon umiliò sua sorella Tamar. 33 Ora perciò il re mio signore non si addolori, pensando che tutti i figli del re siano morti; il solo Amnon è morto 34 e Absalom è fuggito". Intanto il giovane che era di sentinella alzò gli occhi, guardò, ed ecco che una gran moltitudine di gente veniva sulla strada alle sue spalle, dal lato del monte. 35 Jonadab disse al re: "Ecco i figli del re che arrivano! La cosa sta come il tuo servo ha detto". 36 Come ebbe finito di parlare ecco giungere i figli del re, i quali alzarono la voce e piansero; anche il re e tutti i suoi servi piansero dirottamente. 37 Absalom invece era fuggito ed era andato da Talmai, figlio di Ammihud, re di Gheshur (è il nonno di Absalom, da parte della madre). Davide faceva cordoglio per suo figlio ogni giorno. 38 Così Absalom fuggì e andò a Gheshur dove rimase tre anni. 39 Il re Davide desiderava andare da Absalom, perché Davide si era ormai consolato della morte di Amnon.
Davide desidera vedere suo figlio, poiché egli era un padre, così come lo è Dio, il quale ci perdona e ci attende ogni giorno. Analogamente si è comportato il padre del figliol prodigo, il quale attendeva il suo ritorno ogni momento ed era in ansia per lui. Così è il cuore di Dio.
Nel capitolo seguente, Davide si lascia convincere facilmente a far tornare Absalom a Gerusalemme, e questa decisione sarà la causa di tutte le disgrazie che gli accadranno in seguito.
Cap. 14.
Ritorno di Absalom a Gerusalemme.
Joab conquista il cuore di Davide. Egli non fa nulla se non per trarne vantaggio e se si interessa alle difficoltà di Davide non è certamente per attaccamento al suo signore, ma perché ritiene che porsi dalla parte del re possa soddisfare meglio le proprie ambizioni. Non pensa certamente di diventare sovrano, ma si limita a desiderare di essere generale, ministro della guerra, consigliere del re. Per raggiungere tali obiettivi è pronto a tutto e nemmeno l’omicidio lo ferma.
Innanzi tutto, cerca di divenire indispensabile e si mette al servizio delle debolezze del re. Quando Davide ha fatto uccidere Uriah, egli certamente non lo ha rimproverato, anzi ha agito senza esitazione. In lui Davide ha trovato un complice discreto, il quale, però, ne conosce i segreti e in tal senso può dominarlo. La reputazione del re dipende da Joab, ma i suoi piani sono sventati dall’intervento divino.
Davide desidera vedere Absalom, ma questa è una debolezza, in quanto il giovane è un omicida e per la legge ebraica deve essere ucciso. Joab decide di approfittare di questo sentimento del re ed organizza un piano per far ritornare Absalom dall’esilio.
Vs. 1-14. Or Joab, figlio di Tseruiah, si accorse che il cuore del re era preoccupato per Absalom. 2 Così Joab mandò qualcuno a Tekoa e ne fece venire una donna saggia, alla quale disse: "Fingi di essere in lutto e indossa una veste da lutto; non ungerti con olio, ma comportati come una donna che pianga da molto tempo un morto. 3 Va’ quindi dal re e parlagli in questo modo". E Joab le mise in bocca ciò che doveva dire. 4 La donna di Tekoa andò dunque a parlare al re, si gettò con la faccia a terra, si prostrò e disse: "Aiuto, o re!". 5 Il re le disse: "Che hai?". Ella rispose: "Purtroppo sono una vedova e mio marito è morto. 6 La tua serva aveva due figli, ma i due ebbero una lite fra di loro nei campi e non essendoci nessuno a separarli, uno colpì l’altro e l’uccise. 7 Ora tutta la parentela è insorta contro la tua serva, dicendo: "Consegnaci colui che ha ucciso il fratello, affinché lo facciamo morire per la vita di suo fratello che egli ha ucciso e per sterminare anche l’erede". In questo modo spegneranno l’unico tizzone acceso che mi è rimasto e non lasceranno a mio marito né nome né discendenza sulla faccia della terra". 8 Il re disse alla donna: "Va’ a casa tua io darò ordini a tuo riguardo". 9 La donna di Tekoa disse al re: "O re, mio signore, la colpa cada su di me e sulla casa di mio padre, ma il re e il suo trono siano innocenti". 10 Il re disse: "Se qualcuno ti dovesse dire qualcosa, conducilo da me e vedrai che non ti molesterà più". 11 Allora ella disse: "Si ricordi, per favore, il re, dell’Eterno, il tuo DIO, affinché il vendicatore del sangue non continui più a distruggere perché mio figlio non sia sterminato". Egli rispose: "Com’è vero che l’Eterno vive, non cadrà a terra un sol capello di tuo figlio!". 12 Allora la donna disse: "Deh, permetti che la tua serva dica ancora una parola al re, mio signore!". Egli rispose: "Di’ pure". 13 Riprese la donna: "Perché hai tu ideato una cosa del genere contro il popolo di DIO? Parlando in questo modo, infatti, il re è in qualche modo colpevole, perché il re non fa ritornare chi è in esilio. 14 Noi dobbiamo morire e siamo come acqua versata in terra, che non si può raccogliere, ma DIO non toglie la vita, ma escogita il modo col quale chi è in esilio non rimanga lontano da lui.
La donna chiede un modo per far tornare suo figlio accanto a lei, come la pecora smarrita. Allo stesso modo Dio conosce l’animo umano, sa che è ribelle e peccatore, ed allora ha escogitato un piano di salvezza, attraverso Cristo Gesù.
Davide fa tornare Absalom, ma per lungo tempo non vuole vederlo.
Vs. 15-20. Ora sono venuta a parlare di questa cosa al re mio signore, perché il popolo mi ha fatto paura; e la tua serva ha detto: "Voglio parlare al re; forse il re farà ciò che la sua serva gli dirà. 16 Il re ascolterà la sua serva e la libererà dalle mani di quelli che vogliono sterminare me e mio figlio dalla eredità di DIO". 17 La tua serva diceva: "Oh, possa la parola del re, mio signore, darmi conforto perché il re mio signore è come un angelo di DIO nel discernere il bene e il male". L’Eterno, il tuo DIO, sia con te". 18 Il re rispose e disse alla donna: "Ti prego, non nascondermi nulla di ciò che ti domanderò". La donna disse: "Parli pure il re, mio signore". 19 Allora il re disse: "La mano di Joab non è forse con te in tutto questo?". La donna rispose: "Com’è vero che tu vivi, o re mio signore, la cosa sta né più né meno come ha detto il re mio signore, è stato infatti il tuo servo Joab che mi ha dato questi ordini e ha messo tutte queste parole in bocca alla tua serva. 20 Il tuo servo Joab ha fatto questo per produrre un cambiamento nella presente situazione; ma il mio signore ha la stessa sapienza di un angelo di DIO per capire tutto ciò che avviene sulla terra".
Davide comprende che tutta la storia che ha udito è opera di Joab e che non è vera.
Riconciliazione di Absalom con il padre.
Vs. 21-24. Allora il re disse a Joab: "Ecco, farò proprio questo. Va’ dunque e fa’ tornare il giovane Absalom". 22 Allora Joab si gettò con la faccia a terra, si prostrò e benedisse il re. Poi Joab disse: "Oggi il tuo servo riconosce di aver trovato grazia ai tuoi occhi o re, mio signore, perché il re ha fatto ciò che il suo servo ha chiesto". 23 Così Joab si levò e andò a Gheshur, e condusse Absalom a Gerusalemme. 24 Ma il re disse: "Si ritiri in casa sua e non veda la mia faccia!". Così Absalom si ritirò in casa sua e non vide la faccia del re.
Qui Davide ha sbagliato in quanto Dio, nel momento in cui chiediamo perdono, non distoglie da noi il suo viso, anzi ci viene incontro e cerca la sua comunione con i figli. Tuttavia, nella vita di Absalom non si evince un vero ravvedimento e l’umiliazione per quanto ha commesso. Non mostra la pietà nè la saggezza del padre, ma di lui viene detto che è elegante, che era il più bello di Israele e che possedeva una chioma molto ricca di capelli. Questa è senza dubbio una lode, però misera rispetto a doti più considerevoli. Absalom era bello, tuttavia la sua anima non era altrettanto pregevole.
Vs. 25-28. Or in tutto Israele non vi era uomo che fosse lodato per la sua bellezza come Absalom; dalla pianta dei piedi alla cima del capo non vi era in lui difetto alcuno. 26 Quando si faceva tagliare i capelli (e se li faceva tagliare ogni anno perché la capigliatura gli pesava troppo), egli pesava i capelli del suo capo; essi pesavano duecento sicli a peso del re. 27 Ad Absalom nacquero tre figli e una figlia di nome Tamar, che era donna di bell’aspetto. 28 Absalom abitò a Gerusalemme due anni, senza vedere la faccia del re.
Absalom comincia a formarsi una famiglia. Forse il primo figlio è nato dopo molto tempo, perciò, disperando di poterne avere, eresse la colonna di cui si parla in 2 Samuele 18:18 per portare il suo nome.
Vs. 29-33. Poi Absalom fece chiamare Joab per mandarlo dal re, ma egli non volle venire da lui; lo mandò a chiamare una seconda volta, ma non volle venire. 30 Allora Absalom disse ai suoi servi: "Ecco, il campo di Joab è vicino al mio e vi è l’orzo; andate ad appiccarvi il fuoco!". Così i servi di Absalom appiccarono il fuoco al campo. 31 Allora Joab si levò, andò a casa di Absalom e gli disse: "Perché i tuoi servi hanno dato fuoco al mio campo?". 32 Absalom rispose a Joab: "Io ti avevo mandato a dire: "Vieni qui, affinché possa mandarti dal re a dirgli: Perché sono tornato da Gheshur? Sarebbe meglio per me se fossi rimasto là". Ora quindi permettimi di vedere la faccia del re. Se poi in me vi è qualche iniquità, che mi faccia morire!". 33 Joab allora andò dal re e gli riferì la cosa. Questi fece chiamare Absalom che venne dal re e si prostrò con la faccia a terra davanti a lui; e il re baciò Absalom.
Absalom rientra nella casa del re, ma subito dopo comincia a dividere il regno di suo padre: era un uomo malvagio, non pentito del peccato commesso. Dio, invece, ci perdona solamente quando dimostriamo un vero ravvedimento. Esso si ha quando l’uomo comprende la povertà del proprio essere, proclama la grandezza di Dio e la santità di Cristo dentro di sé.
Circa il vero ravvedimento:
2 Corinzi 7: 8-12. perché, anche se vi ho contristato con quell’epistola, ora non me ne dispiace anche se mi è dispiaciuto, poiché vedo che quell’epistola cioè 1 Corinzi, quantunque per breve tempo, vi ha rattristati. 9 Ora mi rallegro, non perché siete stati rattristati, ma perché siete stati rattristati a ravvedimento, poiché siete stati rattristati secondo Dio, affinché in nessuna cosa aveste a ricevere alcun danno da parte nostra. 10 La tristezza secondo Dio infatti produce ravvedimento a salvezza, che non ha rimpianto; Il vero ravvedimento cambia totalmente l’animo umano e non permette più che quel peccato si ripeta di nuovo ma la tristezza del mondo produce la morte. 11 Infatti, ecco quanta premura ha prodotto in voi l’essere stati rattristati secondo Dio, anzi quali scuse, quale sdegno, quale timore, quale grande affezione quale zelo, quale soddisfazione! In ogni maniera voi avete dimostrato che siete puri in quest’affare. 12 Anche se vi ho scritto, non l’ho fatto né per colui che ha fatto l’offesa né per colui che l’ha ricevuta, ma affinché la nostra premura per voi fosse manifestata in mezzo a voi davanti a Dio.
I Corinzi si sono ravveduti totalmente e per questo hanno sofferto; tuttavia la loro sofferenza è buona, poiché riconcilia con Dio.
Paolo invita i Corinzi ad accogliere nuovamente nella comunità il fratello che aveva peccato con la matrigna, affermando che il suo peccato non deve segnarlo, poiché sepolto con il sangue di Gesù. Quando un credente si ravvede, Dio cancella il suo peccato e lo dimentica, mentre nella memoria umana questo processo non avviene e tendiamo a marchiare a vita un’altra persona.
Davide comprende la lezione che Dio voleva insegnargli attraverso questi fatti, si è ravveduto sinceramente e si pente del proprio comportamento.
Cap. 15.
Congiura di Absalom.
Absalom ripaga il perdono di Davide congiurando contro di lui, poiché il suo cuore è malvagio. Egli è stato perdonato da suo padre per l’omicidio del fratello Amnon; infatti, invece di ucciderlo, in osservanza alla legge di Dio, ha permesso che tornasse a Gerusalemme. E così Absalom diviene una croce per Davide, il quale vede tradito il suo amore di padre. Nathan aveva predetto che la spada sarebbe stata sguainata contro la casa del re, e ciò è accaduto attraverso i suoi figli; ora tale spada si dirige verso Davide. La causa di tutto questo è da ricercarsi nel peccato di adulterio e, in seguito, di omicidio che Davide ha commesso tempo prima con Baath-Sceba e a spese di Uriah.
La ribellione di Absalom inizia qui, ma non ne vedremo la fine prima di alcuni capitoli.
Pensiamo ai trascorsi di Davide: egli era perseguitato da Saul ed ha lasciato in silenzio il regno del suo re; in questo modo è stato un esempio per noi oggi per capire come dobbiamo lasciare una chiesa. Se non siamo in accordo per cose che riteniamo basilari, allora possiamo andare via in silenzio.
Al contrario, Absalom è l’esempio di come si può spargere la zizzania e provocare delle profonde spaccature in una chiesa. Facciamo attenzione a non lasciarci guidare dal nemico.
Ecco il comportamento di Absalom:
1. Innalza se stesso.
Vs. 1. Dopo questo Absalom ( Il nome significa “la pace di suo padre”) si procurò un cocchio, cavalli e cinquanta uomini che corressero davanti a lui.
Egli voleva innalzare se stesso, mentre Davide, uomo di Dio, ha lasciato sempre che fosse l’Eterno a porlo in posizioni ambite. Lo troviamo mentre è appena stato riammesso a corte e già aspira al trono. Egli non si è umiliato quando era nelle difficoltà ed ora che tali cose sono passate non si accontenta di essere il figlio del sovrano e di ricevere la corona al momento opportuno. E’ figlio di re e nipote di re, perciò a sua volta desidera regnare immediatamente e medita su come soppiantare il padre.
Absalom appare grande e maestoso sul cocchio trainato dai cavalli, al contrario del padre che si muoveva su una mula. Il popolo desiderava un re come le altre nazioni ed Absalom rispondeva al loro ideale molto più di Davide, quando si presentava a Gerusalemme in pompa magna ed in piena magnificenza. Pensiamo ai 50 uomini che lo precedevano, probabilmente vestiti riccamente, e che annunciavano il suo arrivo. Davide avrà visto queste cose, ma le ha tollerate: anche qui è il suo errore, ossia nell’aver permesso tanta ostentazione.
Vs. 2. Absalom si alzava al mattino presto e si metteva a lato della via che portava alla porta della città. Così, se qualcuno aveva una causa e andava dal re per ottenere giustizia, Absalom lo chiamava e gli diceva: "Di quale città sei?". L’altro gli rispondeva: "Il tuo servo è di tale e tale tribù d’Israele".
2. Finge di avere a cuore la gente, di avere un cuore per gli altri, mentre, al contrario, si interessava solamente di sé. Desiderava avere per sé l’amore del popolo per innalzare se stesso e divenire sovrano. Se fosse stato un buon figlio avrebbe perseguito gli interessi del padre e si sarebbe sottomesso a lui, poiché solamente coloro che sanno obbedire sono poi in grado di governare.
Vs. 3. Allora Absalom gli diceva: "Vedi, le tue ragioni sono buone e giuste, ma non c’è nessuno da parte del re che ti ascolti".
3. Cerca di mettere in cattiva luce il re.
Vs. 4. Poi Absalom aggiungeva: "Se facessero me giudice del paese, chiunque avesse un processo o una causa verrebbe da me, e io gli farei giustizia".
4. Quindi esalta se stesso, affermando di essere in grado di portare la giustizia nella vita di ogni uomo.
Al contrario, Davide amava il Signore e il Suo popolo, e non avrebbe mai agito in modo da portare danno alle persone.
1 Samuele 24:1-6. Quando Saul ritornò dall’inseguimento dei Filistei, gli riferirono: "Ecco, Davide è nel deserto di En-Ghedi". 2 Allora Saul prese tremila uomini scelti da tutto Israele e andò a cercare Davide e i suoi uomini di fronte alle rocce delle capre selvatiche. 3 Arrivato ai recinti di pecore lungo la strada, dove c’era una caverna, Saul vi entrò per fare un bisogno naturale. (Or Davide e i suoi uomini se ne stavano in fondo alla caverna). 4 Gli uomini di Davide gli dissero: "Questo è il giorno in cui l’Eterno ti dice: "Ecco, io ti consegno nelle mani il tuo nemico; fa’ di lui quello che ti piace"". Allora Davide si alzò e, senza farsi notare, tagliò il lembo del mantello di Saul. 5 Ma dopo ciò a Davide batté il cuore, perché aveva tagliato il lembo del mantello di Saul. 6 Così disse ai suoi uomini: "Mi guardi l’Eterno dal fare questa cosa al mio signore, all’unto dell’Eterno, dallo stendere la mia mano contro di lui, perché è l’unto dell’Eterno".
Davide dimostra una grande fede in Dio e lascia a Lui il compito di fare giustizia su Saul. Ogni credente è un servo di Dio, e come tale non deve essere toccato, neanche con un cattivo giudizio. Saul aveva molti difetti, non camminava col Signore, era un omicida, eppure Davide comprende di non avere il diritto di toccarlo, in quanto posto da Dio sul trono. Preghiamo il Signore perchè ci dia questo santo timore per poter di re: “Mai sia che la mia lingua si alzi contro un altro fratello”.
Al contrario è Absalom, un uomo graziato e accolto in casa, eppure ripaga suo padre con una congiura. Pensiamo a Gesù e a tutto il bene che ha fatto alle persone quando era in vita, eppure quelle stesse non hanno esitato a desiderarne la crocifissione; questa è stata la ricompensa per l’amore che ha donato.
Absalom non pensa alle conseguenze di una rottura del regno di Israele, bensì unicamente al suo tornaconto.
Quando il regno di Saul è stato condannato da Dio, Davide ha pianto e ha fatto cordoglio.
2 Samuele 1:11-12. Allora Davide afferrò le proprie vesti e le stracciò, e lo stesso fecero tutti gli uomini che erano con lui. 12 Così fecero cordoglio, piansero e digiunarono fino a sera, per Saul, per Gionathan suo figlio, per il popolo dell’Eterno e per la casa d’Israele, perché erano caduti per la spada.
Davide aveva a cuore il regno di Dio e fa cordoglio per la morte del suo re e per il popolo di Dio.
Vs. 5-10. Quando poi qualcuno si avvicinava per prostrarsi davanti a lui, egli stendeva la mano, lo prendeva e lo baciava. 6 Absalom faceva così con tutti quelli d’Israele che venivano dal re per chiedere giustizia; in questo modo Absalom si cattivò il cuore della gente d’Israele. 7 Or avvenne che, dopo quattro anni, Absalom disse al re: "Ti prego lasciami andare ad Hebron ad adempiere un voto che ho fatto all’Eterno. 8 Poiché, durante la sua permanenza a Gheshur in Siria, il tuo servo ha fatto un voto, dicendo: "Se l’Eterno mi riconduce a Gerusalemme, io servirò l’Eterno!"". 9 Il re gli disse: "Va’ in pace!". Allora egli si levò e andò a Hebron. 10 Poi Absalom mandò degli emissari per tutte le tribù d’Israele, a dire: "Quando sentirete il suono della tromba, direte: "Absalom è proclamato re a Hebron"".
5. Si autoproclama re, poiché egli era un uomo falso e in modo menzognero affermava di amare la gente. Tutti gli istinti negativi del suo carattere li impegna per il raggiungimento dei suoi scopi. Usa lusinghe, falsi atteggiamenti di amore e giustizia per guadagnarsi il cuore degli Israeliti, inganna suo padre, finge di rendere culto a Dio e di servirlo pur di diventare re. Poi si allea con Ahitofel, reputato dal popolo un profeta: così si esalta e glorifica se stesso.
Così sarà l’anticristo alla fine dei tempi (2 Tessal. 2:3-8): egli sedurrà il popolo, proibirà il culto a Dio, esalterà se stesso fino a farsi adorare come Dio, si presenterà come il vero Messia, rinnegherà il Padre e il Figlio, riunendo in sé le figure del falso re e del falso profeta (Daniele 11:36-39). Il Signore ha avvertito i suoi discepoli di fuggire quando avranno vista stabilita nel tempio l’abominazione, cioè l’idolo di cui ha parlato Daniele.
Absalom è un politico, ossia una persona che afferma quelle cose che le persone vogliono sentire, proprio allo scopo di accattivarsi il favore popolare. Proclama re se stesso ed ottiene il favore popolare, quindi è un re secondo la carne, mentre Davide è stato unto da Dio.
Vs. 11-12. Con Absalom partirono da Gerusalemme duecento uomini, come invitati; essi andarono innocentemente, senza sapere nulla. 12 Absalom, mentre offriva i sacrifici, mandò a chiamare dalla sua città di Ghiloh Ahithofel, il Ghilonita, consigliere di Davide. Così la congiura acquistava forza perché il popolo andava crescendo di numero intorno ad Absalom.
La folla che segue Absalom è numerosa, anzi andava aumentando sempre di più. Ricordiamo che l’idea della grande folla non è la più corretta da seguire; pensiamo alla bestia di Apoc. 13:3 che verrà seguita da molti, ma i figli di Dio devono avere gli occhi aperti e fuggire.
Davide fugge da Gerusalemme.
Vs. 13-15. Arrivò quindi da Davide un messaggero a dire: "Il cuore degli uomini d’Israele segue Absalom". 14 Allora Davide disse a tutti i suoi servi che erano con lui a Gerusalemme: "Levatevi e fuggiamo; altrimenti nessuno di noi scamperà dalle mani di Absalom. Affrettatevi a partire affinché non ci sorprenda improvvisamente e faccia cadere su di noi la rovina, e non colpisca la città passandola a fil di spada". 15 I servi del re gli dissero: "Ecco i tuoi servi sono pronti a fare tutto ciò che piacerà al re, nostro signore".
Davide fugge poiché ha compreso che quello è il castigo di Dio su di lui. Egli non pensa solo a se stesso, ma a Gerusalemme, la città dell’Eterno, alla quale vuole risparmiare la rovina che una sua resistenza avrebbe potuto provocare. La città, infatti, era grande e probabilmente le mura non erano ancora state edificate (pensiamo alla preghiera di Davide nel Salmo 51:18). Inoltre non c’era un esercito ben fornito, perciò Davide pensava con grande dolore alla sua città, dimora dell’Arca di Dio, trasformata in un campo di battaglia. Preferisce fuggire e rivivere un periodo di grande sofferenza, piuttosto che veder soffrire il suo popolo.
Vs. 16-18. Il re dunque partì, seguito da tutta la sua casa, ma lasciò dieci concubine a custodire il palazzo. 17 Il re partì, seguito da tutto il popolo, e si fermarono all’ultima casa. 18 Tutti i servi del re passavano davanti, accanto a lui, tutti i Kerethei, tutti i Pelethei, e tutti i Ghittei, che l’avevano seguito da Gath in numero di seicento, camminavano davanti al re.
Il re fugge rapidamente e dietro di lui ci sono tutti coloro che gli sono fedeli, oltre ai servi e ai guerrieri. Il re si muove a piedi, al contrario di Absalom che ama mostrarsi con notevole pomposità.
Sembra che i Ghittei fossero di nascita Filistei di Gath e che fossero venuti per arruolarsi nell’esercito di Davide. Lo avevano conosciuto a Gath e si erano affezionati a lui poiché ne avevano stimate le virtù, prima fra tutte la pietà. Avevano giurato fedeltà al re, che le aveva elette sue guardie del corpo.
Vs. 19-21. Allora il re disse a Ittai di Gath "Perché vieni anche tu con noi? Torna indietro e rimani col re, perché sei un forestiero, per di più un esule dalla tua patria. 20 Tu sei arrivato solo ieri e oggi dovrei farti vagare con noi, quando io stesso non so dove vado? Torna indietro e riconduci con te i tuoi fratelli in benignità e fedeltà". 21 Ma Ittai rispose al re dicendo: "Com’è vero che l’Eterno vive e che vive il re mio signore, in qualunque luogo sarà il re mio signore per morire o per vivere, là sarà anche il tuo servo".
Alcuni stranieri sono con lui ed occupano un posto d’onore. Ittai è un esempio, in quanto è un pagano, eppure segue Davide con fede.
Questo fatto fa pensare a Cristo, rifiutato da Israele e seguito dai gentili. Se scoppiasse una persecuzione in Italia per colpire le chiese, quanti cristiani accetterebbero di morire per Cristo?
Pensiamo a Pietro, il quale era certo di essere forte e radicato nella fede; tuttavia nel momento della cattura di Gesù, Pietro si trovava distante da lui e lo guardava da lontano. Tale fatto ha determinato la diminuzione della fede e il suo negare Cristo.
Vs. 22-26. Allora Davide disse a Ittai: "Va’ avanti e prosegui". Così Ittai il Ghitteo passò oltre con tutta la sua gente e con tutti i fanciulli che erano con lui. 23 Tutti quelli del paese piangevano ad alta voce, mentre tutto il popolo passava. Il re passò il torrente Kidron (è lo stesso attraversato da Gesù prima di essere arrestato) e tutto il popolo passò in direzione del deserto. 24 Ed ecco venire anche Tsadok con tutti i Leviti, i quali portavano l’arca del patto di DIO. Essi deposero l’arca di DIO e Abiathar offrì sacrifici, finché tutto il popolo finì di uscir dalla città. 25 Poi il re disse a Tsadok: "Riporta in città l’arca di DIO! Se io trovo grazia agli occhi dell’Eterno, egli mi farà tornare e me la farà rivedere insieme con la sua dimora. 26 Ma se dice: "Non ti gradisco", eccomi, faccia di me ciò che gli pare".
Il cuore di Davide, come quello di Eli, trame per l’Arca di Dio e desidera saperla a casa, nel luogo a lei destinato. Manifesta ancora una volta la sottomissione alla volontà di Dio: Egli condurrà la vita di Davide in base ai suoi proponimenti; il re desidera tornare alla propria casa, alla serenità ed alla comunione con l’Eterno, ma se questi lo respingerà, allora Davide accetterà questo verdetto, poiché ha peccato e l’ha meritato.
Vs. 27-30. Il re disse ancora al sacerdote Tsadok: "Non sei tu il veggente? Torna in pace in città con i due vostri figli: Ahimaats, tuo figlio e Gionathan, figlio di Abiathar. 28 Vedete, io aspetterò nelle pianure del deserto, finché non mi giunga da parte vostra qualche parola per avvertirmi". 29 Così Tsadok e Abiathar riportarono a Gerusalemme l’arca di DIO e là rimasero. 30 Davide saliva il pendio del monte degli Ulivi e, salendo, piangeva; camminava col capo coperto e a piedi scalzi. E tutta la gente che era con lui aveva il capo coperto e, salendo, piangeva.
Davide ha posto la sua vita nelle mani di Dio e ritiene che tutto ciò che gli accade sia giusto, in quanto sa di meritare il castigo. Conta, tuttavia, nella grazia di Dio, al quale ancora una volta affida la propria esistenza e si sottomette alle decisioni dell’Eterno.
Vs. 31-37. Qualcuno venne a dire a Davide: "Ahithofel è con Absalom tra i congiurati". Davide disse: "O Eterno, ti prego rendi vani i consigli di Ahithofel!". 32 Quando Davide giunse in vetta al monte, dove adorò DIO, ecco farglisi incontro Hushai, l’Arkita con la veste stracciata e il capo coperto di terra. 33 Davide gli disse: "Se tu prosegui con me, mi sarai di peso; 34 ma se torni in città e dici ad Absalom: "lo sarò tuo servo, o re; come fui servo di tuo padre nel passato, così sarò ora tuo servo", tu renderai vano in mio favore il consiglio di Ahithofel. 35 Non avrai là con te i sacerdoti Tsadok ed Abiathar? Tutto ciò che sentirai dire da parte della casa del re lo farai sapere ai sacerdoti Tsadok ed Abiathar. 36 Ecco, essi hanno là con sé i loro due figli, Ahimaats figlio di Tsadok e Gionathan figlio di Abiathar; per mezzo di loro mi farete sapere tutto ciò che sentirete" 37 Così Hushai amico di Davide, tornò in città e Absalom entrò in Gerusalemme.
Cap. 16.
Tsiba tradisce Mefibosceth.
Vs. 1-4. Davide aveva di poco superato la cima del monte, quand’ecco Tsiba servo di Mefibosceth gli si fece incontro con un paio di asini sellati e carichi di duecento pani, cento grappoli di uva secca, cento frutti d’estate e un otre di vino. 2 Il re disse a Tsiba: "Cosa intendi fare con queste cose?". Tsiba rispose: "Gli asini serviranno di cavalcatura alla casa del re; il pane e i frutti d’estate sono per nutrire i giovani, e il vino è perché ne bevano quelli che saranno stanchi nel deserto". 3 Il re disse: "Dov’è il figlio del tuo signore?". Tsiba rispose al re: "Ecco, è rimasto a Gerusalemme, perché ha detto: "Oggi la casa d’Israele mi restituirà il regno di mio padre"". 4 Allora il re disse a Tsiba: "Ecco tutto ciò che appartiene a Mefibosceth è tuo". Tsiba rispose: "Io mi prostro davanti a te. Possa io trovare grazia ai tuoi occhi, o re mio signore!".
Davide è in fuga, poiché è stato cacciato da Gerusalemme. Tsiba coglie l’occasione per accattivarsi la simpatia del re e per fargli credere che Mefibosceth, figlio di Gionathan, stesse approfittando della confusione a corte per riappropriarsi della corona. Davide si lascia convincere ed emette un giudizio iniquo.
Infatti Tsiba è un mentitore, poiché Mefibosceth non si è alleato con Absalom, anzi è rimasto fedele a Davide e lo sarà per tutto il tempo dell’esilio di questi.
2 Samuele 19:24. Davide torna a Gerusalemme dopo aver sconfitto Absalom. Anche Mefibosceth, nipote di Saul, scese incontro al re. Egli non si era curato i piedi, né spuntata la barba e non aveva lavato le vesti dal giorno in cui il re era partito fino a quello in cui tornava in pace. Mefibosceth si comporta come una persona in lutto e tale era stato per tutto il tempo dell’esilio di Davide.
2 Samuele 19: 29-30. Il re gli disse: "Non occorre che tu aggiunga altre parole. Io ho deciso: Tu e Tsiba dividetevi le terre". 30 Allora Mefibosceth rispose al re: "Prenda pure tutto, perché il re mio signore è tornato in pace a casa sua".
Mefibosceth aspettava il ritorno di Davide, era contristato per il suo esilio, ed ora ai suoi occhi è solo importante il fatto che il re sia tornato. In lui si vede una figura della chiesa, che attende con ansia il ritorno di Cristo.
Scimei maledice e oltraggia Davide.
Vs. 5-8. Quando il re Davide giunse a Bahurim, ecco uscire di là un uomo della stessa parentela della casa di Saul, di nome Scimei, figlio di Ghera. Egli usciva proferendo maledizioni, 6 e gettava sassi contro Davide e contro tutti i servi del re Davide, mentre tutto il popolo e tutti gli uomini di valore stavano alla destra e alla sinistra del re. 7 Mentre malediceva Scimei diceva: "Vattene, vattene, uomo sanguinario e scellerato! 8 L’Eterno ha fatto cadere sul tuo capo tutto il sangue della casa di Saul, al posto del quale tu hai regnato; e l’Eterno ha dato il regno nelle mani di Absalom, tuo figlio; ed eccoti ora preso nella tua stessa malvagità, perché sei un uomo sanguinario".
Scimei maledice Davide ingiustamente, eppure il re non reagisce, vedendo in questo fatto un giudizio su se stesso.
Davide è sempre in fuga e nel suo peregrinare arriva a Bahurim, città nel territorio di Beniamino. Qui un uomo della casa di Saul, con la disfatta del quale probabilmente egli è caduto in miseria, dimostra verso il re tutto il suo odio implacabile. Ovviamente le accuse proferite sono ingiuste, poichè la sorte di Saul era dovuta unicamente al suo comportamento folle e al disegno di Dio, che ha scelto Davide quale successore. E’ ovvio pensare che Scimei odiasse Davide già quando era nella prosperità, ma allora non aveva osato dirgli nulla. Ora, invece, che è caduto in disgrazia, può gettare su di lui tutta la sua rabbia.
Vs. 9-12. Allora Abishai, figlio di Tseruiah, disse al re: "Perché questo cane morto deve maledire il re, mio signore? Ti prego, lascia che io vada a troncargli la testa!". 10 Ma il re rispose: "Che ho da fare con voi, figli di Tseruiah? Per cui lasciatelo maledire, perché l’Eterno gli ha detto: "Maledici Davide!". E chi può dire: "Perché fai così?"". 11 Poi Davide disse ad Abishai e a tutti i suoi servi: "Ecco, mio figlio, che è uscito dalle mie viscere, cerca di togliermi la vita; a maggior ragione quindi questo Beniaminita! Lasciatelo stare e lasciate che maledica, perché glielo ha ordinato l’Eterno. 12 Forse l’Eterno vedrà la mia afflizione e l’Eterno mi farà del bene in cambio delle sue maledizioni di oggi".
Davide è realmente cambiato e si è ravveduto; comprende che le maledizioni che riceve sono lo specchio del giudizio di Dio: Egli lo ha perdonato, ma le conseguenze vengono da ciò che ha seminato.
L’odio fu anche destinato a Cristo, ma Lui solo poteva dire di essere stato odiato senza motivo. Nel cuore di Davide è presente una sofferenza maggiore: il tradimento di suo figlio Absalom. Notiamo come egli rimetta ancora nelle mani dell’Eterno la sua sorte, affermando che solo a Lui spetta di liberarlo di questo fastidioso accusatore.
Vs. 13-14. Così Davide e la sua gente continuarono il loro cammino; anche Scimei camminava sul fianco del monte, di fronte a Davide e, cammin facendo, lo malediceva, gli tirava sassi e lanciava polvere. 14 Il re e tutta la gente che era con lui arrivarono a destinazione stanchi, e là si rianimarono.
Scimei, parente di Saul, accusa ingiustamente Davide di aver ucciso la parentela del suo predecessore, fatto non vero, poiché essi sono morti in battaglia. Afferma la verità quando lo accusa di essere un uomo sanguinario, in quanto egli aveva ucciso Uriah, marito di Baath-Sceba., anche se questo fatto non è noto a Scimei.
L’atteggiamento di Davide è quello di un uomo che ha reso totalmente a Dio tutta la sua esistenza. Probabilmente era manchevole dal punto di vista sessuale, dal momento che aveva molte mogli e concubine, e proprio per questo Dio permette che Absalom si unisca a loro pubblicamente. Dopo queste prove ed il castigo di Dio, Davide rende al Signore ogni area della sua vita, poiché ha compreso l’errore e riesce ad arrivare ad una piena consacrazione.
Romani 8:28. Or noi sappiamo che tutte le cose cooperano al bene per coloro che amano Dio, i quali sono chiamati secondo il suo proponimento.
Absalom entra in Gerusalemme.
Absalom viene a sapere che Davide ha lasciato Gerusalemme assieme ad un seguito esiguo, perciò entra a Gerusalemme senza indugio. La porta era aperta, la via libera e nessuno era pronto ad opporsi.
Vs. 15-23. Nel frattempo Absalom e tutto il popolo, gli uomini d’Israele, erano entrati in Gerusalemme, Ahithofel era con lui. 16 Quando Hushai, l’Arkita, l’amico di Davide, giunse da Absalom, Hushai disse ad Absalom: "Viva il re! Viva il re!". 17 Absalom disse a Hushai: "E’ questo l’amore che porti al tuo amico? Perché non sei tu andato col tuo amico?". 18 Hushai rispose ad Absalom: "No, io sarò di colui che l’Eterno e questo popolo e tutti gli uomini d’Israele hanno scelto, e con lui rimarrò. 19 Non dovrei forse servire suo figlio? Come ho servito tuo padre, così servirò te". 20 Allora Absalom disse a Ahithofel: "Date il vostro consiglio! Cosa dobbiamo fare?". 21 Ahithofel rispose ad Absalom: "Entra dalle concubine di tuo padre (Per la legge di Dio questo era un peccato degno della morte), che egli ha lasciato a custodire la casa così tutto Israele saprà che ti sei reso odioso a tuo padre e si rafforzerà il coraggio di quelli che sono con te". 22 Eressero quindi una tenda sulla terrazza per Absalom, e Absalom entrò dalle concubine di suo padre sotto gli occhi di tutto Israele. 23 In quei giorni, un consiglio dato da Ahithofel aveva lo stesso valore di chi avesse consultato la parola di DIO. Così era ogni consiglio di Ahithofel tanto per Davide che per Absalom.
Ahithofel crede di rafforzare il prestigio di Absalom, invece porta a compimento la parola di Dio contro Davide e rafforza la completa riabilitazione di colui che pensava di distruggere. Quest’uomo malvagio rimarrà presto vittima delle proprie trame e, come Giuda, si impiccherà.