1 Samuele 27-30

1 Samuele 27:1-30:8
Craig Quam

1 Samuele 28:3-20
Craig Quam

1 Samuele 30:7-25
Craig Quam

Cap. 27.

Davide è stato un uomo secondo il cuore di Dio, tuttavia ha commesso molti errori, che la Bibbia riporta affinchè ci riteniamo ammoniti dal commetterli. Infatti Davide non è affatto sicuro di essersi liberato definitivamente di Saul, cioè non ha una fiducia così incrollabile in Dio, va a vivere con i Filistei ed inoltre fa ad Akish un discorso molto ambiguo, che rasenta la menzogna.

Davide si stabilisce tra i Filistei.

Vs. 1-4. Or Davide disse in cuor suo: "Un giorno o l’altro io perirò per mano di Saul; non vi è nulla di meglio per me che mettermi in salvo nel paese dei Filistei; così Saul desisterà dal ricercarmi ancora in tutto il territorio d’Israele così scamperò dalle sue mani". 2  Perciò Davide si levò e si recò con i seicento uomini che aveva con sé, da Akish figlio di Maok, re di Gath. 3  Così Davide rimase con Akish a Gath, lui e i suoi uomini, ciascuno con la sua famiglia; Davide con le sue due mogli: Ahinoam la Jezreelita, e Abigail la Karmelita, già moglie di Nabal. 4  Fu quindi riferito a Saul che Davide era fuggito a Gath, ed egli non lo cercò più. 

Dio ha usato Saul per uccidere il Saul che era nel cuore di Davide; ora che tale aspetto è svanito, finalmente Saul esce dalla vita di Davide.

Davide, però, non ne è affatto sicuro, anzi teme talmente il suo re da preferire la vita presso i Filistei, noti nemici di Israele. Per prendere tale decisione si è affidato unicamente al suo cuore, senza interrogare l’Urim o il Tummim o un profeta; infatti, le situazioni difficili, vissute per tanto tempo, possono allontanare dalla fede. Probabilmente Dio desiderava che Davide rimanesse a Giuda, ovvero là dove lo aveva protetto e custodito da ogni male. Nessun cristiano, infatti, deve mai cercare rifugio presso i pagani poichè solo in Dio e nella chiesa vi è la nostra salvezza.

Vs. 5-6.  Davide disse ad Akish: "Se ho trovato grazia ai tuoi occhi, mi sia dato un luogo in una città della campagna dove io possa abitare. Perché dovrebbe il tuo servo abitare con te nella città reale?". 6  Così quel giorno Akish gli diede Tsiklag; per questo Tsiklag è appartenuta ai re di Giuda fino al giorno d’oggi. 

Tsiklag era una città che apparteneva a Israele, a Giuda(Giosuè 15:31) , ed i Filistei l’avevano presa.

Vs. 7-12.  Il tempo che Davide rimase nel paese dei Filistei fu di un anno e quattro mesi. 8  Davide e i suoi uomini salivano e facevano razzie nel paese dei Gheshuriti, dei Ghirziti e degli Amalekiti; queste popolazioni abitavano da tempi antichi il paese, estendendosi da Shur fino al paese d’Egitto. 9  Davide devastava il paese e non lasciava in vita né uomo né donna, prendeva quindi pecore, buoi, asini, cammelli e indumenti, e ritornava e andava da Akish. 10  Quando Akish chiedeva: "Dove avete fatto razzie quest’oggi?" Davide rispondeva: "Contro il sud di Giuda, contro il sud del Kenei". 11  Davide non lasciava in vita né uomo né donna, perché potevano portare notizie e diceva: "Potrebbero dare notizie a nostro riguardo e dire: "Così ha fatto Davide"". Questo fu il suo modo di agire tutto il tempo che rimase nel paese dei Filistei. 12  Così Akish si fidava di Davide e diceva: "Egli si è reso odioso al suo popolo Israele e così sarà per sempre mio servo". 

Davide mente al re Akish, dicendogli che combatteva contro le tribù di Israele; in questo modo il re riteneva che quei paesi fossero suoi e che Davide fosse un suo alleato.

Egli uccideva tutti gli abitanti del paese, aderendo alla parola di Dio, il quale aveva detto a Giosuè e a Mosè di fare altrettanto. Agli occhi umani sembra un agire feroce, inutilmente crudele, tuttavia Davide obbedisce al Signore, il quale conosce il perché delle cose. Può l’argilla dire al vasaio come deve lavorarla?

Queste popolazioni erano pagane, adoratrici di Baal, ed usavano sacrificare nel fuoco i propri figli, lasciando che morissero arsi vivi. Crescendo in tale cultura, anche i bambini sarebbero divenuti nemici di Dio e uguali ai propri genitori; forse l’Eterno, spinto dalla misericordia, li ha voluti a sé prima che da innocenti divenissero dei carnefici. Dio aveva comandato a Saul di sterminare tutti gli Amalekiti, tuttavia egli aveva tenuto molti animali e tutto ciò che era in buono stato. Non è questo che Dio vuole e Davide è obbediente in questo comandamento.

Tsiklag un tempo apparteneva ad Israele, poi il nemico se ne è impossessato. Anche nella vita cristiana possono esserci delle aree nelle quali penetra il nemico, ed il nostro compito è quello di cacciarlo fuori senza pietà, per essere totalmente di Dio. Dobbiamo avere il primo amore e l’intimità con Lui, lodarlo e porlo al centro della nostra vita: solo così a lui apparterrà ogni cellula di noi stessi. Il nemico in noi va sterminato, così come anticamente faceva il popolo di Israele.

Efesini 5:18-21.   E non vi inebriate di vino, nel quale vi è dissolutezza, ma siate ripieni di Spirito (del continuo, non una volta, magari tanto tempo fa), 19  parlandovi gli uni gli altri con salmi inni e cantici spirituali, cantando e lodando col vostro cuore il Signore, 20  rendendo continuamente grazie per ogni cosa a Dio e Padre nel nome del Signor nostro Gesù Cristo; 21  sottomettetevi gli uni agli altri nel timore di Cristo. 

Qui è la ricetta per avere sempre la pienezza dello Spirito.

Efesini 4:29-32.  Nessuna parola malvagia esca dalla vostra bocca, ma se ne avete una buona per l’edificazione, secondo il bisogno, ditela affinché conferisca grazia a quelli che ascoltano. 30  E non contristate lo Spirito Santo di Dio, col quale siete stati sigillati per il giorno della redenzione. 31  Sia rimossa da voi ogni amarezza, ira, cruccio, tumulto e maldicenza con ogni malizia. 32  Siate invece benigni e misericordiosi gli uni verso gli altri, perdonandovi a vicenda, come anche Dio vi ha perdonato in Cristo. 

Qui, al contrario, viene indicato cosa svuota il cristiano dallo Spirito Santo. Viene molto sottolineato il rapporto con gli altri, affermando che esso è la chiave che stimola o opprime lo Spirito Santo.



Cap. 28.

Saul si sta preparando per la guerra contro i Filistei, nella quale perderà la vita.

Saul consulta la medium di En-Dor.

Sta per terminare la vita di Saul, il quale si è allontanato definitivamente dal Signore e per questo sta per fare una fine molto triste. Un tempo egli aveva conosciuto Dio e gustato la Sua presenza, eppure pian piano ne è divenuto distante.

Vs. 1-2. In quei giorni i Filistei radunarono i loro eserciti per far guerra ad Israele. Allora Akish disse a Davide: "Sappi bene che dovrai uscire a combattere con me, tu e i tuoi uomini". 2  Davide rispose ad Akish: "Tu certamente vedrai ciò che il tuo servo farà". Allora Akish disse a Davide: "Ebbene, io ti farò mia guardia del corpo per sempre". 

Giunge il giorno in cui i Filistei si riuniscono nuovamente per fare guerra ad Israele. La posizione di Davide in questo momento è equivoca, in quanto egli ha fatto credere al nemico di essere dalla sua parte. Akish conta su di lui e Davide lo illude.

Vs. 3-4.  Or Samuele era morto e tutto Israele l’aveva pianto, e lo avevano sepolto in Ramah sua città. E Saul aveva scacciato dal paese i medium e gl’indovini. 4  Così i Filistei si radunarono e vennero ad accamparsi a Shunem, mentre Saul radunò tutto Israele e si accampò a Ghilboa. 

Shunem si trovava nella tribù di Issacar, molto a nord del paese. E’ evidente come il territorio di Israele non era ben protetto, dal momento che i Filistei potevano penetrarvi all’interno in qualunque momento con il loro esercito. Ciò era dovuto al fatto che Saul, troppo a lungo impegnato nella caccia assurda a Davide, aveva lasciato il suo popolo privo di protezione. Ora il re si trovava nei monti adiacenti a Ghibea con il suo esercito, pronto ad attaccare i Filistei, ma ripieno di paura e pertanto privo del coraggio necessario.

Ora Saul è lontano da Dio, ma un tempo aveva scacciato tutti i medium e gli stregoni da Israele, in obbedienza al suo Signore, quando era pieno di zelo e si lasciava guidare dallo Spirito Santo. Essi sono una piaga per ogni nazione e Saul, in obbedienza a Dio, li ha cacciati via, poiché essi non possono dimorare in mezzo al popolo del Signore. Allo stesso modo, anche oggi nelle chiese deve esserci la purezza ed è necessario che ogni piccolo peccato venga allontanato in base alla predicazione della Parola, affinché non contamini ogni cosa.

Vs. 5-6.  Quando Saul vide l’esercito dei Filistei ebbe paura e il suo cuore tremò forte. 6  Così Saul consultò l’Eterno, ma l’Eterno non gli rispose né attraverso sogni, né mediante l’Urim (nella veste portata dal Sommo sacerdote, l’Efod, vi erano due pietre, simboleggianti il si e il no di Dio circa i quesiti degli uomini), né per mezzo dei profeti. 

L’Eterno è lontano da Saul, infatti non gli risponde, così come Saul ha abbandonato Dio. Ora ha paura dei Filistei in quanto non sente vicino a sé la presenza rassicurante dell’Eterno, e Lo consulta, ma inutilmente, poiché Saul non obbediva a Dio (v. 1 Samuele 15:3 e segg.). Davanti a Saul ci sono tutti i peccati che ha commesso, c’è il sangue colpevole degli Amalechiti risparmiati e quello innocente dei profeti da lui fatti uccidere. Il giudizio è sopra di lui ed egli ne è terrorizzato. C’è un momento in cui la grazia di Dio non si può più ottenere, per cui chi Lo rifiuta durante la propria vita, col sopraggiungere della morte va incontro ad una fine  sicura. Saul è scaduto dalla grazia di Dio, perciò comprendiamo che rigettare Cristo quale salvatore della propria vita conduce l’uomo alla perdizione, in quanto Egli è l’unica via che conduce al Padre.

Dio non risponde a Saul in quanto egli molte volte ha ignorato i suoi comandi, dimostrando di essere disobbediente e scarsamente timoroso del Signore.

1 Samuele 28:18.   perché non hai ubbidito alla voce dell’Eterno e non hai portato ad effetto la sua ardente ira contro Amalek; per questo l’Eterno oggi ti ha fatto questo.

1 Samuele 15:3. Ora va’, colpisci Amalek e vota allo sterminio tutto ciò che gli appartiene senza avere alcuna pietà di lui ma uccidi uomini e donne, fanciulli e lattanti, buoi e pecore cammelli e asini". 

Saul, però non obbedì al Signore:

1 Samuele 15:24. Allora Saul disse a Samuele: "Ho peccato per aver trasgredito il comando dell’Eterno e le tue parole, perché ho avuto paura del popolo e ho dato ascolto alla sua voce. 

Questo è il peccato di Saul, ovvero di non aver dato ascolto alla Parola di Dio, poiché temeva maggiormente il parere delle persone rispetto a  quello di Dio stesso.

Allora Saul smette di cercare L’Eterno e si rivolge ad una medium, lasciando la via certa per il parere di una persona che un tempo aveva allontanato da Israele. I maghi e gli indovini sono servi di Satana, evocano spiriti ed eseguono pratiche contrarie al volere di Dio.

Vs. 7-8.  Allora Saul disse ai suoi servi: "Cercatemi una donna che sia una medium perché possa andare da lei per consultarla". I suoi servi gli dissero: "Ecco a En-Dor c’è una donna che è una medium". Saul va contro ogni precetto di Dio ed agisce come vuole. Cosa pensa di ottenere da una persona, se è stato abbandonato da Dio? 8  Così Saul si travestì indossando altri abiti e partì con due uomini. Giunsero dalla donna di notte e Saul le disse: "Pratica la divinazione per me ti prego, con una seduta spiritica e fammi salire colui che ti dirò". 

Notiamo come i servi di Satana sono costretti ad umiliarsi e a mascherarsi. Si raca dalla donna di notte, poiché il peccato predilige l’oscurità alla luce.

Vs. 9-11.  La donna gli rispose: "Ecco tu sai ciò che Saul ha fatto: egli ha sterminato dal paese i medium e i maghi. Perché dunque tendi un laccio alla mia vita per farmi morire?". 10  Allora Saul le giurò per l’Eterno, dicendo: "Com’è vero che l’Eterno vive nessuna punizione ti toccherà per questo!" 11  La donna gli disse: "Chi devo farti salire?". Egli disse: "Fammi salire Samuele". 

Saul non aveva consultato Samuele quando questi era in vita, dopo la sua elezione a re, poichè desiderava vivere secondo la propria volontà.  Molte cose sarebbero andate in modo diverso se egli lo avesse fatto! Tuttavia, ora che il profeta è morto, va a cercarlo per avere da lui un consiglio.

Vs. 12.  Quando la donna vide Samuele gridò ad alta voce; e la donna disse a Saul: "Perché mi hai ingannata? Tu sei Saul!" 

La Bibbia non ci descrive il rituale che la strega utilizzò né le parole che pronunciò per evocare Samuele, in quanto essa non è maestra di peccato. Ad ogni cristiano è vietato evocare i morti.

Vs. 13-20.  Il re le rispose: "Non aver paura, che cosa vedi?". La donna disse a Saul: "Vedo un essere sovrumano che sale dalla terra". 14  Egli le domandò: "Che forma ha?". Ella rispose: "E’ un vecchio che sale ed è avvolto in un mantello". Allora Saul comprese che era Samuele, si piegò con la faccia a terra e si prostrò. 15  Samuele disse a Saul: "Perché mi hai tu disturbato, facendomi salire?". Saul rispose: "Mi trovo in una grande angustia, perché i Filistei mi fanno guerra e DIO si è allontanato da me, e non mi risponde più né mediante i profeti né attraverso i sogni; perciò, ti ho chiamato perché tu mi faccia sapere cosa devo fare". 16  Samuele disse: "Perché consulti me, se l’Eterno si è allontanato da te ed è divenuto tuo nemico? 17  L’Eterno ha fatto come aveva detto per mezzo mio. L’Eterno ha strappato dalle tue mani il regno e lo ha dato a un altro, a Davide, 18  perché non hai ubbidito alla voce dell’Eterno e non hai portato ad effetto la sua ardente ira contro Amalek; per questo l’Eterno oggi ti ha fatto questo. 19  L’Eterno darà anche Israele con te nelle mani dei Filistei; domani tu e i tuoi figli sarete con me. L’Eterno darà pure l’esercito d’Israele nelle mani dei Filistei". 20  Allora Saul cadde subito lungo disteso per terra, perché grandemente spaventato dalle parole di Samuele; egli era già senza forze. perché non aveva preso cibo tutto quel giorno e tutta quella notte. 

Saul è angosciato e smarrito, ma è troppo tardi per recuperare il suo rapporto con Dio, in quanto questo non esiste più; la fine di Saul è arrivata. Anche i cristiani di oggi possono morire spiritualmente se si allontanano da Dio, dallo studio della Parola e dall’adunanza dei fratelli. Questo è molto triste.

E’ giunto anche il tempo di Davide, colui che egli ha odiato e perseguitato, ma che è l’unto e l’eletto da Dio.

Vs. 20-25.  La donna si avvicinò a Saul e vedendolo tutto terrorizzato, gli disse: "Ecco, la tua serva ha ubbidito alla tua voce; io ho messo in pericolo la mia vita per ubbidire alle parole che mi hai detto. 22  Or dunque ascolta anche tu la voce della tua serva e lascia che ti metta davanti un boccone di pane; mangia, così riprenderai forza per rimetterti in cammino". 23  Ma egli rifiutò e disse: "Non mangerò". I suoi servi però, insieme alla donna, insistettero ed egli li ascoltò; così si alzò da terra e si pose a sedere sul letto. 24  La donna aveva in casa un vitello ingrassato; lo uccise in fretta, poi prese la farina la impastò e ne fece dei pani senza lievito. 25  Mise questi cibi davanti a Saul e ai suoi servi, ed essi mangiarono; poi si levarono e ripartirono quella stessa notte. 

Tutta la vita di Saul gli è stata posta davanti al termine della sua esistenza, soppesata e giudicata. Egli ha disobbedito ed è divenuto un nemico di Dio. Niente di ciò che ha fatto sussiste davanti agli occhi dell’Eterno, anzi ogni sua azione è stata giudicata.


Cap. 29.

Davide rimandato nel paese dei Filistei.

Davide è stato unto da Samuele quando era un giovane, tanti anni prima, e solo ora giunge il momento di assolvere il proprio ministerio. Nell’arco di tutto questo tempo egli è stato preparato dal Signore al compito a lui affidato ed ora sta per giungere l’ultima lezione.

Davide è tra i Filistei, un popolo pagano contrario a Dio e ai suoi insegnamenti, i cui discendenti sono gli odierni  Palestinesi, nemici del popolo di Dio durante tutto l’arco della storia. Certamente si trovava in un luogo sbagliato per lui, non voluto da Dio, eppure quest’ultimo lo soccorre, dimostrando ancora una volta cura per questo servo. Akish lo vuole al suo fianco nella battaglia contro Israele, mettendo Davide in una situazione difficilissima: come poteva combattere contro i suoi fratelli? Al contrario, come poteva tradire colui che lo aveva aiutato fino a quel momento? Davide non sa come comportarsi e Dio fa andare le cose in modo favorevole al suo servo:

Vs. 1-5. I Filistei radunarono tutte le loro truppe ad Afek, mentre gli Israeliti si accamparono presso la sorgente di Jezreel. 2  I principi dei Filistei procedevano con le loro centinaia e le migliaia, mentre Davide e i suoi uomini procedevano per ultimi con Akish. 3  Allora i capi dei Filistei dissero: "Cosa fanno questi Ebrei?". Akish rispose ai capi dei Filistei: "Non è costui Davide, servo di Saul re d’Israele, che è stato con me questi giorni o questi anni? In lui non ho trovato alcun fallo dal giorno della sua defezione a oggi!". 4  Ma i capi dei Filistei si adirarono contro di lui e gli dissero: "Rimanda costui, perché ritorni al luogo che gli hai assegnato. Non venga con noi a combattere, perché non diventi nostro nemico in battaglia. Come potrebbe riacquistare costui il favore del suo signore, se non con la testa di questi uomini? 5  Non è costui Davide di cui cantavano in coro nelle danze, dicendo: "Saul ha ucciso i suoi mille e Davide i suoi diecimila"?". 

I capi tribù sono contrari alla presenza di Davide tra le fila dell’esercito e impongono ad Akish di mandarlo via. Quello non era il suo posto, così come i figli di Dio, stirpe reale, devono vivere lontani dai nemici del Padre, ma tra il popolo di Dio in Giuda, a lodare il Signore.

Luca 22:54-62.   Dopo averlo catturato, lo portarono via e lo condussero nella casa del sommo sacerdote. E Pietro seguiva da lontano. 55  Quando essi accesero un fuoco in mezzo al cortile e si posero a sedere attorno, Pietro si sedette in mezzo a loro. 56  Una serva lo vide seduto presso il fuoco, lo guardò attentamente e disse: "Anche costui era con lui". 57  Ma egli lo negò, dicendo: "Donna, non lo conosco". 58  Poco dopo lo vide un altro e disse: "Anche tu sei di quelli". Ma Pietro disse: "O uomo, non lo sono". 59  Passata circa un’ora, un altro affermava con insistenza, dicendo: "In verità anche costui era con lui, perché è Galileo". 60  Ma Pietro disse: "O uomo, non so quello che dici". E subito, mentre ancora parlava, il gallo cantò. 61  E il Signore, voltatosi, guardò Pietro. E Pietro si ricordò della parola che il Signore gli aveva detto: "Prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte". 62  Allora Pietro uscì fuori e pianse amaramente. 

La gente lo riconosce tra i seguaci di Cristo, ma egli lo nega. Mentre portano via Gesù, Pietro si trova lontano da lui, ossia non nel luogo in cui doveva stare, per questo non ha la forza di testimoniare il suo essere al fianco di Cristo. Il Signore vuole che i cristiani vivano nel mondo al fine di evangelizzare tutta la gente, ma non troppo a contatto con loro, per non esserne traviati e trascinati lontano dalla verità. 

Mentre il Signore veniva portato via, Pietro si trovava lontano da lui, mescolato tra la folla che lo beffeggiava: quello non era il suo posto.

Davide non è nel luogo a lui designato e con il popolo a cui appartiene, eppure Dio lo ritrae  da questa situazione e lo riporta nella sua retta posizione. E’ necessario rimanere sempre accanto al Padre:

Luca 15:11- 24.   Disse ancora: "Un uomo aveva due figli. 12  Il più giovane di loro disse al padre: "Padre, dammi la parte dei beni che mi spetta". E il padre divise fra loro i beni. 13  Pochi giorni dopo il figlio più giovane, raccolta ogni cosa, se ne andò in un paese lontano e là dissipò le sue sostanze vivendo dissolutamente. 14  Ma quando ebbe speso tutto, in quel paese sopraggiunse una grave carestia ed egli cominciò ad essere nel bisogno. 15  Allora andò a mettersi con uno degli abitanti di quel paese, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. 16  Ed egli desiderava riempire il ventre con le carrube che i porci mangiavano, ma nessuno gliene dava. 17  Allora, rientrato in sé, disse: "Quanti lavoratori salariati di mio padre hanno pane in abbondanza, io invece muoio di fame! 18  Mi leverò e andrò da mio padre, e gli dirò: Padre, ho peccato contro il cielo e davanti a te; 19  non sono più degno di essere chiamato tuo figlio; trattami come uno dei tuoi lavoratori salariati. 

Come questo padre, anche il Signore non ci obbliga mai a rimanere accanto a lui, ma desidera una nostra adesione volontaria. Il giovane è figlio di un uomo ricco, ha una sua posizione accanto a suo padre, eppure desidera provare come si vive nel mondo. Toccato il fondo, comprende che la sua corretta posizione è accanto al padre, dove viveva in abbondanza e non doveva elemosinare gli scarti destinati ai maiali.

20  Egli dunque si levò e andò da suo padre. Ma mentre era ancora lontano, suo padre lo vide (Il padre era in attesa di vederlo tornare) e ne ebbe compassione; corse, gli si gettò al collo e lo baciò. 21  E il figlio gli disse: "Padre, ho peccato contro il cielo e davanti a te e non sono più degno di essere chiamato tuo figlio". 22  Ma il padre disse ai suoi servi: "Portate qui la veste più bella e rivestitelo, mettetegli un anello al dito e dei sandali ai piedi. 23  Portate fuori il vitello ingrassato e ammazzatelo; mangiamo e rallegriamoci, 24  perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato". E si misero a fare grande festa. 

Il figlio meritava di essere giudicato, invece il padre, pieno di compassione, lo abbraccia e lo accetta nuovamente nella famiglia.

Anche nei confronti di Davide è così: egli aveva peccato, era sceso a compromessi e si trovava al fianco dei nemici; eppure Dio lo protegge, ha compassione di lui e volge le cose in modo tale da riportare il suo prescelto nella giusta posizione.

Vs. 6-7. Allora Akish chiamò Davide e gli disse: "Com’è vero che l’Eterno vive, tu sei un uomo retto e vedo con piacere il tuo andare e venire con me nell’esercito, perché non ho trovato in te niente di male dal giorno del tuo arrivo da me fino ad oggi; ma tu non sei gradito agli occhi dei principi. 7  Or dunque torna indietro e va’ in pace, per non far nulla che dispiaccia ai principi dei Filistei". 

Akish dimostra a Davide tutta la sua stima, basata tuttavia  sul fatto che egli, un tempo re di Israele e servo di Saul, è divenuto servo di Akish. Lo licenzia con tutti gli onori, sperando di potersi servire ancora di lui in futuro.

Davide chiede spiegazioni, ritenendo di essersi sempre comportato in modo leale verso il suo nuovo sovrano.

Vs. 8-11.  Davide disse ad Akish: "Che cosa ho fatto e che cosa hai trovato nel tuo servo dal giorno in cui sono venuto con te fino al giorno d’oggi, perché io non possa andare a combattere contro i nemici del re, mio signore?". 9  Akish rispose a Davide dicendo: "Comprendo che tu sei gradito ai miei occhi come un angelo di DIO; ma i principi dei Filistei hanno detto: "Egli non deve salire con noi alla battaglia!". 10  Perciò, alzati domani mattina presto con i servi del tuo signore che sono venuti con te; alzatevi al mattino presto e, allo spuntar del giorno, partite" (Akish non vuole sollevare motivi di invidia e rancore nel cuore dei principi dei Filistei). 11  Così Davide e i suoi uomini si alzarono al mattino presto, per partire e tornare nel paese dei Filistei. I Filistei invece salirono a Jezreel.

Davide dimostra rispetto e fedeltà verso Akish, mentre in realtà egli è ben felice di andare via e di sottrarsi da questa situazione difficile. Dio ha risolto saggiamente il problema del suo servo, senza causare difficoltà e problemi di sorta.

 

Cap. 30.

Grande vittoria di Davide sugli Amalekiti.

Un comportamento secondo i pensieri carnali ha privato Davide della comunione con Dio. Ha servito i nemici di Israele, e la stima ottenuta è stata un pericolo per la sua anima. Dio ha preordinato una serie di eventi che hanno ricondotto Davide in mezzo al suo popolo.

Vs. 1-6. Quando Davide e i suoi uomini giunsero a Tsiklag il terzo giorno, gli Amalekiti avevano fatto una razzia nel Neghev a Tsiklag; avevano preso Tsiklag e l’avevano incendiata; 2  essi avevano fatto prigionieri le donne e tutti quelli che vi erano, piccoli e grandi; non avevano ucciso nessuno, ma li avevano condotti via e se n’erano andati. 3  Quando Davide e i suoi uomini giunsero alla città, ecco la città era distrutta dal fuoco, e le loro mogli, i loro figli e le loro figlie erano stati condotti via prigionieri. 4  Allora Davide e tutti quelli che erano con lui alzarono la voce e piansero finché non ebbero più forza di piangere. 5  Le due mogli di Davide, Ahinoam, la Jezreelita e Abigail la Karmelita, già moglie di Nabal, erano anch’esse prigioniere. 6  Davide fu grandemente angosciato perché la gente parlava di lapidarlo, avendo tutti l’animo amareggiato, ciascuno a motivo dei suoi figli e delle sue figlie; ma Davide si fortificò nell’Eterno, il suo DIO. 

Dio è presente in mezzo a tanta rovina e ristora Davide, che trova la fortificazione solo in Lui. Non è la prima volta che questo viene detto di Davide, il quale è per noi un esempio di fede. Infatti, nonostante le avversità che colpiscono inevitabilmente anche i figli di Dio, è possibile trovare la forza solo nel Signore, il quale è sempre al nostro fianco.

Una disgrazia atroce colpisce il popolo di Dio, Davide e i suoi compagni piangono fino a non avere più lacrime, poi trovano la forza nell’Eterno. Gesù, infatti, al termine dei tempi ci porterà certamente in trionfo e già ora è con noi in ogni momento, aprendo per noi una via nelle avversità.

Gli Amalekiti sono giunti a Tsiklag ed hanno portato la distruzione, lasciando alle loro spalle solo dolore e desolazione. La città era indifesa e così essi sono entrati, hanno saccheggiato, rubato, bruciato e portato via le donne e i bambini. In questo modo si sono vendicati di quando Davide ha portato loro tanto danno: 1 Samuele 27:8. Davide e i suoi uomini salivano e facevano razzie nel paese dei Gheshuriti dei Ghirziti e degli Amalekiti; queste popolazioni abitavano da tempi antichi il paese, estendendosi da Shur fino al paese d’Egitto. 

Come mai non li hanno uccisi tutti, come Davide aveva fatto con i loro cari? Come mai non lo hanno ripagato con la stessa moneta? Certamente qui è la protezione di Dio.

Ripensiamo al peccato di Saul: se avesse sterminato gli Amalekiti a suo tempo, ora Israele non avrebbe sofferto tanto a causa loro.

Davide si fortifica nel Signore, il quale è fedele e, alla fine, farà in modo che i suoi servi riprendano ogni cosa che era stata loro sottratta, senza che nulla mancasse, neppure un capello dei loro famigliari. Non solo hanno ripreso tutti i loro beni, ma hanno anche acquisito tutti quelli degli Amalekiti. Quindi: è cosa certa che il nemico ci attaccherà, ma noi possiamo sapere che alla fine noi avremo la vittoria, poiché Gesù ci fa trionfare sempre.

Anche gli uomini che sono con Davide sono amareggiati, danno a lui la colpa di quanto è accaduto e pensano di lapidarlo. Ricordiamo che queste persone dovevano molto a Davide, il quale si era preso cura di loro quando erano stati emarginati dagli altri e rifiutati. Ora però, vista la difficoltà, anche loro si rivoltano contro di lui e lo osteggiano. Solo Gesù è sempre fedele, senza voltarci mai le spalle.

Davide è totalmente con Dio e lo consulta per sapere cosa deve fare.

Vs. 7-8. Poi Davide disse al sacerdote Abiathar, figlio di Ahimelek: "Ti prego, portami l’efod". Abiathar portò l’efod a Davide. 8  Così Davide consultò l’Eterno e chiese: "Devo inseguire questa banda? La raggiungerò?". L’Eterno rispose: "Inseguila, perché la raggiungerai certamente e ricupererai senz’altro ogni cosa". 

Davide desidera inseguire i nemici, anche perché è convinto di essere nella ragione; tuttavia consulta Dio, avendo imparato la necessità di mettere ogni cosa nelle Sue mani. L’Eterno lo incoraggia ad andare, rassicurandolo circa l’esito positivo dello scontro.

Vs. 9-10.  Davide dunque partì con i seicento uomini che aveva con sé e giunse al torrente Besor, dove quelli rimasti indietro si fermarono; 10  ma Davide continuò l’inseguimento con quattrocento uomini, mentre duecento rimasero indietro, perché erano troppo stanchi per attraversare il torrente Besor. 

Davide parte con 600 uomini, ma a Besor 200 di essi si devono fermare. Qui troviamo un’altra prova della fede di questo uomo, in quale prosegue, forte nella fede in Dio, nonostante parte del suo esercito sia inutilizzabile.

Ecco che Dio li aiuta:

Vs. 11-16.  Trovarono nella campagna un Egiziano e lo condussero a Davide. Gli diedero pane da mangiare e acqua da bere, 12  gli diedero pure un pezzo di schiacciata di fichi secchi e due grappoli d’uva. Dopo aver mangiato, il suo spirito ritornò, perché non aveva mangiato pane né bevuto acqua per tre giorni e tre notti. 13  Davide gli chiese: "A chi appartieni e da dove vieni?". Egli rispose: "Sono un giovane egiziano, servo di un Amalekita il mio padrone mi ha abbandonato, perché tre giorni fa caddi ammalato. 14  Abbiamo fatto una razzia nel sud dei Kerethei, nel territorio di Giuda e nel sud di Caleb e abbiamo incendiato Tsiklag col fuoco". 15  Davide gli disse: "Puoi tu condurmi giù dov’è quella banda?". Egli rispose: "Giurami nel nome di DIO che non mi ucciderai e non mi consegnerai nelle mani del mio padrone, e io ti condurrò giù dov’è quella banda". 16  E lo condusse giù; ed ecco gli Amalekiti erano sparsi su tutto il paese mangiando, bevendo e facendo festa, per tutto il grande bottino che avevano portato via dal paese dei Filistei e dal paese di Giuda. 

Un egiziano ferito e in fin di vita permette di trovare il luogo ove si trova il nemico: questo è un intervento divino, in quanto senza tale aiuto la spedizione sarebbe stata un fallimento.

L’uomo ferito è un servo, un uomo che il suo padrone aveva sfruttato fino a quando gli era stato utile e che poi, una volta ferito, aveva abbandonato in un campo. L’uomo era denutrito, mentre dai versetti successivi apprendiamo che il padrone stava festeggiando con un ricco banchetto; proprio questo servo ritenuto inutile diviene lo strumento perfetto per Davide per sconfiggere i nemici del suo popolo.

Il nemico sta bevendo e mangiando, ormai certo della vittoria e del ricco bottino, tant’è vero che non pensa neppure a difendersi, ma sparpagliato qua e là sta festeggiando.

Davide piomba su di loro:

Vs. 17-20.  Davide li attaccò dal crepuscolo fino alla sera del giorno dopo; nessuno di loro scampò, ad eccezione di quattrocento giovani, che montarono sui cammelli e fuggirono. 18  Così Davide ricuperò tutto ciò che gli Amalekiti avevano portato via; Davide ricuperò anche le sue mogli. 19 Niente andò loro perduto, né piccolo né grande, né figli né figlie, né bottino né alcun altra cosa che avevano loro preso. Davide ricuperò tutto. 20  Così Davide prese tutte le greggi e tutti gli armenti; e quelli che camminavano davanti al bestiame, dicevano: "Questo è il bottino di Davide!". 

Come Dio aveva promesso, Davide e i suoi uomini recuperano ogni piccola cosa. Anche noi dobbiamo stare ben saldi nelle promesse di Cristo, che ci ha assicurato che non ci verrà tolto neppure un capello, ovvero una parte piccolissima di noi stessi e di poco valore. Spesso l’uomo si preoccupa della quotidianità della sua vita, del lavoro, della famiglia, ma ciò è sciocco, in quanto abbiamo un Dio che provvede ad ogni piccola esigenza, se cerchiamo primariamente il regno di Dio.

Vs. 21-22. Poi Davide giunse dai duecento uomini che erano troppo stanchi per seguire Davide, e che egli aveva fatto rimanere al torrente Besor. Questi andarono incontro a Davide e alla gente che era con lui. Così Davide si avvicinò loro e li salutò. 22 Allora tutti i malvagi e gli spregevoli fra gli uomini che erano andati con Davide presero a dire: "Poiché costoro non sono venuti con noi, non daremo loro nulla del bottino che abbiamo ricuperato, eccetto la moglie e i figli di ciascuno; li conducano via e se ne vadano!". 

Qui viene indicato come Davide provvide alla divisione del bottino. Gli Amalekiti avevano deciso di utilizzare i beni di Israele per dedicarsi alle gozzoviglie, invece Davide, che conosce la Parola di Dio, decide di comportarsi in modo molto differente. Infatti, il Signore ci dona dei beni affinché con essi possiamo anche benedire gli altri; dobbiamo fare del bene e non pensare unicamente a soddisfare noi stessi. Davide, quindi, vuole benedire anche coloro che erano rimasti indietro e non avevano partecipato personalmente alla vittoria. Tuttavia anche nel gruppo dei vincitori ci sono persone che si lamentano e portano zizzania: sono persone che passano il proprio tempo a guardare il comportamento degli altri, a giudicare e a sparlare. Questo atteggiamento è malvagio e spregevole agli occhi di Dio.

Davide riprende questi compagni, dando a Dio tutto il merito del successo dell’impresa.

Vs. 23.  Ma Davide disse: "Non fate così, fratelli miei con quello che l’Eterno ci ha dato proteggendoci e mettendo nelle nostre mani la banda che era venuta contro di noi. 

La gloria non viene attribuita da Davide a se stesso, ma a Dio; gli Israeliti, infatti, non hanno perso alcun soldato in battaglia e tale fatto è sorprendente, segno della mano di Dio.

Anche gli uomini rimasti indietro dovevano condividere la benignità di Dio verso Israele, anche perché essi non erano stati indolenti, bensì impossibilitati a proseguire. Non dovevano quindi essere puniti, ma condividere con gli altri la vittoria e la gloria del Padre. Bisogna poi pensare che erano stati utili rimanendo di guardia al bagaglio, perciò era giusto essere generosi anche con loro.

Vs. 24-25.  Chi vi darà retta in questa proposta? Ma qual è la parte di chi scende a combattere, tale sarà la parte di chi rimane presso i bagagli; faranno le parti insieme". 25  Da quel giorno in poi si fece così; Davide ne fece uno statuto e una norma per Israele fino al giorno d’oggi. 

Ogni incarico ha la stessa importanza, analogamente agli impegni svolti all’interno della chiesa di oggi. Nessuna persona ha una maggiore dignità di un’ altra, nessun incarico ha un maggiore valore di un altro. La preghiera riveste un’importanza notevole e colui che intercede per i fratelli avrà parte della ricompensa ottenuta da chi evangelizza, in quanto è stato loro sostenitore. 

Paolo afferma che i Filippesi riceveranno parte della gloria spettante a lui, in quanto lo hanno sostenuto materialmente:

Filippesi 4:15-19. Or sapete anche voi, Filippesi, che all’inizio della predicazione dell’evangelo, quando partii dalla Macedonia, nessuna chiesa mi fece parte di alcuna cosa, per quanto al dare e al ricevere, se non voi soli 16  poiché anche a Tessalonica mi avete mandato, non solo una volta ma due, di che provvedere al mio bisogno.17  Non già che io ricerchi i doni, ricerco invece il frutto che abbondi a vostro favore.18  Adesso ho ricevuto tutto ed abbondo, sono ricolmo, avendo ricevuto da Epafrodito ciò che mi è stato mandato da voi, che è un profumo di odor soave, un sacrificio accettevole, piacevole a Dio.19  Ora il mio Dio supplirà ad ogni vostro bisogno secondo le sue ricchezze in gloria, in Cristo Gesù.

Possiamo essere utili alla diffusione del Vangelo in tanti modi, non necessariamente evangelizzando, profetizzando, ecc. , ma anche aiutando materialmente gli altri, oppure attraverso l’intercessione delle preghiere.

Vs. 26-31.  Quando Davide ritornò a Tsiklag, mandò parte del bottino agli anziani di Giuda, suoi amici, dicendo: "Eccovi un dono proveniente dal bottino preso dai nemici dell’Eterno". 

Ora vengono menzionati vari luoghi del territorio della tribù di Giuda che avevano aiutato Davide quando era in difficoltà:

27  Ne mandò a quelli di Bethel, Betel significa “casa di Dio”

a quelli di Ramoth del Neghev, a quelli di Jattir, 28  a quelli di Aroer, a quelli di Sifmoth, a quelli di Eshtemoa 29  a quelli di Rakal, a quelli delle città degli Jerahmeeliti, a quelli delle città dei Kenei, 30  a quelli di Hormah, a quelli di Kor-Ashan, a quelli di Athak 31  a quelli di Hebron, e a quelli di tutti i luoghi per i quali era passato Davide con i suoi uomini. 

Davide non dimentica nessuno di coloro che lo hanno aiutato nei momenti difficili e ricolma tutti di beni. Essi possono comprendere come l’Eterno sia con lui, e che è bene accettarlo come signore e sottomettersi la sua legge.

Davide è molto generoso e non pensa ad arricchirsi, bensì a servire il suo popolo; dimostra gratitudine per coloro che lo hanno aiutato quando era nel bisogno.

Indietro
Indietro

1 Samuele 26

Avanti
Avanti

1 Samuele 31