1 Samuele 5-6
Cap. 5.
L’Arca, dunque, è in mano ai Filistei. La logica porta a pensare che Israele si sia riunita per escogitare un piano che la riporti a Sciloh, ovvero là dove Dio l’aveva posta e che lo zelo sia tale da tentare il tutto per tutto, perfino la morte. Al contrario, il popolo eletto non pensa affatto a tali cose, né tenta un accordo con il nemico per riscattarla. Alcuni sono rammaricati per averla persa, tuttavia non fanno assolutamente nulla per recuperarla e preferiscono fare a meno della gloria di Dio. Questi, allora, agisce in prima persona, al posto degli uomini, sconfiggendo il dio pagano Dagon e tutti i Filistei.
Le conseguenze sui Filistei della cattura dell’Arca.
Vs. 1-2. Allora i Filistei presero l’Arca di DIO e la trasportarono da Eben-Ezer a Ashdod 2 poi i Filistei presero l’Arca di DIO, la portarono nel tempio di Dagon e la posarono accanto a Dagon.
I Filistei esultano per essersi impossessati dell’Arca, soprattutto perché un tempo ne hanno avuto paura. La pongono accanto a Dagon, nel tempio di quest’ultimo. Ma Dio dimostra loro di essere più forte di ogni falsa divinità, e agisce proprio nel momento della distretta. E’ così anche per l’umiliazione della croce, che ha glorificato il Figlio dell’Uomo e Dio in Lui.
Giovanni 13:31. Quando fu uscito, Gesù disse: "Ora il Figlio dell’uomo è glorificato, e Dio è glorificato in lui.
Non ci viene detto se i Filistei hanno aperto l’Arca e letto ciò che Dio ha scritto con il suo dito sulle tavole di pietra. Probabilmente si sono limitati ad ammirarne le effigi esteriori, ovvero l’esterno dorato ed i cherubini che la coprivano. In ogni modo sembrano averne cura e rispetto, poiché la posizionano accanto ad un loro dio affinché venga venerata anch’essa, ritenendo che gli dei pagani potessero accettare di buon grado la presenza di altri dei. Certamente non conoscevano la natura di Dio, l’unico vero Dio, creatore di ogni cosa, il quale è un Dio geloso che desidera un’adorazione esclusiva tutta per sé.
Ora vediamo l’agire di Dio:
vs. 3. Il giorno dopo gli abitanti di Ashdod si alzarono presto, ed ecco Dagon era caduto con la faccia a terra davanti all’arca dell’Eterno. Così presero Dagon e lo rimisero al suo posto.
L’Arca trionfa su Dagon e lo fa nel suo stesso tempio, poiché Dio svergogna chiunque tenti di porre se stesso vicino agli dèi pagani. In ogni modo i non credenti adorano delle statue senza vita, mentre i cristiani credono in un Dio vivente, che opera nella vita di ognuno. Anche il regno di Satana crollerà davanti al Regno di Cristo ed in Apocalisse è scritto che il nemico è già posto nello stagno di fuoco.
I Filistei ripongono il loro dio al suo posto, senza rendersi conto del fatto che esso non era certamente in grado di aiutare alcuno, se non riusciva neppure a rialzare se stesso. Dimostra di avere bisogno dell’intervento umano e pertanto, come poteva essere lui l’artefice della precedente vittoria?
Vs. 4. Il giorno dopo si alzarono presto, ed ecco Dagon era di nuovo caduto con la faccia a terra davanti all’arca dell’Eterno, mentre la testa di Dagon e ambedue le palme delle sue mani giacevano troncate sulla soglia; di Dagon rimaneva solo il tronco.
Dagon cade una seconda volta e si rompe in varie parti. Qui dimostra la sua impotenza e l’incapacità assoluta di intervenire a favore di qualcuno. L’Arca viene innalzata maggiormente e resa degna di essere onorata perché Dio rivendica la sua santità e giudica i nemici: il giudizio cade sui falsi dèi, sui nemici e sul paese dei Filistei. L’Arca, infatti, non si sottomette certamente agli idoli e non accetta il luogo in cui viene posta. Dagon viene più volte rovesciato e frantumato, tuttavia il mondo, invece di rendere gloria a Dio, preferisce i suoi falsi dei mutilati.
Vs. 5. Perciò, fino al giorno d’oggi i sacerdoti di Dagon e tutti quelli che entrano nel tempio di Dagon non mettono piede sulla soglia di Dagon in Ashdod.
Essendosi spezzata l’effige di Dagon sulla soglia del tempio, i Filistei decidono di istituire una superstizione, secondo la quale tale soglia non poteva essere varcata. Invece di comprendere l’inutilità del dio pagano, preferiscono adorare la soglia che lo aveva reso monco. In ogni caso, tale usanza incise nei ricordi di tutti la triste fine fatta da Dagon, esaltando allo stesso tempo l’Arca di Dio.
Vs. 6. Poi la mano dell’Eterno si aggravò sugli abitanti di Ashdod e li devastò e li colpì con emorroidi, Ashdod e il suo territorio.
I Filistei non si ravvedono ed allora Dio comincia la propria vendetta, colpendo le persone e tutto il territorio con la malattia ed il terrore della morte. A coloro che si erano vantati di aver fatto una strage degli Israeliti, Dio fa capire che la sua spada è estremamente più potente della loro e la sua mano capace di provocare la morte. Per questo progetto non si serve del suo popolo, in quanto indegno di essere usato. Coloro che si oppongono a Dio riceveranno distruzione e morte.
Vs. 7. Quando gli abitanti di Ashdod videro che le cose andavano a quel modo, dissero: "L’arca del DIO d’Israele non deve rimanere presso di noi, perché la sua mano è stata dura verso di noi e verso Dagon, nostro dio".
I Filistei riconoscono il potere ed il dominio di Dio, ma invece di sottomettersi a Lui preferiscono disfarsi dell’Arca, ovvero allontanarlo dalla loro terra. Infatti, tutti coloro che sono colpiti dal giudizio di Dio, se non si convertono e si sottomettono, cercano di allontanarlo dalla loro vita.
Vs. 8. Così fecero radunare presso di loro tutti i principi dei Filistei, e dissero: "Cosa dobbiamo fare dell’arca del DIO d’Israele?". I principi risposero: "Si trasporti l’arca del DIO d’Israele a Gath".
Secondo la loro mente ottusa, la colpa che avevano commesso era inerente alla posizione dell’Arca, non all’adorazione di una statua inanimata, ed allora decidono di cambiarle la collocazione. Così, invece di riportarla al popolo di Israele, la conducono a Gath, una città abitata dai giganti (v. Golia).
Vs. 9-10. Così trasportarono l’arca del DIO d’Israele là. Ma dopo che l’ebbero trasportata, la mano dell’Eterno si volse contro quella città, causando grande costernazione; e l’Eterno colpì gli uomini della città tanto piccoli che grandi con un’epidemia di emorroidi. 10 Allora mandarono l’arca di DIO ad Ekron. Ma, come l’arca di DIO giunse ad Ekron, gli abitanti di Ekron protestarono dicendo: "Hanno trasportato l’arca del DIO d’Israele da noi, per far morire noi e il nostro popolo!".
In ogni luogo venga posta, l’arca di Dio attira il giudizio sugli uomini, che credono di prevalere sull’Eterno. Per i Filistei è la miseria e la morte, il dolore e la malattia. Una piaga dolorosa è la conseguenza dell’ira divina. Deuteronomio 28:27. L’Eterno ti colpirà con l’ulcera d’Egitto, con le emorroidi, con la scabbia e con la tigna, di cui non potrai guarire.
I Filistei non si rivolgono a Dio, anzi allontanano l’Arca nella speranza di liberarsi di Lui. Emerge l’egoismo umano: Ashdod vuole la sua tranquillità, ed invia l’Arca a Gath, che la respinge e la manda a Ekron: nessuno vuole morire, ma non si interessano se la rovina colpisce qualcun altro.
Vs. 11-12. Così fecero radunare tutti i principi dei Filistei e dissero: "Mandate via l’arca del DIO d’Israele; ritorni essa al suo posto, perché non faccia morire noi e il nostro popolo!". Si era infatti diffusa una costernazione mortale in tutta la città perché la mano di DIO si aggravava grandemente su di essa. 12 Quelli che non morivano erano colpiti di emorroidi, e le grida della città salivano fino al cielo.
Un’assemblea discute circa la necessità di restituire l’Arca ad Israele, ma mentre ciò accade, l’ira di Dio continua a mietere delle vittime e molte persone continuano a morire. Tutti quelli che combattono contro Dio sono destinati ad avere la peggio, e prima o poi diviene noto a tutti che tale battaglia è persa in partenza.
Cap. 6.
In questo capitolo è descritto il ritorno dell’Arca ad Israele. I Filistei la allontanano dalla loro terra in quanto consigliati in tal senso dai loro sacerdoti. La fanno accompagnare da doni preziosi destinati al Dio d’Israele allo scopo di espiare il loro peccato, tuttavia sono intenzionati a riprendersela, a meno che il destino non conduca le vacche che la trasportano proprio alla terra d’Israele.
Gli Israeliti l’accolgono con grande giubilo, ma anche con curiosità, tant’è vero che vi guardano all’interno, fatto che provoca la morte di molti.
L’Arca rinviata ad Israele.
Vs. 1. L’Arca dell’Eterno rimase nel paese dei Filistei sette mesi.
L’Arca rimane nel campo dei Filistei per sette mesi, durante i quali tentarono di collocarla in vari luoghi, tuttavia ogni volta si verificavano in essi una serie di devastazioni. Probabilmente alla fine la posero in un campo, il quale fu infestato dai topi, che distrussero il raccolto del grano. In questo modo Dio faceva sapere che ovunque avessero portato l’Arca, lì vi sarebbe stata la rovina. La punizione per i Filistei durò così a lungo in quanto non si erano arresi prima al Signore: se non rinunciamo ai peccati, essi prolungano la nostra miseria. Allo stesso modo le piaghe d’Egitto non sarebbero state tante se il Faraone non avesse impedito al suo cuore di indurirsi così tanto.
Dall’altra parte vediamo che Israele è stata privata dell’Arca per sette mesi, durante i quali i veri adoratori, tra i quali era Samuele, avevano vissuto una grande tristezza.
Vs. 2. Poi i Filistei convocarono i sacerdoti e gli indovini e dissero: "Che dobbiamo fare dell’Arca dell’Eterno? Indicateci il modo con cui dobbiamo rimandarla al suo luogo".
Il consiglio dei principi dei Filistei interrogano i sacerdoti e gli indovini, ovvero coloro che più degli altri avevano la facoltà di conoscere le modalità corrette da seguire. Non sanno cosa fare del trono di Dio, del propiziatorio, di ciò che contiene i pensieri di Dio! La Sua presenza dà loro fastidio perché li giudica. Il loro problema è come rinviare il fastidioso ospite, non se renderlo o meno. Non viene loro in mente di chiedere consiglio a Dio stesso.
Costoro rispondono in modo unanime di rimandare l’Arca ad Israele:
vs. 3. Allora essi risposero: "Se rimandate l’arca del DIO d’Israele, non rimandatela vuota, ma dovete mandargli almeno un’offerta di riparazione; allora guarirete e saprete perché la sua mano non si allontanava da voi".
Aggiungono di fare un’offerta riparatoria, giacché sapevano quanto il Dio di Israele fosse intransigente con il suo popolo circa le offerte per il peccato commesso.
Vs. 4-5. Essi chiesero: "Quale offerta di riparazione gli manderemo noi?". Quelli risposero: "Cinque emorroidi d’oro e cinque topi d’oro secondo il numero dei principi dei Filistei, perché la stessa piaga ha colpito voi e i vostri principi. 5 Fate dunque delle raffigurazioni delle vostre emorroidi e delle raffigurazioni dei vostri topi che devastano il paese, e date gloria al DIO d’Israele; forse egli allenterà la sua mano su di voi, sui vostri dei e sul vostro paese.
I sacerdoti e gli indovini riconoscono la mano di Dio nelle piaghe che hanno colpito i Filistei e cercano di dargli gloria. Dicono al popolo di non indurire il cuore di fronte a Lui e ricordano quanto ha fatto in Egitto. Stabiliscono che l’offerta di riparazione doveva riconoscere la punizione per la loro iniquità per cui, essendo stati colpiti dalle emorroidi e dai topi, dovevano farsi delle immagini di tali cose, in modo che il ricordo durasse in perpetuo. Tali rappresentazioni avevano lo scopo di riconoscere l’onnipotenza del Dio d’Israele, che li aveva puniti nel giorno del trionfo e con il quale volevano rappacificarsi. Tutti gli oggetti dovevano essere d’oro, ossia del metallo più prezioso e rispettare il numero di cinque, poiché tanti erano i principi dei Filistei.
L’Eterno tiene conto anche del più piccolo grido di coscienza e dà una risposta chiara.
Vs. 6. Perché mai indurite il vostro cuore come gli Egiziani e il Faraone indurirono il loro cuore? Quando compì cose potenti nel loro mezzo, non li lasciarono andare e così essi poterono partire?
Sembrano avere una buona conoscenza della storia antica di Israele, tanto da poterne citare degli esempi. Anche i cristiani dovrebbero conoscere bene la Parola, al fine da poter imparare dai giudizi che Dio ha espresso sui peccatori. L’esempio di coloro che sono venuti prima di noi deve portarci ad imparare dalle loro esperienze, piuttosto che perseverare nei nostri errori.
Vs. 7. Fate dunque un carro nuovo, poi prendete due vacche che allattino su cui non è mai stato posto il giogo e attaccate al carro le vacche, ma riportate i loro vitelli nella stalla lontano da esse.
Nonostante fosse evidente l’opera di Dio nella loro sorte, i sacerdoti propongono di fare un’ulteriore prova per comprendere con estrema certezza come dovevano comportarsi: costruire un carro nuovo e farlo tirare da vacche che allattano, ovvero non abituate a tirare il carro, inclini a tornare a casa ed ignare della strada che conduceva ad Israele.
Vs. 8-9. Poi prendete l’arca dell’Eterno e ponetela sul carro; e deponete i lavori d’oro che mandate all’Eterno come offerta di riparazione in una cesta accanto ad essa; così la rimanderete, ed essa se ne andrà. 9 E state a vedere: se sale per la via che porta al suo territorio, verso Beth-Scemesh, è l’Eterno che ci ha fatto questo grande male; altrimenti sapremo che non è stata la sua mano a percuoterci ma che questo ci è avvenuto per caso".
Se tale carro sarebbe arrivato in Israele, sarebbe stata evidente l’opera della mano di Dio, poiché per loro natura le mucche sarebbero tornate a casa.
Vs. 10-11. Essi dunque fecero così; presero due vacche che allattavano le attaccarono al carro e chiusero nella stalla i loro vitelli. 11 Poi misero sul carro l’arca dell’Eterno e la cesta con i topi d’oro e le raffigurazioni delle emorroidi.
I Filistei mandano via l’Arca. Come Dio aveva liberato il suo popolo dalla schiavitù in Egitto, così ora faceva uscire l’Arca dal paese straniero che l’aveva sottratta con la forza. I Filistei non chiedono alcun prezzo di riscatto, anzi pagano un pegno per liberarsi del bottino scomodo.
Vs. 12. Allora le vacche si avviarono diritte proprio in direzione di Beth-Scemesh, seguendo sempre la stessa strada e muggendo mentre andavano, senza piegare né a destra né a sinistra. I principi dei Filistei li seguirono fino ai confini di Beth-Scemesh.
Le vacche seguono la strada perfettamente e riportano l’arca a Israele. Tali sono le vie dell’Eterno, sempre diritte. Questo fu un meraviglioso esempio del potere di Dio, capace di guidare rettamente ogni propria creatura. Le due mucche, contrariamente alla loro natura, seguirono il comando del loro padrone e con il loro comportamento svergognarono Israele, che invece non fece nulla per riprendere l’Arca.
Dio è acclamato dal suo popolo, al quale chiede di riconoscere chi Egli sia e di umiliarsi davanti a Lui.
Come abbiamo visto, Dio è giudice, ma soprattutto è amore e grazia. L’Arca torna ad Israele: essa è il trono di Dio, la sua presenza in mezzo al popolo, è il propiziatorio, simbolo dell’opera di Cristo, luogo in cui il peccatore viene accolto e giustificato.
E’ l’immagine della persona di Cristo:
come l’Arca racchiudeva le tavole della legge, così Cristo dice che la legge è nel cuore dell’uomo;
come il vaso d’oro racchiudeva la manna, così in Lui vi è l’unione dell’umanità perfetta (pane disceso dal cielo nel deserto) con la gloria di Dio (l’oro). Verso Cristo i cherubini volgono il volto per ammirarlo e chiudono le ali.
Vs. 13. Ora gli abitanti di Beth-Scemesh stavano mietendo il grano nella valle; alzando gli occhi, videro l’Arca e gioirono nel vederla.
Gli Israeliti stavano seguendo i propri lavori quotidiani, senza curarsi dell’Arca, né cercare di sapere cosa ne fosse stato. L’opera di liberazione di essa è solamente di Dio, il quale libererà anche la chiesa, a dispetto di coloro che la combattono ed anche dei servi disattenti.
Le persone gioiscono nel vedere l’Arca poiché il suo ritorno, dopo un periodo di gravi difficoltà, non potevano che essere motivo di giubilo per coloro che erano fedeli, anche se non avevano avuto abbastanza coraggio o amore per Dio per tentare di riscattarla.
Vs. 14. Il carro, giunto al campo di Giosuè di Beth-Scemesh, vi si fermò. Là c’era una grande pietra; così essi spaccarono il legname del carro e offrirono le vacche in olocausto all’Eterno.
Immediatamente offrono degli olocausti ed i leviti riprendono il loro servizio. Certamente il carro non sarebbe più stato usato per trasportare una cosa qualsiasi, dopo essere servito per il trasporto dell’Arca, così come le vacche, che erano state guidate da Dio, solo a Lui dovevano appartenere.
Vs. 15. I Leviti tirarono giù l’Arca dell’Eterno e la cesta che le stava accanto e in cui erano gli oggetti d’oro, e li deposero sulla grande pietra. In quello stesso giorno gli uomini di Beth-Scemesh offrirono olocausti e immolarono sacrifici all’Eterno.
Beth-Scemesh apparteneva a Giuda, ed il fatto che l’Arca ora fosse posta proprio lì indicava che certamente quello era il volere di Dio. Inoltre, Sciloh era stato smantellato dall’Eterno stesso e quindi non esisteva più il Tabernacolo.
Vs. 16. Quando i cinque principi dei Filistei videro ciò, ritornarono lo stesso giorno a Ekron.
I principi dei Filistei assistono alla scena, poi tornano al proprio paese, piuttosto incuriositi, certamente non toccati nel cuore. Infatti, non abbandonarono mai il culto a Dagon.
Vs. 17-18. Queste sono le emorroidi d’oro che i Filistei mandarono all’Eterno come offerta di riparazione: una per Ashdod, una per Gaza, una per Askalon, una per Gath, una per Ekron; 18 e i topi d’oro secondo il numero di tutte le città dei Filistei appartenenti ai cinque principi, dalle città fortificate ai villaggi di campagna fino alla grande pietra del prato sulla quale fu deposta l’Arca dell’Eterno, e che sta fino al giorno d’oggi nel campo di Giosuè, il Beth-scemita.
La pietra sulla quale è stata posta l’Arca rimase per sempre nel campo di Giosuè quale ricordo perpetuo di quell’evento straordinario. Essa ricorderà per sempre il giorno nel quale l’Arca è stata tolta dalle mani dei Filistei da Dio stesso.
Vs. 19. L’Eterno colpì alcuni uomini di Beth-Scemesh, perché avevano guardato dentro l’Arca dell’Eterno; colpì settanta uomini del popolo. Il popolo fece cordoglio perché l’Eterno lo aveva colpito con una grande calamità.
La gioia per la ritrovata presenza di Dio, tuttavia, è stata posta in secondo piano dal mancato timore dell’Eterno, in quanto alcuni uomini hanno guardato all’interno dell’Arca. Questa spavalderia si verifica anche oggi, quando trattiamo Gesù come un compagno di cui poter disporre a nostro piacimento. La familiarità a volte denota poco rispetto.
Ricordiamo che l’Arca era posta dietro ad un velo e che perfino il Sommo sacerdote poteva vederla solamente una volta all’anno, avvolgendola da una nuvola di incenso. L’Arca era una cosa sacra che nessuno poteva vedere, né tanto meno toccare. Questo per Dio è un grave peccato, poiché nasce dalla mancanza di rispetto. Forse queste persone ora sottovalutavano l’importanza dell’Arca poiché non era più posta nel tempio, bensì su una fredda pietra, alla portata di tutti; tuttavia essi si fermavano all’apparenza e non ne comprendevano, invece, la maestosità, avendo trionfato sui Filistei ed essendo uscita dalla prigionia in base al potere di Dio.
Dio punisce settanta uomini, in quanto non è consentito a nessuno prendersi gioco di Lui: quelli che non rispettano la sua grazia proveranno la sua giustizia e sprofonderanno sotto la sua disapprovazione.
Vs. 20. Gli uomini di Beth-Scemesh dissero: "Chi può resistere davanti all’Eterno, a questo DIO santo? Da chi salirà l’Arca partendo da noi?".
Dio colpisce il popolo: se non abbiamo cura della gloria del Signore, Dio ne ha cura e non permetterà che si tocchi impunemente la sua Arca. Altrimenti, al posto delle benedizioni e della sua presenza, impareremo, sotto i colpi dei suoi giudizi, che Egli non può tollerare chi non “si toglie i calzari” per avvicinarsi a Lui.
Il terrore si espande in mezzo al popolo, che sembra esprimere una rispettosa adorazione per il Signore Santo. Infatti, grazie a Cristo siamo invitati alla presenza del Padre ed incoraggiati ad avvicinarci, tuttavia non è consentito ad alcuno tentare di contendere con Lui. Nessuno è in grado di presentarsi davanti al trono di Dio senza mediazione alcuna e riuscire a guardarlo, né alcuno può presentarsi davanti al tribunale di Dio senza mediazione ed uscirne graziato.
Invece di tentare una riconciliazione con Dio, decidono di disfarsi dell’Arca. La stessa cosa accade quando la Parola di Dio suscita terrore nelle persone, le quali in genere, invece di tentare di cambiare, la allontanano da loro.
Vs. 21. Così inviarono messaggeri agli abitanti di Kiriath-Jearim per dir loro: "I Filistei hanno ricondotto l’Arca dell’Eterno; scendete e portatela su da voi".
Non osano neppure toccarla, né portarla via essi stessi, trattandola come qualcosa di pericoloso. Kiriath-Jearim apparteneva a Giuda e si trovava tra Beth-Scemesh e Sciloh. Certamente gli uomini che l’avevano ricevuta pensavano che sarebbe tornata al luogo del tabernacolo, tuttavia Dio aveva altri progetti e l’Arca passò da una città all’altra. Ciò dimostra che le persone non se ne curavano.