1 Samuele 3

1 Samuele 3
Craig Quam

Cap. 3

L’Eterno chiama Samuele.

Viene ora presentato un parallelo tra Samuele e Eli: mentre il Sommo Sacerdote continua il suo declino, Samuele cresce spiritualmente e tutta Israele sa che l’Eterno lo ha stabilito profeta. Infatti, nel capitolo precedente abbiamo incontrato Samuele quale giovane sacerdote, mentre ora è divenuto un giovane profeta; Dio gli dona una carica maggiore e ristabilisce la profezia in Israele.

Vs. 1. Or il giovane Samuele serviva l’Eterno alla presenza di Eli. 

Samuele serve il Signore, ancora guidato da Eli, ma la sua laboriosità e la fedeltà fanno sì che Dio doni a lui alcuni compiti che un tempo erano della sua guida. La fedeltà del giovane induce Dio a donargli la profezia, un servizio che gli permise di acquistare “una buona reputazione”. 1 Timoteo 3:13. Coloro infatti che hanno svolto bene il servizio si acquistano una buona reputazione e grande franchezza nella fede in Cristo Gesù.

Se, come Samuele, rimaniamo costantemente ancorati al Signore e alla Sua presenza, Dio si servirà di noi e ci affiderà sempre nuovi servizi. Quando, come questo giovane, si cresce alla presenza di Dio fin dalla fanciullezza, è possibile essere impiegati utilmente in favore di tutto il popolo.

Il servizio di Samuele è un’aggravante per l’iniquità dei figli di Eli, il quanto essi sono dei ribelli, mentre il ragazzo è un servo di Dio. Inoltre, essi disprezzano la guida del loro padre, mentre Samuele la tiene in gran conto. Egli non si lascia influenzare dalla loro cattiva condotta e non cade nell’errore, anzi migliorava sempre di più. Dio lo onora e gli affida incarichi sempre maggiori. Se i giovani saranno umili e diligenti prospereranno, poiché i più adatti a governare sono coloro che sanno obbedire. 

La parola dell’Eterno era rara in quei giorni, e non c’era alcuna estesa rivelazione.

A quel tempo non c’erano profeti ufficiali ai quali rivolgersi per ricevere consigli e vedere risolto un problema, pertanto il dono che Dio fa a Samuele è qualcosa di straordinario per lui ed una grazia data al popolo. E’ un dono prezioso proprio perché raro e perché permette di conoscere il volere di Dio. L’immoralità, infatti, prevaleva attorno al Tabernacolo e aveva corrotto tutta la nazione, facendo infuriare Dio e spingendolo a ritirare il dono di profezia fino all’elezione di un sacerdote fedele. Ora in Samuele viene reso il dono, poiché è un uomo totalmente dedicato a Dio. Ecco come avviene il fatto:

Vs. 2.  In quel tempo, Eli era coricato nel suo solito posto (ora la sua vista aveva cominciato ad offuscarsi ed egli non poteva vedere). 

Eli è un uomo anziano, stanco ed è andato a dormire. La sua vista è fioca: forse è un’afflizione che lo ha colpito poiché ha chiuso gli occhi di fronte alle colpe dei suoi figli.

Vs. 3.  La lampada di DIO non era ancora spenta e Samuele era coricato nel tabernacolo dell’Eterno dove si trovava l’arca di DIO. 

Samuele si è coricato vicino all’Arca di Dio, nel luogo Santo, fedele e diligente fino all’ultimo istante della sua giornata. Dai versetti successivi comprendiamo come egli volesse rimanere vicino ad Eli anche durante la notte per essere sempre pronto a correre da lui in caso di necessità. In quel momento viene visitato dal Signore.

Vs. 4-5.  Allora l’Eterno chiamò Samuele che rispose: "Eccomi!". 5  Così corse da Eli e disse: "Eccomi, poiché tu mi hai chiamato". Egli rispose: "Io non ti ho chiamato, torna a coricarti". Così egli andò a coricarsi. 

Dio chiama Samuele per nome, ed egli pensa si tratti della voce del sacerdote. E’ subito pronto ad alzarsi e a dedicarsi alla sua guida, proprio quale servo fedele. Tuttavia dimostra di non conoscere la voce di Dio, tant’è vero che non pensa che possa trattarsi altri che di Eli. Anche noi dobbiamo porre attenzione a non confondere la voce di Dio con quella degli altri suoi servi.

Vs. 6.  L’Eterno chiamò di nuovo Samuele. E Samuele si alzò, andò da Eli e disse: "Eccomi, poiché tu mi hai chiamato". Ma quegli rispose: "Figlio mio, io non ti ho chiamato; torna a coricarti". 

Dio chiama ancora Samuele, poiché Egli non smette di spronarci fino a quando non rispondiamo. Il compito che il Padre vuole affidarci deve necessariamente essere portato a termine.

Vs. 7.  (Or Samuele non conosceva ancora l’Eterno e la parola dell’Eterno non gli era stata ancora rivelata). 

Tuttavia, allo sviluppo spirituale di Samuele mancavano ancora due cose:

  • non conosceva personalmente il Signore, ossia non lo aveva incontrato “faccia a faccia”, pur servendolo e adorandolo fin dall’infanzia. Accade a molti cristiani di credere in Cristo, senza aver fatto un’esperienza personale con lui: conoscere la salvezza ed il suo autore sono due aspetti molto diversi.

  • Non gli era stata rivelata la parola di Dio, ostacolata dal Nemico nei tempi della rovina. Tuttavia la grazia di Dio si diffondeva su tutto il popolo per guidarlo e incoraggiarlo.

Quindi, in tempi oscuri, nei quali la Parola di Dio era molto rara, il Signore stabilisce Samuele come profeta affinché, vista l’infedeltà dei sacerdoti, porti soccorso al popolo e sia un ponte di comunicazione tra la gente e Dio. Samuele è il primo di una lunga serie di profeti, i quali avranno il compito di trasmettere il volere di Dio, unica risorsa per un popolo tanto infedele da non meritare alcuna parola. 

Atti 3:24. E parimenti tutti i profeti, tutti quelli che hanno parlato da Samuele in poi; hanno in realtà annunziato questi giorni.

2 Cronache 35:18.  In Israele non era stata celebrata una Pasqua come quella dai giorni del profeta Samuele. Nessuno dei re d’Israele aveva mai celebrato una Pasqua, come quella celebrata da Giosia, con la partecipazione dei sacerdoti, dei Leviti e di tutto Giuda e Israele, presenti assieme agli abitanti di Gerusalemme. 

Geremia 15:1. Ma l’Eterno mi disse: "Anche se Mosè, e Samuele, si presentassero davanti a me, il mio cuore non si piegherebbe verso questo popolo; caccialo via dalla mia presenza; che se ne vada! 

Dio si rivela personalmente a Samuele e fa di lui il depositario della sua Parola. Il profeta diviene amico intimo del Signore e, come  Abrahamo, viene a conoscenza di ogni cosa che l’Eterno intende compiere.

Vs. 8. L’Eterno chiamò nuovamente Samuele per la terza volta. Così egli si alzò, andò da Eli e disse: "Eccomi, poiché tu mi hai chiamato". Allora Eli comprese che l’Eterno chiamava il giovane. 

Samuele dimostra per ben tre volte di essere un servo fedele ed è Eli colui che comprende che è l’Eterno a chiamare il giovane. Probabilmente per il sacerdote sarà stato un duro colpo vedere come la Parola di Dio non si stava rivolgendo ad un levita o a lui personalmente, ma ad un servitore; ancora più duro sarà più tardi apprendere che tale Parola, data a Samuele, era rivolta proprio a lui.

Vs. 9.  Perciò Eli disse a Samuele: "Va’ a coricarti e, se ti chiamerà ancora, dirai: "Parla, o Eterno, perché il tuo servo ascolta"". Così Samuele andò a coricarsi al suo posto. 

Eli insegna a Samuele il modo di entrare in contatto con Dio, rendendolo in grado di entrare in relazione diretta con l’Eterno e di ascoltare ogni cosa che gli viene confidata.

Eli agisce onestamente, pur comprendendo che la chiamata del giovane è un segno inequivocabile della disapprovazione di Dio circa l’operato della famiglia sacerdotale. Allo stesso modo gli anziani dovrebbero fare del loro meglio per aiutare i giovani a progredire nella crescita, sebbene a causa loro possono essere oscurati.

Vs. 10.  Quindi l’Eterno venne, si pose là vicino e chiamò come le altre volte: "Samuele, Samuele!". Samuele rispose: "Parla, perché il tuo servo ascolta". 

Seguendo l’indicazione datagli da Eli, Samuele chiede a Dio di parlare e si pone all’ascolto, ossia nella corretta condizione per ricevere. L’Eterno arriva e si pone vicino a lui, ossia possiamo dedurre che appare visibilmente in tutta la sua gloria. Chiama Samuele per ben due volte perché vuole stabilire un rapporto personale con lui. E’ bello avere un rapporto tanto intimo con Dio. Samuele si pone all’ascolto.

Vs. 11. Allora l’Eterno disse a Samuele: "Ecco io sto per fare in Israele una cosa che farà rintronare gli orecchi di chiunque l’udrà. 

Dio comincia a predire la fine della casa di Eli, affermando che sta per portare a termine quanto aveva già predetto. Qui sottolinea che ogni Israelita sarebbe stato colto da terrore e stupore nell’apprendere dell’uccisione dei sacerdoti figli di Eli, della rottura del collo di quest’ultimo e della dispersione della sua famiglia. Non sottovalutiamo le punizioni di Dio perché possono essere veramente terribili.

Vs. 12.  In quel giorno io compirò contro Eli tutto ciò che ho detto riguardo la sua casa, dall’inizio alla fine. 

Dio condanna tale famiglia perché ha disonorato il suo compito, ovvero quello di guidare il popolo alla salvezza. L’Eterno afferma che andrà fino in fondo e che non ci sarà spazio per il perdono.

Vs. 13.  Gli dichiaro che sto per punire la sua casa per sempre, a motivo dell’iniquità che egli conosce, perché i suoi figli si sono resi spregevoli, ed egli non li ha frenati. 

Dio odia il peccato e punisce anche Eli poiché, pur conoscendo il comportamento dei suoi figli, tuttavia non vi aveva posto riparo in modo deciso: ha rimproverato i suoi figli, ma non li ha puniti né, tanto meno, li ha privati del potere di fare del male, come avrebbe dovuto fare quale padre, sacerdote e giudice. Il peccato li ha resi spregevoli, ma Eli, che ne era a conoscenza, si è reso loro complice. Infatti, coloro che sono in autorità dovranno rendere conto a Dio del loro operato.

Vs. 14.  Perciò io giuro alla casa di Eli che l’iniquità della casa di Eli non sarà mai espiata né con sacrifici né con oblazioni". 

Dio non intende revocare la condanna in alcun modo, non prova pietà e non intende scendere a compromessi.

Vs. 15.  Samuele rimase coricato fino al mattino, poi aprì le porte della casa dell’Eterno. Samuele temeva di raccontare ad Eli la visione. 

Samuele è affezionato ad Eli ed allora cerca di tenere nascosta la profezia. Non corre a riferire al sacerdote quanto ha saputo, ma rimane a letto fino al mattino, certamente restando sveglio.

Al mattino apre il Tabernacolo, essendo il primo ad esservi presente. Questo era il suo compito ogni mattina e lo svolge anche questa volta poiché l’onore ricevuto non lo ha gonfiato d’orgoglio. Samuele è un umile servo.

Teme di dare un grande dolore a Eli raccontandogli quanto ha saputo, anche perché il sacerdote è molto vecchio e infermo.

Vs. 16-17.  Ma Eli chiamò Samuele, dicendo: "Samuele, figlio mio!". Egli rispose: "Eccomi". 17  Eli disse: "Che cosa ti ha detto? Ti prego, non nascondermi nulla. DIO faccia così con te e anche peggio, se mi nascondi qualcosa di tutto ciò che egli ti ha detto". 

Eli vuole sapere tutto ciò che Samuele ha appreso e lo chiede con insistenza. Certamente sa di essere colpevole agli occhi di Dio.

Vs. 18.  Samuele allora gli raccontò tutto senza nascondergli nulla. Ed Eli disse: "Egli è l’Eterno; faccia quello che a lui pare". 

Samuele si mostra fedele nelle cose a lui affidate e, come Paolo agli Efesini, non nasconde ad Eli nulla di ciò che gli può essere utile.

Atti 20:20. e come io non mi sono astenuto di annunziarvi e insegnarvi in pubblico e per le case nessuna di quelle cose che sono giovevoli, 

Eli chiaramente viene messo da parte da Dio, il quale esalta un giovane e lo pone al suo posto; addirittura viene a conoscenza dei piani di Dio tramite questo discepolo e non più direttamente. E’ chiaramente un uomo in declino, mentre Samuele è sempre più vicino a Dio.

Al cap. 1 Eli era definito un uomo privo di discernimento spirituale,

al cap. 2 si dice che con ha la moralità necessaria per separarsi dal male,

qui è descritto come un cieco. La sua colpa è stata quella di non reprimere il male nei suoi figli, pur vedendolo chiaramente; molte volte l’indebolimento spirituale del capo famiglia lo porta a lasciar correre le situazioni, senza porvi rimedio, invece di mantenere l’ordine nella sua casa. Certamente ogni giorno si sarà tormentato di fronte alle opere malvagie dei suoi figli, tuttavia non ha fatto nulla per estirparle.

Samuele è santo nel suo comportamento e fedele nel portare avanti l’opera di Dio. Il suo cammino spirituale è in continua crescita.

Eli accetta il messaggio riferito dal ragazzo e non si lamenta della punizione poiché è consapevole della propria colpa. Sottolinea il fatto che a Dio spetta la decisione finale sulla sorte umana ed anche l’esecuzione della condanna stessa. Egli è Dio, l’Eterno, colui che promuove la giustizia. La sua volontà deve essere fatta e ad essa bisogna rassegnarsi. Anche noi dobbiamo accettare i rimproveri di Dio, senza contendere con Lui.

Vs. 19. Samuele intanto cresceva; e l’Eterno era con lui e non lasciò cadere a terra alcuna delle sue parole. 

Dio è con Samuele e lo fa progredire: quando Dio è con noi, Egli ci fa crescere in grazia e sapienza.

Tutto ciò che Samuele pronuncia in qualità di profeta si dimostra veritiero e si attua nella realtà. Ciò mette in risalto la validità della sua missione.

Isaia 44:26.   Confermo la parola del mio servo e do successo al consiglio dei miei messaggeri; io dico a Gerusalemme: "Sarai abitata" e alle città di Giuda: "Sarete ricostruite" e io riedificherò le sue rovine. 

Vs. 20.  Tutto Israele, da Dan fino a Beer-Sceba, seppe che Samuele era stato costituito profeta dell’Eterno. 

Dio custodisce tutte le parole di Samuele, il quale è lo strumento dell’Eterno per trasmettere il Suo volere al popolo. Per questo il giovane acquista fama di profeta in tutto Israele. Tutti quelli che venivano a Sciloh per adorare sapevano di lui, lo ammiravano e raccontavano di lui una volta tornati a casa. Samuele è stimato dagli uomini e onorato da Dio.

Vs. 21. L’Eterno continuò ad apparire a Sciloh, perché a Sciloh l’Eterno si rivelava a Samuele mediante la sua parola. 

L’Eterno si rivela a Sciloh, così Samuele cresce nella conoscenza personale di Dio ed in quella della sua Parola.

Quanto a Eli, alla fine del capitolo si sottomette al volere di Dio, si umilia e, con il cuore rotto, accetta tutte le conseguenze del proprio operato.

Indietro
Indietro

1 Samuele 2

Avanti
Avanti

1 Samuele 4