2 Samuele 11

2 Samuele 11
Craig Quam

Cap. 11.

Davide e Bath-Sceba: adulterio e omicidio.

Vs. 1. Con l’inizio del nuovo anno, nel tempo in cui i re vanno a combattere, Davide mandò Joab con i suoi servi e con tutto Israele a devastare il paese dei figli di Ammon e ad assediare Rabbah; ma Davide rimase a Gerusalemme. 

Qui è la caduta di Davide.

Tutti i re vanno in battaglia, tuttavia Davide rimane a Gerusalemme, certo della sua posizione: tutto il popolo lo riconosceva quale re, Gerusalemme era la capitale, l’arca di Dio era presso il popolo, la gente era benedetta. Viste queste condizioni, il re decide di riposare. 

Al contrario, egli era il capo del suo popolo, quindi doveva essere alla guida dell’esercito, a combattere per il Signore.

Vs. 2-3.  Una sera Davide si alzò dal suo letto e si mise a passeggiare sulla terrazza della reggia. Dalla terrazza vide una donna che faceva il bagno; e la donna era bellissima. 3  Così Davide mandò a chiedere informazioni sulla donna; e gli fu detto: "E’ Bath-Sceba, figlia di Eliam, moglie di Uriah, lo Hitteo". 

Davide non era nel luogo in cui doveva essere, anzi era  avvezzo alla pigrizia ed alla comodità. Quando aveva dei problemi era solito pregare tutto il giorno, restando in continua comunione con Dio; forse in quel periodo sereno non pregava ed era facile preda per il nemico. Per questo cade in tentazione, divenendo adultero e omicida. A ciò farà seguito la sua terribile caduta, la quale avrà delle conseguenze molto pesanti. E’ evidente il suo crollo morale, che lo allontana dall’essere il modello di fede e di grazia che era un tempo.

Ecco le fasi del suo peccato:

  • vede la donna ed immediatamente è preda della concupiscenza;

  • si informa su di lei, forse proponendosi di sposarla, qualora non avesse marito;

  • manda da lei dei messaggeri, sentendo crescere il desiderio. Probabilmente prende in giro se stesso, pensando di voler solamente godere della sua compagnia;

  • giace con lei.

E’ importante notare che Davide non era rimasto a Gerusalemme con l’intento di commettere adulterio, tuttavia il peccato lo aveva trovato dove egli si trovava, dal momento che non era nel luogo giusto per lui. La tentazione si presenta ovunque noi siamo e se non ci troviamo nel luogo che Dio desidera per noi, cadiamo facilmente. Ricordiamo, come dice Giacomo, che Dio non è mai la causa della nostra tentazione.

Vs. 4.  Davide mandò messaggeri a prenderla, così essa venne da lui ed egli si coricò con lei; poi ella si purificò della sua impurità e ritornò a casa sua. 

Il bagno non è sufficiente a purificarci dai nostri peccati, perché tale azione è possibile solo attraverso il sangue di Gesù.

Vs. 5.  La donna rimase incinta e lo mandò a dire a Davide, dicendo: "Sono incinta". 

Il peccato ha sempre un frutto: non dobbiamo credere di poter agire di nostra volontà e che tale atto non abbia una conseguenza.

Bath- Sceba è incinta e Davide comprende che ora tutto il popolo verrà a conoscenza del suo peccato. Allora pensa di richiamare Uriah, affinché possa credere che il bambino sia suo. Da un piccolo compromesso, ovvero il fatto di non andare in battaglia, nasce il peccato, che viene coperto da altri peccati e compromessi con Satana, sempre più radicati.

Vs. 6-7. Allora Davide mandò a dire a Joab: "Mandami Uriah, lo Hitteo". E Joab mandò Uriah da Davide. 7 Quando Uriah giunse da lui, Davide gli chiese sullo stato di salute di Joab e del popolo, e come andasse la guerra. 

Davide finge di essere interessato unicamente dei suoi soldati in guerra, mentre in realtà egli voleva che l’uomo andasse a casa sua.

Vs. 8-11.  Poi Davide disse a Uriah: "Scendi a casa tua e lavati i piedi". Uriah uscì dalla casa del re seguito da un dono da parte del re. 9  Ma Uriah dormì alla porta della casa del re con tutti i servi del suo signore e non scese a casa sua. 10  Quando informarono Davide della cosa e gli dissero: "Uriah non è sceso a casa sua", Davide disse a Uriah: "Non vieni forse da un viaggio? Perché dunque non sei sceso a casa tua?". 11  Uriah rispose a Davide: "L’arca, Israele e Giuda abitano in tende, il mio signore Joab e i servi del mio signore sono accampati in aperta campagna. Come potrei io entrare in casa mia per mangiare e bere e per coricarmi con mia moglie? Com’è vero che tu vivi e che vive l’anima tua, io non farò questa cosa!" 

Uriah era un uomo di Dio, un uomo retto: tutti i suoi compagni sono in guerra ed egli non vuole avere dei privilegi. Questo comportamento dev’essere stato un potente rimprovero per Davide, il quale ha peccato contro un suo fedele amico, uno dei trenta uomini scelti.

Vs. 12-13.  Allora Davide disse a Uriah: "Rimani qui anche oggi e domani ti lascerò partire". Così Uriah rimase a Gerusalemme quel giorno e il giorno seguente. 13  Davide lo invitò quindi a mangiare e a bere insieme a lui e lo fece ubriacare. Ma la sera Uriah uscì per andare sul suo giaciglio con i servi del suo signore e non scese a casa sua. 

Il re fa ubriacare Uriah, trascinandolo con sé nel peccato, ma anche in questo stato questo soldato non si vuole compromettere, per amore dei suoi fratelli.

Davide deve ideare un altro piano, per coprire una serie di peccati.

Vs. 14-15.  La mattina dopo, Davide scrisse una lettera a Joab e gliela mandò per mano di Uriah. 15  Nella lettera aveva scritto così: "Ponete Uriah in prima linea, dove la battaglia è più aspra, poi ritiratevi da lui, perché resti colpito e muoia". 

Davide, che un tempo era la gloria di Israele, agisce ora con estrema malvagità, decretando la morte di Uriah e facendo sì che egli stesso sia il messaggero di tale ordine perverso.

Vs. 16.  Mentre assediava la città, Joab pose Uriah nel luogo dove sapeva che vi erano uomini valorosi. 

Altre persone vengono coinvolte nel peccato di Davide: primo fra tutti Joab, il generale, colui che avrebbe dovuto avere a cuore la sorte dei suoi uomini; al contrario, obbedisce a Davide ed abbandona Uriah. Sono colpevoli anche tutti coloro che abbandonarono questo uomo, mentre avrebbero dovuto rimanere al suo fianco ed aiutarlo.

Vs. 17-27.  Gli abitanti della città fecero una sortita e attaccarono Joab, alcuni dei servi di Davide caddero, e morì anche Uriah lo Hitteo. 18  Allora Joab mandò a riferire a Davide tutti gli avvenimenti della guerra 19  e diede al messaggero quest’ordine: "Quando avrai finito di raccontare al re tutti gli avvenimenti della guerra, 20  se il re andasse in collera e ti dicesse: "Perché vi siete avvicinati alla città per combattere? Non sapevate che avrebbero tirato dall’alto delle mura? 21  Chi uccise Abimelek, figlio di Jerubbesceth? Non fu una donna che gli gettò addosso un pezzo di macina dalle mura, e così egli morì a Thebets? Perché vi siete avvicinati alle mura?", allora tu dirai: "E morto anche il tuo servo Uriah lo Hitteo"". 22  Il messaggero dunque partì e, quando giunse, riferì a Davide tutto ciò che Joab lo aveva mandato a dire. 23  Il messaggero disse a Davide: "I nemici ebbero la meglio su di noi e fecero una sortita contro di noi in campo aperto, ma noi li respingemmo fino all’ingresso della porta; 24  allora gli arcieri tirarono sui tuoi servi dall’alto delle mura e alcuni dei servi del re sono morti, ed è morto anche il tuo servo Uriah lo Hitteo". 25  Allora Davide disse al messaggero: "Dirai così a Joab: "Non ti addolori questa cosa, perché la spada divora or l’uno or l’altro; combatti con maggior forza contro la città e distruggila". E tu fagli coraggio". 26  Quando la moglie di Uriah udì che Uriah suo marito era morto, fece cordoglio per suo marito. 27  Terminato il lutto, Davide la mandò a prendere e l’accolse in casa sua. Ella divenne sua moglie e gli partorì un figlio. Ma ciò che Davide aveva fatto dispiacque all’Eterno. 

Davide assume un atteggiamento religioso per coprire le sue intenzioni malvagie, nate dal bisogno di coprire il peccato commesso. Se fosse stato come era un tempo, avrebbe pianto per la morte del suo amico e avrebbe fatto cordoglio per lui. Invece, certo che finalmente la sua credibilità sia salva, pensa solo a sposare Bath-Sceba e a salvare la faccia.

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