1 Samuele 16:13-17:53

1 Samuele 16:13-17:53
Craig Quam

Cap. 16.

Vs. 13.  Allora Samuele prese il corno dell’olio e lo unse in mezzo ai suoi fratelli; da quel giorno in poi lo Spirito dell’Eterno investì Davide. Poi Samuele si levò e andò a Ramah. 

Davide viene scelto, davanti ai suoi fratelli e consacrato. Da quel momento lo Spirito di Dio lo investe e lo fa maturare interiormente.

Samuele torna a Ramah e di lui non sapremo più nulla fino alla sua morte.

Cosa fece Davide, dopo aver ricevuto l’unzione da parte di Dio? Tornò alle sue pecore, senza inorgoglirsi. Per questo la sua umiltà è un grande esempio per noi.

Davide chiamato al servizio di Saul.

Cominciamo a vedere un Saul verso il tramonto ed un Davide che cresce.

Vs. 14. Or lo Spirito dell’Eterno si era allontanato da Saul e un cattivo spirito da parte dell’Eterno lo terrorizzava. 

Dio non è più con Saul e con lui si sono allontanate tutte le cose buone che il re aveva ricevute.

Vs. 15-18  I servi di Saul gli dissero: "Ecco, un cattivo spirito da parte di DIO ti turba. 16  Il nostro signore comandi dunque ai tuoi servi che ti stanno davanti di cercare un uomo che suoni bene l’arpa; quando poi il cattivo spirito da parte di DIO ti investirà, egli metterà mano all’arpa e tu starai bene". 17  Saul disse ai suoi servitori: "Trovatemi un uomo che suoni bene e fatelo venire da me". 18  Allora uno dei domestici prese a dire: "Ecco io ho veduto un figlio di Isai, il Betlemita, che sa suonare bene: è un uomo forte e valoroso, abile nel combattere, eloquente nel parlare e di bell’aspetto, e l’Eterno è con lui". 

Saul è tormentato da uno spirito malefico e manda a chiamare Davide, in quanto molto bravo a suonare l’arpa. Il re non pensa minimamente di cercare una riconciliazione con Dio, né manda a chiamare Samuele, affinché preghi assieme a lui. Cerca, invece, un ristoro nella musica.

Vs. 19.  Saul dunque inviò dei messaggeri a Isai per dirgli: "Mandami tuo figlio Davide, che è col gregge". 

Apertamente Samuele ha unto Davide come futuro re di Israele, eppure egli non si è inorgoglito, bensì è tornato a pascolare il gregge, ossia al compito a lui affidato. 

La provvidenza di Dio porta Davide alla corte del re, eppure sarà necessario che la sua fede sia messa alla prova con ogni sorta di sofferenze. Egli sarà umiliato, disprezzato, odiato e perseguitato perché possa comprendere come Dio sia sufficiente in ogni momento della vita.

Vs. 20.  Allora Isai prese un asino carico di pane, un otre di vino, un capretto e li mandò a Saul per mezzo di Davide suo figlio. 

Isai invia di buon grado suo figlio alla corte del re, donando anche del pane e del vino per il sovrano, segno di pace e di fedeltà.

Vs. 21-23.  Davide arrivò da Saul e rimase al suo servizio; Saul si affezionò grandemente a lui ed egli divenne suo scudiero. 22  Saul mandò quindi a dire a Isai: "Ti prego, lascia Davide al mio servizio, perché ha trovato grazia ai miei occhi". 23  Ora, quando il cattivo spirito da parte di DIO investiva Saul, Davide prendeva l’arpa e la suonava con la mano; allora Saul si sentiva risollevato e stava meglio, e il cattivo spirito si allontanava da lui. 

Probabilmente Davide suonava e cantava degli inni, fatto che limitava l’influenza malvagia dello spirito satanico.



Cap. 17.

Davide vince Goliath.

Davide è un uomo di fede, che ama il Signore con tutto il suo cuore.

Poco tempo prima i Filistei erano stati sconfitti e ridotti allo stremo delle forze dall’esercito israelita, grazie all’intervento di Dio, e sarebbero stati annientati se Saul, loro re, non si fosse allontanato dall’Eterno. Li ritroviamo ora di nuovo all’attacco.

Vs. 1.  Or i Filistei radunarono le loro truppe per combattere; si radunarono a Sokoh, che appartiene a Giuda, e si accamparono fra Sokoh e Azekah, a Efes-Dammim. 

Il nemico si organizza contro Israele e, a quanto pare, ne conquista una parte, dal momento che si accampa in un territorio appartenente a Giuda. Questo non sarebbe mai accaduto se il popolo di Dio fosse rimasto fedele al suo creatore.

Forse i Filistei sapevano che Samuele aveva abbandonato Saul, che non lo consigliava più e che il sovrano era caduto in uno stato di depressione. Approfittano di tale situazione e cercano di attaccare il popolo di Dio.

Vs. 2-3.  Anche Saul e gli uomini d’Israele si radunarono e si accamparono nella valle del Terebinto, e si schierarono in battaglia contro i Filistei. 3  I Filistei stavano sul monte da una parte e Israele stava sul monte dall’altra parte, e fra di loro c’era la valle. 

Saul affronta i Filistei. Sappiamo che lo spirito malefico lo ha abbandonato temporaneamente, grazie all’intervento di Davide ed all’impegno che ora deve affrontare. La nostra mente, infatti,  deve sempre essere occupata dagli impegni, affinché non si pieghi su se stessa e si abbandoni alla tristezza e allo sconforto.

Dal vs. 15 sappiamo che Davide è tornato a casa, a Betlemme, per occuparsi del gregge di suo padre. E’ veramente un esempio di umiltà poiché, avendo assaporato i piaceri della vita a corte, tuttavia ritorna al suo dovere di pastore, tanto più che i suoi fratelli erano impegnati nella guerra al fianco del re.

Vs. 4. Dall’accampamento dei Filistei uscì un campione di nome Goliath, di Gath, alto sei cubiti e un palmo. 

I Filistei sfoggiano un loro gigante, Goliath, che si presenta, sicuro della sua forza, davanti al popolo e lo sfida. Sono orgogliosi del loro concittadino, tanto quanto egli lo è di se stesso, della sua forza e della statura di cui è dotato. Egli era uno dei figli di Anac, che viveva a Gath ai tempi di Giosuè e che diede origine alla razza dei giganti. Goliath era alto sei cubiti e un palmo, ovvero più di tre metri. Un cubito, infatti, era circa 50 cm e un palmo era mezzo cubito. Questa statura spaventosa rendeva Goliath un temibile nemico, soprattutto se la sua forza ed il coraggio erano proporzionali all’altezza.

Vs. 5-6.  Aveva in testa un elmo di bronzo, era vestito di una corazza a maglie, il cui peso era di cinquemila sicli di bronzo; 6  alle gambe portava gambiere di bronzo e un giavellotto di bronzo sospeso alle spalle. 

Era ben fornito di tutto il necessario per difendersi: in testa era protetto da un elmo, sul corpo aveva una corazza formata da squame di rame sovrapposte, molto pesanti e robuste, alle gambe, la parte più esposta ai colpi a causa della sua statura, postava un gambale robustissimo ed anche il collo era protetto da un collare. Il tutto pesava 5.000 sicli: un siclo corrisponde a 16 grammi, per cui l’armatura pesava 80.000 grammi, ovvero 80 kg.

Vs. 7.  L’asta della sua lancia era come un subbio di tessitore, e la punta della lancia pesava seicento sicli di ferro, davanti a lui camminava il suo scudiero. 

La sua lancia viene descritta minuziosamente e si comprende come era tanto pesante che una persona normale non sarebbe stata in grado neppure di sollevarla. Egli, invece, poteva addirittura utilizzarla. Il suo scudo, che era la parte più leggera, veniva trasportato da un uomo.

vs. 8-10.  Egli dunque si fermò e gridò alle schiere d’Israele, dicendo: "Perché siete usciti per schierarvi in ordine di battaglia? Non sono io un Filisteo e voi i servi di Saul? Sceglietevi un uomo che scenda contro di me. 9  Se sarà in grado di combattere con me e di uccidermi, noi saremo vostri servi, ma se io sarò vincitore e lo ucciderò, voi sarete nostri servi e ci servirete". 10  Il Filisteo poi aggiunse: "Io lancio oggi una sfida alle schiere d’Israele: Datemi un uomo e ci batteremo!". 

Goliath sfida Israele, poiché non sa che non deve vedersela con esso, ma con Dio, e che oltraggiando il suo popolo, oltraggia l’Eterno stesso. Questo fatto lo porta alla disfatta totale.

Oggi noi, ovunque viviamo, abbiamo davanti un nemico gigante, Satana, poiché il nostro combattimento è spirituale e si rivolge contro potestà e principati nei luoghi celesti; il nemico quotidianamente sfida i cristiani, come Goliath.

Vs. 11.  Quando Saul e tutto Israele udirono queste parole del Filisteo rimasero costernati ed ebbero grande paura. 

Saul, che non era un uomo di Dio, non affronta il gigante nel nome di Gesù, ma trema, assieme a tutto il popolo. L’Eterno, infatti, non era più con lui ed uno spirito malvagio lo tormentava. Chi cammina col Signore ha in sé lo Spirito di Dio, il quale è più forte di chi regna nel mondo.

Vs. 12-15.  Or Davide era figlio di quell’Efrateo di Betlemme di Giuda, di nome Isai, che aveva otto figli. Al tempo di Saul, quest’uomo era vecchio e avanzato negli anni. 13  I tre figli maggiori d’Isai erano andati in guerra al seguito di Saul; i nomi dei tre figli che erano andati in guerra erano: Eliab, il primogenito, Abinadab il secondo, e Shammah il terzo. 14  Davide era il più giovane e i tre maggiori erano andati al seguito di Saul. 15  Davide invece andava e veniva da Saul per pascolare il gregge di suo padre a Betlemme. 

Conosciamo già la famiglia di Davide, la quale ha assistito all’unzione del giovane. Nessuno dei suoi fratelli era degno di divenire re, infatti anche loro in questa circostanza tremano di fronte al gigante.

Vs. 16.  Il Filisteo si faceva avanti mattina e sera, e continuò a presentarsi per quaranta giorni. 

Per 40 giorni Goliath si presenta davanti al popolo, per sfidarlo ed intimorirlo, per accusarlo, mattina e sera, ossia due volte al giorno. Apocalisse ci dice che l’accusatore dei fratelli è Satana, colui che ci assilla e ci condanna; tuttavia il sangue di Gesù ci ha già sanato.

Vs. 17-19.  Or Isai disse a Davide, suo figlio: "Prendi per i tuoi fratelli un’efa di questo grano arrostito e questi dieci pani e portali in fretta ai tuoi fratelli nell’accampamento. 18  Porta anche queste dieci forme di formaggio al capitano del loro migliaio vedi come stanno i tuoi fratelli e riportami un pegno da parte loro. 19  Saul con i tuoi fratelli e tutti gli uomini d’Israele sono nella valle del Terebinto a combattere contro i Filistei". 

Entra in scena Davide, quasi per caso, ma noi ben sappiamo che la vita di un figlio di Dio non è mai legata alla fatalità, ma ben guidata da Dio in ogni istante. 

Davide viene inviato all’accampamento da suo padre, per vedere come stanno i suoi fratelli e per portare loro del cibo. Tuttavia Dio ha un piano ben maggiore di questo e lo trasforma  nel salvatore del suo popolo. Davide parte per questa missione, pur avendone già compiute altre in segreto per tutelare il gregge di suo padre: egli, infatti, aveva battuto un leone ed un orso (vedi Proverbi 28:15; Lamentazioni 3:10 e Amos 5:19).

Vs. 20. Così Davide si alzò al mattino presto lasciò le pecore a un guardiano, prese il suo carico e partì come Isai gli aveva ordinato. Giunse al campo dei carri, quando l’esercito usciva per schierarsi in battaglia e lanciava il grido di guerra. 

Davide parte di buon mattino, al fine di adempiere subito e con obbedienza al compito affidatogli.

Vs. 21.  Israeliti e Filistei si erano schierati in ordine di battaglia, esercito contro esercito. 

Davide giunge al campo nel momento cruciale, ossia quando gli eserciti erano finalmente schierati uno contro l’altro, pronti a combattersi. Dio aveva condotto il suo prescelto nel momento giusto.

Vs. 22-23.  Davide, lasciato il suo carico nelle mani del guardiano dei bagagli, corse alle schiere di battaglia; giunto, chiese ai suoi fratelli come stavano. 23  Mentre parlava con loro, ecco uscire dalle schiere dei Filistei quel campione, il Filisteo di Gath, di nome Goliath, e ripetere le solite parole; e Davide le udì. 

Davide ascolta le parole di Goliath, pronunciate ormai da tanti giorni, sempre uguali a se stesse; ma questa volta è diverso, in quanto tra il popolo non c’è Saul, il timoroso, l’uomo lontano da Dio, ma Davide, l’uomo di fede, l’Unto. Egli non si fida delle proprie doti fisiche, bensì riconosce che la propria forza gli deriva dalla conoscenza di Dio e dal Suo agire al nostro posto. I figli di Dio non si vantano di alcuna cosa, ma sanno che Dio è con loro: questa è la loro unica forza.

Vs. 24-26. Tutti gli uomini d’Israele, alla vista di quell’uomo, fuggirono da lui ed ebbero grande paura. 25  Gli uomini d’Israele dicevano: "Avete visto quell’uomo che avanza? Egli avanza per sfidare Israele. Chiunque lo ucciderà, il re lo ricolmerà di grandi ricchezze, gli darà sua figlia ed esenterà da ogni tributo la casa di suo padre in Israele". 26  Allora Davide, rivolgendosi agli uomini che stavano vicino a lui, disse: "Che si farà all’uomo che ucciderà questo Filisteo e allontanerà la vergogna da Israele? Ma chi è mai questo Filisteo incirconciso, che osa insultare le schiere del DIO vivente?". 

Davide è un uomo di fede, che riconosce la grandezza di Dio. Di fronte a Lui nessun essere ha significato alcuno. Identifica Israele con Dio, affermando che il popolo è la schiera di Dio; tali sono i cristiani oggi.

Vs. 27-28.  La gente gli rispose con le stesse parole, dicendo: "Così sarà fatto a colui che lo ucciderà". 28  Eliab, suo fratello maggiore lo sentì mentre parlava con quegli uomini, così Eliab si accese d’ira contro Davide e disse: "Perché sei sceso qui? A chi hai lasciato quelle poche pecore nel deserto? Io conosco il tuo orgoglio e la malignità del tuo cuore: sei sceso qui per vedere la battaglia?". 

Il fratello accusa Davide di essere troppo pieno di sé, orgoglioso e maligno, poiché roso dalla gelosia. Davide, infatti, aveva il coraggio di pronunciare delle parole di sfida contro il nemico, che egli non osava proferire.. E’ ciò che accade ai cristiani di oggi, quando parlano di Gesù ad amici e parenti.

La ricompensa per il vincitore è molto ricca, tuttavia Davide decide di raccogliere la sfida solo per onorare Dio e per liberare il popolo dall’ingiuria.

Vs. 29-32.  Davide rispose: "Che ho io fatto ora? Non era che una semplice domanda!". 30  Allontanandosi da lui, si rivolse a un altro e fece la stessa domanda; e la gente gli diede la stessa risposta di prima. 31  Come udirono le parole che Davide aveva detto, le riportarono a Saul, che lo mandò a chiamare. 32  Davide disse a Saul: "Nessuno si perda d’animo a motivo di costui! Il tuo servo andrà a combattere con questo Filisteo". 

Davide decide di affrontare il nemico, pur essendo un ragazzino, mentre i grandi uomini di Israele hanno paura.

Vs. 33.  Saul disse a Davide: "Tu non puoi andare contro questo Filisteo per batterti con lui, perché tu non sei che un ragazzo, mentre lui è un guerriero fin dalla sua giovinezza". 

Saul cerca di scoraggiare Davide, vedendo in lui solamente un ragazzo. La medesima cosa accade ad ogni cristiano quando decide di realizzare qualcosa per il Signore: certamente ci sarà qualcuno, anche un altro servo di Dio, che cercherà di scoraggiarlo.

Vs. 34-37.  Ma Davide rispose a Saul: "Il tuo servo pascolava il gregge di suo padre quando un leone o un orso veniva a portar via una pecora dal gregge, 35  io lo inseguivo, lo colpivo e la strappavo dalle sue fauci; se poi quello si rivoltava contro di me, io l’afferravo per la criniera, lo colpivo e l’ammazzavo. 36  Si, il tuo servo ha ucciso il leone e l’orso; e questo incirconciso Filisteo sarà come uno di loro, perché ha insultato le schiere del DIO vivente". 37  Davide soggiunse: "L’Eterno che mi libera dalla zampa del leone e dalla zampa dell’orso, mi libererà anche dalla mano di questo Filisteo". Allora Saul disse a Davide: "Va’ e l’Eterno sia con te". 

Racconta a Saul come ha sconfitto l’orso e il leone, dando gloria a Dio per ogni vittoria ottenuta: solo il Signore è in grado di operare così grandemente nella vita di ognuno di noi. Non dimentichiamo come eravamo prima di conoscere Gesù: eravamo accaniti peccatori, degni dell’inferno, tuttavia Egli ha avuto pietà e ci ha teso la mano. Non dimentichiamo quanto ha fatto e diamo a Lui solo la gloria.

Vs. 38-40.  Poi Saul rivestì Davide della sua armatura, gli mise in capo un elmo di bronzo e gli fece indossare la corazza. 39  Davide quindi cinse la spada di Saul sopra l’armatura e cercò di camminare, perché non vi era abituato. Ma Davide disse a Saul: "Io non posso camminare con questa armatura perché non ci sono abituato". Così Davide se la tolse di dosso. 40 Poi prese in mano il suo bastone, si scelse nel torrente cinque pietre lisce, le pose nella sacca da pastore, in un sacchetto che aveva; poi, con la sua fionda in mano, mosse contro il Filisteo. 

Saul pensa di offrire a Davide delle armi umane, mentre il giovane è armato di fede in Dio e di certezza nella grandezza dell’Eterno.

Davide non può camminare con le armi carnali e desidera solo gli strumenti da guerra che adopera giornalmente in quanto pastore: per lui sono la fionda e le pietre, per noi la Parola di Dio. Essa è l’unica arma capace di abbattere Satana, mentre il lavoro dell’uomo non può avere nessuna parte in un tale combattimento.

Davide non può camminare con l’armatura degli altri, poiché egli è diverso ed è un’opera nuova realizzata da Dio. Così ogni chiesa cristiana è diversa dall’altra, con modi di fare differenti, anche se in ognuna c’è molto di buono.

Vs. 41-43.  Anche il Filisteo avanzò avvicinandosi sempre più a Davide, mentre il suo scudiero lo precedeva. 42  Il Filisteo guardava attentamente e, scorto Davide, lo disprezzò, perché era soltanto un giovane, rossiccio e di bell’aspetto. 43  Il Filisteo disse a Davide: "Sono io forse un cane, che tu vieni contro di me con dei bastoni?". E il Filisteo maledisse Davide in nome dei suoi dei. 

Davide è armato poveramente, poiché egli confida unicamente nel suo Signore.

Al contrario, Goliath è ben equipaggiato e dotato di grande superbia. Guarda l’avversario con ironia, disprezzandolo, umiliandolo e considerando troppo facile la vittoria contro un essere tanto minuto.

Goliath disprezza Davide, ma egli è un uomo di Dio, il quale vuole rendergli quell’onore che il gigante ha tentato di togliergli. Davide è solo un ragazzo, ma con lui c’è il Signore, il quale può compiere qualunque prodigio. Anche oggi nelle chiese si ricerca l’intervento di qualche grande uomo di Dio, affinché egli interceda ed ottenga la conversione di molte persone. Però, perché ricerchiamo queste cose? Se Gesù è con noi, di che cosa abbiamo bisogno? Già possediamo tutto il necessario. Lo Spirito santo non ha bisogno della ricercata armatura di Saul ed un povero bastone è più che sufficiente.

Vs. 44-45.  Poi il Filisteo disse a Davide: "Vieni qui, e io darò la tua carne agli uccelli del cielo e alle bestie dei campi". 45  Allora Davide rispose al Filisteo: "Tu vieni a me con la spada, con la lancia e col giavellotto; ma io vengo a te nel nome dell’Eterno degli eserciti, il DIO delle schiere d’Israele che tu hai insultato. 

Davide non agisce in base alle proprie forze, ma nel nome di Dio, lo stesso Dio che i cristiani di oggi devono invocare per schiacciare Satana. Chi accuserà gli eletti di Dio, se Egli ha dato per noi il suo unico figlio?

Vs. 46-47.  Oggi stesso l’Eterno ti consegnerà nelle mie mani; e io ti abbatterò, ti taglierò la testa e darò oggi stesso i cadaveri dell’esercito dei Filistei agli uccelli del cielo e alle fiere della terra, affinché tutta la terra sappia che c’è un Dio in Israele. 47  Allora tutta questa moltitudine saprà che l’Eterno non salva per mezzo di spada né per mezzo di lancia; poiché l’esito della battaglia dipende dall’Eterno, ed egli vi darà nelle nostre mani". 

Ogni battaglia umana è del Signore, poiché le nostre forze sono insufficienti. Chiediamo il suo intervento nella nostra vita ed Egli ci darà la vittoria. La fede di Davide non ha dubbi, è certa e assoluta, basata solo sull’intervento di Dio

Goliath ha fede in se stesso, Davide solamente nel Padre; Goliath dà gloria a se stesso, Davide l’attribuisce al suo Dio, certo nell’esito positivo della battaglia. 

Vs. 48.  Quando il Filisteo si mosse e si fece avanti per andare incontro a Davide anche Davide corse prontamente verso la linea di battaglia incontro al Filisteo; 

Il Filisteo avanza, simile ad una montagna in movimento, contro un giovanetto piccolo ed inesperto. Tuttavia Davide è molto coraggioso, non ha apura e non indietreggia, poiché sa in chi ha creduto ed è certo che il Signore opererà anche questa volta nella sua vita con magnificenza.

Vs. 49-51.  mise la mano nella sacca, ne trasse fuori una pietra, la lanciò con la fionda e colpì il Filisteo in fronte; la pietra si conficcò nella fronte ed egli cadde con la faccia a terra. 50  Così Davide con una fionda e con una pietra vinse il Filisteo; e lo colpì e l’uccise benché Davide non avesse alcuna spada in mano. 51  Poi Davide corse, si gettò sul Filisteo, prese la sua spada, la sguainò e lo uccise troncandogli con essa la testa. Quando i Filistei videro che il loro eroe era morto, si diedero alla fuga. 

Al primo colpo la pietra lanciata da Davide colpisce Goliath, che cade a terra; subito il giovane taglia la testa al gigante. La disfatta di Goliath è quella di tutti i Filistei, i quali si spaventano e fuggono. Il nemico è vinto nel nome del Signore.

Vs. 52.  Allora gli uomini d’Israele e di Giuda si levarono, alzando grida di guerra, e inseguirono i Filistei fino all’ingresso della valle e alle porte di Ekron. I Filistei feriti a morte caddero sulla via di Shaaraim, fino a Gath e a Ekron. 

La vittoria dà fiducia ad Israele e riempie i cuori con uno zelo rinnovato.

Vs. 53-54. Quando i figli d’Israele ritornarono dall’inseguimento dei Filistei, saccheggiarono il loro accampamento. 54  Poi Davide prese la testa del Filisteo e la portò a Gerusalemme, ma le sue armi le ripose nella sua tenda. 

Davide porta a Gerusalemme la testa di Goliath, perché fosse un segno per i Gebusei, che si trovavano di guardia a Sion

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